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Libri sotto l’albero

Scritto da:  | 22 dicembre 2015 | 19 Commenti | Categoria: Libri

Libri per Natale 02E’ da qualche tempo che non parliamo più di libri ma in queste date non farlo sarebbe delittuoso, quale miglior regalo, infatti, che un bel libro?!? Senonaltro anche solo perché quando la hostess invita tutti a mettere i dispositivi in “modalità aereo” noi, mentre tutti gli altri abbozzano uno sbuffo di insofferenza, ce la ridiamo sotto i baffi, accendiamo le lucine di cortesia, e proseguiamo imperterriti la lettura del nostro croccante volume cartaceo imperterriti e felici…

Bene, allora assolutamente imprescindibile è un acquisto dal folto e interessante catalogo di Messaggerie Scacchistiche (anche per aiutare a sostenere il nostro sito) ed io tra tutti consiglio spassionatamente l’eccellente Qualche ora con Adolfo Anderssen, un volumetto assolutamente da non perdere, e sfido chiunque ad affermare il contrario, riuscitissimo corollario di biografia di uno dei sommi degli scacchi, partite capolavoro, aneddoti e piccole grandi storie di un affascinante tempo che fu la cui lettura ci regalerà magici momenti di incredibile soddisfazione, assicurato!

Bonus SociusUn altro piccolo capolavoro è il recentissimo Chess for Children di Sabrina Chevannes che consiglio vivamente a tutti i genitori alla ricerca di un volumetto agile e intuitivo per insegnare il nostro magico gioco ai propri bambini. Carta lucida, prezzo contenutissimo, spiegazioni chiare e coinvolgenti, insomma un piccolo gioiello. D’accordo, è in inglese ma questo sarà lo spunto per unire entrambe le cose: l’avvio agli scacchi e i primi passi in una lingua da cui difficilmente le nuove generazioni possono fare a meno. In ogni caso per chi proprio desidera rimanere ben piantato con la nobile lingua di casa nostra c’è sempre il riuscitissimo Il gioco degli scacchi di Roberto Messa e Maria Teresa Mearini che, ormai alla quinta edizione, rappresenta un autentico best seller del settore.

Chess for children

Tutto questo per Natale…

Befana che legge…per la Befana invece il libro che ci auspichiamo di trovare nella calza è l’ottimo Manuale dei finali per il giocatore agonistico del Maestro Fide Alessio De Santis …perché un altro libro sui finali quando ne sono stati scritti a bizzeffe?!? Perché -la risposta questa volta è di una semplicità disarmante- perché non si tratta del solito manuale di mille pagine che, prima di acquistarlo ci sembrerà criminale non avere ma una volta spesi i soldi per farlo lasceremo bello lì intonso a prender polvere sullo scaffale più alto e inaccessibile della nostra libreria, no, questa volta no… è stato scritto da un apprezzato istruttore e allenatore a cui lasciamo la parola per illustrare i motivi per cui occorre applicarsi con diligenza allo studio dei finali: “lo studio del finale è fondamentale per diventare Maestri: migliora il calcolo, la coordinazione dei pezzi, la visione strategica (…;) Alcuni Maestri e Grandi Maestri fanno figure barbine non risolvendo finali elementari.

Posizione dopo 140.Ra8

Kempinsky-Epishin, Bundesliga 2001, posizione dopo 140.Ra8

Epishin è un forte e noto GM eppure in questa occasione non ha saputo dare il matto “elementare” di Alfiere e Cavallo. Non aveva problemi di tempo, sembra che nel post-partita abbia detto che, a causa della stanchezza, non ricordava più quale fosse l’angolo corretto in cui dare matto! Il matto, a gioco corretto, è possibile solo nell’angolo dello stesso colore controllato dall’Alfi ere e lui cercava di mattare nell’angolo sbagliato. Qualche autore non spiega questo finale, reputandolo un finale raro che non vale la pena di studiare, che forse si incontra una volta nella vita. Non sono d’accordo, la stessa cosa è accaduta a centinaia di persone compresi molti altri Maestri, e anche se fosse l’unica volta della tua vita, sai che figura? …

Solodovnichenko vs Santolini, Padova 2012, posizione dopo 61.Rg2

Solodovnichenko – Santolini, Padova 2012, posizione dopo 61.Rg2

In questa posizione il nostro italiano ha perso l’occasione di fare lo scalpo della sua vita. D’accordo che non è un fi nale elementare, ma non vincere con tre pedoni in più senza che ci siano trucchi a impedirlo… Non ha vinto anche quando è rimasto con Re + Torre + 2 pedoni uniti contro Re e Torre avversari.

Posizione dopo 98.Tg8

Posizione dopo 98.Tg8

Una facile vittoria tecnica che si impara a livello di categoria nazionale/CM. Anche se tu sei solo poco più che principiante, saprai che entrambe queste posizioni erano vittorie teoriche.

Manuale Finali De SantisChe dire? Penso di avere tutti i libri sui finali pubblicati negli ultimi quattro decenni in Italia e nel resto del mondo eppure se ne debbo consigliare uno a chi si avvicina per la prima volta questo magico mondo credo proprio che suggerirei questo…

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


19 Commenti a Libri sotto l’albero

  1. avatar
    Michele Panizzi 22 dicembre 2015 at 23:42

    A proposito dello studio dei finali, qualcuno si espresse bene:
    prima dei finali, gli Dei hanno messo il mediogioco.
    Bisogna arrivarci al finale prima!




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    Giancarlo Castiglioni 23 dicembre 2015 at 08:46

    Poco tempo fa Max Tortarolo mi ha fatto una domanda che ogni giocatore di scacchi dovrebbe porsi: in che campo ti senti di essere più forte, in apertura, mediogioco o finale?
    Mi ha messo in difficoltà, ho dovuto pensarci su un po’ per rispondere.
    Ho concluso che sono più forte in finale.
    Però anche se ho salvato qualche finale perso, ho vinto pochissime partite in finale, perché quasi sempre ci arrivavo quando la partita era già decisa.
    Qualche volta mi è capitato di proporre la patta in un finale che mi sembrava ovviamente patto scoprendo poi che il mio avversario non aveva le idee tanto chiare e che continuando avrei avuto possibilità di vincere.




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    The dark side of the moon 23 dicembre 2015 at 11:17

    Grazie dei consigli Martin.
    Il libro di De Santis sui finali mi incuriosisce parecchio.
    Tempo fa lessi (studiai?) “da amatore a MI” di Jonathan Hawkins e debbo dire che non mi face una grande impressione… 🙁
    E’ palese a tutti che lo studio dei finali è basilare per migliorare il proprio gioco, i finali sono il sunto dell’apertura e del medio gioco, tutti i mezzi punti lasciati in questa della partita fanno la differenza tra un giocatore mediocre e uno decente.
    PS.
    Forse tra qualche tempo invierò in redazione un contributo su un finale che mi è capitato un mesetto fa veramente interessante finito patto ma che a gioco corretto potevo vincere.




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      DURRENMATT 23 dicembre 2015 at 11:46

      …per la verità Janowski(credo si chiamasse David Markelowicz)sosteneva che un incontro ben giocato dovrebbe essere deciso nel “mezzo gioco” 😉 …P.S.sfiziosissimo il volumetto su Anderssen.Auguri a tutti.




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        paolo bagnoli 23 dicembre 2015 at 18:14

        Janovski (giusto il nome) sosteneva che il medio gioco è la fase in cui la partita deve essere decisa. Ciò derivava dal suo carattere a dir poco “impulsivo” e dal fatto di essere un giocatore intuitivo. Parlando di lui Capablanca disse: “Trova quasi sempre la mossa migliore, ma se gli chiedete PERCHE’ è la migliore non ve lo sa spiegare”. Janovski ODIAVA i finali, troppo “scientifici” per i suoi gusti!




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          jas fasola 23 dicembre 2015 at 18:18

          Un evidente caso di cheating, allora 😉




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            paolo bagnoli 23 dicembre 2015 at 20:53

            :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:




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          DURRENMATT 23 dicembre 2015 at 20:17

          …sei un grande Paolo!Buone Feste.




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          Michele Panizzi 23 dicembre 2015 at 23:14

          Paolo , io non capisco niente di scacchi , pero’…

          Janowski era un artista : http://www.amazon.com/David-Janowski-Artist-Chess-Board/dp/1843821680/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1450908286&sr=8-1&keywords=Janowski++chess

          E poi , non basta saper trovare la mossa migliore?

          A me il finale fa l effetto di un libro mastro dove la precisione , no la pignoleria , regna sovrana ; come esempio vorrei indicare il finale della partita monstre di 52 mosse Capablanca Tartkower N Y 1922

          E anche qualcun altro la vedeva cosi’ : Per me la scacchiera è un campo di battaglia e non la tenuta dei libri contabili.(Il Mago di Riga)




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            DURRENMATT 24 dicembre 2015 at 11:19

            …fatti un regalo…”Prima muovi e poi pensa” di Willy Hendriks(da non confondersi con Jimi Hendrix)…P.S.adoro “uccio” Janowski! 😉




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              Mongo 24 dicembre 2015 at 13:42

              A me il libro ‘Prima muovi e poi pensa’ proprio non è proprio piaciuto… Anzi tra l’altro farò causa all’autore perché ha preso il titolo guardanomi giocare, io gioco proprio così! 😉




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              Michele Panizzi 25 dicembre 2015 at 22:49

              Lo consigli anche se non si condivide , anzi si detesta , la filosofia del libro ?
              Va bene per un giocatore che si trova
              al livello del matto del barbiere?




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      Martin 23 dicembre 2015 at 18:26

      Grazie Dark per l’apprezzamento. Aspettiamo con piacere il tuo contributo sui finali.
      Ah, prima che mi sfugga di mente… una curiosità sul libro di De Santis: è pieno di finali di giocatori di casa nostra e uno (Re e Donna contro Re e Pedone) in particolare ha per protagonista il nostro nuovo amico Roberto Condorelli, per la precisione a Praia a Mare nel 2010 😉




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        Mongo 23 dicembre 2015 at 18:31

        Ecco dove già avevo letto il nome di Roberto Condorelli! Gran bel libro. 😛




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        Roberto Condorelli 24 dicembre 2015 at 17:14

        Comprerò sicuramente il libro di De Santis, che si aggiungerà a quelli che ho sparpagliato in ogni dove nella speranza che la vicinanza fisica e la permanenza nel campo visivo generi una propagazione dalla carta al mio cervello almeno di qualche nozione.

        Lo comprerò anche perchè potrò miseramente farmi bello quando uscirò a cena con Angelina Jolie, sostenendo che scacchisticamente sono pure citato in quotati manuali.

        Peccato che se è vero che c’è un Roberto Condorelli scacchista , quello non sono (ancora io): mai stato a Praia a Mare ma soprattutto mai giocato un torneo. Il primo ce l’ho domenica 27, è amatoriale e sono teso come una corda di violino.

        A proposito di finali, so che per molti sono un punto debole. Per me il finale non è un punto debole, è un calvario.

        Come ho detto recentemente, sono contento di essermi messo a praticare gli scacchi con costanza solo a 47 anni: mi sono risparmiato decenni di sofferenza e frustrazione 🙂

        Buon Natale a tutti




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          The dark side of the moon 24 dicembre 2015 at 18:15

          Hai un omonimo siciliano, 2N Elo 1694.
          Così risulta dalla Federazione.
          http://www.torneionline.com/giocatori.php
          In bocca al lupo per il torneo.

          Buone Feste a tutti!!

          @Martin un augurio speciale e un sentito GRAZIE per il grandissimo lavoro che svolgi su questo bellissimo blog.




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          Martin 24 dicembre 2015 at 18:40

          Mah… allora è proprio un mistero perché questo è l’indice del libro in cui è menzionato il tuo finale:

          Indice Manuele dei Finali di Alessio De Santis

          e questa la posizione finale:

          Finale di Roberto Condorelli

          …ma mi sorge un dubbio: che si tratti di un semplice caso di omonimia?!? 😉




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            Roberto Condorelli 24 dicembre 2015 at 20:01

            Si tratta certamente di un caso di omonimia.

            In Sicilia il mio cognome è piuttosto diffuso. Io sono di Roma, ma mio padre veniva da Catania.

            Ora che ho scoperto che c’è un tizio con il mio nome con ELO 1694, posso tranquillamente ridurre le mie pretese e rinunciare alla conquista del titolo di campione del mondo: mi sarà sufficiente superare l’ELO di questo fellone.

            Che non sia io quello del finale illustrato sopra non ci sono dubbi. Io perderei sia con il bianco che con il nero: non credo che molti ne sarebbero capaci.




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            Mongo 25 dicembre 2015 at 00:20

            Ehi, tale e quale il finale che ho pareggiato con un CM (l’amico Giudici Alberto) nel torneo di Acqui Terme a novembre.
            Io ero il bianco; maledetto re lontano dall’azione.




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