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il Russo

Scritto da:  | 13 giugno 2011 | 20 Commenti | Categoria: Libri, Personaggi, Stranieri

“Il limite è una linea timida…”
(Renato Caccioppoli)

La mia passione per la lingua russa risale a innumerevoli anni addietro e, con la fortuna dei principianti, non posso non riconoscere di aver iniziato nel modo migliore e più facile, ovvero con un libro che considero più che un semplice maestro o compagno di letture, più che un capolavoro… addirittura un autentico amico di vita e, senza falsa modestia, considero l’iperbole approssimata per difetto e non per eccesso. Ho, negli anni della mia formazione e dei mia studi, maturato un’esperienza linguistica ed una conoscenza di altre lingue indubbiamente superiore a quella del russo, trattandosi di lingue strutturalmente più semplici e lineari per noi italiani, ancorché anch’esse di indubbio fascino e ricchezza… il francese, l’inglese, lo spagnolo… ma il mio amore per il russo, come il primo amore non si scorda mai. Ed il colpo di fulmine è nato da uno stupendo volume di Nina Potapova la cui prima edizione risale addirittura al 1937… a mia conoscenza ne son state stampate nel corso dei vari decenni ben sette differenti edizioni di cui la mia modesta benché adorata bilioteca si onora di possederne tre… quella in lingua francese “Le russe”, in due copie di cui una, l’edizione del 1961, per le consultazioni cosiddette “rapide”, che posso dimenticare in giro per la casa senza tema di smarrimento, l’altra, quella del 1951 adoperata invece a mo’ di riferimento, che considero inamovibile, ben collocata in posizione di spicco tra i libri eternamente sul comodino, ed infine l’edizione italiana, a cura del Professor Ignazio Ambrogio, del 1975, che tuttavia ritengo, editorialmente parlando, assai inferiore a quella francese, per esser stata sfrondata delle affascinanti fotografie originali con cui iniziano le varie lezioni (70 in totale), per aver una qualità cartacea non all’altezza e diversi altri dettagli a cui, purtroppo, il mio palato, ormai viziato, si è andato abituando nel corso di tanti anni di amore e passione per lo studio di questa lingua tanto affascinante e meravigliosa… Ecco, per dirla in breve, il manuale della Potapova è per me “LA” grammatica per antonomasia, a prescindere dalla lingua che intende proporre, il testo di riferimento per eccellenza, corso e grammatica insieme, l’unico dei tanti libri di insegnamento della lingua russa che, senza indugio, mi sento di consigliare a chi desideri iniziare uno stupendo viaggio nel meraviglioso universo, non solo linguistico, ma anche culturale e storico della civiltà slava…
Ecco, obietterà bene il lettore non ancora annoiato dal mio presunto sfoggio di erudito e che, con somma e lodevole pazienza mi è riuscito a seguire fino a questo punto senza (troppe) imprecazioni: “Ecco, e cosa c’entra tutto questo con gli scacchi?!?”
Già… verissimo, ma se mi è consentito individuare un’analogia tra i sommi, una piccola, modesta velleità di parallelismo plutarchiano, direi solamente che, sul mio comodino, accanto al capolavoro della Potapova ho consacrato un posto di rilievo alla stupenda antologia di partite di Viktor Korchnoj… Sì, proprio lui! Personaggio “difficile” e “incatalogabile”, che ho dapprima idealizzato e poi, dopo averlo conosciuto personalmente, ricollocato in diversa posizione, “più terrena” oserei dire, nel mio “personale cartellino” dei most-beloved-chessplayers di ogni tempo… Tutto forse si può dire di Korchnoj e di ogni cosa lo si può accusare e apprezzare allo stesso tempo, a seconda degli innumerevoli punti di vista da cui ci si avvicini alla sua figura, ma indubbiamente, non lo si può tacciare di non aver preso, nel corso della sua lunghissima carriera agonistica, posizioni che non lo abbiano reso popolare al grande pubblico, quello degli inumerevoli appasionati e quello, probabilmente più “scafato” dei colleghi, dei critici, degli storici e degli studiosi… Ci ha sempre messo la faccia, per dirla in liguaggio colloquiale, anche a rischio di rimetterci; “personaggio tutto d’un pezzo” come forse nessun’altra figura nella poliedrica e variegata storia degli scacchi è mai stata. Ma torniamo ai libri… Su Korchnoj e sulle sue partite ne son stati scritti a dozzine, quelli tuttavia che mi sento di consigliare son solo due, anzi uno solamente, giacché in fondo si tratta dello stesso, o numericamente parlando, i libri sono più esattamente quattro… Facezie numeriche a parte provo a spiegarmi meglio: il libro è la “monumentale” antologia delle sue migliori partite mai disputate, un sorta di libro aperto, che temporalmente parte dai primordi della ormai quasi secolare attività di questo grande figlio di Leningrado e che, forse, per fortuna oserei dire, non ha ancora trovato una terminazione cronologica dato che “il terribile Viktor” per nostra buona sorte è ancora ben in carriera nonostante qualche comprensibile acciacco dovuto all’età. Classe di ferro, classe 1931!


“Ottantavoglia di giocare” avrebbe sicuramente cantato Roberto Murolo in una parafrasi musical-scacchistica ed il regalo di compleanno per queste prime 80 primavere probabilmente più prezioso, almeno dal punto di vista editoriale, gliel’ha dedicato la casa editrice svizzera Olms, con una sontuosa “definitiva” edizione delle sue 110 partite più “speciali”. Più speciali e non soltanto più belle, visto che come lo stesso autore spiega nell’introduzione dell’opera, i criteri di scelta sono stati gioco forza molteplici. Il primo, necessariamente di carattere cronologico: in più di dodici lustri di carriera ai massimi livelli non sarebbe stato ammissibile trascurarne un qualche periodo a beneficio di un’altro magari di maggior fulgore in quanto a risultati. Il secondo, per certi versi simile e affine al primo, concerne il ventaglio di giocatori incontrati: privilegiare il maggior numero possibile anziché piuttosto analizzare in troppo dettaglio per esempio tutte le innumerevoli sfide contro Karpov…


Il terzo criterio? E’ esso collegato all’esperienza senza uguale di Korchnoj in campo scacchistico, non si può a tal riguardo dire che non ci sia cosa o novità che il grande Viktor non abbia sperimentato con innegabile successo sulla scacchiera; repertorio d’aperture vastissimo il suo, cultura scacchistica probabilmente senza pari con lavori di approfondimento e analisi dedicati a tutte le fasi del gioco, dall’apertura appunto ai finali, ovviamente con tutto quello che c’è in mezzo.

Quarto criterio di scelta, “solo il quarto!” in ordine di importanza: la qualità delle partite, qualità indubbiamente irraggiungibile dal 99% della popolazione scacchistica mondiale e sul cui esame lo stesso Korchnoj è tuttavia spesso il primo a “mettersi sempre in esame a ogni costo” con la consueta obiettività e ricerca, addirittura maniacale, a volte finanche ossessiva, del perfezionismo e della verità sulla scacchiera, ovviamente senza preconcetti indotti dal nome dei giocatori. In ultimo, ma come direbbero gli anglosassoni, non meno importante, not least, il criterio personale, di gusto dell’autore in riferimento a specifici episodi della propria vita. “Gli scacchi sono la mia vita” premette con orgoglio Korchnoj e tale affermazione appare evidente da ogni sillaba dei suoi racconti così come da ogni mossa delle sue partite. Apetto, questo biografico, che è particolarmente evidenziato nell’edizione italiana dell’opera, quella in tre volumi a cura di Caissa Italia, ed interamente dedicata alla vita di Korchnoj in una sorta di autobiografia del campione, ricchissima di ricordi, commenti, episodi ed aneddoti di cui è costellata la sua impareggiabile carriera. Spesso contraddittoria, spesso punteggiata di avvenimenti ed episodi discutibili e controversi ma che mai hanno svilito la coerenza scacchistica ed il carattere fiero e volitivo di questa grande incontestabile figura degli scacchi…

Piccola postilla storico-emotivo-bibliografica: la copia del manuale di Russo di Nina Potapova del 1951 ha per me un significato affettivo particolare… Fu regalata a mio padre, giovane studente di ingegneria a Napoli all’inizio degli anni cinquanta dal grande Renato Caccioppoli, uno dei più illustri matematici italiani del Novecento. Il libro apparteneva alla biblioteca di Sofia Bakunin, madre di Caccioppoli e figlia del celebre anarchico…
Ogni tanto il mio babbo mi raccontava qualcosa circa le famose lezioni di Caccioppoli e le sue presunte stravaganze… A proposito del concetto matematico di limite la leggenda vuole che una volta ebbe a definirlo come “una linea timida che sfiora un’altra linea senza mai conquistarla: e cosa c’è di più dolce di un desiderio sfiorato e mai conquistato?”
Ecco, per me in fondo il russo, come gli scacchi, son proprio quello… qualcosa che “al limite” posso anche raggiungere ma intanto mi godo la semplice attesa…

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


20 Commenti a il Russo

  1. avatar
    Martin Eden 13 giugno 2011 at 06:43

    Be’, fa un certo effetto ascoltare i reportage sovietici dell’epoca… Ecco comunque la traduzione del video:

    Commentatore:
    Nel 1978 si è svolto il match per l’assegnazione della massima corona scacchistica sia femminile che maschile. Il match per il titolo femminile, disputato a Pitsunda, non ha suscitato particolari apprensioni lasciandoci assistere al passaggio del massimo alloro da Nona Gaprindashvili a Maya Chiburdanidze. Gaprindashvili ha detenuto il titolo per 16 anni mentre la Chiburdanidze ne ha appena compiuti 18. Di fatto l’affermazione di nuove prospettive georgiane negli scacchi femminili. Tutt’altra faccenda lo scontro tra Karpov e Korchnoj nella località turistica delle Filippine Bagujo. Si sono affrontati due mondi, due sistemi.

    Reportage:
    Anatoly Karpov – Russo, giovane comunista e membro del Komsomol, il campione.
    Viktor Korchnoj – ebreo, esule e disertore, lo sfidante.
    Dopo 27 partite Karpov conduce 5 a 2, ma nelle seguenti quattro partite ne perde tre ed il punteggio si fissa sul cinque pari. Tensione alle stelle, secondo le regole del match occorrono 6 vittorie per esser proclamato vincitore. Ed il rinnegato Korchnoi potrebbe diventare campione al termine della successiva partita. Ma il trentaduesimo incontro, e con esso l’intero match, è appannaggio di Karpov. Tutte le trasmissioni sovietiche per la prima volta dedicano la prima pagina agli scacchi. Da Bagujo Karpov riferisce direttamente a Breznev. Breznev replica con un telegramma di congratulazioni. Quindi il meritato premio con la consegna dell’ordine di Lenin.

    Breznev:
    Bene, hai conquistato il titolo, ora occorre mantenerlo. Perché per questo titolo, si sa, la lotta è dura. E noi ti auguriamo ogni successo, di non cedere il titolo a nessuno, e che questo possa avvenire senza affanno. Il pubblico sta già iniziando a conoscerti…




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      someone 15 giugno 2011 at 13:03

      Sorprendente il tono pacato dei commentatori Russi, sono gli originali dell’epoca?

      Mi sarei aspettato toni molto piu’ propagandistici, se la traduzione e’ fedele si e’ vista molta piu’ propaganda partigiana in occidente alla vittoria di Fischer.




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        Mongo 15 giugno 2011 at 13:25

        Beh, leggiamo attentamente…
        “Anatoly Karpov – Russo, giovane comunista e membro del Komsomol, il campione.
        Viktor Korchnoj – ebreo, esule e disertore, lo sfidante.”
        Uno è giovane, comunista, menmbro del Komsomol e campione.
        L’altro, il cattivo, è ebreo, esule e disertore….
        Siamo in piena guerra fredda e dare dell’ebreo disertore per un russo era come dare da uno yankee del comunista ad un cittadino statunitense! Era vera e propria caccia alle streghe!!
        La politica, o meglio, il potere è sempre sopra ogni altro valore… Purtroppo!!




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          someone 15 giugno 2011 at 16:16

          Il tono mi sembra molto pacato. Ovviamente lo chiamano disertore, perche’ di fatto era un disertore. Quello che non vedo nel contenuto e nel tono del commento e’ l’atteggiamento da caccia alle streghe che si vede bene dai tuoi commenti (“il cattivo” lo hai aggiunto tu ad esempio) e da certi commenti da giornali d’epoca occidentali sul match di Rejkiavik.
          Probabilmente e’ del tutto incorretto estrapolare da un video di un minuto, ma l’impressione e’ che a riguardo degli scacchi e la guerra fredda ci fosse piu’ propaganda dal nostro lato del muro… nulla piu’ di una impressione.




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            Mongo 15 giugno 2011 at 16:51

            In quegli anni l’Unione Sovietica non era in guerra ‘calda’ con alcun paese (se non dal 1979 con l’Afganistan… la CIA, con Bin Landen, organizzò la resistenza) ed il buon Korchnoj non era un militare, per cui perchè chiamarlo disertore?
            Vero è che aveva lasciato ‘senza permesso’ il proprio paese, ‘passando al nemico’ secondo la propaganda sovietica.
            Leggi ‘I russi contro Fischer’ e ‘Autobiografia in bianco e nero’; in questi due testi (il secondo scritto dallo stesso Korchnoj) viene messa in luce la potenza dell’apparato sovietico di quegli anni: quando c’era un obiettivo da raggiungere la posta in gioco in caso di sconfitta era molto alta (vedere per esempio Tajmanov). La stessa cosa succedeva dall’altra parte del muro: perchè Fischer nel 1975 rinunciò a difendere la corona? Troppo forte Karpov? Se il match si fosse giocato e se Fischer l’avesse perso, cosa sarebbe successo al nostro Bobby?
            Qui mi fermo, senza polemica, perchè sarebbe bello e più onesto organizzare una bella tavola rotonda sull’argomento invitanto esperti, anche al di fuori del mondo scacchistico…. Ed un paio di veggenti per sapere come sarebbe finita la partita del millennio passato: Fischer – Karpov.




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              someone 15 giugno 2011 at 21:30

              Non ti arriabbiare, ma io ho avuto una impressione diversa dal commento di quel video.
              Chiamando Korchnoj “esule e disertore” non mi sembra che il commentatore abbia infierito piu’ di tanto, in un mondo diviso in due Korchnoj e’ passato dalla altra parte.
              Mi dici di leggere il libro di Korchnoj, ma non potrebbe quello essere “propaganda” occidentale? Ho letto pure io le affermazioni che riporti sulla propaganda Sovietica e l’uso degli scacchi a fini propagandistici, ma ho letto solo punti di vista occidentali al rigurado.
              Poi mi vedo questo report della televisione Sovietica che e’ molto piu’ pacato di quanto mi aspettassi, riconoscono perfino che Korchnoj e’ andato molto vicino alla vittoria.
              Tu fai pure una bella tavola rotonda a discutere cosa sarebbe successo se Korchnoj o Fischer avessero battuto Karpov (anche se non vedo cosa potesse succedere, visto che quando Fischer ha battuto Spassky nessuno e’ stato assassinato e non e’ scoppiata la terza guerra mondiale).
              Io resto con una visione un poco mutata del termine “propaganda” legato agli scacchi.




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                Mongo 15 giugno 2011 at 22:44

                Ti rispondo con estrema fratellanza: leggi ‘Scaccopoli’ e poi avrai le idee più chiare sul tutto.
                Il libro di Korchnoj è stato scritto più di venti anni dopo quei fatti, l’impero sovietico ormai non esisteva più per cui non vedo ragioni di propaganda pro ovest.
                A Spassky qualcosa successe!!!
                Nel primo match mondiale i sovietici impedirono a Korchnoj di giocare con la bandiera elvetica in quanto per loro era apolide e vietarono a Karpov di dargli la mano prima degli incontri. Karpov, non so fino a che punto convinto, obbedì.
                Sinceramente credo che il Fischer del 1975 avrebbe avuto poche possibilità di conservare il titolo ed allora avrebbe fatto la fine di Kennedy o per restare ai giorni nostri, di Bin Laden (toh, a volte ritornano): non serviva più!




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                  someone 15 giugno 2011 at 23:33

                  Mah, continui a suggerire letture di parte (chiamala propaganda occidentale o chiamala come vuoi) e a fare congetture del tutto infondate.

                  “Fischer…avrebbe fatto la fine di Kennedy … o di Bin Laden”. Ma non ti sembra di esagerare? Vai da “i Sovietici impedirono a korchnoj di giocare con la bandiera elvetica e impedirono a Karpov di stringergli la mano” all’omicidio politico?

                  Poi… che e’ successo a Spassky? Non mi sembra cosi’ strano che i dirigenti sportivi abbiano preferito puntare su qualcun altro… ma Spassky non e’ ha fatto certamente la fine di Bin Laden… ha continuato a giocare ed a viaggiare all’estero… magari ha perso la voglia di studiare e di giocare, come si sono accorti i Francesi dopo che e’ emigrato.

                  Mah…




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                    Mongo 16 giugno 2011 at 11:33

                    ‘Scaccopoli’ non l’ho trovato né pro-ovest né pro-est, bensì una sincera ed onesta sintesi anche del periodo storico-politico di cui stiamo parlando.
                    Spassky, anche per poter continuare a giocare all’estero, dovette (a malincuore o no) poi abbandonare l’Unione Sovietica e si stabilì in Francia.
                    A proposito di letture, sono curioso di leggere l’autobiografia di Karpov, soprattutto i capitoli che vanno dal 1975 al 1981!!! Sai mica quando uscirà e quanto ‘onesta’ sarà a tal proposito.




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                      someone 16 giugno 2011 at 12:52

                      Ognuno e’ libero di affidarsi alle fonti che preferisce, ma tu continui a citare sorgenti dallo stesso lato del muro. ‘Scaccopoli’ e’ stato scritto in Occidente dopo la caduta del regime Sovietico. La biografia di Korchnoj e’ stata scritta da uno che e’ stato bastonato in varie maniere dal regime Sovietico, puoi dire tutto quello che vuoi ma il suo resoconto e’ tutto meno che imparziale, probabilmente a ragione, ma non prende certo le difese di quel regime.

                      Spassky tra il 1973 ed il 1976 ha continuato a giocare in Unione Sovietica ed all’estero (http://en.wikipedia.org/wiki/Boris_Spassky#Ex-champion_.281973-1985.29). Lo stesso regime che ha vessato Korchnoj per il tradimento lo ha lasciato espatriare senza problemi quando ha chiesto di farlo.

                      L’unica fonte che ho mai visto dall’altra parte del muro (il report TV d’epoca di cui sopra) mi sembra molto meno partigiano di te e di tutte le fonti che hai citato. Tutto qui.




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                      Mongo 16 giugno 2011 at 14:59

                      Dalla scomparsa di Lenin (1924) alla sua caduta (1991), del regime sovietico c’è poco niente da salvare: la sconfitta del nazismo, la validissima scuola scacchistica e l’impresa di Gagarin. Altro non mi viene proprio in mente.
                      Fatti negativi molti, ma non è questo il luogo per parlarne… Se solo nel 1924 fosse stato Trotsky a prenderne la guida, oggi il mondo sarebbe senz’altro migliore.




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                      someone 16 giugno 2011 at 15:10

                      Replico qui perche’ il pulsante di replica non appare dopo il tuo ultimo messaggio:

                      > Dalla scomparsa di Lenin (1924) alla sua caduta
                      > (1991), del regime sovietico c’è poco niente da
                      > salvare: la sconfitta del nazismo, la
                      > validissima scuola scacchistica e l’impresa di
                      > Gagarin. Altro non mi viene proprio in mente.
                      > Fatti negativi molti, ma non è questo il luogo
                      > per parlarne… Se solo nel 1924 fosse stato
                      > Trotsky a prenderne la guida, oggi il mondo
                      > sarebbe senz’altro migliore.

                      Visto che hai gia’ la tua visione della storia non c’e’ molto da discutere.

                      Devi ammettere pero’ che la frase che quoto qui sopra ha il tono della piu’ ottusa propaganda di parte.




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                    • avatar
                      Mongo 16 giugno 2011 at 16:30

                      Giuro, nessuna propaganda… Tutt’altro.
                      Se vuoi ne discutiamo ancora e meglio in privé. 😉




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  2. avatar
    Mongo 13 giugno 2011 at 08:09

    Bellissimo pezzo. Complimentoni. 😉




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  3. avatar
    vasco 13 giugno 2011 at 14:11

    Complimenti! Davvero un bell’articolo.




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  4. avatar
    Luca Monti 13 giugno 2011 at 14:28

    Dunque dunque…… Sto facendo quattro conti. Sapevamo di Martin Eden il suo talento per pianoforte e forse violino, en passant apprese inglese, spagnolo e francese e poi, così per puro diletto, una lingua che immagino facile facile come il russo. A commento di un suo altro articolo imparammo di altre sue passioni (sopite?) circa alcuni sport estremi; senza dimenticare gli scacchi. Abbiamo a che fare con un autentico Cavaliere del Rinascimento! 😛




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  5. avatar
    Martin Eden 13 giugno 2011 at 21:02

    Quel che appare più singolare sono le parole d’esordio di Breznev, nel suo inconfondibile accento ucraino: “hai conquistato il titolo, ora mantienilo!” quasi a sottolineare che con Fischer nel ’75 il titolo era tornato in URSS più per manovre politiche che per altro…




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  6. avatar
    Giancarlo Cheli 13 giugno 2011 at 23:12

    😉 😐
    A Martin Eden un encomio per l’articolo e un grazie per la “postilla”- e la citazione di Sofia Bakunin (sono un anarchico maremmano.. )-, la cui conclusione condivido anche in senso letterale: come te, io sono sempre in attesa “di qualcosa,che, al limite, potrei anche raggiungere”, ma l’attesa possiamo godercela solo in parte, insieme ai rimpianti e ai sensi di colpa.




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  7. avatar
    Marramaquìs 14 giugno 2011 at 06:24

    Il Russo muove e vince. Ma sotto il colbacco c’è Martin Eden, sempre più sorprendente e bravo.




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  8. avatar
    alfredo 18 giugno 2011 at 22:52

    quello che voi amici affrontate è un discorso di un secolo, anche se uno storico lo ha denominato “il secolo breve”. Vorrei citare le acquisizioni scientifiche in molti campi della fisica, cito per tutti il nome di Lev Landau, anche se rimane la vergogna della “genetica” di stato. Questi aspetti sono ben rappresentati nei libri della Mafai e di Turchetta sulla fuga di Pontecorvo. Inoltre la matematica. La grande scuola russa di matematica ha partorito un genio come Perelman, colui che ha risolto la congettura di Poincaré, considerata la più importante acquisizione scientifica del nuovo millennio. Quindi non solo scacchi e “corazzata potemkin”




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