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La sconfitta

Scritto da:  | 4 febbraio 2013 | 28 Commenti | Categoria: Racconti, Stranieri

Cari amici, questo racconto è stato scritto nell’87, quindi ormai un bel po’ di tempo fa, ed è uscito, come “La vittoria segreta”, nel volume Un bacio al mondo (Rizzoli 1998). E’ dedicato al campione a cui ho più voluto bene e a uno dei più straordinari talenti del gioco che amiamo. Cos’avrebbe fatto Tal se non fosse stato per la terribile malattia che lo perseguitava?

Un bacio al mondoPrima ancora che scrivessi il mio primo romanzo, quando vagavo come un’anima in pena senza un editore e senza soldi in tasca ma con il mio scartafaccio di racconti sotto braccio, tutti battuti con la Lettera 32, era uno dei più apprezzati. Anche dopo è sempre piaciuto a tutti, con una curiosa eccezione: Giuseppe Pontiggia, uno dei miei santi patroni e protettori nonché come sapete grande esperto di scacchi, non ne fu mai molto convinto.

Il racconto, fino alle ultime pagine, è costruito come un collage di ritagli giornalistici, tranne per un breve dialogo in presa diretta fra Keres e Smyslov. I ritagli sono tutti inventati, mentre le notizie riportate sono quasi tutte esatte… ma immagino che vi scatenerete a trovare le licenze prosastiche e anche quelle prosaiche, senza bisogno di essere incoraggiati a farlo.

Spero di aver reso con amore il personaggio di Tal e il mondo che gli girava intorno, al di là della dubbia fedeltà storica. Alla fine, come diceva Aristotele (che secondo me se avesse giocato sarebbe stato un campione scientifico e aggressivo sul tipo di Alechin), la storia è una cosa, l’invenzione narrativa un’altra, ma questa non è meno di quella al servizio della verità.

Grazie sempre a Martin Eden per lo stimolo a stare insieme a voi e aggiungere qualcosa a questo bellissimo sito.

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ad Alberto Crespi

La sconfitta 1

«Pravda», 5 gennaio 1957.

«Una cerimonia ufficiale, solenne e suggestiva, ha inaugurato ieri il Ventiquattresimo Campionato Assoluto dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Alla manifestazione, che si protrarrà per quasi due mesi, prendono parte ventiquattro giocatori, il fior fiore dell’arte e della scienza degli scacchi, provenienti da ogni angolo dell’Unione: dall’Estonia come l’anziano Paul Keres, dalla Lettonia come il giovanissimo Michail Tal; dalla gloriosa Leningrado, la città degli scacchi, come i Grandi Maestri Spasskij e Korchnoj; dall’Armenia come il nuovo astro delle sessantaquattro caselle, Tigran Petrosjan, e da molte altre regioni ancora.

«Questi grandi giocatori, queste menti vaste e brillanti, hanno sostenuto lunghi tornei di qualificazione per ottenere l’accesso alla competizione finale, alla quale si presentano agguerriti e fiduciosi nei propri mezzi, orgogliosi di rappresentare un Paese che, unico al mondo, conta attualmente milioni di praticanti nei club e cura l’insegnamento obbligatorio del gioco nelle scuole primarie, come attività formativa e ricreativa.

«Abbiamo detto che questo torneo rappresenta il fior fiore dello scacchismo, ma in verità è assente da esso il più prestigioso dei campioni sovietici, l’ingegner Michail Botvinnik, riconosciuto campione del mondo F.I.D.E. dal 1948, attualmente impegnato nella progettazione del primo programma scacchistico per un calcolatore elettronico e, oltre a questo, docente presso l’Università di Mosca. Abbiamo voluto distrarlo dalle sue pressanti occupazioni per chiedergli una previsione sull’esito della competizione, ed egli cortesemente non si è sottratto al quesito, e si è così espresso:

«”Ho seguito con attenzione i tornei di qualificazione al Campionato, e devo dire che mi compiaccio della presenza in esso di cinque giocatori d’età inferiore ai trent’anni. Ciò è la dimostrazione della fertilità della scuola scacchistica sovietica, caratterizzata proprio dal non essere legata agli estri imprevedibili di uno o due giocatori di superiore talento ‘naturale’, bensì dall’essere alimentata da una continua immissione di forze nuove, coerenti con l’impostazione teorica dello stile di gioco tipicamente sovietico e degne continuatrici dei campioni degli anni Quaranta. Ciò detto” ha proseguito Botvinnik con un sorriso significativo “la mia previsione, forse influenzata da motivi di solidarietà anagrafica, è per un campione rappresentativo della mia generazione, per esempio Keres. Fra i trenta-quarantenni, sorprese possono venire da Bronstein e Smyslov, i miei valorosi avversari per il Campionato del Mondo. Francamente non vedo altri nomi per la vittoria finale, pur riconoscendo il valore di Petrosjan e del ventiduenne Spasskij, che a mio avviso è destinato a una grande carriera.”

«Noi vi ringraziamo, ingegner Botvinnik, e con noi, ne siamo certi, i ventiquattro giocatori che i vostri incessanti impegni hanno lasciato liberi di disputarsi un torneo che, voi presente, avrebbe certo avuto poca storia!»

Mikhail Botvinnik

Mikhail Botvinnik

«Shachmatnyi Bjulleten», numero speciale dedicato al Ventiquattresimo Campionato Assoluto, marzo 1957.

«L’Unione Sovietica ha un nuovo, straordinario campione! Michail Tal, lettone di Riga, vent’anni, ha sconvolto tutte le previsioni sbaragliando il campo in virtù di uno stile di gioco indescrivibilmente aggressivo, dinamico, audace, e ha concluso il torneo con un vantaggio di un punto e mezzo su Bronstein e sull’altra sorpresa, Tajmanov.

«Michail (chiamato familiarmente ‘Misha’ dagli amici e ormai noto così anche agli avversari) è arrivato alla finale forte del titolo di campione di Riga. Il suo gioco d’attacco era noto per la fantasiosa temerarietà e per la propensione ad assumere rischi incredibili sacrificando pezzi in qualsiasi fase della partita in vista di vantaggi dinamici. Molti maestri ricordano ancora una sua partita di circa due anni fa in cui il diciottenne Misha, dopo aver stretto in un angolo il Re avversario a furia di sacrifici, si ritrovò incapace di infliggere lo scacco matto perché non gli rimanevano materialmente pezzi per farlo! Come si può dedurre, la sua giovanile esuberanza lo raccomandava già all’attenzione degli esperti, ma la scarsa solidità del suo gioco difensivo e la tecnica lacunosa nel finale, la fase della partita che più richiede pazienza e meticolosità, non sembravano farne   o almeno non ancora – un serio pretendente al titolo.»

«Komsomolskaja Pravda», 10 marzo 1957.

«Abbiamo incontrato Michail Tal, il nuovo giovanissimo Campione Sovietico di scacchi, nella sua casa di Riga, dove egli vive con la famiglia. Il colloquio con lui è stato assai piacevole: Michail è un ragazzo d’aspetto gradevole, di statura minuta, bruno. Colpisce in lui la prodigiosa intensità dello sguardo, che sembra davvero leggere nel pensiero di chi gli sta di fronte.

«Komsomolskaja Pravda – Dunque, Misha. Anzitutto, complimenti per la tua straordinaria vittoria, a nome di tutti i giovani sovietici!

«Michail Tal – Grazie. In questi giorni ho ricevuto congratulazioni da moltissime persone, mi ha fatto davvero piacere. È tutto molto nuovo, per me.

«K.P. – Pensi che la tua vita sia cambiata?

«M.T. – Oh, no, questo no. Non credo. È da circa quattro anni che mi dedico a tempo pieno agli scacchi, con il consenso dei miei genitori, e non potrei riempire le mie giornate con il gioco più di quanto già non faccia ora, neppure volendo.

«K.P. – Tu sei stato un bambino prodigio?

«M.T. – Assolutamente no! Se pensi che Spasskij aveva dodici anni quando la sua famosa partita con Aftonov fu acclamata in tutto il mondo… E poi, pensa a Capablanca, a Reshewsky, al nuovo campione americano Fischer, che ha solo quattordici anni!

«K.P. – Tuttavia, una cosa è diventare campione americano, un’altra primeggiare fra i giocatori sovietici, che sono i migliori del mondo.

«M.T. – D’accordo.

«K.P. – All’inizio del torneo, tu non figuravi tra i favoriti. Come spieghi questo? Provi ora un senso di rivincita nei confronti di chi non ti aveva preso in considerazione?

«M.T. – No, sarebbe una sciocchezza. La verità è che all’inizio del torneo io non ero ancora un giocatore degno di essere campione sovietico, e ora lo sono.

«K.P. – Cosa vuoi dire? Puoi spiegarti meglio?

«M.T. – Il mio gioco sta migliorando rapidamente, e tanto migliora quanto più forti sono i avversari che incontro. Quando ho finito il torneo ero un giocatore più completo di quando l’avevo cominciato. Tutto qui.

«K.P. – Capisco. Vuoi ora dirci quale è stata la partita che ti ha più emozionato, e per quale motivo?

«M.T. – Oh… è difficile. Io mi emoziono per qualsiasi partita. Anche se tu e io ora giocassimo su questa scacchiera tascabile…

«K.P. – Ah, non sarebbe un incontro molto avvincente, te l’assicuro!

«M.T. – Eppure mi darebbe un’emozione, anche questo. Comunque, scherzi a parte, credo di essere stato particolarmente commosso dalla partita che ho vinto con Keres.

«K.P. – Rammentiamo ai dieci lettori che non lo sapessero che Paul Keres è, dal dopoguerra, uno dei tre o quattro più forti giocatori del mondo. È per questo che la vittoria con lui ti ha tanto colpito?

«M.T. – Be’, non solo per questo. Keres è un uomo straordinario, un mito per quelli della mia generazione. È francamente assurdo che non abbia mai avuto la possibilità di battersi in un match per il titolo mondiale. Ti confesso che dopo averlo sconfitto mi sono sentito intimidito e imbarazzato, mentre lui si complimentava con me e mi incoraggiava per il prosieguo del torneo!

«K.P. – Anche noi ci complimentiamo con te e ti facciamo i migliori auguri per la tua carriera, Misha! Ora vorresti dire qualcosa ai milioni di giovani appassionati della scacchiera che già vedono in te un modello?

«M.T. – Non so… Ecco, direi loro di sviluppare la fantasia, il gusto del gioco, e di non perdere troppo tempo con la teoria. Giocare molte partite, con coraggio, prendendo dei rischi e superandoli. Giocare con avversari più forti. Non c’è vergogna a perdere contro un uomo più forte di te, e ti senti libero di fare esperimenti, di tentare nuove vie, mosse più audaci (…;)»

Tigran Petrosian

Tigran Petrosian

«Chess Life», aprile 1957.

«Il particolare stile di gioco del nuovo campione sovietico Tal ha già suscitato un acceso dibattito fra i teorici e i praticanti. Il giovane Michail è dotato di uno straordinario talento combinativo, che gli consente di analizzare le situazioni di gioco più complesse con una rapidità e una precisione decisamente superiori a quelle degli avversari, e ciò basta, nella maggior parte dei casi, ad assicurargli la vittoria. Per il resto, Tal è un giocatore non eccezionale quanto a conoscenza delle aperture e dei principi strategici, e addirittura debole nella tecnica del finale, ovvero nella fase in cui, non avendo nessuno dei due contendenti inflitto all’altro lo scacco matto con un attacco diretto sul Re, l’obiettivo diventa quello di mandare un proprio Pedone fino all’ottava traversa, trasformandolo in Donna e acquisendo una decisiva superiorità di forze. Per usare una metafora pugilistica Tal è un giocatore che, se vince, lo fa per KO, di forza, essendo poco portato a svolgere quel minuzioso e progressivo lavoro di logoramento dell’avversario che costituisce invece, solitamente, l’andamento “naturale” di una partita a scacchi fra due giocatori di forza pressoché equivalente.

«Così, come quando sul ring s’incontrano un pugile tecnico e un picchiatore ciascuno dei due cerca di imporre il terreno di scontro favorito, il picchiatore avanzando minaccioso e il tecnico ricorrendo al gioco di gambe per colpire e fuggir via allo scopo di ottenere una vittoria ai punti, allo stesso modo si può immaginare che gli avversari di Tal si attestino in posizioni solide, difensive, attendendo il suo attacco per trarre profitto dagli sbilanciamenti che questo produrrà.

«Ma la questione è complicata da un’imprevista variabile, ed è su questa che verte la diatriba da un mese a questa parte. Infatti, nell’analisi che si è compiuta sulle partite di Tal dopo che queste erano terminate, si è scoperto che nella maggioranza dei casi il suo attacco conteneva degli errori in fase di impostazione e avrebbe dovuto essere respinto con successo, se solo l’avversario avesse mantenuto la freddezza e la lucidità necessarie. In sostanza, le vittorie di Tal (non tutte, lo ripetiamo, ma molte di esse) sarebbero costruite più su un’incredibile aggressività e sullo sconcerto che essa induce negli avversari, impedendo loro di trovare le giuste contromisure, che su un’obiettiva, inconfutabile superiorità di pensiero e di gioco. Forse se gli avversari di Tal, invece di possedere – come è normale in torneo – un limitato serbatoio di tempo, avessero a disposizione tempo di riflessione illimitato, ciò consentirebbe loro di analizzare a fondo e con tutta calma le combinazioni del campione lettone, e di scoprire tutti i tranelli più o meno insidiosi che in esse si celano.

«Si dovrà dunque pensare che le vittorie di Tal sono fondate su un fattore (la limitazione del tempo di riflessione) che è sì agonistico, ma in fondo extrascacchistico? Che i suoi attacchi sono più simili agli audaci bluff di un giocatore di poker che alle ponderate architetture di un vero campione di scacchi?

«Il dottor Kmoch, riprendendo la nostra immagine del pugile, si è espresso al riguardo assai severamente: “Tal non è affatto un picchiatore, come avete la bontà di dire voi. È un pugile da osteria, che sul ring cerca la bagarre per disorientare l’avversario e farlo incappare in uno dei propri rozzi sventoloni menati alla cieca. Sotto l’aspetto della genialità e della purezza del gioco offensivo Spasskij gli è di gran lunga superiore, e anche il nostro Bobby Fischer in capo a un paio d’anni sarà un attaccante migliore di lui”.

«Di parere completamente diverso è Reuben Fine, l’autore dell’ormai classico La psicologia del giocatore di scacchi: “Considero Tal uno straordinario talento scacchistico, che ha introdotto nel gioco una dimensione nuova: quella dell’intimidazione, della pressione psicologica intesa come un effettivo e sistematico strumento di lotta”.

«Mentre il dibattito continua, si vorrà riconoscere a questo giovane campione almeno il merito di avere un po’ movimentato il panorama della faraonica organizzazione scacchistica sovietica, che da vent’anni domina il gioco sotto il segno del grigiore e del dogmatismo!»

Boris Spasskj

Boris Spasskj

«Izvestja», 18 dicembre 1957.

«Il vertice della Federazione Internazionale degli Scacchi (F.I.D.E.), presieduto dall’ex campione del mondo dottor Max Euwe, ha deliberato di riconoscere a Michail Tal il titolo di Grande Maestro, elevandolo così al massimo rango per un giocatore di scacchi. In questo modo Tal diviene, a vent’anni, il più giovane Grande Maestro che la storia del gioco ricordi dopo Boris Spasskij, che ottenne il titolo all’età di diciotto anni.»

«Chess Bulletin», dicembre 1957 (uscito nel gennaio 1958).

«L’assegnazione a Tal del titolo di Grande Maestro ha suscitato reazioni sarcastiche negli ambienti scacchistici mondiali, e pare sia stata assai contrastata anche all’interno della stessa F.I.D.E. Il presidente Euwe ha fatto rilevare come Tal, dopo la pur brillante vittoria nel Campionato Sovietico all’inizio dell’anno uscente, non abbia praticamente più giocato in tornei ufficiali all’infuori di irrilevanti esibizioni con la squadra studentesca (!) di Riga. Tuttavia le pressioni della Federazione Sovietica, che dà per scontato che il campione russo debba essere automaticamente Grande Maestro, sono risultate alla fine decisive.»

«Pravda», 6 gennaio 1958.

«Con una cerimonia ufficiale, solenne e affascinante, ha avuto inizio ieri il Venticinquesimo Campionato Assoluto dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

«(…;)

«Tutti gli esperti guardano con grande curiosità al campione in carica, Michail Tal di Riga. Saprà egli ripetere la stupefacente impresa dell’anno passato, quando, da semisconosciuto e giovanissimo giocatore quale era, assurse ai fasti della massima gloria scacchistica nazionale? L’impressione è che quest’anno la concorrenza sia particolarmente agguerrita. A tale proposito abbiamo voluto intervistare l’ingegner Michail Botvinnik, campione del mondo in carica, che anche quest’anno è stato costretto a esimersi dalla lunga competizione per il titolo sovietico, a causa dei suoi numerosi impegni:

«”Ritengo del tutto improbabile” ci ha detto l’ingegner Botvinnik “che il titolo possa sfuggire a Petrosjan, che ha sfoggiato per tutto il corso del 1957 un gioco solido e poderoso, animato da una finezza strategica che lo rende per certi versi paragonabile al Capablanca più maturo. Quanto al giovane Tal, del quale apprezzo l’acerbo talento, devo confessare che il suo atteggiamento mi è incomprensibile. Dopo le critiche – per la verità non del tutto ingiustificate – avanzate nei confronti del suo stile d’attacco, egli si è rinchiuso in una sorta di isolamento, rifiutandosi di partecipare a importanti tornei a cui era stato invitato. Spero di essere smentito dai fatti, ma il timore di avere assistito solo al passaggio di una splendida ma effimera cometa a questo punto è insopprimibile”.»

«Sovetskij Sport», 26 febbraio 1958.

«”Il momento della verità è arrivato” diceva oggi un collega della rivista «Shachmatnyi Bjulleten»; ebbene, il momento della verità a nostro parere è già stato superato.

«Alla vigilia dell’ultimo turno il campione lettone e quello armeno, Michail Tal e Tigran Petrosjan, sono ancora alla pari, avendo distanziato i più vicini inseguitori di ben due punti. Tal, con il Nero, avrà come avversario il fortissimo Spasskij, mentre Petrosjan incontrerà Averbach, un ostacolo meno impegnativo a parere dei commentatori più accreditati. Tuttavia, qualunque sia il risultato finale, resta il fatto che il giovane campione di Riga ha avuto completa ragione di tutti coloro, ed erano molti, i quali avevano insinuato che la sua trionfale cavalcata dello scorso anno fosse stata un mero episodio. La sua vittoria al primo turno con Tolush e quella con lo stesso Averbach sono state giudicate formidabili da tutti i Grandi Maestri presenti, mentre polemiche ha di nuovo suscitato il punto pieno guadagnato contro Efim Geller, protagonista di un imperdonabile svarione alla venticinquesima mossa, quando il furibondo e complicatissimo attacco di Tal sembrava mostrare la corda e il pubblico si aspettava che la partita volgesse definitivamente a favore di Geller. Fra l’attesa di tutti gli appassionati, l’esito di questo testa a testa è previsto per oggi stesso, in serata.»

Yuri Averbakh

Yuri Averbakh

«Literaturnaja Gazeta», 20 aprile 1958.

«Abbiamo incontrato l’ingegner Michail Botvinnik in occasione della presentazione del secondo volume dei suoi studi sull’applicazione dell’informatica al gioco degli scacchi, sul quale riferiamo in dettaglio qui a fianco.

«Literaturnaja Gazeta – Ingegner Botvinnik, buon giorno e complimenti per la straordinaria energia che riesci a distribuire fra i tuoi impegni accademici, tecnici, agonistici.

«Michail Botvinnik – Buon giorno e grazie. Ci conosciamo da più di dieci anni e sai bene che il mio peggior difetto (o il mio maggior pregio, dice chi vuol mettermi in imbarazzo) è l’incapacità di rinunciare. Per una forma tutta mia di ingordigia, cerco di tener dietro con eguale intensità a tutti gli interessi che hai menzionato, senza rinunciare ad alcuno.

«L.G. – Chiamiamolo pure un difetto, se vuoi! Ora, prima di discutere sul tuo nuovo libro, permettimi di farti una domanda un po’ peregrina. Tu sai che fra i nostri lettori ci sono moltissimi appassionati di scacchi, e che forse la maggior parte di loro ti conosce e ammira più per i tuoi eccezionali successi agonistici che per il tuo lavoro teorico e applicativo sull’informatica…

«M.B. – Non solo fra i vostri lettori! Un anziano membro della vostra redazione, il dottor Soldatenkov, è stato un Maestro di ottimo livello negli anni Quaranta

«L.G. – Egli sarà senza dubbio felice per le tue parole. Ora, ti volevo chiedere in breve qual è la tua opinione su Michail Tal, del quale tutti parlano in questi ultimi tempi.

«M.B. – Oh, ti confesso innanzi tutto che non pensavo potesse vincere per il secondo anno consecutivo il Campionato, cosa accaduta poche volte in precedenza. La sua ultima partita con Spasskij ha avuto un andamento davvero singolare, e dopo le prime trenta mosse nessuno avrebbe scommesso neanche un rublo falso sulla vittoria di Tal. È giusto comunque rendere onore al merito e salutare questo nostro brillante campione, augurandoci naturalmente che il suo stile di gioco, forse un po’ troppo audace e confuso, non influenzi più del dovuto le nuove generazioni, che come sai hanno sempre un’inclinazione istintiva, direi fisiologica, per il gioco d’attacco.

«L.G. – Ti ringrazio. Passiamo dunque all’argomento della nostra intervista (…;)»

«Chess Life», dicembre 1958.

«Michail Tal scacchista dell’anno! Questo il risultato, non certo imprevedibile, del nostro consueto referendum di novembre fra i lettori. Tal ha ottenuto 5.452 preferenze, precedendo nettamente il piccolo grande Bobby Fischer (3.860) e il forte Gligoric, un giocatore molto apprezzato dagli scacchisti americani (1.171).

«Non c’è dubbio che il 1958 sia stato un anno magico per Tal. Proviamo a riassumere i suoi straordinari risultati:

«Gennaio-febbraio: primo nel Campionato Sovietico, con mezzo punto di vantaggio su Petrosjan, dopo una drammatica ed entusiasmante corsa a due.

«Agosto: primo nel Torneo Interzonale di Portoroz, davanti a Gligoric, Benko, Petrosjan, Fischer (!), Olaffson. I primi sei giocatori hanno acquisito il diritto di partecipare, insieme a Keres e Smyslov qualificati d’ufficio, al cosiddetto Torneo dei Candidati, che si terrà l’anno prossimo in data e sede da stabilirsi e dal quale uscirà il nome dello sfidante ufficiale di Botvinnik per il titolo mondiale.

«Ottobre: alla Tredicesima Olimpiade Scacchistica di Monaco la squadra sovietica schiera l’incredibile formazione: Botvinnik in prima scacchiera, Smyslov in seconda, Tal in terza, Petrosjan riserva – forse la formazione più forte che abbia mai disputato un’Olimpiade! Tal gioca quindici partite, ottenendo lo strepitoso, mostruoso risultato di dodici vittorie e tre pareggi e risultando alla fine nettamente il migliore della squadra sovietica, che è come dire il migliore dei migliori.

«Come si può ben vedere, ce n’è quanto basta per giustificare l’Oscar assegnato dai nostri lettori. Ormai si parla apertamente di Tal come del più degno aspirante al titolo mondiale, e già fervono le discussioni su quanto potrà la sua esuberante, audacissima, sconfinata inventiva contro la scienza, la dottrina, l’implacabile precisione del più anziano Botvinnik. I due giocatori non si sono mai affrontati in partita, il che accresce l’incertezza; inoltre, qualora Tal vincesse il Torneo dei Candidati, potrebbe arrivare al match con Botvinnik senza averlo ancora incontrato, poiché l’unica sede in cui i due potrebbero incrociarsi risulta al momento essere il Ventiseiesimo Campionato Sovietico di gennaio-febbraio, e, come gli appassionati sanno, il campione mondiale in carica diserta il massimo torneo sovietico da diversi anni a questa parte, né si vede motivo per cui dovrebbe decidere di parteciparvi proprio adesso.

«Abbiamo chiesto un’opinione in proposito, e un giudizio generale su Tal e sulle chances di cui disporrebbe in un eventuale match con Botvinnik, al nostro caro amico e illustre collaboratore, il dottor Reuben Fine:

«”Partecipare ora al Campionato Sovietico sarebbe un azzardo terribile per Botvinnik, e non credo proprio che si senta disposto ad affrontarlo. Tal gode già di una popolarità invidiabile e di una sempre più matura convinzione dei propri mezzi, quello che in psicologia noi chiamiamo momentum: impulso, spinta, onda crescente. Riuscisse a battere Botvinnik in torneo, o anche solo a pareggiare, ne uscirebbe con un vantaggio morale immenso. Aggiungerò che fra i due c’è già una certa tensione. Ho seguito in veste di giornalista l’Olimpiade, e ho notato che Botvinnik evitava perlopiù di parlare con Tal o, quando lo faceva, assumeva un atteggiamento paternalistico che sembrava produrre una certa irritazione nel più giovane. Peraltro, Tal alla fine ha indirettamente umiliato Botvinnik, ottenendo un punteggio nettamente migliore del suo. Oltre a questo, io credo che la sicurezza di Botvinnik sia stata scossa dalla partita che per un pelo non ha perso contro il nostro Fischer, il giocatore che secondo i sovietici più somiglia a Tal sul piano dell’aggressività, anche se, aggiungo io, il suo gioco è più lineare ed egli di solito non prende i rischi pazzeschi del lettone. Contro Botvinnik, Bobby ha giocato una partita stupenda, e la mossa che ha consentito al campione del mondo di pareggiare il finale – per ammissione dello stesso Botvinnik – è stata trovata da Efim Geller nel corso della classica seduta di studio che il gruppo dei russi, poco sportivamente, dedica alle partite sospese prima della conclusione. Si è visto insomma che, contro un giocatore fresco e intraprendente, il vecchio leone moscovita comincia a mostrare i suoi limiti”.

«Dunque, l’emozionante rincorsa di Tal al titolo mondiale può dirsi felicemente cominciata. Non ci resta che augurarci che, qualora egli dovesse inciampare lungo la strada, il suo posto venga preso quanto prima dal Bobby nazionale!»

Michail Tal

Michail Tal

«Pravda», 19 gennaio 1959.

«Una cerimonia ufficiale, solenne e maestosa, ha dato inizio ieri al Ventiseiesimo Campionato Assoluto dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

«(…;)

«Com’è ormai consueto, abbiamo sollecitato all’ingegner Michail Botvinnik, campione del mondo F.I.D.E. dal 1948, di formulare per noi una previsione sul possibile andamento della manifestazione:

«”Dopo le due vittorie del ’57 e del ’58, e dopo le notevoli prestazioni fornite all’Interzonale e all’Olimpiade, è naturale che il giovane Tal debba godere i favori del pronostico agli occhi della maggioranza dei commentatori. Io consiglierei comunque di non sottovalutare le possibilità di Petrosjan, il cui gioco ben più solido e convincente lo sta portando ai vertici assoluti dello scacchismo mondiale con una progressione forse meno appariscente, ma tale, a mio avviso, da prospettargli una egemonia duratura in futuro. Anche Bronstein e Spasskij sono in forma eccellente, e quest’ultimo in particolare, se non sarà troppo distratto dal fascino femminile cui non si mostra insensibile, si batterà certamente con tutta la propria valentia per rivalersi del mediocre risultato ottenuto l’anno scorso, che gli precluse proprio a favore di Tal la qualificazione per il Torneo Interzonale”.»

«Shachmatnyi Bjulleten», marzo 1959.

«Shachmatnyi Bjulleten – Le più vive congratulazioni per il vostro secondo titolo sovietico, dottor Petrosjan!

«Tigran Petrosjan – Grazie.

«S.B. – Quale delle due vittorie nel Campionato Sovietico ritenete più significativa, tra questa e quella del ’55?

«T.P. – Naturalmente la prima volta non si dimentica mai!

«S.B. – In compenso, però, questa vittoria è resa memorabile dalla rivincita che avete saputo prendervi nei confronti di Tal, che è finito secondo alla pari con Spasskij…

«T.P. – Guardate, devo confessarvi che sono un po’ stanco di sentir parlare di Tal. Premetto che mi considero un suo buon amico, e ho la più grande ammirazione per il suo talento scacchistico, che, onestamente, io non trovo nemmeno tanto inquinato da azzardi o bluff come tanti dicono. Mi pare però un poco irritante che tutti, dico tutti i giornalisti che hanno parlato con me dopo il Campionato si siano affrettati a domandarmi se ero felice di aver superato Tal. Sì, ne sono felice, come sono felice di avere superato e sconfitto in partita Spasskij, Bronstein, Averbach, Tajmanov, Stein…

«S.B. – Comprendiamo perfettamente i vostri sentimenti, dottor Petrosjan. D’altra parte gli scacchi sono, oltre che un’arte e una scienza, anche uno sport, e lo sport si nutre dei conflitti e delle contrapposizioni di grandi personalità come le vostre: basti pensare che voi e Tal avete dominato il Campionato Sovietico nell’ultimo quinquennio, vincendone due edizioni a testa. (…;)

«T.P. – No, non penso di andare al Torneo di Zurigo. Del resto… ci va Tal, no?

«S.B. – Ah, ah!

«T.P. – Scherzi a parte, l’impegno fondamentale di quest’anno sarà naturalmente il Torneo dei candidati, la cui organizzazione è stata assegnata a Belgrado.

«S.B. – In quell’occasione vi troverete di fronte anche l’americano Robert Fischer, che la F.I.D.E. ha riconosciuto Grande Maestro alla pazzesca età di quindici anni!

«T.P. – Sì, ci sarà Bobby Fischer, e Tal, e Smyslov e Keres, e penso proprio che sarà un magnifico torneo. Poiché ognuno degli otto candidati dovrà incontrare due volte con il Bianco e due con il Nero ciascuno degli altri, credo che i rapporti di forza saranno definiti chiaramente una volta per tutte. Personalmente, non desidero altro.»

 (continua…;)

 

avatar Scritto da: Raul Montanari (Qui gli altri suoi articoli)


28 Commenti a La sconfitta

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    Martin Eden 4 febbraio 2013 at 00:11

    Be’, che dire?!? La penna di un grande scrittore dipinge emozioni, fa sognare…
    Grazie, Raul




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  2. avatar
    Marramaquis 4 febbraio 2013 at 08:03

    Molto coinvolgente questa diretta. Ebbene, per alcuni minuti, minuti troppo veloci, ho avuto la sensazione di star seduto sulla sedia di vimini di mio padre, nel nostro vecchio appartamentino di Monte Sacro, a leggere, in diretta, il quotidiano che lui, in quegli stessi anni, ogni sera ci portava a casa di ritorno dal lavoro e che io ansiosamente aspettavo (la TV non c’era ancora).
    Con la sola differenza che all’epoca tutta la mia attenzione (scusatemi, ma scoprii gli scacchi più tardi) era catturata dalle notizie sui campioni della Roma calcio (Ghiggia, Da Costa, Lojodice, in porta Panetti, qualcuno li ricorda?) o dalle fantastiche imprese alpine delle bici di Charly Gaul o Imerio Massignan e dalle volate imperiose di Nino Defilippis.
    E’ con qualcosa di molto simile alle emozioni di allora che aspetterò di leggere la seconda parte di questo scritto. Grazie a Raul Montanari.




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      Raul 4 febbraio 2013 at 11:44

      Grazie a te!




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        fuser 4 febbraio 2013 at 15:28

        caro Marramaquis , ovviamente come ex ciclista mi sento in dovere di intervenire . non vi è nessuna possibilità di confronto tra quello che è considerato il piu’ grande scalatore di tutti i tempi insieme al nostro povero Pirata e Imerio Massignan che ebbe all’inizio degli anni 60 tutta la mia simpatia in quanto vicentino come me . vinse qualche tappa in salita al Giro , ma la sua carriera fu sostanzialmente povera . è passato nell ‘immaginario comune , un po’ come Miro Panizza , come esempio di corridore proletario . conservo documenti su di lui e proprio recentemente è uscito un libro sul ciclismo intitolato ” Imerio” . Di quella roma calcio mi ricordo i baffetti di ghiggia . un satanasso che fece piangere l’intero brasile ai mondiali del 50. e lojodice




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          fuser 4 febbraio 2013 at 15:34

          ciao Raul . Dopo Treviglio con Elvis ( non Presley) ci si rivede qua . un enorme piacere per tutti noi . GENS UNA SUMUS …
          e a presto rivederci !!! ( tra l’altro non lontano dai possedimenti del’amico L LUca Monti 😉




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          Marramaquis 4 febbraio 2013 at 16:36

          Ciao Fuser. Infatti io non intendevo fare nessun tipo di confronto o di classifica fra i nomi che ho citato ed altri di altre epoche o della medesima epoca.
          Ho semplicemente approfittato di questo spazio per ricordare alcuni nomi di sportivi dei quali, più di altri, piaceva a me (e a mio padre) seguire, ogni sera sulla carta stampata e poi alla radio, la vita e i successi (o gli insuccessi) in quegli stessi anni che costituiscono il tracciato del presente racconto di Montanari.
          Ah, ne ho dimenticato almeno uno: il piccolo, umile ed eroico difensore Giacomino Losi, detto “er core de Roma”.




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            fuser alias Alfredo 4 febbraio 2013 at 18:05

            ciao amico
            sai che stavo per dirlo io Losi ?
            e piedone Manfredini
            scusa ma deve esere una deformazione professionale di noi ciclisti fare classifiche .. in mancanza di Elo
            in quanto a Massignan mi si strinse il cuore nel vedero anni fa fare in pratica il ” facchino” al giro d’Itaia , adattarsi a fare un po’ di tutto per due soldi . destino di molti corridori, anche miro . se mi vorrai dare il tuo indirizzo in privato attraverso l’amico martin eden faro’ la scansione dell’articolo su massignan chesi riferiva al giro del 64 mi sembra e te lo fao’ avere un caro saluto




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    Luca Monti 4 febbraio 2013 at 13:54

    Oltre ad un onesto grazie all’autore per questa pubblicazione,non saprei che cosa
    commentare o aggiungere,tanto pregevole risulta lo scritto. Che il suo mentore Giuseppe Pontiggia,ovunque ora sia, sarà lieto di poterla annoverare tra i suoi “discepoli”;ne vada fiero e sicuro.




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      Fuser 4 febbraio 2013 at 15:30

      Anche Giuseppe Pontiggia , per me uno dei piu’ significativi scrittori del dopoguerra , era un appassionato di Scacchi . L’amico Ado lo intervisto’ anche per l’IS




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        fuser 4 febbraio 2013 at 18:37

        Caro Luca Pontiggia sarà sicuramente in paradiso ( anche se non ono credente) era una ottima persona con una dolorosavicenda famigliare . ebbi modo di frequentarlo per un po’ ed entrae nella sua casa tappezzata di libri . era un credente . andai anche al suo funerale e ricordo la bellisssima omelia di monsignor Ravasi . Riferendosi al suo libro ” Nati due volte” in cui parlava con rabbia sfferenza e dolore del figlio nato con handicap per un errore medico ( un cesareo troppo rtardato sembra) Ravasi disse che a Dio era piu’ gradita la bstemmia dell’uomo di fede che la uota preghera del ” credente per onvenzione”… e poi l’inferno non esiste . un amico mi ha fatto avere un saggio scritto da un giurista fuori di testa in cui sostiene che l’inferno secondo la legge italiana è anti costituzionale e quindi va statim abolito ( PS il mio eteronimo è Fuser per proseguire una gloriosa e da me del tutto condivisa tradizione introdotta da amici del sito ma sono sempre il dottor Alfredo Pasin 😉 )




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          Luca Monti 4 febbraio 2013 at 19:53

          Alfredo,ma com’è che tu hai conosciuto e conosci così tante persone operanti in settori diversi? Il giorno che ti deciderai ad
          una auto-biografia,non basterà una Treccani per contenerla!!!




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            alfredo 4 febbraio 2013 at 20:05

            ma va là…. semplice curiosità . Pontiggia lo conobbi era amico di Raboni che era molto amico della mia amica Alda Merini , l’amica di una vita . negli scacchi ho parecchi amici perchè ho giocato poco e mi sono sepre piu’ interessato agli aspeti umani e intellettuali che prettamente tecnici . neli scachi mi è stato di grande aiuto esssere stato subito simpatico al gm enrico paoli che mi considerava un po’ figlio un po’ nipote . e nel mondo dli scacchi paoli era conosciuto da tutti e mi ha fatto conoscerere un sacco di persone . un po’ anche la professione di medico aiuta . infatti mi vngono in mente quante persone ho avuto modo di conoscere attraverso il lavoro. non ne posso fare i nomi ma diversi . da politici a comici a cantanti . mi interessano le persone … interessanti e ho una buona capacità nel rapportarmi . anche a te mi sembra . nel campo scientifico mio ” fratello” è uno dei piu’ importanti scienziati italiani … poi il mio ” mentore” . un matematico che come Paoli conosce tutti .. ma in tutti i campi dello scibile :-).basta saper ascoltare e riesci a conoscere …. la gente ha molto bisogno di essere ascoltata . poi mi sfogo qui come avrai visto 😉 PS : hai mai sentito parlare dei ” sei gradi di separazione” . ad esempio recentemente ho conosciuto una persona . gli ho detto che era stato citato su questo sito. e il giorno dopo lo ho visto comparire qui … e anche dopo . avevamo molti ricordi e conoscenze in comune . Il ciclismo? lo ho ho praticato , anche li’ , in allenamento ho incontrato che so? Gimondi .




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              fuser 4 febbraio 2013 at 20:10

              ma l’incontro piu’ indimenticabile fu un viaggio in treno firenze milano con ilaria d’amico seduta davanti 🙄




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                fuser 4 febbraio 2013 at 20:21

                ad esempio nel campo scientifico martin eden ha avuto la possibilità di vedee alcuni articoli scientifici scritti da mio fratello acquisito. roba da nobel … un po’ di giorni fa uno pensava di prendermi in giro spacciandosi per rubbia , sbagliando il nome di rubbia stesso . per il mio fratellino avere a che fare con gente come rubbia è normalissimo . chiediglielo che razza di articolo era . roba di cui ha parlato tutto il mondo PS : vediamo se indovini il motivo per cui ho usato come alias ” fuser” ? 😯




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                  Luca Monti 4 febbraio 2013 at 20:46

                  Non lo so’ proprio.




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                  fuser 4 febbraio 2013 at 20:52




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                  Mongo 5 febbraio 2013 at 01:37

                  Io lo so!!! Era il soprannome di un tuo collega che giocava a rugby e scriveva su una rivista ‘Tackle’ con il nick di Chancho. Un suo compagno di squadra, tale Alberto G, soleva incitarlo così: ‘Vai Fuser… Vai’ e lui Furibondo de la Serna, quando non soffriva di attacchi d’asma, era un’ala imprendibile.




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    Mongo 5 febbraio 2013 at 01:39

    Gran bel pezzo!! Sono ansioso di leggere il seguito.
    Complimenti.




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    Vince 5 febbraio 2013 at 07:12

    é scritto talmente bene che… sembra copiato da una racconto di Raul Montanari! 😉
    A quando il seguito? Grazie e supercomplimenti!




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    Re Artù 5 febbraio 2013 at 07:41

    Dubbio: il primo da destra nella foto iniziale mi sembra un volto noto ma non riesco a ricordarmi chi…




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      Mongo 5 febbraio 2013 at 14:32

      Da sinistra ci sono: Tigran Petrosian, Alexander Kotov, Paul Keres, Yuri Averbakh e Efim Geller




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  7. avatar
    Raul 5 febbraio 2013 at 12:53

    Grazie, miei cari!
    Ma che dire delle foto strepitose scovate da Martin Eden?
    Quella con i cinque scacchisti è pura URSS. Struggente Tal e simpaticissimo Averbakh, incredibile l’espressione di Petrosian. Spasskij sapevamo tutti che era un figaccione, ma la vera sorpresa per me è quel Botvinnik con capello asimmetrico e camicia hawaiana che sembra quasi Anthony Burgess, l’autore di Arancia meccanica, una delle tre grandi distopie inglesi del ‘900… è quasi sgarzolo, l’ingegnere, in questa foto!




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      fuser 5 febbraio 2013 at 13:01

      e quali sarebbero le altre due distopie inglesi del 900 ? mi viene in mente 1984 di orwell al momento . comunque proprio vero che le foto sono splendide e volevo sottolinearlo . spassky era veramente un bellissimo uomo (anche capa per i canoni del tempo lo era ) . peccato che l’ictus lo abbia devastato . anche kasparov , secondo alcune ( 😛 ) è un tipo sexy . sicuramente non o è karpov !




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        Filologo 5 febbraio 2013 at 15:52

        Una distopia è certamente quella di Orwell, l’altra dovrebbe essere Il mondo nuovo di Huxley.




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          fuser 5 febbraio 2013 at 16:08

          perfettamente d’accordo




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            Raul 9 febbraio 2013 at 23:26

            Sono quelle, infatti. E’ il canone anglosassone.

            Ah, su Spasskij. A parte che anche la mia attuale e trentenne fidanzata tende a perdere il controllo quando vede suoi filmati d’epoca, ricordo ancora che quando mi capitò sotto gli occhi sul “Corriere” la foto della sua divina seconda moglie, Larissa, che scendeva impellicciata e regale da un aereo all’aeroporto di Reykjavik perché era stata chiamata dalle autorità sovietiche per tenere un po’ su (!) il marito durante il match, rimasi così abbagliato dai suoi zigomi slavi che ritagliai la foto e la feci oggetto di atti innominabili… e avevo solo 13 anni, cioè avevo iniziato da poco le attività solitarie, scacchi inclusi.




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    Vince 8 febbraio 2013 at 07:49

    Sopraffino, come l’articolo che avete dedicato oggi al grande Averbakh per il suo compleanno!




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