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Lo sbaglio secondo Zenone

Scritto da:  | 7 ottobre 2011 | 2 Commenti | Categoria: Libri, Recensioni

Il buon giocatore ha sempre delle possibilità”
(José.R.Capablanca)

Il libro che vi propongo in questa occasione è un romanzo sugli scacchi, anzi sugli scacchisti, e non poteva essere altrimenti visto che l’autrice per anni ha giocato attivamente: “Lo Sbaglio” di Flavia Piccinni1 [ed. Rizzoli, 2011, € 18,50].

Fin dalle prime righe la Piccinni ci racconta di Torri in h3 e Alfieri in c8, ma anche di e4 e di Partita del Centro, di tornei, avversari e del suo obbiettivo finale: qualificarsi per le Olimpiadi. Il punto di vista è quello di Caterina, una giovane e mediocre studentessa di farmacia ma ottima scacchista che abita a Lucca. Quest’ultimo non è un particolare secondario nell’economia del romanzo perché è proprio all’interno di questa città e delle sue celeberrime mura che si muoveranno i personaggi decadenti, così come la nobiltà dei palazzi in cui vivono: la madre, in un continuo rapporto di amore/odio con la figlia, che gestisce la farmacia di famiglia e che Caterina dovrà prima o poi sostituire, percorrendo quello che sembra il suo ineluttabile destino; il padre, un genitore assente, mediocre uomo d’affari, causa ultima del crollo economico – e non solo – della famiglia; la nonna, donna del Sud abituata a gestire l’esistenza in maniera pragmatica senza spazio per il sentimentalismo; il fratello, ragazzo viziato e incapace di crescere; un fidanzato che non ama e un altro uomo che entra nella sua vita senza un motivo e amici che non si riveleranno tali. Poi c’è lei, Caterina, che non è abituata a gestire se stessa e che ha vissuto accondiscendente all’ombra della madre. Ora dovrà scegliere, prendere decisioni importanti ed inaspettate perché intorno a lei tutto sta crollando: la famiglia, la tranquillità economica, gli affetti.

Il romanzo è un pugno allo stomaco, una battaglia senza esclusione di colpi, un vorticoso susseguirsi di avvenimenti che al lettore-scacchista fa subito venire in mente la frase di Kasparov : “Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista”. È uno scontro tra generazioni di donne, anzi, di Regine, dove gli uomini sono solo pedoni, incapaci di tornare indietro. Sulla scacchiera della vita Caterina, sua madre e la nonna si muovono veloci e feroci, ognuna cercando il piano più conveniente e dettano, con le loro mosse giuste o sbagliate, condivisibili o meno, trasparenti o meschine, i tempi del gioco e la strategia. Caterina è una scacchista che troppo presto si è trovata a giocare un finale difficile e il suo piano è chiaro: vuole darsi un’altra possibilità perché negli scacchi “il buon giocatore ha sempre delle possibilità” (Capablanca).

È in definitiva il racconto di vite spezzate, di sconfitte ed egoismi, dove tutto ruota intorno al denaro, meglio, all’aridità dei personaggi indotta dal denaro che mostra una vita falsamente facile che costringerà Caterina a fare scelte dolorose e difficili perché la fine di tutto possa rappresentare un nuovo inizio: se stessa.

Una lettura coinvolgente che vi costringerà ad usare tutte le vostre risorse mentali per difendervi da questo atroce “attacco all’arrocco” dell’autrice. Il lettore scacchista, abituato alle responsabilità del nostro gioco, si sorprenderà nell’accorgersi di voler prendere delle decisioni per conto dei personaggi o quantomeno nello sperare che vedano la mossa giusta (ma questo non accade mai, ve lo assicuro) ecco perché all’inizio di queste righe ho detto che è anche un libro sugli scacchisti.

Infine vorrei segnalare la figura del maestro di scacchi di Caterina, Reuben, una sorta di Bruce Pandolfini (Ben Kingsley) in “Searching for Bobby Fischer”, che non entra mai nella vita dell’allieva, che a sua volta non gli chiede alcun aiuto, perché sa che la partita dovrà giocarla da sola.

Per condurvi per mano alla lettura di questo magnifico romanzo, da conservare nella biblioteca scacchistica, solo alcune righe:

“(…) Chiudo gli occhi e ritorno a quando per me c’erano solo gli scacchi.

Pedone e4. “Papà non c’è.”

Pedone e5. “Papà non c’è mai stato.”

Pedone d4. “Papà non è venuto.”

Il pedone il e5 mangia quello in d4. Ecco una nuova partita del centro. Gioco sola, e intorno a me scompare ogni cosa. Lento il pensiero si attorciglia su se stesso. La voce di Carlo si fa sottile, assomiglia a un lamento, e i pezzi si muovono veloci.”

Buona lettura!

1 Giovane scrittrice tarantina di origine ma trapiantata a Lucca, vincitrice del premio “Campiello Giovani 2005”.

avatar Scritto da: Zenone (Qui gli altri suoi articoli)


2 Commenti a Lo sbaglio secondo Zenone

  1. avatar
    Fabio Lotti 7 ottobre 2011 at 10:15

    Scrivo quello che ho scritto per Bilguer74 e cioè che il libro va letto anche per la recensione… :)

  2. avatar
    Mongo 7 ottobre 2011 at 17:23

    Ti assicuro che nella mia libreria un testo del genere non tarderà ad entrare. 😛

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