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La linea di Przepiórka

Scritto da:  | 31 gennaio 2016 | 6 Commenti | Categoria: C'era una volta, Finali, Personaggi, Stranieri

Gennaio 1940 07Gennaio 1940, Varsavia.

L’inverno polacco è particolarmente duro. Le strade di Varsavia sono coperte da neve, posta in pile che mascherano i mattoni degli edifici frantumati dagli aerei della Luftwaffe. Gli occupanti chiudono tutti i circoli sportivi. Jan Kwieciński, consigliere di amministrazione di un circolo di scacchi di Varsavia, con l’accordo dei colleghi del circolo, riesce a portare a casa sua una quindicina di completi di scacchi, trasformando la sua abitazione al terzo piano di un vecchio edificio in via Marszałkowska in una caffetteria, per la quale ottiene una licenza. Il locale rimane aperto dalle 10 di mattina fino al coprifuoco, che dipende dalla stagione, solitamente le 20 o le 21. L’eccellente posizione della caffetteria e il fatto di essere aperta praticamente sempre permette agli scacchisti di Varsavia e dintorni di trovarvi un po’ di quiete.

Gennaio 1940 03Un giorno una trentina di appassionati si trovano “da Kwieciński”, cercando per qualche ora di dimenticare i cattivi pensieri. Tra di loro i maestri Mojżesz Łowcki, Dawid Przepiórka, Stanisław Kohn e Achilles Frydman. Ad un certo punto si sente un forte, caratteristico martellamento alla porta. Davanti agli scacchisti spaventati compaiono gli uomini della Gestapo che gridando ordinano di lasciare subito l’abitazione. I presenti sono arrestati e incarcerati in custodia cautelare, in via Daniłowiczowska. Vengono lasciati in una grande sala, comunque piuttosto stretta per così tanta gente, insieme a un ubriaco, o probabilmente un finto ubriaco ma in realtà una spia. I carcerieri, polacchi, fanno capire loro che devono prepararsi a una lunga permanenza. In carcere c’è una scacchiera e gli scacchisti chiedono ai carcerieri e ottengono di comprargli cinque completi di scacchi, pagando con i loro soldi, lasciati in deposito in carcere. Si decide per ammazzare il tempo di organizzare un torneo lampo con in palio il titolo di “campione di scacchi dei detenuti della Daniłowiczowska”. Kwieciński, scelto dai prigionieri come loro capo prigionia, fa da arbitro principale. Spesso il torneo viene visitato dal direttore della prigione e anche da diversi tedeschi. Vi partecipano una trentina di scacchisti, con partite di andata e ritorno, ne vengono quindi giocate oltre 800.

Un giorno Dawid Przepiórka tiene una lezione sui finali di Re e pedone contro Re.

Gennaio 1940 01

“Nella posizione che vedete il risultato della partita dipende da chi ha la mossa”, dice. “Se muove il bianco vince, se tocca al nero è patta. Per vincere questo finale, che vale per tutti i pedoni escluso quelli di torre, il re deve occupare la linea composta dalle tre case davanti al pedone. Queste tre case si trovano di due traverse sopra il pedone e, quando il pedone supera metà scacchiera, sono invece le tre case immediatamente davanti a lui. Per esempio, se il pedone è in d2 le case sono c4, d4, e4. Se il pedone è in d4 o in d5 le case che compongono la linea sono c6, d6, e6.

Con il pedone in d2 il Bianco vince ad esempio così: 1. Re2 Rc7 2. Re3 Rc6 3. Re4 Rd6 4. Rd4! Rc6 5. Re5 Rd7 6. d3! (6. d4? pareggia dopo 6. … Re7) Rc7 7. d4 Rc6 8. Re6 Rc7 9. d5 Rd8 10. Rd6 Re8 11. Rc7 e il Bianco vince.

Se invece toccasse al Nero, allora dopo 1. … Rd7 2. Re2 Rd6 3. Re3 Re5 il gioco sarebbe pari.”.

Uno degli scacchisti arrestati, Franciszek Damański, molti anni dopo dirà “avevamo molto tempo a disposizione, vitto e alloggio erano a posto – si curavano di noi – e se non la preoccupazione per i nostri cari eravamo tranquilli per la nostra sorte e non ci mancava nulla per essere felici”.

Dopo pochi giorni la maggior parte degli scacchisti viene rilasciata, ma vengono trattenuti quelli di origine ebrea. E’ la prima ondata repressiva. A chi è stato rilasciato arrivano voci su chi era rimasto in prigione. Dapprima che il torneo, secondo una versione, è stato vinto da Mojżesz Łowcki, secondo un’altra da Stanisław Kohn. Poi, che non sono più in prigione ma in un campo di concentramento o che già vi sono morti. Un’altra voce dice che nel 1942 Przepiórka ha inviato a un conoscente, da una città austriaca o tedesca, una lettera.

La “caffetteria” “da Kwieciński” continua a funzionare e a diventare una delle cellule di resistenza culturale, vi si disputano anche alcuni campionati di Varsavia ufficiosi.

Solo dopo alcuni decenni lo storico Tadeusz Wolsza scoprirà che i nomi di alcuni degli ospiti della caffetteria di Kwieciński (Przepiórka, Kohn, Łowcki, Abkin, Frydman, Rabinowicz) si trovano nell’archivio Ringelblum, negli elenchi degli arrestati fra il 18 e il 25 gennaio 1940. Dopo una breve permanenza nella prigione Pawiak  gli scacchisti sono stati giustiziati dai nazisti fuori Varsavia, a Palmiry, dove negli scorsi anni è stato aperto il museo del ricordo.

Zygmunt Szulce, tra gli scacchisti arrestati, in un articolo sulla rivista “Szachy”, nel 1949, ricordando quegli avvenimenti, definì la linea dei pedoni “linea di Przepiórka”.

Gennaio 1940 06Qui il sito facebook del museo.

avatar Scritto da: Jas Fasola (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a La linea di Przepiórka

  1. avatar
    paolo bagnoli 31 gennaio 2016 at 11:52

    Bravo Jas! Avevo scritto anch’io qualcosa su Przepiòrka (cfr. qui) ma questo pezzo arricchisce (siamo nei “giorni del ricordo”;) la storia del gioco e non solo quella. Grazie.




    0
  2. avatar
    fabrizio 31 gennaio 2016 at 13:00

    Ottimo! Tra l’altro storie come questa ci fanno capire che, anche in mezzo agli orrori e alle brutture della vita, gli scacchi possono essere un potente analgesico.




    0
  3. avatar
    Mongo 31 gennaio 2016 at 15:20

    Grazie Jas per questo tuo lavoro, dove storia e teoria scacchistica vanno a braccetto.
    Mi ricorda, con il dovuto rispetto per i protagonisti e la situazione tragica in cui erano coinvolti, l’ultimo torneo che ho organizzato nella ‘prigione’ dove lavoro: ‘condannati’ a 7,30 ore di lavoro giornaliero, con il divieto di organizzare attività ricreative all’interno dell’azienda, nello scorso dicembre siamo stati obbligati a giocare a scacchi, durante la pausa pranzo, fuori dalla ‘prigione’, ovvero nel cortile dell’azienda con temperature quasi sempre più vicine ai 5 gradi che non ai 10. 😕




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  4. avatar
    The dark side of the moon 1 febbraio 2016 at 12:22

    Storia e cultura.
    Bravo Jas!




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  5. avatar
    Enrico Cecchelli 1 febbraio 2016 at 13:40

    Bellissimo pezzo ! Complimenti!




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  6. avatar
    francesco comune 3 febbraio 2016 at 07:18

    La storia si ripete.
    Vigiliamo!




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