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Salo Flohr: alla ricerca del match perduto

Scritto da:  | 14 novembre 2013 | 14 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

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Capita spesso di assistere a dotte disquisizioni sulla fortuna negli scacchi e di personaggi della storia del “nobil giuoco” che non riuscirono a cogliere o sfruttare al meglio la loro possibilità di diventare ancora più famosi e osannati aggiudicandosi il massimo titolo o arrivando a disputare il match per la corona mondiale. I nomi che ricorrono sono più o meno sempre gli stessi e variano di poco a seconda dei gusti di chi scrive: l’impossibilità del grande Rubinstein di avere una chance mondiale nei suoi anni migliori,la malattia che stroncò le ambizioni di Pillsbury o la prematura morte del fortissimo Stein, l’eterno secondo Keres, il genio di Sultan Kahn, e via discorrendo…

Spesso tuttavia l’elenco di questi grandissimi campioni non contempla ,o nomina troppo poco frequentemente, il nome di Salo Flohr, la cui parabola scacchistica fu una delle più curiose ed inspiegabili della storia degli scacchi. In sette-otto anni passò dal non conoscere le regole del gioco ad essere uno dei 5 giocatori più forti del mondo sino ad essere designato dalla FIDE quale sfidante ufficiale di Alekhine preferendolo addirittura al mitico Capablanca.

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Inspiegabilmente tuttavia, dopo la parentesi bellica, il suo talento e le grandi aspettative che tutti nutrivano svanirono improvvisamente e Flohr non riuscì più ad esprimersi a quei livelli. In pratica nel 1940, a soli 31 anni, un’età che per molti campioni è quella della massima maturità e creatività, la carriera di Salo Flohr era praticamente già finita .

Salomon Mikhailovich Flohr nasce da una famiglia ebrea a Gorodino,in Galizia, il 01.11,1908 anche se sia lui che il fratello sostennero di non essere sicuri dell’esattezza di tale data ( Isaak e Vladimir Linder indicano il 21.10.1908 e altre fonti il 21.11.1908). La sua terra d’origine cambiò spesso possesso . Dapprima parte dell’Impero Austro-Ungarico, quindi della Polonia, successivamente accorpata alla Russia ed ai giorni nostri sotto la sovranità dell’Ucraina.

Flohr ebbe un’infanzia difficile che non amava ricordare e della quale parlava malvolentieri. Per quanto autore di molti articoli su riviste dove svelava gustosi aneddoti e stilava resoconti di match e manifestazioni, non scrisse mai le sue memorie ( “sono ancora troppo giovane” disse una volta seppure già in tarda età ). I suoi genitori morirono in un “pogrom” ed egli restò solo con il fratello Moses di 4 anni più vecchio che gli fece anche da padre e dal quale apprenderà il gioco degli scacchi. Il loro legame restò sempre molto forte e non si ruppe neppure in occasione della loro separazione, quando Flohr si recò in Russia mentre il fratello rimase in Cecoslovacchia. Moses ebbe tuttavia un ritorno dall’essersi preso cura del fratello minore nei primi anni della sua infanzia e successivamente, quando nel 1943 fu internato nel campo di concentramento di Theresienstadt, ebbe modo di sopravvivere grazie alla parentela col popolare fratello scacchista.

Trascorso un periodo in orfanatrofio nella città di Lipnik in Moravia, successivamente una famiglia di Litomerice ospitò Flohr su interessamento del rabbino locale . Nel 1924 Salo si trasferisce a Praga assieme al fratello e la nuova terra d’adozione resterà definitivamente nel suo cuore. In quell’anno il destino di Salo avrebbe potuto subire una svolta poiché col fratello ebbe l’opportunità di andare in America, dove già si era trasferito il loro zio. Proprio quando tutto era pronto per la partenza la quota di ingresso in America venne chiusa e i due fratelli restarono a Praga.

Dopo aver frequentato per soli due anni una scuola in Economia, lasciò gli studi per iniziare, molto giovane, a lavorare diventando in seguito corrispondente sportivo e giornalista.

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Flohr e Botvinnik

Flohr si avvicinò tardi agli scacchi ( le fonti parlano dei 13/14 anni apprendendo il gioco dal fratello Moses), ma la sua crescita fu rapidissima ed i campioni che incontrava in occasione delle esibizioni in simultanea quando era ancora un principiante, diventarono molto presto suoi colleghi nei tornei internazionali come Alekhine, Spielmann e Reti. Fu proprio quest’ultimo a dargli la sua prima importante lezione di scacchi quando nel 1925, durante la partecipazione del giovane Salo ad un torneo minore a Bratislava, il campione passò casualmente accanto a Flohr che contrariato stava analizzando una sua partita dove aveva malamente sprecato il finale. Reti indicò al giovane scacchista la corretta continuazione per concretizzare il vantaggio.

Ma la sua vera “Università scacchistica” furono i tornei internazionali per i quali stilava resoconti giornalistici per conto di molti quotidiani e riviste sportive cecoslovacche e tedesche (la sua lingua madre) curando la pagina sportiva in senso lato. La vicinanza con campioni di tale calibro e l’opportunità di studiarne i segreti al tavolo di gioco o durante le sessioni di analisi, lo fece progredire rapidamente pur in assenza di un mentore, un allenatore o qualche insegnante, solo grazie al suo enorme talento.

Kmoch ce lo ricorda all’epoca del torneo di Berlino del 1928 mentre questi , corrispondente della stampa specializzata, nelle pause del torneo internazionale giocava Blitz al Konig Cafè per piccole poste ( come da tempo era solito fare anche a Praga arrotondando i suoi introiti grazie alla sua grande abilità). Ce lo raffigura , con la tipica esagerazione delle sue descrizioni, con un’aria dimessa e compassionevole tanto da essere tentati di offrirgli il vantaggio di una Torre. Tuttavia Flohr, rifiutando educatamente ogni vantaggio, proponeva addirittura di alzare la posta e vinceva con irritante sistematicità. Come spesso accade, dopo le sconfitte ogni scusa era buona per gli avversari per minimizzare le sue “performances” adducendo alla fortuna i suoi risultati , che avrebbe dovuto perdere in tutte le partite e che come giocatore era solo un flop. Il giornalista/scacchista sorrideva e continuava a giocare sfidando chiunque, anche i più abituali frequentatori. Anche quando giocatori più forti si sedevano alla scacchiera il risultato non cambiava e ben presto anche i maestri raccoglievano malvolentieri le sue sfide e cercavano di tenerglisi alla larga. Aggiunge Koltanowski (Chess Life 1983), che alla fine del torneo quasi tutti i premi in denaro del torneo erano finiti nelle tasche di Flohr.

Salo Flohr 08Dopo gli esordi, con i primi successi nel torneo Kautsky Memorial di Praga del 1928 e 1929, Flohr iniziò a farsi conoscere a livello internazionale grazie ad una “raccomandazione”. Infatti chiese a Nimzowitsch che intercedesse per lui e lo presentasse agli organizzatori del torneo di Rogatska Slatina del 1929 (dove partecipò molto onorevolmente anche Esteban Canal). Grazie all’interessamento del grande campione, che scrisse personalmente agli organizzatori, Flohr fu invitato a partecipare e arrivò ottimo 2° dietro a Rubinstein. Da allora, dice ironicamente, “lo trattai sempre con molto rispetto e… persi le mie due partite a Bled 1931”. Con la sua ben nota ironia commenta ancora a tale proposito: “Alekhine e Nimzovitsch parlavano tra loro in russo, lingua che all’epoca non conoscevo ancora e fu per questo che …non riuscimmo ad intenderci, loro parlavano un’altra lingua… : feci solo ½ punto su 4 contro di loro, perdendo anche le due partite contro Bogoljubov”.

Il suo periodo d’oro comprende solo 9 anni, dal 1931 al 1939. Nel decennio dal 1930 al 1940 i migliori giocatori del panorama internazionale erano gli inossidabili Alekhine e Capablanca, Euwe, Kashdan, Flohr, Keres, Botvinnik, Reshevsky e Fine.

Di questi Kashdan dopo i brillanti risultati della tournèe europea nei primi 2-3 anni degli anni ‘30 tornò in America e per i motivi che già abbiamo analizzato in un precedente articolo non riuscì a “sfondare”.

Euwe vinse il titolo mondiale nel 1935 ma prima di tale data non brillò particolarmente per i suoi successi internazionali ed anzi possiamo dire che in quel decennio non vinse mai un importante “ super-torneo “internazionale.

Botvinnik, Reshewsky e Keres iniziarono ad affermare la propria classe a suon di risultati soltanto dal 1935 in poi ed anche Capablanca fino al 1935/36 stentava a primeggiare in tutti i tornei ai quali partecipava.

Di conseguenza si può affermare che in quegli anni, e mi riferisco in particolare al periodo dal 1931 al 1935, il più forte giocatore in circolazione dopo Alekhine era senza dubbio Salo Flohr .

Non per nulla lo stesso Botvinnik affermò : “Negli anni ’30 tutti noi tremavamo di fronte a Flohr”. Dal 1935 al 1939 Flohr continuò a mantenere un elevatissimo standard come dimostrano le vittorie a Podebrady 1936 davanti ad Alekhine, a Kemeri 1937 o a Leningrado 1939, ma altri forti concorrenti iniziavano a contendersi la scena come abbiamo accennato in precedenza.

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Alekhine, Flohr, Vera Menchik e il manager di Alekhine

Alekhine stesso dirà che alla metà degli anni ’30 Flohr, durante un periodo in cui giocò un centinaio di partite ne perse una sola. In quel decennio prima della seconda guerra mondiale, partecipò a 35 tornei internazionali vincendone 19 (!) ed arrivando tra i primi 3 in altri 9, risultati straordinari!

Chessmetrics lo colloca al 2° – 3° posto del ranking mondiale nel periodo 1935-1936 con un picco ELO di 2754.

Tra i risultati più significativi ricordiamo le 4 edizioni di fila vinte al torneo di Hastings dal 1931-32 al 1934-35 ( quest’ultimo a pari merito ), Bad Sliac 1932 ( 1°-2° con Vidmar ), i primi posti nei fortissimi supertornei di Mosca 1935 ( a pari merito con Botvinnik ), Podebrady 1936 ( davanti ad Alekhine) e Kemeri 1937 (a pari merito con Petrovs e Rehevsky davanti ad Alekhine), 1° a Margate 1936, 1° a Kemeri e Leningrado 1939 ed ancora 1° nei meno forti tornei di Brno 1931, Scheveningen 1933, Bad Liebenwerda 1934 e Barcellona 1935 ( assieme a Koltanowski ), 1° posto a Baku 1943 e Kiev 1944. Nel periodo di massima forza di Alekhine arrivò ottimo secondo dietro di lui a Berna e Londra 1932 e Zurigo 1934 ed ancora 2° ad Hastings 1936-37, Rogatska Slatina 1929, Parnu 1937, Margate 1937 e Bournemouth 1939, 3° a Ujpest 1934 ( il più grande trionfo di Lilienthal ) e Mosca 1936.

Salo Flohr 13Altrettanto ragguardevoli i risultati alle 5 Olimpiadi alle quali partecipò come giocatore: 2 medaglie d’oro, 1 d’argento e 1 di bronzo guidando la sua Cecoslovacchia alla conquista di una medaglia d’argento e di una di bronzo . In tale competizione ottenne punteggi ragguardevoli: 14,5 su 17 ad Amburgo 1930 (in quell’edizione Rubinstein vinse la medaglia individuale con un’incredibile 15 su 17), 11 su 18 a Praga 1931, 9 su 14 a Folkestone 1933, 12,5 su 16 a Stoccolma 1937, 13 su 17 a Varsavia 1935.

Fu per due volte Campione della Cecoslovacchia ( 1933, 1936) e pareggiò un match con Euwe nel 1932 ed uno con Botvinnik nel 1933 (match storico, importantissimo per la vita di Flohr ed il primo affacciarsi sulla scena internazionale della superpotenza scacchistica russa). Sconfisse invece Stoltz nel 1931 5 ½ – ½ , Sultan Khan nel 1932 per 3 ½ – 2 ½ ed i meno forti J. Van den Bosch, O. Naegli, H. Grob

Chissà cosa sarebbe potuto succedere se la sfida mondiale si fosse concretizzata? Ad onor del vero dobbiamo sottolineare che in quel decennio Alekhine e Flohr si affrontarono numerose volte ma il cecoslovacco non riuscì mai a prevalere (7 = , 5 – , 0 +) … ma si sà che un match è un’altra cosa, e d’altra parte nemmeno Alekhine e Fischer erano mai riusciti a prevalere su Capablanca e Spasski prima del match mondiale.

Con l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei nazisti per Flohr iniziò un lungo vagabondare per sfuggire alle persecuzioni, ma ogni qual volta egli arrivava in un posto, pareva che la guerra lo braccasse e doveva subito fuggire e spostarsi nuovamente: rifugiato in Inghilterra iniziarono i bombardamenti su Londra, tornato in continente l’Olanda capitolò entro due settimane, rifugiatosi nella neutrale Svezia a Stoccolma, temette allorquando la Norvegia venne occupata.

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Flohr e Max Euwe

Flohr ricordò allora il proprio match contro Botvinnik del 1933 conclusosi in parità ed in occasione del quale aveva constatato la popolarità di cui godevano gli scacchi in quel paese con punte di 2000 spettatori al giorno ed un entusiasmo mai visto in Europa. Dopo il match Flohr visitò diverse altre volte l’Unione Sovietica ed ogni volta fu accolto trionfalmente, come una vera e propria star, alloggiando nei migliori alberghi, venendo presentato alle più alte cariche dello stato, con fans che lo acclamavano, servizi e fotografie sui giornali e presenziando alla prima grande parata militare sulla piazza Rossa……. Egli si fece l’idea che la vita in Russia per un maestro di scacchi fosse piacevole e gratificante e non esitò ad enfatizzarlo nei suoi articoli . E’ naturale quindi che dopo tante traversie pensasse proprio alla Russia per sfuggire definitivamente alle persecuzioni naziste.

Sosonko, che ci racconta le peripezie di Flohr nel suo libro “The Reliable Past”, afferma che questi non sapeva che avrebbe in qualche modo pagato la libertà fisica con la schiavitù dell’anima, dovendo sottostare ad un clima di controllo ed oppressione più o meno palpabile ma sempre presente e frustrante che costringeva ad osservare una costante cautela, conformismo e prudenza con una cieca e estrema osservanza delle norme. Soltanto con poche persone poteva parlare liberamente, uno di questi era il collega ed amico Paul Keres, accomunato da una sorte simile e col quale era solito discorrere in tedesco non soltanto perché era la lingua della loro gioventù, ma soprattutto per essere più liberi di esprimersi senza tema di essere ascoltati, spiati o fraintesi.

Erano i tempi in cui spesso gli stessi colleghi potevano rivelarsi dei delatori ( vedi l’esempio di Petrov ed altri scacchisti perseguitati) solo per ingraziarsi il partito o per indottrinamento . Bastava un dubbio instillato nelle orecchie di un membro della polizia segreta per entrare in un tunnel dal quale era difficilissimo uscire.

I seguenti due episodi sono paradigmatici ed illuminanti sulla vita in Russia di quel periodo e sul clima di sospetto che tutti i cittadini russi vivevano quotidianamente.

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Nel 1942, poco tempo dopo il suo arrivo a Mosca, per l’avvicinarsi della guerra alla capitale, Flohr e la moglie furono evacuati in Georgia a Tbilisi ed alloggiati all’Intourist Hotel, una struttura recettiva riservata agli stranieri di riguardo dove fu accolto calorosamente. Proprio in quei giorni gli fu comunicato che il governo sovietico aveva appena ultimato le ultime formalità e le pratiche per la cittadinanza e di conseguenza ritirarono il suo passaporto cecoslovacco e gli consegnarono quello sovietico ricordandogli che tornando in albergo avrebbe dovuto rifare la registrazione alla luce del nuovo “status”. Effettuata questa formalità i coniugi Flohr si ritirarono nella loro stanza ed il mattino successivo scesero come al solito per la colazione ma…. questa non fu loro servita e nemmeno fu possibile consumare il pranzo. Alla richiesta di spiegazioni il direttore dell’albergo rispose che non essendo stranieri in qualità di cittadini sovietici essi non avevano diritto a tale trattamento e che anzi, essendo quello un albergo per stranieri avrebbero dovuto cercarsi al più presto un’altra sistemazione. Paradossale ma esemplificativo dell’ottusa e rigida osservanza delle norme cui nessuno osava sottrarsi.

Il secondo episodio dimostra che nemmeno personaggi della cultura e famosi come Botvinnik erano esenti dal sospetto e da una acquisita diffidenza generalizzata. In occasione della 23° e penultima partita del match mondiale Botvinnik – Bronstein , durante il quale Flohr era anche il secondo di Botvinnik, la partita fu aggiornata in vantaggio per il campione del mondo grazie alla coppia degli alfieri contro due cavalli. La mossa sigillata era abbastanza ovvia e Flohr iniziò fiducioso e soddisfatto ad analizzare mentalmente la posizione con Botvinnik già dal viaggio di ritorno dalla sala del torneo e continò con l’amico anche dopo cena ed ancora da solo a casa propria, sempre convinto che la posizione fosse vinta. Il giorno dopo Flohr si recò ancora a casa dell’amico ma questi sorprendentemente chiese all’amico ” Salo, mostra le varianti a Gennochka ( la moglie!?!) che io ho bisogno di guardare ancora un momento la posizione da solo”. Flohr era esterrefatto e confuso poiché la moglie di Botvinnik conosceva a malapena il movimento dei pezzi ma… obbedì al suo amico mostrando pazientemente alla moglie il susseguirsi delle varie alternative studiate. Dopo qualche tempo Botvinnik fece ritorno, consumarono il pranzo e si incamminarono verso la sede di gioco. Fu soltanto qualche momento prima di sedersi alla scacchiera che Botvinnik prese in disparte l’amico/aiutante ed a bassa voce gli confidò: “Sai … Salo, io ho messo in busta una mossa diversa…” . Flohr trattenne a stento le lacrime e per molto tempo non riuscì a scacciare il risentimento verso il vecchio amico che era stato così diffidente e sospettoso nei suoi confronti.

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Analizzando con Euwe

Nella seconda parte della sua carriera, dopo la guerra, partecipò alle Olimpiadi anche come arbitro (Varna) e sempre in tale veste diresse importanti manifestazioni internazionali ed alcuni match dei candidati dall’alto del proprio autorevole carisma. Sporadicamente partecipò ancora a qualche competizione ed in qualche occasione mise in mostra la sua classe ma non gli riuscì più di uguagliare le vette degli anni ’30. Tra i principali risultati ricordiamo un 4° posto nei campionato sovietici del 1944 e 1948, ed il 6° posto all’interzonale di Saltsjobaden 1948 seguito tuttavia dall’ultimo posto nel torneo dei candidati del 1950.

Inizia a questo punto un’ulteriore fase nella carriera scacchistica del campione e dopo il 2° posto nel campionato di Mosca del 1955 ed il 1° posto nel campionato ucraino del 1957 a Kiev, prende sempre meno rischi in occasione delle proprie apparizioni internazionali e la patta diventa il risultato predominante del suo ruolino di marcia come dimostrano il 2° posto imbattuto nel forte torneo di Marianske Lazne del 1956 (dietro a Filip e Ragozin ) ed il 3° imbattuto a Goteborg 1957.

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Bent Larsen, Flohr e Geller

E’ dello stesso periodo il rafforzarsi del sodalizio con Botvinnik ,e la collaborazione a 360 gradi con il grande campione lo porta a seguirlo anche in occasione di diversi tornei internazionali dove partecipa piazzandosi sovente a ridosso del “Patriarca” sempre con ruolini di marcia diciamo così “molto prudenti”: 2°-3° imbattuto a Goteburg 1957/58, 2° imbattuto dopo Botvinnik a Wageningen 1960, 4° con una sola sconfitta a Hoogovens/ Beverwijk 1960 ( 1° Botvinnik), 3° con una sola sconfitta a Hastings 1961 (1° Botvinnik, 2° Gligoric), 2° con una sola sconfitta a Stoccolma 1962 dietro a Botvinnik, 2° imbattuto ad Amsterdam 1963 (1° Botvinnik), 3° imbattuto a Nordwijk 1965 ( 1° Botvinnik, 2° Trifunovic), 3° imbattuto all’I.B.M. 1966 (1° Botvinnik, 2° Pomar), 6° al forte Memorial Chigorin di Sochi 1966 con una sola sconfitta, 4°-5° imbattuto a Polanica Zdroj 1967 ( dove giocò con il mitico Jan Adamski di Jas Fasola…)

Il declino della stella di Flohr fu alquanto repentino e per certi versi inspiegabile. A soli 31 anni Flohr vinse il suo ultimo torneo importante (Leningrado 1939) e da allora non riuscì più ad essere quello di una volta.

Botvinnik, fine studioso della psicologia dei suoi colleghi-avversari e che conosceva molto bene l’amico Flohr, spiegò il calo delle sue prestazioni con un iniziale indebolimento delle capacità di calcolo del campione a cominciare dal finire degli anni ’30. Per giunta secondo il “Patriarca” Flohr aveva perso la capacità di “auto programmarsi”.

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“Tigran, guarda… quel Cavallo secondo me va lì…”

Flohr diede in parte ragione al campione del mondo e dette questa spiegazione : “La guerra minò la mia salute e fece a pezzi i miei nervi. Per quanto non fossi mai stato noto per la mia preparazione teorica, in gioventù riuscivo a compensare con altri fattori. Dopo la guerra una folta schiera di preparati maestri russi diede l’assalto ai vertici dello scacchismo mondiale ed essi spinsero da parte non solo il sottoscritto ma anche gli altri forti maestri occidentali. Inoltre la lotta per la vetta richiede un’applicazione ed una dedizione molto grandi ed energie che non avevo più. Io non riuscivo più a “sudare” e faticare sui miei scacchi e smisi di lottare”.

L’interpretazione che ne dà Reuben Fine è invece la seguente: “Flohr era un eroe in Cecoslovacchia, dove gli scacchi godevano di una grande popolarità: c’erano i sigari Flohr, i colletti Flohr, i pasticcini Flohr. Privato di questo sostegno, Flohr non riuscì più a concentrarsi sul suo progressivo sviluppo di giocatore. La sua infanzia aveva lasciato cicatrici psichiche che egli era incapace di cancellare. E perciò scelse, forse inconsciamente, il metodo più adatto a mantenerlo vicino alla vetta e a dargli sicurezza”.

Indiscutibilmente però il suo stile di gioco iniziò a cambiare già qualche tempo prima degli anni dell’appiattimento in Unione Sovietica. Agli esordi della sua carriera era noto per il suo talento tattico e lo stile di gioco vivace e tagliente. Kotov e Yudovich in “The Soviet School of Chess“: “Forza, inventiva ed immaginazione in attacco unite alla tenacia in difesa erano le caratteristiche del suo gioco in quel periodo (1931). Egli era ciò che comunemente si chiama un maestro del gioco combinativo e molte sue partite erano interessanti e complesse, celando ingegnose trappole dietro mosse apparentemente innocue”. A tale proposito basta dare un’occhiata al tabellone dei tornei di Hastings o Bled 1931 per vedere che la carica agonistica era ben diversa nei primi periodi della sua carriera.

Salo Flohr 16i partecipanti a Kemeri 1937

Tuttavia già nel 1937 Alekhine , dopo il forte torneo di Kemeri, fa notare il suo stile molto “cauto”, sottolineando che egli perde molto raramente, vincendo con i giocatori più deboli e pareggiando contro i più forti (come a Kemeri appunto) e che nella metà degli anni trenta ad un certo punto su oltre cento partite giocate in forti tornei ne aveva persa una soltanto. Già in occasione del torneo di Nottingham del 1936 Alekhine, che commentò le partite per lo splendido libro del torneo, non aveva nascosto le sue antipatie per il gioco dei due “pattaioli” Fine e Flohr ed il loro modo di giocare. Infatti nella partita Fine-Capablanca, una patta in 20 mosse, dopo aver riportato solo ed esclusivamente le mosse commentava più o meno in questa maniera: “Una piacevole partita per il commentatore ! Io penso che sia l’unica della raccolta che non meriti neppure un diagramma.” Invece nella Tylor-Flohr, per meglio evidenziare il suo sdegno commenta in grassetto e con soddisfazione l’errore del Nero al 77° tratto: “…perché un maestro che, non essendo capace di vincere unicamente attraverso la propria abilità, e tenta di vincere logorando/sfinendo un avversario meno allenato fisicamente, merita assolutamente di perdere”.

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Qui con Lilienthal

Sempre nel 1937 anche la stampa specializzata russa criticò il cosiddetto “Stile Fine-Flohr ” ( espressione coniata da Romanovsky ) condizionato dalla banalità, dagli stereotipi , dalla tecnica e dalla routine dei professionisti borghesi contrapposta al gioco dei maestri russi non sottoposto al condizionamento ed alla pressione delle considerazioni sul mero calcolo del materiale o del piazzamento finale nei tornei ed aperto alla lotta ed alla creatività. Flohr replicò piccato a queste accuse dicendo che spesso un giovane maestro inizia la sua carriere con uno stile combinativo ma che in seguito l’esperienza lo accompagna verso un gioco diverso e che il cambiamento è inevitabile e quasi fisiologico. Diversamente il giovane “tattico” non riuscirà ad affermarsi oltre un certo livello medio, superato da giocatori più esperti e completi.

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Successivamente, nel 1976, in occasione di un articolo sul torneo di Bled del 1931, Flohr ritorna sull’argomento spiegando che allora non giocava ancora in tale maniera. La sua preparazione personale e per Bled era già da quei tempi poco improntata sulla teoria e con l’humor che contraddistinguerà molti suoi scritti ed articoli afferma che all’epoca “ …sapevo solo che dopo e4 era pericolosa e5 e si poteva prendere matto in poche mosse, mentre giocando c6 capii che non si poteva essere mattati così presto, da qui la mia predilezione per la Caro Kann ( che mantenne anche nei decenni seguenti finendo per essere uno degli antesignani di questo impianto ). Col Bianco giocavo d4 o Cf3 e come si dice ora “lascia che il Nero giochi cosa vuole”. Non studiai mai le aperture ma i colleghi sovietici, Botvinnik in testa, mi costrinsero ad un certo punto ad aprire un manuale di aperture”. Le parole di Flohr introducono il suo rapporto con Botvinnik che divenne anche di amicizia oltre che professionale. Per molti anni i due campioni lavorarono a stretto contatto e Flohr gli fece da sparring-partner, allenatore, secondo e preparatore, accompagnandolo sovente in occasione dei tornei all’estero nei quale anch’egli partecipava e facendo parte del suo team in diversi match per il campionato del mondo.

Proprio nell’articolo del 1976 Flohr racconta il seguente aneddoto che fornisce anche l’ennesima prova, qualora ce ne fosse bisogno, del rigore e della determinazione con cui Botvinnik si allenava. Durante la preparazione per il campionato del mondo del 1948 il futuro campione del mondo chiese al suo collaboratore di cercare dei finali di Torre con i pedoni “f2 e “h”. Flohr non era molto contento del gravoso e noioso compito assegnatogli e rispose a Botvinnik: “Misha, perché ci tieni tanto? Un tale finale capita una volta in cento anni”. Il “Patriarca “ che aveva “un carattere di ferro e cocciuto” rispose: “Se io non posso conoscere i finali di Torre con i pedoni “f2 e “h”, allora non è nemmeno il caso che giochi per diventare il campione del mondo!”

Sempre dall’articolo del 1976 leggiamo “Io non conoscevo bene nemmeno i finali ( impensabile ai giorni nostri!) ma pur non studiandoli, sembra che li giocassi bene probabilmente a livello intuitivo. Un momento imbarazzante che prova il mio digiuno di libri di teoria dei finali si verificò contro Vidmar contro il quale raggiunsi la seguente posizione”

Milan Vidmar vs. Salo Flohr

Bled, 1931

68. Af5

Posizione dopo 68.Af5

Posizione dopo 68.Af5

In questa posizione, senza pensarci troppo su giocai 68… Txg3 non perché fossi infastidito dal calcolare le varianti ma semplicemente perchè sentivo che il finale doveva essere vinto! Ma come?… 68…Txg3! La partita prosegui 69.fxg3 Axf5 70.exf5 Rc5 71.Re3 Rd5 72.Rd3 Rc6 Avevo ancora la sensazione che si dovesse vincere, ma non vedevo come. Per qualche minuto mi pentii di aver fatto il sacrificio di qualità. Comunque per non andare in carenza di tempo decisi di far fare una passeggiata al mio Re. 73.Re4 Rd6 74.Re3 Rd7 Alcuni giocatori si fermarono a guardare: qualcuno era stupefatto qualcuno rideva sotto i baffi (pensai ad uno scherzo ).Tutto sommato sono anche io un finalista! 75.Rd3 Rc6 76.Re4 Rc5 A questo punto il Prof. Vidmar chiese: “Patta?”. Ricordai che una volta, quando Vidmar chiese patta a Rubinstein questi rispose educatamente : “se gli specialisti considerano patta questa posizione io non posso che accettare….” e Vidmar immediatamente abbandonò. Allora anche io chiesi evasivamente al mio avversario : “questa posizione è realmente patta? “ “Molto bene, giochiamo giovanotto! , giochiamo ancora! “. Le parole andiamo avanti mi spinsero a continuare e ricordai allora che avevo letto qualcosa circa la triangolazione… Dopo 5 minuti la partita finì con la mia vittoria. 77.Re3 Rd5 78.Rd3 e4+ 79.Re3 Re5 80.Re2 Rd4 81.Rd2 e3+ 82.Re1 Rd5 Ecco la mia triangolazione! 83.Rf1 Re5 84.Re1 Rd4 85.Rd1 Rd3 Il Bianco abbandonò ed Il Prof Vidmar, uomo molto arguto, rimarcò: “Bene, entrambi ci siamo allenati su di un finale molto istruttivamente”. Ma dicendo entrambi intendeva che io avrei dovuto dare una scorsa a qualche libro sui finali. 0–1

 

Un altro episodio sulle capacità di finalista di Flohr si verificò a Mosca 1935 nella sua partita contro Capablanca.

Salo Flohr vs. José Raúl Capablanca

Mosca, 1935

49… Re5

Posizione dopo 49...Re5

Posizione dopo 49…Re5

 La partita doveva essere aggiornata e spettava a Flohr mettere in busta ma questi iniziò una lunga riflessione che spazientì il campione cubano che commentò ad alta voce: ”Cosa ci sarà mai da pensare! La posizione è patta” aggiungendo in inglese “Look in the book…” come dire “Tutto libro/teoria” . Flohr non gradì quel commento che sottolineava la propria ignoranza e lo invitava in pratica a consultare finalmente qualche libro di teoria sui finali. Il rimprovero, in particolare, risultava ancora più indigesto poiché proveniva da chi aveva sempre sottovalutato nella sua carriera lo studio di manuali di teoria. La valutazione di Capablanca tuttavia era corretta ed alla ripresa del gioco dopo sole tre mosse (50.Re2 Re4 51.h3 Rd5 52.Rf3 Re5 ½-½) la patta fu concordata definitivamente.

In virtù dei fantastici risultati ottenuti negli anni precedenti, nel 1937 la FIDE, con 8 voti contro 5, designò ufficialmente Salo Flohr come sfidante al titolo mondiale contro Alekhine e nel Maggio del 1938 all’Alkron Hotel di Praga (in seguito chiamato Radisson SAS Hotel) i due futuri contendenti siglarono l’accordo. Lo sponsor del match sarebbe stato Tomas Bata, il magnate dell’industria calzaturiera cecoslovacca ed europea che mise a disposizione i 10000 dollari necessari per la “borsa”.

Salo Flohr 17Tomas Bata

La sfida si sarebbe svolta nell’autunno del 1939 alle stesse condizioni del match Alekhine-Euwe in diverse città della Cecoslovacchia e (secondo una curiosa annotazione dei Linder nel libro della Prisma su Botvinnik ) , senza l’ausilio di secondi che fossero maestri di scacchi . L’accordo fu fotografato e ripreso , andò in onda nei cinegiornali di tutta la nazione e grande fu il clamore e l’aspettativa che ne derivarono con grandi manifesti che mostravano il volto di Flohr, vero eroe nazionale, che invitava all’acquisto delle scarpe del suo sponsor.

Purtroppo le cose andarono diversamente poiché l’occupazione nazista della Cecoslovacchia e l’inizio della seconda guerra mondiale resero di fatto impensabile realizzare l’incontro nelle modalità concordate. Questa dolorosa rinuncia doveva ben presto diventare ancora più gravosa ed umiliante per Flohr. Al termine del famoso Torneo A.V.R.O. del 1938 , che avrebbe dovuto condizionare pesantemente ( se non ufficialmente almeno moralmente ) la designazione dello sfidante di Alekhine , Flohr era fuori forma ed in apprensione per le vicissitudini della propria nazione e si piazzò distante dai primi. L’occasione fu invece immediatamente colta dal vincitore, Botvinnik, che chiese subito un incontro con il campione del mondo nel suo hotel, il Carlton di Amsterdam, per discutere e proporre la propria sfida ufficiale. All’incontro partecipò come testimone anche Salo Flohr che rimase sempre in contatto con il futuro campione del mondo già dal loro match del 1933. Flohr dovette certamente ripensare con nostalgia e frustrazione al suo incontro col campione di pochi mesi prima. Alekhine invece era di ottimo umore e Flohr racconta che offrì addirittura un Tè, cosa inusuale in considerazione dell’avarizia per la quale era noto.

Salo Flohr 18 Botvinnik non fu il solo campione che si avvalse della sua esperienza e comprensione scacchistica , che rimasero intatte anche quando egli abbandonò progressivamente le competizioni . Flohr fece da secondo anche a Petrosjan e Taimanov. Egli aveva già affiancato Euwe nel suo primo match mondiale contro Alekhine del 1935 assieme a Maroczy, entrambi amici del campione olandese. A proposito di quest’ultima esperienza pare che Alekhine, in un periodo in cui la pratica di avere un “secondo “ e men che meno più di uno, non aveva ancora del tutto preso piede, si risentì non poco al punto di dirgli che non avrebbe dovuto “immischiarsi negli affari dei Grandi Maestri”.

Con l’immenso campione mondiale russo Flohr aveva già avuto uno screzio, se così lo vogliamo chiamare, in occasione di una simultanea a Praga alla quale partecipò quando era ancora uno studente. In tale occasione quando il campione gli si presentò davanti egli effettuò la sua mossa ma si accorse immediatamente che era un errore e cercò di ritirare la mossa accompagnandola mortificato dalle sue scuse ma il campione fu irremovibile e guardandolo con riprovazione esclamò severamente: “Giovanotto, delle sue scuse parleremo un’altra volta” come dire… “non so che farmene”.

I suoi articoli e servizi sui tornei internazionali o sui match di campionato del mondo erano piacevoli e divertenti, ricchi di aneddoti e di uno humor garbato che strappava il sorriso ma il suo carattere non era sempre così solare ed in alcune occasioni poteva diventare suscettibile e scontroso al punto di riprendere il distratto Aronin perché gli aveva mancato di rispetto non salutandolo o dare una brutta lavata di capo al guascone Spassky che una volta era stato scherzosamente poco rispettoso entrando al circolo scacchistico centrale di Mosca e salutando lui e Keres con un “Salve vecchi giocatori!”. In tale occasione, mentre Keres si era limitato a sorridere, Flohr, indispettito, aveva reagito: “E tu chi ti credi di essere? Solo un volgare piccolo giocatore, niente di più…” .

Anche dopo il periodo più fulgido della propria carriera mantenne un’elevata opinione di se stesso. Nel 1978 in una conversazione telefonica con Smyslov durante il match Karpov-Kortchnoi di Baguio i due si misero a discutere circa la valutazione di una posizione sospesa. A Smyslov “scappò” un “…cosa ne dicono gli esperti?” Al che Flohr sbottò esasperato “Esperti? Quali altri esperti ci devono essere? Tu ed io siamo i maggiori esperti! Esperti, Esperti…!”. Evidentemente gli saliva facilmente la mosca al naso e quando in occasione del banchetto di chiusura di Nottingham 1936 il vincitore Capablanca nel suo discorso finale assimilava il torneo britannico a quelli di Londra 1922, New York 1927 e Mosca 1936 (tutti tornei nei quali il cubano si era classificato al primo posto), fu interrotto dalla voce di Flohr tra il pubblico che gridò “E Mosca 1935? E Margate? E Hastings?”

Le foto che lo ritraggono mostrano spesso una persona elegantemente vestita, con completo, doppiopetto, polsini, cappotto e cappelli a larghe tese. Qualcuno volle vedere nei primi anni ’30 una sua rassomiglianza con Charlie Chaplin. Era una persona generosa che ricordava sempre di acquistare “souvenirs” per gli amici in occasione dei suoi viaggi e nei numerosi articoli scritti era solito parlar bene dei propri colleghi ma non riusciva a nascondere la grande ammirazione per il suo idolo: Tal.

Salo Flohr 19

Salo Flohr non era insensibile al fascino femminile, egli si sposò due volte (la prima nel 1935 e successivamente con una ragazza moscovita) ma non riuscì ad impalmare il grande amore della sua vita: Vera Maisnerova. Il loro primo incontro avvenne in occasione delle Olimpiadi di scacchi di Folkestone, in Inghilterra, dove la giovane Vera di 18 anni, cecoslovacca, si era recata per studiare la lingua inglese. Per curiosità e per ingannare il tempo nelle pause dello studio la ragazza si era recata in visita con alcuni amici a quella “strana” manifestazione scacchistica. Da allora i due innamorati inziarono a frequentarsi ed incontrarsi ogni volta che potevano, scrivendosi quasi quotidianamente. La relazione durò soltanto un anno scarso poiché non era ben vista dai genitori della ragazza ed i progetti di matrimonio dovettero presto lasciare il posto ad una cara amicizia. Il legame restò però forte per tutti i restanti anni della vita di Flohr il quale rimase sempre in contatto con lei ed ogni qual volta ne aveva la possibilità, in occasione dei suoi viaggi all’estero, non perdeva occasione per farle visita, a Praga dove risiedeva. L’ultima volta fu ancora un solo anno prima della sua morte.

Salo Flohr 01

Salo Flohr morì a Mosca il 18 Luglio del 1983 (per alcuni invece il 4 di giugno dello stesso anno).

Durante tutta la propria esistenza conobbe e frequentò grandissimi talenti ed almeno 9 campioni del mondo , restando sempre in qualche modo ai vertici della vita scacchistica e dei suoi avvenimenti per quasi cinquant’anni. Fece spesso parte della delegazione sovietica in occasione di incontri a squadre ( come il match contro gli Stati Uniti al quale partecipò anche come giocatore ) o ancora come accompagnatore o responsabile. Buona parte degli eventi scacchistici più importanti di quei decenni, lo videro protagonista ora come partecipante, ora come organizzatore, arbitro, “secondo”, corrispondente, dirigente.

Ciò che non gli riuscì di guadagnarsi sul campo gli fu sicuramente tributato in termini di considerazione, stima e rispetto e quel titolo che formalmente manca nel suo “palmares”, nulla toglie alla statura scacchistica del grande campione, accomunando il suo destino a quello di altri grandi campioni “in pectore” come Pillsbury, Rubinstein, Bronstein, Korcnoj o al suo grande e sfortunato amico Keres.

Nel cuore di noi appassionati la lunga teoria di campioni più o meno titolati ha come solo ed unico comune denominatore l’ emozione che essi hanno saputo trasmetterci vincendo talora un singolo torneo o una sola partita ma facendo trapelare qualcosa di unico ed irripetibile : la stoffa del genio.

Bibliografia essenziale

  • Mikhail Botvinnik – Isaak e Vladimir Linder Prisma ed.
  • I grandi maestri degli scacchi – Schonberg H.
  • Bled 1931- International Chess Tournament
  • Nottingham 1936 – The Book of the International Chess Tournament – Alekhine Dover edition
  • Parola di Maestro – Fabio Molin Prisma editori
  • The Reliable Past – Genna Sosonko
  • I miei grandi predecessori – Kasparov Edizioni Ediscere

Salo Flohr 04

 Insieme a due amici veterani di mille battaglie: Kotov e Lilienthal

avatar Scritto da: Enrico Cecchelli (Qui gli altri suoi articoli)


14 Commenti a Salo Flohr: alla ricerca del match perduto

  1. avatar
    paolo bagnoli 14 novembre 2013 at 21:42

    Formidabile ricostruzione della carriera e della vita di uno dei grandi “misteri” scacchistici.
    Kotov e Judovic, nella loro (molto agiografica) “La scuola scacchistica sovietica”, citano Flohr come un classico esempio di involuzione scacchistica: tanto brillante agli esordi quanto “timido” negli anni successivi, e non si può non essere d’accordo.
    Tuttavia, si devono considerare diversi fattori che possono aver contribuito a tale involuzione, non ultimo quello politico, e colpisce il parallelismo, da tale punto di vista, dall’altro “importato sovietico” Andor Lilienthal, la cui creatività sulla scacchiera sfiora quella del grande Alekhine.




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    Fabio Lotti 14 novembre 2013 at 23:31

    Ottima lettura e un grazie ad Enrico.




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    Mongo 15 novembre 2013 at 00:21

    Gran bel pezzo!!!! 😎




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    INSALA' 15 novembre 2013 at 15:11

    …bellissima storia resa un ologramma dalla narrativa accattivante e da una stupefacente carrellata di foto. E,poi, il post del signor Bagnoli…una gemma da e per veri intenditori. Grazie per il bellissimo cadeau e complimenti vivissimi a tutti.




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    Ivano E. Pollini 15 novembre 2013 at 18:37

    Ottimo articolo, meraviglioso ❗

    Conoscevo veramente poco della vita e carriera di Salo Flohr, anche se avevo notato i suoi notevoli successi nel periodo 1930-1940. ops:

    Dovrò documentarmi maggiormente e sopratutto vedere e studiare le sue partite. 💡

    Comunque anche una carriera di circa 60 anni, con quei buoni/ottimi risultati, mi sembra veramente notevole.

    Complimenti vivissimi a Enrico Cecchelli




    0
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    Luca Monti 16 novembre 2013 at 20:35

    Davvero ben scritto. A dispetto dei tanti dati elencati, la narrazione non consegna il
    lettore nelle braccia di Morfeo. Non avevo mai sentito prima di questo incontro previsto e poi annullato. Forse da cittadino sovietico, il gioco di Salo Flohr andò ingrigendosi divenendo (forse) solo uno tra i tanti. Comunque quanto realizzò che, leggo essere stato molto, gli ha permesso di essere ricordato per la luminosa ragione addotta da Enrico Cecchelli nell’ultimo capoverso del suo ispirato racconto.




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    Enrico Cecchelli 17 novembre 2013 at 00:13

    Grazie a tutti per i lusinghieri giudizi espressi
    ed una volta ancora il mio personale ringraziamento
    a Martin Eden che si è veramente superato con il materiale iconografico
    aggiungendo foto che non so proprio dove vada a pescarle…. Bravissimo!




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    Jas Fasola 17 novembre 2013 at 00:46

    Ottimo articolo, soprattutto per gli aneddoti sulla personalita’ di Flohr e sulle sue doti di finalista (comunque chi e’ un buon finalista, a parte Magnus?).
    Nella partita citata Tylor-Flohr http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1008331
    il Nero fa due volte lo stesso errore, alla 74esima permette con Ra4? al Bianco di sfruttare il suo re inchiodato (75. Ad3) e poi ha la chance di pattare con 84. … Ab3 in quanto stavolta e’ inchiodata la Torre del Bianco, ma non se ne accorge.




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      Enrico Cecchelli 17 novembre 2013 at 12:13

      Carissimo Jas, la partita è interessante e altri momenti “topici” sono al 81° e 83° tratto oltre che al 84° come da te fatto giustamente notare. Alekhine evidenzia queste possibilità nei suoi magnifici commenti nel libro del torneo oltre ad altri salaci commenti nei confronti di Flohr. Io ho analizzato la partita in passato per alti motivi e per chi è interessato la ripropongo con qualche integrazione personale scritta a suo tempo:
      SCUSATE MA NON SO COME ALTRO PROPORVELA CHE CON UN COPIA E INCOLLA ( utili suggerimenti )

      Tylor,Theodore – Flohr,Salo [C19]
      Nottingham (4 t.), 13.08.1936

      1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cc3 Ab4 4.e5 c5 5.a3 Axc3+ 6.bxc3 Ce7 7.Cf3 Più solida di 6.Dg4 giocata in precedenza da Bogoljuboff contro Flohr. Come si vedrà il Bianco ottiene una posizione molto promettente dopo poche mosse. 7…Cbc6 8.Ad3 Dc7 9.0–0 c4 Una mossa affrettata. Dopo 9… Ad7 10.Te1 c4 11.Af1 h6 ecc. il Bianco avrebbe incontrato maggiori difficoltà per spingere il proprio pedone “f”. 10.Ae2 Ad7 11.Ch4 Minacciando lo stereotipato attacco f4-g4 ecc. Il Nero quindi non ha nulla di meglio della semplificazione che segue. 11…Cf5 12.Cxf5 exf5 13.f4 Ae6 14.a4 L’Alfiere del Bianco avrà uno splendido futuro lungo la diagonale a3-f8. 14…h6 15.Aa3 Dd7 16.Ad6 Ce7 Diagramma

      17.Axe7 Dopo aver totalmente surclassato il proprio avversario sul piano del gioco, il Bianco improvvisamente inizia a prendere eccessive precauzioni ed a giocare per la patta. Dopo la naturale 17.a5, e se ora 17… Cc8 18.Ac5 seguito da un attacco con la Donna e le due Torri sull’ala di Donna, il Nero avrebbe avuto un’ottima posizione. 17…Dxe7 18.Db1 0–0–0 Commentano Ganzo e De Marimon sul loro libro del torneo: Flohr aveva perso al primo turno contro Alekhine ed aveva bisogno del punto intero per restare in corsa. Di conseguenza preferisce rischiare qualcosa pur di conservare qualche possibilità di iniziativa sull’altro lato. E.C. 19.Db5 g5 20.Da5 Rb8 21.Tfb1 Dc7 22.Dxc7+ Dopo la propria diciassettesima mossa non fa molta differenza se il Bianco cambi o meno le Donne; nessuno dei due giocatori ha serie possibilità tanto nel mediogioco, quanto in finale. 22…Rxc7 23.Tb5 b6 24.Af3 g4 25.Ae2 a6 26.Tb4 Ad7 27.Rf2 h5 28.Re3 h4 29.Rd2 a5 30.Tbb1 Da questo momento inizia una fase abbastanza monotona/ noiosa. Io credo che sia meglio, per riassumere brevemente una lunga faccenda, dividere il gioco seguente in sezioni. ( Alekhine ora si lascerà andare a qualche irriverente commento al vetriolo sul gioco di Flohr. E.C. ) 1) Il Nero prepara, e finalmente gioca, f6, per liberare la casa c5 per il proprio Re. 30…Th6 31.Re3 Ac6 32.Af1 Tb8 33.Tb2 Th7 34.Tba2 Ta8 35.Ta3 Thh8 Secondo Ganzo – De Marimon i due avversari stanno cercando di guadagnare tempo per arrivare al primo controllo. E.C. 36.T3a2 Thb8 37.Tb2 Ad7 38.Rd2 Tb7 39.Tbb1 Tbb8 40.Rc1 f6 Approfittando del momento in cui il Bianco non è in grado di occupare la colonna “e”. Ganzo- De Marimon 41.Rb2 fxe5 42.dxe5 2) Il Nero prepara ed in effetti gioca b5. 42…Rc6 43.Td1 Rc5 44.Ra3 Ac6 45.Tab1 Ta7 46.Td4 Tab7 47.Tdd1 b5 48.axb5 Axb5 49.Td4 3) Il Nero gradualmente spinge il proprio pedone passato fino in a3, dove è più debole che in a5! 49…Ae8 50.Txb7 Txb7 51.Ae2 Th7 52.Ad1 Ah5 53.Ra2 Evitando la “profonda” ( scritto così, virgolettato nelle note in inglese di Alekhine. E.C. ) trappola 53.Ae2? g3 e vince. 53…Th8 54.Ra3 Rc6 55.Ra2 Tg8 56.Ra3 Tg7 57.Rb2 Rc5 58.Td2 Td7 59.Td4 Tb7+ 60.Ra2 a4 61.Td2 Tb5 62.Ae2 Tb8 63.Ra1 Td8 64.Td4 Tg8 65.Td2 Tb8 66.Ra2 Ta8 67.Ad1 a3 68.Ae2 4) Il Nero prepara ed alla fine effettua la decisiva cappella. ( credo di interpretare lo stato d’animo di Alekhine, un misto di noia, irritazione e graffiante ironia, usando questo termine nella traduzione della parola “mistake” al posto della meno volgare “errore”. E.C. ) 68…Ta7 69.Ad1 Ag6 70.Td4 Ah5 71.Td2 Ae8 72.Td4 Ah5 73.Td2 Ae8 74.Td4 Ac6 75.Ae2 Ta5 76.Ad1 Rb5 77.Ae2 Diagramma

      77…Ra4?? La stampa specializzata attribuì la cattiva prestazione di Flohr a Nottingham ad una “cattiva forma” ed in particolare al fatto di aver perso due punti con i giocatori inglesi contro i quali in precedenza aveva ottenuto buoni risultati. La presente partita, più di qualsiasi altra, dimostra che tale valutazione è completamente errata; ( le successive feroci note sono in grassetto sul libro del torneo commentato da Alekhine. E.C. ) perchè un maestro che, non essendo capace di vincere unicamente attraverso la propria abilità, e tenta di vincere logorando/sfinendo un avversario meno allenato fisicamente ,merita assolutamente di perdere. 78.Ad3! Il Bianco ora guadagna un pedone molto importante ed ottiene una posizione vinta. 78…Tb5 79.Axf5 Tb2+ 80.Ra1 g3 81.h3? Permettendo una nascosta via di salvezza. La continuazione vincente era 81.hxg3 hxg3 82.Ag4 Rb5 83.Ad1 Rc5 84.f5 Aa4 ( oppure 84… Ae8 85.f6 Af7 86.Tg4 ecc. ) 85. f6 Axc2 86.f7 Tb1+ 87.Ra2 Tb2+ 88.Rxa3 ecc. 81…Rb5 82.Ag6 Rc5 83.Td2? Alekhine non menziona, nelle proprie note, la possibilità di realizzare una casa più indietro la stessa manovra della partita: 83. Td1! Aa4 84.Te1! d4 85.cxd4+ Rxd4 86.e6 Tb6 87.Ra2 Ta6 88.Te4+ Rc5 89.f5 Axc2 90.e7 giungendo ugualmente alla vittoria anche se con qualche difficoltà tecnica in più. E.C. 83…Aa4 84.Te2 d4? Dopo la svista della settantasettesima mossa il Nero ha comprensibilmente perso la testa e non si accorge qui della semplice opportunità : 84… Ab3! che gli avrebbe permesso di salvare mezzo punto. La variante principale sarebbe 85.e6 Ta2+ 86.Rb1 Tb2+ ed il Bianco perderebbe la qualità se provasse 87.Rc1?? Aa4 88.e7 Tb7 89.e8=D Axe8 seguita da a2 ecc. Dopo la mossa del testo tutto è perduto. 85.cxd4+ Rxd4 86.e6 c3 87.e7 a2 88.e8D Axe8 89.Txe8 Rc4 90.Td8 Tb1+ 91.Rxa2 Tg1 92.Ad3+ Rb4 93.Tb8+ Ra4 94.Ae4 Te1 95.Te8 Rb4 96.f5 NOTE DI ALEKHINE




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        Jas Fasola 17 novembre 2013 at 13:18

        “Il Nero prepara ed alla fine effettua la decisiva cappella” ottimo! :mrgreen:




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          Giangiuseppe Pili 17 novembre 2013 at 15:35

          Le note di Alekhine sono fantastiche! Se i commenti alle partite fossero tutti così avremmo molti più campioni! 😀




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    alfredo 17 novembre 2013 at 11:30

    Magnifica ricostruzione.
    magnifico apparato iconografico .
    Altro non ho da dire .
    Grazie Enrico




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    Enrico Cecchelli 17 novembre 2013 at 13:40

    Caro Jas è carina l’acida “spiegazione” del piano di Flohr in 4 fasi. Evidentemente Flohr non gli era proprio simpatico. Anche il commento alla fase 3) al 49° tratto e’ divertente: “3) Il Nero gradualmente spinge il proprio pedone passato fino in a3, dove è più debole che in a5!”




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      Jas Fasola 17 novembre 2013 at 15:28

      Ci hai fatto scoprire un nuovo Alekhine :mrgreen:




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