
Era scoppiata un’estate torrida, faceva un caldo da rimbecillire: una vera estate di Batyj. I raggi del sole erano come frecce aguzze di mongoli. Il sole all’alba ricordava l’occhio socchiuso di un mongolo che da dietro un colle spiasse Mosca dalle “bianche pietre”; al tramonto, invece, sembrava che tutta Mosca fluttuasse nel vortice dell’asiatica pupilla. [...]








































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