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Sousse ’67: intrighi e retroscena

Scritto da:  | 16 ottobre 2016 | 24 Commenti | Categoria: C'era una volta, Stranieri, Tornei

Sousse 12

Uno dei tornei più incredibili ed interessanti della storia degli scacchi fu senza dubbio il settimo Torneo Interzonale di Sousse del 1967 in Tunisia.
Antico insediamento fenicio e poi colonia romana, Sousse, nel golfo di Hammamet, è oggi una popolosa città tunisina e rinomato luogo di villeggiatura del mediterraneo: la “Perla del Sahel”.
L’evento che monipolizzò l’attenzione fu senza dubbio il caso Fischer ed il suo incredibile ritiro mentre era in testa al torneo, ma anche altre storie meritano di essere ricordate.
Le prime perplessità giunsero proprio con l’assegnazione della manifestazione alla città di Sousse. A fronte di tante altre più autorevoli candidature la federazione tunisina non si era mai assunta in precedenza la responsabilità di organizzare un evento internazionale così importante e si temeva non fosse all’altezza del compito (timori presto concretizzatisi).
Il tutto fu presto superato poiché l’interesse mediatico si spostò sulla notizia che Fischer avrebbe preso parte alla competizione. In precedenza egli si era concesso un periodo sabbatico da cui era uscito solo nel 1965 partecipando a pochi tornei e con esiti altalenanti.
Sousse 05Il torneo si annunciava lungo e faticoso con 24 turni di gioco che calarono a 23 a seguito del forfait del GM Julio Bolbochan. Il grande maestro argentino si era ammalato a Roma e dopo tre forfait consecutivi fu eliminato dal torneo.
Si ritornava ad un numero dispari di partecipanti, cosa che si era cercato di evitare aggiungendo ai qualificati il giovane giocatore locale S. Bouaziz allorquando Panno, pochi giorni prima dell’inizio del torneo aveva rinunciato a partecipare e non si era potuto trovare un rimpiazzo che rappresentasse il Sud America..
Ottimo per la promozione del gioco ma Stejn e Reshevsky senza il mezzo punto concessogli non avrebbero probabilmente dovuto giocare lo spareggio.
“Le partite si giocavano di sera e gli aggiornamenti il mattino successivo, racconta Vasjukov, secondo di Korcnoj, ed anche se il regolamento era stato concordato precedentemente, risultava estenuante giocare i turni serali dopo l’aggiornamento.
Il regolamento era stato stilato per venire incontro alle esigenze di Reshevsky e Fischer che dovevano osservare il riposo per fini religiosi dal Venerdi al tramonto del Sabato. Visto che tutti i giocatori erano però contrari ad iniziare il turno alle 19.00 anzichè alle 16.00 come era solito, gli americani ottennero un giorno supplementare di riposo il Sabato (?), inoltre Fischer ottenne di non giocare durante le festività religiose, che in Ottobre non erano poche..Egli avrebbe dovuto giocare tutte le partite posticipate durante il giorno di riposo ma a quanto pare Fischer diede inizialmente poco peso alla cosa ritenendo che in qualche modo le soluzioni sarebbero arrivate…”
I giocatori dello stesso paese furono accoppiati tra di loro nei primi turni. I russi pattarono tra loro con l’eccezione di Stejn che si prese il punto pieno contro Gipslis.

Sousse 10Larsen, vincitore finale del torneo, era nel miglior periodo di forma della sua carriera e tutto sembrava riuscirgli facile, tanto che nel suo libro “Mes 50 meilleures parties d’echecs” intitola questo capitolo: 1967: resultats Fantastiques! Non si può certo dargli torto considerando che in 4 mesi vincerà in solitaria 4 tornei internazionali consecutivi disputando 60 partite e totalizzando 49,5 punti. I tornei erano quelli fortissimi di La Havana, Sousse e Palma di Maiorca e quello di Winnipeg ( meno forte ma con la partecipazione di Keres e Spassky). I suoi avversari erano la crema di ciò che offriva il panorama scacchistico del tempo: Smyslov, Taimanov,Botvinnik, Polugaevsky, Gligoric, Pachmann, Keres, Spassky, Fischer, Ivkov, Matulovic, Matanovic, Geller,Portisch, Korchnoj, Stejn, Reshevsky, Mecking, Kavalek, Hort,Byrne…. ciascuno di essi una leggenda!
Larsen era al top, e particolarmente dopo il ritiro di Fischer e dopo un quinto fortissimo torneo vinto consecutivamente nel 1968 a Monaco, nuovamente sopravanzando i russi Botvinnik e Smyslov, era la grande speranza dello scacchismo occidentale contrapposto ai sovietici.
A causa delle numerose partite sospese, posticipate o da aggiudicarsi, il torneo non fu facile da seguire.
Nel momento del definitivo abbandono di Fischer la classifica era la seguente:

  1. Larsen 10 e 1/2 su 14
  2. Gligoric 9 e 1/2 su 13
  3. Fischer 8 e 1/2 su 10 ( 85%!)
  4. Geller 8 e 1/2 su 12
  5. Kortchnoy 8 e 1/2 su 13;
    seguivano Portisch, Matanovic, Matulovic con 8 punti.

A quel punto Kotchnoy sembra avere un crollo, perde con Ivkov e Matulovic, il suo mezzo punto contro Fischer viene annullato e così all’inizio del 17° turno è ancora fermo a 8 e 1/2 e pare seriamente compromessa la sua qualificazione!
La classifica a quel punto è la seguente:

  1. Larsen 11 e 1/2 su 15
  2. Gligoric 11 su 16
  3. Matulovic 10 e 1/2 su 17
    poi Geller, Portisch, e Ivkov 10.

Larsen perde allora contro Suttles ma resta fuori portata per tutti gli altri visto che Gligoric e Geller giocano molto prudentemente. Matulovic che sembrava ben piazzato perde due partite e le sue possibilità di qualificazione, mentre Kotchnoj inanella un fantastico 5 e 1/2 su 6 e si piazza addirittura al secondo posto. Anche Stejn sembra ritrovare il suo smalto e con un 3 e 1/2 su 4 continua a sperare agguantando un posto per il match di spareggio. Ivkov perde le ultimev tre partite ed anch’egli deve dire addio alle sue ambizioni. Invece la prestazione relativamente modesta dei sovietici viene accolta con imbarazzo in URSS come si può leggere su di un articolo di Kotov.
I giocatori più deboli, o comunque con meno esperienza, Sarapu, Cuellar, Bouaziz e Mjagmarsuren,divennero però, come spesso accade in tali tornei,determinanti per la classifica finale e se i favoriti non riuscivano a fare il risultato perfetto contro costoro, dovevano poi raddoppiare gli sforzi ed i rischi contro avversari più forti per compensare i punti “persi” con loro.

La pattuglia iugoslava

La pattuglia iugoslava era composta dai forti GM Gligoric, Matulovic, Matanovic, Ivkov e dai loro “secondi”.
Leggiamo il racconto che fa Gligoric su Europe Echecs del suo torneo.
L’ avventura iniziò nell’aeroporto di Roma quando al momento stesso del decollo, un motore prese fuoco ed il pilota fu costretto a ritornare immediatamente indietro.
Automezzi di soccorso, pompieri, polizia ed ambulanze circondarono l’aereo ma tutto accadde così in fretta che non ebbero nemmeno il tempo di aver paura.
In un’ora o due fu trovato un altro aereo ma questa volta dell’Alitalia e non della Tunis Air. Una volta decollati Matulovic, amante delle statistiche scacchistiche nannunciò che non avrebbe mai più preso un areo insieme a me poichè io ero quello che aveva volato di gran lunga più volte fino ad allora e quindi ero quello con le maggiori possibilità statistiche di avere un qualche incidente aereo.
Sousse 04Le reazioni scomposte dei miei giovani colleghi sugli aerei mi avevano sempre divertito.
L’anno precedente, per recarsi alle Olimpiadi di La Havana le squadre euroee avevano preso un volo della compagnia nazionale cubana con un aereo del tipo Bristol- Brittania con 4 motori ad elica. Dopo 3 ore e 1/2 di volo sul bel mezzo dell’oceano Atlantico uno dei motori si fermò e dal mio finestrino potevo vedere l’elica mossa solo dal vento. Subito mi raggiunse il GM Ciric chiedendomi se sapevo nuotare che significava implicitamente se l’avrei aiutato nel caso si fosse verificato il peggio. Io non risposi nulla, cosa avremmo potuto fare nelle gelide acque dell’Atlantico ? Non avevo avuto la fortuna di addormentarmi, come la delegazione sovietica e anzi sfortunatamente capivo cosa diceva all’autoparlante il personale di volo in spagnolo e inglese: l’aereo faceva ritorno all’aeroporto di partenza, a Shannn in Irlanda anzichè proseguire per Gander in Canada. Mentre Ciric si faceva il segno della croce confidando ormai solo in un aiuto dal cielo io mi coprii il capo con una coperta e cercai di non pensare per il reso del viaggio. Occorsero 5 ore con soli 3 motori per arrivare a destinazione. Atterrando dissi a Bondarevsky che si era appena svegliato, che eravamo ritornati all’aeroporto di Shannon ed il GM russo rispose : “Non farmi scherzi sulle cose pratiche, per favore!” Passammo lì altre due notti prima di poter ripartire alla volta de l’La Havana . Appena ne ebbi la possibilità, una volta in albergo, colsi l’occasione per recarmi in piscina a fare una nuotata. Fu allora che Ciric vedendomi esclamò: “Guardate come nuota bene Gligoric, e faceva finta di niente in aereo” sottintendendo che mi sarei rifiutato di salvarlo se l’aereo fosse precipitato.

Sousse 13All’aeroporto non riuscii a recuperare la mia grande valigia in cuoio con i miei recenti acquisti ( due costumi su misura, dodici camice svizzere della miglior qualità ecc).
Essendo una preda appetitosa per la mafia onnipresente all’aeroporto di Roma (sic!), la mia valigia era sparita per sempre.Non mi restavano che dei pantaloni e la camicia che indossavo e avrei continuato ad indossare per buona parte del torneo. L’unica consolazione fu quella di essere alloggiato su di un’ala supplementare dell’albergo che dava direttamente sul mare
ed essendo amante dell’aria fresca che 24 ore su 24 sferzava il balcone della mia camera, mi sentivo bene e respiravo a pieni polmoni l’aria piena di sale.Alla fine anche Portisch mi raggiunse per godere di quello “splendido isolamento” ma se ne scappò dopo una sola notte : non riusciva a dormire per il rumore costante dei cavalloni che si infrangevano proprio sotto i nostri balconi. Il giorno dopo il nostro arrivo acquistai qualche indumento per superare almeno l’emergenza e poter avere un cambio. Per simpatizzare con la mia sfortuna gli organizzatori decisero di rimborsarmi queste spese a condizione che gli fornissi la fattura. Il mattino dopo mi recai nuovamente nel negozio ma appena svoltato l’angolo della via non trovai più il negozio e nemmeno l’edificio, in una sola notte era stato distrutto tutto quanto e le rovine erano appena riconoscibili. Uno dei miracoli delle mille e una notte.
Quando riferii l’accaduto a Velimirovic questi pretese che lo accompagnassi per vedere con i suoi occhi credendo che fossi impazzito.
Il mio rendimento non ne risentì, tanto che il GM americano Robert Byrne mi disse : “Voi giocate meglio quando non avete nulla da mettervi”.
Sousse 06Anche se avevo appena vinto il campionato iugoslavo,non mi attendevo nulla di speciale dal torneo avendo già deluso i miei tifosi a Portoroz nel 1958 quando sembravo essere uno dei favoriti ma no riuscii ad andare oltre il 5°-6° posto. La storia si ripetè a Stoccolma 1962 e Amsterdam 1964.
Tuttavia avevo inserito delle nuove idee nel mio solido repertorio d’apertura e come d’abitudine contavo di affidarmi al mio intuito. Il mio piano era quello di non subire sconfitte e qualificarmi con il minimo delle vittorie. La formula era quella elaborata da Smyslov del “numero in più” applicata anche da Fischer a Portoroz (Esempio: un torneo chiuso a 10 giocatori. La norma di maestro o GM è a 6,5 punti su 9, ossia un +2 sopra la media che è a 4,5 su 9. Detto altrimenti, il giocatore deve collezionare 4 vittorie e 5 patte senza sconfitte oppure, se perde una volta 5 vittorie e 3 patte e 1 sconfitta).
Avevo 44 anni e restai stupito quando il mio giovane secondo, Velimirovic, iniziò a trattarmi come un debuttante dell’arena internazionale. Mi costringeva a cambiare le mie abitudini ed a prepararmi alla mattina per la partita del pomeriggio per due o tre ore Fu come un’anteprima del comportamento dei giocatori d’oggigiorno dove la preparazione garantisceil 90% del successo.
Essendo disciplinato per natura fui d’accordo anche sul fare una passeggiata di 1 ora a piedi nudi nl costume da bagno sulle spiagge tunisine prima del pranzo.

I giocatori più deboli, o comunque con meno esperienza, Sarapu, Cuellar, Bouaziz e Mjagmarsuren,divennero però, come spesso accade in tali tornei,determinanti per la classifica finale e se i favoriti non riuscivano a fare il risultato perfetto contro costoro, dovevano poi raddoppiare gli sforzi ed i rischi contro avversari più forti per compensare i punti “persi” con loro. Molti giocatori facevano calcoli sulla base di quanti di questi giocatori dovessero ancora incontrare ed a che punto della competizione .
Decisi di attenermi al mio piano ed iniziai prudentemente con 1 vittoria e 6 patte e dopo riuscii ad accumulare 5 vittorie consecutive piazzandomi costantemente nel gruppo dei primi.
Io avevo pescato il numero 13 , un numero fortunato che doveva rivelarsi tale anche per me.
Al 13° turno incontrai Stein con il quale sino ad allora, negli incontri precedenti, avevo rimediato un secco 6-0 per il russo. Senza pietà riuscivo a perdere ogni tipo di posizione si verificasse sulla scacchiera, da quelle pari a quelle superiori!.Visto che il russo amava le complicazioni cercai di non dargli alcuna possibilità di contro gioco. Con il Bianco presi un piccolo vantaggio e cercai di portarlo con calma fino in fondo senza pensare di dover necessariamente vincere.
Ma proprio questo approccio tranquillo fece il miracolo, e si rivelò essere un’efficace arma psicologica, Stejn crollò sacrificando materiale per poi abbandonare al 45° tratto. Con un +6 la qualificazione cominciava a delinearsi. Nelle restanti 9 partite, soddisfatto, feci 8 patte ( la maggior parte molto rapide) per riservarmi come atout l’ultimo turno. Gli esperti sovietici avevano indovinato la mia strategia ed uno di loro mi disse in russo : “Dozhdalsya svoego Bouaziza” che significava che la mia condotta paziente per giocare e vincere al 23° turno contro Bouaziz era un sogno che si stava realizzando. Vinsi la partita al 41° tratto e raggiunsi Geller al 2° posto.

Sousse 08Matulovic. Anche al forte GM iugoslavo mancò poco per agguantare la qualificazione, solo mezzo punto. Fu a Sousse che ebbe inizio la consuetudine degli addetti ai lavori e dei suoi amici di soprannominarlo simpaticamente “Jadoubovich”. L’episodio incriminato è dovuto ad una divertente discussione durante la sua partita contro l’ungherese Bilek che chiese a Matulovic di muovere il pezzo che aveva toccato.
Il GM iugoslavo iniziò ad insistere asserendo di aver detto in francese “J’adoube” che significa “Acconcio / Sistemo i pezzi”. L’arbitro giunto per dirimere la questione non potè ovviamente appurare chi stesse dicendo la verità in mancanza di testimoni. Bilek furente si alzò dalla sedia e scaraventando per terra i suoi vestiti lasciò per qualche minuto la sala del torneo per ritrovare la calma. Alla fine la partita terminò patta.

Ivkov. Perse le ultime tre partite ed anche se il trittico finale era composto da gente come Larsen, Hort e Mecking, il buon Borislav si ritrovò catapultato dalla posizione di possibile candidato al titolo mondiale (si era già qualificato una volta nel 1964 ad Amsterdam perdendo poi subito contro Larsen) a quella di un anonimo centro classifica. Un peccato per un campione del suo calibro anch’egli in quegli anni all’apice della propria forma, abituato a rivaleggiare alla pari con i russi e che oltre ai numerosi primi premi vinti, negli altri tornei finiva regolarmente non distante dai vincitori, nei primi 3-4 posti in classifica.

Mecking. A Sousse “Mequinho” iniziava la sua ascesa, che si preannunciava sfolgorante. Il nuovo astro del panorama scacchistico mondiale e sudamericano in particolare: il ragazzo-prodigio Henrique Mecking, di 15 anni e già vincitore a 13 del campionato nazionale brasiliano. Durante il torneo, terminato in modo lusinghiero a metà classifica con 11 punti, dimostrerà di poter già rivaleggiare con l’eccellenza dello scacchismo mondiale riuscendo ad imporsi su affermati campioni come Korcnoj, Ivkov, Kavalek, Gipslis.
Numero 3 al mondo nel 1977, Mecking vincerà nella sua carriera ben due interzonali, Petropolis nel 1973 e Manila nel 1976 guidando numerose volte la sua nazione alle Olimpiadi.
Purtroppo restò una grande promessa poichè non riuscì mai nemmeno ad avvicinarsi al massimo titolo nonostante l’enorme potenziale di cui disponeva.

Sousse 19
La sua carriera scacchistica fu del resto pesantemente condizionata dalla grave malattia che lo afflisse a partire dalla fine degli anni settanta, la Miastenia Gravis.
La riprova del grande talento di cui era dotato sta nei suoi risultati a distanza di 15 – 20 anni, nel 1990, quando le sue condizioni di salute migliorarono e riprese a giocare saltuariamente e disputò match amichevoli con Nikolic e Seirawan anche se non riuscì più a rientrare nell’èlite.

Sousse 07Stein. Stein era l’astro nascente sovietico, forte della vittoria negli ultimi 2 campionati sovietici del 1965 e 1966 (si era già classificato primo a pari merito nel 1963) .
Prima della partita contro Fischer il russo aveva un punteggio di 3,5 su 5 ma la sconfitta lo mandò in depressione (Kasparov) e condizionò tutto il suo torneo: perse per inerzia contro Larsen e Hort e si innervosì eccessivamente nell’attesa di vedere se Fischer si sarebbe ritirato o no dal torneo e quindi se la sua sconfitta avrebbe fatto punteggio o meno. Alla fine giunse 6°-8° a pari marito con Hort e Reshevsky e dovette affrontare un match a tre giocatori che si disputò nientemeno che a Los Angeles un mese dopo per decidere l’ultima piazza disponibile per accedere al Torneo dei Candidati. Reshevsky aveva terminato il torneo con un miglior punteggio di spareggio in classifica e gli bastava pareggiare tutte le partite per qualificarsi. Tuttavia la sfortuna di Stejn doveva avere per lui un’ulteriore piccola coda in quel di Los Angeles dove si recò con il suo secondo Averbach. Stein ed Hort pareggiarono il loro mini match ma nella partita vinta da Hort questi propose inaspettatamente la patta a Stejn all’11° tratto,ormai scoraggiato e non pensando di poter vincere entrambe le ultime due partite che gli restavano da giocare ( contro Stejn appunto e contro Reshevsky ). Preso in contropiede Stejn sul momento rifiutò, salvo riproporre il pareggio poche mosse più tardi ma a quel punto Hort, indispettito rifiutò la patta e riuscì ad aggiudicarsi la partita anche se nell’ultimo incontro, contro Reshevsky non riuscì a prevalere.
Kasparov racconta un aneddoto su quella trasferta a Los Angeles riferitogli da Averbach, secondo di Stejn: “Prima del match facemmo visita al Manhattan Chess Club dove Stejn tenne una simultanea e fui sorpreso di vedere Fischer seduto tra il pubblico ma quasi torpido e con lo sguardo spento. All’improvviso mi baluginò il sospetto che fosse sotto terapia e che stesse prendendo qualche medicina… “ “Ah i russi….”… avrebbe detto Bobby!”

Fischer. L’americano fu il vero, grande protagonista di questo interzonale. Ritirarsi con 8 punti e mezzo su 10 quando si è in testa alla classifica? Semplicemente incredibile! (Kasparov). Keres scrisse che non era mai successa una cosa del genere nella storia degli scacchi, tanto più sconcertante in quanto Fischer, le cui ambizioni di titolo mondiale non erano certo nascoste, avrebbe dovuto aspettare altri 3 anni per il prossimo ciclo mondiale!


Sarebbe interessante chiedere agli aspiranti al titolo dei giorni nostri, anzi, forse ad un giocatore di quegli anni, visto che oggi è tutto molto diverso e più complicato, cosa avrebbero fatto nelle stesse condizioni. Per il grande Bobby le questioni di principio sono sempre state più importanti di qualsiasi altra considerazione!
Eppure all’inizio del torneo nulla lasciava presagire il futuro dramma di Fischer che dopo due importanti tornei vinti (Skopje e Monte Carlo ) si presentò a Sousse in ottima forma , sorridente e cordiale perfino con la delegazione sovietica con la quale anche in seguito si intrattenne a giocare a domino. Egli fu uno dei primi ad arrivare.

Una cronistoria dell’accaduto la riprendiamo dal libro di Al Horowitz “I Campioni del mondo di scacchi” che a sua volta cita il rapporto della Federazione Scacchistica degli Stati Uniti pubblicato su “Chess Life”, numero di Febbraio 1968 arricchita di qualche altra versione e testimonianza.

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10 settembre: viene trasmesso a tutte le Federazioni il calendario: eccettuato il 1° turno (lunedi 16.10) fu predisposto che i turni cadessero il Martedi, Mercoledi e Giovedi, Venerdi libero e ancora turni Sabato e Domenica. Lunedi liberi. Eccezioni al programma, un giorno libero dopo ciascun secondo o terzo turno concesso a Reshevsky e Fischer, il che fu ritenuto necessario per venire incontro alle loro convinzioni religiose. (Reshevsky è un ebreo ortodosso e Fischer è membro di una setta fondamentalista cristiana (Avventista del settimo giorno): ambedue osservano il “Sabbath” o sabato ebraico, giorno di assoluto riposo.
Europe Echecs riporta che le partite del Sabato iniziavano però più tardi per aspettare che calasse la notte mente sul libro di Kasparov Vasjukov asserisce che il Sabato era libero.

Sousse 09Domenica 15 ottobre: Fischer e Reshevsky iniziano in anticipo il torneo giocando contro gli avversari del 3° turno in modo da essere dispensati il Mercoledi 18, festa religiosa per entrambi. Secondo Europe Echecs fu la partita del Giovedi, 4° turno, ad essere posticipata al Lunedi successivo ma il motivo non ne è chiaro.

Da lunedì 16 ottobre a martedì 24 ottobre: Furono completati i primi 7 turni, tutto secondo il programma distribuito dal Sig Belkadi della federazione Tunisina.
Dopo la vittoria su Stejn, Fischer era in testa al torneo eppure il nervosismo (Kasparov) iniziava a fare capolino e gli organizzatori avevano il loro bel daffare.
Vasiukov: “C’erano turni in cui Fischer cambiava tavolo parecchie volte accampando scuse diverse per motivare le sue “migrazioni”: ora gli spettatori erano troppo vicini e facevano rumore (in questi casi puntava minacciosamente il dito contro i colpevoli) ora per l’illuminazione insufficiente (ma nessun altro se ne lamentava ). Alla fine gli organizzatori lo rifornirono di due lampade che “vagabondavano” con lui per la sala”.

Mercoledì 25 ottobre: L’8° turno era fissato per questa data, ma la partita di Fischer contro Korcnoj fu posticipata (secondo il programma del 10 Settembre ) al lunedì 30 Ottobre poiché egli stava osservando una festa religiosa dal tramonto del 25 Ottobre al tramonto del 26 ottobre.
Anche la sua partita del 9° turno del giorno seguente (giovedì 26 ottobre contro Geller) venne posticipata al 6 novembre (e ciò venne da Fischer considerato come non necessario).
Kasparov scrive: “Il risultato era che Fischer avrebbe dovuto recuperare ( ma forse va inteso come “giocare”;) 4 partite, per cui, consultando il calendario di gioco, egli scoprì che gli sarebbe toccato giocare 4 partite di fila e poi, dopo un giorno di riposo, altre 5 partite!”

Giovedì 26 ottobre: Pensando che ciò non fosse soltanto nei suoi interessi ma anche in quelli di tutti gli altri interessati, e considerando che i suggerimenti verbali da lui fatti nei due giorni precedenti fossero stati probabilmente fraintesi ( il direttore del torneo non parlava inglese nè Fischer il francese ), Fischer propose per iscritto che il programma venisse rettificato per evitare la posticipazione della sua partita… (secondo Kasparov: “Fischer pretese un giorno di riposo per non abbandonare il torneo”. Il 26 Ottobre il direttore del torneo Hentati rispose per iscritto quanto segue: “Accuso ricevuta della Vostra lettera datata 26 Ottobre 1967, e mi pregio informarVi del fatto che il Comitato Organizzatore del Torneo interzonale è dispiaciuto della sua impossibiità ad aderire alla Vostra richiesta”. Nient’altro. Nessuna proposta per risolvere il problema diversa da quella suggerita da Fischer; nessuna spiegazione sul perché nulla potesse (o volesse) essere fatto; nessuna comunicazione tra gli ufficiali e il richiedente.
Kasparov: “Un diplomatico dell’ambasciata americana di Tunisi arrivò a Sousse con urgenza e quando disse a Fischer che nel torneo lui rappresentava gli Stati Uniti Bobby replicò freddamente ” Io non rappresento altri che me stesso”

Venerdì 27 ottobre: La questione rimane lettera morta, con nessuna azione da parte degli organi ufficiali e con l’8° e 9° turno di Fischer posticipati. Come risultato, Fischer informò per iscritto il direttore del torneo che egli avrebbe dovuto ritirarsi essendo state ignorate le sue osservazioni sulle condizioni di gioco e a causa della pesantezza imposta da partite da giocarsi in 6 giorni consecutivi a torneo avanzato dopo la non necessaria posticipazione della sua partita del 9° turno…

Sabato 28 ottobre (10° turno): L’orologio di Fischer viene avviato dal direttore del torneo, ed un’ora piu tardi egli venne dichiarato perdente per forfait per non essersi presentato, ed 1 punto assegnato al suo avversario presente, Aivar Gipslis dell’Unione Sovietica: una procedura precipitosa e tecnicamente illegale che avrebbe avuto una infelice influenza sulle ulteriori trattative.

Domenica 29 ottobre: Il Sig. Belkadi andò da Sousse a Tunisi per incontrarsi con Fischer nella sua stanza d’albergo. Dopo una prolungata discussione (evidentemente in un inglese stentato da parte di Belkadi ) Fischer accettò di tornare a Sousse e di rientrare in torneo. Egli si comportò in questo modo dopo che il Sig. Belkadi gli ebbe promesso di predisporre uno o due giorni liberi, cosicchè Fischer non avrebbe dovuto giocare per sei giorni consecutivi; egli promise inoltre o di migliorare l’illuminazione (un altro argomento in discussione) o di disporre che le partite di Fischer venissero giocate in altra sala…. Fischer tornò allora al torneo giusto in tempo per giocare la sua partita dell’11° turno contro Reshevsky.

Sousse 16A proposito di questa partita Gligoric su Europe Echecs del 03/2002 ci rivela qualche divertente retroscena.
Quando iniziò l’11° turno tutti pensavano che il bizzoso americano fosse già negli Stati Uniti e l’ultimo a poterne sapere qualcosa era il suo connazionale con il quale i rapporti erano piuttosto tesi già da anni.Tuttavia per questioni formali il tavolo fu allestito e l’orologio avviato. Reshevsky prese ad aggirarsi tra gli altri tavoli per seguire alcune posizioni interessanti aspettando che trascorresse l’ora regolamentare per aggiudicarsi il punto. Fischer in effetti che era ancora a Tunisi quel giorno, cambiò idea e decise di fare un ultimo tentativo per gareggiare, prese un taxi ed in fretta e furia partì alla volta di Sousse.
Arrivò all’hotel in incognito, senza aver avvisato nessuno, dopo 3 ore di macchina in un viaggio faticoso su strade dissestate.
Arrivato alla Reception incontrò un suo amico al quale spiegò di essere molto stanco per il viaggio e di aver bisogno di fare un sonnellino e se poteva svegliarlo 5 minuti prima della scadenza del tempo regolamentare. Così fu fatto. Dopo 55 minuti di gioco, nel silenzio della sala di gioco sentimmo il portone sbattere e Fischer entrare veloce come il vento , prendere posto alla scacchiera, giocare la sua preferita e4 e premere l’orologio appena prima che la bandierina cadesse!
L’arrivo dell’americano gettò lo scompiglio nella sala di gioco. Stein stava giocando per la vittoria contro Bouaziz e quando alzò gli occhi per il brusio e vide Fischer materializzato come un fantasma, perse il suo sangue freddo e offrì immediatamente la patta al 18° tratto, cosa che fu molto gradita dal maestro tunisino. Le speranze di Stein di vedersi annullare la propria sconfitta contro Fischer stavano evaporando spietatamente.
Da parte sua Reshevsky ritornò rapidamente ed in silenzio alla scacchiera e rispose velocemente. Per parecchie mosse entrambi giocarono come se fossero in blitz, Fischer perchè doveva recuperare l’ora di ritardo e perchè conosceva la variante, Reshevsky perchè era come scioccato,ipnotizzato. Dopo 25 mosse Reshevsky si risvegliò di colpo e iniziò a riflettere per la prima volta, solo per realizzare che la sua posizione era senza speranza! Si ritrovò ben presto con una qualità in meno, riuscì a trascinare la partita fino all’aggiornamento, quando, anzichè mettere in busta la sua mossa balzò in piedi mettendosi a gridare con tutta la voce che aveva e mettendo le mani attorno alla bocca a guisa di megafono: “Io protesto”. L’arbitro accorse e ne chiese la ragione. Reshevsky riuscì soltanto a dire: “Non mi aspettavo più che il mio avversario arrivasse e non sono riuscito più a giocare normalmente”. Gligoric riferisce che lui ed il suo secondo, Velimirovic, non riuscendo più a trattenersi, corsero fuori, in strada e sbottarono in un accesso di riso irrefrenabile per più di 1 ora. “Non stava molto bene ma nessuno ci vide. Questo inaspettato intermezzo fu una buona cura contro la tensione che saliva e di cui ero tutti eravamo preda”.
Kasparov: “L’indignazione di Reshevsky non conobbe limiti, Inoltrò una protesta esigendo delle scuse, ma quando gli arbitri consegnarono a Fischer un memorandum, egli non si degnò neppure di leggerlo e lo fece a pezzettini sotto i loro occhi. Ivkov definì l’intera faccenda della partenza e ritono di Bobby come una farsa nello stile di Molière ma la spiegazione del “fuggiasco” sembra del tutto logica rivelando (in accordo con il racconto della federazione statunitense) che gli era stato promesso un altro giorno libero e che quindi era tornato a giocare”.

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[la classifica finale ad esclusione degli incontri di Fischer]

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Lunedì 30 ottobre: Le questioni sembravano appianate. Fischer giocò la sua partita posticipata dell’8° turno pattando contro Korcnoj.

Martedì 31 ottobre: Il 12° turno venne giocato regolarmente da tutti i concorrenti con Fischer che battè Robert Byrne. Egli aveva ottenuto 7 vittorie e 3 patte con una partita posticipata ed una (Gipslis) ancora pomo della discordia. Il suo più vicino inseguitore, con due partite in più già giocate, aveva 8 punti.

Mercoledì 1° novembre: Partita contro Hort. Giocare il resto delle sue partite con l’incertezza di Gipslis ancora in sospeso era certamente poco desiderabile, e Fischer fece pressioni per una decisione dell’arbitro. D’altra parte secondo Gligoric,Hort si rifiutò di venire incontro in qualche modo a Fischer con un posticipo o un cambiamento di orario anche se i rapporti tra i due erano buoni e Hort e Gligoric furono i soli invitati ad un pranzo privato in occasione di una visita a San Antonio nel Dicembre 1972 per disputare quel torneo internazionale.
Kasparov: “Perché proprio in quel momento? Fischer:” Se qualcuno si ritira da un torneo prima di aver completato la metà delle partite, i suoi risultati sono annullati, in caso contrario gli viene assegnata la sconfitta nelle partite che gli restano da giocare. Sino a questo momento io avevo affrontato due dei 4 giocatori sovietici e, se mi fossi ritirato dopo la partita con Hort, i loro principali avversari, gli iugoslavi, avrebbero ottenuto un punto gratis senza giocare, e questo in un torneo dove ogni mezzo punto vale oro! Per questo domandai se la partita che avevo rinviato con Gipslis avrebbe avuto luogo.
Se avessi giocato con Hort e poi mi fossi ritirato dal torneo avrei compiuto un’ingiustizia nei confronti dei miei colleghi sovietici. E, se mi avessero dato partita persa con Gipslis, non avrei continuato in nessun modo il torneo”. Visto che gli ufficiali non avevano mai risposto ad alcuni quesiti posti loro dalla Federazione Scacchistica degli Stati Uniti in favore di Fischer, dobbiamo basarci su dicerie riguardanti un argomento molto importante. Corrono voci che i Sovietici abbiano informato gli ufficiali di torneo che, se venisse giocata la partita Fischer-Gipslis, tutti e quattro i partecipanti dell’ URSS sarebbero stati ritirati dall’ Interzonale. Se una tale minaccia fosse stata fatta anche solo implicitamente, essa potrebbe aiutare a spiegare quello che accadde in seguito. Kasparov: “Durante un’altra riunione Reshevsky chiese che Fischer fosse espulso dal torneo, ma non ricevette il sostegno di nessuno, nemmeno dei sovietici (contrariamente alle voci che sono corse). Scrive Averbach: “Prima della riunione, Reshevsky venne effettivamente a chiederci di appoggiare la sua proposta, ma avendo compreso che poi avrebbero incolpato soltanto noi dell’esclusione, gli dicemmo che saremmo stati pronti a sostenerlo solo se l’avessero fatto anche tuttigli altri partecipanti.Si trattò in sostanza di una cortese forma di rifiuto”.

Il cecoslovacco Jaroslav Sajtar aveva appena iniziato il suo operato di arbitro della seconda metà del torneo. Egli informò Fischer che il forfait contro Gipslis era irrevocabile.
Sentendo questo, e in considerazione del fatto che il giorno libero promesso non era stato ancora programmato e che non era stata mantenuta la promessa di migliorare l’illuminazione, Fischer si ritirò per la seconda volta…”

Kasparov: “E’ lo stesso Fischer a narrare l’ultimo atto del dramma tunisino: “Dopo il secondo zero, mandai un biglietto al comitato organizzativo, con cui lo informavo che mi ritiravo dal torneo Interzonale in data 1.11.1967. Ma si intromise l’ambasciata americana di Tunisi, che riuscì ad ottenere una nuova riunione dei giocatori per decidere a quali condizioni io avrei potuto continuare il torneo. A me fu richiesta una garanzia scritta in cui mi impegnavo a rispettare tutte le decisioni!
Non era nemmeno il caso di parlarne! Io non sono un criminale e non avrei mai firmato a simili condizioni. Ma vi rendete conto che cosa pretendevano? Firmare una cosa del genere!! Io Bobby Fischer, riconosco di aver perso due partite a forfait…Non avrei firmato nemmeno per un milione di dollari!
Quando gli arbitri avviaro gli orologi nella partita Larsen-Fischer, io mi trovavo ancora a Tunisi. Un diplomatico dell’ambasciata americana, il Signor Johnson, venne nel mio albergo per cercare di convincermi a tornare a Sousse. Dall’inizio della partita era stato allestito un ponte telefonico Tunisi-Sousse, sul quale continuavano a chiamarmi senza posa, ora Bjelica, ora Gufeld. Da ogni parte iniziarono a fare opera di persuasione su di me… Ma il tempo passava. L’ora concessami (e anche l’ultima possibilità di portare a termine il torneo!) era ormai agli sgoccioli…Nervi, Nervi….Finalmente, dieci minuti prima che mi venisse assegnato il terzo zero, proposi all’arbitro di sospendere la partita il tempo necessario per il mio arrivo a Sousse. Non sapevo ancora quale sarebbe stata la mia decisione finale, ma qualcosa dovevo pur fare…. Cominciarono a cercare di convincere Larsen a sospendere il gioco, ma lui rispose: “No! L’orologio è già in moto” Così mi è stato impedito di giocare l’Interzonale e mi hanno fatto diventare un delinquente scacchistico”

Sousse 18

[il torneo riscontrò ovviamente ampio rilievo su tutte le riviste scacchistiche: in basso a sinistra la partita tra Fischer e Stein qui sopra riportata]

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Dopo ulteriori trattative, avviate con telefonate transoceaniche dagli Stati Uniti, e anche mercè l’intercessione dell’Ambasciata USA di Tunisi, Fischer tornò in America in un esasperato clima di ostilità (“Il mondo scacchistico non proverebbe certamente piacere nel vedere un ragazzo-prodigio degli scacchi trasformarsi in un ragazzo-mostro campione del mondo”). Ciononostante, il rapporto della federazione Scacchistica USA, che addossa molta, se non tutta, responsabilità agli ufficiali del torneo tunisini, dà una versione convincente. Essi avrebbero certamente potuto sforzarsi molto di più per appianare le cose. Essi infatti non avevano fatto nulla, o quasi, per evitare questa conclusione, e molto, per chissà quali motivi, per esacerbare le difficoltà.

Non sappiamo come andarono realmente le cose e certamente nella versione di Kasparov esistono delle imprecisioni come quando parla di 4 partite da recuperare o in un altro passo quando sostiene che Fischer avrebbe potuto fare delle concessioni e recuperare persino con i due forfait a carico visto che lo stesso Larsen vinse con tre sconfitte subite e il numero delle sue partite vinte era di gran lunga inferiore (in realtà Larsen concluse il torneo con 12 vittorie!).
A prescindere da tutto l’antefatto, considerando poi che le difficoltà di calendario dovute alle complicazioni religiose erano per la massima parte sua responsabiltà, il vero punto della situazione è a mio avviso un altro: Con 8 punti e mezzo su 10 vi ritrovate in testa ad un torneo per la qualificazione al titolo mondiale (che non dovete nemmeno necessariamente vincere per guadagnare uno dei posti disponibili ), cosa avreste fatto voi in quella situazione di classifica e con quello che c’era in ballo? Incredibile, fantastico Fischer, capace di lasciare un’impronta nella storia anche per un torneo non ultimato!

Sousse 02[il playoff disputato alla conclusione del round robin]

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Sousse 03

avatar Scritto da: Enrico Cecchelli (Qui gli altri suoi articoli)


24 Commenti a Sousse ’67: intrighi e retroscena

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    Jas Fasola 11 ottobre 2016 at 12:14

    Aneddoti molto carini, ma rimane il forte dubbio che qualcuno l’abbia raccontata grossa… Basta guardare la Bouaziz – Stejn (in vantaggio il bianco e non il nero quando fanno patta).




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    Filologo 11 ottobre 2016 at 19:57

    Bouaziz non doveva essere un cattivo giocatore… Ha pattato anche con Reshevsky e vinto con Byrne. Stejn certo desiderava giustificare in qualche modo la sua prestazione, e avrà approfittato dello sconcerto causato dall’arrivo di Fischer per sorprendere il suo avversario con la proposta di patta. Bel racconto di un affascinante torneo, che secondo me si può confrontare con Curaçao 1962… Segnalo un problema di traduzione dal francese: nella valigia di Gligorić c’erano senz’altro due vestiti sartoriali.
    Alcune fonti citano un seguito per la storia di Matulović: la sera della partita con Bilek gli si conficcò in gola una spina di pesce, e fu necessario l’intervento del medico. Girò la storiella che nella gola del giocatore jugoslavo il dottore avesse trovato non una lisca, ma le parole “j’adoube”




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      Enrico Cecchelli 12 ottobre 2016 at 11:30

      Si…ho tradotto malamente il vocabolo”costumes” ….chiedo venia. Grazie per l’appunto!




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    paolo bagnoli 11 ottobre 2016 at 20:51

    Capolavoro!!




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    Ramon 11 ottobre 2016 at 21:41

    Complimenti anche da parte mia ad Enrico per questo suo accurato e interessantissimo lavoro.
    Ecco la posizione della partita a cui si riferisce Jas dopo 18…bxc3 e.p.
    Bouaziz vs. Stein, Sousse 1967




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    The dark side of the moon 11 ottobre 2016 at 21:54

    Mastodontico Cecchelli




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    Luigi O. 11 ottobre 2016 at 22:16

    Articolo eccellente, come del resto tutti gli altri del signor Cecchelli.
    In quanto a Bouaziz mi pare abbia partecipato un anno anche al Torneo di Capodanno a Reggio Emilia; non ricordo tuttavia se era già Grande Maestro o “solo” MI.




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    alfredo 12 ottobre 2016 at 08:20

    grande !
    Bouaziz in effetti fu un buon giocatore . visto all’oera in Italia mi sembra a Reggio Torneo di Capdanno 82 – 83 e furse anche prima negli zonali di Caorle 72 e 75.




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      Roberto Messa 13 ottobre 2016 at 10:15

      A me pare invece che Bouaziz abbia giocato in una o due edizioni dei Tornei del Banco di Roma, organizzati nel centro sportivo di Settebagni da Alvise Zichichi. Forse in un’edizione in cui ho partecipato.




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        Enrico Cecchelli 13 ottobre 2016 at 15:00

        Oltre allo zonale di Caorle 1975 da cui si qualificò Mariotti ho trovato una partecipazione al Banco di Roma B 1982 terzo ed una partecipazione a Reggio Emilia A 1983-84.




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        Joe Dawson 13 ottobre 2016 at 18:25

        E, per amor di completezza, ecco anche la posizione in cui il nostro “Herr Direktor” ha accettato la patta proposta da Slim dopo 19.TxDd5 😉
        Bouaziz vs. Messa, Roma 1982




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          Roberto Messa 13 ottobre 2016 at 21:13

          Grazie! Mi sembrava di averci giocato, ma non ero sicuro. I faldoni con i miei formulari e bollettini/libri di torneo sono ben conservati e inscatolati, ma vattelapesca su quale scaffale e in quale cantina…




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            alfredo 14 ottobre 2016 at 14:02

            Caro Roberto
            se riesci a trovarli mi piacerebbe scrivere un libro su di te giocatore !
            era il mio sogno farlo per Paoli ma in effetti è un po’ difficile vista la lunghissima carriera del mio amico triestino
            a te auguro vita altrettanto lunga se non di piu’ ma a tutti noi dispiace che la tua carriera scacchistica si sia interrotta cosi presto anche se la tua vita successiva mi sembra sia stata ugualmente di successo !




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              Roberto Messa 15 ottobre 2016 at 21:45

              Folle! L’unico aiuto che ti darò – ci puoi contare – sarà di importi di scrivere in copertina, a mo’ di sottotitolo: UNA BIOGRAFIA SCACCHISTICA NON AUTORIZZATA. E’ un vecchio trucco che forse ti farà vendere 2 o 3 copie 😉 🙂




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  8. avatar
    Enrico 12 ottobre 2016 at 12:17

    Non risulta nella classifica dello zonale “Europa 1” di Caorle del 1972 ,che è pubblicata nell’opuscolo introduttivo all’internazionale di terza classe dell’anno seguente.




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    Luca Monti 12 ottobre 2016 at 13:39

    Riapro le pagine di SoloScacchi dopo tanto tempo e trovo un menù ancora ricco e stimolante!
    Bravo oggi come sempre Cecchelli Enrico e bravi tutti.Un affettuoso saluto da Luca Monti.




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  10. avatar
    Jas Fasola 12 ottobre 2016 at 13:43

    nella Bouaziz-Stejn dopo 19. bxc3 se il nero giocasse Da5?? perderebbe subito per 20. Df4 con Txe6 praticamente imparabile (se Tb7 allora Axd5).




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      enrico cecchelli 12 ottobre 2016 at 15:28

      Ho dato per qualche minuto la posizione in pasto alle “macchine” e non da un vantaggio decisivo ( 0.45-50 anche se credo possa aumentare ).Se invece ti interessa una posizione interessante credo ti possa piacere la Gligoric – Barczay.
      In difficoltà, Gliga ed il suo secondo Velimirovic trovano una difesa astuta: 60) Rc2! per andare a neutralizzare contro ogni attesa il pedone passato nero, 60)… De4+ 61) Rb3; Db1+ ( si doveva giocare Dd3! ) 62)Db2!! ; a1=C+ ( se promuove a D matto in e8) 63)Ra3; Da1 64) Df6! oppure ripetizione di mosse con Cc2+ ecc




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        Ramon 12 ottobre 2016 at 18:44

        Ecco la posizione a cui si riferisce Enrico dopo 59…g5
        Gligoric vs. Barczay, Sousse 1967




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          Jas Fasola 12 ottobre 2016 at 19:36

          ma facevano 59 mosse prima dell’aggiornamento? Bella difesa, anche dopo 61. … Dd3+ 62. Rxa2 Dxc4 63. Ra3 era patta




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    Enrico Cecchelli 12 ottobre 2016 at 19:58

    Infatti! Sarà stata la seconda ripresa… Gligiric parla di ripresa senza specificare




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    Fabio Lotti 12 ottobre 2016 at 21:54

    Bella lettura. Grazie.




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    Mongo 14 ottobre 2016 at 00:14

    Propongo Cecchelli al premio Nobel!! 😉




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  14. avatar
    Chess 18 ottobre 2016 at 11:38

    Articolo molto interessante.




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