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Pronto chi gioca?

Scritto da:  | 15 aprile 2012 | Un commento | Categoria: Zibaldone

Divorando libri come faccio io, cioè in maniera disordinata, si trovano spesso degli spunti di riflessione interessanti.

Qualche tempo fa, leggendo l’ottimo Scacchi Senza Quartiere del compianto Carlo Alberto Pagni [ed. Caissa Italia, 2004, pagg. 304 € 28,00], un excursus storico degli scacchi per corrispondenza o comunque “a distanza”, ho avuto modo di convincermi ancora di più come il nostro gioco vada di pari passo con l’evoluzione dell’uomo. Già altre volte su questo blog è stato sottolineato, da autori ben più significativi del sottoscritto, questo aspetto, che evidenzia ancora una volta come gli scacchi rappresentino l’uomo in tutti i suoi aspetti: artistici, scientifici e ludici. Questa volta però voglio sorprendervi parlando di scacchi e telefono.

Un po’ di storia: il telefono è un’invenzione straordinaria (tranne che per i genitori che si trovano a pagare bollette esorbitanti per le telefonate dei figli ad amici o, peggio, alle anime gemelle!) che risale al 1871 ad opera di Meucci (si chiamava, ad onor del vero, telettrofono).

In effetti già alla metà del 1800 un valdostano, tale Innocente Manzetti, riuscì ad effettuare delle comunicazioni a distanza mediante un apparecchio elettrico ma non riuscì a pubblicizzare l’idea, pare per mancanza di possibilità economiche, e tutto che cadde nel dimenticatoio (nihil sub sole novi). Manzetti e Meucci si conobbero e forse si scambiarono conoscenze, anche se dopo la morte del primo la moglie cedette i diritti di tutte le invenzioni a due uomini di affari americani (uno dei quali proprietario delle linee telegrafiche di New York).

Soprassediamo sulle vicende inerenti la successiva diatriba sulla effettiva paternità dell’invenzione del telefono, così come lo conosciamo oggi, tra Meucci (qui a lato il suo apparecchio originario) e lo statunitense Bell (per altro nel 2001 il governo USA ha riconosciuto l’invenzione all’italiano), perché quello che mi preme raccontare è che con l’invenzione del telefono immediatamente si diffusero gli incontri di scacchi tra squadre a distanza per mezzo di questo sistema. Una cosa analoga si era già verificata a seguito dell’invenzione del telegrafo (nei primi anni del 1800), ma certo il telefono permetteva di sentire la voce dell’interlocutore ed un contatto più immediato, insomma era tutta un’altra cosa. Nella seconda metà del 1800 viene inventato il telefono, quindi, e gli scacchisti già nel 1880 giocavano sfruttando la nuova tecnologia. Quella che vi propongo è proprio una tra le prime partite giocate con l’utilizzo dell’apparecchio telefonico e risale al 1880, di fronte il circolo (o gli scacchisti) di Brighton e quello di Chicester, due cittadine distanti circa trentacinque chilometri.

Per pura curiosità pare che la prima partita “telefonica” tra due giocatori risalga al 1878 e sia avvenuta tra due gentiluomini inglesi, abitanti entrambi in Derbyshire, mentre la prima partita giocata in Italia si è svolta a Livorno nel 1880, ma non sono riuscito a scoprire chi fossero i contendenti (qualcuno dei giocatori livornesi che frequentano il blog ha notizie?).

Vi propongo, comunque, la partita che mi ha ispirato questo pezzo, tratta appunto dal prezioso libro di Pagni:

Brighton-Chicester (1880) (Partita Telefonica)

Gambetto di Re

1. e4, e5 2. f4, fxe4 3. Ac4, Dh4+ 4. Rf1, d5 5. Axd5, g5 6. Cc3, Ag7 7. d4, Ce7 8. Cf3, Ah5 9. e5, c6 10. Ac4, Af5 11. h4, h6 12. Ce2!, Cd7 13. c3, [12. Rf2 era migliore, la minaccia era fxg4], 000 14. Db3, Cd5 15. Axd5, cxd5 16. Dxd5, Ad3 17. Rf2, Cxe5 18. Dc5+, Rb8 19. dxe5, Axe2 20. Rxe2, The8 21. Rf2, Af8 22. Dc4? [22. Db5, a6], g4 23. Axf4? [23. Cd4!], gxf3 24. g3, Tc8 25. Dd5, Ac5+ 26. Rf1, Ra8 27. Td1! Ab6 28. Td3, f2 29. Df3, Dxf3 30. Txf3, f6 31. Axh6, fxe5 32. Txf2, Ax2 33. Rxf2, Tcd8 34. Ae2 1-0

Infine, vorrei segnalare che con l’invenzione del telefono più moderno, il c.d. cellulare, gli scacchisti hanno trovato un nuovo modo di perdere le partite, dopo il matto e l’abbandono c’è anche la sconfitta per “suono del telefono”.

Buona comunicazione…pardon, buon gioco!

avatar Scritto da: Pantagruel (Qui gli altri suoi articoli)


Un Commento a Pronto chi gioca?

  1. avatar
    Mongo 15 aprile 2012 at 04:20

    Beh… Nell’opera teatrale ‘Il profumo dei gelsomini’, nel primo atto, uno dei protagonisti è impegnato in una partita a scacchi telefonica.
    Con il permesso dell’autore, me medesimo, riporto il testo delle battute che ci interessano:
    Claudio – Mettila lì sul comodino, che poi la leggerà tua madre… Io proprio non c’ho tempo…
    (Monica va a posare la lettera sul tavolo e poi esce a destra)
    Sai colpa del torneo telematico di scacchi. E questa è quasi l’ora per la mia risposta al tizio di Trento.
    (Prende il telefono ed un’agendina, cerca il numero telefonico…)
    0464
    (Facendo il numero)
    48702*.
    Fabrizio - (Entrando da sinistra e andando verso destra per uscire di scena.)
    Ciao pa’…, ‘giorno Rita…, ciao ma’.
    Claudio - (Con il telefono all’orecchio) Ciao Fa’…
    Ops, mi scusi, cercavo il signor Ettore… Si, grazie… Pronto… Signor Ettore… Bondì… Sono Claudio Rigamonti di Effelidi, ha carta e penna… Bene la mia dodicesima mossa è: cavallo da F3 a E5… Attendo la sua risposta entro tre giorni come da regolamento…
    Rita - Io avrei mosso l’alfiere, mio marito diceva sempre: “Chi di alfiere muove, di torre matta”.

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