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Najdorf in libreria

Scritto da:  | 16 luglio 2010 | Un commento | Categoria: Libri

Ho ritenuto per un lungo periodo della mia vita che le recensioni dei libri fossero una cosa inutile: meglio non sprecar tempo a leggerle e leggere invece immediatamente i libri, così anche come le introduzioni e le prefazioni, onde affacciarmi con la mente scevra da condizionamenti e suggerimenti più o meno di parte all’opera degli autori nel modo più diretto e lineare possibile.
Superato questo pericolosa affezione da bibliofagia giovanile mi son presto reso conto che, seppur lodevole come atteggiamento, era un po’ come andare al ristorante e pretender di divorare tutto senza neppur aver dato una rapida occhiata al menu:
“Prego Cameriere, mi porti ogni piatto che avete… intanto inizio a mangiare e poi giudico se le portate son di mio gusto o meno…”
E se ci sono dei piatti buoni di cui non arrivo neppure a scoprire l’esistenza avendo fatto indigestione già dopo le prime voraci forchettate di tutto quello che mi son trovato di fronte?!?
Già… eppure le due cose possono andar di pari passo, senza escludersi a vicenda: mantenere un atteggiamento neutrale e distaccato di fronte a recensioni, prefazioni e introduzioni, senza lasciarsene “manipolare” la mente e anzi adoperare tutto questo come utili strumenti per assecondare i propri gusti e preferenze. Una sorta appunto di menu, o meglio, di ricettario ove, a seconda degli ingredienti di cui son composti i libri che intendiamo leggere, andar a scegliere i piatti di cui nutrire la nostra mente. E forse, addirittura meglio, andarci a leggere le suddette prefazioni/recensioni/introduzioni solo a posteriori, onde, sia favorire la digestione del bolo letterario appena consumato, che eventualmente riscontrare la buona fede, nonché le capacità, del recensore o prefattore di turno. Si potrebbero scriver volumi già solo su questo ma se siete riusciti a digerire questo preambolo mezzo scondito e ad arrivar a legger fin qui probabilmente a tutt’altro tipo di volume siete interessati.
Ed i volumi, quelli scacchistici ovviamente, di cui vogliamo oggi proporre la lettura sono alcuni, i più recenti editorialmente parlando, tra quelli pubblicati su questa “sconfinata” variante: la Najdorf della Siciliana.
Basta dare anche una scorsa veloce ad una delle tante bibliografie pubblicate sull’argomento per rendersi istantaneamente conto che solo su questa “variante” è stato scritto, sviscerato, analizzato, esaminato al microscopio, forse più che non su tutte le altre aperture messe insieme! D’altronde illustri critici letterari hanno dedicato la loro intera esistenza a studiare pressocché esclusivamente il “periodo africano” di Picasso piuttosto che le novelle Normanne di Guy de Maupassant.
Ma non divaghiamo oltre e limitiamoci a tre eccellenti testi sulla Najdorf di recente apparsi in libreria.

E partiamo appunto proprio dal più recente: “Play the Najdorf Sicilian” del Maestro Internazionale statunitense James Rizzitano edito dalla casa editrice inglese Gambit nell’ambito di una collana di sperimentato successo. Il formato di questo testo è infatti quello più utile a chi voglia (o debba) confrontarsi per la prima volta con questa stimolante apertura: 30 recenti partite, per lo più di “top players”, sapientemente analizzate da un istruttore di indiscussa fama. Il lettore non è “sballottato” di qua e di là, in una marea travolgente di mosse e varianti quasi senza commento alcuno, come purtroppo avviene in tanti (troppi) testi, ma abilmente condotto per mano lungo un percorso equilibrato e stimolante di apprendimento dell’impianto. Le partite proposte, suddivise in undici snelli ma completi capitoli, sono analizzate in maniera obiettiva ed esauriente, con il dovuto risalto non solo alla fase iniziale del gioco ma approfondendo anche i concetti strategici tipici della fase centrale della partita e doverosamente perfino i possibili finali che ne derivano.
Particolarmente interessanti ed illuminati risultano le motivazioni che Rizzitano espone in maniera brillante nell’introduzione su come e perché non si possa non studiare quest’affascinante apertura e del beneficio didattico che qualunque giocatore, di ogni stile e livello, ne ricaverà in ogni fase della propria carriera. “King of Chess Openings” viene giustamente definita la Najdorf dal Maestro americano e se ad un ingenuo dodicenne, per convincerlo sull’utilità della variante, gli veniva spiegato che “si tratta dell’apertura col codice ECO più alto di tutte (B99), ed un motivo evidentemente ci deve bene essere!”, il resto del volume ci convince con ben altri più solidi e robusti argomenti della fondatezza della tesi.
Ad un “bibliofilo (e bibliofago) siciliano” che non riesca a sottrarsi dall’acquisto di tutti e tre i volumi che proponiamo consigliamo senza esitazione di partire da questo nel suo studio dell’apertura.

L’approfondimento successivo invece dovrebbe essere rivolto all’ottimo volume curato dalla coppia iberica di Grandi Maestri Julen Arizmendi e Javier Moreno e dal titolo “Mastering the Najdorf” (Gambit). Si tratta sia di un libro di repertorio (lato Nero) che di un testo di riferimento in quanto, oltre all’eccellente introduzione storica sulla variante ove vengono delineate in maniera, oserei dire, cristallina, per chiarezza e dono di sintesi, le idee ed i piani tipici dei vari sottosistemi; in otto corposi capitoli sono prese in esame tutte le principali diramazioni di questo intricato e ricco sistema di gioco. Difficile ipotizzare una lettura, e ancor più uno studio secco, di questo volume dalla prima all’ultima pagina. Il suggerimento è invece quello di “arrivarvi” dopo una lettura introduttiva sull’argomento, come appunto quella del Rizzitano, e di approfondire di volta in volta i singoli capitoli a seconda delle esigenze del momento. Le partite proposte a corredo della teoria sono riportate fino alla conclusione ma, ovviamente, l’enfasi degli autori è maggiormente rivolta alle mosse dell’apertura. Il testo tuttavia non presenta difetti di equilibrio o di obiettività come invece riscontrato in tanti libri “di repertorio”. La qualità è quella, assoluta, delle edizioni Gambit e l’esperienza degli autori si può “toccare con mano” in ogni dettaglio lungo tutte le pagine del libro.
Un aspetto fondamentale di questo testo, peraltro non così comune in opere simili, è l’altissima percentuale di analisi originali e di novità teoriche che, a dispetto dell’alto rischio di rapida obsolescenza come in tema di aperture è fatto normale, sono sempre presentate con rigore ineccepibile ed il dovuto accompagnamento verbale di commenti sui piani tipici, il carattere strategico delle posizioni e valutazioni obiettive ed imparziali per entrambi i colori.

In ultimo un testo che racchiude e perfino estende i pregi dei due libri precedenti, quello dall’ambizioso titolo “Tatai insegna la Najdorf”, Caissa Italia, di cui, come acutamente sottolineato nelle “note editoriali” introduttive, chiaramente emergono i tre aspetti principali: quello teorico, giacché teorico di riconosciuto prestigio internazionale nonché noto esperto della variante in questione è sempre stato il dodici volte Campione Italiano Stefano Tatai, quello storico, che ben traspare nelle sessanta (!) Najdorf commentate dal campione italo-ungherese con dovizia di dettagli e che abbracciano un buon mezzo secolo di carriera agonistica di assoluto rilievo, ed infine quello lirico, in quanto piccole “gemme” sono le introduzioni alle singole partite in cui abbondano ricordi, aneddoti, fatti ed episodi inediti di cui è ben costellata la carriera di questo grande giocatore.
Forse, se un piccolo appunto mi è consentito fare, questo, dei tre, è il volume che meno organico e didatticamente digeribile può apparire al giocatore medio ed al principiante, ma in una sorta di biografia najdorfiana quale probabilmente va intesa l’opera non è questo l’aspetto e l’obiettivo primario dell’autore. E’ un libro da leggere tutto d’un fiato, da gustarsi nei modi e nelle dosi che ogni categoria di lettore meglio ritiene e che, in quanto ad originalità ed afflato creativo, non teme confronti con tanti altri tanto decantati capolavori in fondo più poveri per contenuti e interesse storico.
Per farsi giusto un’idea dello stile dei gustosi morceaux introduttivi con cui Tatai presenta le partite analizzate eccone una in cui traspare in maniera nettissima la sua obiettività e l’immensa passione che ha per gli scacchi… Si tratta della Teichmeister-Gysi, Memorial Martin Christoffel, corr. 2003, a pagina 79:
“Vi è mai successo di cadere dalle nuvole? È quanto mi è accaduto all’Open di Bratto. Credevo di aver terminato il libro, il manoscritto era già nelle mani dell’editore e, a parte di piccole correzioni non pensavo ci fosse altro da fare. Ma ecco! Gioco il penultimo turno a Bratto e il mio avversario salta fuori con 10.Ae2, una mossa che avevo dimenticato di trattare. A dire il vero ero convinto che si trattasse di una variante secondaria, ma ciò non giustifica averla ignorata. Anche perché non avendola studiata mi ha fatto subire una dura lezione. Ecco com’è andata: 1.e4 c5 2.Cf3 d6 3.d4 cxd4 4.Cxd4 Cf6 5.Cc3 a6 6.Ag5 e6 7.f4 Db6 8.Dd2 Dxb2 9.Tb1 Da3 10.Ae2 Cbd7 11.0–0 Ae7 12.e5 dxe5 13.fxe5 Cxe5 14.Axf6 Axf6 15.Txf6 gxf6 16.Ce4 Cd7 17.Tb3 De7 18.Cc6 bxc6 19.Cd6+ Dxd6 20.Dxd6 Ce5 21.Af3 Cxf3+ 22.gxf3 1–0 Gallucci-Tatai, Bratto 2008. Devo dire che dopo 11…Ae7 le mie analisi non mi hanno lasciato molte speranze per il Nero, pertanto ho rivolto la mia attenzione a 10…Dc5! che, almeno per quanto mi risulta, offre buone prospettive e conferma il principio secondo il quale se bisogna sacrificare un pedone, è meglio farlo con quello dell’avversario.”

Il formulario di una 'celebre Najdorf'

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


Un Commento a Najdorf in libreria

  1. avatar
    Alkanaton 9 aprile 2012 at 14:29

    Grazie per l’utilissima recensione: dei tre volumi conoscevo (e posseggo) solo il primo; bene sapere degli altri per decidere se acquistarli o meno. Non capisco però cosa c’entri la Fischer-Najdorf, Siegen 1970 (che è una Najdorf solo perché giocata dal grande campione argentino) e soprattutto perché sia corredata da una foto delle fasi finali della Fischer-Najdorf, Leipzig 1960 (neanch’essa una Najdorf). Comunque questa è solo una bazzecola!

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