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Il Mantovano

Nessuno conosceva la sua storia, tanto meno quelli del direttivo. Era il loro ‘piccolo mistero’ ed a modo suo lavorava duro – e quanto loro – per l’imminente Campionato Italiano a Squadre. Ci misero del tempo per riconoscerlo, perchè quel ragazzo non piaceva a nessuno del direttivo. Il primo giorno che mise piede al circolo, lo sospettarono tutti di essere una spia al soldo di uno degli altri circoli della provincia. Fin dall’inizio quel ragazzo aveva fatto loro una cattiva impressione. Arrivava a malapena ai quaranta e sembrava abbastanza gracile per la sua età. Disse di chiamarsi Paolo Orlandi e di voler giocare il campionato nella squadra del loro circolo. Tutto qua; non una parola, non una spiegazione di più. E rimase immobile, in attesa. Non un sorriso né un lampo nel suo sguardo. L’ardito Alberto Giudici, il presidente del circolo, si sentì attraversare da un brivido. Stava di fronte a qualcosa di proibito, terribile, insondabile; negli occhi scuri di quel ragazzo si rifletteva qualcosa di velenoso, che gli ricordava un serpente. I suoi occhi passarono dalle facce dei membri del direttivo fino alla tastiera del computer, a cui stava lavorando industrioso Enzo Imperiale. Gli occhi si posarono per un attimo su quelli dell’uomo proprio quando, per caso, lui stava sollevando la testa; ed anch’egli fu afferrato da un emozione indefinibile e fu costretto a rileggere la riga per riprendere il filo della lettera che stava scrivendo. Alberto Giudici gettò un’occhiata interrogativa verso Dario Scotti e Massimo Porzio, che a loro volta risposero con uno sguardo altrettanto interrogativo. Quell’esile ragazzo era l’Ignoto, con tutte le minacce che l’Ignoto comporta; era impenetrabile, qualcosa che sfuggiva a tutte le loro nozioni. Giudici, sempre il più impulsivo, il più tempestivo nell’agire, ruppe il ghiaccio per primo.

Benissimo!” disse freddamente. “Tu vuoi lavorare per il circolo, vuoi giocare il campionato con la nostra squadra. Ottimo! Togliti la giacca. Appendila là. Seguimi… Ti faccio vedere dove sono gli stracci. I pezzi e le scacchiere sono sporchi. Comincia a raschiarli, poi ci sono anche gli orologi… E poi il pavimento e le finestre…“.

E’ per poi giocare nella vostra squadra?” chiese Paolo.

Certo, per un posto nella squadra” disse Giudici.

Paolo Orlandi guardò tutti con freddo sospetto, poi si tolse la giacca. “Bene!” esclamò. Nient’altro.

E così, giorno dopo giorno, grattava, raschiava e puliva. Portava via la cenere dall’androne. “Posso dormire qui?” chiese un giorno.

Ah!  Eccoci dunque – la spia è al lavoro! Dormire nei locali del circolo significava avere accesso ai segreti, alle liste dei nomi dei giocatori, all’ordine di scacchiera, alle aperture che si intendono giocare ed alle mosse novità che emergevano il venerdì sera nelle analisi per gli incontri della domenica. Il permesso gli fu negato ed Orlandi non tornò più sull’argomento. Non sapevano dove dormisse e come si nutrisse. Un giorno quella sagoma di Porzio gli offrì qualche Euro, ma Orlandi rifiutò con un cenno della testa. Quando Scotti insistette per farlo accettare, rispose solo: “Io lavoro per il circolo.

Ci vogliono soldi per le attività del circolo ed il direttivo era, come sempre, in bolletta. Lo sponsor, il signor Porzio, rimandava sempre il pagamento del dovuto alla prima promozione alla serie superiore, ma giocando anche lui nella squadra sapeva benissimo che, per colpa sua, questo era impossibile che avvenisse. C’erano momenti in cui la sorte del circolo sembrava dipendere da una manciata di Euro. Quando accadde la prima volta, con il pagamento dell’affitto in ritardo di due mesi e con le minacce di sfratto del proprietario, Paolo Orlandi, quel ‘pulitore di pezzi’ depositò il bando di un torneo a Mantova sulla scrivania di Dario Scotti, aggiungendo: “Vado, batto lo Slavo e torno con i soldi per l’affitto e per iscrivere la squadra al CIS!“. Tutti aggrottarono la fronte senza proferire parola, senza trovare il coraggio di fargli domande. “Chissà? Forse è un grande spirito, un solitario… Non saprei“, disse Porzio sconsolato. “Non è umano!” aggiunse il Giudici. “La sua anima è arida” gli fece eco Enzo Imperiale, “come se ogni cosa gli fosse stata distrutta: la luce, il sorriso. E’ come se fosse morto, eppure è terribilmente vivo!“. Paolo non poteva piacere a quelli del direttivo. Non parlava, non domandava, non suggeriva. E mentre loro continuavano a discutere sul tragico bilancio del circolo, lui se ne stava là, ad ascoltare impassibile, privo di ogni espressione, un morto vivente, tranne che per gli occhi che scorrevano da un oratore all’altro, occhi penetranti come dardi di ghiaccio incandescenti. “Non è una spia“, sbottò Alberto Giudici, “è uno di noi, fidatevi, il più grande di tutti noi. Lo sento, me lo dicono la testa ed il cuore. E comunque per me resta un mistero.“.

Io parto domani per Mantova“, disse Orlandi all’improvviso, “lo Slavo si ferma là solo pochi giorni. Lo posso battere e così avere i soldi che ci servono, se avete bisogno di me, mi trovate al cellulare… “.

Ora dovrai stare molto attento e giocare con astuzia“, gli suggerì Dario Scotti e Giudici concludendo: “Saremo tutti al tuo fianco, sei tutti noi!

Due giorni dopo, in quel di Mantova, si svolse l’attesissima partita contro lo Slavo e noi di SoloScacchi ve la presentiamo in esclusiva mondiale, con i commenti dello stesso Paolo.

Orlandi Paolo (1650) – Popòvich Fabio (1831)

1. e4, c5; 2. Cf3, Cc6; 3. d4, cxd4; 4. Cxd4, Cf6; 5.Cc3, d6; 6. Ag5, e6; “E’ una siciliana:  Richter-Rauzer, l’ho portato a giocare contro la mia preparazione casalinga.

Posizione dopo la sesta mossa dello Slavo

7. Dd2, Ae7; 8. f4, O-O; 9. O-O-O, Cxd4; 10. Dxd4, Da5; 11. e5, …

Posizione dopo 11. e5

Solo dopo averla giocata mi sono reso conto che proponevo il cambio delle donne, in quanto dopo dxe5, se avessi ripreso con fxe5, sarei andato incontro alla spiacevole Td8!“.
11. …,  dxe5; 12. Dxe5, …

Ma perchè giocare 12. fxe5?

Ho comunque pensato: sono il giocatore più debole, forse il cambio delle donne in questa posizione mi avvantaggia, meno minacce sul mio arrocco“.
12. …, Db6?;

Il nero rifiuta il cambio, ma è un errore

Dopo averci pensato tanto, anzi parecchio, esaminando  solo mosse timide, sono passato all’attacco rendendomi conto di poter guadagnare un pezzo!“.

13. Ca4!, …;

Mossa da punto esclamativo!!

La Donna può andare solo in c6 (se Db4 segue Td4 e la Donna è persa), così poi potrò fare Ab5 e di nuovo l’unica per la Donna sara’ prendere il pedone in g2, aprendomi la colonna g dove, dopo aver posizionato la torre h1 e scacciando la regina potrò guadagnare il pezzo sfruttanto l’inchiodatura del re e gettando le basi per la vittoria”.

13. …, Dc6; 14. Ab5, Dxg2; 15. Thg1, Dh3;

Quando il gioco si fa duro, i duri...

16. Axf6, Axf6; 17. Dxf6!, De3+;  18. Rb1, g6; 19. h4, h5; 20. Ad3 “ed il nero abbandona“.

Vittoria!! Il circolo è salvo.

1-0
Rivediamola:

Paolo Orlandi era sfinito, nonostante la miniatura, per lui era stata una faticaccia;  lo Slavo, sportivamente, gli porgeva la mano per complimentarsi. Gli tremavano le gambe, era sfinito, stremato, ma al solo pensiero che con i soldi guadagnati l’amato circolo poteva continuare a vivere ed anche iscrivere una squadra al CIS, un sorriso gli illuminò il viso.

La vicenda qui narrata è frutto della mia fantasia e di quella di Jack London, ma il circolo scacchistico, quello di Novi Ligure, ed i personaggi nominati esistono veramente. Ecco questo vuole essere un mio personale omaggio agli amici novesi, anche a quelli qui non nominati; ci ho lasciato un pezzo di cuore lì a Novi, sono stati 5 anni bellissimi. Grazie.

Un abbraccio particolare all’amico Paolo; grazie per avermi dato la possibilità di scrivere quest’articolo utilizzando una tua, spettacolare, partita.

Un particolare ringraziamento per la sua partecipazione è doveroso farlo anche allo ‘Slavo’, Fabio Popòvich.

Mi raccomando, se passate da Novi Ligure il venerdì sera, una puntata al circolo scacchistico, che è proprio di fianco alla stazione ferroviaria, è d’obbligo: gente simpatica, ottimi scacchisti e, poi, con un po’ di fortuna può scapparci una polentata o una focacciata da favola. Assolutamente da non perdere, parola del Vostro Mongo!!

Qui ci scappa la parola ‘concorso’: chi è il personaggio raffigurato nella foto ad inizio articolo?

avatar Scritto da: Mongo (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a Il Mantovano

  1. avatar
    Jas Fasola 9 febbraio 2012 at 10:03

    Sapevo che lo Slavo si poteva battere solo sorprendendolo in apertura!
    Avrebbe dovuto pero’ studiare un po’ di piu’ e sapere che bisogna giocare Dxe5 e non Db6? C’e’ anche una Barczay-Mihalcisin, Kecskemet 1983 che finisce spettacolarmente con 17.Dxf6 g6 18. Th1 Dg2 19. Th6 e5 20. Tdh1 Af5 21. T6h2 Df3 22. fxe5 Tfc8 23. Dh8+!! e poi matto

    • avatar
      fds 9 febbraio 2012 at 12:05

      > 19. Th6

      Ma non c’è un pedone in h2?

      • avatar
        Jas Fasola 9 febbraio 2012 at 13:54

        giusto, Mihalcisin ha giocato 15. … Dxh2 anziche’ 15. … Dh3

  2. avatar
    Luca Monti 9 febbraio 2012 at 11:09

    Davvero bello questo pezzo.Brumm,Brummmmm,quando passava lui anche
    gli uccelli perdevan le ali. :grin:

    • avatar
      Mongo 9 febbraio 2012 at 14:07

      … A fari spenti nella notte!!! ;-) Bravo, proprio lui!

  3. avatar
    Claudio 9 febbraio 2012 at 12:50

    il personaggio della foto è il GM Lev Polugaevsky ?

  4. avatar
    Massimiliano Orsi 9 febbraio 2012 at 15:30

    No. Nuvolari.

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