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In viaggio sulla James Caird…

Scritto da:  | 30 maggio 2011 | 3 Commenti | Categoria: Libri

Il 24 aprile del 1916, quasi un secolo addietro, un piccola scialuppa, attrezzata alla meno peggio, salpa dalla sperduta e disabitata isola Elephant, a poca distanza dall’Antartide, in quella che appare un’impresa disperata: raggiungere la Georgia del Sud, approdo saltuario di baleniere, ad una distanza di circa 700 miglia nautiche, qualcosa come 1300 chilometri in un mare tuttora considerato pressoché “impossibile” da navigare… A bordo ci sono sei uomini, già stremati da mesi di fatiche, sopravvissuti allo stritolamento inesorabile da parte dei ghiacci della nave su cui viaggiavano e su cui son rimasti intrappolati, Endurance, questo il nome del veliero…

Rimangono appiedati per settimane sui lastroni di ghiaccio del Polo Sud, con una scorta limitata di viveri, alcune tende e le tre lance di salvataggio recuperate dalla nave, alcune tende e 44 cani. Al loro comando c’è tuttavia un uomo invincibile, il suo nome è Ernest Shackleton. Dopo un inverno intero trascorso sui ghiacci antartici, trascinandosi le scialuppe in una marcia forzata di settimane di penose fatiche, i 28 uomini di cui si compone la spedizione riescono a metterle in acqua e a raggiungere miracolosamente la sperduta e inospitale isola Elephant… constata l’impossibilità a rimanervi per un tempo accettabile in attesa di improbabili soccorsi, sei di essi decidono di rimettersi in mare sulla scialuppa che appare più affidabile e sicura. Vi attrezzano un modesto ponte di fortuna con del fasciame ricavato da alcune assi delle altre scialuppe, rinforzano i fragili alberi e si ributtano all’avventura tra le onde di un mare ignoto… ma fermiamoci qua per il momento e occupiamoci invece delle aperture per il Bianco secondo Anand…
Di questa serie di volumi pubblicata dalla casa editrice di Sofia “Chess Stars” nella pur valida bibliografia Siciliana disponibile online, a mio modesto parere, non si è ancora parlato con sufficiente merito. Si tratta infatti di autentiche gemme della teoria scacchistica. La serie consiste in un progetto in continua evoluzione ed ha preso l’abbrivo da un’idea del Grande Maestro Alexander Khalifman già vincitore nel 1999 del FIDE World Chess Championship e quindi, almeno ufficialmente, 14° Campione del Mondo nonché apprezzato teorico.
Fino ad oggi son stati pubblicati ben 13 volumi, tutti concernenti le possibili risposte del Nero all’apertura di Re da parte del Bianco. Ecco qui di seguito l’elenco di quelli pubblicati finora:

  • Volume 1: Gambetto Lettone, Difesa Philidor, Petroff, Ruy Lopez senza 3…a6
  • Volume 2: Ruy Lopez con 3…a6
  • Volume 3: Caro-Kann, Scandinava
  • Volume 4: Pirc, Moderna
  • Volume 5: Alekhine, 1…b6, 1…c6
  • Volume 6: Difesa Francese 3.Cc3 de4, 3…Cf6
  • Volume 7: Difesa Francese 3.Cc3 Ab4
  • Volume 8: Siciliana: Nimzowitsch-Rubinstein, O’Kelly, Paulsen-Kan
  • Volume 9: Siciliana: Löwenthal, Kalashnikov, Quattro Cavalli, Taimanov Variation, Paulsen System
  • Volume 10: Siciliana: Sveshnikov
  • Volume 11: Siciliana: Dragone e Dragone accelerato
  • Volume 12: Siciliana: Attacco Rauzer

Giusto per farci un’idea del livello di queste opere ecco per esempio come si esprime l’esperto GM islandese Hedinn Steingrimsson su ChessToday a proposito del volume dedicato alla Sveshnikov:
“Il libro illustra in modo logico i motivi per cui alcune mosse sono più consigliate di altre. Questo approccio offre al lettore attento l’opportunità non soltanto di apprendere qualcosa di concreto sulla teoria dei Grandi Maestri più forti ma anche di capire e di imparare a giocare con assoluto profitto le posizioni tipiche del centro di partita che ne derivano.
Consiglio questo libro ad i giocatori di tutti i livelli (…;) La qualità e la quantità di analisi originali contenute in quest’opera si pongono come traguardo per tutti gli autori di scacchi.”

Giudizio illuminante che ben si può applicare anche agli altri volumi della collana supervisionata da Khalifman e soprattutto a quest’ultimo volume, il tredicesimo della serie, dedicato all’Attacco Inglese nella Najdorf, l’ultimo nato tra i sistemi a disposizione del Bianco per opporsi a questa tagliente variante della Siciliana.

Posizione base dell'Attacco Inglese nella Najdorf

Tale sistema di gioco, che prende il nome dal fatto di esser stato lanciato all’inizio degli anni ’90 dai più forti Grandi Maestri inglesi del momento (Short, Nunn, Chandler, etc.), scaturisce dalle mosse 1.e4 c5 2.Cf3 d6 3.d4 cxd4 4.Cxd4 Cf6 5.Cc3 a6 6.Ae3 e6 7.f3 ed il piano strategico con cui il Bianco affronta la posizione è relativamente semplice: Dd2, g4, arrocco lungo e quindi attacco di Pedoni sul lato di Re contro l’arrocco corto del Nero. Inutile sottolineare che il Nero non sta ad attendere passivamente che tale attacco si sviluppi e giunga a buon fine. Sovente le posizioni che ne scaturiscono nel giro di appena poche mosse sono complicatissime e quasi impossibili da giudicare in senso assoluto tuttavia con l’ausilio di un testo come questo il Bianco ha a disposizione una sorta di apparato di carte nautiche più che sufficienti per non naufragare irrimediabilmente nei marosi dello sterminato Oceano Siciliano… Alexander Khalifman, novello Frank Worsley, il capitano immortale di Shackleton, alla guida della James Caird in rotta verso la Georgia del Sud compie quella che rimarrà nella storia come un’impresa leggendaria, degna di William Bligh… dopo 15 giorni di navigazione tempestosa, senza quasi più acqua potabile con cui dissetarsi riesce miracolosamente a toccare una sperduta spiaggia della Georgia del Sud in un’avventura che rimarrà per sempre su tutti i libri di mare, libri da leggere e rileggere come questo, stupendo, di Khalifman.

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a In viaggio sulla James Caird…

  1. avatar
    Marramaquìs 30 maggio 2011 at 07:46

    Molto bene, Martin Eden. Ma adesso, ben prima del Khalifman, è d’obbligo che io m’accinga finalmente a leggere l’incredibile avventura di Shackleton.
    Eccola, era in prima fila in libreria proprio in attesa che qualcuno me la ricordasse: “Endurance”, la cronaca del viaggio, scritta nel 1959 da Alfred Lansing.
    Grazie, Martin.




    0
  2. avatar
    Mongo 30 maggio 2011 at 12:34

    Accidenti… Ora mi tocca acquistare un altro libro… No, no quello di Khalifman, troppo impegnativo per il mio valore scacchistico, bensì quello che era nella libreria del buon Marramaquis. Sono curioso di conoscere i dettagli di questa affascinante vicenda.
    Un ottimo pezzo caro Martin, soprattutto nell’allusione che lasci a noi comuni motali di poter navigare negli oceani siciliani così come il capitano Worsley navigava negli oceani antartici.




    0
  3. avatar
    Zenone 30 maggio 2011 at 16:33

    Meravigliosa citazione di Martin Eden (“Antartide”, poema di Roberto Mussapi, ed. Guanda 2000). Non l’ho letto – lo devo fare quanto prima – anche se sono stato affascinato dalla recensione dello stesso autore sul sito della Fondazione Toscana Spettacolo nella pagina della Compagnia Teatrale KRYPTON di Firenze. Mi è subito venuto in mente il parallelismo con “Moby Dick”: qui un veliero (Endurance) là una baleniera (Pequod), qui un comandante con il suo obiettivo (Shakleton e la sua volontà di attraversare l’Antartide, ultimo continente inesplorato)là un comandante assoluto con la sua ossessione (Achab e uccidere il leviatano), qui un enorme nemico bianco e inesorabile (il ghiaccio del Polo Sud) là un enorme nemico bianco e inesorabile (la balena). Storie di resistenza e pazienza (Endurance), come gli scacchi!
    Grazie.




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