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i Re degli scacchi: Akiba Rubinstein

Scritto da:  | 24 aprile 2013 | 17 Commenti | Categoria: Personaggi, Stranieri

Akiba Rubinstein 1Alla fine di un percorso dietro le orme di una esistenza umana affiora sempre qualche sensazione, qualche sentimento che determina un certo stato d’animo nel lettore. Così è stato per i Grandi già presi in considerazione e così probabilmente accadrà anche questa volta.

Se per Tarrasch era venuta fuori una specie di rispettosa soggezione, se le fortune di Capablanca avevano fatto nascere un po’ di accidiosa invidia, se Alekhine e Fischer avevano suscitato ammirazione mista ad una venatura di tristezza per motivi diversi e Lasker si era presentato con una simpatia irrefrenabile, ebbene la vita del polacco Akiba Rubinstein mi ha subito colpito per la sua “sfiga” incredibile. Impossibile non sentirsi solidali con questo pur geniale giocatore schiacciato da due più forti di lui, come vedremo, e finito miseramente in un ricovero psichiatrico. Se la fine è particolarmente penosa l’inizio non è che sia particolarmente fortunato…

Akiba Rubinstein nasce il 30 settembre 1882, dodicesimo figlio di un insegnante, per di più ebreo (nel senso che se gli altri stavano male gli ebrei stavano peggio) nel ghetto di Staviski, vicino alla cittadina di Lomzha, sotto il tallone della Russia zarista. Il padre, evidentemente stremato da un pezzo, se ne “va via” subito senza neppure vederlo; la madre non ce la fa a prendersi cura anche di lui e così il piccolo viene affidato ai nonni paterni. Il Destino pare segnato, al massimo potrà diventare insegnante e far nascere una caterva di ragazzi. A sedici anni ecco, però, lo zampino del Caso. Vede due compagni di scuola giocare a scacchi ed è amore a prima vista. Al diavolo gli scritti sacri della Torah e del Talmud e via lungo le piste affascinanti delle sessantaquattro caselle! A Lodz c’è una società scacchistica dove impera Gerogij Salomonovich Salwe. La leggenda vuole (di Akiba sappiamo pochissimo e talvolta i fatti veri si mischiano con altri immaginari) che venga sonoramente battuto da questo piccolo tiranno. Poi sparisce per un po’, ritorna, sfida nuovamente il campione e vince.

Akiba Rubinstein 3

Comincia da qui la sua straordinaria avventura nel mondo degli scacchi. Gli inizi non sono brillanti tanto che Bernstein, richiesto di un consiglio se continuare o meno questa attività a tempo pieno, risponde in maniera perentoria “No, non hai abbastanza talento”. Tuttavia, come scrivono Razuvaev e Murakhveri nella bella biografia dedicata al Nostro, una cosa è chiedere consiglio e un’altra seguirlo! Akiba non lo prende nemmeno in considerazione e fa bene. Si piazza in alcuni tornei, ne vince altri, così come vince gli incontri con Rotlevi e Mieses. L’anno di grazia è il 1909 e, risultando primo ex aequo con il campione del mondo Lasker nel torneo di Pietroburgo, si candida praticamente ad un match per la corona mondiale. Se lo merita tutto, studia anche otto ore al giorno, prepara sempre nuove idee, nuove varianti in apertura, cerca di mettere in pratica migliorandoli i principi di Steinitz, nei finali la sua tecnica è sbalorditiva.

Ma c’è un “ma” che non lo rende troppo appetibile perché Akiba non era, come si direbbe oggi, un buon pierre, non sapeva gestire buone relazioni “evitava gli incontri e i contatti sociali e anche le apparizioni pubbliche lo infastidivano” (Razuvaev-Murakhveri). Difficile per lui trovare uno sponsor che lo sostenga e Lasker preferisce incontrare prima Janowski, poi Schletchter e ancora una volta Janowski. Al torneo di san Sebastiano del 1911 arriva imbattuto al 2.3° posto. Niente male se al primo non ci fosse un certo José Raul Capablanca, un uomo completamente diverso da Rubinstein, concreto e intraprendente. Subito dopo la vittoria lancia la sfida al campione del mondo con degli argomenti piuttosto “sostanziosi”. Lasker è messo sotto pressione ma ancora non si decide. Sempre nello stesso anno al torneo di Karlsbad Akiba si piazza ancora 2-3°, poi vince il torneo di San Sebastiano del 1912, quello di Piistyan, di Breslavia e di Vilnius. Ora il suo diritto a disputare un incontro con Lasker è netto, chiaro, lampante, indiscutibile. Lo vedono anche i bambini.

Akiba Rubinstein 4

Baffetto-Lasker traccheggia, sbuffa, rimanda. Si arriva al 1914 quando a Pietroburgo viene organizzato un torneo internazionale al quale prendono parte il campione del mondo e i due sfidanti. E’ il momento della verità che sarà amara per Rubinstein. Vince Lasker, subito dopo si piazza Capablanca e Akiba rimane indietro, molto indietro…

Svanisce il Sogno e arriva la guerra. La maledetta portatrice di morte distrugge tutti i suoi averi, lo mina nel fisico e nel morale, penetra come un veleno nei recessi più profondi del suo animo. Non sarà più l’elegante e nello stesso tempo spietato Grande Maestro di prima, anche se non mancano sprazzi di bel giuoco. Per esempio vince Schlechter e Bogoljubov in due incontri piuttosto interessanti, si piazza secondo a Goteborg e terzo nel torneo dell’Aia del 1921, quarto in quello di Londra del 1922, trionfa a Vienna nello stesso anno. Non c’è male ma ormai l’obiettivo principale se n’è andato.

Lasker e Capablanca si sono già azzuffati per la corona mondiale, passata sulla testa del cubano, ed è nato un altro luminoso astro della scacchiera: Alexandr Alexandrovic Alekhine, geniale e iperattivo allo stesso tempo. Grazie ai successi agonistici e alla instancabile voglia di fare mette in ombra Rubinstein ormai stanco e sfiduciato. Ha dovuto combattere contro il destino, la guerra, la povertà, non ne può più delle lotte sfibranti per il campionato del mondo. Viene l’epoca delle delusioni, dei risultati opachi e modesti, riscattata di tanto in tanto da qualche scintilla di quel gran fuoco che fu ( mi riferisco, per esempio, al primo posto insieme a Nimzowitsch, nel torneo di Marienbad del 1923) con ricadute nella più vieta mediocrità.

Akiba Rubinstein 2

La sua ultima apparizione in una importante competizione internazionale è a San Remo nel 1930 dove rialza il tono delle prestazioni con un ottimo terzo posto alle spalle di Nimzowitsch e Vidmar. Ormai è sempre più spesso preda di crisi nervose, viene ricoverato in ospedale e poi in un istituto per anziani dove rimane fino al termine della vita che scade il 14 marzo 1961.

Rubinstein è praticamente solo. La moglie, che comunque lo aveva lasciato nel 1955, deve stare dietro al suo ristorante, dei due figli uno è in Congo, l’altro non ha la possibilità o non vuole assisterlo. “Per giornate intere non esce dalla sua stanza neppure per una breve passeggiata, mentre talvolta la sera non vuole nemmeno coricarsi. Allora se ne sta seduto in poltrona accanto al letto e rimane assorto a riflettere su qualche cosa oppure muove i pezzi della sua scacchiera tascabile” racconta la sua infermiera, madame Rubin-Zimmer.

E’ la fine penosa di un uomo (tanto simile a quella di Wilhelm Steinitz) che ha lottato, si è sacrificato, ha combattuto per raggiungere un traguardo agognato senza poterlo nemmeno sfiorare. In quelle lunghe serate silenziose, in quel chiudersi a riccio lontano da tutto e da tutti, negli sprazzi di lucidità rimasti, avrà forse ripensato ai momenti più belli quando il Sogno era lì a portata di mano. Avrà forse maledetto la sua timidezza, la sua abulia eccessiva, la mancanza di energia costruttiva nei rapporti umani, il suo immacolato candore. Avrà ripensato alla guerra che aveva stravolto la sua fragile esistenza, al fragore delle armi, all’urlo nero delle madri penetrato come un incubo dentro di lui. Avrà pianto, forse, con lo sguardo rivolto verso la piccola, luminosa scacchiera.

Akiba Rubinstein 5

Anche noi, che lo abbiamo seguito passo, passo lungo la strada della sua esistenza, siamo presi da un groppo alla gola nel vedere una Mente eccelsa che aveva creato arabeschi di pura genialità ridotta a pura disperazione. Anche noi, che avevamo fatto il tifo per lui perché lo sentivamo più debole, siamo presi da una sorta di commozione mista a rabbia contro un Destino troppo generoso verso alcuni, troppo duro e spietato verso altri.

Grazie di tutto, Akiba.

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Oltre al solito sentito e doveroso ringraziamento alla prestigiosa rivista L’Italia Scacchistica è doveroso rammentare, quale sufficiente e imprescindibile riferimento bibliografico, la monumentale opera di Donaldson e Minev dedicata alla figura di questo grande genio della scacchiera.

Life and games of Akiva Rubinstein Vol 1Life and games of Akiva Rubinstein Vol 2

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


17 Commenti a i Re degli scacchi: Akiba Rubinstein

  1. avatar
    Marramaquis 24 aprile 2013 at 07:50

    Un altro mirabile colpo di pennello di Lotti. Ho chiesto a Joe di convincere la “mente occulta di SoloScacchi” (occulta?), cioè l’Eden, di riunire un giorno i suoi quadri di oggi e di ieri (insieme a quelli di Bagnoli, di Montanari, di Pili e di Pollini, Messa, Trabattoni, Zenone e cserica, eccetera …la lista è ben lunga, per la fortuna del Blog) in una esposizione unica, insomma in un bel volume. Sarò mai accontentato?

    • avatar
      Martin Eden 24 aprile 2013 at 19:36

      Sì, se Joe nel frattempo non ci attira le ire della buoncostume, questo è uno dei grandi progetti che abbiamo in cantiere… occorre giusto trovare il tempo, le energie e qualche altro volenteroso aiutante per allargare il team, poi il resto è solo questione di tecnica 😉

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        Giangiuseppe Pili 24 aprile 2013 at 19:42

        Mi pare proprio una bella idea!

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          alfredo 24 aprile 2013 at 19:59

          anche a me !

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            Zenone 24 aprile 2013 at 21:50

            Credo che il modo di raccontare “i grandi” del Lotti sia davvero unico e meriti una raccolta a parte; così come meritano un proprio spazio i pezzi degli altri amici citati da Marramaquis. L’idea di un’antologia di SoloScacchi è davvero ottima.

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    Fabio Lotti 24 aprile 2013 at 11:46

    Ad essere sincero Akiba è una delle figure umane che più mi hanno commosso.

  3. avatar
    alfredo 24 aprile 2013 at 15:11

    Al solito , un bellissimo ritratto . Complimenti Fabio.
    La figura di Rubinstein ha ispirato lo scrittore irlandese Ronan Benett per il bellissimo romanzo ” Zugzwang , mossa obbligata ” Ponte Alla Grazie .
    in particolare si ispira a Rubinstein durante il torneo di San Pietroburgo 1914
    nella finzione letteraria il protagonista , uno psicanalista con la passione degli scacchi ha in cura un grande giocatore molto problematico.Appunto Rubinstein
    Vedo tra collaboratori di soloscacchi il GM Daniel King .
    Nel libro è riprodotta ( ma con momi dei giocatori diversi ) la partita king – andrej Sokolov 1 – 0.
    King fu il consulente scacchistico dell’autore ( un ex esponente dell’IRA , personaggio molto interessante) e presentò in piu’ occasioni il libro .
    Il GM King era tra i miei contatti fb ed ebbi il piacere di fare della chiaccherate con lui . rimase mi rcordo colpito dalla analogia tra la sua partita e la partita smejkal – larsen di milano 75 . in particolare dalla manovra molto simile del re che con le donne ancora in gioco diventa un pezzo d’attacco ( un po’ come nella celebre short – timman)
    purtropppo sono uscito da fb e non penso di avere conservato il thread di quella convesazione .
    ma al di là del mio ricordo personale una altra dimostrazione dell’interesse suscitato dalla figura di Rubinstein

    Un thriller ” storico” che vale la pena leggere . Davvero.

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    paolo bagnoli 24 aprile 2013 at 15:48

    A proposito del giudizio dato da Bernstein, c’è da ricordare anche la famosa incazzatura dello stesso Bernstein alla notizia che a San Sebastian era stato invitato tale Capablanca cubano, giocatore – a giudizio di Bernstein – di rango inferiore agli altri invitati. Infatti…..
    Complimenti, Fabio, è sempre un piacere leggerti.

  5. avatar
    alfredo 24 aprile 2013 at 20:01

    Beh, anche all’Inter non giudicarono all’altezza Franco Baresi e presero solo il fratello Beppe. Un buon giocatore ma non un fuoriclasse assoluto come il nostro grande Kaiser Franz.
    Ci si può sbagliare 😉

  6. avatar
    Fabio Lotti 24 aprile 2013 at 22:00

    L’idea di un libro in cui si ritrovano tanti amici e appassionati scacchisti mi pare buona.

  7. avatar
    Fabio Lotti 25 aprile 2013 at 18:44

    A dire la verità, Alfredo, il romanzo di Bennet non mi è piaciuto molto sembrandomi un rimpasto raffazzonato di spy-story, di macchinazioni politiche, di amore e sesso, tirato spesso via anche in modo brusco sia dal punto di vista espressivo che della concretezza della trama, con gli scacchi che poi c’entrano e non c’entrano e sembrano tirati in mezzo a forza. Però ci sta che sia un giudizio troppo severo che da vecchietti si diventa sempre più uggiosi (in ogni senso).

  8. avatar
    alfredo 25 aprile 2013 at 19:09

    caro Fabio
    opinioni diverse , semplicemente da parte di due appassionati, mi sembra , lettori .
    a quanto ricordo a me non era affatto piaciuto ” il re in fuga” di Ganapini.
    se non ricordo male a te inve era piaciuto .
    ovvio non si pala di grande letteratura ma quel libro mi aveva fatto davvero compagnia .
    l’idea era molto bella . certo poi la qualità della scrittura non è eccelsa .
    ma è un lungo discorso .
    a volte mi stupisco , invece , per molti libri, anche di scrittor molto importanti quanta capacità di scrittura venga in qualche modo buttata al vento per una idea debole .

  9. avatar
    Fabio Lotti 25 aprile 2013 at 19:22

    “Il re in fuga” di Ganapini non lo ricordo proprio. Alfredo dammi un aiutino!… 🙂

    • avatar
      Zenone 25 aprile 2013 at 23:13

      Si tratta del libro “Re in fuga” di Vittorio Giacopini, da me recensito nel 2012 (qui lo trovi in “cultura e dintorni”, con titolo “Re in fuga, chi era?”;).
      Ciao a tutti.

  10. avatar
    alfredo 25 aprile 2013 at 19:39

    forse era Zenone la persona a cui era piaciuto, allora.
    è un libro su bobby fischer da cui hanno tratto anche una piece teatrale
    ne aveva parlato anche Saviano su Repubblica.
    ho letto penso tutti o quasi i libri a sfondo scacchistico.
    questo è secondo me il piu’ deludente .

  11. avatar
    Yanez 26 aprile 2013 at 00:53

    Mi rivolgo agli amici medici che seguono con affezione il nostro sito… mi ha sempre suscitato interesse l’ultimo periodo “silenzioso” di Rubinstein, quello in cui, come anche qui racontato dall’amico Lotti, il grande campione si è ritirato dalle competizioni attive. Gli autori, probabilmente per una forma di rispettosa discrezione, non entrano nei dettagli, parlando vagamente di esaurimento, depressione, una generica malattia nervosa, qualcuno va oltre menzionando timidamente la schizofrenia.
    Ecco, se chissà magari Alfredo, Enrico Cecchelli o Brunov ci sanno dire qualcosa al riguardo forse potrebbe esser interessante per meglio interpretare gli ultimi anni di questo genio della scacchiera.

    • avatar
      alfredo 26 aprile 2013 at 08:34

      Caro Yanez
      Anche a me.
      Ma da quel che ho letto non penso si possa fare una diagnosi precisa.
      Girerò il tuo quesito all’amico Joe Ponterotto che ha ricostruito la “psicobiografia” di Fischer.
      Ovviamente “crollo nervoso”, “esaurimento nervoso” etc. non vogliono dire nulla.
      Bisognerebbe avere a disposizione le cartelle cliniche ma penso che, come in Italia, dopo un po’ di anni siano già state distrutte.

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