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Piccoli scacchisti dell’altro mondo

Scritto da:  | 21 marzo 2014 | 8 Commenti | Categoria: Zibaldone

Piccoli scacchisti dell'altro mondo 0

Uno dei più notevoli tour scacchistici mai intrapresi è passato quasi inosservato, all’inizio di questo mese.

Tre bambini amerindi della Guyana Francese – il maggiore dei quali undicenne – sono partiti dalla Foresta Amazzonica, accompagnati da due adulti, con l’intento di giocare a scacchi con bambini aborigeni dell’Oceania a Uluru, il gigantesco masso rosso al centro dell’Australia che gli occidentali hanno ribattezzato Ayers Rock.

Il piano appariva bizzarro, quando è stato proposto nell’autunno scorso, se solo si considera che per raggiungere la città più vicina della Guyana dal villaggio (che conta in tutto 150 abitanti) dei tre bambini, il viaggio inizia con un’ora in canoa più tre ore di auto.

I tre piccoli scacchisti appartengono al club dei Cavaliers des Trois Paletuviers, che è stato fondato con lo scopo di utilizzare gli scacchi per stimolare gli avanzamenti scolastici e sociali nel villaggio. L’attività del club sta avendo successo, tra l’altro ha avuto la soddisfazione di vedere una ragazzina del villaggio promossa a Maestro Fide femminile.

Superando una quantità di ostacoli organizzativi, tra i quali il disinteresse del dipartimento federale australiano per gli affari delle popolazioni indigene e l’assenza di una qualsiasi forma di scacchismo organizzato nei Territori del Nord, il fondatore del club Daniel Baur è riuscito a trasformare questo folle sogno in realtà.

Così, alla fine di febbraio, i tre ragazzini della Guyana – Varela Jean-Jacques, Ricky e Ricardo Martin – si sono ritrovati a giocare contro alcuni studenti (di età significativamente superiore) del St Philips College di Alice Springs, vincendo sette partite su otto. Per raggiungere questa località al centro dell’Australia ci è voluto un viaggio di sessanta ore attraverso quattro continenti: canoa, auto e quindi aereo via Parigi, Seul e Sydney.

Una parte del sogno sembrava destinata rimanere irrealizzata: nonostante una visita alla scuola aborigena Yipirinya ad Alice Springs, il gruppo amerindio non è riuscito a combinare un incontro scacchistico con gli indigeni alle pendici dell’Ayers Rock. Ma dopo un viaggio di altri 400km da Alice Springs a Uluru, la provvidenza ha deciso di intervenire.

Mentre i ragazzini della Foresta Amazzonica erano in attesa nel loro furgone a un distributore di benzina vicino a Uluru, un pullman carico di bambini aborigeni ha accostato. Il maggiore dei tre ha prontamente deciso di mettere alla prova le sue appena acquisite capacità di esprimersi in inglese, avventurandosi in un: “Do you want to play chess with me?” e di lì a poco un improvvisato match di scacchi ha preso il via. Lo sfondo era costituito da sterpaglie anziché dal massiccio rosso di Uluru ma “è così che siamo abituati a giocare anche a casa” ha commentato uno dei piccoli guyanesi.

La tappa successiva è stata comunque a Uluru – con fotografia al tramonto davanti a una scacchiera. La spedizione in Australia si è conclusa con una visita al St George, il più grande tra i club scacchistici di Sydney. Quindi il lungo, lunghissimo ritorno a casa dei Tre Cavalieri delle Mangrovie.

Piccoli scacchisti dell'altro mondo 3

avatar Scritto da: GM Ian Rogers (Qui gli altri suoi articoli)


8 Commenti a Piccoli scacchisti dell’altro mondo

  1. avatar
    paolo bagnoli 21 marzo 2014 at 09:08

    Un sentito “grazie” a Rogers per questo suo contributo alla Storia degli Scacchi (perché anche questa, signori, è Storia).




    0
  2. avatar
    The dark side of the moon 21 marzo 2014 at 09:36

    …e che Storia!
    Incredibile 😯




    0
  3. avatar
    Doroteo Arango 21 marzo 2014 at 10:08

    Sì… davvero bella, grazie!




    0
  4. avatar
    Mongo 22 marzo 2014 at 00:45

    Intrepidi, stupefacenti, magnifici!!
    Grazie di esistere!! 😎




    0
  5. avatar
    alfredo 22 marzo 2014 at 11:27

    Meravigliosa storia!
    potrebbe essere la trama di un film!
    grazie GM Rogers




    0
  6. avatar
    INSALA' 22 marzo 2014 at 16:34

    …finalmente una storia (e un articolo) che leva al gioco degli scacchi quell’aura di classe, fintamente intellettuale, supponente. Finalmente un articolo scritto con una prosa semplice , chiara e non fluviale e stopposa come parecchi articoli( e moltissimi commenti) apparsi su Soloscacchi. Gli scacchi devono uscire dal perimetro dei circoli aristocratici e delle regge, una sciocca crosta di sconcertante ripetizione, un microcosmo di monomaniaci picchiati che passano la vita a distruggersi il sistema nervoso gli uni con gli altri perpetuando strutture monotone e affidabili. La speranza sono le strade e i parchi habitat delle sorprese spiazzanti, delle svolte, della libertà randagia senza vincoli, delle grandi idee, delle alte astrazioni ,della spontaneità radicale. Un atto di “disobbedienza civile” è l’unica via possibile per rendere il gioco più creativo .Solo l’arte sarà in grado di sconfiggere il senso di inadeguatezza che paralizza lo scacchista-cyborg.




    0
  7. avatar
    Zenone 22 marzo 2014 at 19:11

    Bellissimo! Che altro?!




    0
  8. avatar
    controgambetto 27 marzo 2014 at 11:51

    veramente emozionante, un’impresa epica!




    0

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