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La novella di Zweig

Scritto da:  | 13 novembre 2010 | 19 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni, Libri, Scacchi e letteratura

Stefan Zweig

“Ehi Jazz, sicuramente lo sai, ma per me è una cosa nuova, lo scrittore Stefan Zweig ha scritto nel 1942 la sua ultima opera (dopo si è suicidato) dal titolo “La Novella degli scacchi” che parla appunto dell’ultima sfida di un campione contro un dilettante “ammaestrato”. Conosci il libro?” Così mi fu chiesto a bruciapelo da Kati, una brava collega che cerca in tutti i modi di sollecitare gli studenti alla lettura. “Si!” Risposi. ” Certamente, un libro bellissimo e tragico.” (Un libro che lessi nella seconda metà degli anni ’80, quando ero studente universitario). E lei, continuò: “Lo sai che alcuni studenti andranno alla trasmissione Per un pugno di libri e parleranno di questo racconto?”

Non ero a conoscenza del fatto, né avrei mai immaginato che dei giovani studenti avrebbero affrontato le telecamere della Rai per discutere pubblicamente di una novella, una delle più inquietanti che abbia mai letto, dedicata al nobil giuoco degli scacchi. Una novella che lessi all’incirca 25 anni fa e che non avevo più riletto perché rimasi profondamente turbato dalla drammatica storia del dottor B un funzionario austriaco che viene imprigionato dai nazisti e che: “con trattamento in apparenza privilegiato, in un albergo – questo, di per sé, ha un’aria molto umana, non è vero? ma creda pure che, se noi “gente di riguardo” non eravamo stipati a venti per volta in una gelida baracca, ma alloggiati in camere d’albergo discretamente riscaldate e separate, ci era riservato un metodo non certo più umano, ma solo più raffinato. Infatti la pressione con cui ci volevano strappare il “materiale” di cui avevano bisogno, doveva funzionare in modo più sottile che non quello delle rudi bastonature e della tortura fisica: attraverso l’isolamento più perfetto che sia dato immaginare. non ci facevano alcunché – ci collocavano solo nel nulla totale, perché, come è noto, nessuna cosa sulla terra esercita una tale pressione sull’anima umana, come il nulla.”

Una descrizione inquietante della prigionia di B, il lettore non può fare a meno di provare umana simpatia per l’infelice carcerato, costretto poi per non abbrutirsi a leggere un manuale di scacchi che per caso aveva rubato ad una guardia . Se questi sentimenti sono naturali per il dottor B, non è possibile provare la stessa cosa nei confronti del ” Campione” Mirko Czentovic, un personaggio che ricorda per il suo naturale talento scacchistico  José Raul Capablanca.

un giovane e raffinato Capablanca

Costui, a differenza del geniale cubano che era notoriamente un raffinato poliglotta, un uomo colto. e un affascinante conversatore, nonché raffinato seduttore, è solo un personaggio rozzo, ottuso, incapace di leggere, tanto meno di scrivere senza commettere banali errori di ortografia, che non conosce un Rembrandt, un Dante, un Beethoven o un Napoleone, ma che eccelle splendidamente nel gioco  degli scacchi. Nonostante i suoi abissali limiti, pari però al suo straordinario talento scacchistico, Mirko Czentovic preferisce non parlare in pubblico per evitare di commettere gaffes compromettenti a causa della sua goffaggine; oltre gli scacchi, Czentovic comprende il valore del denaro e da buon parsimonioso contadino lo amministra con molta cura, risparmiando il più possibile e cercando avidamente di guadagnarne sempre di più.

Più o meno ricordavo i personaggi principali del racconto però, dopo quasi cinque lustri, ho sentito la necessità di rileggere  questo splendido racconto, così avrei avuto la possibilità di trovare degli spunti interessanti che potevano essere utilizzati durante la trasmissione o meglio ancora per scrivere qualcosa d’interessante su Soloscacchi. Pensavo che avrei trovato lo spunto giusto quando Zweig cita i campioni della sua epoca quali Alechine, Bogolijubov, Capablanca, Tartakower e Lasker o addirittura quando cita il ragazzo prodigio Reczewski che non è altri che Samuel Reshevski. Al di la di queste notizie che evidenziano l’ottima cultura scacchistica dello scrittore austriaco, non trovavo la giusta ispirazione. No, secondo me c’era qualcosa che poteva essere evidenziato e magari rileggendo altri passi del racconto avrei trovato qualcosa d’interessante.

E fu così! Infatti, leggendo e rileggendo  la mia attenzione fu improvvisamente catturata da un episodio importante: mi riferisco al passo nel quale il campione Czentovic,che si trova a bordo in una nave da crociera che da New York va a Buenos Aires, è sfidato da McConnor un ingegnere minerario, un uomo ambizioso, un americano di origine scozzese, che rappresenta il classico self made man, un giocatore non certo irresistibile (Zweig lo paragona ad uno di terza categoria) che gli offre la cifra di 250 dollari. Ovviamente, davanti a una simile somma, Czentovic accetta. La prima partita non ha storia; in 24 mosse Czentovic, che ha il nero, si sbarazza facilmente dei suoi avversari (la Novella degli scacchi è narrata in prima persona. sembra che Zweig voglia far credere al lettore di eesere stato effettivamente” testimone” della sfida). McConnor, però, non ci sta a perdere malamente. Infuriato e desideroso di dar scacco matto al Campione, chiede immediatamente la rivincita offrendo altri 250 dollari, facendo così la gioia di Czentovic che, senza colpo ferire, ha guadagnato la bellezza di 500 dollari. Ormai per McConnor è diventata una questione d’onore, e qui lo scrittore dà prova della sua maestria narrativa descrivendo magistralmente la scena nel momento in cui si forma un pubblico che assiste incuriosito a questo scontro senza quartiere: “La seconda partita offrì un quadro immutato, solo che il nostro gruppo, col sopraggiungere di alcuni curiosi, era divenuto non solo più numeroso, ma anche più vivace. McConnor guardava fisso la scacchiera, come se volesse magnetizzare i pezzi con la sua volontà di vincere; sentivo che avrebbe sacrificato con entusiasmo anche mille dollari per poter gridare con voluttà «Scacco matto!» sul muso duro dell’avversario. Era curioso come, inconsciamente, qualcosa della sua accanita eccitazione penetrasse in noi. Ogni mossa veniva discussa molto più appassionatamente di prima, all’ultimo momento ci trattenevamo sempre l’un l’altro prima di accordarci per far segno a Czentovic. A poco a poco eravamo arrivati alla diciassettesima mossa, e con nostra stessa sorpresa era intervenuta una disposizione che sembrava straordinariamente favorevole, perché eravamo riusciti a portare il pedone della linea c fino alla penultima casella c2; bastava solo che lo facessimo avanzare fino a c1 per guadagnare un’altra Regina. Certo questa chance troppo manifesta non ci rendeva le cose facili; sospettavamo concordemente che il vantaggio che avevamo in apparenza ottenuto ci fosse stato offerto a ragion veduta da Czentovic il quale certo dominava assai meglio la situazione, per prenderci all’amo. Ma nonostante l’accanito cercare e discutere tutti insieme, non riuscimmo a scoprire la finta che teneva in serbo. Alla fine, poco prima che scadesse la pausa di riflessione a noi concessa, decidemmo di rischiare la mossa. Già McConnor stava muovendo il pedone per spostarlo sull’ultima casa, quando all’improvviso si sentì afferrare per un braccio, e qualcuno gli sussurrò piano e con veemenza: — Per l’amor di Dio! No!”

Entra in scena, in maniera teatrale il dottor B!
“Involontariamente ci voltammo tutti quanti. Un signore di circa quarantacinque anni, il cui volto sottile e aguzzo mi aveva colpito già prima, sul ponte di passeggio, per il suo straordinario pallore quasi gessoso, doveva essersi avvicinato a noi negli ultimi minuti, quando tutta la nostra attenzione era concentrata sul problema. Sentendo i nostri sguardi, aggiunse in fretta: —Se ora prendete una Regina,

lui la batte subito con l’Alfiere c1,


e voi ritirate il Cavallo.


Ma intanto lui con il suo pedone va in d7,


minaccia la vostra Torre, ed anche se voi date scacco col Cavallo, perdete e dopo nove o dieci mosse siete finiti. È quasi la stessa combinazione ideata da Alechine contro Bogoljubov nel 1922, nel grande torneo di Pistyan. “

Bogoljubov e Alekhine

Uno che poteva calcolare un matto nove mosse prima, doveva essere un professionista di prim’ordine, forse addirittura un concorrente al titolo mondiale, che andava allo stesso torneo, e la sua improvvisa apparizione e il suo intervento proprio in un momento così critico avevano qualcosa di quasi soprannaturale. McConnor fu il primo a riprendersi. —Che cosa consiglierebbe? — sussurrò eccitato. —Non avanzare subito, ma prima schivare! Innanzi tutto allontanare il Re dalla linea minacciata, da g8 a h7. Probabilmente lui lancerà allora l’attacco sull’altro fianco. Ma questo lo parate con la torre c8-c4; gli costerà due tempi, un pedone e così anche il vantaggio. Allora si avrà pedone contro pedone, e se vi mantenete bene sulla difensiva, potete anche arrivare a far patta. Di più non si può ottenere. Ci meravigliammo un’altra volta. La precisione, non meno della rapidità del suo calcolo, aveva qualcosa di sconcertante; era come se leggesse le mosse su un libro stampato. Comunque l’inattesa fortuna di portare al pareggio, grazie al suo intervento, la nostra partita contro un campione del mondo, aveva un effetto magico. Tutti insieme ci tirammo da parte per consentirgli una visione più completa della scacchiera. McConnor chiese di nuovo: — Sicché il Re da g8 in h7? —tuCerto! Innanzi tutto schivare! McConnor obbedì, e noi battemmo sul bicchiere.Czentovič venne al nostro tavolo col suo solito passo tranquillo e soppesò con un solo sguardo la contromossa. Poi trasse sul fianco del Re il pedone h2-h4, proprio come il nostro ignoto soccorritore aveva previsto. E questi subito mormorò eccitato: — Avanti la Torre, avanti la Torre, c8 in c4, lui dovrà prima di tutto coprire il pedone. Ma non gli servirà a niente! Voi colpite, senza preoccuparvi del suo pedone, col Cavallo c3-d5, e l’equilibrio è ristabilito. Tutta la spinta in avanti, invece di difendersi! Non capimmo che cosa intendeva. Per noi quel che diceva era cinese. Ma, ripreso dal suo incantesimo, McConnor mosse senza riflettere come l’uomo gli ordinava. Picchiammo di nuovo sul bicchiere per richiamare Czentovič. Per la prima volta questi non prese una decisione rapida, ma si soffermò a guardare nervosamente la scacchiera. Poi fece proprio la mossa che lo sconosciuto ci aveva annunciato, e si voltò per andarsene. ma prima che si allontanasse, avvenne qualcosa di nuovo e d’inaspettato. Czentovič alzò lo sguardo e passò in rassegna le nostre file; evidentemente voleva trovare chi gli opponeva d’un tratto una così energica resistenza. Da quel momento in poi la nostra eccitazione crebbe a dismisura. Fino allora avevamo giocato senza serie speranze, ma ora l’idea d’infrangere la fredda superbia di Czentovič ci metteva la febbre nelle vene. Ma già il nostro nuovo amico aveva predisposto la prossima mossa, e noi potemmo – mi tremavano le dita, quando battei il cucchiaio sul bicchiere – richiamare Czentovič’ ed allora avvenne il nostro primo trionfo. Czentovič, che fino a quel momento aveva sempre giocato stando in piedi, esitò, esitò e infine si sedette. Si sedette con gesto lento e pesante; ma così, anche in modo puramente fisico, era infine eliminato quel rapporto dall’alto-in-basso fra lui e noi. Lo avevamo costretto a mettersi, almeno dal punto di vista dello spazio, sul nostro stesso piano. Egli rifletté a lungo, con gli occhi chini e fissi sulla scacchiera, sicché non si vedevano quasi più le pupille tra le palpebre scure, e nello sforzo del pensiero la bocca gli si aprì a poco a poco, il che dava un’espressione alquanto sempliciotta al suo viso rotondo. Czentovič rifletté per alcuni minuti, poi fece una mossa e si alzò. E già il nostro amico mormorava: — Una mossa interlocutoria! Ben pensata! Ma non dategli retta! Forzare lo scambio, lo scambio senz’altro, allora arriveremo ad impattare, e non c’è Dio che possa aiutarlo. McConnor obbedì. Nelle mosse successive cominciò fra i due – noialtri eravamo scaduti da un bel po’ al rango di vuote marionette – un andirivieni incomprensibile per noi. Dopo circa sette mosse Czentovič, dopo una riflessione piuttosto lunga, alzò lo sguardo e dichiarò: — Patta.”

Un passo stupendo; una narrazione drammatica e avvincente nello stesso tempo. Zweig è riuscito a creare il perfetto climax per descrivere una partita il cui modello, come ha rivelato lo scrittore è la Alechine-Bogoljubov giocata nel 1922! Una partita spettacolare tra due grandi rivali  che merita di essere proposta qui, perché, come ho saputo in serata, questa drammatica partita che ha ispirato  Zweig,  non sarebbe stata affatto citata nella trasmissione Per un pugno di libri. In fondo Zweig prima di lasciarci per sempre (si suicidò nel 1942) ci ha lasciato come testamento spirituale questo splendido dono ed è giusto ricordarlo, non solo per la sua opera letteraria ma anche per la drammatica partita tra Alekhine e Bogoljubov da lui testé citata che ha ispirato lo scrittore austriaco a scrivere questo drammatico racconto che non a caso è stato definito come il più bello mai scritto dedicato al gioco degli scacchi.

avatar Scritto da: Jazztrain (Qui gli altri suoi articoli)


19 Commenti a La novella di Zweig

  1. avatar
    Marramaquìs 13 novembre 2010 at 08:16

    Sì, un racconto eccezionale, coinvolgente e sconvolgente.
    Ed è per me indimenticabile perché è stato il primo libro di argomento scacchistico che ho letto (ne ho un’ingiallita edizione del 1947).
    Grazie per avercelo ripresentato così bene, Jazztrain.




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    Mongo 13 novembre 2010 at 12:00

    Sublime!! 😉




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    tamerlano 13 novembre 2010 at 12:49

    Bella Viene ancora una volta la voglia di rileggerlo!

    La Novella di Zweig, La difesa di Nabokov e La variante di Luneburg di Maurensig, sono di gran lunga i miei tre preferiti romanzi scacchistici; un gradino più sotto IL RE DEGLI SCACCHI di Acheng e SCACCO PERPETUO di Icchokas Meras.

    Nessun altro romanzo, tra quelli che ho letto, entrerebbe nei primi 5 posti della mia speciale classifica.

    “Ehi Jazz, ecc. ecc. Conosci gli altri libri?” 😉




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      Jazztrain 13 novembre 2010 at 13:00

      Ringrazio Marramaquis per i complimenti, Mongo per l’aggettivo kantiano e Tamerlano per aver citato altre opere. Sto leggendo la difesa di Nabokov, anche se il titolo originale è la difesa di Luzin (ADELPHI). Non ho ancora letto la variante di Luneburg, il RE DEGLI SCACCHI, né SCACCO PERPETUO. però ho intenzione di citare un altro racconto, ma non dico quale, non vorrei rovinare la sorpresa… 😉




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    mi piace ogni tanto giocare 13 novembre 2010 at 13:41

    è da un po’ che vi apprezzo! articoli vari, ben fatti, elegante veste grafica. i miei complimenti, alla prossima lettura!




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    MaurizioD 13 novembre 2010 at 15:10

    Credo, caro Jazztrain che abbiamo all’incirca la stessa età.
    Infatti ricordo di aver letto questa novella nella seconda metà degli anni ’80 mentre frequentavo l’università. Il libro era nella collana degli Elefanti della Garzanti, quelli con la copertina gialla e ruvida.
    Da qualche anno era nata in me la passione per gli scacchi e questa eccezionale novella me li fece amare ancor di più. Così andai alla ricerca di altri romanzi, racconti con tema scacchistico.
    Oltre ai già citati voglio ricordare un paio di splendidi racconti di Fritz Leiber: “Mezzanotte sull’orologio di Morphy” e “I Sogni di Albert Moreland”, ed infine il romanzo che pur se molto diverso dalla Novella di Zweig metto sullo stesso gradino (il più alto) nella mia classifica sulle opere letterarie a tema scacchistico: “La regina degli scacchi” di Walter Tevis.
    Grazie per i bei ricordi.




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      Jazztrain 13 novembre 2010 at 17:22

      Grazie a te per i complimenti.




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      tamerlano 14 novembre 2010 at 15:47

      Per MaurizioD,:
      io vivo a Roma non è che per caso sei anche tu di Roma e riusciamo a farci RECIPROCAMENTE dei prestiti finalizzati alla sola lettura ? 😉

      A me interessano “Mezzanotte sull’orologio di Morphy” e “I Sogni di Albert Moreland”.

      Non ho ancora letto “La regina degli scacchi” di Walter Tevis e, a questo punto, credo che lo farò quanto prima anche perchè grazie a Jazz (che mi scusera per la confidenzialità) ho saputo che il film con la Bobulova (visto nel 2002) è tratto proprio dal libro di Tevis.




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        MaurizioD 14 novembre 2010 at 18:10

        Rispondo a Tamerlano:

        No non vivo a Roma anche se mi piacerebbe molto, ma in Toscana. Il problema è che in Italia vi sono autori meritevoli un poco “maltrattati”, sia nelle traduzioni che ancor più nelle ristampe.
        Fritz Leiber è uno di questi. Io per esempio non sono mai riuscito a leggere un altro racconto di Leiber dedicato agli scacchi:”Incubo a sessantaquattro caselle” credo fosse il titolo.
        Per cui credo sia difficile trovare i racconti citati sopra in una qualche raccolta in commercio.
        A Roma pero’ ci sono tante biblioteche-librerie remainders e forse qualcosa riesci a trovare.

        Per Tevis vale il discorso di cui sopra, solo che recentemente una casa editrice ha curato la traduzione delle sue opere, che meritano tutte. Il film omonimo non l’ho visto ma leggendo la trama credo proprio che a parte lo spunto iniziale, abbia poco a che fare con il romanzo. Tevis, si capisce dalle descrizioni che fa delle partite, era sicuramente un appassionato di scacchi; e la protagonista ricorda vagamente un Fischer al femminile ma da un finale meno tragico.
        E’ bello per me trovare in queste rubriche la fusione delle mie più grandi passioni: la letteratura e gli scacchi.

        Ancora un grazie ai curatori del sito e a chi lo rende vivo.




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          YG 15 novembre 2010 at 10:49

          Confermo che non vi è alcuna relazione tra il film di Claudia Florio e il romanzo di Walter Tevis.




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            tamerlano 15 novembre 2010 at 20:45

            Grazie a YG per la netta precisazione; appena posso lo leggerò (prima devo leggerne altri 11-12) ! 😉




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          tamerlano 15 novembre 2010 at 21:31

          ri-rispondo a MaurizioD

          Ciao,
          è proprio ”Incubo a 64 caselle” che io ho letto da tempo ed è molto bello, ricchissimo di termini scacchistici (viene descritto un torneo tra Campioni di scacchi, l’ambiente, i giocatori, la loro psicologia; il tutto procede come una cronaca umoristica).

          Io ho la rivista Robot 1, Armenia Editore, Milano 1976 ed il racconto è scritto in meno di 40 pagine (20 fotocopie formato A4) ma come fare per potertelo far leggere ?

          Potremmo spedirci un pacchetto postale (io a te il Leiber e tu a me entrambi i racconti “Mezzanotte sull’orologio di Morphy” e “I Sogni di Albert Moreland”) da restituire al mittente ?

          Qualcuno di soloscacchi.net o uno dei lettori intervenuti in questo post ci può mettere PRIVATAMENTE in contatto ? Un grazie anticipato!

          Qui c’è la recensione del racconto:
          http://www.fantascienza.net/sfcity/robot/leiber01.html

          In tutti questi racconti di Leiber ci sono gli scacchi:

          Incubo a 64 Caselle
          Siamo Tutti Soli
          Scacco al Tempo
          I Sogni di Albert Moreland
          Mezzanotte orologio Morphy
          La Mossa del Cavallo
          Il Fantastico Mondo del Cavallo
          Il Mondo di Newhon
          Spazio Tempo e Mistero

          IO ho letto soltanto i primi tre.

          Infine ti segnalo solo questo link http://www.fantabancarella.com/ anche se penso che lo conosci già.

          Anche per me è molto piacevole leggere sulla letteratura scacchistica e non si può fare un plauso agli autori e anche a chi interviene (seppur saltuariamente come me) che questi si lo rendono vivo (ancor più).




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        Jazztrain 14 novembre 2010 at 18:14

        Figurati, fai pure. 😎




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  6. avatar
    visarjan 14 novembre 2010 at 10:13

    Per chi non lo sapesse del romanzo di Nabokov ne è stato fatto un film che uscì nelle sale italiane qualche anno fa. Era intitolato se ricordo bene “la partita”




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  7. avatar
    visarjan 14 novembre 2010 at 10:17

    stessa cosa per “la regina degli scacchi” film uscito nelle sale italiane anch’esso qualche anno fa




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      Jazztrain 14 novembre 2010 at 11:37

      Non ricordo il film tratto da Nabokov (chissà cosa avrebbe fatto Kubrick!) ma so del film la regina degli scacchi. Protagonista la bellissima Barbara Bobulova.




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  8. avatar
    visarjan 14 novembre 2010 at 16:35

    Un’altro film dal titolo “mosse pericolose”. Anche questo di qualche anno fa,interpretato da Michel piccoli un famoso attore francese degli anni “70/80” . Una storia con forti risonanze a parer mio del match sia di Reykiavik 1972, sia del mondiale di Merano 1980 .Mi scuso se sono uscito dal soggetto dell’articolo,era solo per informare chi magari ne fosse incuriosito.




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  9. avatar
    Megalovic 19 novembre 2010 at 13:55

    Ciao Jazztrain. Ricambio la cortesia per la visita e ti ringrazio per il complimento. Ne approfitto per congratularmi con te per i tuoi articoli, che leggo con piacere. Ciao, Megalovic.




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  10. avatar
    Jazztrain 19 novembre 2010 at 23:49

    Ciao Megalovic, ti ringrazio anch’io per le belle parole che hai scritto.




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