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Venezia ’66

Scritto da:  | 25 luglio 2013 | 37 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Tornei

Unterberger a Venezia

La mia prima volta a Venezia fu nel febbraio del 1958. Sono convinto che anche Aznavour si ispirò, scrivendo la sua canzone “Com’è triste Venezia”, durante una sua visita in questo mese. Freddo, umido, pioggia, luce fioca grigia. Ma, quando decisi di partire per la città di Casanova, dei carnevali e della potenza medievale che mise in ginocchio sui mari l’Impero Ottomano, non mi rendevo conto di quanto fosse inadatta la stagione per la mia impresa. M’importava solo di conoscere finalmente Eugenio Szabados, Presidente della Federazione Scacchistica Italiana e dal ’47 al ’53 mitico organizzatore e mecenate di grandi tornei internazionali. Speravo, rivolgendomi a lui da ungherese a ungherese, di ricevere un aiuto per proseguire nelle mie ambizioni di giocatore. Non sapevo che la crisi di Suez dell’anno precedente fu per lui – potente armatore – la rovina completa. Quando feci il suo numero telefonico preso dall’elenco, dopo aver preso alloggio in un alberghetto di terza categoria forse perché non ne trovavo uno di quarta, appresi che egli non se la sentiva di ricevermi. Il giorno stesso presi il treno per tornare al sole e al calore di Roma.

Con HortErano questi i miei ricordi di Venezia quando, nel marzo del ’66, partì per il torneo che prometteva essere di alto livello. Era prevista la partecipazione di Korchnoi e Larsen, ma al loro posto vennero il sovietico Antoshin e il danese Hamann. C’era lo iugoslavo Ivkov ex-campione del mondo dei giovani del 1951 e Candidato al Campionato del Mondo del 1965. Non vanno dimenticati nemmeno il GM Lothar Schmid e il MI britannico Harry Golombek, ambedue meritevoli per la loro attività di editori di pubblicazioni di scacchi. Peccato che il numero dei partecipanti, appena otto invece di dieci almeno, non consentiva il conseguimento di titoli internazionali.
In compenso la Dea Caissa mi regalò una decina di giorni per conoscere una Venezia tutt’altro che triste. Alloggiavo in un albergo di cinque stelle nelle immediate vicinanze di Piazza San Marco e giocavo nelle splendide Sale Wagneriane di Ca’ Vendramin Calergi. I giorni di riposo consentivano di percorrere, rigorosamente a piedi, quelle romantiche stradine e piazze che i veneziani chiamano calli e campi, e di navigare sul Canal Grande con i vaporetti che di vapore ormai hanno perduto persino il ricordo. Conobbi anche il fenomeno dell’acqua alta che arrivava ad allagare l’immenso salone dell’Hotel Luna, e vidi la serena rassegnazione con cui “gli indigeni”, calzando degli stivaloni che arrivavano fin sopra le ginocchia, attraversavano Piazza San Marco nell’acqua che arrivava a più di mezzo metro di altezza. Il torneo fu anche l’occasione di allacciare amicizia con il GM Lengyel, Campione d’Ungheria nel 1962, che fino allora conoscevo solo superficialmente.
Vinse Ivkov con mezzo punto di vantaggio su Antoshin. Io mi classificai, insieme a Levente al 3º-4º posto con 4 punti, mezzo punto davanti a Schmid, Golombek e Hamann. Il locale maestro Fletzer concluse con 0 punti, meritando – scherzosamente – l’appellativo di 007 di Venezia.

Con il mitico Bobby FischerPiù che le tre vittorie ottenute contro Fletzer, Golombek e Hamann, mi soddisfa il mezzo punto conquistato contro Vladimir Sergeievic Antoshin. Lo ricordo alto, magro, poco espansivo come carattere. Se è vero ciò che dicevano di lui Cafferty e Taimanov, in qualche modo aveva a che fare con il KGB, che spiega in un certo senso la sua poca loquacità. Scambiammo appena due-tre parole dopo la nostra partita. Aveva nove anni più di me, e aveva alle spalle dei buoni, anche se non eclatanti, risultati nei tornei internazionali cui aveva partecipato. Ma era un gran teorico, e ciò rende preziosa la mia patta con il nero.

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avatar Scritto da: IM Stefano Tatai (Qui gli altri suoi articoli)

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37 Commenti a Venezia ’66

  1. avatar
    Luca Monti 25 luglio 2013 at 09:59

    Stefano Tatai fu tra i partecipanti più presenti agli eventi internazionali di Venezia di quegli anni.Come non ricordare che alcuni tra i tanti risultati di prestigio della sua lunga carriera (ancora in essere),vennero colti in laguna.
    Grazie per la memoria.




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    alfredo 25 luglio 2013 at 12:30

    ma chi è il signore barbuto rossiccio della ultima foto ?
    non fosse per la statura sembrerebbe Bobby Fischer ( che era alto circa 1 e 85 )
    In questo senso il per me GM Tatai poteva guardarlo dall’alto in basso !
    che bel torneo che era Venezia
    non vidi questa edizione ma almeno un turno di quelle successive si’
    ricordo la vittoria nel 67 del ” compagno ” Donner ( il cui fratello, piu’ moderato politicamente) fu anche primo ministro olandese .
    e uno degli apici della carriera di Tatai fu Venezia 71 , vinto da Browne .
    Norma di GM per Tatai che poi andò piu’ volte vicino al confermarla
    ma senza interesse alcuno ribadisco che Tatai il titolo lo meriterebbe!




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    Mongo 25 luglio 2013 at 17:02

    Accidenti Fuser, mi hai ‘rubato’ il rilievo sulla presunta presenza di Fischer a Venezia!!! 😉




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    Luca Monti 25 luglio 2013 at 17:39

    Potrei ricordare male.Mi pare che anni indietro il giornale diretto da Messa Roberto, pubblicò un articolo circa la presenza del campione americano,ospitato presso un albergo che riconduceva a Stefano Tatai.Forse la foto è testimonianza di quella
    breve visita?Comunque non a Venezia mi pare.




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      Roberto Messa 25 luglio 2013 at 17:53

      Sicuramente! Dopo il match del 1992 (credo nel 1993 quando Fischer si era trasferito in Ungheria), Tatai condusse Bobby nell’albergo di Chianciano Terme in cui si svolsero anche alcuni Campionati Italiani Assoluti e a squadre. Stefano scrisse anche qualcosa in merito su Torre & Cavallo, non ricordo su che numero.
      Scommetterei che la foto è stata scattata proprio a Chianciano, ovviamente senza che Fischer se ne accorgesse perché aveva chiesto segretezza assoluta sulla sua breve gita in “casa Tatai”.
      Naturalmente Stefano è invitato a correggere e integrare questi miei vaghi ricordi…




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        Roberto Messa 25 luglio 2013 at 18:23

        Niente! Ho sfogliato tutta l’annata 1993 senza trovare l’articoletto relativo. Scommetterei che era solo un colonna di spalla e perciò non è riportato negli indici. Non posso fare una ricerca con mezzi più tecnologici perché all’epoca il PDF o non esisteva ancora o non era nelle nostre disponibilità tecnologiche (considerate che le stesse fotografie venivano montate sugli impianti tipografici prima della stampa…;). Se qualcuno vuole proseguire nella ricerca… ma non credo che possa essere stato dopo il 1993-94, considerando che Fischer lasciò l’Ungheria per proseguire il suo esilio nelle Filippine, quindi in Giappone e infine in Islanda come tutti sanno.




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          Roberto Messa 25 luglio 2013 at 18:33

          Contrordine!
          E’ a pag. 7 di Torre & Cavallo di gennaio 1994, occupa quasi due pagine e c’è pure una foto.
          Non passo fare nulla più che una scansione, che verrà una schifezza se non voglio rovinare la rilegatura dell’annata…




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            Joe Dawson 25 luglio 2013 at 21:31

            Grazie Direttore… mi è giunta voce che lo schiavo personale di Martin, ooooops, volevo dire il grafico professionista di SoloScacchi è già al lavoro per una bella impaginazione di quello a cui accenni… 😎




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    alfredo 25 luglio 2013 at 22:49

    ricordo benissimo quell’articolo anche se non ho con me la rivista .
    Fischer fu accompagnato a Chianciano da Rigo MI e da Pal Benko
    al ritorno si fermo’ alle terme di Abano
    c’è una foto ma non questa
    ma chi è quel tipo tanto alto da far apparire quasi piccolo Bobby che era un ragguardevole 1 metro e 85 ?
    Forse Tatai Stesso
    Comunque questa foto sarebbe uno scoop quasi mondiale , una delle poche dopo il nuovo ritiro di Bobby dopo il match del 92
    l’accurata biografia di Brady non fa cenno di questa tappa italiana di Fischer




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    Punta Arenas 26 luglio 2013 at 09:28

    @Alfredo : Robert James Nemenyi

    Non credi (anche come medico) che sarebbe più giusto chiamare Bobby col cognome di Nemenyi, il suo vero padre biologico? http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Nemenyi

    E’ ormai assolutamente certo che Gehrardt Fischer era in Cile, e non poteva espatriare, nel periodo dell’estate 1942, quando la madre di Bobby lo concepì, e aveva una relazione col prof. Nemenyi, nato a Fiume nel 1895, e che poi mandava regolarmente assegni a Regina Wender, per mantenere il bambino.
    Oltre tutto, guarda la somiglianza, perfino il neo sullo zigomo è identico.
    Infine, un altro figlio di Paul Nemenyi ammise che Bobby Fischer era suo fratello.
    Scommetto che se lo chiedi a Cebalo, e a tutti gli scacchisti croati, quelli ti diranno: “Ah, Fischer è di origini croate, e suo padre era Paul Nemenyi!” 😆
    La cosa curiosa è che Bobby abitò molti anni a Pasadena, ma anche suo padre ci andava spesso, voleva anche prendere un incarico al Caltech, il California Institute of Technology. Ma quelli del Caltech avevano sempre snobbato Bobby (stupidi!) a differenza del MIT, che almeno lo convocarono per le ricerche sui computer che giocavano a scacchi (Greenblatt), a fine anni ’70.

    Cmq., una cosa è certa: la madre di Fischer aveva un debole per i fisici (intesi come studiosi di fisica) 😆




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    Punta Arenas 26 luglio 2013 at 09:44

    @Alfredo

    Piccola correzione…in realtà più che i croati, credo che gli ungheresi siano i più interessati a rivendicare le vere origini di Bobby. Nemenyi è un nome ungherese, e la famiglia era dalle parti di Budapest (poi si trasferì in Croazia).
    Ma ciò spiega anche i legami di Bobby con l’Ungheria, l’amicizia (abbastanza turbolenta) con Benko, le Polgar, ecc.
    Sarebbe interessante chiedere a Tatai se di questo si parlasse, negli ambienti scacchistici ungheresi.
    Credo che Bobby sapesse bene chi era il suo vero padre, anche se per la mentalità bigotta dell’epoca certe cose non si potevano dire…meno male che almeno adesso hanno totalmente parificato i figli nati dentro e fuori dal matrimonio.




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    alfredo 26 luglio 2013 at 11:18

    caro amico
    penso che la questione del padre biologico di Bobby sia oramai risolta .
    la sorella Joanna era quindi sorella solo da parte di madre .
    questa rivelazione comunque avvenne per Fischer in anni piuttosto recenti , dopo l’apertura degli archivi della CIA ( la madre era spiata …magari Bobby aveva intuito qualcosa e pensava di essere spiato anche lui ? )
    Comunque il padre ” nominale” di Fischer fece arrivare un assegno di mantenimento per Bobby fino alla morte prematura .
    Nemeny sembra che si trasferi’ dalla ungheria in USA con gente del calibro di Von Neumann e Teller , menti tra le piu’ grandi del XX secolo , tra i principali collaboratori di Fermi e Oppenheimer ( anzi nel caso di von Neumann lo si puo’ ritenere un pari)
    all’inizio del 92 ricordo che il settimanale tedesco spiegel pubblico’ una foto rubata a Fischer all’ingresso di un albergo . quando lessi la notizia mi fiondai alla Stazione Centrale e presi la copia che ovviamente poi ho smarrito ( magari conservo la pagina tra le pagine di un libro .
    sembra che Bobby alloggiasse in un albergo tenuto dal padre dell’attuale GM Bezold ( che forse ebbe qualche lezione) e contemporaneament ci fosse la riunione dei problemisti tedeschi di scacchi ( ma nessuno lo riconobbe)
    dopo quella foto Bobby ( che ricorda moltissimo Salinger in questo) se ne ando’ infuriato dall’albergo
    sembra che vi soggiornassse anche per fare delle ricerche sulle origini tedesche della sua famiglia .
    non sono uno psicanalista ma penso che l’aver appreso in quel modo chi fosse veramente il suo padre biologico lo abbia ulteriormente destabilizzato .
    bobby nutriva un grande affetto per la madre e la sorella ( bel personaggio la madre degna di un libro anche lei) e l’aber saputo questo puo’ averlo ulteriormente destabilizzato
    sarebbe bello un libro fotografico che raccogliesse tutte le foto di Fischer .
    dal 1973 ( foto con il dittatore Marcos ) al 1992 non c’è una sua sola foto che io sappia .
    scrisse quel libello sulla carcerazione a Pasadena . In quella ocasione sarà stata sicuramente fotografato per l’identificazione ( non aveva documenti on sè e in USA lo sai cio’ è molto grave) ma la foto mai divulgata
    uno studioso inglese di scacchi piuttosto noto ipotiza che esista una foto che ritrae Fischer e Karpov in Giappone quando si trovarono per discutere le condizioni del match .
    sarebbe un cimelio traordinario
    comunque Paoli che sarebbe stato l’arbitro del match ( tutti e due erano d’accordo su questo) mi raccontò un passaggio interessante . Il match in realtà fu molto vicino dall’essere fatto , grazie a una persona tra le pochissime che potevano avere un ascendente su Fischer , ovvero Gligoric . Poi però proprio a Milano successe una cosa e il match saltò
    non ho mai raccontato a nessuno questa cosa ma oramai sono passati molti anni .
    Per Bobby ho fatto un necrologio su Repubblica corrompendo in pratica l’addetto .
    mi piacerebbe che l’amico Martin Eden l pubblicasse
    è unico l mondo mi è stato detto da un amico di Fischer che ne ha voluto una copia.
    Ne feci uno anche per il leader di un gruppo rock . ma per quello dovetti sputare sangue e soldi in quanto lo spazio era in pratica finito in quanto Bobby era morto lo stesso giorno dello sceneggiatore Ugo Pirro e in pratica tutta la redazione di Repubblica aveva occupato lo spazio
    poche parole , parecchi danè , ma ne sono fiero
    ciao Punta Arenas
    Buona giornata a tutti gli amici di soloscacchi




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      chess 10 settembre 2015 at 11:18

      Questa estate ho conosciuto presso quell’albergo tedesco( Pulvermuhle) il Gm tedesco Micheal Bezold a cui naturalmente ho chiesto di Bobby Fischer. Si fermo’ li’ per tre mesi, analizzarono molte parite, ma non giocarono mai tra loro. Bobby era in Germania da piu’ di un anno e fu portato in quell’albergo ( molto bello) da Lotar Schmidt l’arbitro del mondiale in Islanda. All’ingresso dell’albergo vi e’la foto del giornale che intercetto’ Fischer( Stern) ma il giornalista non riusci’ a vederlo di persona. Berzold ( persona gentilissima e simpaticissima) oltre che a stracciarmi sulla scacchiera mi ha detto che Fischer era impressionante per la sua capacita’ di interpretare qualsiasi posizione. Le sue testuali parole:” Fantastica e soprattutto immediata”. Saluti a tutti




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        DURRENMATT 10 settembre 2015 at 15:08

        …”Fantastica e soprattutto immediata”…infatti alcuni giustificano la sua “anomala” capacità di calcolo con un METODO DI CALCOLO diverso rispetto alla maggior parte dei giocatori di scacchi.E’ come se stesse visualizzando la “geografia della scacchiera” con ogni casa che era in ogni modo alla sua portata.Egli,inoltre, parlava della sua grande capacità di CONCENTRAZIONE e scherzosamente per la sua inclinazione a voler STAR SEDUTO BENE(comodo). 😉




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          Chess 12 settembre 2015 at 21:45

          Hai ragione, concentrazione e comodità , per non parlare poi di tutte le condizioni che poneva agli organizzatori per sedersi davanti ala scacchiera. In Islanda dopo una infinita lista di richieste da rasentare una sorta di teatro dell’assurdo, quando finalmente sembrava tutto a posto, Fred Cramer il suo portavoce, in occasione della valutazione finale nella sede di gioco per vedere se Fischer potesse obbiettare su qualcosa, disse: ” ho controllato tutto e a quel che vedo resta solo l’aria”




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    Punta Arenas 26 luglio 2013 at 18:11

    @Alfredo
    Più che altro credo che a Bobby (con le ideucce antisemite e nazistoidi che ogni tanto rendeva note, ma lasciamo perdere) abbia dato molto fastidio il fatto di essere figlio di 2 genitori ebrei, e che il suo vero padre non fosse il tedesco Fischer, ma l’ebreo ungherese Nemenyi. Nel suo libro (chiamiamolo così) sulla “Psicologia dei giocatori di scacchi”, Reuben Fine ad un certo punto accenna alle origini di Bobby, dicendo (vado a memoria perché non ce l’ho sotto mano) che non si capiva l’avversione di Bobby per gli ebrei, visto che “era per metà ebreo da parte di madre, e per l’altra metà non si sa bene”. Allusione al fatto che negli USA era già noto negli anni ’60 e ’70 che Gehrard Fischer non fosse il suo vero padre, anche se ufficialmente non lo si diceva.
    Per il resto, l’argomento è decisamente interessante, ma non certo a livello di “pettegolezzi”.
    Credo sarebbe importante capire quanto il fattore “ereditario” e il tipo di mentalità e struttura biologica dei genitori influiscano nelle attitudini di un figlio.
    Ad esempio, nella personalità Bobby uno potrebbe sicuramente vedere un mix tra la grande determinazione e spirito indipendente della madre, e la grande intelligenza speculativa, la capacità di calcolo, il pensiero logico del padre Paul Nemenyi.

    Quest’ultimo peraltro era molto diverso da Bobby sotto molti aspetti: era molto colto e versatile (aveva una cultura enciclopedica, a detta di molti), mentre Bobby era ultra-specializzato e limitato culturalmente (per usare un eufemismo). Inoltre era pacifista, vegetariano, umanista (oggi diremmo un tipo “new age”;), tanto quanto Bobby era bellicoso, asociale e paranoico.
    Tuttavia scacchi, fisica e matematica sono discipline che condividono un elemento basilare: l’uso di “operatori” (i pezzi per gli scacchisti, gli algoritmi,le grandezze fisiche (massa, velocità, accelerazione, forza, tempo, ecc.) per i fisici) con cui si “gioca” per scoprire nuove relazioni ed ottenere risultati.

    E sicuramente Paul Nemenyi è stato un fisico di notevole caratura, mentre Gehrard Fischer è pressoché sconosciuto nella comunità scientifica.
    Altro argomento interessante, e da investigare, è capire quanto ci sia di “innato” nelle capacità di Bobby, e quanto di acquisito.
    Di sicuro non era un talento naturale assoluto, come Morphy o Capablanca.
    Bobby giocava già nei tornei a 8 anni, ma fino ai 13 non esplose.
    Quindi sarebbe interessante capire se in giocatori come lui si “eredita” da un genitore una maggiore attitudine al calcolo, all’analisi veloce e precisa, ecc., oppure se è questione soprattutto di grande applicazione e forza di volontà, e quanto dell’una e dell’altra.
    Quindi capire chi erano e come pensavano i genitori di Bobby non è certo una semplice “curiosità”, ma dovrebbe interessare psicologi, neurobiologi, scienziati della mente e delle capacità cognitive.




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  10. avatar
    alfredo 26 luglio 2013 at 18:33

    caro Puto Arenas
    tutto molto interessante
    per approfondire ti suggerisco la lettura del libro dell’amico Joe Ponterotto
    A psycobiography of Bobby Fischer
    e non perchè mi ha fatto l’onore di usare la mia poesia su Bobby come introduzione
    è veramente molto interessante , documentatissimo
    si trova facilmente in rete e un po’ di tempo fa avevo suggerito agli amici il modo pe fare il download
    per qanto riguard talento genialità ereditarietà è un discorso molto difficile e complesso che qualche volta qui ho affrontato
    gli scacchi non sono un gioco ” prettamente” matematico ma di sicuro i piu’ grandi matematici del mondo sono stati nel XX scolo ungheresi .
    venivano deiniti ” alieni” per la loro intelligenezamatematica . ma anche qui il dicorso è complesso. puo’ essere semplicemente che in Ungheria sia stata data maggior importanza al’insegnamento delle materie scientifiche rispetto ad altri paesi
    tra cui l’Italia ad esempio
    che questo handycap culturalo sta ancora scontando !




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  11. avatar
    alfredo 27 luglio 2013 at 12:36

    caro Punta Arenas
    offri molti spunti
    su uno mi vorrei soffermare
    Bobby non fu un talento precoce ?
    a 14 anni campione USA a 15 GM e candidato
    in tempi in cui anche grandi giocatori diventavavano GM a 25 – 30 anni ( ad es Portisch , poi vado a vedere) e in cui i giocatori erano ancora nel pieno delle forze ultracinquantenni ( Botvinnik riconquisto’ il titolo contro Tal mi sembra a 52 anni)
    fino agli anni 90 con Leko e le sorelle Polgar il suo record di precocità nel diventare GM rimase imbattuto , ovvero per 35 anni
    in nessuno sport credo che un record resista tato tempo
    mi ricordo che si riteneva inavvicinabile l’8.90 di Bob Beamon nel salto in lungo, Mexico 68 . Ma è stato battuto prima delle previsioni .
    comunque ti invito ancora alla lettura di quel libro del prof Ponterotto che per scriverolo ha intervistato tutti gli amici e i membri rimanenti della famiglia Fischer – Targ
    anche la sorella di Fischer aveva un debole per i fisici , in quanto il marito Russel Targ ( da cui ebbe 3 figli , di cui una morta in giovane età) era un fisico di primissimo livello alla Stanford University
    comunque sono d’accordo con un articolo letto tempo fa
    l’intelligenza scacchistica è solo in parte logico – matematica . é in gran parte ” spaziale” , paragonabile a quella dei grandi architetti ( a scopo esemplificativo in questo articolo kasparov viene accostato al grandissimo Wright )
    c’è sempre un momento in cui il talento divnta genio
    e quel momento fu quando onto Byrne Bobby porto’ l’alfiere da g4 a e6
    ma che fosse un genio assoluto non ci sono dubbi
    ho parlato nel 2009 con un suo amico non scacchista . mi dise che l’intelligenza di Bobby era la piu’ grande con cui si fosse mai confrontato ( ed era un premio Nobel !) e anche umanamente era meglio di quanto veniva descritto. bastava non toccare alcuni argomenti Bobby aveva un delirio ” nucleare” ( negazione olocausto, antisemisemitiso, adesione alle idee propugnate dai cd saggi di sion , tra l’altro un falso) .
    Nell’ultima fase della sua vita si acculturo’ molto leggendo soprattutti sagi filosofici
    Ma vorrei che il mistero della foto venisse svelato
    anche se sono sicuro che sia lui!




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  12. avatar
    alfredo 27 luglio 2013 at 12:39

    vorrei far notare a chi non lo sapesse che Paul Nemenyi nacque a Fiume .
    come Enrico Paoli




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  13. avatar
    Punta Arenas 27 luglio 2013 at 13:34

    @Alfredo

    Quindi ne deduciamo che Nemenyi è stato padre sia di Bobby che di Enrico Paoli ! 😆




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      alfredo 27 luglio 2013 at 14:07

      beh a 13 anni si puo’ già procreare 🙂
      era una semplice curiosità
      era nato nel 1895 ( paoli 1908)
      Sul libro di Poterotto c’è una accurata ricostruzione dell’albero genealogico di Fischer
      PS : da un punto di vista logico diciamo però che il tuo sillogismo non sta in piedi .




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    Punta Arenas 27 luglio 2013 at 13:52

    @Alfredo

    Per quanto precoce (imparò a 6 anni), Bobby non è paragonabile né a Morphy (che già a 10 anni giocava come da adulto), né soprattutto a Capablanca, che già a 12 anni sconfiggeva Corzo, campione di Cuba, ed era forte già a 8 anni, e non studiava mai (mentre Fischer studiava tutto). Se analizzi le partite ed il livello di gioco di Fischer tra i 10 (inizio ufficiale nei tornei) e i 13 anni (quando davvero raggiunse un livello magistrale, giocando quella che fu forse – paradossalmente – la più combinativa e complessa partita della sua vita – contro Donald Byrne, coi famosi sacrifici in quella Grunfeld al torneo Rosenwald), oltre che i punteggi, vedi che era ben lungi dal livello raggiunto in seguito. Quindi non si può dire che fosse un talento davvero “innato”. A ben vedere, sia Carlsen, che lo stesso Caruana, che Kasparov, a 10 anni erano più forti di Fischer a quell’età.
    Ma credo che ben pochi si siano poi applicati tanto al gioco quanto Fischer, che peraltro era anche molto pratico: poche aperture, ma imparate benissimo.
    Quindi non è tanto importante il fatto che fosse diventato GM a 15 anni, quanto piuttosto la domanda: quando aveva cominciato, a 10 anni, giocava bene come a 13-15 anni? La risposta per Fischer è no, mentre per Capablanca e Morphy è sì.
    Ecco perché non si può dire che Fischer fosse davvero un talento innato.
    Ma è meglio così, vuol dire che l’applicazione fa miracoli.




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    alfredo 27 luglio 2013 at 14:26

    per quanto riguarda la precocità di Bobby bisogna ammetettere che la sua esplosione avvenne a 13 ani con quella famosa partita
    ma bisogna tenere conto che Bobby e la sorella vivevano in pratica nella povertà
    la madre aveva una laurea in medicina conseguita in Germania ma non valida in USA e si arrabattava con lavoretti come badante , infemiera etc…
    capablanca e morphy , al netto delle epoche diverse , prvenivano da due ricche famiglie aristocratiche .
    su morphy ti consiglio l’ultimo libro di paolo maurensig e anche la sua divagazione ( un piccolo libretto) su Harrwitz la cui tomba è stata scoperta al cimitero ebbraico di Bolzano
    comunque io starei molto attento a enfatizzare la precocità
    un esempio che ho conosciuto è stato il fisico josephson .
    a 23 anni scopre uno dei piu’ importanti effetti quantistici (l’effetto Tunnel) , a 30 prende il Nobel , a 31 è già matto .
    E’ vero che anche Hiesemberg prese i Nobela 31 anni , mi sembra , e fu una persona equilibrata ( non solo un fisico ma anche un filosofo tra i piu’ grandi del XX secolo) per tutta la vita
    comuque è questione di qualche anno , non di piu’
    tu citi kasparov che a 10 anni aveva già come istruttore un certo botvinnik e citi magnus e il nostro grande Fab che per quanto ne so sono cresciuti, come si suol dire ” nella bambagia) con istruttori e mezzi enormente superiori a quelli i Bobby
    Personalmente poi non mi interessa dimostrare chi sia stato il piu’ grande o il piu’ precoce .
    Bobby è di gran lunga il personaggio piu’ affascinante e controverso della storia degli scacchi ( moderna . anche Morphy lo fu)
    Mi interessa il ” fattore umano” oltre che scacchistico
    quando mori , per quanto sapessi che era gravemente malato ( era comparso un articolo su la Gazzetta qualche tempo prima ) pianse
    E il suo nome fu il primo nome di scacchista che incontrai nel 1963 quando ricoverato a pietra ligure per una grave forma di reumatismo articolare acuto aprii una enciclopedia . e vi trovai l partita D. Byrne – Fischer . Non proprio facile eh .
    un imprinting
    Ripeto Bobby pur con tutte le sue debolezze , i suoi errori e i suoi comportamenti ( pessimo fu quello per esempio con le famiglie Polgar e Lilienthal che lo avevano accolto e accudito come un parente) ha un fascino unico
    il che spiega ad esempio perchè entri in una mostra a Berlini, senza saperlo , e vi trovi una installazione a lui dedicata , alla produzione letteraria , musicale etc che vi è su di lui
    Botvinnik non fu meno grande di lui probabilmente
    ma al di là della stima per il giocatore ( e lo sciemziato, non dimentichiamolo) non ha mai saputo suscitare in me la minima emozione
    discorso diverso per Tal di cui ricordero’ sempre l’umana finezza e il tratto gentile .




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      Mongo 28 luglio 2013 at 12:44

      Forse solo Muhammad Ali è stato ‘(il) più grande’ di Fischer.




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        alfredo 28 luglio 2013 at 12:51

        Ritengo che il piu’ grande atleta , indinpedentemente dallo sport praticato , del XX secolo sia stato Eddy Merckx. Nessuno ha schiacciato la concorrenza (e che concorrenza!!!) per 10 anni come ha fatto lui.




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          Mongo 28 luglio 2013 at 13:10

          Vero, ma nella carriera del belga c’è un alito di doping.
          Intendiamoci Muhammad Ali è il campione sportivo più famoso della storia, forse non il più forte in senso tecnico, qui gli sarebbero forse superiori Joe Louis e Sugar Ray Robinson nel pugilato, Merchx nel ciclismo, Nurmi, Zatopek e Lewis nell’atletica, Maradona e Pelè nel calcio, Spitz e Phelps nel nuoto, Kasparov e Fischer negli scacchi.
          Comunque Ali è stato l’unico umano a sconfiggere Superman.




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            alfredo 28 luglio 2013 at 13:22

            mettiamola cosi’ , come disse Gianni Minà
            Ali’ è stato ai suoi tempi la persona piu’ famosa del pianeta , piu del papa e del presidente USA
            il caso di Doping di Merckx ( savona 69) fu un nulla .
            probabilmente inquinamente a posteriori della provetta con amfetamine
            ai tempi non si potevano dosare i metaboliti per cui non c’era nessuna prova di passaggio di sostanza dopante nel corpo di Merckx
            La conclusione della carriera di Ali’ fu poi triste con le sconfitte con Leon Spinks , Holmes , Berbick
            Merckx si ritiro’ nel 78 non appena si rese conto che il viale del tramonto iniziava




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              Mongo 28 luglio 2013 at 22:26

              Vero, ma la sconfitta con Spinks fu, per così dire, ‘studiata a tavolino’ perché c’era già in ballo la rivincita e la conquista per la terza volta del titolo di campione del mondo, cosa che puntualmente avvenne.
              Quando Ali incontrò Holmes e dopo Berbick, c’era già in lui qualcosa che non girava più per il verso giusto. Questi ultimi suoi due incontri vennero organizzati solo perché Ali aveva bisogno di soldi: 3 o 4 ex-mogli da mantenere, un bel po’ di figli e soprattutto i mussulmani neri che bussavano alla sua porta per spremerlo finché potevano.
              Comunque con Berbick, 13 anni più giovane del 40enne Ali, Ali perse ai punti aggiudicandosi 4 riprese contro 6.




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    Punta Arenas 27 luglio 2013 at 18:52

    @Alfredo

    con tutto il rispetto per Bobby, e la sua influenza carismatica sul mondo degli scacchi, sarebbe anche ora che ci si prendesse una “vacanza” da lui e dagli eccessi di quel periodo, che non potrà mai più tornare.

    Ripeto, uno che diceva che negli scacchi la cosa che più lo divertiva era “distruggere l’ego dell’avversario” era da compatire punto e basta.
    E se poi aggiungi le farneticazioni sull’apologia dell’11 settembre, i comportamenti da paranoico, l’aver concentrato l’esistenza solo su una scacchiera, l’eccesso di aggressività e asocialità, poi non puoi stupirti se il “boom” che il suo carisma suscitò a inizi anni ’70, poi si sia sgonfiato, e oggi gli scacchi siano nella situazione che sappiamo.
    Non è certo un esempio su cui costruire uno sport di massa, e gradevole da giocare.
    Poi, magari Bobby era anche mille volte più onesto e sincero di tanti ipocriti del suo ambiente, non ci piove, però era tutta la sua filosofia di vita che è stata molto discutibile.

    Su Morphy, lo stesso Fischer diceva testualmente che ” ancor oggi potrebbe battere qualsiasi giocatore, e non ho mai impiegato meno di 20 minuti per analizzare ogni sua mossa”, e che fosse un privilegiato credo conti poco. Milioni di persone in buone condizioni economiche hanno provato a diventare campioni di scacchi, senza avere manco 1/100 del suo talento.
    E poi Fischer mica moriva di fame, viveva negli USA e nel dopoguerra, non in Mozambico o nel Burkina Faso. Da bambino aveva potuto giocare a scacchi tutto il tempo che voleva, non risulta sia stato mandato a lavorare (invece nella mia classe alle elementari c’erano 2 bambini che il pomeriggio a soli 8 anni lavoravano già in un bar e in un’edicola, tipico negli anni ’60, allora non c’erano gli assistenti sociali, il lavoro minorile era diffusissimo).
    Ma ciò è abbastanza pacifico. Bisguier osserva che: “Sebbene indubbiamente dotato, Fischer non fu così precoce come il “bambino-prodigio” Reshevsky: quest’ultimo era già un giocatore relativamente “maturo” sin dall’età di 6 anni. Bobby alla stessa età conosceva le regole del gioco, ed ebbe modo di partecipare ad alcuni tornei (YMCA e Brooklyn Chess Club), ma riuscì a cogliere concreti successi solo dopo la prima metà degli anni ’50.”

    Ma ripeto ancora, ed è il concetto con cui avevo già da tempo rimarcato il carattere elitario degli scacchi, che allontana troppa gente da una pratica sana.

    Molto interessante questo articolo di Odifreddi http://matematica-old.unibocconi.it/odifreddi/scacchistaideale.htm, in cui cita le parole di Einstein, che fu un discreto giocatore, molto amico di Lasker (che era un ottimo matematico), di cui scrisse la prefazione alla biografia, ma ebbe sempre una avversione all’ambiente scacchistico: “confesso che la lotta per il potere e lo spirito competitivo espressi nella forma di quel gioco ingegnoso mi sono sempre stati ripugnanti. ”

    Insomma, non è dicendo oggi a tutti: “diventa come Bobby Fischer”, che farai proseliti. Negli anni ’70 si poteva dire, ma 40 anni dopo no.

    Quello che invece è davvero interessante, dal punto di vista scientifico, è semmai lo studio dei meccanismi di pensiero dei grandi giocatori, per migliorare le performances di tutti.
    Ed ecco perché è interessante capire anche l’approccio del padre Paul Nemenyi allo studio, all’apprendimento, alla soluzione dei problemi logici, probabilmente scopriremmo la stessa metodicità ben organizzata che consentì anche al figlio di ottenere grandi risultati.
    Ma su Fischer come persona, lasciamolo riposare in pace, si è già detto fin troppo credo.




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  17. avatar
    alfredo 27 luglio 2013 at 20:31

    sono d’accordo
    ma un interesse anche diciamo ” professionale” per Bobby rimarraà sempre
    te lo ho detto. è stato un imprinting di quando a 4 anni stavo a PietraLigura in un letto d’ospedale .
    io lascerei perdere le sue parole
    orribili quelle sull’ 11 settembre , il suo antisemitismo .
    era sicuramente una persona malata ma la diagnosi precisa al momento nessuno la puo’ fare per quanto il libro di Ponterotto, psichiatra della Fordham university sia molto documentato
    Guarderei solo le sue partite e continuerei ad imparare e a trarne piacere
    ma lasciamo perdere tutta questa discusione
    Nella foto è lui o no ?
    a parigi mi coli molto quando andai al cimitero con le tombe di chopin e jim morrison , un maledetto come saprai ( anche se ” romanticamente maledetta” fu anche la vita di Chopin )
    mi colpi’ il numero di pesone che andavano a rendergli omaggio
    inutile i ” maledetti” esercitano piu’ fascino delle persone ” normali”
    ma fortunatamente anche gli scacchi offrono l’esempio di ottime persone
    mi vengono in mente i nomi di Smiyslov e Gligoric .
    Buona serata




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  18. avatar
    alfredo 28 luglio 2013 at 17:51

    sono contento dell’articolo da te citato, opera di un caro amico e che avevo letto .
    Bobby forse godeva “contorcersi ” i suoi avversari
    bisogna poi vedere come e in che conteso tale frase fu detta . e se fu detta .
    Einstein che tutti pensano essere un nonnetto buono e saggio che fa la linguaccia ( purtroppo se chiedi in cosa consiste la relatività al 100% degli italiani il 99 ti risponderà che ” tutto è relativo” . Io ne conosco un sacco che pensano che sia ancora una teoria e non un FATTO con numerose verifiche sperimentali
    Einstein si comporto’ invece con le donne ( che gli piacevano molto) in maniera a volte irrispettosa e quasi sadica .
    Prendeva e lasciava senza spiegazione alcuna . Era Einstein ma della donna aveva una concezione ancora molto simile alla donna oggetto
    c’è un suo scritto che ora non trovo in cui dice a un suo amico che sperava che a Stoccolma si svegliassero e gli dessero il Nobel ( prova anche qui a chiedere . Tutti o quasi ti diranno che gli fu assgnato per la relatività.non gli fu assegnato pe questo , lo sai benissimo ) per mettere a tacere con un po’ di soldi mogli, ex mogli e amanti varie .
    Bobby e qui chiudo in fondo fece del male , e molto , solo a sè stesso .
    Poteva essere milionario in dollari USA e si ridusse a vivere come un barbone in un sottoscala .
    al di là di tutto una figura tragica .




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  19. avatar
    Punta Arenas 28 luglio 2013 at 19:42

    @Alfredo

    E chi ti dice che anche a loro (le donne di Einstein) non facesse piacere il “mordi e fuggi”? 😉

    Basta con questi luoghi comuni…scommetto che a molte di loro faceva piacere poter dire alle amiche: “Ehi! Sai con chi sono uscita ieri sera?”

    Anche qui, il solito “politically correct” della “donna oggetto”…

    Balle! Non esiste alcuna donna-oggetto, ma anche a quei tempi, sapevano bene quel che volevano, e come gestire il rapporto con l’uomo, credimi!

    W Capablanca, W Einstein! 😆

    Verissimo invece, visto che hai un fratello fisico, ciò che scrivi a proposito del Nobel ad Einstein, che gli fu conferito nel 1921 per la scoperta dell’effetto fotoelettrico, sul fotone (lavoro elaborato nel famoso suo anno d’oro del 1905), e non per la relatività (anche perché fu un po’ controversa, soprattutto la relatività generale [quella della curvatura spazio-tempo], in Italia c’era lo zio di Majorana, Quirino, che pubblicò vari lavori contro. Mentre la ristretta fu molto più accettata, anche in tempi brevi).

    Cmq, visto che si parla di seduttori, Capablanca, Nemenyi, ecc., si potrebbe scrivere una sceneggiatura di un film…ascolta…

    Il fisico Paul Nemenyi nasce a Fiume, e da giovane adulto si reca a Vienna, dove incontra ad un concerto di musica classica la nipote di Wolfgang Amadeus Mozart e ha una storia con lei, dalla quale nasce il fisico Wolfgang Pauli (quello che scoprì che due elettroni non possono avere gli stessi 4 numeri quantici). Poi fugge per non assumersi le sue responsabilità, e tornato a Fiume ha un’altra storia con una signora fiumana, da cui nascerà il futuro campione italiano Enrico Paoli (il cognome ovviamente fu messo in onore di Pauli e di Paul).
    Infine, ormai braccato dalle signore europee, e con una pessima fama di seduttore e abbandonatore, Paul Nemenyi si decide a varcare l’oceano, e va negli USA, dove seduce la signora Regina Wender-Fischer, reduce col marito fisico dall’URSS, mentre è sola perché il marito è in Cile e non può entrare negli USA perché sospettato di spiare per l’URSS. Ecco allora che Nemenyi seduce e ingravida anche la povera signora Fischer, e poi è costretto a versarle gli alimenti per il piccolo Bobby. Finchè, durante un ballo, il povero Nemenyi muore d’infarto improvvisamente (n.b.: questo è vero!), perché si accorge con terrore che nella sala da ballo ci sono anche la madre di Pauli e la madre di Paoli, che lo hanno trovato! Passi pagare gli alimenti ad una, ma a 3 donne verrebbe l’infarto a chiunque!…
    Non male la sceneggiatura, eh? 😆

    Ecco, scommetto che se mandi tutta questa boiata a Roberto Giacobbo, quello di Voyager, lui ci crede e ci confeziona una puntata. :mrgreen:

    Lui se vede un geroglifico in un bagno, pensa che siano gli extraterrestri che hanno disegnato la grande piramide, se vede dell’erba schiacciata da due in camporella, pensa ai cerchi nel grano degli extraterrestri, e ci confeziona la puntata.
    Basta dirgli che Fischer è vivo, ha un sosia, e vive nascosto col suo amico Paul Mc Carthy (che secondo Giacobbo sarebbe morto nel 1966, quello che c’è per lui è un sosia).

    va bè, va abbiamo scherzato, ciao Alfredo buona serata!




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  20. avatar
    Alfredo 28 luglio 2013 at 20:08

    molto diveertente
    un po’ di tempo fa ho firmato una petizione per far smettere la messa in onda di Kazzenger .
    conosco bene le teorie di Quirino Recami dal momento che sono amico anche del piu’ grande esperto mondiale di Ettore Majorana , il prof Erasmo Recami
    Martin Eden ha una foto in cui sono ritratto con Erasmo e un altro mio amico del CERN che lavora con Rubbia ( umanamente odioso ma scientificamente nulla da dire)
    comunque come saprai le verifiche sperimentali alla teoria di Einsein avvennero mi sembra già nel 1914 , poi vennero interrotte dalla guerra e ripresero nel 1919 ( mi sembra)
    comunque sia quel che sia un po’ di Italia , come sai c’è anche nella relatività
    Einstein visse in Italia tra Milao e Pavia e a fornigli i strimenti matematici per la sua teoria furono due matematici dell’università di Padova ( Ricci Cubastro e Levi Civita)
    i genitori di Einstein , e questo è poco noto, sono sepolti nella sezione ebraica del cimitero di Lambrate
    una divagazione ma mi sono reso conto quanto l’ignoranza scientifica sia diffusa in Italia per cui cerco di fare un po’ come il Tafano dell’apologia di Socrate . Pungolare un cavallo un po’ lento
    è un discorso molto serio . Se economicamente siamo messi cosi’ lo dobbiamo anche a questo
    è assurdo che uno esca dal liceo e sappia a memoria T’amo pio bove e non sappia sia pure in maniera uin po’ didascalica cosa sia la gavità
    comunque Einstein e le donne .. beh diciamo che c’è anche che ” predica bene e razzzola male”
    comunque i miei due fisici piu’ amati sono Heisenberg che fu anche un filosofo e Feynman ( con cui Erasmo ha lavorato) . Avevo anche un amico che era un autentico genio che una volta litigo ad un congresso con Feynman ( l’episodio è riportato neòòa bellissima biogfrafia di Feynman di Gleik , GENIO) . e aveva ragione!
    Purtroppo si rovino’ scienticamente circa 15 anni fa cadendo in una topica pazzesca . è morto circa 10 anni fa ma veramente è stato uno dei piu’ grandi fisici italani del dopoguerra
    piacevole parlare con te
    se vuoi contattami in pvt . Martin Eden ha tutti i miei recapiti
    ciao
    Buona serata
    PS : anche Pauli bel personaggio . affascinante il suo rapporto con jung .




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  21. avatar
    Alfredo 28 luglio 2013 at 20:12

    ah la foto è stata fatta ad una conferenza che abbiamo tenuto in un liceo majorana in occasione del 75 della scomparsa del genio siciliano.




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  22. avatar
    Punta Arenas 29 luglio 2013 at 09:15

    @Alfredo

    io mi riferivo proprio a Quirino Majorana
    http://it.wikipedia.org/wiki/Quirino_Majorana

    non a Quirino Recami.

    Credo ci sia un errore, esiste Erasmo Recami (come hai notato tu, studioso dell’opera di Ettore Majorana), ma non mi risulta alcun Quirino Recami.

    Quirino Majorana, come nota anche Wikipedia, aveva speso molte energie per cercare di confutare la teoria di Einstein, ma vanamente, credo fosse un fatto personale più che altro.




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  23. avatar
    alfredo 29 luglio 2013 at 11:03

    caro Punto Arenas
    visto che sono un po’ torrenziale nello scrivere ( ma sono argomenti che mi appassionano) vorreii chiarire questo
    Erasmo Recami è un fisico italiano, noto soprattutto per la sua teoria sui tachioni che ha lavorato con mio mio fratello e con Feynman . E’ un amico e in occasione del 7 esimo della scomparsa di Ettore abbiao fatto lui , io e un mio amico del CEERN una conferenza su Ettore . ora vive in brasile , però.
    è considerato il piu’ grande conoscitore mondiale di ettore majorana e attraverso lui ho conosciuto tutti gli scritti di ettore e ho saputo anche dell’opera di quirino majorana .
    era un errore . ho fatto una stringa . volevo dire QUIRINO MAJORANA
    gli articoli dello zio non hanno nessun interese scientifico rispetto agli 8 ( pauca sed matura , come avrebbe detto Pascal) di Ettore .
    Tra l’altro esiste anche un Ettore Majorana jr , fisico a Roma , nipote di Ettore , essendo figlio di una sorella
    Se ti interesa ti posso fare avere tutti gli scritti di Erasmo su Ettore
    Erasmo è molto arrabbiato per l’ultimo libro uscito su Majorana , di un portoghese ( il neutrino mancante) che ha suscitato lo sdegno non solo suo ma di tutta la famiglia Majoarana
    tra le lettere di majoarana ho visto anche quelle scritte da lipsia quando ando’ a trovare heisenbeg da cui fu fulminato. questo in seguito diede e sta dando ancora degli equivoci su na presenta simpatia di ettore per il nazismo
    ettore scrive che quando non discutevanono di fisica lui e heisenberg giocavano a scacchi . sembra che ettore imparo’ il nostro gioco da piccolo e divenne piuttosto bravo esibendoi anche alla cieca anche se non c’è documentazione su questo
    l’ipotesi di ERASMO RECAMI , ovvero quella di una fuga di Ettore in Agentina mi sembra la piu’ circostanziata rispetto alle altre che furono fatte ( suicidio e chiusura in convento)
    un caro saluto
    buona giornata
    Alfredo




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    • avatar
      Andrea61 4 agosto 2013 at 10:46

      Interessante come da Venezia ’66 si sia passati a Fischer, Einstein, Majorana … 🙂

      Intervengo giusto per correggere un piccolo errore veniale: “Pauca sed matura” era motto di Gauss, non di Pascal.




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