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Intervista a Michele Borghetti

Scritto da:  | 18 agosto 2010 | 25 Commenti | Categoria: Le Interviste

Michele Borghetti detto  Miki, nato a Livorno il 13 marzo 1973, è considerato dagli appassionati del gioco della dama il più forte giocatore italiano di tutti i tempi persino più del leggendario concittadino Piero Piccioli che vinse nella sua lunga carriera 7 titoli assoluti tra gli anni 50 e 60. Il palmarés di Michele Borghetti è semplicemente impressionante: ha vinto 11 volte il Campionato Italiano assoluto di dama italiana stabilendo un primato che sarà difficile da battere in futuro (è stato campione assoluto nel 1992, ’93, ’95, ’97, ’99, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005), non contento, ha vinto per 3 volte il Campionato italiano assoluto di dama internazionale (1991, 2004, 2005)

Borghetti a Formia nel 2005

Come se non bastasse,  attualmente detiene il record assoluto di gare in simultanea alla cieca con 23 partite disputate (+17=6-0), record riconosciuto dalla FMJD, vai qui su http://fmjd.org/?p=records

Come i nostri lettori sanno, quest’anno si è disputata la XVII edizione del torneo di scacchi a Montecatini (non perdetevi il gustoso resoconto di Mandriano su http://soloscacchi.altervista.org/?p=10879 ) ed è accaduto che per la prima volta nella sua gloriosa carriera il nostro Borghetti ha partecipato a un torneo di scacchi giocando nell’ Open C  ed ha conseguito questo risultato: +4-2=2 arrivando al sesto posto assoluto ad un punto di distanza dal vincitore del torneo che è la neo terza nazionale Antonio Vena e a mezzo punto di distanza dalla promettente e giovane  giocatrice Irene Lazzarini. Incuriosito da questa notizia, ho contattato Borghetti chiedendogli una intervista e lui ha gentilmente acconsentito.

JT: Che effetto ha avuto su di te, abituato a giocare ad alti livelli nazionali e internazionali sia a dama italiana che a dama 100 caselle, trovarsi improvvisamente a debuttare in un torneo di scacchi? Che sensazioni hai provato?

MB: E’ stata una sfida con me stesso, una decisione, quella di fare il torneo di Montecatini, presa pochi giorni prima che si svolgesse. E’ stata una sensazione strana; esperienza di tornei ne ho tantissima, il campo di gioco era quello, ma cambiavano i pezzi in campo! E’ stato come ricominciare da capo!

JTQualche sera fa , durante una simpatica discussione, l’amico Biker mi poneva una questione che reputo interessante e che merita di essere approfondita: voleva sapere che differenza percepisci tra i giochi della dama (italiana e internazionale) e quello degli scacchi per quanto riguarda le modalità di calcolo e di analisi della posizione?

MB: Premetto che a scacchi sono ancora all’inizio, posso quindi esprimere solo una mia sensazione, che si sposa con quanto scrisse il leggendario campione mondiale di dama inglese, l’americano Marion Tinsley (Campione del mondo di dama inglese che durante la sua lunga carriera perse solo 8 partite n.d.r): “ La dama è come un pozzo senza fondo, gli scacchi come un oceano senza fine”. Penso che Tinsley alludesse al fatto che a dama, generalmente, in una data posizione si dispone di meno mosse da valutare, ma ogni variante deve essere analizzata con molta profondità (io riesco ad analizzare, in alcune varianti, 30-40 mosse per ciascuno dei due colori) mentre gli scacchi hanno molte più varianti da analizzare ma meno in profondità.

Un concentratissimo Borghetti davanti alla scacchiera

Un concentratissimo Borghetti davanti alla scacchiera

JTTorniamo al torneo di Montecatini: in che modo ti sei preparato alla competizione e che aperture hai studiato?

MB: Guarda, una settimana prima che iniziasse la gara, sono andato dal mio amico Mauro Giusti, grande collezionista di libri di dama e scacchi, e mi sono fatto prestare i pezzi e qualche buon libro, come quello di Enrico Paoli “Strategia e tattica nel gioco degli scacchi”. Sulle aperture mi sono preparato poco anche perché non ne ho avuto il tempo; ho guardato soprattutto qualche finale basilare (tipo I matti Re/Re e 2 alfieri; Re/ Re, cavallo e alfiere etc etc.)

JTTi è capitato di giocare finali di soli pedoni e Re? La tua pratica damista nei finali ti ha aiutato in certi frangenti?

MB: Quel preciso finale non mi è capitato, anche se un pochino li avevo studiati (pedone in settima, senza dare scacco = vittoria ). Proprio nell’ultima partita, la mia esperienza di finali nella dama mi ha aiutato a manovrare verso la vittoria un finale Re, Donna e 2 pedoni contro Re, Donna e pedone.

JT: Hai avuto modo di vedere le partite del Torneo A? Chi hai visto e chi ti ha impressionato tra i Maestri e i Grandi Maestri presenti?

MB: Sì, per “deformazione professionale” seguo le partite degli altri tavoli, e fra queste non ho perso l’ occasione di vedere all’ opera i GM Jones e Naumkin; mi ha fatto una buona impressione il giovanissimo Maestro De Filomeno, sicuro nel gioco e capace di battere in una sola gara ben 2 Grandi Maestri !

JT: Una domanda scherzosa: nessun scacchista ha osato sfidarti a dama italiana? 😉

MB: Beh, purtroppo no ehehhe!

JT: Dopo “il battesimo del fuoco” di Montecatini hai intenzione di continuare a giocare nei tornei di scacchi?

MB: Mi sono divertito, ci sono buone possibilità che vada a fare qualche altro torneo.

JT: Chiudiamo l’intervista con una domanda sul gioco della dama;riuscirai a sfidare il campione del mondo di dama inglese l’americano Alex Moiseyev e magari strappargli il titolo?

MB: Nel 2005 , quando ero al TOP del TOP della forma a dama italiana (che somiglia molto come gioco alla dama inglese!) , ci fu la possibilità di partecipare ad un challenge che avrebbe designato lo sfidante di Moiseyev; La Federazione Italiana Dama, a voce di un suo alto dirigente, preferì non investire economicamente su di me nei termini che avevo richiesto, per far sì che io potessi partecipare a quell’ importante torneo, e così quell’ occasione fu persa. (le mie richieste riguardavano comunque cifre a mio parere risibili)
Chissà, magari se in futuro una Federazione straniera tenesse veramente a puntare a vincere il mondiale di dama inglese, e mi ingaggiasse dignitosamente, potrei tornare ad allenarmi per sfidare Moiseyev.

Il nostro Miki con la Regina della dama, riuscirà a battere il temibile Moiseyev e  diventare il primo italiano campione del mondo di dama inglese?

JT: Ti ringrazio per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per i tuoi prossimi tornei sia di dama inglese, italiana e internazionale che di scacchi.

MB: Grazie a te Jazz, agli amici scacchisti e ai redattori di Soloscacchi!

avatar Scritto da: Jazztrain (Qui gli altri suoi articoli)


25 Commenti a Intervista a Michele Borghetti

  1. avatar
    biker 18 agosto 2010 at 12:40

    Intervista molto interessante. La citazione che compara dama a pozzo e scacchi a oceano propone immagini che rendono adeguatamente una delle differenze tra dama e scacchi, quella relativa alla diversa profondità d’analisi. Sono convinto che negli scacchi l’intuizione, la sensibilità nei confronti della posizione, le competenze posizionali abbiano un valore più rilevante rispetto alla dama in cui è richiesto invece un calcolo delle varianti più preciso. Per dire: un forte scacchista spesso non ha bisogno di calcolare, non gioca meccanicamente ma sa comunque che “quella mossa deve essere buona per forza” e che “quel pezzo deve andare prioprio lì”. Probabilmente anche i forti damisti fanno valutazioni di questo tipo, ma il calcolo rimane sempre la loro qualità principale.
    Per completezza posso aggiungere che ad altissimo livello anche negli scacchi il mero calcolo delle varianti sembra diventare sempre più rilevante, come ci insegnano gli scacchisti cinesi ad esempio.

  2. avatar
    Rasko 18 agosto 2010 at 13:19

    Mi riallaccio all’ultima parte del commento di Biker.
    Non voglio essere di parte, ma la citazione per certi versi equipara la complessità di scacchi e dama.
    Gli scacchi sono più complessi della dama, se i 2700 non vanno oltre le 20 mosse (contro le 40 e forse anche di più dei top players di dama) non è perchè la posizione ha esaurito le sue potenzialità, ma perchè il limite umano impone di non poter andare oltre(cosa che mi sembra invece non accada nella dama).
    La suggestiva citazione fatta da Borghetti credo diventi più corretta se si parla di scacchi come di un oceano senza fine…e senza fondo.

    A presto!

    Rasko

  3. avatar
    Luciano 18 agosto 2010 at 15:33

    Non ho capito se le 23 partite alla cieca erano in contemporanea (e qui siamo a mio parere ai limiti delle possibilità umane) oppure ha giocato una partita alla volta.

  4. avatar
    spingipezzi 18 agosto 2010 at 16:59

    I soliti luoghi comuni…”Gli scacchi sono più complessi della dama” per citare Rasko. Mai provato a giocare a Dama Internazionale? Di una complessità mostruosa. Sia dama che scacchi sono due sport complicatissimi, ma in forma diversa: il senso della citazione credo stia proprio in questo.

  5. avatar
    Rasko 18 agosto 2010 at 20:15

    Non sono i soliti luoghi comuni. Il gioco della dama inglese è stato risolto in maniera debole prima e forte poi.
    Ho cercato qualcosa sul grado di difficoltà della dama internazionale, ma non ho trovato nulla. Comunque non credo, anche con l’aggiunta di complicazioni, che la Dama internazionale possa essere molto più difficile di quella inglese (tanto intendo da rivoluzionare il giudizio). Gli scacchi sono oggettivamente molto più complessi della dama inglese, e pur non avendone prove certe ho la forte sensazione che lo sia pure della dama internazionale.
    Questo non vuol dire svalutare la dama internazionale, ma semplicemente darle il suo valore.

    • avatar
      Jazztrain 18 agosto 2010 at 20:47

      Uno di questi giorni, caro Rasko, ci facciamo una bella partita a dama internazionale!
      😉

      • avatar
        Rasko 19 agosto 2010 at 10:34

        Jazz, molto volentieri!!!

  6. avatar
    Claudio 18 agosto 2010 at 22:04

    Difficile affermare ,quale sport,Dama o Scacchi, sia più complesso,difficile ecc. . Per esperienze personanali credo di poter dire che per un bravo damista è molto più facile giocare a scacchi e ottenere, nel breve, buoni risultati, mentre per uno scacchista il gioco della dama è sempre molto.. molto ostico.
    Sono un buon Damista e quando ai tempo di Fischer e Spassky, senza aver mai giocato a scacchi partecipai al torneo sociale del circolo di scacchi lo vinsi abbastanza facilmente; in tutta onestà gli iscritti al circolo non erano dei giocatori agonisticamente impegnati, ma erano comunque persone che giocavano a scacchi da una vita.

  7. avatar
    Riccardo 19 agosto 2010 at 09:11

    Rieccoci con l’annosa questione: è più complicata la dama o gli scacchi?
    Non voglio tornare sulle questioni già esposte che hanno tutte una certa dose di verità ma vi propongo di guardare l’argomento da un altro punto di vista.
    Vi chiedereste mai se è più difficile imparare la lingua inglese o quella tedesca?
    Uno potrebbe dire che il tedesco ha una grammatica più complicata, i sostenitori dell’inglese potrebbero dire invece: “ci sono molti più termini e significati nella lingua inglese”. La verità è che ciascuna delle due lingue, per essere appresa appieno, richiede uno sforzo molto grande, che può durare anche tutta la vita. E probabilmente ci sarebbe ancora da imparare.
    Lo stesso vale per dama e scacchi. Due mondi diversi, con le proprie peculiarità, in entrambi i quali il cervello umano si spinge fino all’estremo per apprenderne i segreti e per superare l’avversario in una competizione.

  8. avatar
    Rasko 19 agosto 2010 at 10:33

    Non sono d’accordo. La complessità di un gioco è dato dal numero di mosse e posizioni possibili, dal numero di movimenti che si devono calcolare.
    Poi che normalmente un giocatore, in quanto umano, trovi estremamente difficile sia la dama che gli scacchi è un fattore tutto umano.

    Ad alti livelli, ve lo immaginate un Fischer che perde solo 8 partite in tutta la sua vita? O un Kasparov?

  9. avatar
    Loris 19 agosto 2010 at 14:15

    Faccio solo notare che a dama internazionale la damiere è 10×10 e non 8×8 come a dama italiana o a scacchi, ne consegue che il numero di mosse e combinazioni possibili è esponenzialmente più elevato, a questo si aggiunga che esistono regole più complesse: presa all’indietro, pedina che può mangiare la dama, dama che può muovere come un alfiere…
    La dama internazionale è un gioco in cui è molto improbabile giocare due volte la stessa partita ed in cui la strategia svolge un ruolo superiore alla tattica .

    Saluti,

    Loris Milanese

  10. avatar
    Claudio 19 agosto 2010 at 14:29

    Spostando un attimo l’attenzione dalla complessità dei due sport, che ne direste di fare un mach damisti contro scacchisti sulle due partite, una di dama e una di scacchi?

    Saluti

    • avatar
      Jazztrain 19 agosto 2010 at 16:44

      Ottima idea!

  11. avatar
    Mongo 19 agosto 2010 at 14:50

    Nonostante Edgar Allan Poe che nel suo ‘Gli omicidi della Rue Morgue’ asserisce che «Le superiori attitudini dell’intelletto riflessivo più chiaramente e con maggior pertinenza vengono messe alla prova dall’umile gioco di dama, che da tutta la vacua macchinosità degli scacchi.», la differenza sostanziale tra la dama e gli scacchi sta nei numeri. Nel gioco della dama a 64 caselle si possono compiere circa 5 miliardi di miliardi di mosse; per gli scacchi, invece, si stima che il numero di combinazioni legalmente ammesse dei 32 pezzi sulle 64 caselle della scacchiera è all’incirca 10 elevato alla 57esima e “l’albero di complessità del gioco” è approssimativamente di 10 elevato alla 123esima, mentre ad ogni mossa le possibilità variano da 0 (in caso di stallo o di scacco matto) a 218. Questo fa si che il gioco degli scacchi sia uno dei più profondi e complessi in assoluto.
    Personalmente ritengo il gioco della dama troppo semplice rispetto al nobil gioco e non cambierei la mia passione per gli scacchi con alcunché.
    De gustibus. ;)

    • avatar
      spingipezzi 20 agosto 2010 at 01:52

      Nessuno vuol far cambiare nessuna passione. Personalmente adoro gli scacchi e ritengo la dama un gioco complesso ma…diverso! In particolare la dama internazionale ha una complessità mostruosa. Basti pensare ad una posizione tipica del prefinale (la Waldouby) che è studiata da oltre 70 anni e ancora ha molto da dire nonostante sia stata sottoposta ad analisi con potenti programmi. Mi sembra un po’ troppo riduttivo dire che la dama sia troppo semplice; forse questo luogo comune è dovuto all’immagine meno “Nobile” degli scacchi (gioco per bambini o per carcerati…etc.) E’ come paragonare la chimica con la fisica e decidere quale delle due sia più difficile studiare.
      Saluti

  12. avatar
    irene 19 agosto 2010 at 20:24

    Volevo solo dire a jazztrain che io mi chiamo IRENE lazzarini e non ILARIA come scritto sull’articolo: puoi cambiarlo?
    Grazie comunque per avermi citata.
    ciao

    IRENE

    • avatar
      cserica 19 agosto 2010 at 20:47

      fatto

    • avatar
      Jazztrain 20 agosto 2010 at 00:17

      Chiedo venia all’interessata.

  13. avatar
    Jazztrain 26 agosto 2010 at 10:01

    Ho messo il link del presente articolo sul Forum della FID (Federazione Italiana Dama) ebbene è stato visto 59 volte. Ciò significa che anche tra i nostri cugini damisti l’intervista è stato letta e discussa (ho notato con piacere che i più forti damisti italiani sono intervenuti qui dando un ottimo contributo). Penso che in futuro sarebbe bello conquistare come lettori i giocatori di dama (sia italiana 8×8 che internazionale 10×10) dando maggiore spazio alla dialettica tra i due giochi da tavolo.
    Magari chissà proponendo in futuro un triathlon scacchi-dama italiana e internazionale.

  14. avatar
    Angelo 31 ottobre 2010 at 00:24

    Ciao, ho giocato e gioco sia a dama italiana sia a scacchi sia a go, con scarsi risultati ovunque.
    devo dire che il non trovare nessun riferimento al gioco del go fra questi commenti non mi sembra giusto.
    per tanto lo cito e vi saluto, ciao

  15. avatar
    Jazztrain 31 ottobre 2010 at 08:18

    Esclusivo: Michele Borghetti sfiderà il campione del mondo di dama inglese Alex Moiseyev, avendo vinto un difficile torneo di challenge disputato a Dublino. Borghetti è arrivato primo per quoziente precedendo il favorito della vigilia, il giocatore delle Barbados Ron Suvi King. Evidentemente l’intervista che è stata fatta qui gli ha portato fortuna. Complimenti vivissimi a Miki da parte mia e della redazione di Soloscacchi.
    Qui su http://www.federdama.it/ troverete la cronaca di questo torneo.

  16. avatar
    marco 24 agosto 2011 at 23:18

    conosco personalmente michele e posso dire che è una persona molto semplice dotata di una mente eccezionale: senza di lui non si sarebbe mai saputo fino a dove si può spingere la mente nell’analisi del gioco

  17. avatar
    Daniele Marano 6 luglio 2013 at 16:35

    Michele Borghetti è il campione del Mondo 2013 di dama inglese, restrizione 3 mosse

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