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Vent’anni dopo

Scritto da:  | 6 novembre 2015 | 14 Commenti | Categoria: C'era una volta, Partite commentate, Personaggi, Stranieri

Venti anni dopo 2In effetti gli anni erano un po’ meno, ma, reminiscenze letterarie a parte, 20 suona meglio.
Come ci si trova a riprendere a giocare dopo molto tempo?
Che si potesse lo sapevo, avevo numerosi esempi.
Ricordavo la comparsa di Reshewski a Lugano negli anni ’80, dopo credo 40 anni di assenza dai tornei, ricordo una partecipazione di Monticelli ad un torneo di Imperia ed una di Staldi ad un campionato Italiano a Squadre a Venezia.

Reshevsky in LuganoTutti ultraottantenni, dopo molti anni di assenza dai tornei, avevano ottenuto risultati più che onorevoli, mantenendo sostanzialmente il livello di gioco dei tempi migliori, pur giocando un po’ al risparmio, senza cercare la vittoria a tutti i costi.
Ma non tutti invecchiando diventano remissivi; per esempio Guido Cappello, quando riprese dopo essere andato in pensione, continuò a giocare con il suo stile fantasioso e spericolato; si divertiva solo così.
Riprendere è sempre un rischio, per i risultati non c’è nessuna garanzia; ricordo che sia Cappello che Contedini, riprendendo a giocare ottennero risultati nettamente al di sotto dei precedenti.
Nel luglio 2006 non pensavo minimamente di riprendere a giocare, ero in Belgio per Foster Wheeler ed ero in trattative per andare con Snamprogetti in un centro olio nel deserto algerino, con contratto 28-28 (per i non addetti ai lavori 28 giorni sul posto e 28 giorni a casa).
Ricevo una telefonata con la proposta di andare a Houston in Texas dove Aker-Kvaerner, per il progetto del rigassificatore Adriatico, richiede la presenza di un ingegnere italiano esperto nella normativa elettrica.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAFaccio presente che non sono particolarmente esperto nelle norme, ma il reclutatore mi risponde “Be… ma l’importante è sapere come gira il fumo, casomai daremo una mano dall’ufficio in Italia”.
Dopo mezz’ora, il tempo per riprendermi dallo shock, richiamo e accetto.
Un mese dopo, il tempo di fare il visto, parto per Houston, ovviamente lasciando moglie, figli e gatti a Milano.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAA Houston uffici in grattacielo al 17° piano, alloggio in appartamento 2 locali attrezzato di tutto a 200 metri dagli uffici in complesso residenziale con piscina, palestra, garage al secondo piano in fondo al corridoio che porta al mio appartamento e auto Pontiac Gran Prix 3.000 di cilindrata a disposizione.
A testimoniare la maniacale organizzazione di cui sono capaci gli americani, il kit di benvenuto con hot-dog, birra, pop-corn trovato nel frigorifero al mio arrivo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERADa solo, con le serate libere, era l’occasione ideale per riprendere a giocare e per parlare con qualcuno al di fuori dell’ambiente di lavoro; così trovai senza difficoltà su internet il Circolo di Scacchi di Houston e cominciai a frequentarlo.

Il Circolo, collegato ad un grande circolo di bridge, era abbastanza piccolo ma perfettamente organizzato. Attività due sere la settimana e tornei semilampo al sabato 3 partite da 45’ a testa (o 40’ + 5” di incremento) e domenica 4 partite da 30’ (o 25’ + 5” di incremento).
Penso che la mia esperienza passa tornare utile a chi ha smesso di giocare da tempo, ma si tiene ancora in contatto con gli scacchi leggendo la rivista e cova intenzioni di ripresa; potrebbe interessare anche tanti giovani che hanno capito che non diventeranno mai campioni del mondo e nemmeno professionisti, che prevedono di dover lasciare il gioco per lavoro e famiglia e che cominciano ad interrogarsi se valga la pena di dedicare agli scacchi tanto tempo e fatica.
Circa 20 anni prima al circolo di Chiavari, avevo “intervistato” il maestro Gay, che allora era intorno ai 60 anni, circa la mia età a Houston.
Gli chiesi come si sentisse a giocare alla sua età, quali fossero le differenze da quando era giovane; la sua opinione era che la forza di gioco rimanesse invariata, anzi che aumentasse sempre, non si smette mai di imparare.
Indubbiamente i risultati tendevano a peggiorare, ma il motivo non era tanto la stanchezza; il problema era mantenere la concentrazione per tutta la partita, cosa tanto più difficile quanto più era lungo il tempo di riflessione.
Riprendendo a giocare volevo anche confrontare le mie impressioni con le sue; che si potesse riprendere lo sapevo, ma un conto è vederlo fare agli altri, un altro è farlo di persona.
Il primo problema incontrato è stato un completo black-out in aperture che pure conoscevo molto bene e giocavo regolarmente.
Dopo i primi momenti di sconforto, mi resi conto che questo problema aveva anche dei lati positivi e decisi di sfruttarli.
Quindi cambiai abbastanza il mio approccio alla partita e all’apertura; invece di cercare di ottenere un sia pur minimo vantaggio tattico o strategico, il mio obbiettivo divenne ottenere una posizione di centro partita ricca di possibilità di gioco, anche equilibrata e meglio senza troppe complicazioni tattiche.
Visto che tanto le aperture me le dovevo inventare, col nero su d4 riesumai l’Est Indiana, che avevo utilizzato qualche volta iniziando a giocare con pessimi risultati.
Adesso, con conoscenze strategiche ben maggiori, mi sono trovato benissimo,
Ho sempre invidiato certi giocatori di una certa età che vedevo giocare rilassati e tranquilli.
Per la prima volta ho provato anche io questa situazione. Certo rimaneva una certa tensione, ma senza l’ansia del risultato da raggiungere.
Finalmente sono riuscito ad applicare il concetto che non è pratico cercare di giocare sempre la mossa migliore; spesso la mossa migliore semplicemente non esiste, ve ne sono diverse praticamente equivalenti, quindi è meglio giocare rapidamente una mossa buona, risparmiando tempo per i momenti decisivi.
Io ho sempre ottenuti risultati proporzionalmente buoni con giocatori più forti e proporzionalmente cattivi con giocatori sulla carta più deboli di me.
Invece a Houston con i giocatori più deboli facevo tranquillamente la mia partita aspettando fiducioso di andare in vantaggio, cosa che invariabilmente avveniva.
Raramente sono andato in svantaggio di tempo come mi era successo spesso in passato.
Sono riuscito a battere tutti e tre i più forti giocatori che frequentavano il circolo e negli ultimi 3 mesi ho vinto 10 dei 17 tornei disputati.
Concludendo credo di non aver mai giocato così bene.

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Per concludere farò vedere una mia partita, vanno bene le chiacchiere, ma alla fine agli scacchisti interessano le partite.
L’avversario è Warren Harper, il miglior giocatore di Houston, o almeno il migliore di quelli che frequentavano il circolo.
Un ragazzo sui 25 anni, piccolo di statura, gentile e beneducato; Cosulich lo avrebbe definito senz’altro un giocatore tipo Zichichi, anche se, dati i tempi, non indossava giacca e cravatta.
Viaggiava su uno spider BMW Z4, evidentemente a Houston la BMW Z3 è per i poveretti, e credo che abbia vinto tutti i tornei a cui lo ho visto partecipare, tranne quello in cui lo ho battuto.
Lo ho incontrato 4 volte, sempre col nero; niente da dire sulle prime due, perse nettamente, nell’ultima con poco tempo ho sprecato mancando l’ultima mossa difficile in un finale di pedoni pari.
Da ricordare che il tempo era 25’ a testa più 5” di incremento.

FM Warren Harper (2264) vs. Giancarlo Castiglioni (1908), 0-1
Houston, 2007

1.c4 c6 2.Cf3 d5 3.d4 Cf6 4.e3 Af5 5.Cc3 e6 6.Ch4 Ae4

Posizione dopo 6...Ae4

Posizione dopo 6…Ae4

un miglioramento rispetto alla prima partita dove giocai 6…Ah4 a cui seguì 7 Db3 Dc7 8 h3, comunque con posizione circa pari, mentre nella seconda partita giocai 6…Ag3, forse un po’ peggio. L’apertura del bianco è ispirata ad una partita di Topalov nel Campionato mondiale che io non conoscevo; non è particolarmente buona, ma porta ad una posizione originale che il bianco aveva preparato.

7.f3 Ag6 8.a3 Cbd7 9.Cxg6 hxg6 10.f4 Ce4

Posizione dopo 10...Ce4

Posizione dopo 10…Ce4

era lievemente meglio 10…Ch5; 11 Dg4 Ae7 con l’idea 12 b4? Cg3! e vince.

11.Cxe4 dxe4 12.b4 a5 13.Ad2 axb4 14.axb4 Ae7 15.g3 g5 16.fxg5 Axg5 17.Txa8 Dxa8 18.Dg4

Posizione dopo 18.Dg4

Posizione dopo 18.Dg4

posizione molto complicata; col senno di poi era meglio 18 Ag2 con microscopico vantaggio nero.

18…Da1+ 19.Re2

calcolando tutto bisognava ritirarsi con 19 Dd1 e parità.

19…Ae7

Posizione dopo 19...Ae7

Posizione dopo 19…Ae7

a questo punto tutti e due analizzammo 19…Cb6; 20 Dxg5 Cxc4; 21 Dxg7 e ci fermammo perché sacrificare un pezzo e un pedone per finire con una torre indifesa attaccata ed eventualmente uno scacco alla mossa successiva ci sembrava troppo. Dopo la partita tutti e due scoprimmo che continuando l’analisi con 21…Th5; 22 Dg8+ Re7; 23 Ag2 Da2; 24 Td1 Txh2 il nero recupera il pezzo con attacco vincente; non meglio era 23 Dg4 Db2 minacciando matto alla prossima. Quindi 19…Cb6!!

20.Dxe4 Db2

più forte 20…Da2 perché se 21 c5 come in partita il pe6 è difeso dalla donna ed è possibile 21…f5 con disastro bianco. Dopo questa mossa il mio PC passa gradualmente da una valutazione lievemente migliore per il nero ad una lievemente migliore per il bianco.

21.c5 Cf6 22.Df4 O-O 23.Ag2 Cd5 24.Axd5 cxd5

Posizione dopo 24...cxd5

Posizione dopo 24…cxd5

oggettivamente era meglio aprire la colonna con 24…exd5 e malgrado il pedone in meno lo svantaggio nero è minimo.

25.Dc7 Af6 26.Dxb7 e5

Posizione dopo 26...e5

Posizione dopo 26…e5

qui consideravo la posizione persa, ma avevo conservato il pedone e per aprire la posizione sul Re bianco pescando nel torbido; non è una posizione piacevole da giocare con il bianco.

27.dxe5 Dxe5 28.c6 d4 29.c7 dxe3 30.Ae1

Posizione dopo 30.Ae1

Posizione dopo 30.Ae1

si doveva trovare il coraggio di giocare 30 c8=D exd2+; rimanendo con il Re completamente scoperto; avendo solo il tempo dell’incremento non era una decisione facile. Dopo questa mossa cominciai a giocare velocemente e ad avere fiducia nella vittoria.

30…Dh5+ 31.Rf1

Si doveva abbandonare il pedone in settima con 31 Df3 ma con il Re così scoperto è praticamente impossibile sopravvivere.

Posizione dopo 31...Df5+

Posizione dopo 31…Df5+

31…Df5+ 32.Rg2 Tc8 33.Df3 Dc2+ 34.Rh3 Txc7 35.Dd5 Te7 36.Dc5 Dh7+ 37.Rg4 De4+ 38.Rh3 Dxh1 39.Dc8+ Rh7 40.Df5+ g6 41.Dxf6 Dxe1

46...Dxe1 e il Bianco abbandona

46…Dxe1 e il Bianco abbandona

0-1

HarperCastiglioni0Rivedendo la partita il cavalleresco commento del mio avversario alle mie ultime mosse fu “A clean swept”.
Quindi riprendere a giocare dopo molto tempo si può e anche con buoni risultati; basta averne la voglia e questo è il difficile.

avatar Scritto da: Giancarlo Castiglioni (Qui gli altri suoi articoli)


14 Commenti a Vent’anni dopo

  1. avatar
    Enrico Cecchelli 6 novembre 2015 at 13:56

    Articolo molto interessante che non sarà certamente sminuito da una precisazione che ritengo importante e della quale spero mi scuserai ma Reshewski in realtà non smise mai da giocare ad alto livello tra tornei a invito, veterani, e open vari tanto meno per 40 anni consecutivi. Di Monticelli mi pare di ricordare una partecipazione a Caorle mentre di Imperia non ricordo… frutto della passione rinverdita dopo aver scritto il libro sul match mondiale del 1972




    0
    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 6 novembre 2015 at 15:10

      E’ vero. La partecipazione di Reshewsky a Lugano aveva fatto sensazione e mi ero fidato di quel che mi avevano detto allora.
      Ma anche io sapevo che aveva fatto il torneo dei candidati nel 1953, non me ne sono ricordato.
      Adesso mi sono documentato meglio e ho scoperto che, magari non assiduamente, ma ha giocato con continuità.
      Intanto faccio un’altra precisazione, il nome esatto è Reshewsky con la y, non i finale, come avevo scritto.
      Anche su Monticelli ho fatto un errore, il torneo era Ceriale nel 1974.
      Poi non si era completamente ritirato, aveva partecipato al torneo di Venezia nel 1948 e a qualche incontro a squadre negli anni ’50.
      Anche per Staldi 40 anni sono troppi, ha partecipato almeno al Campionato italiano del ’54.




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        Enrico Cecchelli 6 novembre 2015 at 17:07

        Il grande Resh rischio’ di qualificarsi ai Candidati anche nel 1967 perdendo al playoff dell interzonale di Sousse partecipo’ ancora all’Interzonale di Petropolis mattando Ljuboievic…. Mitico!




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        Massimiliano Orsi 7 novembre 2015 at 09:54

        Nelle mie ricerche non risulta alcun torneo di Monticelli tra il 1950, quando giocò un chiuso a Vienna, ed il Trofeo Nettuno a Bologna nel 1970, torneo del quale peraltro ho pochissime informazioni.
        http://www.torneionline.com/loto.php?path=albi/09_Grandi_Giocatori/&link=45_Mario_Monticelli.htm




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          Enrico Cecchelli 7 novembre 2015 at 11:01

          Massimiliano Orsi
          Sul sito “Venezia Scacchi- Mario Monticelli “riguardo all’ultimo periodo della vita del Maestro si riporta:
          “Con l’esplosione scacchistica del 1972, che quasi coincise con il momento in cui era andato in pensione, riprese ad interessarsi attivamente di scacchi, seguendo su “Il Corriere della Sera” il match di Reykjavik e, subito dopo, pubblicando il libro “Fischer – Spassky la sfida del secolo”. Da allora tenne per parecchi anni un’apprezzata rubrica di scacchi sul “Corriere” e rincominciò perfino a giocare in un paio di occasioni: nel match Slovenia – Alta Italia, a Portorose nel novembre del 1972, nel quale pareggiò le due partite con il g.m. Pirc e a Ceriale nel 1974, ormai 72enne, in cui si piazzò quarto assieme a Cosulich e Vujović con 5½ su 9, in un magistrale di 22 giocatori, vinto dal m.i. tunisino Belkadi con 7½, davanti a Ljubisavljević 6½ e Toth 6. ”
          Non mi constava in effetti di una partecipazione ad Imperia ma conto di darti al più presto notizie certe scorrendo le classifiche complete del torneo sul libo di Faraci.




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            Giancarlo Castiglioni 7 novembre 2015 at 15:00

            Per Imperia puoi risparmiarti la fatica, è stato un mio errore, ho confuso Ceriale con Imperia.




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    Jas Fasola 6 novembre 2015 at 16:34

    “il mio obbiettivo divenne ottenere una posizione di centro partita ricca di possibilità di gioco, anche equilibrata e meglio senza troppe complicazioni tattiche.
    Visto che tanto le aperture me le dovevo inventare, col nero su d4 riesumai l’Est Indiana, che avevo utilizzato qualche volta iniziando a giocare con pessimi risultati.
    Adesso, con conoscenze strategiche ben maggiori, mi sono trovato benissimo,”

    Senza troppe complicazioni tattiche l’Estindiana? Con conoscenze strategiche migliori ti sei trovato benissimo?
    L’Estindiana e’ essenzialmente tattica e se il Bianco gioca varianti come Saemisch o 4 pedoni la strategia conta quasi niente.
    Sicuro che non hai incontrato i giocatori più deboli con questa apertura?




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      Giancarlo Castiglioni 6 novembre 2015 at 19:59

      Perfettamente d’accordo.
      In effetti giocavo l’Est Indiana con i giocatori più deboli, a Houston era di moda proprio la variante dei 4 pedoni.
      Con i giocatori più forti preferivo rispondere d5,come con Harper.




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  3. avatar
    Fede 6 novembre 2015 at 18:04

    Non ho analizzato a fondo ma mi pare che 30.c7-c8=D sia vincente per il Bianco, giusto?




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      Giancarlo Castiglioni 6 novembre 2015 at 19:50

      E’ sicuramente vincente.
      Però giocare questa posizione con poco tempo non è facile, il mio avversario sperava di poterlo evitare.




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  4. avatar
    fabrizio 6 novembre 2015 at 18:29

    “Indubbiamente i risultati tendevano a peggiorare, ma il motivo non era tanto la stanchezza; il problema era mantenere la concentrazione per tutta la partita, cosa tanto più difficile quanto più era lungo il tempo di riflessione.”
    Porto la mia esperienza personale di giocatore non più giovane (1945) e che più volte ha dovuto lasciare gli scacchi attivi (ogni volta per parecchi anni). Non sono del tutto d’accordo con la citazione: il problema, secondo me, è proprio la minore resistenza alla fatica che è conseguenza del minore allenamento e, inevitabilmente, dell’età. Io mi sono accorto spesso di commettere sviste ed errori, anche grossolani, dopo le 3 ore di gioco; la cosa non mi succedeva certo in età giovanile. Sarebbe interessante sentire l’opinione di qualcun altro.




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    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 6 novembre 2015 at 20:29

      Questa era l’opinione di Gay.
      Negli ultimi due anni ho giocato qualche partita in tornei a squadre contro avversari poco impegnativi.
      Ho fatto errori equamente distribuiti tra apertura centro partita e finale.
      Non posso dare la colpa alla stanchezza, anche perchè gioco con così poca concentrazione che non mi stanco.
      Non posso dare neanche la colpa all’età (anche io 1945), sviste e errori dopo le tre ore di gioco ne ho sempre fatti.
      Anche a me interesserebbe qualche altra opinione.




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      • avatar
        paolo bagnoli 6 novembre 2015 at 21:09

        Non so che valore possa avere la mia “esperienza”, visto che posso giocare soltanto su internet. Da un paio d’anni gioco su un sito (Sparkchess) dove il limite di tempo è 1 minuto per mossa, e preciso che la mia “velocità” è SEMPRE stata quella della deriva dei continenti (preciso anche la mia data di nascita: 1941, un vecchietto rispetto a voi).
        Ho scoperto che, puntando – come Giancarlo – su posizioni solide riesco ad uscire indenne da parecchie posizioni problematiche, mentre se mi lancio nei tatticismi i risultati sono alterni: clamorose combinazioni vincenti alternate a clamorose cappelle.
        Probabilmente 1 minuto per decidere è poco, e rimango bloccato al massimo del punteggio (2000) visto che rifiuto di versare anche un centesimo per poter ascendere a magnifiche altezze…. ma mi diverto ugualmente. La mia media attuale (rifiuto sfide che provengano da giocatori con più di -200 rispetto al mio 2000 bloccato) è del 75-76 % di vittorie, ed il resto sono patte o sconfitte subìte da giocatori obiettivamente più forti di me o sconfitte per il tempo (parecchie).
        P.S. per Giancarlo. Sei a Houston? Fai un trip ad Abilene, cittadina che ricordo con nostalgia (avevo diciassette anni), dove vive un mio grande amico di adolescenza, (Charlie). Abilene conserva diversi ricordi della cosiddetta “epopea del west” e delle immense mandrie che nel XIX secolo si imbarcavano sulla ferrovia che riforniva di succose bistecche i mercati della East Coast.
        Un abbraccio
        Paolo




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  5. avatar
    Giancarlo Castiglioni 7 novembre 2015 at 08:40

    Sono rimasto a Houston per otto mesi fino al marzo 2007 e ne ho approfittato per vedere parecchie città vicine, ma non sono mai stato a Abilene.




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