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Codex, conclusione

Scritto da:  | 12 Febbraio 2016 | 8 Commenti | Categoria: Racconti
Codex 02
La nostra conversazione venne interrotta da alcuni colpi alla porta della biblioteca. Avuto il permesso, il cameriere si affacciò annunciando: “Cavaliere, c’è il dottore”
“Ah, sì, grazie Giovanni, lo faccia entrare”
Mentre entrambi ci alzavamo, considerando a quel punto terminato il nostro incontro, fece il suo ingresso, reggendo la valigetta caratteristica della sua professione, una persona sui cinquant’anni. Mi salutò con un cenno del capo e si rivolse al padrone di casa: “Buongiorno cavaliere, come si sente oggi?”
“Come vuole che mi senta?” rispose l’interpellato con un breve sogghigno rivolto soprattutto a me “Come un condannato a morte in attesa dell’esecuzione” disse, togliendosi la giacca ed iniziando ad arrotolarsi la manica della camicia.
Il medico non replicò, e trasse dalla borsa lo sfigmomanometro. “Quante cerimonie inutili” continuò l’anziano padrone di casa. Afferrò una stilografica ed un piccolo foglio di carta sul quale, con la mano leggermente tremante, scrisse qualcosa per poi tendermi il foglietto: “Questo è il mio numero di cellulare. Può chiamarmi quando vuole”. Mi tese la mano: “La ringrazio per la sua disponibilità… per il momento”. Ricambiai la stretta di mano e tornai alla mia Saxo; un’ora dopo ero a casa davanti al computer.
Il racconto andava verificato: date, luoghi, persone. Fu ciò che feci nei giorni successivi.
Il fatto che Leonardo non conoscesse gli scacchi, in quegli anni, ed all’età di quasi cinquant’anni era assurdo. Una mente poliedrica come la sua doveva essere rimasta affascinata dalla complessità del gioco, ma era probabile che, a tutt’altre faccende affaccendato, non avesse seguìto i fondamentali sviluppi che le regole ‘a la rabiosa’ provenienti dalla penisola iberica avevano immesso nel gioco, che era in tal modo divenuto un gioco “diverso”.
Cavaliere, a questo lei non aveva pensato, vero?
Che Leonardo fosse stato alla corte di Mantova nel 1499 era assolutamente certo, anche se era rimasto deluso dalla scarsa disponibilità di denaro di Isabella; lui era Leonardo, perbacco!, e non lavorava per pochi spiccioli, quindi Isabella avrebbe dovuto accontentarsi di mantenere, come ritrattista di corte, l’anziano Mantegna il quale, come ritrattista, non la soddisfaceva. Da rilevare anche che la stessa Isabella era appassionata del gioco.
A Mantova Leonardo aveva probabilmente aggiornato le proprie conoscenze sugli scacchi, adeguando con rapidità il suo pensiero a quelle nuove rivoluzionarie regole, e chi poteva averlo istruito in proposito?
Vida aveva quattordici anni (o forse sedici, secondo alcune fonti) quando Leonardo giunse a Mantova; studiava i classici e, secondo l’ipotesi, giocava a scacchi, avendo appreso il gioco da Damiano. In età matura pubblicherà un poema in latino sul gioco (Scacchia ludus), testimonianza del suo amore per la scacchiera.
Codex 04
Damiano, fuggito dal Portogallo nel 1496 giunse in Italia all’inizio del ’97, spostandosi in diverse città. Aveva diciassette anni ed è plausibile che, di passaggio a Mantova, abbia insegnato il gioco a Vida secondo le “nuove” regole (‘a la rabiosa’;). Nel 1512 pubblicherà il suo trattato, sempre in Italia, nel quale non vengono contemplati arrocco e presa en passant, regole introdotte più tardi nella pratica comune.
(Ipotesi nell’ipotesi: Leonardo li conobbe entrambi?)
Più procedevo nel controllo dei dati, più spuntavano interrogativi.
Perché, ad esempio, nè Vida nè Damiano hanno lasciato traccia della loro eventuale frequentazione, in quel di Mantova, di Leonardo? Forse per non essere accusati di millanteria, o forse per non essere accusati di omosessualità, viste le chiacchiere che correvano in quegli anni sul conto di Leonardo?
Allo spirare del XV secolo le strade dei tre, secondo l’ipotesi principale, si dividono per mai più ricongiungersi: Leonardo si dirige a Venezia, Vida prosegue i suoi studi classici per poi prendere i voti, Damiano si mette in viaggio per la città dei papi dove eserciterà la professione di farmacista e dove darà alle stampe il Libro da imparare giocare a scachi.
Francesco Melzi è sicuramente il personaggio su cui s’impernia l’intero racconto. Allievo prediletto del Maestro fin dall’età di quindici anni, si affiancò a Giangiacomo Caprotti nell’aiuto all’artista, finendo quasi per soppiantare il Caprotti nelle simpatie di Leonardo; fu Melzi, infatti, l’inseparabile compagno degli ultimi anni di vita di Leonardo in Francia. Osservando i pochi ritratti che rimangono dei due, il sospetto di una predilezione di Leonardo per i bei guaglioni si rafforza…..
Tornando a bomba, il sunto che mi era stato fatto sul comportamento di Melzi corrispondeva agli elementi storici. Il fatto che, alla sua morte, il primogenito Orazio abbia ceduto l’intero carteggio leonardesco a Leoni, fedele suddito del monarca spagnolo, corrisponde al “cambio della guardia” avvenuto in quel periodo, quando Milano passò dalla dominazione francese a quella spagnola (“Francia o Spagna, purché se magna”). E anche qui ci siamo.
Pompeo Leoni, dopo aver lavorato per decenni per Madrid, cadde a sua volta in disgrazia (e siamo nel 1579-80) e vendette il carteggio un po’ alla volta, provocando la dispersione di parecchio materiale. E qui ci si ferma contro un muro invalicabile, che resuscita il dubbio sul fatto che Melzi abbia sepolto i fogli assieme al cadavere del Maestro, e ricostruire l’eventuale trafila che tali fogli possano aver subìto in quasi cinque secoli, in Francia, è decisamente impossibile.
Codex 03Leonardo, inoltre, aveva stretto amicizia in quel periodo con Luca Pacioli, il matematico a sua volta appassionato di scacchi ed autore di un trattato (De ludo scachorum) il cui manoscritto era stato rinvenuto nel 2006 a Gorizia, nel palazzo Coronini-Cronberg, grazie al bibliofilo Duilio Contin. Trovai alcuni articoli di Keene e di Eales che lanciavano l’ipotesi che le forme dei pezzi nei diagrammi del manoscritto fossero state ideate da Leonardo.
Un momento! Luca Pacioli? Dove ho letto qualcosa…? Ecco qua: quando Leonardo lascia Milano diretto a Mantova, è in compagnia di Luca Pacioli, ed insieme si fermano alla corte di Isabella per poi insieme ripartirne! Ma, allora, forse Pacioli già conosceva il gioco ‘nuovo’ e le sue regole, e a questo punto sia Vida che Damiano diventano comprimari senza importanza, oppure è vero il contrario, cioè che Pacioli e Leonardo abbiano appreso il gioco ‘a la rabiosa’ da Vida o da Damiano.
Mentre riflettevo su tutto questo, venni colpito da un’idea: se nel carteggio mostratomi a Varese comparissero analisi o diagrammi contemplanti prese en passant o arrocchi, si tratterebbe ovviamente di un falso! Mi maledissi per non aver osservato con maggiore attenzione quei fogli, cercai il numero di telefono del cavaliere e lo composi.
“Pronto?”  Una voce stanca, roca. “Pronto, cavaliere? Sono…” “Ah, è lei” Un colpo di tosse, poi: “Mi dica”
Ero imbarazzato: “Cavaliere, avrei bisogno di osservare a fondo quei fogli, potrei venire…”
“Sarei lieto di riceverla” rispose “ma non mi sento troppo bene. Potremmo rimandare alla prossima settimana?”
“Certamente, mi scuso per averla disturbata”
“La richiamerò io non appena mi sarò rimesso. Grazie per la telefonata”
Tre giorni dopo lessi, sulla prima pagina del quotidiano locale, l’annuncio della sua morte. Ogni mio tentativo di riesaminare quei fogli tramite i suoi eredi cadde nel vuoto, e non fui in grado di procedere oltre.
Cavaliere, ovunque Lei sia, spero, scrivendo quanto ho appena scritto, di averLa soddisfatta.
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avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


8 Commenti a Codex, conclusione

  1. avatar
    Roberto Cassano 12 Febbraio 2016 at 14:40

    Ho atteso con grande curiosità la fine di questo scritto in tre atti e, come al solito Paolo Bagnoli non mi ha deluso. Ne sono rimasto affascinato. Lessi parecchio nel 2006-7, e anche in seguito, sul “Ludo Schacorum” e sull’attribuzione/non attribuzione dei pezzi ivi disegnati dal grande genio Leonardo. Andai anche agli Uffizi per vedere la mostra gratuita (!!) dedicata al manoscritto ritrovato e, in seguito, acquistai anche un set di scacchi ‘Pacioli’ in legno colorato rosso e blu. All’autore, un bravo e un grazie.
    Tamerlano

    • avatar
      Scaletta 12 Febbraio 2016 at 21:39

      Quoto in toto. Bagnoli non delude mai: sempre accuratissimo, originale e dalla lettura godibilissima. Alla prossima.

  2. avatar
    fabrizio 13 Febbraio 2016 at 09:39

    Sempre grazie a Bagnoli per questi gioielli. Non avendo preparazione storica adeguata mi rimane il dubbio: è una storia soltanto verosimile o è in parte vera?

  3. avatar
    Filologo 13 Febbraio 2016 at 12:55

    Gli scacchi ‘Pacioli’ non mi hanno mai convinto. Indipendentemente dal fatto che i diagrammi siano stati o meno disegnati da Leonardo, resta evidente che i pezzi sono stati ideati per una rappresentazione bidimensionale, e vanno perciò confrontati con altri diagrammi del tempo, non con pezzi di scacchi realmente esistenti. Nessuno di noi cercherebbe di ottenere dei pezzi Staunton dai diagrammi attualmente in uso. Tutto il resto è solo un’abilissima operazione commerciale.

  4. avatar
    paolo bagnoli 15 Febbraio 2016 at 21:25

    Caro Filologo (ci conosciamo?), chiedo scusa per le mie fantasie “storiche” (che parolona!) che, a quanto pare, non sono eccessivamente gradite. Vedrò di astenermene in futuro, anche se certi istinti sono irrefrenabili. Alla mia età chiedo un po’ di comprensione…..

  5. avatar
    Filologo 15 Febbraio 2016 at 23:23

    Caro Bagnoli (no, non ci conosciamo, ma io ho letto tutti i suoi libri), mi dispiace di aver dato l’impressione di non aver gradito il suo scritto (il suo stile mi piace moltissimo). In realtà il mio commento era stato originato da quello di Roberto Cassano, che ha comprato un gioco di scacchi ‘Pacioli’. Il riferimento è alla nota vicenda del ritrovamento del manoscritto di Pacioli De ludo scachorum, i cui diagrammi sono stati attribuiti a Leonardo da Vinci (anche il pregevole racconto qui pubblicato parte da tale vicenda). Naturalmente l’attribuzione è soltanto indiziaria, ed è frequente che studiosi in cerca di notorietà di tanto in tanto mostrino di aver fatto grandi scoperte (ricordo un caso di presunti disegni di Caravaggio conservati al Castello Sforzesco, poi sgonfiatosi). Qui però la fondazione Coronini Cronberg, proprietaria del manoscritto, è andata oltre. Si è affermato che Leonardo avrebbe disegnato un vero gioco di scacchi, reale, poi riprodotto nei disegni. Il set è stato prodotto e commercializzato, nonché ampiamente lodato per le perfette proporzioni e l’ardito disegno a tutto tondo, che ravvisavano l’ombra del genio. A me già allora vennero in mente le obiezioni che ho scritto sopra, che considero ragionevoli, e l’innocente acquisto del signor Cassano è stato l’occasione per parlarne. Se ho dato l’impressione di voler dire qualcos’altro, me ne scuso.

    • avatar
      paolo bagnoli 16 Febbraio 2016 at 17:25

      Caro Filologo, grazie per il gradimento e per le spiegazioni; in effetti, io conoscevo unicamente la “notizia” ma non la polemica – a quanto pare fondata – che la seguì. In base a quanto scrivi (ci diamo del tu, vero?) si trattò di una delle tante bolle di sapone speculative che ci allietano di tanto in tanto. Nuovamente grazie per le precisazioni.

  6. avatar
    Tamerlano 18 Febbraio 2016 at 22:04

    Buonasera a tutti e mi scuso per il ritardo ma soltanto adesso ho letto il commento di Filologo al quale, non avendo tempo ora, cercherò di rispondere entro domani anche se non mi pare abbia domandato qualcosa direttamente a me. Comunque rileggerò meglio domani il suo commento ed eventualmente scriverò qualcosa…

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