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Lo sbaglio secondo Bilguer74

Scritto da:  | 7 ottobre 2011 | Categoria: Libri, Recensioni

«Crolliamo noi. Lo hai capito?» aggiungo, mentre indico il soffitto affrescato, la porta del bagno decorata, il mappamondo che mamma gli ha regalato per i suoi undici anni. Tutto è così vecchio, così antico, che anche l’aria sta per finire.
Carlo fa spallucce. «È impossibile» commenta, tranquillo, passandosi una mano fra i capelli. Poi arriva Marlena con la camicia stirata. Lui l’afferra e, senza neppure ringraziarla, la indossa.

«Qui non cambierà mai niente.» Sorride.

(Flavia Piccinni, Lo sbaglio)

Talvolta si ha l’impressione di camminare dentro una cartolina. Il cielo terso, la cerchia di mura alberate, le piccole chiese a punteggiare ogni strada, tutto sembra perfetto in questa Lucca. Come in un souvenir acquistato in una bancarella, Flavia Piccinni nel suo “Lo sbaglio” (edizioni Rizzoli, 2011), capovolge la sfera di cristallo e la neve comincia a cadere sulla piccola provincia toscana.

Sarà una settimana di tormenti per la famiglia Pagliai, esponente dell’alta borghesia cittadina. La protagonista, Caterina, studentessa in farmacia senza vocazione e ambiziosa giocatrice di scacchi, si muove incerta, nervosa, sospesa tra il fidanzato Riccardo e l’amante Duccio, tra un padre senza il senso per gli affari ed una madre sull’orlo di una crisi di nervi, tra un fratello drogato ed una nonna oppressiva.

Il dubbio dell’alternativa e il rischio della scelta costellano il libro di sbagli irreparabili, che travolgono la famiglia fondata sul sangue, questo sangue che impasta la terra e affonda alle radici occultate, fatte di matrimoni d’interesse, opportunismi, infedeltà. Lo scenario che emerge non risparmia nessuno. Ogni apparenza è presa al guinzaglio, ogni facciata nasconde una crepa, ogni sorriso è smorzato da un’intima inquietudine. Il fatalismo gattopardesco del fratello Carlo (“Qui non cambierà mai niente”) va ad infrangersi con la cruda realtà, che non si limita a denunciare una crisi in senso decadente, ma evidenzia un’autentica implosione dell’istituzione familiare, che crolla come un castello di carte a fronte delle spinte centrifughe di ogni singolo individuo.

Gli imperdonabili, questo in un primo momento doveva essere il titolo, ammiccante a Moravia, del romanzo di Flavia Piccinni.

Io non voglio che nessuno mi chieda scusa, perché non voglio perdonare nessuno.”

Nessuna speranza di redenzione, come in “Adesso tienimi”, primo romanzo della giovane scrittrice lucchese, di origini tarantine, o c’è una seconda possibilità per Caterina?

Un semaforo rosso. Inchiodo. La via Romana è una lastra di ghiaccio. Un passante corre sulle strisce, perde l’equilibrio, la gamba s’alza abbozzando nell’aria una L, assomiglia a un Cavallo sulla scacchiera, le mani s’allungano nel vuoto, e l’uomo scivola, cade di schiena, la faccia corrugata è dolorante. Si tira su a fatica. Sarebbe una scena comica, eppure non rido. Sono troppo nervosa.”

Qui comincia un secondo percorso di lettura. Gli scacchi, palcoscenico dell’errore per antonomasia, vivono sullo sbaglio, in un perenne percorso ad ostacoli, volto ad evitare a tutti i costi il fantasma della sconfitta. Flavia Piccinni, seconda nazionale, conosce gli scacchi, non li nomina con intenti coreografici o bozzettistici.

La loro dimensione, più che metaforica, assume le sembianze della fulgida ossessione, quella che folgorò Marcel Duchamp nel suo percorso artistico o che colpì Paul Morphy, autentico mito che trasfigura nell’incubo della protagonista. Ne sa qualcosa Reuben, il maestro di Caterina, predestinato agli scacchi sin dal nome di battesimo, prigioniero per consapevole scelta di questo vascello in bianco e nero dal quale non saprà mai scendere.

Inaspettatamente, di fronte al naufragio di ogni certezza, quando tutto sembra ormai perduto, gli scacchi rappresentano per Caterina l’ancora della salvezza, il riscatto di ogni delusione che ha il dolce sapore di una vittoria.

Un libro assolutamente da leggere, che per la prima volta in letteratura coniuga le sessantaquattro caselle al femminile, consacrando Flavia Piccinni, già premio Campiello giovani nel 2005, come una delle più interessanti voci del panorama letterario italiano.


avatar Scritto da: Riccardo Del Dotto (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Lo sbaglio secondo Bilguer74

  1. avatar
    Fabio Lotti 7 ottobre 2011 at 10:13

    Diciamo che il libro va letto anche solo per la recensione… :)




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  2. avatar
    Marramaquìs 7 ottobre 2011 at 21:33

    …e che, viste le due recensioni qui apparse, possiamo fin d’ora pensare a chi regalarlo per il prossimo, già non troppo lontano, Natale…




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  3. avatar
    Paolo 18 ottobre 2011 at 18:20

    Ciao Riccardo
    Ho letto il libro un paio di volte… grazie per avermi detto della terza partita che fa Caterina.
    Non lo avevo proprio notato. Sarei davvero curioso di sapere, oltre a te, in quanti leggendo questo libro lo hanno capito.
    Ciao Paolo




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  4. avatar
    Bilguer74 18 ottobre 2011 at 20:20

    La stessa costruzione della trama, che non è lineare come può sembrare in apparenza, accresce i meriti del romanzo. Ciao!
    Riccardo




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  5. avatar
    Mongo 19 ottobre 2011 at 00:15

    Non dite altro o mi rovinerete il piacere della lettura!! 😉




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