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i Re degli scacchi: Paul Morphy

Scritto da:  | 19 Febbraio 2016 | 27 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Agli altri aggiungo questo breve profilo che proprio mi mancava.

Paul Morphy 2Chi gioca con lui deve lasciare ogni speranza di coglierlo di sorpresa perché vede tutto perfettamente chiaro; la sua forza, la sua invincibile forza, ecco la causa del suo successo e della sua immortalità; scacchista geniale nell’espressione più completa perché avanti in rapporto alla sua epoca; Maestro insuperabile nelle partite aperte; indomabile fantasia, impetuosità degli attacchi col fuoco delle combinazioni: in un incontro prenderebbe il sopravvento su qualsiasi degli scacchisti viventi oggi; una combinazione tra il talento naturale e una colossale erudizione. Ecco qualche giudizio ristretto e limitato all’osso di grandi campioni del presente e del passato su Paul Morphy.

Un peperino di nulla che ha lasciato una traccia indelebile nella storia degli scacchi e io me lo ricordo in una foto del match con Adolf Anderssen del 1858 a Parigi, lui piccoletto e dalla faccia d’angelo che incrocia i pezzi con il gigantesco avversario. Davide e Golia. A ripensarci un sorriso me lo strappa sempre. Almeno negli scacchi non prevale necessariamente la preponderanza fisica. Certo che Anderssen vinceva pure spesso che i suoi attacchi alla baionetta erano micidiali. “Attaccare, sempre attaccare!” gridava come un ossesso ed aveva battuto Howard Staunton considerato il più forte giocatore del tempo. Avercelo davanti non doveva essere un’impresa da poco ed io mi immagino l’assillo dei suoi avversari che dovevano alzare di una buona spanna gli occhi per beccarlo tutto nella retina. Ma Morphy, come ho scritto anche per Steinitz, non si lasciava certo intimidire (neppure dalla estemporanea apertura 1.a3 dell’avversario) e gli rifilò sette sberle che lo stesero al tappeto quanto era lungo e grosso (sette vittorie, due patte e due sconfitte).

Paul Morphy 5Dimostrò di essere il più forte di tutti, via. Già a dieci anni aveva battuto il maestro locale Rousseau e a dodici buttato giù Johann Jacob Löwenthal, un po’ buffo con i suoi enormi basettoni d’epoca, di ben altra forza (primo nei tornei di Manchester e Birmingham del 1857 e 1858) intascando 100 sterline e colpendolo nel profondo se alla fine del match dichiarò “Sono convinto di essere stato sconfitto da una forza superiore”.

D’altra parte per Morphy gli scacchi erano una tradizione di famiglia (giocavano tutti i maschi tra cui emergeva lo zio). Nato il 22 giugno 1837 a New Orleans fu praticamente un ragazzo prodigio, memoria strepitosa e voglia di conoscenza, a dimostrazione che l’ingegno va accudito con lo studio. Suoi testi di riferimento quelli di Philidor, di Bilguer, di Staunton e incursioni varie sulle migliori riviste del tempo. Niente problemi con le lingue che lui conosceva bene il francese, l’inglese, lo spagnolo e il tedesco (e forse ne ho tralasciata qualcuna). A vent’anni già avvocato, tanto per completare il quadro.

Paul Morphy 1Nel 1857 nasce il primo torneo americano di scacchi con i migliori sedici giocatori a eliminazione diretta. Chiaro che Morphy lo stravince mettendo sotto anche un tipetto come Louis Paulsen, uno dei primi sostenitori del gioco posizionale ripreso poi da Wilhelm Steinitz (nella storia il favoloso sacrificio di Regina in una partita con il Nero). L’anno dopo, attraverso i suoi amici, invita l’inglese Howard Staunton negli Stati Uniti per una sfida (a vederlo in foto mette un po’ di soggezione che lo sguardo truce non promette niente di buono) con queste parole Sir,—On behalf of the New Orleans Chess Club, and in compliance with the instructions of that body, we the undersigned committee, have the honor to invite you to visit our city, and there meet Mr. Paul Morphy in a chess match. Il più forte giocatore degli anni quaranta era uomo di grande cultura, studioso di Shakespeare, fondatore di riviste, profondo conoscitore delle aperture (suo il gambetto 1.d4 f5 2.e4!?) scrisse libri fondamentali, ideò addirittura quelli che sono chiamati i pezzi di Staunton (appunto) con i quali ancora oggi giochiamo. Insomma un pezzo grosso (non di legno questa volta), si direbbe, capace di venire al famoso caffè “La Régence” di Parigi (siamo nel 1843) e di battere il più forte giocatore francese, Saint –Amant, che lo aveva a sua volta bacchettato in un piccolo match precedente. Vincendo, sia l’avversario che ponzava di brutto prima di muovere i pezzi (da morire di sbadigli), sia la tifoseria infuocata degli spettatori parigini con un bel +11-6=4 (primo match in cui parteciparono anche i secondi, per Staunton furono Wilson, Evans e Worral). Ma lui rifiutò l’incontro con Morphy portando come scusa la stesura di un lavoro su Shakespeare e attaccandolo in maniera pesante (secondo Fischer ebbe proprio paura di perdere). E questo rifiuto avrebbe addirittura condizionato il futuro di Morphy, come ha scritto qualcuno (leggi Ernest Jones, psicanalista, per esempio).

Paul Morphy 6Allora la cosiddetta leggenda americana scende in Europa, precisamente a Londra, sfidando diversi giocatori fra cui ricordo Thomas Barnes che riuscì a vincere una partita con la singolare, e non consigliabile, difesa 1.e4 f6(?), poi si sposta a Parigi, si scontra con il campione di Francia Daniel Harrwitz che, insomma, almeno un paio di partite le vince (pure un bel finale di Torre nel Gambetto di Donna). Qui riceve pure la visita del principe di Galizia che lo vuole vedere attratto dalle sue partite pubblicate a Berlino. Appena lo incontra esclama “No, non è possibile! Lei è troppo giovane!”.

Per ingannare il tempo nell’attesa del match del secolo con Anderssen, di cui abbiamo già parlato, si esibisce con grande successo alla cieca e incontra avversari dal nobile pedigree, come il duca Karl Brunswick e il conte Isouard, che giocarono in consultazione nientepopodimenoche durante la rappresentazione del Barbiere di Siviglia al teatro dell’Opera (gli scacchi dappertutto!) e si beccarono un favoloso e famoso scacco matto con la Torre in d8.

Ritornato in patria fu accolto come il primo campione del mondo di scacchi, anche se non ufficiale. Come scrive David Shenk nel suo ottimo Il gioco immortale- Storia degli scacchi, Mondadori 2006, “Fu un exploit assolutamente sorprendente, era come se un giocatore di tennis sbucato dal nulla avesse partecipato e vinto a Wimbledon, poi al Rollan Garros e infine agli open degli Stati Uniti.” Applausi e doni della nazione fra cui “un tavolino di legno rosa intarsiato di perle e di argento, una scacchiera con le case di madreperla ed ebano e i pezzi d’oro e d’argento su piedistalli di corniola…Gli fu anche donato un orologio d’oro in cui i pezzi degli scacchi bianchi e rossi sostituivano i numeri sul quadrante.” (miezzeca!). Durante i festeggiamenti alla Columbia University si risentì con il presidente organizzatore per essere stato definito un giocatore professionista, dato che a quei tempi i giocatori di scacchi erano considerati alla stregua dei giocatori d’azzardo. A questo proposito ricordo che una ragazza giovane e ricca rifiutò addirittura la proposta di matrimonio del nostro campione proprio perché era un giocatore di scacchi! (ma guarda un po’).

SeparatoreLa sua fine è dolorosa come quella di altri campioni. Per chi vuole conoscerla più a fondo c’è il libro L’arcangelo degli scacchi – Vita segreta di Paul Morphy di Paolo Mauresing, Mondadori 2014. Si spense il 10 luglio 1884 nella sua città natale, dopo avere vissuto gli ultimi anni in profonda depressione. Su questa sua parte di vita stendo un velo pietoso. Me lo voglio, invece, ricordare attraverso i suoi momenti più belli, ovvero attraverso le sue partite con quel pizzico di ammirazione e di stupore che coglie noi comuni amanti dello splendido, nobile giuoco. Ogni tanto tiro fuori Paul Morphy – partidas completas di Rogelio Caparrós, Ediciones Eseuve, Madrid 1993, e scorrazzo festoso fra i suoi gioielli.

Paul Morphy 3Grazie, grazie davvero, indimenticabile Paul Morphy.

 

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


27 Commenti a i Re degli scacchi: Paul Morphy

  1. avatar
    Enrico Cecchelli 19 Febbraio 2016 at 18:03

    Sempre pregevoli le tue fatiche biografiche ! Un personaggio mitico che non ti poteva mancare. Bravo Fabio

  2. avatar
    Fede 19 Febbraio 2016 at 19:48

    La collana si arricchisce sempre più! Bravissimo Fabio, un grande grazie.

  3. avatar
    fabrizio 19 Febbraio 2016 at 21:06

    Mi associo ai meritati complimenti per Fabio. Certo Morphy è un personaggio gigantesco, che sembra fatto apposta per scatenare ogni fantasia riguardo la sua indiscutibile genialità e la sua fragile personalità.
    PS (per Martin): c’è un lapsus sulla data di morte (1884, non 1844).

  4. avatar
    Fabio Lotti 19 Febbraio 2016 at 21:28

    Grazie, Fabrizio, per la correzione.

  5. avatar
    Danilo 19 Febbraio 2016 at 21:32

    Ciao Fabio, un ottimo contributo alla tua collana dei Re, che conservo in tutti i suoi numeri.

  6. avatar
    Fabio Lotti 19 Febbraio 2016 at 21:32

    Approfitto dell’occasione per richiedere a Martin, ma anche ad uno di voi, la mail per “Soloscacchi”, dato che la mia posta elettronica non si apre da giorni e non ricordo bene la mail suddetta. Grazie.

  7. avatar
    danilo 19 Febbraio 2016 at 23:49
  8. avatar
    Michele Panizzi 20 Febbraio 2016 at 08:15

    Bellissimo ritratto, così bello che non lo sciuperò parlando di Eco.

    • avatar
      Fede 20 Febbraio 2016 at 08:38

      Di Eco mi vengon in mente le sue parole ogni volta che mi trovo a discutere con un credente, che è un po’ come giocare a scacchi con un piccione: “Potresti essere il più grande giocatore del mondo ma il piccione continuerà a rovesciare tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e camminerà impettito andando in giro con aria trionfante.”

      1
      • avatar
        Jas Fasola 20 Febbraio 2016 at 10:45

        quello, che non ha detto Eco, vale per certi credenti, certi non credenti, certa gente etc.

        • avatar
          Fede 20 Febbraio 2016 at 11:26

          io Dio non l’ho mai visto (tra parentesi, come sarebbe fatto??), quindi compete a chi ne sostiene l’esistenza fornirne l’evidenza, no?

      • avatar
        Michele Panizzi 20 Febbraio 2016 at 13:41

        Fede sta per Federico?
        Perché sai, sono d’accordo con te,
        ma il tuo nome e il tuo commento sono
        in confltto di interessi :)

        • avatar
          Fede 20 Febbraio 2016 at 19:28

          Sì, Federico: sa di nemesi, vero? 😉

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        Daniele 5 Giugno 2018 at 00:38

        Veramente squallido sfruttare l’ottimo articolo su Morphy per offendere i credenti

        2
        • avatar
          Doroteo Arango 5 Giugno 2018 at 11:37

          Sta sereno, Daniele: lassù Qualcuno vede e provvede! :(

  9. avatar
    Ramon 20 Febbraio 2016 at 08:25

    Ecco i link ai Re precedenti in rigoroso ordine di pubblicazione, dal più recente al più vecchio:

    Fischer
    Najdorf (fuori collana)
    Réti (fuori collana)
    Petrosian
    Nimzowitsch (fuori collana)
    Chigorin (fuori collana)
    Tarrasch (fuori collana)
    Rubinstein (fuori collana)
    Alekhine
    Steinitz
    Lasker
    Tal
    Capablanca
    Karpov
    Spassky
    Korchnoj (fuori collana)
    Botvinnik
    Reshevsky (fuori collana)
    Euwe
    Marshall (fuori collana)
    Kasparov

  10. avatar
    Fabio Lotti 20 Febbraio 2016 at 09:30

    Grazie, Danilo.

  11. avatar
    danilo 20 Febbraio 2016 at 16:26

    cosa vuol dire fuori collana? il titolo è: i Re… non… i campioni del mondo
    percio’ possiamo considerarla un’ unica opera? quando sarà’ terminata (a proposito sbaglio o manca smyslov campione del mondo anche lui?) la chiuderò in un ebook, se Fabio mi fornirà una breve biografia da includere a fine libro e se l’estro di Martin inventerà una bella foto di copertina. 😎

    • avatar
      Ramon 20 Febbraio 2016 at 19:30

      Giusto, e la collana su SoloScacchi è composta anche da tutti i ritratti stupendi di grandi e meno grandi scacchisti del passato dipinti via via da Marramaquis, cserica, Enrico Cecchelli, Paolo Bagnoli, Luca Monti, etc.

  12. avatar
    MAURIZIO D 20 Febbraio 2016 at 16:33

    Figura sempre affascinante, quella di Morphy. A proposito dell’orologio d’oro in cui i pezzi degli scacchi bianchi e rossi sostituivano i numeri sul quadrante, ricordo un bellissimo racconto di Fritz Leiber: Mezzanotte sull’orologio di Morphy; nel racconto l’orologio sembra possedere poteri magici tanto da rendere praticamente invincibili agli scacchi i “fortunati” possessori, peccato per gli effetti collaterali….E’ sempre un piacere leggere Fabio Lotti, sin dai tempi della rivista dell’Asigc Telescacco negli anni ’80.

  13. avatar
    Fabio Lotti 21 Febbraio 2016 at 08:50

    Caro Danilo
    mi impegnerò, con calma, anche su Smyslov, richiesto anche da altri lettori. Intanto venite qui http://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/letture-al-gabinetto/ e, se volete, speditemi pure qualche vostro consiglio anche su libri di scacchi che sarò ben contento di pubblicare. Grazie per eventuale visita.

    • avatar
      Mongo 21 Febbraio 2016 at 12:40

      Ehi Fabione, non ti dimenticare il lavoro su Winwar, numero 1.111.111 al mondo!! 😉

  14. avatar
    Fabio Lotti 21 Febbraio 2016 at 13:20

    Cercherò di ricordarmelo… 🙂

  15. avatar
    Fabio Lotti 6 Marzo 2016 at 11:30

    Per tutti gli amici scacchisti-giallisti e non sono uscite le letture di marzo http://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/letture-al-gabinetto/
    Grazie per eventuale visita.

  16. avatar
    ricky 14 Aprile 2017 at 21:56

    Paul Morphy… was a GENIUS.. a really fucking genius

  17. avatar
    mauro berni 5 Giugno 2018 at 10:29

    Bel ricordo di Canal e del Torneo di Capodanno.

  18. avatar
    Roberto 12 Gennaio 2019 at 20:22

    Bravo…mi hai fatto ritornare ragazzino…quando Paul era il mio idolo…e volevo diventare come lui.

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