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Un momento di vita scolastica

Scritto da:  | 24 giugno 2013 | 13 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni, Zibaldone

Invalsi 5

Il test INVALSI consiste in una prova scritta che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti.
Le prove, ai diversi livelli, vengono somministrate negli stessi giorni su tutto il territorio nazionale.
I contenuti dei test sono realizzati dall’Istituto Nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione.
Proposto per la prima volta nel 2007/2008, il test, è diventato il tormentone-incubo di tutti gli insegnanti.
Chi lo conosce lo evita (se può).
Io non ho potuto e mi son trovata precettata per somministrare, nello scorso mese di maggio, a studenti del secondo anno delle superiori le prove di matematica e italiano.La prima parte della prova di italiano consiste nella lettura di alcuni testi e risposta alle domande che li seguono.
Per curiosità e per ingannare il tempo che senza fare nulla, non passa mai, apro la copia di uno studente assente e a pagina 7 leggo il seguente titolo: “Giocare con la vita ovvero come ho perso la mia partita con gli scacchi” 
Lì per lì penso sia la solita metafora dove gli scacchi entrano come i tanto graditi “cavoli a merenda” ed inizio a far scorrere velocemente l’occhio sulle righe, giusto per capire.
Immaginate il mio stupore quando vedo scritto il nome di Giovanni Ferrantes!
Torno indietro ed inizio a leggere con attenzione, riga per riga, parola per parola.
Avendo frequentato tanti anni fa l’ambiente scacchistico e avendo conosciuto di persona il Maestro Ferrantes, sono emozionata dal fatto che in quel preciso momento, in tutta Italia, tutti gli studenti di seconda superiore, lo stiano ricordando.
Non so chi materialmente abbia proposto e inserito il testo nella prova ma lo ringrazio a nome di tutti coloro che han conosciuto e voluto bene al Maestro Ferrantes.
Le quattro ore di sorveglianza sono passate più velocemente, tanti ricordi mi son tornati alla mente ed anche il test dell’Invalsi mi è risultato quasi simpatico…

Invalsi 1Invalsi 2Invalsi 3Invalsi 4
avatar Scritto da: Mariateresa Trabattoni (Qui gli altri suoi articoli)


13 Commenti a Un momento di vita scolastica

  1. avatar
    Punta Arenas 24 giugno 2013 at 09:00

    Gentile Mariateresa,

    grazie per avere inserito quel famoso racconto di Pontiggia (tratto dal suo romanzo/saggio: “Il giardino delle Esperidi”;), perché mi offre l’opportunità di evidenziare uno dei tanti difetti “elitari” del mondo scacchistico, che condannano gli scacchi ad essere praticati da pochissime (percentualmente) persone, ovvero la quasi totale mancanza di capacità di “marketing” e proselitismo.

    In sostanza, qui abbiamo un ragazzo (Pontiggia), che scopre di avere una passione per gli scacchi, riesce già a giocare alla cieca, batte il fratello ed altri avversari deboli, e – come tanti ragazzini – comincia a nutrire sogni di gloria, accarezza l’idea di diventare campione.

    “Campione”, d’altra parte, potrebbe significare molte cose: più modestamente campione a livello locale, oppure campione a livello nazionale, o internazionale, tutto è relativo.

    Quel che mi ha sempre stupito e colpito, nel racconto di Pontiggia, è l’effetto paralizzante e demoralizzante che gli provocò l’incontro con Ferrantes.

    Ferrantes fu molto gentile, lo ricevette a casa, e gli diede un consiglio corretto ed ineccepibile alla sua domanda su cosa fare per diventare campione, suggerendogli di studiare molte ore al giorno, citandogli l’aneddoto di Rubinstein.

    Quindi non si può certo imputare a Ferrantes la “colpa” della rinuncia di Pontiggia sia ai suoi sogni di campione, che più drasticamente al gioco agonistico.

    Anche perché io stesso – da inclassificato – avevo fatto visita a Ferrantes a 14 anni, nel 1975, per comprare un paio di libri insieme a mio fratello, eppure da allora ho continuato, avrò giocato quasi 70 tornei in 35 anni, e sono diventato cm.
    Però io non gli chiesi cosa dovevo fare per diventare “campione”, anche perché per me quella parola non significava nulla: per me gli scacchi erano e sono sempre stati un HOBBY, avrei giocato comunque, per DIVERTIMENTO, a prescindere dai risultati.

    Quindi ben lungi da me l’idea di imputare al povero Ferrantes la responsabilità delle decisioni di Pontiggia. Quest’ultimo gli fece una domanda, e Ferrantes educatamente rispose.

    Però posso solo dire che, col senno di poi e sapendo che non solo Pontiggia, ma tanti altri ragazzi hanno poi “abbandonato” del tutto il gioco vedendo che non riuscivano a diventare “campioni”, credo proprio che la risposta migliore che oggi un istruttore dovrebbe dare e chi gli pone una domanda simile non potrebbe che essere:

    “E perché vuoi diventare campione? Guarda che gli scacchi sono belli da giocare QUALUNQUE sia il livello che raggiungi. Non c’è bisogno di essere un grande maestro per divertirsi, giocare delle belle partite, capire gli scacchi con una certa competenza, ed avere delle gratificazioni giocando. Poi, se uno è bravo e ottiene risultati tanto meglio per lui, ma ti posso garantire che ho visto giocatori di livello relativamente modesto divertirsi giocando a scacchi, e campioni stressati che non si divertono affatto”.

    Ma purtroppo la nevrosi agonistica, e l’ansia di diventare campione è così radicata nel mondo scacchistico, che ciò spiega appunto perché tanti abbiano ben presto mollato del tutto il gioco, avendo puntato tutto sui risultati e non sul divertimento e la pratica gratificante e non ansiogena.

    E Giuseppe Pontiggia non fu che una delle tante vittime. 🙁




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      Mariateresa 25 giugno 2013 at 22:59

      Capita a volte di osservare lo stesso oggetto e di vederlo sotto punti di vista diversi,ognuno di noi coglie con i propri occhi le sfumature che la sua mente elabora in quel preciso momento, che non sono necessariamente le stesse per ogni osservatore.

      Capita allora che la stessa frase, lo stesso episodio, lo stesso racconto, evochino, in persone diverse pensieri diversi, e questa varieta’ di emozioni costituisce la nostra ricchezza, alimenta i nostri pensieri e accende la fiammella del confronto.

      Capita allora che, io non abbia scritto questo episodio con l’intento di ” commentare” il contenuto del brano di Pontiggia.,.che peraltro offre tanti spunti di riflessione che mi fa piacere siano stati colti dai lettori, ma semplicemente perche’ si tratta di un testo ministeriale di una prova di lingua italiana svolta su tutto il territorio!
      E …… si parla di scacchi, non di calcio o di automobilismo!!!!!!

      Ecco allora che il frequentatore del sito entra nel merito del testo, la lettura e’ inerente gli scacchi ed e’ logico che lo sia in un sito dove di scacchi si parla

      Per me la cosa e’ stata diversa ed e’ appunto questo che volevo comunicare : un brano che parla di scacchi viene utilizzato come testo per la prova di comprensione di italiano nella seconde classi della scuola superiore!

      A parer mio l’evento e’da considerarsi ‘ straordinario in una societa’ come la nostra dove saper giocare a scacchi non e’ cosi’ popolare come calciare un pallone!

      Mariateresa Trabattoni




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  2. avatar
    alfredo 24 giugno 2013 at 09:15

    ciao Punto Arenas
    è sempre un piacere leggerti
    con stima A.




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    alfredo 24 giugno 2013 at 09:17

    un saluto anche a Mariateresa
    ho avuto la fortuna di incontrare un paio di volte Pontiggia
    ho partecipato anche al suo funerale
    da non credente mi colpi’ moltissimo l’orazione funebre di Monsignor Ravasi che ne era amico .




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    Jas Fasola 24 giugno 2013 at 10:10

    Il Maestro Giovanni Ferrantes e’ indimenticabile e indimenticato.
    Ma a quali domande dovevano rispondere i ragazzi?




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      Mariateresa 24 giugno 2013 at 13:43

      Gentilissimo Jas, se desidera avere la prova completa delle domande relative al testo pubblicato gliela posso inviare per mail (si tratta di un testo in pdf)oppure può chiedere alla Redazione a cui ho fatto pervenire il testo in toto.

      Mariateresa Trabattoni




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        Jas Fasola 24 giugno 2013 at 14:13

        Molte grazie, ho chiesto alla Redazione. Sono proprio curioso…




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          alfredo 24 giugno 2013 at 14:32

          caro jas dopo ti faccio vedere un esempio di sadismo scacchistico del palla 😉 😉




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          Ramon 24 giugno 2013 at 20:49

          Ecco qui il testo ufficiale in formato pdf… nessun punto in palio per il nostro concorso, tutti avvertiti, ok? 😉




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            Jas Fasola 24 giugno 2013 at 21:16

            Ramon, non ci sono punti in quanto non hai idea delle soluzioni? Tranquillo, non sei il solo :mrgreen:




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    Punta Arenas 24 giugno 2013 at 10:15

    Grazie Alfredo,
    la stima è reciproca!

    E poiché tu sei senz’altro GM e Campione del mondo di aneddoti 😆 , te ne cito uno (ma immagino lo ricorderai) a proposito del compianto Palladino.

    Nel 1978, quando conduceva la trasmissione su TeleAlto (o Antenna 3) sul mondiale di scacchi a Baguio City tra Karpov e Korcnoi, Palladino disse parole di grande saggezza, a proposito dell’ossessione agonistica di tanti giovanissimi di allora (si era in pieno periodo “post-Fischer-Spassky”;), che riassumo qui, per sommi capi:

    ” Io vedo tanti ragazzi che dedicano moltissimo tempo agli scacchi, e non pochi di loro sperano di diventare campioni. Intendiamoci, è bello vedere ragazzi entusiasti e pieni di voglia di emergere. Però ho visto non pochi restare delusi, e reagire molto male alle sconfitte, fino ad abbandonare del tutto il gioco. E ho visto anche ragazzi che trascurano gli studi per gli scacchi. Ecco, permettetemi di darvi un piccolo consiglio: prendete gli scacchi come divertimento, come un bellissimo gioco e sport, ma non diventate ossessionati dall’idea di diventare campioni. Se siete bravi tanto meglio, ma prima di tutto cercate di portare a casa un mestiere, un titolo di studio, una professione, perché quelli vi resteranno per sempre. Anche perché è molto difficile vivere con gli scacchi, solo pochi ci riescono, e non è facile.”

    Ecco, io ho sempre ricordato le parole di Palladino, ed erano altri tempi.
    Oggi – non voglio essere polemico, ma le cose sono sotto gli occhi di tutti – sembra invece prevalere la tendenza opposta: appena un ragazzino mostra un po’ di talento scacchistico, viene gasato all’inverosimile, spesso proprio dai genitori, con le deplorevoli conseguenze che tutti vedono, e col rischio di rovinarne il periodo migliore.

    Anche perché poi perfino i massimi campioni, da Fischer a Kasparov, Karpov, ecc., hanno cominciato ad andare forte solo dopo i 13-14 anni.
    Non c’è bisogno di ossessionare un bambino di 7-8 anni per farne un “campione”.
    Ma su ciò ci sarebbe molto da dire…




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  6. avatar
    alfredo 24 giugno 2013 at 17:29

    caro Punta Arenas
    ricordo benissimo le trasmissioni del Palla ad Antenna 3,TV che nacque nel 1977 da TAM grazie ai compianti Enzo Tortora e Renzo Villa ( a TAM resta legato uno uno dei ricordi piu’ divertenti della mia vita … anche se a cadere nelo scherzo da me ordito fu la persona da me sopra citata che poi soffri’ parecchio per cose ben piu’ serie . forse un giorno ne parlerò)
    Palla invitò il grande Gliga e altri giocatori
    ricordo che invitò anche il nostro Franco che reduce dal campionato del MEC( allora si chiamava cosi’ …;) a squadre ed ebbe parole di elogio per il capitano Toth ( o ricordo male?)
    adesso forse ho fatto un po’ di confusione .
    Il sadico era Ferrantes o Il Palla ?
    comunque il Palla nella sua benemerita trasmissione , oltre che far sorbire partite che neppure lui lontanamente capiva un giorno propose un quiz semplice semplice
    questo
    http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1001854
    chiedendo la mossa del Bianco!!!
    a un pubblico di principianti o quasi :mrgreen:
    io conoscendo la partita mi attaccai al telefono e dopo aver sentito le mosse piu’ fantasiose, presa finalmente la linea , sparai la ” mia” 😉 , si fa per dire
    quasi Palla svenne .
    Anche se penso avesse capito che la risposta doveva venire da uno che di scacchi ne masticava un pochino
    Bella trasmissione
    la passione del Palla era travolgente.
    Ho conosciuto poco il Ferrantes ma devo dire che fu un superbo direttore dell’ IS .
    Solo gli articoli teorici del Gliga valevano la rivista .
    in quanto a Pontiggia ho un ricordo molto bello anche se penso di averlo incontrato 2 o 3 volte
    Ravasi inizio’ la sua omelia parlando subito del dramma di Pontiggia .
    Il figlio nato con handicap. Storia da lui narrata nel bellissimo ” nati due volte”
    Ravasi inizio’ dicendo che Pontiggia era un credente “vero” .
    Lo era perchè dio nella sua comprensione capiva piu’ la bestemmia o l’imprecazione dell’uomo disperato che non la quieta e insensata preghiera del ” credente” per inerzia
    parole che colpirono molto anche me , non credente , come tutto il resto di cio’ che disse Ravasi
    Mi piacerebe molto rileggere quel discorso funebre . illuminato




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  7. avatar
    paolo bagnoli 24 giugno 2013 at 23:14

    Bello il brano, bella la citazione, e molto belle le considerazioni di Punta Arenas. Bisogna tuttavia dire che il fenomeno della “gasatura” dei ragazzini non avviene soltanto negli scacchi; quando mio figlio Stefano giocava a calcio nei Giovanissimi o negli Allievi ho visto padri e madri con la bava alla bocca, assatanati fino alla violenza per affermare che il proprio figlio era meglio del tale o del talaltro e che l’allenatore sbagliava a tenerlo in panchina.
    “Emergere” anche senza un pizzico di talento, questo è il credo delle generazioni più recenti, e se non ce la fai trovi sempre qualcuno a cui dare la colpa (il solito destino, cinico e baro).




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