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Scacchi à l’aveugle

Scritto da:  | 23 giugno 2010 | 5 Commenti | Categoria: Libri, Scacchi e letteratura, Scacchi e scienza

Alfred Binet

Aprire un libro stampato prima del 1900 è sempre un’emozione unica. Se non l’avete mai provata, fate questa esperienza che coinvolge i nostri sensi. Basta girare per qualche bancarella dei mercatini di antiquariato, che si svolgono nei fine settimana in molte delle nostre città e paesi, per poter sfogliare liberamente qualche tomo d’epoca, benché poco interessante nel contenuto. Sfogliare però quelle pagine ingiallite, spesso attaccate da qualche fungo della carta, rilegare a mano, con contro copertine color crema e motivi gigliati rossi o verdi, e sentire quel profumo di polvere antica, ci immerge immediatamente nel passato dandoci la convinzione di avere in mano la storia. Qualche tempo fa ho però capito che anche nel 2010, nell’epoca delle nuove tecnologie,  può accadere di provate una sensazione analoga anche con un libro in formato elettronico. Sì,  questa è soprattutto la descrizione di un’emozione. Cioè quella che ho provato leggendo un testo francese, che ho trovato in rete: “Psychologie des grands calculateurs et joueurs d’échecs” di Alfred Binet[1] (Hachet, Paris – 1894, pagg. 361). L’autore era direttore aggiunto del laboratorio di psicologia degli alti studi della Sorbona. Ho scovato su internet il testo “originale” e, sfogliandolo con il mouse, ho provato, incredibilmente, un’emozione forte: ho immaginato l’autore, lo scienziato, che indossa il camice bianco da cui si intravede il completo scuro, il colletto inamidato della camicia e le scarpe di vernice. I suoi occhiali pince-nez e la barba folta incorniciano il volto severo dell’austero accademico. Ritorno in me e continuo a esplorare quel libro digitale, autentico ossimoro del duemila. Mentre la prima parte del ponderoso studio scientifico riguarda le cosiddette memorie prodigio, la capacità di fare calcoli mentali o ricordare cose, la seconda – con un passaggio obbligato alla memoria visiva e a quella uditiva – è dedicata ai giocatori di scacchi à l’aveugle[2].  Leggere il testo originale dell’epoca, in lingua francese,  è davvero sorprendente. L’emozione prende il lettore (e il giocatore) a mano a mano che si avanza nella lettura di questa meravigliosa seconda parte del libro. Così bene descritta nella prefazione[3]: “Il secondo studio, del quale mi è stata suggerita l’idea del Sig. Taine[4], ha per oggetto la memoria dei giocatori di scacchi che giocano alla cieca. Vi ho descritto, probabilmente per la prima volta, una forma particolare di memoria di memoria visuale, che ho indicato con il nome di memoria visuale geometrica.  Naturalmente questo è solo un invito alla lettura e quindi vorrei ritornare da dove sono partito, dall’emozione nello sfogliare le pagine che sanno di antico, anzi di nuovo. Ecco quindi un passaggio straordinario dell’opera, forse più rilevante per lo scacchista che non per lo scienziato. Sono le dichiarazioni di un grande scacchista, il Dr. Tarrasch: “L’attenzione del giocatore si concentra totalmente dentro di sé e il suo sguardo che cade ancora istintivamente sugli oggetti esteriori non li afferra più al punto da non rendersene conto (…). Io non saprei dire, per esempio, se le scacchiere impiegate nel corso dell’ultimo torneo di Dresda (en 1892)[5] fossero in legno o in cartone, ma ricordo a memoria quasi tutte le partite che ho giocato (…).  Nel gioco ordinario non si vedono dunque gli oggetti o almeno non si vedono che in maniera imperfetta. Come li vediamo quando si gioca senza vedere? Io posso solo dire che io mi rappresento la scacchiera molto piccola, circa come la grandezza di un diagramma, per meglio abbracciarne la totalità e per far passare lo sguardo mentale più velocemente da una casa all’altra. Non vedo chiaramente le case come bianche e nere ma chiare e scure. Per i pezzi la differenza è ancora meno marcata (…;). La forma dei pezzi mi appare poco distinta, io considero soprattutto le loro caratteristiche d’azione. Io mi figuro la scacchiera davanti a me (…) e la persona dell’avversario non mi appare davanti a me”. Straordinaria testimonianza.

Naturalmente è possibile, forse con qualche difficoltà in Italia, reperire un’edizione recente (ma solo in francese) del libro: Ed. L’Harmattan, 2005, pagg. 364. Dalle mie ricerche mi risulta tuttavia che il volume è in catalogo presso la Biblioteca Civica di Torino a questi riferimenti: 299.F.112


[1] nasce come Alfredo Binetti a Nizza l’8.7.1857 e morto a Parigi il 18.10.1911. Ideatore dei primo quiz d’intelligenza e insieme al collega Théodor Simon crea un test per la misurazione dell’intelligenza  (c.d. scala Simon-Binet) che, opportunamente elaborato ed aggiornato dallo psicologo tedesco William Stern prima e da Lewis Madison Terman della Stanford University  , è alla base della valutazione del moderno sistema di test del Q.I. (scala Standford-Binet).

[2] alla cieca.

[3] la traduzione è mia, scusate le inesattezze.

[4] Hippolyte Taine, nato a Vouzier (F) il 21 aprile 1828 e morto a Parigi il 5 marzo 1893. Filosofo, storico e letterato francese e teorico del naturalismo francese.

[5] questo torneo fu vinto da Tarrasch.

avatar Scritto da: Zenone (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Scacchi à l’aveugle

  1. avatar
    mongo 23 giugno 2010 at 14:44

    Correggi la data di nascita di Binetti.
    Ciao.

    • avatar
      Zenone 23 giugno 2010 at 14:52

      Sì, grazie. Naturalmente l’anno di nascita è il 1857.

  2. avatar
    Scacchista 8 luglio 2010 at 21:45

    Leggibile e scaricabile qui
    http://www.archive.org/details/psychologiedesg00binegoog
    “Psychologie des grands calculateurs et joiers d’échecs” (1894)
    Author: Alfred Binet
    Publisher: Hachette
    Year: 1894
    Possible copyright status: NOT_IN_COPYRIGHT
    Language: French
    Digitizing sponsor: Google
    Book from the collections of: University of Michigan
    Collection: americana

  3. avatar
    biker 9 luglio 2010 at 12:35

    Hei, grazie Scacchista e a Zenone ovviamente. Su Binet mi hanno fatto una testa così all’università (per la ripresa di certi suoi concetti da parte di Pirandello), mi leggerò volentieri questo saggio.

  4. avatar
    Rasko 9 luglio 2010 at 13:13

    E a chi lo dici Biker…ieri Binet e Pirandello li ho ripetuti all’esami di Stato!:-)

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