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Quelli della mia età

Scritto da:  | 16 gennaio 2014 | 77 Commenti | Categoria: C'era una volta, Curiosità, Italiani, Personaggi, Stranieri

Divagazioni 2

Inauguro qui, se il direttore e la redazione di SoloScacchi me lo consentono (e, soprattutto, se i lettori mostreranno di gradire), un racconto a puntate senza capo né coda, sul filo conduttore della semplice associazione di idee: tanto per stare un po’ insieme a parlare di scacchi, e a lasciare andare i ricordi. Punto di partenza – del tutto arbitrario, perché se la storia non ha né capo né coda un inizio vale l’altro – è Albin Planinc (non so perché qualcuno abbia storpiato il suo cognome in “Planinec”; e comunque, come tutti saprete, si legge “planinz”;). L’articolo che gli ha dedicato Marramaquís è una vera meraviglia. Io mi ricordo di averlo visto una volta (“conosciuto” è una parola grossa, considerato che Albin non era proprio quello che si dice “l’anima della festa”;), nell’aprile del 1976, durante l’incontro a squadre Alta Italia (mi rendo conto che oggi come oggi non si potrebbe più fare) – Slovenia, a Rogaška Slatina.

Divagazioni 1

Qui, fra l’altro, ho avuto anche occasione di incontrare, ormai molto anziano, una delle grandi leggende dello scacchismo yugoslavo (e anche questo, accidenti! non si può più dire), ossia il grande maestro Vasja Pirc: cribbio, non capita spesso di vedere in carne ed ossa il titolare di una variante che ha la stessa profondità (una mossa a cocuzza) della siciliana o della francese!

Vasja Pirc,  Poděbrady 1936, (foto di Jan Kalendovský)

Vasja Pirc, Poděbrady 1936, (foto di Jan Kalendovský)

Mi ricordo ancora la pagina dell’Italia Scacchistica con la tabella di un torneo in cui il giovane Planinc, unico partecipante privo di titoli, ha messo in fila un ricco spiedino di grandi maestri e maestri internazionali (qualche tempo prima la stessa impresa era riuscita a Tukmakov). Ma quello che più mi ha colpito è stata la velocità con cui Planinc è apparso e sparito. Della sua malattia mentale, e di tutti gli annessi e connessi, ho saputo solo leggendo i necrologi. Tempo addietro (vi svelo un segreto) internet non c’era, e così il più delle volte uno doveva tenersi le sue curiosità insoddisfatte. Tra queste curiosità mi ha sempre punto in modo particolare quella di sapere che fine hanno fatto Tizio e Caio, spariti dalle scene scacchistiche senza lasciare traccia. Ora la rete può dare grosse soddisfazioni. Così ho saputo (tanto per citare qualche scacchista importante che ho avuto modo di conoscere di persona) che Stean fa il commercialista, Mestel l’autorevole professore di matematica in un college inglese, Lautier il ricco uomo d’affari a Mosca, ecc. (per venire più vicino a noi: che cosa fa oggi Enrico di Cera, promosso maestro a 16 anni nel 1976, che giocò a scacchi praticamente per soli tre anni? Ecco qui). Se poi si ha la fortuna di trovare anche delle foto “prima” e “poi”, l’impressione non è da poco (per cercare di venire a un accordo pur che sia con il passare del tempo, tengo sul mio desktop due foto di Françoise Hardy, una degli anni ’60 e una dei giorni nostri).

Ma torniamo a Rogaška Slatina (i dati tecnici dell’evento si possono vedere qui). Grande animatore dell’iniziativa era l’allora presidente della Federazione, conte Gian Carlo dal Verme. Fu lui a contattare i tre partecipanti milanesi, cioè il sottoscritto, Federico Braunberger e Raffaele Jerusalmi (una volta, quando eravamo entrambi ragazzini, gli ho chiesto: “ma tu sei ebreo?”; lui mi ha riposto: “tu che cosa dici?” Consiglio di guardare su google che cosa fa oggi questo “ragazzino”;).

Per non so quali scompensi nell’orario dei treni il conte dal Verme ci aveva fatto partire da Milano il giorno prima, prevedendo un pernottamento a Trieste. A questo fine il conte, munifico come sempre (con le eccezioni che fra poco vedremo), non aveva badato a spese, e ci aveva prenotato una suite al Jolly Hotel. A proposito di munificenza, a Trieste mi è capitato di assistere a una scena che non doveva essere affatto inconsueta, ma che ho capito sino in fondo solo al momento del suo epilogo. Nel tardo pomeriggio (oddio: potrebbe essere accaduto anche al ritorno; ma non importa, tanto il senso è lo stesso) siamo andati con il conte a far visita alla nuova sede del circolo scacchistico locale. Dal Verme fu accolto con i più cerimoniosi salamelecchi, e gli furono dettagliatamente illustrate tutte le costose migliorie che i soci, con non indifferente sforzo economico, stavano facendo per ristrutturare i locali. Il conte annuiva soddisfatto, faceva complimenti e domande, ma tirava le cose per le lunghe, facendo sospettare che fosse proprio intenzionato a fermarsi alle chiacchiere. Credo francamente che lo facesse apposta. Finché finalmente, con malcelata soddisfazione degli amici triestini ormai ridotti allo sfinimento (non sapevano più che cosa inventare), il conte agguantò con la mano sinistra il libretto degli assegni che teneva nella tasca interna della giacca, e come se stesse chiedendo un favore disse sommessamente: “non vi offendete se vi faccio una donazione?” Ma signor conte, non si deve disturbare, per carità! Certo, se proprio insiste… Sappiamo quanto lei abbia a cuore il successo degli scacchi in Italia, e i mezzi a disposizione a volte sono così modesti; dunque non ci vergogniamo di accettare la sua offerta, eccetera eccetera eccetera…

Generoso, il conte dal Verme lo era di sicuro. Ma non gradiva essere fatto fesso (e come dargli torto?). Ecco un esempio. Le Olimpiadi di Malta furono organizzate in modo disastroso. Gian Carlo Dal VermeSbarcati dall’aereo ci vengono a prendere in pullman, ci portano in una specie di villaggio turistico deserto (siamo ovviamente fuori stagione) e ci lasciano lì all’aperto per ore, seduti sulle valigie, prima di scoprire (in un bailamme indescrivibile di ordini e contrordini) che non è quella la nostra destinazione. Quando (a notte inoltrata) arriviamo all’appartamento che ci era stato assegnato, decisamente fuori mano, vediamo subito che è poco arredato, mal combinato e sporco. Ricordo ancora le pentole decorate con i resti di spaghetti rinsecchiti, reduci dall’ultima stagione balneare. Noi ragazzi (Passerotti, Taruffi, Iannaccone ed io) ovviamente ci saremmo adattati. Non così Toth e Zichichi (non ricordo invece se la squadra femminile fosse insieme a noi o no). Così Alvise prese in mano la situazione: il giorno dopo si attaccò al telefono e ottenne dalla federazione, sotto minaccia di rientro in Italia, che ci venisse pagato (dato il budget modesto della fsi di quegli anni non mi stupirebbe che sia intervenuto il conte di tasca sua) il pernottamento in quello che poi lui avrebbe chiamato “un modesto albergo” (in realtà era un comodo “tre stelle” in centro a La Valletta). C’era però anche il problema dei pasti. Il trattamento previsto si svolgeva in un orripilante tendone, dove dopo ore di coda ti veniva servito del cibo disgustoso. Questo, abbiamo pensato, andrà anche bene per Karpov e Kasparov (disciplinatamente in fila con il vassoio in mano come alla mensa dei poveri; ah, la vecchia cara URSS!); ma per noi naturalmente no. Dunque ci andavamo il meno possibile e perciò le altre volte ci toccava pagare. Qui, di nuovo, il destino dei sei ragazzi (ai quattro menzionati occorre aggiungere la Pernici e la Merciai) e quello dei quattro adulti (Toth, Zichichi, Gramignani e Deghenghi) divergevano crudelmente.

Piazza Belgioioso

Ricordo una sera, dopo aver mangiato con Passerotti in un ristorante, ci accorgiamo che ci hanno fatto un conto largamente inferiore al consumo. Con fare circospetto guadagniamo la porta, e poi via a correre a rotta di collo, inseguiti da un cameriere con la fattura corretta in mano. Insomma, cose che nessuno avrebbe mai voluto vedere. Ebbene, all’annuncio che sta per arrivare a Malta il conte dal Verme tutti ci freghiamo le mani. Certo non vorrà mangiare da solo; ed è noto che non frequenta le bettole (alla fine delle assemble federali, che si tenevano sempre a Milano, offriva a tutti quelli che c’erano – una volta ha mangiato anche un mio amico che con gli scacchi non c’entrava niente -, il pranzo al “Boeucc” di piazza Belgioioso). Antico BoeuccPoi, il conte non sarà così inelegante da proporre di pagare alla romana (ma tu ce lo vedi, il conte, che ti snocciola sul palmo della mano le banconote della sua quota?). Certo che no. Tutto infatti va come previsto. Il conte ci dà appuntamento in un ristorante di suo gusto, dove noi ordiniamo alla carta ogni ben di dio, senza degnare di uno sguardo la colonnina dei prezzi. Quando poi arriva il conto, mentre tutti noi facciamo come si dice la “mossa” con determinazione artefatta (e quando mai il conte ci permetterà di pagare?), dal Verme mette deciso la mano nella tasca di cui ho già detto; ma la ritira subito dopo con un sorriso sulle labbra tra il dispiaciuto e il sardonico: “Oh, che sbadato, – ci dice – ho dimenticato il portafogli in albergo. Vuol dire che questa volta sarete voi a pagare per me”. Sono convinto ancora oggi che l’abbia fatto apposta.

(1. continua)

avatar Scritto da: FM Franco Trabattoni (Qui gli altri suoi articoli)


77 Commenti a Quelli della mia età

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    Martin Eden 16 gennaio 2014 at 23:22

    Grazie Franco… mi fai sognare ed emozionare…




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    Andrea 16 gennaio 2014 at 23:33

    C’è un Enrico di Cera di età compatibile Laureato in Medicina alla Cattolica di Roma ed ora Professore di Biochimica e Biologia Molecolare all’Università di St. Louis nel Missouri.




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      Andrea 16 gennaio 2014 at 23:40

      P.S. : Non mi ero accorto che il “qui” di “Ecco qui” era un link …. 🙁




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        alfredo 18 gennaio 2014 at 11:55

        di Di Cera ho trovato questa partita in USA .
        http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1722950
        chissà se gioca ancora a livello “matoriale” in qualche torneo.
        purtroppo non lo ho mai conosciuto. Dal suo curriculum vengo a sapere che siamo coetanei e ci siamo laureati piu’ o meno nello stesso periodo.
        Di Perugia ricordo un altro buon giocatore , Perri mi sembra
        Di Cera lo ricordo anche in nazionale , in una Mitropa Cup disputata al mitico Il Ciocco nel 78 mi pare




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    Ciro 17 gennaio 2014 at 00:26

    Uno spaccato della storia scacchistica italiana appassionante con grandi nomi




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    fds 17 gennaio 2014 at 09:02

    Ciao Franco.

    Complimenti per la nota, molto gustosa.
    Una curiosità. In qualche modo sei rimasto in contatto con gli allora giovani compagni di avventura?




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      Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 22:14

      Caro fds (incidentalmente: ammiro molto i tuoi articoli e i tuoi interventi, lucidi e precisi come raramente si vede), purtroppo no. Ho perso di vista praticamente tutti.




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    nikola 17 gennaio 2014 at 09:10

    per me Franco potrebbe continuare all’infinito :)




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    Marramaquis 17 gennaio 2014 at 10:07

    Complimenti a Franco (e a Francoise).




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      Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 22:23

      Soprattutto a Françoise (mille volte meglio della procace Sylvie, che piace tanto ad Alfredo); guardate il filmato di lei che canta sulla ruota volante: se una così vi chiedesse di buttarvi dal sesto piano, non vi verrebbe voglia di farlo subito?




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        Santiago 17 gennaio 2014 at 23:03

        Mi associo anch’io alle lodi incondizionate a queste autentiche gemme che ci regala Franco… e comunque son d’accordo: con tutto il rispetto per Sylvie anche lei di fronte al fascino di Françoise impallidisce senza ombra di dubbio… 😉




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          alfredo 18 gennaio 2014 at 11:09

          Francoise Hardy è una meravigliosa donna ancora oggi.
          Io mi riferivo ai miei primi turbamenti davanti alla TV . Sylvie era una presenza abbastanza fissa della Tv italiana , soprattutto il sabato sera ed era piu’ adolescenziale di Francoise Hardy che era già una donna fatta .
          comunque a proposito di altro tipo di belleza mi piacerebbe sentire il parere dgli amici sul capolavoro di Brunello a WAZ
          http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1744304 😯




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    Fabio Lotti 17 gennaio 2014 at 11:07

    Gradevole e di giusta lunghezza (se le “cose” sono troppo lunghe mi arrendo). Alla prossima!




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    Daniele 17 gennaio 2014 at 11:49

    Grazie per l’articolo. Conoscevo anch’io Di Cera, aveva all’epoca credo 16/17 anni, ed era un tipo molto ospitale e simpatico. Io e altri scacchisti, tra cui Jerusalmi, ma guarda un po’, eravamo andati a Campobasso per il torneo “Raffaele Pietrunti” dove io ebbi la soddisfazione di passare 3N. Jerusalmi era già 1N, era un bel ragazzino con due occhi azzurro-mare e i capelli ricci. Ovvio che tale Enza stravedesse per lui ignorandomi, con mio grande scorno. Di Cera aveva ospitato tre scacchisti a casa sua (tra cui Jerusalmi), e passavamo parecchio tempo assieme. C’era anche un certo Domenico Cordì, simpaticissimo, chissà che fine avrà fatto pure lui. L’amico inseparabile di Di Cera era un certo Corrado, altro simpaticone. Ho un ottimo ricordo di tutti, ma del solo Jerusalmi ho letto tempo fa sul Wall Street Journal, è diventato un pezzo grosso della finanza, degli altri ho sempre conservato un buon ricordo e la curiosità di sapere che fine avessero fatto. Grazie quindi per il flashback, davvero molto gradito. Rimane la curiosità su Marinelli, che era anche lui un mostro, mi pare che fosse arrivato fino a MI ma poi deve aver smesso. Quando l’ho conosciuto era CM e aveva 16 anni. Lo rividi anni dopo e mi confessò che in Italia non si riusciva a vivere di scacchi, per cui peccato, era talentuoso assai. Un grazie e un saluto.
    Dan




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      fds 17 gennaio 2014 at 12:27

      “Domenico Cordì, simpaticissimo, chissà che fine avrà fatto pure lui.”

      Fa il CM a Reggio Calabria :mrgreen:




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      Roberto Messa 17 gennaio 2014 at 20:51

      Di Cera io l’ho conosciuto solo “attraverso” la scacchiera: una partita in cui mi legnò senza appello, in un campionato italiano giovanile che, se non erro, vinse proprio lui.




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        alfredo 17 gennaio 2014 at 20:58

        Ho appena letto alcuni suoi articoli scientifici.
        Io non sono un ricercatore ma un medico ” pratico”.
        Da lettore di publicazioni scientifiche posso però dire che la produzione Scientifica del Prof Di Cera mi sembra di altissimo livello.




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        Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 22:35

        Non erri, Roberto. Casciana Teme, primi di settembre del 1976. Di Cera, che nessuno conosceva, ci mise in riga tutti. Ogni turno speravamo che qualcuno lo fermasse, ma non ci fu verso. Tu eri l’ultima spiaggia, visto che ti incontrò per ultimo. Ecco le prime mosse: Messa-Di Cera, 1.e4, e5; 2.Cf3, Cc6; 3.Ab5, a6; 4.Aa4, d6; 5.Axc6, dxc6; 6.d4, f6. Giusto?
        Ricordi la nostra gita notturna (tu, Stefano ed io), con la tua A112, a visitare una Volterra deserta?




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          Roberto Messa 18 gennaio 2014 at 12:19

          Giusto professore! Proprio quella fu l’apertura. Della gita notturna a Volterra ora mi ricordo qualcosa… grazie per l’amarcord.
          Quella A112 ne fece di strada, ricordo per esempio, qualche anno dopo, un viaggio con Rosaria e il maestro vicentino Antonio Magrin da Brescia a Calella, vicino a Barcellona: mille Km nostop per partecipare a un open internazionale nella Spagna franchista.




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            alfredo 18 gennaio 2014 at 12:30

            Persona simpatica il mio concittadino ( quasi) Magrin
            E anche buon giocatore.
            Con il Bianco giocava spesso il sisema Romi con Af4 dopo d4 .
            Una sua partita mi sembra detenga ancora un record per l’arrocco piu’ tardivo . un 0-0 alla 42 esima … messo in busta! a cui segui’ mi sembra l’abbandono




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      Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 22:24

      Marinelli (parlerò di lui in un prossimo pezzo) l’ho visto abbastanza di recente, e di tanto in tanto gioca ancora nei tornei a squadre.




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    Mongo 17 gennaio 2014 at 14:09

    Gran bel pezzo, dove emerge una sana e consapevole nostalgia del passato. 😎




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    Jas Fasola 17 gennaio 2014 at 14:28

    … ma il buon Federico Braunberger?

    Jerusalmi abbandonò gli scacchi forse subito dopo. Lo ricordo vincere il torneo A (per almeno prime nazionali) in una Festa dell’Unita’ al Parco Sempione di Milano (forse 1977). Organizzatore e arbitro del torneo Maurizio Mascheroni.




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      alfredo 17 gennaio 2014 at 19:41

      Scusa Jas ma cosa ci faceva un polacco come te a Milano ❓ ❓ ❓




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        Jas Fasola 17 gennaio 2014 at 19:47

        vincevo il torneo B 😆




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          alfredo 17 gennaio 2014 at 19:49

          gemellaggio Milano – Varsavia ? 😉




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            Jas Fasola 17 gennaio 2014 at 19:54

            esatto, dura ancora, tanto per fare un esempio la Federazione polacca ha sede a Varsavia in via Jerozolimskie




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              alfredo 17 gennaio 2014 at 20:03

              :mrgreen:
              davvero ❓
              ma la conosci la Braumberger – Milov di Chiasso 93 ?




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                Jas Fasola 17 gennaio 2014 at 20:11

                forse c’ero anch’io ma preferisco non ricordare 😉




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    alfredo 17 gennaio 2014 at 15:22

    Braumberger gioca ancora ogni tanto .
    buon giocatore che vidi surclassare il GM Milov , anni fa con il B a Chiasso, per poi darsi un pratica un ” automatto”.
    sono convinto che Franco dovrebbe raccogliere in un libro le sue memorie
    Questi ritratatti sono un patrimonio culrurale di grande valore per lo scacchismo italiano !




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    alfredo 17 gennaio 2014 at 15:29

    il conte era un gran personaggio .
    non gli perdono però di essersi reso protagonista di un crimine .
    pochi sanno che fu lui tra i primi a introdurre in italia la famigerata medicina omeopatica .
    in pratica quella cosa per cui la gente crede di curarsi pagando a caro prezzo dei cialtroni ( mi asumo tutte le responsabilità) che nulla sanno di medicina ( pur avendo purtropo una laurea) che propinano loro ” acqua fresca” o sporca .
    poi i danni che questi provocano ( in termini soprattutto di ritardo diagnostico) dobiamo pagarli noi , medici sottopagati e bistrattati del SSN .
    al di là di quello un bel ricordo del conte
    ricordo che mi premio’ per un piazzamento in torneo nel 1975 a Mariano comense
    Vinto da chi ? indovinate 😉




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      Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 22:25

      Alfredo, sul conte non ho finito (anzi!): occhio alle prossime puntate.




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      Franco Trabattoni 18 gennaio 2014 at 22:43

      Il conte dal Verme fu invitato alla premiazione di quel torneo con uno scopo ben preciso. Con un’iniziativa degna di Philo Sganga (“con le mie idee e i tuoi soldi faremo grandi cose”;), lo si voleva covincere a scucire non so quante decine di milioni per un pirotecnico (diciamo così) progetto immobiliare. Naturamente il conte, cortesemente, rifiutò.




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    paolo bagnoli 17 gennaio 2014 at 17:32

    Caro Franco, grazie per l’articolo. I miei ricordi, purtroppo, risalgono a parecchi anni prima…..




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      Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 22:27

      Meglio ancora: siamo in attesa…




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    Zenone 17 gennaio 2014 at 19:36

    Bello perché non mi sembra per nulla “nostalgico”, ma è il ricordo meraviglioso della vita trascorsa, dove anche gli episodi passati più spiacevoli, raccontati agli amici dopo anni, diventano divertenti.
    Poi questi aneddoti chi altro ce li può far rivivere così?
    Grazie




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    alfredo 17 gennaio 2014 at 19:37

    Su Francoise Hardy nulla da dire ma i miei primi turbamenti puberali erano tutti per la bellissima Sylvie Vartan
    Ve la ricordate 😉 ❓




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      Joe Dawson 17 gennaio 2014 at 21:03

      Eccola carissimo Alfredo…

      Abbiamo mandato il nostro reporter di fiducia (Bagadais XXIV) a scovare qualche immagine dal suo archivio segreto! 😎

      Sylvie Vartan




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        alfredo 17 gennaio 2014 at 21:13

        😯




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      Joe Dawson 17 gennaio 2014 at 23:30

      Alfredo scusa… fa tu stesso un confronto e poi con obiettività dicci che ne pensi…

      [foto tratta anch’essa dall’archivio di Bagadais XXIV]

      Francoise Hardy




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        Zenone 18 gennaio 2014 at 00:17

        Se posso intervenire, non si tratta di bellezza e basta, Sylvie Vartan era una donna affascinante. Guardate qui




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    Renato Andreoli 17 gennaio 2014 at 20:03

    Letto con vero piacere e con un po’ d’invidia. Continua, Franco, per favore!




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    alfredo 17 gennaio 2014 at 20:55

    Nulla a che fare con il pezzo di Franco.
    Triste notizia.
    Ho appena saputo che è morto a poco più di 40 anni il MI filippino Salvador, sicuramente noto agli amici di SoloScacchi per la partecipazione a molti tornei in Italia.




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      Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 21:34

      Alfredo, “Salvador” è nome molto comune. Occhio alle omonimie: di chi stai parlando, precisamente? Io conosco un Roland Salvador, che ha 31 anni ed è GM. Niente a che fare con la persona i cui parli tu, suppongo?




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    Roberto Messa 17 gennaio 2014 at 21:15

    Non ricordo di essere mai stato ospite al desco del conte Dal Verme, ma ricordo benissimo che, ogniqualvolta che ci incontravamo, mi apostrofava simpaticamente con un “ah, ecco il nostro Messa, un personaggio mozartiano!” (che questa cosa qui io mica l’ho mai capita, per dirla “vintage”… alla Baglioni).
    Eppure di cene sontuose noi giovani scacchisti in quell’epoca ne scroccavamo candidamente a dozzine: non so di quante ne sono debitore al maestro Bonfioli, ma qui mi piace di più ricordare il nome di un meraviglioso anfitrione del nostro circolo bresciano, Giuseppe Romanò, mio carissimo amico a dispetto della grande differenza d’età, fu un uomo notevole.




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      Renato Andreoli 17 gennaio 2014 at 23:15

      Secondo me, quel “personaggio mozartiano” era un gran complimento da parte del conte. Credo che ti attribuisse una personalità decisa, ma dotata nello stesso tempo di profondità e di leggerezza; una forza che non si impone, ma che si propone, con quel modo di porgere e non di gettare in faccia caratteristico della musica di Mozart.




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        Roberto Messa 18 gennaio 2014 at 12:30

        Caro Renato, la tua interpretazione è molto più lusinghiera di quanto (credo) non volesse essere il complimento del conte. Certo anche allora ero consapevole che fosse un complimento, ma nella mia crassa ignoranza dovevo fidarmi della risaputa competenza musicale di dal Verme, il quale porta il merito (o la colpa?) di aver composto l’inno della Fide. Non so cosa ne pensi tu che hai gusto competenza, ma a me sembra che nemmeno una dose omeopatica di Mozart sia infusa in quella sua modestissima composizione…




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          alfredo 18 gennaio 2014 at 12:36

          ah dimenticavo.
          con questo due crimini commessi dal Conte .
          trattasi di cacofonia pura .
          Ma ricordiamoci che ha costruito anche la tomba di Alekhine a Parigi .
          la sua famiglia ( quella del Teatro Dal Verme che nel 2007 ha ospitato anche una splendida “lezione” di Kasparov) penso fosse una delle piu’ ricche di Milano




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          Renato Andreoli 18 gennaio 2014 at 15:30

          Non ce l’avevo presente questo famigerato inno della Fide composto dal conte Dal Verme. Sono andato a pescarlo nella cerimonia di premiazione dell’ultimo mondiale (al minuto 11′ 10″ di questo video).

          Ascoltato con attenzione, si è rivelato come un copia e incolla, peraltro abbastanza scoperto, di vari frammenti presi da inni nazionali. L’inizio è una citazione letterale dell’inno sovietico e subito dopo si riconosce un passaggio dell’inno alla gioia. Non credo che Dal Verme avesse ambizioni artistiche; ha
          semplicemente sfornato una musica d’uso, facendo un’operazione che mi ricorda un po’ la stupida proposta circolata una decina di anni addietro di comporre la bandiera dell’Europa mettendo insieme tutte le bandiere dei vari stati come in un gigantesco codice a barre.
          Bisogna dire che di capolavori se ne contano veramente pochi anche fra gli inni nazional. Secondo me, il migliore è di gran lunga quello della Germania, composto in origine da Haydn sulle parole “Dio salvi l’imperatore Franz” e poi scippato dai Tedeschi agli Austriaci al momento dell’annessione del ’38 e mai più restituito. Al secondo posto della mia personale hit-parade metterei proprio l’inno sovietico, così bello che – cambiando alcuni versi – è stato conservato anche dopo la caduta del comunismo.
          Il nostro tanto vituperato inno di Novaro – Mameli ha scritto solo le parole – non è affatto disprezzabile, ma ha il difetto di essere poco cantabile.




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    Franco Trabattoni 17 gennaio 2014 at 22:11

    Cari amici, rieccomi. Grazie a tutti per le parole e gentili e gli incoraggiamenti. Grazie anche perché, dopo aver passato metà della mia vita a scrivere cose di cui non frega niente a nessuno, finalmente c’è qualcuno che mi legge! Adesso mi ripasso tutti i vostri post e lascio qualche commento. Poi quando ho di nuovo un po’ di tempo riparto…




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      Aljosa 18 gennaio 2014 at 12:11

      Di cui non frega niente a nessuno?!?

      Ma se ho appena ordinato su Amazon il suo Profilo critico-storico di filosofia antica proprio perché son innamorato di come scrive qui su SoloScacchi…

      Comunque attendo con ansia le prossime puntate di questi stupendi ricordi scacchistici!




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        alfredo 18 gennaio 2014 at 12:26

        il professore è modesto. Troppo .
        A differenza di molti filosofi ( Severino e Caccia-ri-balle , per fare giusto due nomi) la sua chiarezza espositiva è esemplare.
        Il suo Platone è un gioiello … e ha permesso a mia nipote di fare una ottima figura alla maturità
        Ps so che Franco non si defibisce filosofo ma ” storico della Filosofia” …al di qua del Tigri e Eufrate 😉 😉




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          Franco Trabattoni 18 gennaio 2014 at 14:28

          Anzitutto grazie. Poi, per chiarire, non intendevo dire che nella mia attività professionale sono peggiore (né ovviamente migliore) degli altri che fanno la stessa cosa. Volevo dire che qui ci tocca scrivere per forza cose che gli altri (studenti, colleghi) o leggono per forza, o non leggono affatto. Il motto dell’accademia, soprattutto di quella italiana, è sempre (o meglio, sempre più) questo: “publish or perish”. Dopodiché, visto che il tempo è tiranno, bisogna scegliere: o si scrive o si legge. Mi viene in mente quel vecchio socio della Società Scacchistica Milanese, che pur giocando senza orologio non tollerava che i suoi avversari si fermassero a riflettere. E dunque li redarguiva sistematicamente così: “Caro signore, si deve decidere: o pensa o muove!”




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    Ragonese 17 gennaio 2014 at 23:44

    le mie notizie danno
    Rolly Martinez (1970) PHI MI 2424
    morto per infarto
    la confusione con Salvador è dovuta al fatto che girano quasi sempre insieme
    RIP




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    Ramon 18 gennaio 2014 at 00:08

    Sì, ne dà notizia sul sito dell’Accademia Scacchi Milano la Signora Viani con queste accorate e toccanti parole:

    “Ci lascia Rolly Martinez. Se ne va senza disturbare nessuno, come era nella sua natura. Lo ha tradito il cuore, mentre era nella sua casa. Maestro Internazionale ma soprattutto uomo di grande dolcezza che sorrideva timidamente e si inchinava quando salutava o stringeva la mano. Lascia una moglie e dei bambini che vivono nelle Filippine, che sono lontani e che non lo hanno potuto salutare. Resta un grande vuoto, nel cuore di tutti coloro che lo hanno conosciuto e, quindi, amato. Addio, amico Rolly”




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      alfredo 18 gennaio 2014 at 09:14

      Mi scuso .
      avevo appena appreso la notizia per telefono da un amico e devo aver fatto confusione .
      comunque ora che ho capito chi era il mio dispiacere è profondo.
      lo avevo visto parecchie volte , anche qui a Monza .




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      Roberto Messa 18 gennaio 2014 at 12:34

      Non posso che sottoscrivere il bel ricordo di Fiorenza Viani e cercare di ricordarlo con una foto di alcuni anni fa (che ho trasmesso poco fa alla redazione, non essendo io in grado di pubblicarla).
      Ma che tragedia.




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        alfredo 18 gennaio 2014 at 12:47

        Roberto non farti sfuggire la partita Brunello – Reinderman analizzata dal nostro.
        Un gioiello che penso sarà ricordata tra le migliori mai giocate da un italiano.
        Anche chessbase.com ha scritto ” that beautiful game! ”
        Per quanto riguarda lo sfortunato MI filippino da quel che ho capito ( ma posso sbagliare) aveva un lavoro ( forse nell’edilizia) e arrotondava con gli scacchi .
        verosimilmente per mantenere la famiglia nelle Filippne .
        Una tragedia davvero




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    alfredo 18 gennaio 2014 at 13:49

    comunque che bella carriera hanno fatto Trabattoni , Di Cera , Messa, Jerusalmi , Jannaccone (e altri)al di fuori degli scacchi.
    Nei loro campi sono arrivati al top
    e forse l’aver giocato , e bene , a scacchi è stato un aiuto
    Sbaglio ?




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      Roberto Messa 18 gennaio 2014 at 14:58

      Anche questo è un complimento esagerato assai!
      Mi chiamo fuori dal prestigioso gruppetto, perché io negli scacchi sono dentro “forever”, mentre i quattro bei nomi a cui mi hai associato sono fuori dagli scacchi – sul piano accademico e professionale – da 20 o 30 anni. E poi loro hanno fatto “le scuole alte”.
      Ammetto soltanto che negli ultimi 25 anni il mio lavoro non è assomigliato per nulla a quello dello scacchista / giocatore professionista, ma è imprescindibile che tutti gli avventori della mia bottega hanno a che fare con gli scacchi.




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        Franco Trabattoni 18 gennaio 2014 at 23:19

        I vostri post (dico, Roberto e Alfredo) mi sollecitano questa riflessione. Il campionato dei giovani di Casciana Terme 1976 (magari una volta parlerò anche di questo, ma non riesco a trattenere un anticipo. Località termale un po’ demodé, a Casciana raramente vedevano un ospite sopra i sessanta. Io alloggiavo con Giorgio Coppini – che, occorre dire, era spudoratamente, vergognosamente bello – in una specie di vecchio Grand Hotel. L’anziana signora che gestiva la casa ogni volta che ci – o meglio “lo” – vedeva, si scioglieva in un brodo di giuggiole, e ci riempiva di cibo e di attenzioni; che Giorgio ripagava, e al tempo stesso sollecitava, con quel suo fantastico risolino da paraculo…;) fu un momento importante nella mia carriera. Quell’anno avevo giocato molto e combinato niente (nemmeno una “norma” di maestro). Certo, non avevo mai pensato di fare lo scacchista come mestiere; ma dopo quel torneo ce n’era abbastanza per dubitare della mia stessa abilità di giocatore. E anche altri di noi avevano fatto a Casciana la stessa riflessione. Roberto fu l’unico, se ricordo bene, a dire che comunque avrebbe voluto fare degli scacchi il suo lavoro. Il fatto che ci sia riuscito, a dispetto di tutti quelli che lo sconsigliavano (un classico esempio del modo più fortunato e raro di progettare e realizzare la propria vita: “prima decidete che cosa vi piace fare, poi cercate qualcuno che vi paghi per farlo”;) mi ha sempre riempito di ammirazione. Oggi, come ha scritto qui (dico Roberto), in Italia vivono di scacchi almeno 200 persone (ma scusa, Roberto: hai sparato a caso, o hai dati precisi? non saranno un po’ troppe? in che modo si guadagna, con gli scacchi?) ma è certamente vero che allora erano, prima di lui, solo 2. Dunque, Roberto ha praticamente realizzato un miracolo.




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    Enrico Cecchelli 18 gennaio 2014 at 15:50

    Tardivamente mi associo ai complimenti per il pezzo di Trabattoni! Molti dei nomi citati ( compreso il suo e quello del Direttore) hanno fatto la storia del movimento scacchistico italiano ( come può testimoniare/verificare chi ha quelle annate de “L’Italia Scacchistica”;). Mi auguro che Franco continui nei suoi ricodi deliziandoci con cronache e aneddoti di quel periodo. Personalmente gradirei sentire ( ma son certo che lo farà) qualche notizia su altri protagonisti di quel ventennio/trentennio come Taruffi, Cocozza, De Eccher, Sibilio, Bonfà ecc. ( mi perdonino coloro dei quali al momento non mi sovviene ).




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    alfredo 18 gennaio 2014 at 16:04

    tornando a WAZ
    oggi Fabiano soffre.
    in questo torneo sembra letale con il B mentre offre piu’ del dovuto con il N.
    PS : per chi non lo sapese Jannaccone è il leader della medicina ayurvedica in italia.
    il giudizio mio su questa ” medicina” è uguale a quello sulla omeopatia.
    Preferisco , d gran lunga , il lavoro scientifico di De Cera .
    Quella è scienza .
    Le altre le considero imposture al pari del metodo Stamina.
    finita digressione .




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      Roberto Messa 18 gennaio 2014 at 23:06

      E così mi costringi a raccontare un’altra storia nella storia…
      Fu Giacomo Vallifuoco il primo di noi a praticare la meditazione trascendentale, seguito a ruota dal fratello Giovanni e da Ernesto Iannaccone. Alcuni di noi – miseri mortali e schiavi com’eravamo delle passioni scacchistiche e non solo – non potevamo non restare affascinati dal sorriso dolcissimo, dalla serenità, dalla positività, dalla calma olimpica con cui Giacomo ed Ernesto affrontavano lo zeitnot più furioso, la sconfitta più inopinata, gli incidenti di viaggio e tutte quelle cose meno belle che erano all’ordine del giorno nel nostro peregrinare per tornei.
      Ernesto divenne prima insegnante di meditazione e poi medico “ayurvedico” (se non ricordo male aveva abbandonato gli studi in medicina all’università, giudicando la medicina “vera” troppo aggressiva e “sanguinolenta”;).
      Dal canto mio, come dicevo, mi lasciai sedurre e su indicazione dei tre amici napoletani andai ad imparare meditazione trascendentale a una scuola di Maharishi, il guru indiano reso celebre dai Beatles. Dopo pochi mesi di infatuazione, il mio spirito critico razionale ritornò ad avere la meglio e uscii dalla schiera degli adepti. Tuttavia devo dire che la meditazione trascendentale era una buona pratica per rilassare la mente prima della partita. Confesso che ancora oggi, seppur molto raramente, mi piace riprovarla, per esempio l’estate scorsa mi fu d’aiuto per sopportare il dolore fisico di una colica renale (non so come dire, per risparmiarmi almeno il “dolore psichico del dolore fisico”… nulla di più, per il resto presi dei normali analgesici e mi rimisi interamente alle raccomandazioni dei medici del pronto soccorso, con piena e rapida remissione) .




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        fds 18 gennaio 2014 at 23:24

        Con Giacomo Vallifuoco mi sono visto in tante occasioni, perché seppur ha smesso l’agonismo relativamente presto (peccato, aggiungo), è rimasto nell’ambiente come trainer, e ancora oggi è un punto di riferimento peri i giovani (e non solo) che in Campania hanno ambizioni agonistiche.
        Ho avuto il piacere (vero) di vedere all’opera come giocatore Ernesto Iannaccone a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, prima in un paio di tornei individuali e poi esclusivamente in quelli a squadre (campione italiano con Giacomo, Cocozza, Martorelli, Mariotti) prima che abbandonasse completamente l’agonismo.
        Ebbene, sia di Giacomo che di Ernesto mi colpiva – come ricordi – la totale calma nel muovere e poi premere sull’orologio, in qualsiasi frangente, anche con una manciata di pochi secondi residui sull’orologio. Uno spettacolo per gli occhi e un motivo di riflessione, per un emotivo come me.




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      fds 18 gennaio 2014 at 23:48

      Ciao Alfredo.

      Necessaria premessa. Sono un assoluto fautore del metodo scientifico come “proposto” da Galileo, che applico professionalmente da qualche decennio.
      Però sull’omeopatia non ho le tue stesse certezze.

      Per tantissimi anni ho sofferto di una fastidiosa rinite allergica in primavera. La medicina ufficiale prevede, in questi casi, dei test per capirne l’eziologia e poi una sensibilizzazione con vaccini, lunga e soprattutto costosa. Molto costosa. Lascio perdere qui gli aspetti “affaristici” di cui è impregnata la medicina, purtroppo.

      Il principio base dell’omeopatia è quello di sensibilizzare (e curare) il corpo verso certe molecole dannose con somministrazioni delle stesse via via più concentrate.
      In assoluto mi pare una cosa discutibile (eufemismo), p.e. verso malattie terribili. Però questo principio è quello ritenuto ufficiale dalla medicina per la cura delle allergie!

      Il mio medico di famiglia, laureato in medicina naturalmente, è un cultore dell’omeopatia.
      Quando mi rivolsi a lui per trovare sollievo al fastidio primaverile, per prima cosa mi suggerì di provare con l’omeopatia.
      Accettai, feci i test per trovare la causa dell’allergia (che mi lasciarono molto perplesso – anche qui eufemismo – per la loro natura) e comunque decisi di sottopormi alla cura che mi fu proposta: una sensibilizzazione progressiva all’allergene, ottenuta bevendo quotidianamente il contenuto di fialette ordinatemi appositamente presso un’azienda specializzata nella produzione di rimedi omeopatici.
      Tale cura durò poco meno di tre mesi, a costi accettabilissimi.

      Da allora non ho più avuto la rinite allergica!
      Lo stesso dicasi – stesso percorso di diagnosi e cura – per una congiuntivite allergica di mia figlia.

      Ciao

      PS – stamina, come prima Di Bella, è l’ennesimo esempio di sfruttamento della sofferenza delle persone, con l’involontaria collaborazione di un ceto politico totalmente inadeguato.




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        nikola 19 gennaio 2014 at 11:26

        io mi aggiungo ad fds. la mia esperienza omeopatica è stata positiva. posso invece citare numerose esperienze negative accumulate sulla mia pelle a firma della medicina ufficiale. ora, non voglio esaltare l’una o demonizzare l’altra (come fa l’amico e ‘forse troppo di parte’ Alfredo 🙂 ), vorrei solo dire che magari entrambe sono metodi efficaci. vorrei inoltre dire che ci sono un sacco di cose che la scienza non ha ancora capito però funzionano, e si consideri anche che alcuni medici ‘forse poco allineati’ sono specializzati pure in omeopatia.
        ps: per favore non mischiamo i nomi di ‘di bella’ e ‘stamina’ con omeopatia e medicina ayurvedica.




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          alfredo 19 gennaio 2014 at 12:17

          Caro Nikola
          non esiste una specializzazione in ” medicina omeopatica”
          tanto il concetto non cambia.
          si propina acqua .
          penso che la Legge di Avogadro sia abbastanza “tosta” o no?
          sarebbe come in fisica andare contro la legge di gravità .
          Comunque se mi cntatti privatamente ancha tu ti posso ragguagliare sugli studi fatti sulle possibili basi fisiche e biologiche della medicina omeopatica .
          questi studi nacquero da un famigerato articolo di Jacques Benveniste su Nature e dalle ” esperienze” di Fleischmans e Pons sulla fusione fredda ( omeopatia e fusione fredda hanno le stesse basi concettuali).
          In Italia i tre suddetti trovarono una sponda nel prof Giuliano Preparata , uno dei piu’ imporanti fisici italiani ( e non solo) , purtroppo morto precocemente circa 10 anni fa .
          Gli esperimenti condotti da Preparata ( a cui formii una supervisione ) non portarono a nulla , proprio a nulla.
          la storia è stata narrata dallo stesso Preparata nella sua biografia “dai quark ai cristalli” ( bollati boringhieri) in maniera parziale e in un articolo su ” scientific american” sullo stato dell’arte della omeopatia .
          Giuliano , che io continuo a considerare comunque un genio ( e gode tuttora di consideraione straordinaria da parte di premi Nobel come Josephson e vant’ hoff , di questi so ma ce ne saranno altri) si ” sputtanò” completamente alla ricerca della fusione fredda e quindi nel cercare una spiegazione alla omeopatia , in questo spronato anche da un suo collaboratore che aveva un fratello medico omeopata.
          cio non toglie che il lavoro di Giuliano sia stato di straordinario livello .
          la storia che risale a 15 – 20 anni fa ha avuto poi ulteriori sviluppi ad esempio con la presentazione ad un congresso internazionale tenutosi a Praga nel 2008 ( mi sembra) di un nuovo lavoro del suo collaboratore ( del giudice) .
          il lavoro di del Giudice che prosegue quello di Preparata si basa su fenomeni di QED ( elettrodinamica quantistica) che è impossibile ricapitolare in poche semplici parole .
          che io sappia questi sono i piu’ importanti studi per cercare di capire se l’acqua fresca puo’ produrre qualcosa se non saziare la nostra sete .
          Non è questa la sede , ma se volete potro’ cercare di spiegare.
          ma al momento lo stato dell’arte è questo.
          La medicina omeopatica non solo non ha fondamento scentifico , anzi viola spudoratamente uno dei piu’ importanti principi fisici
          da un punto di vista apllicativo non vi è un solo studio al mondo ” in doppio cieco” in cui possa venire validato un trattamento omeopatico.
          per un medico che si basa sulla MBE ( medicina basata sulle evidenze) omeopatia , di bella e stamina sono sullo stesso piano.
          sarei molto contento di poter dire il contrario ma è cosi’




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            nikola 19 gennaio 2014 at 12:37

            Caro Alfredo, con grande simpatia posso confidarti che non mi interessa approfondire l’argomento nè tantomento seguire trattati o relazioni a riguardo, :). A me basta sapere quello che finora mi ha dato la mia esperienza; e se le volte che ho abbandonato la medicina ufficiale (cosa che mi capita sempre più spesso di fare) per seguire strade alternative la cosa ha sempre funzionato non mi porta a scagliarmi in una crociata contro il mondo scientifico. Capisco che essendo il tuo campo tu voglia fare di tutto per far valere le tue ragioni ma non sono interessato a continuare la discussione oltre ad un semplice scambio di pareri. :) torniamo a parlare di scacchi, va!




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              alfredo 19 gennaio 2014 at 12:42

              essi è stato il mio campo di ricerca anni fa .
              purtroppo ricerche sterili e ovviamente sono il primo a esserene dispiaciuto .
              ma cio’ era solo per dirti che avevo affrontato la cosa senza nessun tipo di preclusione intellettuale , anzi !
              comunque se vorrai sono sempre qua. oppure basta andare su Google e cercare Giuliano Preparata
              Ciao! 😉




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                alfredo 19 gennaio 2014 at 12:49

                Scusa Nikola ma io non sto facendo affatto una crociata , anzi .
                ho solo riportati nomi e fatti che possono essere facilmente essere verificati
                Ripeto ( la storia è molto lunga e complessa) ma il primo a essere molto dispiaciuto che gli studi di Preparata non abbiano dato bessun esito sono io .
                Continuo a ritenere la sua teoria ( di cui non riporto il nome in quanto incomprensibile al 99, 999 % dell’umanità) straordinariamente interesante e forse potrà essere provata in futuro .
                ma al momento tale teoria ( unanimente considerata la piu’ importante al mondo in questo campo , in considerazione anche della statura intellettuale e scientifica di Giuliano Preparata) rimane solo una bellissima , affascinante teoria.
                Quindi nessuna crociata. Solo un resoconto obiettivo dei fatti
                Poi da medico ” pratico” ho tratto dovute conseguenze




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                  nikola 19 gennaio 2014 at 14:07

                  forse mi sono spiegato male, la crociata l’avrei dovuta fare io per andar contro al mondo medico-scientifico. :)




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  25. avatar
    alfredo 19 gennaio 2014 at 10:30

    Caro fds
    sulla omeopatia potrei fare un lungo discorso.
    dal momento che sono stato coinvolto anni fa in studi , assolutamente seri ed obiettivi , sulle possibili basi biologiche della stessa , ho maturato non una convinzione ma una certezza .
    questa non è la sede ma se mi contatti privatamente ( gli amici di soloscacchi hanno tutti i miei recapiti) te ne posso parlare e fare avere i riferimenti bibliografici e scientifici
    buona domenica 🙂




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      fds 19 gennaio 2014 at 15:23

      Richiesta l’e-mail.
      Buona domenica pure a te.




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  26. avatar
    Jas Fasola 20 gennaio 2014 at 20:24

    Quelli della sua età non scherzano… la squadra di Ceriano ha vinto il 12 gennaio scorso il Trofeo Lombardia sconfiggendo in finale la Milanese 1881. Indovinate un po’ chi era la prima scacchiera del Ceriano… il mitico Trab, che ha vinto con il MF Misiano ! :mrgreen:

    Ma a Ceriano stanno facendo davvero molto bene anche con i piccolini, fra poco avranno uno squadrone! Ho già preallertato i miei 😉




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      Jas Fasola 20 gennaio 2014 at 20:31

      La squadra che ha vinto il Lombardia è Ceriano, invece per quanto riguarda i giovani mi sono confuso con Cormano (scusate, passando da Gorzów Wlkp, Suwałki,Grudziądz a nomi come i vostri così simili ci si può sbagliare ops: )




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