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Campionato fuori porta

Scritto da:  | 9 Dicembre 2015 | 35 Commenti | Categoria: Attualità, Campionati Italiani, Nazionale
Sala
Filo conduttore della galleria fotografica che segue è la porta dietro la quale si sta disputando la 75ª finale del Campionato italiano assoluto. Dato che l’arbitro inflessibile ha concesso al fotografo di Torre & Cavallo di ritrarre i giocatori alla scacchiera solo nei primi 5 minuti e 30 secondi (no, dai…  i 30 secondi di abbuono sono dimostrazione di flessibilità), l’obiettivo di Roberto Cerruti si è potuto scatenare quando i giocatori uscivano dalla sala di gioco per le consuete motivazioni.
Molto si è detto sulla sede di gioco, al piano “meno 2” del Grand Hotel Doria in Milano. Da testimone posso solo dire che è una stanzetta molto ben arredata, degna di un albergo quattro stelle, ma davvero piccola e ovviamente senza finestre. Entrando un attimo come spettatore ho avuto subito il timore di incombere sui giocatori, perciò ho trovato più piacevole unirmi al chiacchiericcio delle poche persone radunate fuori dalla fatidica porta chiusa.
Di fatto è il primo campionato italiano, forse il primo torneo, a porte chiuse a cui mi sia capitato di assistere.
Certo, ormai troviamo tutti più comodo seguire le partite da casa via internet, ma è una deriva pericolosa.
Verrà il giorno in cui qualcuno proporrà di lasciare definitivamente anche i giocatori nelle loro case, per risparmiare viaggi, alberghi e… qualsiasi altra forma di contatto umano?
separator4Foto copyright Roberto Cerruti e Torre & Cavallo, didascalie di Joe Dawson
Vocaturogenio, sregolatezza e abbigliamento da “zerospifferi”
Borgoeccolo, il più serio che c’è…
Bovedirettamente dal diamante alle 64 caselle
Dvirnyytrasognata analisi “off-board”
Daviduna chioma da Champions League…
Valsecchiil bel tenebroso
Moronilo scanzonato
BrunelloMr Durbans
Bassol’elegante
Castiglionil’opinionista d’eccezione di SoloScacchi: il nostro originalissimo GC
Fuori porta 01l’immancabile personaggio misterioso da identificare
separator4e per concludere, cimelio vintage e foto inedita che ritrae due “vecchietti terribili”…
insieme fanno un oro, un argento ed un bronzo agli Assoluti di qualche anno fa…
Fuori porta 02
avatar Scritto da: IM Roberto Messa (Qui gli altri suoi articoli)


35 Commenti a Campionato fuori porta

  1. avatar
    Franco Trabattoni 9 Dicembre 2015 at 23:41

    Grazie, Roberto, per questa bella foto (e ovviamente anche per le altre)

  2. avatar
    Renato 10 Dicembre 2015 at 11:29

    Un evento per pochi intimi? La cosa ha tutto il sapore di un’altra occasione sprecata per il movimento scacchistico italiano, peccato.

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    The dark side of the moon 10 Dicembre 2015 at 11:30

    I 5 min. e 30 sec. mi sembra facciano parte della stessa barzelletta su come è stato organizzato questo campionato o sbaglio?
    Malgrado tutto le partite mi sembrano interessanti, ma forse questo è superfluo per chi sta “gestendo” (qui l’eufemismo è d’obbligo) l’evento.
    Spero se ne rendano conto in Federazione altrimenti la domanda di Messa (“Verrà il giorno in cui qualcuno proporrà di lasciare definitivamente anche i giocatori nelle loro case, per risparmiare viaggi, alberghi e… qualsiasi altra forma di contatto umano?”;) è già retorica.
    P.S.
    Vorrei invitare chi è interessato ad una riflessione che meriterebbe una profonda analisi da parte di tutto il movimento.
    Dopo i “saluti” (con poco stile, ma lasciamo perdere…;) di Caruana , è finita una determinata fase dove la Federazione ha scelto un tipo di politica che ha portato avanti ottenendo anche qualche merito (mi sembra).
    Ora però c’è un contesto diverso e credo sia giusto e lecito domandarsi se questi dirigenti siano ancora in grado di interpretare al meglio i loro ruoli.
    Mi piacerebbe vedere sul campo nuove idee e situazioni dove i nostri giovani possano crescere attorno ad un movimento con una base forte.
    Come è possibile intuire, questo tipo di scenario è antitetico a quello che avevamo qualche mese fa.
    Spero che questi dirigenti possano ricominciare a costruire qualcosa di importante da subito, altrimenti mi auguro che altri prendano il loro posto per lavorare su ciò che la situazione del momento richiede.

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    Marramaquìs 10 Dicembre 2015 at 13:08

    Roberto, mi pare di ricordare che anche il Campionato disputato a Roma nel 2013 fu, più o meno, a porte chiuse, con stop alle foto dopo 5 minuti e con invito a seguire le partite da una saletta attigua.
    Però, vista Londra in queste stesse ore, dovrebbe trattarsi (correggimi se sbaglio) di un curioso vizio tipicamente italiano e che evidentemente (suppongo, e aggiungo purtroppo) non dispiace ai giocatori.

    • avatar
      ilMusso 10 Dicembre 2015 at 14:29

      @ Marramaquìs

      Rispetto la tua opinione, che poi è quella della maggior parte delle persone (credo), ma a mio parere non è certo quello il problema del Campionato italiano di scacchi 2015.
      Anzi, io non solo sono contrario a ‘sta storia delle foto nei cinque minuti nonchè a tutto quello che possa di fatto “rompere le balle” ai giocatori in campo (o alla quasi totalità di essi) ma addirittura ho sempre capito poco il senso della cosa.
      Sì, lo so, si tirano in ballo le storie delle esigenze della stampa e delle esigenze degli sponsor (soprattutto) e si approfitta del fatto che tanto i giocatori stanno zitti e subiscono (d’altronde, anche volendo non è che abbiano poi chissà quante armi a disposizione per protestare… e poi onesti, in gamba e con le palle come Bobby Fischer ne è nato finora solo uno [lui]).
      I problemi sono ben altri, e sono soprattutto quelli organizzativi e di gestione.
      E bene ha fatto The dark ad accodarsi al foltissimo gruppo di persone che più o meno garbatamente ha sottolineato le pecche in questo senso.
      Potrei allargarmi dicendo che a mio modesto avviso alcune colpe potrebbero essere indirettamente attribuite o ricondotte anche a taluni siti e blog del settore (non questo) che con la loro compiacenza e con quel modo vecchia maniera di concepire le cose (gli a amici degli amici) purtroppo fanno da freno ad uno sviluppo e ad un’immagine diversi degli scacchi italiani (che potrebbero essere lì lì, se ben gestiti, per un boom) ma il discorso si allargherebbe troppo e non è certo questa la sede appropriata per farlo (e oltretutto si tratterebbe soltanto di una mia personalissima opinione).

      @ Roberto Messa

      Ennò, caro Roberto, non puoi buttare lì così una frase dello spessore di “Verrà il giorno in cui qualcuno proporrà di lasciare definitivamente anche i giocatori nelle loro case, per risparmiare viaggi, alberghi e… qualsiasi altra forma di contatto umano?”!
      Quella è una frase che sembra semplice ma che merita un approfondimento non solo da parte di chi la legge e desidera commentarla ma anche da parte di chi la scrive.
      Bravissimo ad averla tirata fuori, ma ora dovresti pensare a costruirci sopra un articolo coi fiocchi, mettendoci magari dentro pareri di qualche sociologo e di qualcuno degli scacchisti internazionali che di norma affrontano questioni di questo genere (penso a Short, penso a Shipov nei suoi scritti in russo, penso a Spraggett per un tono più “leggero”, penso allo stesso Kasparov).

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        Marramaquìs 10 Dicembre 2015 at 15:00

        @ilMusso
        Certamente il problema non sono le foto, ma altri.
        Però fra questi altri uno dei più evidenti e spiacevoli è proprio che oggi in Italia gli scacchi si stanno “fisicamente” allontanando dalla gente: quasi si gioca (quando si gioca) di nascosto dal pubblico, sovente in locali angusti, sottoscale e scantinati, ovvero in poco raggiungibili salette in alberghi di periferia, come dei “carbonari”.
        E nei giorni in cui non c’è “il torneo” ormai si gioca pochissimo o per niente, al contrario di un tempo e salvo eccezioni (ma qui interviene pure il discorso “internet” ….).

        Su SoloScacchi avevo affrontato più estesamente questo argomento in un mio articolo del 3 dicembre 2013 dal titolo “Scacchi, campioni e meditazioni”.
        Ritengo quelle mie riflessioni ancor oggi valide.

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          ilMusso 10 Dicembre 2015 at 15:21

          Ho trovato il tuo articolo, che leggerò con la dovuta calma e attenzione.

          Io sono contrario alle foto attaccati ai giocatori che stanno impiantando l’apertura della loro partita così, come detto, a qualsiasi altra cosa possa arrecare loro fastidio o disturbo (tutto deve partire dal rispetto verso il gioco, e quindi verso i giocatori).

          Ma sono favorevole agli scacchi “dal vivo” e alla presenza di pubblico in sala.

          Ovviamente, deve trattarsi di una sala adeguata (meglio se bella e comoda e con un bar non troppo lontano) e a un po’ di distanza dai giocatori (e se uno spettatore disturba anche minimamente, va allontanato).

          Mi brillano sempre gli occhi quando vedo le immagini del pubblico nei filmati dei campionati del mondo e dei grandi tornei tenuti in Unione Sovietica più o meno mezzo secolo fa!

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          Michele Panizzi 10 Dicembre 2015 at 21:28

          Anche il Primo Campionato Sovietico del 1925
          fu giocato in scantinati e i giocatori
          degli entusiasti partecipanti, dovettero
          accettare delle condizioni disagiate:
          consoliamoci al pensiero che a differenza
          del torneo moscovita i partecipanti italiani
          non siano stati costretti a indossare i
          cappotti in sala gioco :)

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        Roberto Messa 10 Dicembre 2015 at 19:14

        @ ilMusso
        Rispetto la tua contrarietà a qualsiasi forma di fastidio per i giocatori (e sentendomi io stesso prima di tutto un giocatore, la comprendo), ma purtroppo o per fortuna la “comunicazione” è una necessità e una risorsa per lo sviluppo di una disciplina sportiva. La FSI deve rendere la sua attività visibile al pubblico e al Coni, non esistono al mondo eventi sportivi a porte chiuse, non fotografati o non ripresi in video. Nei grandi tornei internazionali è d’obbligo per i GM passare sotto le forche caudine della conferenza stampa subito dopo la partita. A volte può essere spiacevole, addirittura penoso, ma è il loro mestiere, così come i dodici finalisti di Milano sono tutti più o meno scacchisti professionisti. Riguardo al tuo invito ad approfondire l’argomento “alienazione” dalla fisicità, negli scacchi e non solo, dubito di essere all’altezza. Purtroppo qui e adesso non posso nemmeno provarci, oberato come sono da impegni di lavoro e famigliari. Anche per questo perdonatemi se non partecipo granché alla discussione e alla vita del blog.

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      Roberto Messa 10 Dicembre 2015 at 18:47

      La finale del Campionato di Roma nel 2013 era in una sede non centrale, ma almeno era prevista per il pubblico (anche se di poche persone) una saletta con proiezione delle partite dall’esterno. Inoltre si erano accostati alcuni eventi collaterali (un open, un corso per dirigenti sportivi e altro) come pure avevo visto fare alle finali del Campionato di Perugia e Siena, andando solo un po’ a memoria e a ritroso negli anni. A Roma alla premiazione era venuto il presidente del Coni Malagò. Domani, visto che mi tocca ritornare sul luogo, vedremo quante personalità pubbliche arriveranno…

      Discorso fotografie: chiaramente non chiedo deroghe al regolamento, ma osservo che le foto senza flash vengono ben tollerate oltre i 5 minuti nei tornei anche di altissimo livello se i fotografi sono pochi e attenti a non farsi notare (quindi a non dare fastidio) ai giocatori. Comunque come la mettiamo con il campionato italiano a squadre della FSI di Arvier di alcuni fa, dove erano schierati, tra gli altri, grossi calibri mondiali quali Caruana, Nakamura, Shirov, ma siccome c’era la RAI gli si è lasciato fare di tutto e di più (immaginate una troupe televisiva) chiedendo semplicemente ai giocatori di sopportare perché ovviamente la RAI è la RAI… Io non sono la RAI ma rappresento due testate giornalistiche registrate e a Milano, proprio perché sapevo che la sala era piccola eccetera, anziché sperare di riuscire a fare io stesso qualche foto decente nel poco tempo e spazio minimo disponibili, ho portato un fotografo professionista, Roberto Cerruti, già esperto di tornei di scacchi e dotato di una reflex silenziosa. Nei primi 5 minuti Roberto è riuscito a fotografare molto bene (e senza flash) tutti i protagonisti in sala torneo, ma purtroppo non Brunello, che è in corsa per il podio. Tutto qui, discorso chiuso.

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    Renato 10 Dicembre 2015 at 16:24

    Per favore potresti postare il link preciso all’articolo che non son riuscito a trovarlo? Grazie mille.

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      Ramon 10 Dicembre 2015 at 18:47

      Eccolo qui 😉

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    marco bettalli 10 Dicembre 2015 at 21:53

    Mah, quando vedo tante persone che stimo e che sicuramente sono competenti avere idee diverse dalla mia mi preoccupo un po’. La “alienazione dalla fisicità” è un dato di fatto, bello o più probabilmente brutto che sia. Accade ovunque, persino nel calcio gli spettatori dal vivo sono in continua diminuzione. Io seguo gli scacchi italiani da molti anni, e mi è toccato seguire (seguire?) campionati nazionali in cui l’ELO migliore era il 14° del rating italiano, con premi da bocciofila comunale. Ora seguo, volendo con commenti del motore o di ottimi commentatori, un torneo di professionisti messi nelle condizioni logistiche di esprimere il meglio, con una media ELO (mi pare) di 2490 e tante belle partite. Questo è frutto di un ben preciso disegno perseguito dalla Federazione, e non mi resta che dargliene merito. Di più si può fare sempre, per esempio l’obbligo di commentare le proprie partite è un obiettivo che si potrà porre come plausibile in futuro. Le occasioni per “spettacolarizzare” gli scacchi e farne una festa non mancano (per es. la simultanea di Moroni tra qualche giorno, cui auguro il miglior successo, oppure i Campionati giovanili, di cui gli ultimi a Montesilvano sono stati, direi, un eccellente esempio, con 1000 ragazzi e almeno altrettanti genitori coinvolti). I nostri giovani professionisti potrebbero essere utilizzati, per esempio incentivandoli a presenziare agli stessi Campionati giovanili (alla premiazione, o con una simultanea o… qualcos’altro), girando per le scuole o quant’altro. Il Campionato è un evento eminentemente tecnico, che, con tutto il rispetto per i nostri, non ha comunque un appeal che potrebbe (ma potrebbe?) avere un torneo con Carlsen e Nakamura. Lamentarsi perché qualche centinaio di appassionati – già appassionati, e quindi non da conquistare – non sono messi nelle migliori condizioni per assistere a un turno o due, sinceramente, mi pare non sbagliato ma … non fondamentale rispetto alle altre considerazioni che ho provato a svolgere.

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      paolo bagnoli 10 Dicembre 2015 at 22:45

      Caro Marco, mio avversario postale del tempo che fu, raccolgo la tua citazione di Carlsen e Nakamura per ricordare che, soprattutto nelle prime decadi del XX secolo, si svolsero diversi Campionati Nazionali con invitati “fuori concorso” e di alto lignaggio. E’ questa la tua proposta (tutt’altro che disprezzabile)?
      Per quanto riguarda la carboneria scacchistica, rimando il colto e l’inclita a foto d’epoca relative a grandi tornei internazionali, dove il pubblico poteva osservare dal vivo le partite, evitando al contempo di infastidire i giocatori, e non credo che qualche fotografia possa disturbare i suddetti più di tanto.

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    Franco Trabattoni 10 Dicembre 2015 at 23:49

    Dico due parole anch’io. La prima cosa da salvaguardare in sala torneo è la tranquillità e la concentrazione dei giocatori. Fa un po’ impressione vedere nelle vecchie foto grandi campioni giocare su tavoli piccoli, seduti su sedie chiaramente scomode, e per di più accerchiati da una folla di gente, spesso col sigaro in bocca, che li osserva stando a pochi centimetri dal loro naso. Ma per fortuna i tempi sono cambiati. Detto questo, io sono sempre stato un entusiasta “spettatore” di tornei. Ma si va a un torneo a vedere che cosa? Le partite? Ormai non serve più. Perciò le salette coi monitor in sala torneo mi sembrano poco utili (chi andrebbe allo stadio per seguire una partita di calcio al chiuso, davanti a uno schermo?). Si va a vedere un torneo per vedere le partite e insieme vedere anche i giocatori in azione mentre le stanno giocando (come si muovano, che cosa fanno, con chi parlano, che emozioni provano – per non parlare poi degli zeitnot, ecc.). Questo, a mio parere, è lo spettacolo (l’unico che gli scacchi possono offrire). La formula migliore è dunque per me quella tipo “teatro” (ma realizzabile con poco impegno dovunque ci sia una sala abbastanza grande: del resto gli scacchi ancora non richiamano folle oceaniche): tavoli e giocatori visibili dal pubblico ma separati, gli schermi con lo svolgimento delle partite bene in vista, il pubblico silenzioso seduto in platea. Si tratta di una condizione ottimale, che ho visto attuata quasi solo all’estero. Non senza qualche fulgida accezione. Sabato scorso ho ricordato a Roberto la finale del 1979, alla quale entrambi abbiamo partecipato, in cui credo per la prima volta al mondo (ma non ne sono sicuro) furono utilizzate con successo le scacchiere elettroniche collegate ai monitor (invenzione del geniale ing. De Bellis). Ultima cosa. Magari sarebbe utile anche una sala analisi, dove il pubblico può discretamemte avvicinare i giocatori e sentire i loro commenti. A Milano, faute de mieux, hanno rimediato piazzando una scacchiera su un tavolino basso, tra due poltrone, nella hall dell’albergo. Insomma, sì, si poteva fare di meglio.

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    Roberto Messa 11 Dicembre 2015 at 12:15

    Forse nel breve cappello alla foto-gallery (perché questa voleva essere solo una galllery, non un articolo sul campionato) non sono riuscito a rendere il disagio che ho provato sabato e che provo anche oggi arrivando nella sede del campionato italiano. Fate conto che questo disagio sia un problema soggettivo mio e che oggettivamente possa andar bene anche così.
    Forse avrei dovuto semplicemente dire che mi sarebbe piaciuto di più se la finale si fosse svolta nella stessa sede del Crespi, lo storico torneo portato avanti dalla Società Scacchistica Milanese che pure si sta svolgendo in questi giorni (è probabile che questa soluzione sia stata pure analizzata, ma capisco che tra il dire e il fare si sarà rivelata impraticabile). Oppure che mi dispiace vedere che stampa e media generalisti non sembrano essersi accorti che nella finale di Milano sta partecipando il vice-campione del mondo under 16, Luca Moroni. O infine che se la Federazione voleva optare per una sede senza altre ambizioni se non quella di offrire ai giocatori le migliori condizioni, tanto valeva risparmiare qualche migliaio di euro scegliendo un albergo di pari livello sul Lago Maggiore, solo per fare un esempio, dove credo che in questa stagione si trovino condizioni migliori.

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      Ettore 11 Dicembre 2015 at 18:22

      Concordo in pieno, direttore! Se scegli Milano è perché vuoi proporre gli scacchi in una grande città quale Milano, con tutti i possibili vantaggi in termini di immagine che l’iniziativa può raccogliere, ma allora non “a porte chiuse” come praticamente è invece stato fatto, altrimenti appunto, organizzi, con costi molto minori, il tutto in un piccolo centro. Anch’io lo leggo come un colossale controsenso, mi sbaglio??

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        paolo bagnoli 11 Dicembre 2015 at 22:55

        Oserei quasi dire “a porte sbarrate”…..

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    The dark side of the moon 11 Dicembre 2015 at 20:30

    Non ti sbagli, le parole di Messa sono più che sufficienti a far capire a chiunque non fosse presente che tipo di situazione ci fosse.
    A proposito, ci sono anche le foto…
    Poi se si vuole compiacere l’operato di qualcuno e dire che va tutto bene, questo è un tipo di atteggiamento che mi è del tutto estraneo a prescindere.

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    Roberto Messa 12 Dicembre 2015 at 11:14

    Ecco un’immagine dell’incontro di spareggio di ieri pomeriggio tra Rombaldoni e Dvirnyy.

    Spareggio Rombaldoni vs. Dvirnyy

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    DURRENMATT 12 Dicembre 2015 at 14:22

    …Dvirnyy e David sul podio…INDECENTE!!!

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      Roberto Messa 12 Dicembre 2015 at 17:22

      Tutta colpa di Valsecchi, che ci ha messo lo zampino con la bella zampata tattica che gli ha permesso di violare l’imbattibilità di Moroni all’ultimo turno. Sarebbe piaciuta a tutti una vittoria, o almeno un posto sul podio, del vice campione del mondo under 16, al suo esordio in una finale di campionato.
      Onore delle armi anche al campione italiano uscente Axel Rombaldoni, che non si è risparmiato e in alcune partite ha dato prova di grande classe e fantasia, si veda per esempio lo zugzwang in mediogioco dopo la mossa 40…Re7 nella Valsecchi-Rombaldoni.
      Valsecchi vs. Rombaldoni, Campionato Italiano 2015

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      Enrico 15 Dicembre 2015 at 13:21

      Non capisco : indecente uno scontro fra due GM al termine di un torneo combattutissimo ?

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    Mongo 12 Dicembre 2015 at 18:30

    Non per mettere il dito nella piaga, ma a Londra la situazione della sala gioco è questa:
    Torneo di Londra 2015

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      Franco Trabattoni 12 Dicembre 2015 at 19:50

      Appunto: esattamente quello che intendevo io.

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      Jas Fasola 12 Dicembre 2015 at 21:38

      il tizio in prima fila a sinistra sembra faccia la pubblicità a un sonnifero :lol:, gli altri lì per necessità (forse a Londra piove) o intenti a fare altro.

      Il teatro non va bene per gli scacchi, è spesso semivuoto (figuriamoci in Italia) e dà una sensazione di poco interesse. Trovo migliore la scelta del camp. polacco, dove si poteva entrare nella sala, guardare a debita distanza facendo un giretto a piedi, e poi togliersi di torno andando nella saletta dove le partite venivano commentate (per ca 20 persone).

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        paolo bagnoli 12 Dicembre 2015 at 22:39

        Propendo per essere d’accordo con te. Resta il fatto che si doveva propagandare in modo migliore l’avvenimento, anche se già in fase di svolgimento.

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          Franco Trabattoni 13 Dicembre 2015 at 22:44

          Visto che il “teatro” l’ho introdotto io, mi spiego meglio. Non intendevo parlare necessariamente di un vero teatro; ma di uno spazio, anche non troppo grande (visti i nostri numeri) dove sia possibile al pubblico che si prevede possa venire vedere al tempo stesso giocatori e partite. E se si deve pagare, si paghi pure, se il costo è in proporzione al servizio erogato. Meglio così, a mio avviso, che tutto gratis, ma nessun servizio. Come appunto è accaduto agli assoluti di Milano. Le partite di scacchi, si sa, durano un po’. Se devo passare una mezza giornata in piedi, cercando di sbirciare di scorcio le posizioni da dietro le spalle dei giocatori, magari cercando di farmi largo tra altri che vogliono fare la stessa cosa – e sempre con la paura di disturbare; beh, no grazie, resto volentieri casa. Idem se le partite me le fanno vedere su un monitor in una saletta separata. Un monitor che fornisce lo stesso servizio ce l’ho anche a casa mia.

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      Massimiliano Orsi 13 Dicembre 2015 at 11:49

      Io un anno a Londra al LCC ci sono stato. l’Olimpia era un palazzone nel quale si tenevano anche altre mostre e conferenze; il torneo, anche in questo caso, si svolgeva nei sotterranei in ambienti privi di finestre. Nella foto si vede bene solo la sezione centrale del teatro, ma c’erano anche quelle laterali; probabilmente al momento dello scatto erano presenti in sala poco meno di un centinaio di spettatori su una capienza di circa 400.

      Tuttavia il teatro era solo una delle sale che ospitava l’evento e l’ingresso era a pagamento. C’erano altre sale nelle quali si svolgevano i tornei collaterali, l’ingresso con reception e guardaroba (gratuito! anche per chi non aveva il biglietto per il teatro), la sala per le interviste post-partita (sempre piena quando i giocatori arrivavano) e la sala VIP. Mano a mano che le partite dei collaterali si concludevano, molti giocatori entravano nel teatro ad osservare le fasi conclusive degli incontri. Quando sono andato io c’erano un sacco di bambini, le scacchiere giganti, un’atmosfera festosa.

      Non sarà ovviamente tutto replicabile da noi, ma penso che qualcosa di meno triste del CIA di quest’anno (e pure degli anni scorsi) non sia irraggiungibile, anche senza cifre mirabolanti. Credo che sia mancata soprattutto la passione.

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        paolo bagnoli 13 Dicembre 2015 at 22:24

        Sottoscrivo.

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        Roberto Messa 14 Dicembre 2015 at 08:04

        Sottoscrivo anch’io. Per quanto non ci si possa aspettare l’assalto di stampa e televisioni e folle oceaniche di pubblico, si può sempre in qualche modo cercare di farne un evento. Per esempio al campionato italiano del 2012 a Torino c’erano state visite di vari personaggi come Ennio Morricone, una sala commenti sempre abbastanza frequentata, una recita di celebri brani di prosa e poesia a contenuto scacchistico (con un centinaio di spettatori o poco meno, se non ricordo male).
        A proposito di eventi, domenica 13 dicembre a CityLife in Milano, il quindicenne Luca Moroni ha realizzato il nuovo record italiano di partite “in simultanea” affrontando 120 avversari. Dopo 6 ore e 10 minuti il vice campione del mondo under 16 ha vinto 106 partite, 5 le ha pattate e 9 le ha perse (più che altro per sviste dovute a stanchezza).
        Ha organizzato Giovanni Longo (sponsor la sua azienda Longo Speciality), il record è stato certificato da un notaio ed è venuto il TG1.

  13. avatar
    Roberto Condorelli 14 Dicembre 2015 at 09:55

    Buongiorno.

    La mia esperienza di manifestazioni è ad oggi più che altro consolidata in altri campi.

    Tuttavia mi sbilancio e mi sento di condividere il parere di coloro che ritengono che con uno sforzo, economico ed organizzativo, tutto sommato contenuto, si possa ben approntare un Campionato più fruibile dal pubblico ed anche, probabilmente, più coinvolgente per il pubblico “potenziale”, cioè dei non appassionati.

    In questo sicuramente gli eventi di contorno possono essere un volano interessante. Anzi, direi che sono lo strumento principale per attirare attenzione.

    Qualche dubbio, invece, ce l’ho sugli “show” un po’ fini a se stessi. La ricerca dei record, come quello su descritto da Roberto Messa, la vedrei meglio se finalizzata in un contesto più ampio. Non so, forse dico un’eresia, però la simultanea di un (fortissimo) ragazzino con quel numero di scacchiere e le inevitabili sconfitte e patte, mi suona un po’ stonata: non molto formativa per i partecipanti e sfiancante (e direi inutile) per il giocatore. Ma forse mi sbaglio…

    L’anno prossimo spero davvero di poter assistere al CIA. Sarebbe il mio primo torneo di scacchi 🙂

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      Roberto Messa 14 Dicembre 2015 at 12:18

      La simultanea record e il Camp. italiano assoluto naturalmente hanno ben poco in comune.
      Ho solo approfittato del post per aggiungere una notizia fresca, il cui aspetto più interessante è forse l’impegno di Giovanni Longo che, unendo professione e passione, ha portato al Mercatino del Gusto di CityLife un evento di richiamo. Tra l’altro oltre ad “esporre” il giovane talento Moroni (che credo si stia indirizzando verso il professionismo scacchistico con il benevolo consenso dei genitori), Giovanni Longo ha esposto al Mercatino anche i “suoi” Scacchi di Baj. Avercene di Giovanni Longo… ricordate il semilampo con Karpov e quasi mille giocatori nei primi anni Novanta?

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        paolo bagnoli 19 Dicembre 2015 at 20:48

        Mi associo al commento su Longo, inesauribile appassionato scacchistico e grande intenditore di vini (pregiati), amico sincero e frequentatore della Famiglia Legnanese “gestita” infaticabilmente nella Sezione Scacchi da Alberto Meraviglia. Entrambi meritano un posto nella Hall of Fame degli Scacchi italiani.

  14. avatar
    Giancarlo Castiglioni 14 Dicembre 2015 at 12:56

    Sono andato a vedere la simultanea, sono arrivato circa un’ora dopo l’inizio e sono rimasto per circa un’ora.
    Sicuramente è stato uno “show” di limitato contenuto tecnico, ma l’impatto promozionale è stato ottimo.
    Dato il livello tecnico degli avversari, da un punto di vista puramente scacchistico se avessi giocato io o qualsiasi altro candidato avrebbe fatto poca differenza; ovviamente la difficoltà è fisica, camminare per 6 ore di fila e mantenere fino alla fine un minimo di lucidità mentale.
    I ragazzini erano più di 120, per accontentare tutti su diverse scacchiere ne erano stati messi due che giocavano in consultazione.
    Alla fine della partita a tutti erano regalati scacchi e scacchiera con cui avevano giocato con autografo di Moroni; sulla scatola e sul retro della scacchiera era riportato “Simultanea 120 scacchiere ecc.”.
    Insomma è un evento che ricorderanno per tutta la vita.
    Naturalmente c’era un numero almeno pari di genitori, accompagnatori e anche pubblico come il sottoscritto.
    Insomma, una manifestazione molto ben organizzata e un sicuro ritorno promozionale per gli scacchi.

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