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i luoghi degli scacchi: Roma

Scritto da:  | 10 gennaio 2014 | 15 Commenti | Categoria: Luoghi degli Scacchi

i luoghi degli scacchi Roma 08

Mi sa proprio che Roma mancava nella nostra un po’ dimenticata rubrica di timbro “sericaniano” de “I luoghi degli scacchi”. Provo a colmare (a modo mio …) la lacuna. Come potevamo lasciar fuori dalla nostra casa una città che in Italia, dopo Reggio Emilia, per gli scacchi è stata in prima linea per anni col torneo del “Banco di Roma”? E prim’ancora e dopo, con caffè e circoli, come il Fassi e il Branca, il Cyrano, l’Accademia, poi con lo Steinitz, che hanno scandito pagine di indimenticabile storia cittadina a 64 caselle?

E allora eccoci. Eccoci finalmente alla settima edizione del superbo torneo internazionale di Roma: E Stefano Tatai ha diviso la gioia della vittoria col fortissimo ungherese Gyula Sax, terzi Toth e Pinter! …. No, sorry, il programma non è aggiornato. Marramaquìs: resetta e salta. Passa dal 1984 al 2014, per favore …..

Fatto. Ecco. Allora …. negli ultimi anni riprende l’attività internazionale in città. E’ la SS Lazio che nella nuova sede di via Nathan ha organizzato il 2° torneo internazionale, dal 3 al 6 gennaio. 25 i partecipanti nell’Open “A”, con 2 GM (Drasko e Lazic) e 2 MI (Lanzani e il filippino Vuelban) al via, buon successo del “B”, con 48 iscritti.

La notizia sensazionale è che per la prima volta nel mondo sono state utilizzate le nuove regole PHIDE, che prevedono 25 minuti di “bonus” per il conduttore dei bianchi qualora scelga di lasciare la prima mossa di apertura al nero. E così è avvenuto al 4° turno nella partita fra i due GM in gara.

Nella foto è immortalato il momento in cui ….

i luoghi degli scacchi Roma 05

. il nero, Lazic, sta per aprire con l’inedita, clamorosa, 1.d5!

Fantastico! Tutto un altro gioco. Buggerati i programmi, scoperchiata la teoria. Emozionatissimo, esco a mandare un sms a Mongo e a Martin Eden per avvisarli della straordinaria rivoluzione in arrivo. Poi rientro per gustarmi l’inedito. Peccato, i due già non sono più al tavolo: è stata patta. Nessuna rivoluzione. Forse la PHIDE questo non l’aveva previsto. Forse i due slavi sono scappati a fare i turisti in giro per la città. Ma ne dubito parecchio.

E di conseguenza vi parlo un poco anch’io della mia città, Roma, che, come saprete tutti, è famosa nel mondo soprattutto per due monumenti, o meglio due luoghi: la Cloaca Massima e Villa Sciarra (!?).

Però, aggiungo prima un altro particolare della partita di cui sopra: come potete notare dalla foto, il conduttore dei bianchi dirige il suo lapis già sulla colonna di destra del formulario, a trascrivere il risultato e a firmarlo. Perché? Non lo so. Andiamo avanti.

La Cloaca Massima è un prodigio dell’ingegneria etrusca, è stata una delle più antiche condotte fognarie del mondo. Ultimata dal re Tarquinio Prisco (regnò per 38 anni!) verso il 600 a.C., ancor oggi se ne intravvedono alcune parti, ad esempio a fianco della chiesa di San Giorgio al Velabro. Sì, al Velabro. Nome dall’etimologia controversa, curiosa …. sconosciuta. Velabro. Ve.la.bro. (?). La Cloaca Massima ….

No. Preferisco, non so perché, parlarvi di Villa Sciarra. Seriamente. Anche Villa Sciarra ha rischiato di diventare un cloaca, sapete? Dopo alcuni interventi di restauro (2004-6), le ultime scellerate amministrazioni capitoline non si sono accorte (e come potevano accorgersi, considerato che la Sciarra non parla, non vota e non possiede né una TV né un sito alla moda?) del degrado pietoso della storica Villa, e solo nelle più recenti settimane si è intrapresa finalmente una provvidenziale opera di salvezza e recupero delle sue bellezze. Speriamo che tale opera, attesa ma costosa e resa complicata dalla scarsa praticabilità del terreno e da alcuni danneggiamenti pressoché irrecuperabili, non si fermi a mezza via.

i luoghi degli scacchi Roma 03(Particolare della Fontana di Endimione e Diana, con il pastore-cacciatore Endimione affiancato dal suo cane)

Johann Wolfgang Goethe scriveva che a Roma “si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano, l’una e l’altro, la nostra immaginazione. Ciò che hanno rispettato i barbari, l’han devastato i costruttori della nuova Roma. E i romani non sono altro che gente allo stato di natura, gente che in mezzo agli splendori e alle solennità della religione e dell’arte, non siscosta di un capello da quel che sarebbe se vivesse nelle grotte e nei boschi”. Per parziale fortuna dei romani, lo stesso Goethe aggiungeva che: “solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma” (da: Viaggio in Italia, 1815-1817).

Villa Sciarra, quelle vestigia citate da Goethe ce le ha: è un piccolo gioiello verde e scosceso, di 7.500 metri quadrati, incastonato fra le pendici del Gianicolo, da Monteverde Vecchio fin quasi a lambire, giù in basso, Trastevere. Qui è passata più volte la grande storia della città, da quando c’erano gli “Horti” di Giulio Cesare, che vi ospitò Cleopatra intorno al 46 a.C., fino ai sanguinosi e distruttivi combattimenti del 1849 fra le truppe di Garibaldi e quelle del generale Oudinot.

L’area, dal 1650 circa proprietà delle famiglie Barberini e Colonna di Sciarra, fu alla fine del XIX secolo lottizzata e la parte centrale, corrispondente al complesso attuale, venne ceduta dall’ultimo erede degli Sciarra, il principe Maffeo II. Passò in varie mani fino (1902) a quelle, fortunatamente illuminate, di George Wurts ed Henriette Tower (una ricchissima ereditiera di Filadelfia), i quali fecero ristrutturare il palazzo e ridisegnare il giardino, arricchendolo di fontane, statue e specie arboree esotiche. E vi allevarono dei pavoni, tanto che la villa fu detta anche “Villa dei pavoni bianchi”. Purtroppo la grande voliera è oggi seriamente danneggiata, e tutta la zona limitrofa, col suo bel Laghetto delle ninfee, è stata chiusa da alcuni anni al pubblico in quanto compromessa da un fenomeno franoso.

Nel 1930 (due anni dopo la morte del marito) Henriette, che si spense nel 1933 e alla quale i romani e gli italiani dovrebbero essere enormemente riconoscenti, donò al nostro Stato la villa e il parco, ma alla condizione che restassero per sempre uno spazio pubblico. Così accadde, anche se il palazzo fu poi, ed è tuttora, sede dell’Istituto Italiano di Studi Germanici. E non fu questo l’unico regalo a Roma dei coniugi Wurts, basti pensare alle preziose collezioni esposte nella “Sala del Settecento” di Palazzo Venezia.

i luoghi degli scacchi Roma 02(Particolare della Fontana dei Putti o del Biscione: il Putto esce dalle fauci di un mostro marino e va (andava) a sorreggere uno scudo sul quale è scolpito un Biscione visconteo sormontato da una corona. L’opera è infatti proveniente dal Castello Visconti di Brignano, in provincia di Bergamo, caduto in rovina a fine 800)

La quantità di piante d’alto fusto, quasi esclusivamente sempreverdi secondo i princìpi della cultura paesaggistica anglosassone, e la particolare esposizione del territorio, con sensibile dislivello rivolto a settentrione, fan sì che l’intera area sia sempre eccezionalmente umida e in inverno il terreno pressoché al riparo dai raggi del sole.

Negli ultimi 6 – 7 anni, purtroppo, sia a causa della colpevole e sciocca incuria di alcune amministrazioni cittadine, sia a causa degli atti vandalici o della maleducazione dei singoli, era divenuto un pericolo persino camminarvi, fra spalliere, balaustre, scale e parapetti cadenti, fra passaggi marciti e scivolosi, fra le grosse anfore tenute insieme da pietoso filo di ferro attorcigliato. Né la conservazione delle opere è stata aiutata dal materiale (per lo più delicata arenaria settecentesca) che fu utilizzato per quasi tutte le sculture delle quali i Wurts hanno meritoriamente arricchito l’area. Ben triste, infine, questa notizia letta sui giornali nella scorsa primavera: “furto a Villa Sciarra, nell’area giochi rubate le altalene!” Come spiegarglielo ai bambini?

Bisogna augurarsi che il ricordo delle pungenti parole di Goethe, unite ad un sussulto di amore per la storia, per la cultura e per l’ambiente, consentano di recuperare pienamente un complesso meraviglioso, unico al mondo.

In cima ai desideri di Francesca c’è ancora quello di venire a vivere qui intorno, in questa singolare ed elegante zona di Roma, indubbiamente tra le più belle della città, fra Monteverde e il Gianicolo, sul colle appena dietro Villa Sciarra, in particolare nella tranquilla e incantevole via Alessandro Poerio. Temo che potrà rimanere per sempre un desiderio. I prezzi sono da queste parti inaccessibili per la più parte degli umani.

Per intanto -e non è poco- accontentiamoci di percorrere a zig-zag le sue numerose salite e scalette (stando attenti a non scivolare) delimitate da siepi di bosso, di respirare i profumi della lussureggiante vegetazione della villa (magnolie, palme, pini, cipressi, alloro), di gustare ciò che rimane delle artistiche sculture e delle gioiose fontane, e di mostrare qui a voi, in attesa di una vostra visita, le immagini che ho scattato proprio in questi primi piovosi giorni del 2014, in un raro momento finalmente confortato dal sole.

i luoghi degli scacchi Roma 04(Davanti a palazzo Wurts c’è la “Fontana dei Vizi”, con quattro sfingi a raffigurare le quattro passioni umane: gola, ira, avarizia e lussuria. Qui a sinistra è la Gola, seduta su una cornucopia colma di frutta, a destra l’Ira, con la zampa anteriore poggiata sopra un teschio)

i luoghi degli scacchi Roma 10(Particolare della Fontana di Endimione e Diana)

i luoghi degli scacchi Roma 09(Particolare della Fontana della Tartaruga)

i luoghi degli scacchi Roma 07

i luoghi degli scacchi Roma 06

i luoghi degli scacchi Roma 01

Diavolo di un Endimione! Sono già le 16,58 e fra appena due minuti verranno messi in moto gli orologi alla Lazio Scacchi!

Lascio Villa Sciarra passando attraversando uno stretto e alto cunicolo sotto le imponenti seicentesche Mura Gianicolensi. Mi precipito verso la macchina e spingo veloce in direzione Magliana, ripassando a memoria le predilette varianti della mia difesa Alekhine. Poi decelero e mi rilasso, perché mi sovviene che anche stavolta ho attivato precauzionalmente il mio solito e brevettato, infallibile sistema per non perdere per il tempo: NON mi sono iscritto al torneo!

E allora, per il torneo, Marramaquís minaccia di darvi appuntamento già a domani.

avatar Scritto da: Marramaquís (Qui gli altri suoi articoli)


15 Commenti a i luoghi degli scacchi: Roma

  1. avatar
    The dark side of the moon 10 gennaio 2014 at 09:20

    ROMA è una città straordinaria ed unica al mondo con un patrimonio artistico-culturale senza paragoni.
    ROMA mi è assai cara, ho un mucchio di ricordi ed esperienze vissute che mi hanno maturato facendomi diventare “grande”.
    ROMA per me è un “tuffo al cuore”.
    Purtroppo amministrazioni composte da sciacalli (di quella di Alemanno poi meglio non parlarne….) hanno permesso questi scempi figli di un degrado culturale senza limite.
    Quando capita di constatare certe cose, solo allora ci si accorge di quanto sia grande l’ignoranza umana.
    Penso che qualsiasi individuo dotato di ragione, quando si trova di fronte a certe situazioni non possa che provare rabbia e sdegno.
    ROMA merita di più!

    1
  2. avatar
    Brunov 10 gennaio 2014 at 12:27

    Ricordo che l’anno scorso passai un paio d’ore a passeggio per Villa Sciarra con Marramaquis. Era un giorno feriale ed erano le 11 del mattino. Villa totalmente in degrado ed anche pericolosa per la presenza di fili spinati penzolanti, assi di legno abbandonate irte di chiodi arrugginiti, erbacce altissime e rovi spinosi, sentieri sconnessi, scalini instabili, eccetera. In quelle due ore non vedemmo un solo giardiniere o operaio al lavoro. Eppure all’interno della villa vi è, collocato in una bella palazzina d’epoca, un ufficio dell’AMA (Azienda Municipale per l’Ambiente) e nel cortile erano parcheggiate molte auto private, di proprietà dei dipendenti e mezzi della Società penosamente fermi. Ogni commento è superfluo….

    • avatar
      Marramaquis 10 gennaio 2014 at 13:48

      Mi ricordo, caro Brunov. Ma il tempo vola di più: se non mi sbaglio erano quasi tre anni fa. Nel frattempo si è aggiunto il fenomeno franoso a dare un mezzo colpo di grazia al parco.

  3. avatar
    Luca Monti 10 gennaio 2014 at 17:29

    Bravo Marramaquìs.Dopo le evocative immagini di Villa Pamphilj eccone altre di
    uno dei tanti tesori di Roma.A ben guardare,più che i Luoghi degli scacchi,
    questo articolo (assieme all’altro, Il tempo degli scacchi in Villa Pamphilj),
    potrebbe aprire la collana: I Luoghi di Roma! Complimentissimi all’autore.

  4. avatar
    paolo bagnoli 10 gennaio 2014 at 23:46

    Vidi Roma per la prima volta nel 1960, anno olimpico. Avevo 19 anni, una Vespa sotto il sedere, un po’ di quattrini in tasca, ed i biglietti per la cerimonia inaugurale e per il basket.
    Quello che più mi colpì (dovrei dire, mi inebriò) fu l’ARIA romana dell’estate incipiente. Il Vespa Club ci aveva alloggiati in tenda nella pineta di Castelfusano, ma io non perdevo occasione di sfrecciare verso la Città Eterna ed assaporarne gli angoli più remoti, dimenticati, incredibili.
    Amo Roma, di un amore sconfinato, e le mie successive visite non hanno fatto altro che rafforzare questo sentimento!

    • avatar
      Brunov 12 gennaio 2014 at 18:23

      Ricordo anch’io la Roma Olimpica del 1960. Ci abito dalla nascita. Sono lieto che tu abbia percepito e goduto di quell’ARIA

  5. avatar
    liviana 11 gennaio 2014 at 11:15

    Grazie Marramaquis! Con questi tuoi bellissimi articoli mi fa riappacificare con Roma. E’ talmente bella che a volte ho la sensazione che noi romani non sappiamo amarla. Voltiamo il volto dall’altra parte per non guardarla e la lasciamo al degrado. Chissà, magari è il senso di colpa troppo forte che non riusciamo a sostenere o semplicemente la nostra stupidità.
    Dai, continua a darci una spinta a guardarla di nuovo.
    Grazie ancora.

    • avatar
      Brunov 12 gennaio 2014 at 17:43

      Eppure, eppure… Roma, anche nel degrado, mantiene il suo fascino. Andate a rivedere i dipinti di Ettore Roesler Franz, le stampe di Pinelli, le foto di Roma sparita di Pietro Ceschel. Roma appare splendida nel suo splendido degrado stratificato nei secoli: costruzioni fatiscenti, povere baracche di legno all’ombra delle vestigia dei monumenti antichi, colonne abbattute emergenti dalle erbacce, strade ricoperte dal fango delle piene del Tevere, lapidi percorse dai topi, busti di personaggi ormai irriconoscibili insozzati dagli escrementi degli uccelli, muri lordati dalle urine dei viandanti, a dispetto dei divieti papalini. Quanta bellezza, quanta gloria, quanta fierezza vi si scorge. Anche in questo Roma è unica al mondo. Con l’ordine e la pulizia l’Urbe perde molto e guadagna poco.

  6. avatar
    alfredo 12 gennaio 2014 at 13:51

    un segno dell’insipienza della politica e dell’amministrazione di Roma è che la piu’ bella città del mondo ha meno turisti di Berlino …

    • avatar
      Brunov 12 gennaio 2014 at 16:06

      C’é da dire che anche i turisti contribuiscono a degradare Roma, anche se portano soldi

      • avatar
        alfredo 12 gennaio 2014 at 16:25

        c’è da dire che anche i soldi che portano i turisti potrebbero essere reinvestiti meglio .
        è uno sconcio che Roma non abbia ancora una metropolitana decente !

        • avatar
          Brunov 12 gennaio 2014 at 17:59

          Certamente hai ragione riguardo la metropolitana e altre cose. Ti invito però a rivedere la sequenza proprio sui lavori della metro del film “Roma” di Federico Fellini. Il grande riminese aveva capito di Roma più di tanti romani.

          • avatar
            alfredo 12 gennaio 2014 at 18:01

            ma quello è stato un genio grandissimo!!!!
            come dice anche Veronesi forse i film sanno raccontare meglio di tutto Roma

            • avatar
              Brunov 12 gennaio 2014 at 18:20

              Eh, già! quando gli occhi (e la mente) sanno vedere, l’Arte raffigura. Dante diceva: “Io mi son un che quando Amor mi ispira, noto, e a quel modo ch’ei ditta dentro, vo’ significando”

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