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i Re degli scacchi: Victor Korchnoj

Scritto da:  | 6 giugno 2016 | 31 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Alexandr Kotov e Mikhail Judovich due falsari della storia, Botvinnik un anfitrione, Smyslov occupava posti che non gli spettavano, Igor Bondarevskij un uomo senza scrupoli, Geller genio e malvagità, Furman permaloso e vendicativo, Averbach un ruffiano, Keene ambiguo e “incancrenito dalla sete di profitto”, Karpov un ragazzino maleducato, Polugaevskij un vigliacco, Petrosian il diavolo in persona con sua moglie Rona più diavolessa di lui. Prendere o lasciare. Victor Korchnoj si presenta così nella sua “Autobiografia in bianco e nero” pubblicata da Caissa Italia. Più nero che bianco. Le spara su tutto e su tutti anche se non mancano doverosi riconoscimenti ed elogi (pochi). Il risentimento, l’astio e perfino il pettegolezzo (la moglie di Petrosian che telefona a quella del Nostro per informarla che le sono cresciuti due bozzi sulla fronte) sono spalmati in maniera abbondante su molte delle duecentosessantuno pagine di questa mostruosa autobiografia. Niente è taciuto, tutto è detto. Anche il di più. La vita come gli scacchi. Forte, dura e appassionata.
Il terribile Victor nasce a Leningrado nel 1931 da un insegnante di lingua e letteratura russa e da una pianista diplomata. Che non vanno d’accordo e si separano contendendosi il figlio. Il piccolo ora sta con il padre e l’amata nonna paterna, ora con la madre, ora con la matrigna che gli vuole molto bene. Cresce durante la guerra. Il suo sogno è quello di diventare attore ma non ha una buona pronuncia. Diventerà attore delle sessantaquattro caselle. Il primo a presagirlo è il maestro Andrei Batuev “Diventerai Maestro” gli disse una volta che lo vide giocare alla cieca e “Diventerai Grande Maestro” quando riuscì a pattare con Tolusch. Una mano, anche se per poco tempo, gliela dà Vladimir Zak un insegnante molto esperto ed un grande allenatore. Nel 1947 vince il Campionato juniores dell’Urss. Il cammino verso le alte vette degli scacchi è iniziato. Nel 1954 si becca il titolo di Maestro internazionale e l’anno successivo quello di Grande Maestro. Quattro anni dopo si sposa con una armena conosciuta sulle coste del Mar Nero. Il connubio porta bene perché nel 1960 vince il campionato dell’Urss che lo lancia nel firmamento degli scacchi.

Al torneo interzonale di Stoccolma del 1962 Korchnoj incontra uno dei pochi giocatori di cui ha un buon ricordo “Alla scacchiera il suo comportamento era sempre impeccabile: era sempre molto ben vestito, un po’ all’antica (niente t-shirt, felpe o scarpe da ginnastica, tanto amate da moltissimi giocatori di oggi) ma con cura, prestando attenzione ad ogni dettaglio. I suoi abiti apparivano semplici ma eleganti e si poteva immaginare che quel ragazzo di Brooklyn avesse uno stuolo di valletti al seguito! Beh, il carattere di ognuno si manifesta nel suo gioco. E Fischer, solitamente, giocava a scacchi con quella stessa semplicità ed eleganza”(V.Korchnoj, op. cit. pag.54). Per dovere di cronaca segnalo che la partita fu vinta dall’asso americano. Non sto qui a sottolineare tutti i successi ottenuti dal Nostro mentre scorrono gli anni. Sottolineo, invece, quale sia il suo approccio mentale al gioco che lo ha reso così famoso “Dopo ogni sconfitta affronto la partita seguente con l’intento di rimettermi in pari vittoria o morte”. Nessun’altra via di mezzo.


Facciamo un bel salto e andiamo all’indimenticabile match con Karpov disputato a Mosca nel 1974 che di roba ce n’è ancora parecchia. Chi per primo vince cinque partite, o chi è in vantaggio di punti dopo ventiquattro partite, sarà lo sfidante del campione del mondo, il già citato Bobby Fischer. Si rivelerà uno degli scontri più cruenti della storia degli scacchi. A giudizio di Korchnoj tutto è in favore di Karpov a partire dai secondi di gran lunga superiori a quelli che lavorano per lui, tutto a sfavore suo che non voleva nemmeno giocare a Mosca. L’inizio è travolgente per Karpov che si porta in vantaggio di tre punti. Poi crolla fisicamente e il “Terribile” riesce a batterlo due volte. Sembra che l’aggancio sia vicino ma il “ghiacciolo di Mosca” si riprende e mantiene il vantaggio. E’ il nuovo sfidante al titolo mondiale. Già alla cerimonia della premiazione, considerata da Korchnoj quella della sua “umiliazione”, capisce che se ne sarebbe andato via dal suo paese dove imperano la macchina burocratica ed i servizi segreti. Dove manca la libertà e tutto è deciso, anche negli scacchi, dall’alto. Di lì a poco tempo, sfruttando il fatto di essere potuto uscire dalla Russia per un torneo, chiede asilo politico al governo olandese mentre la moglie e il figlio restano in patria. In Svizzera durante una simultanea, complice il libro galeotto “Anna Karenina”, conosce la signora Petra Leeuwerich che da qui in avanti avrà un posto di riguardo nella sua vita. Ritornato in Olanda si sistema ad Amsterdam sempre con il pensiero fisso sulla rivincita. “Rincorrerò Karpov per mare e per terra e lo inchioderò davanti alla scacchiera” dichiara ai quattro venti. E il momento cruciale arriva nel 1978. Nella selezione dei Candidati fa fuori Petrosian (l’odiato Petrosian), Polugaevskij e Spassky. Il nuovo scontro avviene a Bagujo nelle Filippine. Ed è un nuovo, tremendo un calvario. Per entrambi. Sebbene il modo di giocare sia diverso alla fine il gioco si bilancia per ben ventuno volte. Ma Karpov vince per sei volte e Korchnoj per cinque. Come in precedenza un solo punto divide i due contendenti. E non mancano polemiche. Vedi il dondolio fastidioso del campione del mondo sulla sedia (questo dondolio irritante della sedia si ritroverà anche in incontri con altri giocatori. Si saranno passati la parola…) e l’apparizione nella sala da gioco di uno psicologo che influisce negativamente sul gioco dello sfidante e di due yogi (due praticanti dello yoga tanto per capirci) che lo aiutano nella rimonta. Per chi ci crede, naturalmente. La sconfitta è amara. Korchnoj presenta ricorso al Tribunale internazionale dell’Aja chiedendone invano l’annullamento.


Un altro salto e si passa ad un altro ciclo mondiale. Ancora una volta Petrosian e ancora una volta vittoria. Anche se sofferta. Di nuovo Polugaevskij e di nuovo vittoria. Più sofferta della precedente per essere stata decisa da uno spareggio. Infine Robert Hubner, l’occhialuto, barbuto e stravagante Hubner che con il punteggio in parità se ne va letteralmente via dalla sede di gioco. Avrà avuto altre cose più importanti da fare. Eccoci giunti allo scontro di Merano del 1981 così descritto dallo stesso Korchnoj “Il match fu una catastrofe totale sotto ogni aspetto, soprattutto sulla scacchiera dove fui massacrato senza appello. Vinsi due partite e ne persi sei con dieci patte, in totale 7-11”. Un bollettino scarno degno di Cesare. Il 4 luglio 1982 finalmente la sua famiglia può avere il permesso di venire via dalla Russia. Ma ormai i legami con la moglie si sono allentati. Anche il rapporto con il figlio è piuttosto teso. E’ divorzio. La sua nuova vita sarà con Petra Leeuwerik che sposerà nel 1992 dopo avere ottenuto la cittadinanza svizzera. Questo colosso degli scacchi ha praticamente giocato con tutti i più grandi campioni del presente e del passato. Anche con uno già belle morto e sotterrato da un pezzo. Sì, avete capito bene. Con un defunto, Geza Maroczy per essere più precisi, attraverso un medium che trasmetteva le mosse provenienti dall’aldilà. La partita durò parecchi anni ma alla fine il Nostro riuscì a spuntarla. Implacabile anche con gli spiriti. Korchnoj è ancora in piena attività sia come giocatore che come allenatore. Vive in Svizzera, ha una casa, la moglie, gli amici, ha accettato lo stile di vita di questo paese, ha perfino ricevuto una laurea ad honorem dall’Università della Moldova. Qualche acciacco è inevitabile ma la passione e la grinta sono le stesse di prima.


A questo punto, come faccio spesso, ero pronto ad un finale che mi ricollegasse in qualche modo all’inizio, all’impatto brutale di questa sorprendente personalità. Ma poi ho trovato le parole giuste proprio in quelle espresse dal grande campione e lottatore. Altre non potrebbero essere migliori “Gli scacchi sono la mia vita, tutta la mia vita. La mia prima preoccupazione è sempre stata l’utilità del mio lavoro ai fini dello sviluppo del gioco. Non importa se ho avuto una vita difficile, né quanto apertamente io sia disposto a parlare dei miei conflitti con lo stato sovietico e i miei avversari del passato: per me, alla fin fine, l’unica cosa che conta sono gli scacchi”.

Il solito sentito e doveroso ringraziamento alla prestigiosa rivista L’Italia Scacchistica!

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


31 Commenti a i Re degli scacchi: Victor Korchnoj

  1. avatar
    Luca Monti 11 marzo 2012 at 11:38

    I racconti della collana – I Re degli scacchi -,nacquero sotto una
    buona stella e con un Fabio Lotti ispirato.Trascorsi alcuni anni,si
    rileggono sempre con piacere.

  2. avatar
    Giancarlo Cheli 11 marzo 2012 at 13:23

    😉 Resoconto sintetico, completo e ineccepibile, opera di un ” misurato e partecipe ” Fabio Lotti.
    Eccezionale la penultima foto di Korchnoj e R. Keene : è la copertina di un vecchio numero del British Chess Magazine ( mi ci ero abbonato tramite Enrico Paoli ), che conservo ancora nel mio ” archivio” scacchistico in garage…

  3. avatar
    danilo 11 marzo 2012 at 14:37

    fabio ti scongiuro
    fai i pdf di questa collana x il download
    ti ci vuole 1 minuto!!
    grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
    😉 😉 😉 😉 😉 😉

  4. avatar
    Fabio Lotti 11 marzo 2012 at 15:21

    Caro Danilo
    con il computer so appena scrivere e spedire gli articoli. Ringrazio sempre la Redazione per le magnifiche foto e sono contento che questi vecchi pezzi piacciano ancora a diverse persone. Occhio, però, che dopo il pezzo serio arriva la cazzata… 🙂

    • avatar
      danilo 12 marzo 2012 at 08:14

      scusa ancora Fabio
      fare un pdf vuol dire:
      quando hai finito di scrivere l’articolo premere stampa e selezionare la stampante “finta” che anziche’ stampare fara’ il pdf.
      la stampante finta e’ un programmino gratis(ne trovi 1000) e tu non devi fare nulla.
      il pdf lo mandi al sito che lo mette a disposizione affianco al tuo articolo.
      ciao!!

      • avatar
        Jas Fasola 12 marzo 2012 at 10:12

        Guarda che lo puoi fare benissimo anche tu… fai cosi’
        1) copi articolo e foto qui sotto in un foglio in word
        2) stampi/salvi con PDF Creator

        • avatar
          Jas Fasola 12 marzo 2012 at 10:12

          copi articolo e foto qui sopra ovviamente

          • avatar
            danilo 12 marzo 2012 at 22:24

            ho trovato una soluzione che puo’ piacere a molti
            ho installato l’addon x FF reability
            in pratica cliccando sull’icona messa a disposizione sul browser appare il solo articolo ripulito dalle spalle testata e pubblicita pronto x la stampa virtuale
            ottimo!
            ciao

  5. avatar
    Giancarlo Cheli 11 marzo 2012 at 15:41

    😯
    Caro Lotti.., si astenga dalle cazzate, e piuttosto ci dica come mai – almeno così mi risulta dalla letteratura scacchistica “per multos annos”, il terribile Viktor non aveva grande considerazione di Tal( che peraltro aveva battuto diverse volte )..

    • avatar
      massimo Benedetto 12 marzo 2012 at 14:39

      Il principale motivo fu che Tal risultò tra i firmatari della lettera collettiva di proscrizione contro il “traditore della patria” Korchnoi, indirizzata dal Comitato dello Sport Sovietico a tutti i grandi maestri nazionali.
      Secondo Korchnoi la decisione di Tal fu frutto di vigliaccheria.
      Tra coloro che si rifiutarono di firmare (gli unici casi mi pare) ci furono Spassky e Botvinnik. Quest’ultimo chiuse la sua risposta al comitato con le testuali parole: “io non scrivo lettere collettive, so scriverle da solo!”.
      Il motivo secondario fu invece l’aiuto come analista e sparring partner che Tal (insieme a Geller, Furman ed altri) diede a Karpov prima e durante il match di Bagujo, un match che come è noto Korchnoi ha sempre ritenuto “truccato”.

      • avatar
        Mongo 13 marzo 2012 at 11:02

        Di sicuro Bronstejn non firmò quella lettera!!

  6. avatar
    Fabio Lotti 11 marzo 2012 at 16:07

    Giancarlo sinceramente non me lo ricordo. Questi sono pezzi tratti da letture di tanti anni fa. Ogni giorno la memoria mi dà una coltellata alla schiena.

  7. avatar
    Mongo 11 marzo 2012 at 19:07

    Il prossimo 23/03 nonno Viktor compirà 81 anni. Auguroni.

  8. avatar
    Gerhard 12 marzo 2012 at 15:02

    Complimenti Fabio!
    Avanti cosi!

  9. avatar
    Controgambetto 13 marzo 2012 at 10:10

    Bell’articolo! Letto tutto di un fiato e con in fondo quel gusto amaro che ne avrebbe voluto ancora.. Il terribile victor.. Una persona veramente da conoscere. Complimenti ancora a lotti e cento di questi piccole digressioni ( con certo qualche cassatina ad intervallare..)

  10. avatar
    Mongo 6 giugno 2016 at 22:40

    Per onorare il terribile Viktor Korchnoj, riproponiamo quest’articolo del nostro amico Fabio.
    😥

    • avatar
      danilo 7 giugno 2016 at 09:12

      Ciao Mongo, è possibile trovare un posticino per inserire il “cerca?” mi pare ci fosse, forse in spalla (è solo un widget da accendere), mi aiuterebbe a trovare le cose tra gli n mila articoli. grazie.

  11. avatar
    alfredo 7 giugno 2016 at 09:01

    ADDIO VIKTOR
    IMMORTALE

  12. avatar
    Fabio Lotti 7 giugno 2016 at 09:26

    Onorato e gratificato oltre i meriti per avere scelto questo articolo in ricordo del grande, “terribile” Victor.

  13. avatar
    rossi roberto 7 giugno 2016 at 10:48

    Alle 18,38 di ieri l’Ansa ha battuto la triste notizia della morte ad 85 anni del nostro leggendario Korchnoi. Se ne è andato un altro “Grande”. Addio Viktor, gli Scacchi Ti ringraziano.
    Roberto Rossi

  14. avatar
    Filologo 7 giugno 2016 at 13:12

    Se gioco la Francese e la Variante Aperta della Spagnola è perché crebbi col match di Bagujo… ho amato questo lottatore e ho sempre tifato per lui. Le sue partite restano per sempre.

  15. avatar
    paolo bagnoli 7 giugno 2016 at 17:54

    Tantissimi anni fa (1974) scrissi un piccolo libro di raccolta di partite del Terribile. Per apprezzare fino in fondo il suo stile (aggressivo) e la sua forza di gioco (enorme) consiglio a tutti di rivedere la sua vittoria contro Udovcic (1967).

  16. avatar
    chess 16 giugno 2016 at 18:49

    Splendido omaggio ad un grande giocatore. ( e ribelle)

  17. avatar
    Roberto Messa 26 giugno 2016 at 11:16

    Sul prossimo numero di Torre & Cavallo-Scacco (luglio/agosto 2016) usciranno due tributi su Korchnoj, uno di Yuri Garrett (che lo ha conosciuto molto bene non solo in quanto editore italiano della sua autobiografia) e uno di Ian Rogers che ha affrontato più volte il “Terribile” alla scacchiera.

    Nel tributo del GM australiano c’è un passaggio a cui non mi sento di dare credito al 100%, perché secondo me Viktor a volte le sparava un po’ grosse riguardo alla trame del KGB. Secondo voi è credibile che i russi lo avrebbero assassinato in caso di vittoria del match mondiale nel 1978?
    Sono davvero interessato alle vostre opinioni, ma leggiamo Rogers (che non è uno che scrive senza riflettere e documentarsi):

    “Karpov vinse il match con il più piccolo del margini, ma molti anni dopo Korchnoi espresse il suo sollievo per non aver vinto la cruciale ultima partita. Questo perché, quindici anni più tardi, in seguito alla disintegrazione dell’Unione Sovietica, Korchnoi era venuto in possesso del suo dossier del KGB (acquistandolo per 400 dollari) nel quale c’era un piano ben preciso per assassinarlo prima che potesse lasciare le Filippine, nel caso avesse vinto il match di Baguio.”

    Per curiosità riporto anche un episodio, svelato da Garrett, sul Korchnoi più genuino:

    “Il giorno della book-signing session della sua trilogia (durante le Olimpiadi di Torino 2006) la fila di persone che cercava una dedica o anche solo un autografo era lunghissima e impegnò il Maestro per oltre due ore. Fu allora che mi si avvicinò Anna, una giovane regista e mi chiese: «Ma cosa sta succedendo?». E io: «Ma non lo sai? È Korchnoj, uno dei più grandi scacchisti di sempre». Anna non ci pensò su due volte e salto la fila, accostandosi alla destra del Maestro con il microfono in mano, forte anche delle sue sembianze indubbiamente piacevoli. Korchnoj continuò il suo lavoro di pugno a lungo, senza rivolgerle attenzione alcuna. Fu Anna a decidere di agire. «Maestro, posso farle una domanda?» Korchnoj, che in quel momento stava parlando con Francesca, fece un cenno col capo senza voltarsi. «Ma è vero che alla sua età lei gioca ancora?» Korchnoj si girò di scatto, con occhi di basilisco, e con ferino ruggito le intimò: «Ma che domanda è? Si levi di torno! E prima di rivolgermi nuovamente la parola si documenti!»”.

    • avatar
      Mongo 26 giugno 2016 at 12:28

      Conoscendo molto bene le trame del KGB faccio fatica a dubitare della verità di quanto affermava Korchnoj. Se durante quella famosa ultima partita il Terribile si fosse mai trovato in un vantaggio irrimediabile, un bel infarto provocatogli da uno ‘yougurt’ ‘andato a male’, non glielo avrebbe evitato alcuno!! 😉
      Mai sarebbe diventato campione del mondo. 🙁
      Non vedo l’ora di ricevere il prossimo numero di Torre & Cavallo! 😎

      • avatar
        Roberto Messa 26 giugno 2016 at 12:41

        Se lo dici tu che al KGB eri di casa… 😉
        E che hai promesso a tutti noi una confezione di yogurt gusto polonio 😉 qualora non avessimo trovato una via percorribile per dare continuità a questo blog… 🙂

    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 26 giugno 2016 at 21:14

      Per me non è credibile.
      I russi tenevano molto al mondiale di scacchi, ma non fino a quel punto.
      In fondo lo avevano già perso e Fisher non era stato assassinato.
      Può anche darsi che qualche solerte funzionario KGB abbia preparato il piano (non si sa mai, meglio essere pronti), ma non avrebbe mai ricevuto l’autorizzazione a procedere.

      • avatar
        Roberto Messa 27 giugno 2016 at 13:56

        Anch’io penso che la verità stia nel mezzo. Nel senso che i servizi segreti come CIA e KGB confezionino in continuazione piani per eliminare tizio e caio, ordire colpi di stato ecc. ma solo in qualche caso poi arriva l’ordine politico di eseguire. Fortunatamente.
        Perciò credo che Korchnoi abbia detto il vero affermando che il suo dossier includeva un piano operativo per farlo fuori, ma che Breznev (per dire il potere politico) non avrebbe mai dato l’ordine di far assassinare un campione di scacchi, se non altro considerando l’effetto boomerang sull’opinione pubblica russa e internazionale.

  18. avatar
    DURRENMATT 26 giugno 2016 at 11:48

    …basta un pò di POLONIO(un grano di sale pare) e la pillola va giù. 😉

  19. avatar
    alfredo 27 giugno 2016 at 18:29

    Io penso che il match di Bagujio come anche il match del 74 furono genuini. In fondo Karpov è stato un giocatore ancora piu’ grande dell’amato Korchnoj (da me). L’unico dubbio è la sua scelta d’apertura con il nero nella partita decisiva sul 5 – a 5 nel 1978. Viktor invece delle sue amate Spagnole o Francesi ne gioco’ una dubbia (secondo il mio modestissimo parere di “guardone”;) che diede a Tolja un grosso vantaggio fin dall’apertura. Ecco non mi spiego (né lui mai lo fece) quella scelta di apertura con il Nero .
    Il match di Bagujo del 1978, ricordo, ebbe una notevole copertura mediatica tanto che la notizia della vittoria di Karpov fu data in prima pagina dal defunto Corriere d’Informazione (uno dei due giornali del pomeriggio a Milano. L’altro era “la notte”;).

  20. avatar
    Fabio Lotti 7 luglio 2016 at 15:10

    Per gli amici scacchisti-giallisti uscito ultimo pezzo qui
    http://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/letture-al-gabinetto/

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