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il solitario

Scritto da:  | 26 Marzo 2016 | 12 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri
Janowsky 00Esiste, nell’Europa dell’Est, una zona che ha visto passare, nel corso dei secoli, eserciti nordici, polacchi, russi, lituani, tartari. Si tratta di quella regione che oggi si trova dove si incrociano i confini della Polonia, dell’Ucraina, della Bielorussia e della Lituania. Come luogo “centrale” di questa regione si può considerare la città (oggi bielorussa) di Vawkavysk. La sua data di fondazione risale all’anno 1005, ed essa fu da sempre, grazie anche alla sua cinta muraria, un luogo di fiorenti scambi commerciali tra popolazioni nordiche (esiste ancora una collina detta “Montagna Svedese”;) e slave.
Janowsky 03Nel 1868 la città era saldamente in mano allo zar, che pochi anni prima aveva represso nel sangue un tentativo di rivolta popolare. Il 25 maggio di quell’anno vi nacque Dawid Markelowicz Janowski da una famiglia di fede ebraica; in effetti, metà della popolazione cittadina (che all’epoca assommava a circa diecimila abitanti) era di fede ebraica, e la locale sinagoga era molto più frequentata della cattedrale cristiana di San Venceslao.
In casa Janowski si parlava polacco e si giocava a scacchi, passatempo molto diffuso tra le popolazioni ebraiche della MittelEuropa. Il giovane Dawid dimostrò ben presto una notevole capacità di penetrare i segreti del gioco, anche se, fin dall’inizio, rivelò un carattere impulsivo ed insofferente nei confronti dei finali, che rimasero sempre il suo punto debole. Era un giocatore “intuitivo”, che sapeva quasi sempre cogliere l’essenza della posizione per sfruttarla con grande acume tattico, ed aveva una predilezione quasi maniacale per la coppia degli Alfieri (parecchi anni dopo, Alekhine suggerì al suo allievo Arturo Pomar di studiare le partite di Janowski per comprendere le potenzialità della coppia degli Alfieri).
Magro, di media statura, lievemente miope (utilizzò per parecchi anni lenti a pince-nez), sofferente di una tubercolosi che con gli anni si aggravò fino a portarlo alla tomba, fin da giovane Dawid inalberò un paio di baffi estremamente curati che, unitamente al suo sempre impeccabile abbigliamento, ne facevano un tipico rappresentante della piccola borghesia della Belle Epoque. Per nulla “piccolo borghese” era invece la sua propensione al gioco d’azzardo, corrispondente comunque al suo temperamento: era capace di giocarsi in poche ore somme considerevoli, così come disponeva, a volte, di altrettanto notevoli somme frutto di una serata fortunata. Giocava anche a bridge, a whist, e non disdegnava alcun tavolo da gioco. Scacchi, carte e roulette: questa fu la sua vita fin da quando, a poco più di vent’anni, decise di lasciare la città d’origine per trasferirsi a Parigi.
Janowsky 02Comparve al circolo scacchistico parigino e non esitò a sfidare i migliori giocatori locali, con poste in palio variabili: li battè tutti grazie al suo stile aggressivo (“Attaccare, attaccare” era il suo motto), con sacrifici che a volte, dopo approfondite analisi, si rivelarono azzardati, ma che sulla scacchiera funzionavano quasi sempre. Parigi non contava, in quel periodo (siamo all’inizio dell’ultima decade del XIX secolo), giocatori di alto livello, e la fama di quel giovane russo-polacco si diffuse rapidamente anche oltre i confini della Francia. Nei suoi commenti ad una partita di Janowski contro Goetz (1891) Cigorin scrive: “Un giovane dilettante russo, tale Janowski, è comparso alla Régence, sconfiggendo la maggior parte dei giocatori” e prosegue descrivendo lo stile di Janowski come “affascinante” anche se non del tutto esemplare nel suo svolgimento.
Janowsky 04Nel giro di pochi mesi Janowski divenne l’argomento di interesse e di discussione nell’ambiente scacchistico parigino. Viveva grazie alle poste vinte agli avversari ed alle esibizioni, anche alla cieca oppure in simultanea, ma la sua tutt’altro che celata ambizione era quella di entrare nel grande giro internazionale. Nel 1894, finalmente, Janowski partecipa ad un tornreo di buon livello, il Congresso tedesco tenutosi a Lipsia, e si piazza al sesto posto con 10 1/2 su 17. E’ in questa occasione che si manifesta anche la sua irrimediabile avversione per la patta, risultato che accetta praticamente quando rimangono in campo i Re nudi (e ciò sarà lungo tutto la sua carriera) e la sua altrettanto forte avversione per abbandonare anche in posizioni disperate, in attesa di un improbabile errore dell’avversario. A Lipsia vince dieci volte, perde sei, e patta una sola volta. Due anni dopo, a Norimberga, è quinto, intascando i 600 marchi previsti per quel piazzamento e che finiranno inevitabilmente sul tavolo verde; le sue sconfitte contro Tarrasch e Showalter confermano la sua repulsione per l’abbandono in posizioni disperate, e ciò gli guadagnerà una certa dose di antipatia da parte dell’ambiente, unita tuttavia all’incondizionata ammirazione per il suo stile aggressivo e spericolato.
Si accresce, tuttavia, la sua fama di “mina vagante”, estremamente pericoloso nel medio gioco viste le sue innegabili doti di fantasia e di inventiva. Muove rapidamente (non sarà mai in crisi di tempo) e, pur avendo ottime dosi di analista, resta un giocatore istintivo che mette in difficoltà gli avversari grazie all’inesauribile vena tattica.
Nel 1901, al grande torneo di Montecarlo, regolato da una cervellotica formula, Janowski intasca i 5000 franchi del primo premio. La sua vittoria contro Cigorin costituisce un chiarissimo esempio dell’uso che Janowski riesce a fare della coppia degli Alfieri, contrapposta alla coppia di Cavalli di Cigorin. L’anno seguente, nella stessa località, Janowski è terzo e lascia sul tavolo della roulette i 2000 franchi di premio.
Janowsky 01Ha trovato un fanatico ammiratore in Leo Nardus, ritrattista di fama e commerciante di opere d’arte, milionario (vedere il mio articolo su questo stesso sito: “Un singolare personaggio”;) e, probabilmente, falsario. Nardus prende lezioni di scacchi da Janowski e lo ospita nella sua sontuosa residenza nelle vicinanze di Parigi, lo appoggia nella sua richiesta di ottenere la cittadinanza francese ed a volte lo segue nelle sedi dei tornei. Janowski nel frattempo vince ad Hannover ed a Vienna (1902) e viene invitato, nel 1904, al grande torneo di Cambridge Springs dove è secondo ex aequo col campione mondiale Lasker, alle spalle del vincitore Marshall. Anche in questa occasione Janowski conferma la sua repulsione per la patta (soltanto due) e, in alcune occasioni, la relativa fragilità dei suoi impianti di gioco e la sua avversione per i finali (vedere la sua partita contro Fox).
Nel 1905 è a Barmen, dove vince il torneo ed i relativi 1500 marchi, dopo un testa a testa fino all’ultimo turno con Marshall e Maròczy (quest’ultimo primo ex aequo).
Ha raggiunto, ormai, l’Olimpo scacchistico, e Nardus prova per lui una autentica adorazione, tanto da concepire un incontro col titolo mondiale in palio contro Emanuel Lasker e contribuire sostanziosamente di tasca propria alla stake pretesa dal campione mondiale. Le trattative proseguono e l’incontro per il titolo, preceduto da un paio di incontri “di esibizione” a Parigi, si gioca a Berlino. Janowski ne esce con una clamorosa sconfitta, che fa il paio con quella subita qualche anno prima da parte di Marshall. Janowski, in effetti, non sopporta il trovarsi di fronte, giorno dopo giorno, lo stesso avversario.
Resta il fatto che i rapporti tra Nardus e Janowski rimasero incrinati dalla pesante sconfitta berlinese. Quel volpone di Lasker, infatti, sapeva chi aveva di fronte ed aveva avviato il gioco verso linee nelle quali Janowski non poteva trovarsi a proprio agio: Nardus, a sua volta, pareva caduto in un innamoramento per Marshall, altro tattico sopraffino.
Janowsky 06Negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale Janowski (ormai cittadino francese) non aveva avuto un’intensa attività agonistica, ma il torneo di Scheveningen del 1913 lo aveva visto tra i protagonisti. Secondo, a mezzo punto dal vincitore Alekhine che, alla vigilia dell’ultimo turno aveva potuto festeggiare la vittoria del torneo in anticipo, pagò a caro prezzo la sua idiosincrasia per i finali, sconfitto dal britannico Yates che, con un gioco solido ed attento, lo spogliò di diversi Pedoni entrando in un finale di Re e Pedoni facilmente vinto. Giocò a San Pietroburgo, dove non riuscì ad entrare nella fase finale del torneo, poi diversi giocatori scesi in campo a Scheveningen si spostarono in Germania, a Mannheim, dove il torneo venne interrotto a causa dello scoppio del conflitto mondiale: dopo undici turni Janowski galleggiava a metà classifica con 6 punti e mezzo, mentre Alekhine sembrava avviato ad un nuova affermazione di prestigio.
Venne internato dai tedeschi come “cittadino di Potenza ostile” ma dopo poco rilasciato, anche in considerazione delle sue condizioni di salute e, ormai abbandonato da Nardus (da lui definito, nel corso di una analisi, un “idiota scacchistico”) decise di trasferirsi negli Stati Uniti dove, nel 1916, vinse il torneo di New York ex aequo con Oscar Chajes e precedendo Capablanca. I suoi anni d’oro, tuttavia, erano ormai alle spalle, anche se il suo stile restava quello di un tempo. Fu secondo ex aequo con Kupchik e Kostich al torneo indetto dal miliardario Rice, ed i suoi successi in terra americana sono quello del 1921 ad Atlantic City e del 1923 (terzo classificato) a Lake Hopatcong. Nemmeno negli Stati Uniti riuscì a stringere amicizie; solitario come sempre, a causa del suo carattere altezzoso, fece ritorno in Europa dove ormai stavano spuntando all’orizzonte nuovi protagonisti.
La sua salute continua a declinare; le ultime immagini che abbiamo di lui sono quelle di una persona sofferente, non più abbigliata con gli impeccabili completi di un tempo ma infagottata in un cappotto di qualche misura più largo del necessario. La sua ultima apparizione in manifestazioni di alto livello è quella del 1925 a Marienbad, dove è 14° su 16, ma dove la sua adorata coppia di Alfieri riesce a sconfiggere Saemisch e dove il suo senso tattico costringe Gruenfeld alla patta.
Lo invitano al torneo francese di Hyéres del 1926, dove giunge secondo in un campo di concorrenti decisamente debole, alle spalle del non eccelso Baratz.
Janowsky 05La fine si avvicina e Dawid Janowski muore il 15 gennaio 1927, consumato dalla tubercolosi.
Scegliere una sua partita per illustrarne lo stile è veramente difficile. Si possono soltanto considerare, a fini puramente statistici, le sue prestazioni contro l’ormai anziano Steinitz (5 vittorie di Janowski e 2 di Steinitz), Cigorin (17 vittorie di Janowski contro le 4 del russo) e contro un altro supertattico della scacchiera, Blackburne (6 vittorie contro due sconfitte). Negli otto incontri con Alekhine il totale risulta in parità (due vittorie per parte), mentre il suo score è pesantemente negativo contro Lasker e Capablanca.
E ora gustiamoci insieme la partita (Ostenda 1905) contro Tarrasch (primo premio di bellezza, 250 franchi offerti dal professor Rice).

avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


12 Commenti a il solitario

  1. avatar
    fabrizio 26 Marzo 2016 at 09:52

    Un perfetto ritratto di un giocatore assai interessante, forse a torto giudicato “minore” da molti. Grazie Paolo

  2. avatar
    danilo 26 Marzo 2016 at 14:56

    bellissimo articolo Paolo, se lo permetti lo raccoglierei (questo e gli altri tuoi, sui personaggi importanti) in una collana/raccolta. Se Janowski si puo’ ritenere ad un passo dal titolo mondiale, visti i suoi risultati, li intitolerei “ad un passo dalla vetta” viceversa il titolo potrebbe essere “figli di un Dio minore”.
    ps. a proposito delle tue citazioni storiche, non so se hai visto il mio appunto sulla divisione delle ere scacchistiche, mi piacerebbe avere il tuo parere.

    • avatar
      DURRENMATT 26 Marzo 2016 at 15:07

      …suggerirei “Bastardi senza gloria”. 😉

    • avatar
      paolo bagnoli 26 Marzo 2016 at 20:43

      Non l’ho visto e chiedo scusa. Dove lo trovo?

  3. avatar
    DURRENMATT 26 Marzo 2016 at 15:03

    …utilizzava i due alfieri con tale perizia che gli americani presero a chiamarli “i due Jan” nel periodo in cui rimase nel loro paese.Fu un gran maestro dell’attacco e giocò sempre per vincere…un vero signore.

    P.S.avevo notizie diverse circa la fine di Janowski(morì mentre si stava dirigendo a Hyères per partecipare a un torneo)…evidentemente inesatte.

  4. avatar
    Enrico Cecchelli 26 Marzo 2016 at 20:28

    Bravo Paolo…. Uno dei miei eroi preferiti!

  5. avatar
    Mongo 26 Marzo 2016 at 23:51

    Che bel ritratto, bravo Paolo! 😉

  6. avatar
    The dark side of the moon 27 Marzo 2016 at 10:11

    L’idiosincrasia di Janowski alla patta è inversamente proporzionale alla propensione di giocare per vincere di Giri 😉
    Comunque, a mio modesto parere, un giocatore cosi senza mezze misure e con una scarsissima propensione ai finali non poteva essere considerato più di quanto non lo è stato.
    Grazie Paolo per il tuo ennesimo ottimo lavoro!
    Buona Pasqua a tutti gli amici 😉

  7. avatar
    The dark side of the moon 27 Marzo 2016 at 10:14

    *direttamente proporzionale*

  8. avatar
    Fabio Lotti 28 Marzo 2016 at 10:35

    Un bel pezzo su un campione che merita.

  9. avatar
    Ivano E. pollini 4 Maggio 2018 at 10:14

    Come al solito, un ottimo articolo di Paolo Bagnoli. Anche originale.

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