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Perché non la Difesa Philidor?!?

Scritto da:  | 7 gennaio 2012 | 4 Commenti | Categoria: Libri, Recensioni

Il mio primo interesse verso la Difesa Philidor risale ormai a più di tre decenni addietro allorquando, ragazzino, ebbi presto a rendermi conto dell’impossibilità pratica di sviscerare con buon profitto tutto lo scibile scacchistico esistente in letteratura su come affrontare con successo la Partita di Re col Nero. Avvedutomi che il tempo a disposizione era quello che era e, soprattutto, che le mie risorse e capacità scacchistiche non mi permettevano certo ambizioni “spagnole”, iniziai la ricerca di quella che poteva essere un’apertura solida, con relativamente poca teoria da studiare, col minor numero possibile di trasposizioni in cui inciampare e che, possibilmente, offrisse anche qualche spunto interessante per il Nero, di controgioco, di ricerca dell’iniziativa, con eventualmente un pizzico di dinamismo su cui metter le mani al primo passo falso del Bianco. Scartato ora questo ora quell’altro impianto ebbi la fortuna dopo qualche tempo di imbattermi per caso in un interessante libello di un giocatore inglese per me all’epoca pressoché sconosciuto, tal Tony Kosten (anzi solo Tony Kosten, il Mago di Riga non c’entrava per niente…;) dall’ambizioso e accattivante titolo: “Winning with the Philidor” che, come direbbero gli stenterelli di oggi, “mi intrigò da subito”. Rammento quel libro come un’autentica rivelazione e, divoratolo tutto d’un fiato, m’accorsi ben presto delle enormi potenzialità dell’impianto lanciandomi successivamente, sulla via di Damasco, alla ricerca frenetica di ulteriore materiale sull’argomento. Per la verità trovai ben poco, fatta esclusione di una piccola gemma che mi fu prestata dall’amico Wagman per irrobustire le mie ben misere basi di teoria, un volumetto ancor più snello in quanto a dimensioni e numero di pagine ma dall’autore assai illustre: quello del celeberrimo Bent Larsen, titolo: “Why not the Philidor defense?”, anno di edizione quello stesso 1971 che lo vide cozzare con ben poca sorte contro le solide Montagne Rocciose in una cittadina del Colorado dal nome di Willeriana memoria: Denver, complice un certo Bobby Fischer (non oso qui proporre la sciocca facezia “tal Bobby Fischer” per non evocare imbarazzanti confronti…;).

Ebbene, nonostante simili illustri predecessori dobbiamo attendere circa vent’anni ancora affinché la pur copiosa letteratura scacchistica torni a invitare un qualche autore a cimentarsi ancora nell’approfondimento di questa nobile apertura. Si tratta infatti del francese Cristian Bauer (che per scherzare ancora sui cognomi avrebbe fatto la gioia sia di Nimzowitsch che dello stesso Philidor) il quale finalmente fin dal titolo mette bene in luce i pregi di questo impianto: “The Philidor Files, Detailed Coverage of a Dynamic Opening”. Altro ottimo testo, ricco di spunti e materiale originale, ma per il Lettore di lingua italiana il terzo di una già ridotta serie tutta in inglese. Per fortuna, a colmare la lacuna, la prestigiosa casa editrice Caissa Italia ha pensato bene di presentare sul mercato italiano la recentissima (giugno 2011!) “La moderna difesa Philidor”, opera del noto teorico delle aperture Vladimir Barskij, già noto al grande pubblico per i suoi precedenti apprezzati approfondimenti sulla Apertura Scozzese e la Difesa Chigorin. Lo studioso moscovita segue un approccio didattico già ampiamente collaudato con successo: quello di presentare infatti il materiale in snelli e compatti capitoli ciascuno suddiviso in tre sezioni. La prima di introduzione concettuale alla linea presa in esame, seguita da quella vera e propria di approfondimento teorico dei contenuti, ed infine dalla altrettanto utile e necessaria parte di analisi di partite complete. Sette capitoli in tutto, ciascuno di essi suddiviso nelle tre suddette sezioni, effettivamente un approccio vincente e pedagogicamente quanto mai riuscito. Ma lasciamoci guidare ora dalle parole stesse dell’autore che nella prefazione illustra con questi tratti azzeccatissimi il carattere dell’opera…

Al momento di iniziare il mio lavoro sulla presente monografia mi son preso la briga di stilare una lista dei Grandi Maestri che hanno incluso la Difesa Philidor nel loro repertorio di aperture ma ho dovuto sospendere il progetto praticamente all’istante quando mi son accorto che avrei dovuto letteralmente trascrivere tutti i nomi del mio database! Be’, tra costoro ci sono per esempio: Alexander Morozevich, Levon Aronian, Vasily Ivanchuk, Alexander Grischuk, Teimur Rajabov, Viorel Bologan, Pavel Elianov, Etienne Bacrot, Baadur Jobava, Zurab Azmaiparashvili, Maxim Vachier Lagrave, Shakhryar Mamedyarov, Ernesto Inarkiev, Vladimir Malanjuk, Dmitry Bocharov, Christian Bauer e molti molti altri. Sembra infatti che un giocatore professionista dei nostri tempi non possa allestire un repertorio completo senza prescindere da questa apertura, alla stessa esatta stregua di un’affascinante signora che, per la propria vita sociale, non può non avere nel proprio guardaroba un elegante abito da sera nero…

Risale all’ormai lontano anno 1749 la pubblicazione da parte di François André Philidor del suo capolavoro “Analisi del gioco degli Scacchi” in cui rende partecipi i lettori di alcuni concetti, rivoluzionari per quell’epoca, concernenti alcuni aspetti strategici del gioco: “E’ mio proposito quello di presentare alla platea dei miei lettori qualcosa di nuovo. Mi riferisco al ruolo dei Pedoni. Essi costituiscono l’essenza intrinseca degli scacchi, essendo essi alla base sia dell’attacco che della difesa ed il loro trattamento è cruciale per l’esito della partita. Il giocatore che non senta stimolo alcuno all’approfondimento del gioco coi Pedoni (tra essi anche coloro che comunque già li sappiano  maneggiare con successo) si trova a essere come il generale d’armata che pur avendo l’esperienza del veterano non conosca i rudimenti della teoria militare”.

Risulta ben risaputo che il successo del celebre trattato di Philidor, testimoniato da più di un centinaio di riedizioni, consista nel gran numero di istruttive partite d’esempio giocate dall’autore e da lui commentate in dettaglio nel testo. Prendiamo per esempio l’inizio di una di queste: 1.e4 e5 2.Cf3 d6 3.Ac4 f5 4.d3 c6 5.exf5 Axf5 6.Ag5 Cf6 7.Cbd2 d5 8.Ab3 Ad6

Posizione dopo 8...Ad6

Il Nero ha ottenuto una posizione veramente da sogno! Non può stupire che il nuovo metodo di trattare l’apertura (“I Pedoni davanti ed i Pezzi dietro!”) abbia immediatamente attratto molti seguaci.
Di fatto Philidor stesso era un giocatore pratico e prudententemente aggiunge “La partita non è un modello di correttezza ma il gioco del Nero in apertura può dirsi un autentico successo, in particolar modo dopo il vantaggio acquisito.”

Sfortunatamente abbiamo la trascrizione di solo 78 partite di Philidor che sono giunte ai giorni nostri. In appena 14 di queste la posizione iniziale è quella classica, essendo le rimanenti partite ad handicap. Questo perché all’epoca ben pochi erano gli avversari in grado di rappresentare un qualche valido problema per il grande giocatori francese sia in fase di apertura che nel resto della partita.

E’ evidente che Bent Larsen aveva profondamente ragione ad affermare “che nella comprensione del gioco Philidor era di decenni avanti a tutti i suoi contemporanei.”

Tuttavia il tempo avanza inesorabile per tutti ed i suoi discendenti scacchistici son riusciti a dipanare con successo alcuni delle problematiche delineate dal grande genio francese. Innanzitutto divenne presto chiaro che in luogo di 3.Ac4 era ben più forte per il Bianco il tratto 3.d4! con tensione immediata al centro. Va altresì detto che in un lasso di tempo di oltre due secoli (!) si sono alternati innumerevoli coraggiosi giocatori che, seppur in situazione di pericolo per il Nero, si sono ostinati a proseguire col piano originale di Philidor giocando  3…f5. Al giorno d’oggi finalmente il computer ha stabilito un verdetto definitivo circa questa linea sentenziando che il Nero non ha scampo in questa linea. Anche se ci son stati lunghi anni in cui il piano di Henema non ha mai perso la sua popolarità – 3…Cd7 4.Ac4 c6, ma in seguito divenne palese che il Bianco ottiene un vantaggio duraturo con 5.0-0 Ae7 6.dxe5 dxe5 7.Cg5! Axg5 8.Dh5 De7 9.Axg5 Cgf6 10.De2

Posizione dopo 10.De2

Certo, può occasionalmente capitare che il Nero riesca alla fine a tenere in questa posizione ma il suo compito risulta estremamente arduo dato che non ha compenso alcuno per la coppia degli Alfieri del Bianco e di possibilità di vittoria manco a parlare.
Può apparire uno scherzo ma quando Ilf e Petroff raccontano di una ormai leggendaria simultanea tenuta a Vasjukah il 22 Giugno del 1927 in questi termini: “…la sorpassata ma ancora completamente affidabile Difesa Philidor…” ci rendiamo bene conto che non erano poi così lontani dalla realtà…
Questa difesa infatti ha mantenuto per lunghissimo tempo la fama di un’apertura solida ma tremendamente passiva per il Nero. Si esprime anche in questi termini un acclamato esperto di aperture a proposito di 1.e4 e5 2.Cf3 d6: “Al giorno d’oggi queste mosse son giocate rarissimamente dai top-players e non già per via di una confutazione forzata ma il motivo è da trovare nel fatto che le strutture pedonali che scaturiscono dopo 2…e6 sono relativamente poco promettenti per il Nero. Il Bianco ha a disposizione ben definiti metodi per per ottenere una posizione migliore (anche se spesso solo leggermente migliore) senza concedere alcuna realre possibilità di controgioco all’avversario”.
(Alexander Khalifman, “Le aperture per il Bianco secondo Anand”, volume 1).

La situazione incomincia a capovolgersi a favore del Nero solo dopo che alcune menti creative hanno elaborato il piuttosto originale ordine di mosse: 1.e4 d6 2.d4 Nf6 3.Nc3 e5!?

Posizione dopo 3...e5!?

A questo punto il Bianco ha l’opzione o di entrare in finale con 4.dxe5 dxe5 5.Dxd8+ Rxd8, oppure di raggiungere una delle posizioni fondamentali della Difesa Philidor mediante 4.Cf3 Cbd7, avendo rinunciato pertanto alla speranza di ottenere senza sforzo la coppia degli Alfieri.
Nella pratica odierna di torneo il risultato è che in entrambi i casi scaturiscono posizioni del tutto originali e complicate. Il Bianco ha a disposizione più spazio ma dopo le mosse di sviluppo naturali deve risolvere il quesito di fondo: cosa fare?!? Il Nero mantiene i propri pezzi dietro i Pedoni mantenendo la propria struttura pedonale immutata ed attendendo il momento opportuno per contrattaccare al centro o sul lato di Donna.
Si son verificate numerosi esempi di partite in cui il Bianco falsamente indotto a trarre l’impressione che il Nero non abbia nulla di fastidioso sotto mano si sia lasciato andare a operazioni inutili e dannose rendendosi conto invece del pericolo solo troppo tardi!
La moderna Difesa Philidor è un’apertura molto solida e strategicamente ricca di spunti, in cui si riscontrano svariate strutture pedonali. Alcune di esse sono somiglianti a quelle derivanti da aperture totalmente differenti come epr esempio la Siciliana, la Ruy Lopez e addirittura la Est Indiana.
Il mio auspicio è che la Difesa Philidor possa costituire un’arma affidabile a disposizione del Nero contro il giocatore che gioca di Re. Con l’ordine di mosse indicato risulta praticamente impossibile evitare tale apertura considerando anche che tratteremo in profondità tutti i possibili tentativi da parte del Bianco di evitare le linee principali già dalla terza mossa!
La Difesa Philidor non è così difficile da imparare e non ci sono molte varianti forzate.
[…]
Diversi Maestri e Grandi Maestri hanno incluso la Difesa Philidor nel proprio repertorio come arma preferita contro 1.e4 e saggiamente il lettore potrebbe seguire il loro esempio.
Spesso nella prassi il Bianco delega lo studio di questa apertura in secondo piano dovendo applicarsi a tante altre incombenze teoriche derivanti dalle altre aperture aperte e semi-aperte.
E di fatto la Moderna Difesa Philidor viene ad essere una validissima apertura con numerose possibilità concrete per il Nero e se il Bianco gioca solo a “buon senso” le sue possibilità di ottenere un qualche
vantaggio sono pressoché prossime a zero. Addirittura nel caso in cui il Bianco sottovaluti i momenti critici cercando di ottenere a tutti i costi un qualche vantaggio il rischio per lui di trovarsi in posizioni difficili è davvero concreto.
[…]
Vladimir Barsky
Mosca, Maggio 2010

[La traduzione non è quella originale di Roberto Allievi direttamente dal russo, ma la mia, assai pù modesta, dall’inglese]


Valutazione di Soloscacchi: [rating:5.0]

Per quel che riguarda invece la figura ed il profilo storico di François André Philidor non si può prescindere da quella che è l’opera assoluta di riferimento, ovvero il lavoro dello storico croato Juraj Nikolac “L’héritage de Philidor” edito dalla casa francese Olibris. Un piccolo grande gioiello di storia degli scacchi che ogni appassionato può leggere con estremo diletto. Particolarmente istruttivi sono i capitoli di approfondimento sui legami circa i concetti di strategia introdotti dal grande giocatore francese ed i giocatori delle epoche successive, incominciando dall’influenza avuta su Steinitz fino ad Alekhine ed ai giocatori contemporanei.

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


4 Commenti a Perché non la Difesa Philidor?!?

  1. avatar
    Mongo 7 gennaio 2012 at 11:10

    Che bello leggere queste recensioni di Martin Eden; mi viene quasi la voglia di includere questa difesa nel mio modesto repertorio. 😛

  2. avatar
    Giancarlo Cheli 7 gennaio 2012 at 17:20

    E’ sempre un piacere leggere gli ottimi pezzi e le recensioni di Martin Eden – a proposito, chi è Martin Eden ?! -.
    Anche se io non ho mai giocato 1..e5, concordo pienamente sulle motivazioni di questa scelta “di repertorio”: chissà perchè, un pò contraddittoriamente, nella Partita di Re ho sempre giocato 3.Ae2, – e poi 4.d3 -, un impianto senza pretese, ma ricco di contenuti (una Philidor in contromossa…;), per evitare tutta la teoria e giocare “con la propria testa”.
    Saluti e auguri di buon anno a tutti gli amici di SoloScacchi, da un ex scacchista.

  3. avatar
    Jas Fasola 28 febbraio 2012 at 16:45

    ” Al giorno d’oggi finalmente il computer ha stabilito un verdetto definitivo circa questa linea sentenziando che il Nero non ha scampo in questa linea.” Barsky

    5.0-0 Ae7 6.dxe5 dxe5 7.Cg5 Axg5 8.Dh5 De7 9.Axg5 Cgf6 10.De2 per Houdini e’ dopo 10. … h6 pari/leggerissimo vantaggio Bianco.

    Meglio per Houdini 9. Dxg5 che porta ad un finale discretamente superiore.

    Nella pratica mi sembra si giochi piu’ 9. Dxg5

  4. avatar
    Ivano E. Pollini 4 marzo 2012 at 09:54

    Caro Martin Eden,

    il tuo articolo inizia con una bella riproduzione del ritratto di Philidor e del suo famoso testo “L’Analyse du Jeu des Echecs” pubblicato a Londra nel 1787 (seconda edizione), che invita il lettore a continuare la lettura del tuo pregevole saggio.

    L’articolo ben documentato è istruttivo per il giocatore che desideri avere in repertorio una solida difesa che consenta sia controgioco come anche notevoli possibilità tattiche.

    Indirettamente viene premesso che chi gioca 1..e5 (la più forte prima mossa del Nero dopo 1 e4, secondo Capablanca) può anche doversi confrontare col Gambetto di Re o con la Partita del Centro (Gambetto Danese), prima di poter scegliere la Difesa Philidor.

    L’alternativa è la Difesa di Damiano (2..Cc6), dove si possono incontrare la Partita Scozzese, l’Italiana (+ Gambetto Evans), la Ruy Lopez (Spagnola) + altre minori non trascurabili, come la Ponziani o l’antichissima Partita d’Alfiere di Re (the “truth”), come veniva chiamata ai tempi di Philidor.

    A tal riguardo l’amico Martin Eden esprime la sua opinione sulla scelta fatta con ammirevole candore.

    Nel famoso manuale di Howard Staunton “The Chess-Player’s Handbook”(1847), viene fatta una breve discussione su pregi e difetti di queste due difese (Philidor e Damiano). Così scrive Staunton sulla Philidor: “The way of defending the KP is not so good as 2…N-QB3 (2…Cc6). The Damiano’s defence is 2…N-QB3, the very move adopted by the best players and recommended by the chief authors of the present day. His successor, Ruy Lopez, rejected this defence, considering that White by playing 3. B-QN5 (3. Ab5) obtained an advantage and he proposed instead for Black’s second move 2…P-Q3 (2…d6)” (!).

    Probabilmente la Difesa di Damiano è più forte (così dice la teoria), ma anche la Difesa Philidor ha i suoi pregi!

    Viene giudicata solida e passiva, dalla teoria, peraltro non differentemente dalla vecchia difesa Steinitz (3. Ab5 d6), dalla Difesa Cozio (3. Ab5 Ce7) e dalla Difesa Ungherese (3. Ac4 Ae7, a cui segue …d6).

    Tutte giudicate (lievemente) inferiori da Capablanca nel suo “Primo Libro degli Scacchi”, Mursia (1998).

    Difesa solida e passiva! Ma nel momento in cui un giocatore accetta l’impianto di Philidor: “I Pedoni davanti, i Pezzi dietro”,che l’autore del saggio ricorda molto appropriatamente, è chiaro che la difesa Philidor appaia un po’ ristretta (cramped), poiché sia con…Ae7, che con …Cd7 (Hanham) i due pezzi sono limitati dal pedone in d6.

    Ma vediamo un attimo la Philidor, commentando alcune semplici mosse: 1 e4 e5; 2 Cf3 d6; 3 d4! (Morphy) e 3 Ac4 (Steinitz).

    I Piani sono diversi: con 3. d4 si gioca una partita aperta (Morphy), mentre con 3 Ac4 si tende verso una partita chiusa, alla Steinitz: con Ac4, d3, c3 e o-o-o + possibile attacco di pedoni sull’ala di Re.

    Come può rispondere il Nero?

    Sui testi di Kosten e Bauer, presentati nell’articolo, si trovano molte risposte, più o meno valide, ed io sottolineo alcune di queste mosse, in parte anche basate sulla mia esperienza di gioco (non tutte peraltro raccomandate dalla cosiddetta “teoria”;).

    Le più semplici mosse che ho trovato interessanti dopo 3 d4(!) sono: 3…Cf6; 3…exd4 ed 3…f5(!?). Dopo 3 Ac4 mi limito di solito a sviluppare l’Alfiere di Re, preparando l’arrocco o, come lo chiama Bronstein, il “Castello” .

    La variante di Hanham, 3…Cd7, è piuttosto complessa e andrebbe considerata a parte. Capablanca la tratta male nel suo “Chess Fundamentals” e non presenta la variante più forte. Tuttavia sia Kosten che Bauer la discutono ampiamente e propongono soluzioni interessanti, anche se non tutte “safe”.

    Un solo cenno: dopo 1. e4 e5; 2. Cf3 d6; 3. d4 Cd7 (?!); 4. Ac4 la “main line” propone 4…c6. Bauer suggerisce anche 4…exd4!? che non sembra male. Provare per credere!

    Tuttavia, tutte queste mosse hanno “vizi” e virtù, che Kosten e Bauer discutono con chiarezza. Tutte cose che vanno conosciute prima di giocare la “difficile” difesa Philidor.

    Vediamo in particolare la mossa originale di Philidor: 3…f5 (?!)/(!?), che viene di giocata dopo la mossa del Bianco 3. d4 – il Controgambetto o Contrattacco di Philidor.

    E’ noto che a partire da Tarrasch (The Game of Chess) fino a Fine (Ideas behind Chess Openings) fino a “Modern Chess Openings” (MCO11) di W. Korn, il Controgambetto di Philidor è piuttosto maltrattato!

    In MCO 11, per esempio, si legge il seguente commento:”3…P-KB4?! (3…f5 ?!) was played in the good old days, but it is just too risky in this scientific age.”

    Tuttavia la mossa è giocabile! C’è un intero libro su questa variante “The Dynamic Philidor Counter-Gamit” di James R. West., Chess Digest, Inc (1996), che andrebbe letto prima di avventurarsi inne Contro-Gambetto di Philidor. Certo NON bisogna temere la sconfitta (che ogni tanto arriva), but… Black’s move 3…f5 (!?) is fun!

    Spesso scelgo questa difficile variante tattica in “off-hand games”… giocando per perdere, come diceva Tarrasch..e si vince pure… Sapessi Martin quante cose si imparano da un punto di vista tecnico e psicologico!

    E poi studiamo le partite di Morphy, dove il grande Campione gioca 3…f5 e cerchiamo di imparare qualcosa: Staunton & Owen vs. Morphy & Barnes; Barnes vs. Morphy [Barnes was a fine player]; Bird vs. Morphy, etc. (!)

    E allora?

    ….ma un po’ di Scetticismo positivo e du Romantisme, que Diable!

    Grazie Martin Eden per questo saggio illuminante ed istruttivo.

    Complimenti vivissimi

    Ippi (Ivano E. Pollini)

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