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Intervista a un campione del mondo

Scritto da:  | 8 gennaio 2015 | 19 Commenti | Categoria: Attualità, Campionati, Internazionale, Le Interviste

Padre Gennaro 5 Ebbene sì, qualcuno non lo sa ancora ma l’Italia ha un campione del mondo di scacchi: Padre Gennaro Cicchese.

Ai primi di dicembre dello scorso anno ha avuto luogo a Roma, presso l’Istituto dei Marianisti di Viale Manzoni, con l’organizzazione dello psicologo Giuseppe Sgrò, Docente presso la Scuola dello Sport del CONI, la seconda edizione del “Clericus Chess World Championship”, il mondiale di scacchi per sacerdoti e religiosi. Sono giunti a Roma circa 25 giocatori da varie parti del mondo: croati, filippini ed un gruppetto di polacchi particolarmente agguerriti.

Si è imposto dopo bella lotta il nostro Padre Gennaro Cicchese, Missionario Oblato di Maria Immacolata e Docente presso la Pontificia Università Lateranense.

Intervistato subito dopo la premiazione, Padre Gennaro ha detto: “Oggi per me si è realizzato un sogno. Dedico la mia vittoria a coloro che sanno lottare fino alla fine e che sanno trasformare la sconfitta in occasione di rinascita. Gli scacchi possono incoraggiare noi sacerdoti nel favorire nel mondo la cultura dell’incontro e del dialogo: Gens Una Sumus. Ecco, un motto più bello e significativo di questo non ci può essere”.

Con Padre Gennaro ci ha messo in contatto il nostro amico Rosario Lucio Ragonese. Il nuovo campione è stato estremamente disponibile nel fare quattro chiacchiere con SoloScacchi. Eccole, allora.

 Padre Gennaro 6

1. Per iniziare, ci faccia un poco conoscere chi è Padre Gennaro Cicchese: quando e dove è nato, quando e, soprattutto, perché ha imparato a giocare a scacchi, dove è vissuto e dove vive, quali attività svolge, se qualcuno della sua famiglia conosceva il gioco, ed altro di autobiografico a suo piacimento ancora.

Sono nato ad Agnone (Is) il 4 giugno 1961. Ho vissuto la mia adolescenza a Campobasso, dove ho compiuto i miei studi fino alla licenza liceale, al Classico. Risiedo attualmente a Frascati e insegno antropologia ed etica presso la Pontificia Università Lateranense in Roma e presso il Centro Sant’Agostino a Dakar (Senegal). Ho imparato a giocare a scacchi da autodidatta. Erano i tempi del programma a quiz “Rischiatutto” e tra i personaggi di Mike Bongiorno c’era anche un concorrente che attirò il mio interesse sugli scacchi. Colpito da influenza rimasi a casa. Avevo degli antichi scacchi di famiglia ma non sapevo come usarli. Chiesi a mia madre di comprarmi un libro. Imparai così le regole e cominciai a leggere le prime partite. Scoprii un mondo meraviglioso che appagava la mia sete di svago e di bellezza.

2. Non Le chiedo se Lei è più prete o più scacchista, perché dovrebbe essere evidente la preminenza del primo aspetto, ma Le chiedo se Lei è un prete diventato poi anche scacchista o invece è uno scacchista poi diventato anche prete.

Certamente sono un prete che ama gli scacchi. Da giovane per pochi intensi anni sono stato un appassionato scacchista. Frequentavo il circolo di Campobasso. Al mio primo torneo regionale, da inclassificato, arrivai quarto. Mi dissero che avevo talento. In pochi anni divenni prima nazionale e vinsi anche il campionato regionale (1978). A quel punto la mia vocazioneincombeva e lasciai tutto per entrare nella famiglia religiosa dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI). Non ho più giocato a scacchi per circa 20 anni, per dedicarmi interamente al Signore e alla missione.

3. Ci parli brevemente della sua recente conquista del titolo mondiale. Era partito con la speranza di vincere o si è trovato in vetta con sua sorpresa?

È stata una “piacevole sorpresa”. Ero quarto nel tabellone. Quindi giocavo per una coppa da italiano, visto che il torneo decreta anche il campione nazionale. Nonostante ciò sapevo che non sarebbe stato facile, perché c’erano molti outsiders stranieri. Da Varsavia è arrivato un nutrito gruppo di giocatori polacchi capitanati dal loro campione. Due anni fa arrivò terzo un inclassificato filippino ed io, pur essendo 3° del tabellone arrivai solo sesto (terzo tra gli italiani). Tuttavia un pensiero mi ritornava nella mente visto che, nella precedente edizione ero stato l’unico, mi pare, a battere il campione del mondo: “Se ho battuto il campione del mondo, perché non posso diventare “io stesso” campione del mondo?”. Turno dopo turno ce l’ho messa tuttaper dare il meglio di me e quando, vittoria dopo vittoria, mi sono trovato davanti a tutti, mi son reso conto che il sogno poteva diventare realtà. Mi ripetevo: “Ma quando mi ricapita?”. Il torneo è stato così combattuto che seppure primo a pari merito alla fine dei primi 5 turni, ho dovuto vincere le ultime tre partite per essere sicuro del titolo mondiale. Così ho realizzato un magnifico e inaspettato 7 su 8, imbattuto, con due patte e una vittoria contro i tre più forti del tabellone!

4. La sua abitudine di perdere spesso le prime due partite di un torneo deriva forse in qualche misura dal Vangelo secondo Matteo, 20.16: “così gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi”?

Ah ah ah, questa è buona! Ciò capitava spesso a M. Tal che perdeva quasi sempre la primae poi vinceva il torneo, ma lui era il “mago di Riga”! Anch’io ho perso la prima partita in un torneo semilampo col pluricampione italiano Michele Godena. Arrivai anche in ritardo, perché avevo celebrato la messa domenicale, ma non arrivai primo in quel torneo! Tuttavia nel dopo partita il campione italiano mi svelò un “segreto” che non ho dimenticato.

5. Lei ravvisa nel gioco degli scacchi qualche elemento in comune con la fede o la religione in genere? Ad esempio la riflessione, il raccoglimento, il silenzio, il rispetto delle regole … non so.

Non ci avevo mai pensato. Certamente tutti questi elementi sono molto vicini, direi anche preparatori per vivere la propria fede. Ovviamente la fede è un dono, e può arrivare in qualsiasi momento e situazione. Più difficile è conservarla. Allora la meditazione, il raccoglimento, il silenzio e il rispetto delle regole hanno la loro importanza per “custodirla”.

Padre Gennaro 2

6. Ritiene che il suo stile di gioco sia speculare a quello che è Lei nella vita? Cioè attendista e prudente, o ricco di iniziative e brillante, o riflessivo e attento, o disposto a sacrifici pur di raggiungere il risultato pieno, eccetera? Oppure no?

Gli scacchi oltre ad esser un gioco sono anche un’arte, una forma di espressione. Ciascuno di noi imprime nel gioco qualcosa di sé. In più sulla scacchiera si può sbizzarrire la propria fantasia e creatività. L’aspetto estetico per me è importante, ma ultimamente ho imparato a rivalutare anche quello pragmatico. Così cerco di arrivare all’obiettivo, adattandomi anche all’avversario. Tuttavia negli scacchi credo di essere più “spregiudicato” che nella vita.

7. Le è mai capitato di distrarsi dalle sue meditazioni spirituali o dai suoi impegni lavorativi perché affascinato da una bella combinazione sulla scacchiera?

Poiché ho molti impegni devo essere sempre ben concentrato, affrontando una cosa alla volta. Tuttavia nella preparazione prossima al mondiale ho avuto questa “tentazione”, dedicando più tempo a partite di allenamento e allo studio personale.

8. Poniamo che Lei stia giocando una partita di una certa importanza. Il suo avversario ha un forte attacco e un probabile matto, ma non farebbe mai in tempo a realizzarlo avendo pochissimi secondi a disposizione. Se lui in tale circostanza Le proponesse una patta, Lei l’accetterebbe o lascerebbe che la partita facesse regolarmente il suo corso fino alla fine?

Valuterei la situazione. Lo spirito pragmatico mi suggerirebbe di “concedere” comunque la patta. Meglio che perdere. A scacchi un risultato utile vale sempre, anche per il morale. Piangere sul latte versato non serve a nulla e il “pentimento” postumo, in questo caso, potrebbe essere inutile!

9. Il gioco degli scacchi è, secondo alcuni, violento perché mette a confronto le menti di due persone, con le due volontà che cercano di sopraffarsi.  Questo come si concilia con i principi di fratellanza ed ecumenismo che ispirano i suoi atti da religioso?

Gli scacchi come la vita sono una“lotta per la sopravvivenza”. Quando si gioca credo che tutti cerchino di battere l’avversario. Tuttavia credo nella sportività e nella relazione con gli altri. In questo mondiale, come nel precedente, sono nate relazioni di amicizia e fraternità con sacerdoti che mi hanno battuto e che poi ho battuto. Nella storia scacchistica abbiamo avuto grande esempi. Penso, tra gli altri, al rapporto tra Bobby Fischer e Boris Spasski, che il primo definiva “nemico-amico” e che si è rivelato tale anche quando ha chiesto la “grazia” per Fischer caduto in disgrazia dinanzi alle autorità americane.

10. Parallelamente, Lei non ritiene che il progredire di un prete negli scacchi non nasconda anche un certo rischio di sviluppare complessi di superiorità che non dovrebbero essere compatibili con il ruolo di un prete?

Quando ho iniziato a giocare a 13 anni la prima lezione che ho imparato dagli scacchi è stata quella di “saper perdere” ovvero accettare le sconfitte. È stata una vera lezione di umiltà. Ricordo che all’inizio al circolo tutti volevano giocare con me, perché mi battevano tutti. Poi dopo un anno tutti volevano giocare con me, perché ero diventato uno dei più forti! In quel tempo anche i giocatori più forti non mi hanno fatto mai pesare la loro “superiorità”, ma mi hanno stimolato a migliorarmi. Credo che sia importante il contesto in cui si vive e i valori che si comunicano nelle relazioni. Nel nostro sport non guasta un po’ di cavalleria!

Padre Gennaro 4

11. La volontà di vittoria, la sopportazione della sconfitta e la ricerca della perfezione sono qualità scacchistiche che si conciliano bene con uno stile di vita da religioso? O sono forse una eccellente espressione delle caratteristiche dell’uomo anche non credente?

Credo siano valide sia per il credente che per il non credente. Tutte e tre sono necessarie per una vita che sia autenticamente “umana”. E siccome la vita religiosa vorrebbe essere espressione di questo umano che si realizza, sull’esempio di Gesù, “uomo nuovo”, sono un forte stimolo a migliorarsi, in tutti i sensi.

12. Lei ha contatti con giocatori di altre confessioni? Se sì, ha mai notato un differente approccio agli scacchi?

Quando vivo in missione in Senegal (5 mesi all’anno negli ultimi 8 anni) gioco con dei giocatori musulmani. Non mi pare ci sia una grande differenza di approccio. La passione per il gioco ci aiuta a incontrarci e a fraternizzare. Cerchiamo di dare il meglio di noi nel gioco! Mi ha sempre colpito il motto della FIDE: “Gens una sumus”. Siamo una sola famiglia, un unico popolo. Forse c’è un senso profetico in questo motto che fa eco alle parole di Gesù: “Che tutti siano uno”!

13. Durante le sue prediche o nei colloqui con i fedeli, Lei fa mai dei riferimenti agli scacchi, magari con aneddoti riferiti al gioco? Se sì, ce n’è uno in particolare che Le piace menzionare più di altri? E quindi raccontarlo anche a noi?

Non molto tempo fa ho celebrato un venticinquesimo di matrimonio in un contesto di fedeli e scacchisti, dove, sventolando la scacchiera sull’altare, ripercorrevo la storia di un matrimonio, citando un Re e una Regina che per vivere assieme fanno vari “sacrifici”. Molti sono venuti a congratularsi per la mia “fantasiosa” omelia. Mi sono servito di un esempio scacchistico anche con i fratelli della mia famiglia religiosa. Molti ancora rammentano un incontro memorabile in cui proposi di pianificare l’apertura e la chiusura delle nostre case religiose esemplificando l’idea strategica di Nimzowitsch sulla “superprotezione”.

14. Siccome tutto quello che nella vita abbiamo è un dono da condividere, cosa fa Lei riguardo agli scacchi? Insegna o divulga il gioco? Li porta come esempio (laico) di etica?

Gli scacchi fanno parte della mia conversazione con tutti, la mia passione è innegabile e molti mi interrogano per saperne di più. Li utilizzo anche come esempio etico e ascetico, citando storie di campioni che hanno fatto e fanno grandi sacrifici per raggiungere le loro mete. Da giovane sacerdote, quando lavoravo come vice parroco nella periferia romana dovetti fare una scelta e mi dedicai soltanto al catechismo. Oggi mi comporterei diversamente. Farei scacchi e catechismo! È un consiglio che vorrei dare ad altri sacerdoti che hanno questa passione. Tutto ciò ci aiuterebbe come Chiesa a “formare” le nuove generazioni a una disciplina molto istruttiva, e a tenerli in parrocchia per motivi di svago e divertimento qualificato, oltre che per approfondire la fede.

Padre Gennaro 3

15. In miei precedenti articoli ho parlato della funzione sociale, aggregativa ed educativa del gioco degli scacchi, che purtroppo oggi mi pare stia invece diventando (almeno in Italia) sempre più competizione, con rare eccezioni (come, nel Lazio, quelle di Frascati con Mircoli/Ragonese). Qual è il suo pensiero al riguardo?

Per me personalmente questo gioco è stato fin da giovanissimo un elemento di grande socializzazione. Al circolo prima, e poi nelle case private, giocavo non solo con i ragazzi della mia età o poco più grandi, ma con ingegneri, impiegati, direttori di banca, artigiani e liberi professionisti. Con molti di loro ho coltivato rapporti di amicizia e ho imparato tanto, anche a livello umano. Ho un bel ricordo di quei “nonni” che si prendevano cura di me a livello scacchistico e mi curavano anche a livello umano. Uno di loro mi diede anche le prime lezioni di guida. Oggi la tecnologia elettronica, con tutte le sue applicazioni, ci fa concentrare sui mezzi piuttosto che sulle persone e ci collega virtualmente con gli altri facendoci dimenticare il gusto di un incontro più personale. Da antropologo so bene che questa rivoluzione in atto ha effetti positivi e negativi. Perciò dobbiamo preparare le nuove generazioni ad affrontare bene il cambiamento e a mettersi più in gioco “dal vivo”. Sperimento con piacere una vicinanza con le nuove generazioni e i loro genitori nel circolo di Frascati (di cui sono diventato da poco socio onorario). Sicuramente Mircoli e Ragonese hanno trovato una formula molto interessante, che dovrebbe essere esportata anche in altri ambienti. L’educazione all’amicizia e alla sportività sono importantissimi, anche negli scacchi!

16. Nel ‘700 in Italia vissero alcuni preti che si distinsero anche negli scacchi, come giocatori o problemisti, ad esempio: Stefano Battiloro di Caserta, Luigi Cigliarano di Cosenza e Scipione Del Grotto di Salerno, quest’ultimo un notevole studioso di finali. In Spagna, in precedenza, divenne celeberrimo un prete, un certo Ruy Lopez.

Perché, a suo parere, si è persa nei secoli successivi questa tradizione?

Davvero non saprei darne una spiegazione. So tuttavia che la vita di un prete oggi è così intensa e impegnata, che ci vuole un bell’eroismo per coltivare una passione come la nostra ad alto livello.

17. Lei sa se Papa Francesco conosce o apprezza il nostro gioco?

Non so se conosce il nostro gioco ma certo è stato informato del nostro mondiale! Nella lettera che gli abbiamo inviato gli abbiamo illustrato la nostra passione per il gioco e le belle attività connesse alla Clericus Chess che favoriscono “crescite sane e progresso sociale in contesto scacchistico nelle scuole statali, paritarie e religiose con un messaggio di rispetto e fratellanza”. Speriamo di coinvolgerlo alla prossima edizione affinché faccia egli stesso “la prima mossa”!

Padre Gennaro 1(Padre Gennaro con Carla Mircoli e  Rosario Lucio Ragonese nella Basilica di San Pancrazio a Roma il primo novembre del 2013)

18. Abbiamo saputo che Lei è un missionario. Certi aspetti universali insiti nel gioco degli scacchi l’hanno aiutata e l’aiutano nella sua azione e nei suoi contatti quotidiani con popolazioni di culture così diverse dalla nostra?

Un aspetto simpatico degli scacchi che ho sviluppato nel tempo è la “geografia scacchistica”. Conoscere e ricordare le regioni o le città dove si svolgono i tornei, i nomi dei giocatori di tutto il mondo mi aiuta spesso a rompere il ghiaccio con persone di altri paesi. Fa una certa impressione agli interlocutori quando sei capace di sciorinare i nomi della formazione ucraina o armena alle olimpiadi e citare i vari successi di queste squadre negli ultimi anni!

19. E’ di Roberto Benigni questa simpatica battuta di pochi giorni fa.

Un prete visita un curatissimo orto di un contadino e gli fa: “E’ bellissimo, qui lei e il buon Dio avete realizzato una meraviglia!” E il contadino: “Ma Lei doveva vedere com’era qui quando Lui faceva tutto da solo!”.

Ecco, l’orticello delle sue partite, quelle che Le hanno consentito di vincere il mondiale, è tutto merito della sua preparazione e capacità, o c’è stato lo zampino del buon Dio?

Rivedendo le mie partite del mondiale sono rimasto profondamente deluso: sono così brutte e così piene di errori! Temo proprio che siano “soltanto” opera mia, con buona tranquillità del buon Dio. Eppure proprio qui sta il punto: non è un vero e proprio “miracolo” il fatto che le abbia vinte (quasi) tutte? Forse posso cavarmela con la saggezza del mitico Capablanca: “Il giocatore bravo è sempre fortunato”!

20. Rimanendo in argomento, Lei saprà che Steinitz, nell’ultimo anno di vita, andava dicendo che poteva giocare con Dio dandogli vantaggio del tratto e di un pedone. Secondo Lei oggi, lassù, il buon Dio organizza partite a scacchi e forse gioca Lui stesso con Steinitz? Magari dandogli vantaggio di tratto e pedone?

Il gioco degli scacchi è secondo me così ricco e profondo da sembrare “quasi divino”. Se, come diceva qualcuno, “Dio non gioca ai dadi” è forse probabile che “Dio gioca a scacchi”, e sicuramente se la cava benissimo! A parte gli scherzi, mi ha molto colpito l’ipotesi di un amico teologo, il quale aprendo uno squarcio sulla vita paradisiaca (Piero Coda, “Viaggiare il Paradiso”) metteva in evidenza che la vita di lassù è vita attiva, con un movimento di cielo in cielo, e perciò continueremo a perfezionarci e a realizzare quanto abbiamo iniziato quaggiù e non abbiamo potuto portare a compimento. Ho pensato con gioia e gratitudine che si potrà ancora giocare a scacchi e che finalmente potrò diventare grande maestro!

21. Il suo più pericoloso rivale nel recente mondiale, pastore in una contea del Berkshire, ha dichiarato (scherzosamente, ritengo) che il suo sogno è quello di una promozione a …Bishop! Ed è stato anche modesto, in quanto un prete-scacchista di provincia, di nome Karol, seppe il secolo scorso andare ben oltre.

E il sogno di Padre Gennaro quale è?

Se è vero, come dice Kasparov che “la vita imita gli scacchi”, il mio sogno è che sulla scacchiera del mondo ogni “problema” trovi una soluzione. Che si giochino partite di pace in cui “il bianco e il nero” convivano armoniosamente. Che ogni “pedone” possa arrivare fino in fondo, realizzando la sua “promozione” a una vita migliore. Che ogni “sacrificio” trovi alla fine il suo “compenso” e ciascuno di noi possa vivere dignitosamente, da “Re” o da “Regina”, come Qualcuno, dall’alto, ci ha già destinato.

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A Padre Gennaro lo scorso 13 dicembre è stata consegnata da FrascatiScacchi la targa di socio onorario “per aver trasformato un sogno in realtà”. Padre Gennaro l’ha, a sua volta, immediatamente onorata partecipando, il 20 dicembre, al “Torneo semilampo del Panettone”, e vincendolo, su altri 22 partecipanti, davanti a giocatori di buon livello quali Edoardo Di Benedetto, Riccardo Mazzoni, Desirée Di Benedetto, Marco Caressa, Luca Fabbri.

Padre Gennaro 7(Lucio, Carla e Padre Gennaro con la coppa del vincitore del “Rapid” di dicembre)

Padre Gennaro non ce l’ha detto, ma un altro e fondamentale segreto c’è dietro questi suoi successi scacchistici: è la bravura della sua allenatrice, la giovane (18 anni) Maestra FIDE Daniela Movileanu (immagine seguente), anche lei socia di questa inesauribile realtà che è Frascati Scacchi.

Daniela Movileanu

avatar Scritto da: Marramaquís (Qui gli altri suoi articoli)


19 Commenti a Intervista a un campione del mondo

  1. avatar
    alfredo 8 gennaio 2015 at 22:12

    Bellissimo pezzo del notro sempre bravo Marramaquìs
    Certo anche in tempi moderni mi vengono in mente i nomi del super – fuoriclasse Mecking e quello di William Lombardy, secondo (più a parole che a fatti) di Fischer nel ’72.
    A qualche amico viene in mente qualche altro?
    Mi piacerebbe vedere qualche partita magari commentata della Clericus Cup
    Ai tuoi amici cosa è successo Jas?
    Anni fa si sparse la voce di un interesse giovanile di Wojtyla per gli scacchi ma la cosa sembra fosse priva di fondamento.




    0
    • avatar
      Marramaquìs 8 gennaio 2015 at 22:25

      Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il pezzo, Alfredo.
      Preciso comunque che i miei meriti (o demeriti) sono largamente da condividere con l’intera equipe del Blog che ha attentamente lavorato intorno all’intervista stessa.
      E mi piace inoltrare un nuovo ringraziamento personale e i migliori auguri al nostro campione Padre Gennaro.




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      • avatar
        Alfredo 8 gennaio 2015 at 22:49

        apprezzo SEMPRE i tuoi pezzi caro amico
        e non solo quelli 😉




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    • avatar
      jas fasola 8 gennaio 2015 at 23:00

      Oltre all’argento portiamo a casa anche il primo posto per numero di participanti 🙂 Otylia la nuotatrice ha sostenuto la nazionale polacca in occasione degli Europei di Varsavia 2013




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  2. avatar
    Alfredo 8 gennaio 2015 at 22:19

    comunque sembra che tra gli inglesi ci siano stati numerosi prelati scacchisti

    due dei piu’ noti
    il reverendo George Alcool Mc Donnell
    il reverendo john Owen quello dell’apertura Owen che giocava pero’ con il nome di Alter
    Sembra che anche Cardinale Pecci poi Leone XIII sia stato un buon scacchista
    altri nomi amici ?




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    • avatar
      Mongo 8 gennaio 2015 at 22:50

      Padre Camilo Torres Restrepo, pioniere della teologia della liberazione, era un discreto scacchista.
      Per restare in tema, mi viene in mente San Carlos, aka Karl Marx. Era un certo De la Serna che lo chiamava, scrivendolo, così per nascondere i propri interessi sinistroidi a chi, non autorizzato, avesse letto la sua corrispondenza. 😉




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  3. avatar
    paolo bagnoli 8 gennaio 2015 at 23:49

    Bel pezzo! Oltre ai già citati G.A.MacDonnell e Owen, ricordo Skipworth e Ranken, altri due pastori anglicani attivissimi e di livello magistrale (e me ne sfuggono altri…;)




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  4. avatar
    Enrico Cecchelli 9 gennaio 2015 at 00:14

    Gran bel pezzo e bella storia. Bravo Marramaquìs!




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  5. avatar
    fds 9 gennaio 2015 at 08:19

    Il mio amico Don Valerio Piro (foto di gruppo, terzo da sin) non è andato bene nel torneo. Non ho ancora avuto occasione di passare una serata con lui a rivedere le partite, perché i sacerdoti sono sempre impegnatissimi.




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  6. avatar
    Fabio Lotti 9 gennaio 2015 at 09:20

    Gli scacchi “religiosi”. Chissà se sono meno “violenti”, come affermava Kasparov… 🙂




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  7. avatar
    Zenone 9 gennaio 2015 at 10:24

    Credo che gli scacchi dimostrino, una volta di più, come siano un’attività che non ha e non deve conoscere preclusioni, è un gioco per tutti “senza distinzione di sesso, razza o religione”.
    Interessante questo pezzo, complimenti.




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  8. avatar
    Renato Andreoli 9 gennaio 2015 at 14:06

    Un manuale delle aperture della Batsford degli anni ottanta citava una partita di Vojtyla (later John Paul II) probabilmente inventata di sana pianta.




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  9. avatar
    alfredo 9 gennaio 2015 at 16:23

    si’
    tutto quanto riguardava Woytila scacchista era una grossolana bufala .
    Woytila era un mistico
    penso che nulla fosse piu’ lontano dalla sua idea di mondo che il gioco ( scacchi e non scacchi)




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    • avatar
      jas fasola 9 gennaio 2015 at 16:42

      Giocava ma poco, non lo distraevano dagli studi spirituali.




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  10. avatar
    Michele Panizzi 10 gennaio 2015 at 12:02

    Vorrei contattare il religioso , posso avere ( anche in privato)
    il suo numero di telefono o e mail ?
    grazie, Michele.




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  11. avatar
    alfredo 10 gennaio 2015 at 13:08

    Io rinnovo da appassionato di scacchi ( onnivoro) la richiesta di vedere qualche partita di questo torneo magari con qualche bel commento
    e da oggi acora forza ab a WAZ 😀




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  12. avatar
    paolo 18 febbraio 2016 at 04:20

    Grazie per lo stupendo articolo intervista che mi fa continuare a stimare il bel gioco!




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  13. avatar
    Nagni Marco 3 luglio 2018 at 13:00

    Cillo è il nome del campione di rischiatutto…he annate ricordo Inardi!!!Scrivo in ritardo perchè solo oggi ho visto il “servizio”




    0

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