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i Maestri di Milano: Giovanni Ferrantes

Scritto da:  | 29 ottobre 2014 | 31 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Personaggi

Milano 4

Giovanni Ferrantes (1903-1997) forse sarebbe stato da escludere in quanto giocatore non in attività nel periodo in cui lo ho conosciuto, ma non mi sembrava giusto dimenticarlo.

Da me e dagli altri soci della mia età era considerato l’editore e direttore dell’Italia Scacchistica, più che un giocatore di scacchi, per molto tempo non seppi neppure che era maestro.

Era piuttosto piccolo di statura, quasi calvo, dinamico, in buona salute, sempre di buon umore.

Andavo a casa sua dove era la redazione dell’Italia Scacchistica a comprare l’Informatore e qualche libro di scacchi e con l’occasione pagare l’abbonamento; era sposato, vidi la moglie qualche volta a casa sua e mi pare di ricordare avesse una figlia che con il marito contribuiva alla rivista.

In Scacchistica si vedeva di rado, non partecipava mai a tornei, mi sembra di averlo visto giocare solo qualche volta senza orologio con qualche avversario della sua età.

Veniva spesso all’ultimo turno dei tornei fuori Milano per raccogliere i risultati e qualche partita da pubblicare sull’Italia Scacchistica.

Giovanni FerrantesEra diventato maestro nel 1933, partecipò ai campionati italiani del 1952 e 1954, credo che dall’inizio degli anni ’60 abbia giocato solo in qualche incontro a squadre tra cui la vittoria nel Campionato Italiano a Squadre del 1961 a Cremona con la Scacchistica Milanese, formazione Rubinstein, Ferruccio Castiglioni, Lilloni, Contedini, Ferrantes.

Con lui ebbi contatti su argomenti organizzativi, come quando scrissi una lettera aperta all’Italia Scacchistica sulla vicenda del mondiale Universitario 1970.

Coglierò l’occasione per una lunga digressione partendo da due anni prima.

Nella primavera del ’68 Capece scoprì che il Campionato Mondiale Universitario si sarebbe giocato a Jbbs in Austria è pensò di organizzare la squadra per parteciparvi.

La squadra era Rosino, Albano, Capece, Castiglioni; sicuramente in quel periodo potevano partecipare altri giocatori più forti di me, ma io avevo il merito di avere a disposizione l’auto per il viaggio.

Milano 2

La federazione fece lo sforzo di inviare l’iscrizione; il viaggio ce lo saremmo pagati noi, vitto e alloggio erano a carico degli organizzatori.

Eravamo solo in quattro, senza possibilità di riposi, un maestro, due candidati e un seconda nazionale, quindi era prevedibile un risultato disastroso.

Infatti ai primi due turni fummo travolti da Israele e Russia, ma poi cominciammo a incontrare squadre più abbordabili e alla fine, secondi dietro a Olanda nel girone C, precedendo Svezia, Francia e Belgio il risultato si può considerare onorevole.

I nostri maggiori successi furono contro la Russia, patta sulla scacchiera di Rosino contro Tukmakov e vittoria in doppio a ping pong io e Albano contro Gingingasvili e Kuzmin, fortissimi anche a ping-pong.

Facemmo amicizia specialmente con i romeni che capivano l’italiano ed alloggiavano nel nostro stesso albergo; una delle cose più divertenti erano le discussioni politiche tra Rosino fervente comunista, anche se di indirizzo Titino, e i romeni, tutti decisamente anticomunisti.

Mentre io ero possibilista, Rosino era convinto che i Russi non sarebbero intervenuti in Cecoslovacchia, cosa che invece avvenne poche settimane dopo.

Milano 6

Naturalmente ci divertimmo tutti moltissimo e ci lasciammo con l’intenzione di fare il possibile per ripetere l’esperienza.

Purtroppo l’anno successivo il Mondiale era in una sede troppo lontana, forse in Sud America, il viaggio era troppo caro, ma nel 1970 il Mondiale si svolgeva in Israele e le squadre di tutti i paesi comunisti non avrebbero partecipato perché era in atto un boicottaggio, quindi si presentava l’occasione di ottenere un risultato migliore delle nostre normali possibilità.

Ne parlammo con Palladino che si diede subito da fare ed ottenne dalla Federazione, in pratica dal conte dal Verme, un contributo di 400.000 £ che doveva coprire metà delle spese del viaggio; per l’altra metà contattò gli Israeliani, non so se il consolato o l’Ambasciata a Roma, che ovviamente erano interessati a far partecipare il maggior numero possibile di squadre per minimizzare il boicottaggio e gli Israeliani non fecero difficoltà ad accettare.

La squadra sarebbe stata la stessa di due anni prima, con l’importante rinforzo di Cosulich al posto di Rosino che aveva ormai superato l’età massima di 26 anni.

Con Cosulich, le squadre dell’Est fuori e la nostra maggiore esperienza eravamo fiduciosi di un buon risultato, ma al momento di tirar fuori i soldi il conte dal Verme si defilò e di dovette annullare tutto.

La beffa finale fu quando Palladino informò il funzionario Israeliano e questi disse che se l’avesse saputo subito avrebbe potuto coprire l’intero costo del viaggio.

Milano 7

Naturalmente ci rimasi male e mi venne l’idea della lettera aperta; Palladino appoggiò subito l’iniziativa, un mattoncino in più nella sua guerra con dal Verme per la presidenza prima della Scacchistica e poi per la federazione e Ferrantes non fece difficoltà a pubblicare la lettera, forse anche perché si esponevano i fatti in toni non eccessivamente polemici.

Tornando a Ferrantes, con lui non parlai praticamente mai di scacchi giocati; peccato, avrebbe avuto certamente molte cose interessanti da raccontarmi, è un po’ come con i nonni, a queste cose si pensa sempre troppo tardi.

Sapevo che Contedini aveva giocato con Tal e credevo fosse stato nell’incontro amichevole Italia-URSS nel 1957; solo adesso ho scoperto che in quell’occasione era stato Ferrantes ad incontrare Tal, e che aveva giocato due partite dove si difende in modo tutto sommato onorevole, arrivando in finale.

Incomprensibile che in federazione si sia persa l’occasione di contrapporre a Tal un giocatore giovane che avrebbe potuto fare un’utile esperienza, Ferrantes ultracinquantenne non si poteva certo definire un giovane di belle speranze; anche allora le decisioni Federali erano spesso imperscrutabili.

Questa premessa per anticipare che non avendo trovato partite di Ferrantes particolarmente notevoli, forse una delle due partite perse con Tal sarebbe stata più interessante; però mi sembrava giusto scegliere una partita vinta.

Giovanni Ferrantes vs. Antonio Magrin, 1-0
Trieste, Campionato Italiano, 1954

1.d4 Cf6 2.Cf3 b6 3.c4 Ab7 4.Cc3 e6 5.Ag5 h6 6.Ah4 Ae7 7.e3 d6 8.Dc2 Cbd7 9.Ag3 O-O 10.Ad3 Ch5 11.O-O Af6 12.Tad1 De7 13.Ce4 Cxg3 14.hxg3

Posizione dopo 14.hxg3

Posizione dopo 14.hxg3

così il nero va in lieve vantaggio, il mio PC sostiene sorprendentemente che 14 fxg3, eventualmente preceduta da Cxf6, era meglio e pare abbia ragione. In questo caso sembra vantaggioso per il bianco avere la colonna f aperta; anche io avrei preso sempre con il pedone h.

14…Tfc8 15.Cfd2 c5 16.Cxf6+ Cxf6 17.b3 cxd4 18.exd4 d5 19.Db2 Aa6 20.Tc1 Tc7 21.Cf3 Tac8 22.Ce5 dxc4 23.bxc4 Cd7 24.De2 Cxe5 25.dxe5 Ab7 26.Tc2Tc5 27.f4 Dc7 28.g4 g5

Posizione dopo 28...g5

Posizione dopo 28…g5

il nero sta chiaramente meglio, ma non trova il modo di vincere, così alla fine imbocca una strada sbagliata. Si doveva continuare con pazienza con 28…Td8; o 28…Dd8; mantenendo un lieve vantaggio.

29.De3 De7

Posizione dopo 29...De7

Posizione dopo 29…De7

ci si difendeva ancora con 29…Tf8; 30 Te2 Dd8; 31 g3 Rg7.

30.Tcf2 T8c7 31.Dh3 Rg7

Posizione dopo 31...Rg7

Posizione dopo 31…Rg7

sia 31…Dd8; che 31…Td7; resistevano un po’ di più, ma il risultato non cambiava. Così si prende matto.

32.Dh5 Dd8 33.fxg5 Dxd3 34.Txf7+1-0

Una partita corretta, niente di più.

A Ferrantes bisogna dare il merito di essere stato il primo scacchista professionista italiano, almeno in tempi moderni.

Milano 5

avatar Scritto da: Giancarlo Castiglioni (Qui gli altri suoi articoli)


31 Commenti a i Maestri di Milano: Giovanni Ferrantes

  1. avatar
    Franco Trabattoni 29 ottobre 2014 at 21:47

    Giancarlo, un rapido intervento sulla tua digressione, ossia a proposito della mancata partecipazione al mondiale studentesco del 1970. Ricordo benissimo quella tua lettera aperta all’Italia scacchistica (potrei anche ritrovarla, ma ora non ho la mia biblioteca di scacchi con me); certo, i toni non erano particolmente accesi, ma nemmeno troppo delicati: mi pare di rammentare che in chiusura affermavi senza mezzi termini, che si era voluto deliberatamente boicottare la nazionale italiana di scacchi. Ma il motivo per cui intervengo è un altro. Per quanto io non ignori, come si deduce dalle cose che ho scritto, il carattere un po’ originale del fu conte dal Verme, questa vicenda di soldi promessi e poi negati suona davvero poco elegante, e dunque non troppo consona al suo stile (mentre una beffa, se ben condotta, non è in contrasto). Sei sicuro che sia andata proprio così? Non è per caso che ci fu qualche malinteso fra Palladino e il Conte?

    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 30 ottobre 2014 at 09:27

      Non sapremo mai come siano effettivamente andate le cose, io conosco solo la versione di Palladino, su cui allora non ebbi dubbi.
      Adesso, ripensandoci, mi è venuto il sospetto che a Palladino interessasse di più la polemica con Dal Verme che mandare la squadra.
      Certamente, al di la delle apparenze, i rapporti tra Palladino e dal Verme non potevano essere troppo buoni, visto che uno voleva portar via il posto all’altro.
      Erano due persone che avevano in comune solo l’interesse per gli scacchi, per il resto non potevano essere più diverse, per estrazione sociale, atteggiamenti, cultura, interessi e questo rendeva difficile l’intesa tra di loro.
      Il conte dal Verme non amava le affermazioni nette, possibile che abbia detto un forse che Palladino ha interpretato come un sì.
      Ma è possibile anche che si sia tirato indietro per far dispetto a Palladino, cosa che non era nel suo stile.
      Tutti gli esseri umani a volte si contraddicono.

  2. avatar
    Ramon 30 ottobre 2014 at 07:40

    Interessantissimo come sempre… un altro pezzo di storia che per fortuna rimane scolpito a futura memoria.

  3. avatar
    Massimiliano Orsi 30 ottobre 2014 at 11:26

    Anche io mi sono recato un paio di volte a casa di Ferrantes per comprare libri o Informatore. All’epoca non c’erano molte altre scelte: in libreria si trovavano pochi titoli e sempre i soliti; quindi o via posta, ma sempre attraverso l’Italia Scacchistica, o a casa di Ferrantes, che peraltro distava poche fermate d’autobus. La differenza generazionale era enorme, per cui i dialoghi furono sempre minimi.

    Per partite e tornei, nel servizio LOTO del sito FSI (http://www.torneionline.com/loto.php) inserendo “Ferrantes” nella maschera di ricerca veloce, si ottengono circa 40 eventi a cui partecipò il Maestro e 65 sue partite nei corrispondenti file pgn.

    Tra queste, entrambe le partite con Tal giocate a Milano nel 1957; sconfitte nette, certamente, ma una delle due ha avuto l’onore di finire nella leggendaria raccolta autobiografica (http://www.amazon.com/Life-Games-Mikhail-Tal/dp/1857442024) del Mago di Riga, da lui stesso commentata.

  4. avatar
    Renato Andreoli 30 ottobre 2014 at 13:23

    Feci la conoscenza del maestro Ferrantes ormai ottantenne a Levico Terme quando arbitrava i Tornei organizzati dalla rivista Panorama ed ebbi anche occasione di giocare con lui qualche partitella estemporanea. La sua simpatica figura mi faceva venire in mente il personaggio dei fumetti Mister Magoo.
    Lo si trovava a volte davanti ad una scacchiera, occupato nell’analisi dei finali delle partite per corrispondenza che lui, in qualità di arbitro, doveva aggiudicare, e in questa attività gradiva l’eventuale assistenza di volonterosi scacchisti di qualsiasi livello.

  5. avatar
    alfredo 30 ottobre 2014 at 14:43

    Lo ricordo anche arbitro assieme a Paoli di Milano 75
    in realtà lui era l’arbitro’ ma chiamò l’amico Paoli in quanto aveva poca dimestichezza con le lingue, a differenza del nostro caro paoli – glotta .
    comunque a detta dello stesso Capece insuperabile come direttore dell’IS .
    gli articoli teorici di Gligoric che erano all’inizio del fascicolo valevano già il ” prezzo del biglietto”
    Ricordo anch’io di essere andato in Via Mascheroni al 5 mi sembra dove allora c’era la sede dell’IS e scambiai piacevoli chiacchiere .
    Mi sembra che fosse di idee politiche piuttosto progressiste .

  6. avatar
    Mongo 30 ottobre 2014 at 15:29

    Un bel tuffo nel passato!! 😎

  7. avatar
    Angelo Spada 30 ottobre 2014 at 19:13

    Intervengo per raccontare un aneddoto che rivela il suo carattere prosaico e (per come mi dette l’impressione) senza fronzoli.
    Si era in una delle fasi finali del torneo che Panorama concludeva a Levico Terme (appena citate sopra) intorno agli anni ’80; stavo riflettendo su di una mossa completamente inaspettata del mio avversario quando vidi una sua sequenza di matto in tre, pensa e ripensa non vedevo come parare la minaccia (non c’era!).
    Intanto avevo notato che Ferrantes (che era l’arbitro di quel torneo) da un po’ di tempo stazionava presso il mio tavolo, di primo acchitto la cosa mi rallegrò perchè pensai che, se la posizione lo aveva incuriosito, stava a significare che ci doveva essere un’insperata (e spettacolare!) salvezza che lui potesse stare vagliando.
    Mentre mi sprofondai ancora di più nei ragionamenti, tentando con sacrifici vari di ritardare l’esecuzione avversaria, Ferrantes (con aria tra il compatimento ed il disgusto) con fare deciso mise la scatola dei pezzi in mezzo alla scacchiera e, senza degnarmi di un ulteriore squardo, si mise a smontare la posizione e riporre i pezzi entro la scatola.
    In un primo momento mi contrariai per quella irrituale conclusione… ad opera dell’arbitro, ma poi capii che la pena inflittami per non avere neanche intravisto lo scacco matto (in fondo in fondo un semplice tac-tac-tac) era fin troppo benevola.

    • avatar
      fds 30 ottobre 2014 at 20:15

      Inizialmente non avevi visto il matto in tre. Uhm… e se il tuo avversario non lo avesse proprio visto?
      😉

  8. avatar
    Yanez 30 ottobre 2014 at 21:16

    Tre cose tre…

    1. Complimenti per l’articolo: eccellente!
    2. Applauso semplice a chi riesce a collocare con esattezza le immagini di Milano nella corretta toponomastica.
    3. Applauso doppio a chi riesce a scoprire la foto di copertina dove è stata scattata… 😉

    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 30 ottobre 2014 at 23:16

      1 Galleria Vittorio Emanuele.
      2 Non vale perchè demolita agli inizi del ‘900 deve essere la vecchia stazione Centrale, dove adesso è piazza della Repubblica.
      3 Via Manzoni in direzione piazza Cavour.
      4 Corso Magenta all’altezza della chiesa di Santa Maria delle Grazie.
      5 Qui comincia il difficile, sospetto che la zona sia stata pesantemente modificata.
      Foto di copertina: ancora più difficile, ma esiste ancora?

      • avatar
        Yanez 31 ottobre 2014 at 19:21

        Esatte le prime quattro risposte, bravissimo! Per la quinta ci vogliamo riflettere ancora un momento?!? 😉

      • avatar
        Yanez 31 ottobre 2014 at 19:24

        Foto di copertina… difficile, eh? Qui bisogna pagar dazio, no? 😉

        • avatar
          Yanez 2 novembre 2014 at 09:06

          Cadorna 😉

  9. avatar
    paolo bagnoli 31 ottobre 2014 at 00:03

    La 5 è via Broletto?

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      Ramon 23 novembre 2014 at 09:16

      Lato via Montenapoleone! 😉

  10. avatar
    Yanez 31 ottobre 2014 at 07:18

    Bene, entro i prossimi giorni le soluzioni (finora… bravissimi!) ma per rendere più avvincente la sfida occorrerebbe anche dare un luogo alla copertina di ieri e…

    Milano di una volta

    …a questo scatto bucolico della Milano di una volta 😉

    Milano di una volta

    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 31 ottobre 2014 at 15:04

      Solo un’ipotesi, lo scatto bucolico potrebbe essere viale Monza verso Sesto San Giovanni.

      • avatar
        Ricardo Soares 31 ottobre 2014 at 15:40

        Era melhor ontem, é claro.

      • avatar
        Yanez 31 ottobre 2014 at 19:23

        Via Palmanova! Unisce Crescenzago a Milano…
        Il distributore della Esso (di cui c’è un cartello pubblicitario al lato della strada) esiste ancora, all’altezza dell’incrocio con Via Don Orione, subito dopo gli edifici bassi dell’acquedotto.
        Direi che la foto è stata scattata dove ora c’è la fermata della MM2 di Cimiano.

        • avatar
          Giancarlo Castiglioni 31 ottobre 2014 at 19:53

          Via Palmanova era la mia seconda scelta.

    • avatar
      Yanez 2 novembre 2014 at 09:05

      Corso Venezia

  11. avatar
    lordste 31 ottobre 2014 at 11:17

    Molto interessante anche se ahimè anche nei “bei tempi andati” le polemiche e gli sgarbi per le poltrone hanno prodotto danni… 😯
    Ho riso nel leggere delle discussioni tra il “fervente comunista” (ma che viveva nella liberale Italia) e gli anticomunisti rumeni, che il regime lo conoscevano e subivano quotidianamente. La Storia gli diede ragione una ventina di anni dopo, per fortuna… :mrgreen:

    • avatar
      lordste 31 ottobre 2014 at 11:18

      Ahemm.. ovviamente, intendevo “la Storia diede LORO ragione”… (mi auto-bacchetto sulle dita per la “sgrammaticatura”;) 🙁

    • avatar
      Mongo 31 ottobre 2014 at 11:50

      Il regime sovietico era di tutto tranne che comunista!!
      Il comunismo è una ‘cosa’ internazionale (Luxemburg, Trotsky, Guevara dicit) e non una cosa solo nazionale (Stalin e l’URSS dalla morte di Lenin).
      Se anziché un ex boyscout ed i suoi amichetti democristiani e berlusconiani che sono al governo in questo nostro paese, avessimo un vero ed autentico governo comunista, le cose andrebbero molto meglio. ❗

      • avatar
        DURRENMATT 31 ottobre 2014 at 14:38

        …quoto il tuo carico da 11!!!

      • avatar
        Giancarlo Castiglioni 31 ottobre 2014 at 14:43

        Mi fai venire in mente la scritta vista su un monumento di Berlino Est dopo la caduta del muro.
        “La prossima volta sarà tutto diverso”.
        A fare un vero e autentico governo comunista ci hanno provato in tanti, ma non ci è ancora riuscito nessuno.
        Non cominciano a venirti dei dubbi?

        • avatar
          Mongo 31 ottobre 2014 at 22:53

          Dubbi? Giammai… La mia utopia per un mondo migliore mai crollerà!! HLVS. 😉

  12. avatar
    Jas Fasola 31 ottobre 2014 at 19:49

    Perchè la chiamate “Milano”? Non si chiama “Milan” 🙂 o “Mediolanum” come (Mediolan per l’esattezza) la chiamiamo noi? :mrgreen:

    Un pensiero grato al M. Ferrantes, davvero una brava e simpatica persona.

    • avatar
      Mariateresa 1 novembre 2014 at 08:45

      Nel racconto “Un momento di vita scolastica” del giugno 2013, si legge come il Maestro Ferrantes è stato il protagonista del test INVALSI (prova di italiano) per le scuole superiori di quell’anno. Mi sto ancora chiedendo chi, in ambito scolastico, abbia avuto la sensibilità di ricorrere alla figura di Ferrantes.

      • avatar
        Martin 1 novembre 2014 at 08:57

        Buongiorno Mariateresa, grazie per questo intervento e grazie ancora per i bei racconti pubblicati sul nostro sito… aspettiamo con impazienza e gioia il prossimo!

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