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Pei mercatini della vecchia Europa…

Scritto da:  | 8 ottobre 2016 | 9 Commenti | Categoria: C'era una volta, Curiosità, Personaggi, Stranieri

Mercatini 01A volte, si legge sui giornali. Un mercatino della vecchia Europa, quasi sempre nel sud della Francia. Qui, sotto le tende colorate, fra il profumo del savon de Marseille e le infinite sfumature di colore delle herbes de Provence, tiene la sua caotica bancarella un rigattiere, che propone ai turisti qualche quadretto senza pretese, annerito dalla polvere e dal tempo. A volte, una di quelle croste, acquistata da un amatore di buon gusto, ripulita e restaurata, si rivela un capolavoro dimenticato di qualche grande maestro impressionista, e fa ricco il suo compratore. A volte.

Molto più spesso, il percorso è inverso: lanciando una distratta occhiata sulla merce del robivecchi, al turista incauto sembra di riconoscere, raggrumita nell’olio e nel nerume, la firma di un pittore di prima grandezza. Il dettaglio influenza il giudizio sull’opera che adesso, nonostante le cattive condizioni di conservazione, ci sembra veramente bella. Una breve trattativa col mercante, pagando magari anche un po’ caro il quadro, e lo si porta a casa, ansiosi di farlo stimare. L’expertise, però, delude le attese: l’autore è un oscuro omonimo del grande maestro X, una schiappa, un volgare plagiaro. La crosta resta tale. Abbiamo comprato un esausto epigono della Scuola di Posillipo, una Peinture d’Épinal da dozzina, la copia identica di una Damina in rosa di Pietro Scoppetta. E non ci piace più.

Mercatini 02

Oggi voglio presentarvi un abbaglio che ho preso io… non un quadro, no. Una semidimenticata partita a scacchi. L’ho scoperta nel libro di Egon Varnusz su Lasker, e l’ho amata subito: exhibition game, scriveva l’autore, Nimzowitsch-Lasker, Berlin 1910. Voi capirete, la tentazione era troppo forte: presentare al colto pubblico di SoloScacchi una perla semidimenticata del Campione del Mondo, una pubblica sfida con Nimzowitsch, il profeta della Blockade, nella Berlino del 1910, per il pubblico – chissà – di un grande caffè. A poco a poco, sistemavo i dettagli… Nimzowitsch aveva giocato la variante di cambio della Spagnola, certo un’ardita scelta dettata da motivazioni psicologiche… Lasker con quella variante aveva annichilito giocatori come Čigorin, Tarrasch, Janowski, e ora Aaron l’iconoclasta lo costringeva a combattere contro le sue stesse armi… il pezzo che prendeva forma nella mia mente era davvero titanico.

C’era un però: la partita, pubblicata anche nel bel libro sulla variante di cambio della Spagnola del Maestro Falchetta, era accompagnata in alcune fonti informatiche da analisi dello stesso Lasker. Questo dettaglio non mi lasciava tranquillo: da dove venivano quelle analisi? Nel Manuale degli scacchi non c’era traccia della partita. Il Lasker’s Chess Magazine, la formidabile rivista del campione, aveva chiuso già nel gennaio del 1909. E io ce lo vedevo sempre meno Lasker, a commentare una partita da parata. La temuta risposta, che i libri non riuscivano a darmi, arrivò a un certo punto dalla consultazione di un database: Nimzowitsch-Lasker (Ed.), Berlin 1910…

NO! Non di nuovo l’altro Lasker! Ditemi la verità, quando avete scoperto che in Lasker-Thomas il giocatore che sacrificava la Donna per arrivare a mattare il Re avversario sulla prima traversa non era Emanuel, ma suo cugino alla lontana Edward, non ci siete rimasti malissimo?

Ed ecco che l’ingegnere, il dilettante, torna a scipparmi il capolavoro che tanti libri attribuiscono al Campione del Mondo. Confesso, però, che nonostante la delusione ardente non cambio giudizio sulla partita. In più, il racconto che ne fa l’autore, nel suo libro Secrets I Learned from the Masters (da qui venivano le famigerate analisi!), ha tutto il fascino della Belle Époque. E allora, vogliate seguirmi e tuffiamoci nell’atmosfera della Berlino del 1910.

Mercatini 03Diceva Mark Twain che a Berlino si può imparare qualsiasi cosa, fuorché il tedesco. Ora, questa cosa del tedesco non saprei, ma mi è difficile immaginare un posto al mondo dove gli scacchi si studiassero più seriamente che nella Berlino di inizio Novecento. Le aule deputate all’apprendimento erano i numerosi caffè dove, nella giovane capitale di uno stato di recente costituzione, i viaggiatori lungo la direttrice Parigi-San Pietroburgo scambiavano a velocità vertiginosa idee, merci e… novità teoriche. Luoghi come il Cafè Royal e il Cafè Bauer erano sedi di match e tornei di ogni genere, ma la Mecca degli scacchi berlinesi era senz’altro il caffè annesso all’Hotel Kaiserhof, fra Wilhelmsplatz e Zietenplatz.

La riunificazione tedesca richiamava a Berlino politici e uomini d’affari: vicino alla Cancelleria del Reich aprì così un albergo nuovo dal lusso sfrenato, con luce elettrica, telefono e bagno in ogni camera, riscaldamento centralizzato e ascensori. Accanto a tanto sfarzo, il Kaiserhof manteneva anche un caffè in stile viennese: qui, al prezzo di una consumazione, gli scacchisti più influenti della città trovavano ospitalità e, fra un Melange e un’Apfeltorte, si tenevano le lezioni dell’Università degli scacchi. Di quel mondo, purtroppo, non resta traccia: il Kaiserhof crollò sotto i bombardamenti inglesi del 1943, e al suo posto oggi si trova la lugubre ambasciata della Corea del Nord, che racconta un tempo diverso, la storia di due Germanie e di un pianeta diviso in blocchi contrapposti lungo un unico muro cittadino.

Mercatini 04

Che professori, al Kaiserhof! Il destino aveva voluto riunire a Berlino i migliori giocatori della diaspora tedesca: a un tavolo siede Richard Teichmann, reduce dai suoi studi filologici in Inghilterra, dove ha approfondito la conoscenza dell’antico inglese e dell’antico francese. Ora vive di scacchi: gioca contro gli avventori del Caffè per pochi soldi, e durante la partita canticchia motivi popolari appresi in Gran Bretagna, dapprima sottovoce, poi, a poco a poco che la trionfale conclusione dell’incontro si avvicina, in tono sempre più alto. Riccardo quinto, però, come in tanti chiamano il Maestro, è prima appassionato e poi professionista, e se qualcuno propone da qualche parte una nuova mossa in apertura lascia tutto e va ad offrire il suo autorevolissimo parere.

Un altro tavolo è riservato al Weltmeister in persona: Emanuel Lasker, ritornato da poco in Europa dall’America, aveva difeso in città il titolo contro Schlechter all’inizio del 1910, e al Kaiserhof viene col fratello Berthold. I due non giocano mai, ma analizzano con passione tutte le novità giocate nei più grandi tornei del momento e, se al tavolo si siede anche Leonhardt, allora si indagano a fondo i segreti della Partita dei Quattro Cavalli. Sorprendentemente, una sera qualsiasi, è il campione a rivolgere la parola al suo omonimo studentello: una cugina di Edward ha sposato il famoso filosofo Ernst Cassirer, ed Emanuel non ha pace finché non riesce ad ottenere un incontro con l’esimio neo-kantiano. L’incontro fu all’origine di una lunga serie di passeggiate… di qui nacque lo spunto per il trattato filosofico di Lasker Das Begreifen der Welt (La comprensione del mondo), e chissà che non rechi traccia di quelle discussioni anche il capolavoro di Cassirer, Substanzbegriff und Funktionbegriff (Sostanza e Funzione), apparso proprio nel 1910. Ora, immaginatevi un attimo il nostro Carlsen che discetta di forme a priori e imperativi categorici, e chiedetevi se in questi cento e passa anni non ci siamo persi qualcosa…

Mercatini 08

L’interesse principale di Emanuel in quel periodo è costituito, stranamente, dal Go: al Kaiserhof arrivano giornali da tutto il mondo, e Edward ha trovato delle rubriche di Go su un quotidiano giapponese. In qualche modo, è riuscito a riprodurre le partite e ha insegnato il gioco a Emanuel, che ne è entusiasta. Così, un terzetto formato da Emanuel, Edward e Max Lange (no, non è quello dell’Attacco, è morto undici anni fa… no, non è un nipote… no… insomma, posso andare avanti?) entra al Club giapponese di Berlino per sfidare un giocatore nipponico in carne e ossa. L’esito dell’incontro è imbarazzante: il Maestro dagli occhi a mandorla offre nove mosse di vantaggio ai suoi improbabili avversari. In termini scacchistici, è come se giocasse senza la Donna… insomma, una Donna di vantaggio a due Lasker! E però, mossa dopo mossa, l’imperturbabile orientale acquista una schiacciante superiorità, e vince, con quella faccia da samurai cui il Bushido vieta di mostrare la minima soddisfazione per aver sconfitto gli avversari. All’uscita, Lasker senior è irrefrenabile: «è inconcepibile che un gioco sommamente matematico come il Go sia dominato dai Giapponesi! Il Giappone non ha fornito il benché minimo contributo allo sviluppo della matematica! No, no… bisogna organizzare un viaggio a Tokio e cercare di capirci qualcosa!» Va da sé, dopo qualche tempo il trio teutonico cominciò a uscire vincitore dal Club giapponese senza ricevere alcun vantaggio…

Un viaggio a Tokio… bisognerebbe avere il tempo… in realtà, forse, Lasker junior tempo ne avrebbe avuto anche troppo: la grande Università tedesca è straordinariamente indulgente per chi voglia frequentare la parallela Università del Kaiserhof. La frequenza dei corsi non è obbligatoria, e gli esami si tengono solo alla fine del secondo e del quarto anno… Il giovane Edward ci metterà infine sette anni e mezzo per laurearsi in Ingegneria, faticando non poco a superare i periodici interrogatori della madre, che non riesce a capire perché il dotatissimo figlio sia così lento negli studi.

Altri erano riusciti decisamente meglio di lui a conciliare l’Università del Reich con quella di Caissa: per i rampolli russi di buona famiglia una laurea in un’Università tedesca era un titolo irrinunciabile, e così era stato anche per Ossip Bernstein. Laureatosi brillantemente in giurisprudenza ad Heidelberg, era diventato un famoso avvocato, e i suoi interessi si dividono fra la Russia e Parigi: due guerre mondiali lo porteranno due volte alla rovina, e due volte sarà in grado di ricostituire il suo patrimonio. Nel corso dei suoi viaggi si ferma spesso a Berlino, dove approfondisce il Diritto Internazionale, e porta al Kaiserhof le novità degli scacchi russi… «Da noi ci sono due giovanotti che stanno rivoluzionando la teoria degli scacchi, due ragazzi grazie ai quali il gioco sarà completamente diverso… Alechin e Niemzovitsch, ricordatevi di questi nomi!».

Mercatini 10

Alechin e Niemzovitsch… l’incipiente prima guerra mondiale modificherà anche i nomi di queste promesse dello scacchismo. Alechin ha già giocato in Germania, nel 1908 a Düsseldorf, dove reduce da una frattura a una gamba legnò in un match von Bardeleben, ma al Kaiserhof si ricordano tutti di Niemzovitsch. Aaron Niemzovitsch è, in quegli anni, l’incarnazione del clericus vagans: anche suo padre, suddito baltico dello Zar, sogna per il figlio la laurea tedesca, ma il ragazzo è dispersivo e scarsamente motivato. Lo troviamo immatricolato nel 1903 a Gottinga, matematica. Poi nel 1904 a Berlino, filosofia. Nel 1905 papà gli trova una forte raccomandazione per studiare matematica a Zurigo (a Zurigo erano particolarmente severi: nel 1895 si erano permessi il lusso di respingere un certo Albert Einstein), ma già nello stesso anno lo ritroviamo studente di filosofia a Monaco. Se il buongiorno si vede dal mattino, la fine della storia è facilmente prevedibile: Aaron, con gran dolore del padre, non conseguirà mai il titolo accademico.

Berlino però era stata per Niemzovitsch la scuola degli scacchi veri. Come Edward Lasker, aveva preferito senza mezzi termini il Kaiserhof all’Università, e per lui avevano rispolverato la vecchia battuta coniata per un altro studente colpito dalla febbre delle sessantaquattro caselle, von Bardeleben: «studia scacchi e gioca giurisprudenza» (come sappiamo, sulle rive della Sprea il giovane baltico era però iscritto a filosofia). Ma nel 1904 Edward Lasker a Berlino non c’era, e il suo primo contatto col rivoluzionario stratega di Riga avviene solo grazie ai racconti di Bernstein… è il 1910 che permette l’incontro da vicino dei due giovani: ad Amburgo in luglio si terrà il diciassettesimo congresso della Federazione scacchistica tedesca, e Niemzowitsch, ancora studente a Monaco, decide di trascorrere qualche giorno a Berlino prima di raggiungere l’Hansastadt per il torneo. Anche Edward vuole giocare ad Amburgo: benché campione di Berlino nel 1909, le sue credenziali non gli permettono di partecipare al torneo magistrale, e si è perciò iscritto al principale, ma il giovane piace a Niemzowitsch, al punto che questi acconsente a leggere il manoscritto di strategia scacchistica che Edward sta componendo, e che diventerà poi la prima edizione di Chess Strategy. Il giudizio è cortese, ma fermo: «Non c’è male, è importante avere una messa a punto di quello che i maestri sanno su quest’aspetto del gioco… è stato scritto così poco sull’argomento! Però, perdonami, niente di comparabile con quello che sto preparando io… io fondo il mio approccio su concetti rivoluzionari e mai sentiti finora. Prima o poi raccoglierò tutto in un libro, ho già in mente il titolo: lo chiamerò come quel fantastico manuale di ginnastica che va per la maggiore… quello di Müller… Mein System!».

È in questi giorni che precedono il torneo di Amburgo che i due decidono di giocare una partita d’allenamento (allenamento, Varnusz! non esibizione!), ed è questa che Edward Lasker ha pubblicato coi suoi commenti in Secrets I Learned from the Masters. Non conosciamo il luogo in cui fu disputata, ma fu quasi certamente il Cafè Kaiserhof… proprio nel 1910, il Cafè Bauer cambiava indirizzo e veniva ristrutturato. Quanto alla data, è un giorno imprecisato prima del 18 luglio 1910, data d’inizio del torneo di Amburgo. Sull’Elba Niemzowitsch arrivò terzo nel magistrale, dietro al vincitore Schlechter e a Duras. Lasker giovane, da parte sua, fu ottimo quinto nel torneo principale, vinto da un ancora semisconosciuto Rotlewi.

Mercatini 06

Nimzowitsch-Lasker (EDWARD!), partita d’allenamento, Berlino 1910

1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ab5 a6 4.Axc6 dxc6 5.d3

Non cominciamo a protestare, per favore. All’epoca questa mossa timida era teorica, sotto l’influsso della vittoria di Emanuel Lasker su Čigorin a Cambridge Springs 1904: poiché il Bianco ha cambiato l’Alfiere campochiaro, colloca i suoi Pedoni sul bianco.

5…Ac5

Edward scrive libri di strategia, ma ama la tattica: la presa del Pedone e5 con 6.Cxe5 è confutata da 6…Dd4, minacciando il Cavallo e matto in f2.

6.h3 Ae6 7.Cbd2 Ce7 8.Cf1 f6

Una tipica mossa della variante di cambio della Spagnola: sostiene il Pedone e5, limita la mobilità dei pezzi bianchi sull’ala di Re e crea una ritirata per l’Alfiere in e6.

9.Cg3 Dd7 10.0-0 0-0-0

La spinta del Pedone bianco in h3 (il segnale d’attacco menzionato nel suo libro da… Nimzowitsch) autorizza l’avvio di un attacco nero sull’ala di Re.

11.Rh2 h5

Posizione dopo 11...h5

Posizione dopo 11…h5

 

12.Ch1?

Sì, lo sappiamo. Lo ricordiamo tutti. «Le plus terrible coup d’attaque du monde», scriveva Le Lionnais a proposito di Nimzowitsch-Rubinstein, Dresda 1926. Qui però la stessa mossa suscita un effetto molto meno terribile e risulta semplicemente bizzarra: lo studente lettone vuole dare mobilità ai suoi Pedoni dell’arrocco per evitare di doverli cambiare, aprendo così linee ai pezzi pesanti avversari. A certe soluzioni, semplicemente, ci si affeziona. E a volte risultano geniali e permettono di vincere un premio di bellezza. Altre volte, invece…

12…g5! 13.Cg1 Cg6 14.g3 h4 15.g4 Tdg8 16.Cf3 Cf4 17.Axf4 gxf4 18.Cd2

Posizione dopo 18.Cd2

Posizione dopo 18.Cd2

 

Non si poteva certo permettere il sacrificio di Cavallo in h3, ma adesso si aprono le linee…

18…f5?

Non il modo giusto di aprire la posizione: come osserva l’ingegner Lasker, vinceva subito 18…Axg4 19.hxg4 Txg4 20.Tg1 Tg3!! 21.Df1 Dg4. Nimzowitsch non saprà approfittare dell’occasione.

19.exf5 Axf5 20.gxf5 Dxf5 21.Df3?

Superficiale. Il Bianco avrebbe respinto l’attacco con 21.Tg1! Tg3 22.Df1! (Falchetta). La conclusione è gradevole.

Posizione dopo 21.Df3?

Posizione dopo 21.Df3?

 

21…Tg3!! 22.Cxg3 hxg3+ 23.Rg1 Txh3 24.De4

Non salva neanche 24.Dg2 gxf2+ 25.Txf2 Tg3.

24…Dg4! 0-1

Non c’è difesa contro 25…gxf2+. Non un capolavoro, certo no, ma io la trovo una piacevole miniatura che mostrerei volentieri nel mio salotto.

avatar Scritto da: Filologo (Qui gli altri suoi articoli)


9 Commenti a Pei mercatini della vecchia Europa…

  1. avatar
    Ramon 8 ottobre 2016 at 09:20

    Fine, colto, aristocratico… affascinante come non mai, complimenti vivissimi!




    0
  2. avatar
    Luigi O. 8 ottobre 2016 at 11:22

    Semplicemente stupendo!




    0
  3. avatar
    Zenone 8 ottobre 2016 at 12:22

    Interessantissimo e accattivante nella lettura!




    0
  4. avatar
    fabrizio 8 ottobre 2016 at 12:35

    Da applausi! Grazie per questo bellissimo divagare!




    0
  5. avatar
    Enrico Cecchelli 8 ottobre 2016 at 12:51

    Mi associo a tutti gli svariati e meritatissimi complimenti. È’ sempre un piacere leggere gli articoli di Filologo per la competenza e la profondità delle sue ricerche storiche e per la piacevole esposizione. Grande!! Un unico appunto : vorrei ritrovare più spesso i suoi articoli!




    0
  6. avatar
    Mongo 8 ottobre 2016 at 14:43

    Standing ovation!! 😉




    0
  7. avatar
    The dark side of the moon 8 ottobre 2016 at 23:17

    Bravo!
    Ottimo lavoro ❗




    0
  8. avatar
    Fabio Lotti 9 ottobre 2016 at 09:34

    Ottimo!




    0
  9. avatar
    Filologo 18 ottobre 2016 at 23:56

    Di ritorno da un viaggio all’estero, approfitto per ringraziare i benevoli lettori della loro approvazione. Cecchelli, che è storico di razza, sa che ricerche di questo tipo richiedono tempo e pazienza. Confesso però che la spinta a pubblicare questo lavoro mi è venuta quest’estate, alla notizia dell”imminente chiusura del blog. Ci tenevo a ringraziare Martin per il suo lavoro impagabile e per le molte ore di letture felici. Ora che questo rischio pare scongiurato, spero di poter contribuire con più regolarità per dimostrare l’affetto che mi lega a SoloScacchi, e per aiutare il blog a crescere ancora.




    0

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