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i 10 motivi per cui NON stai migliorando a scacchi

Scritto da:  | 11 novembre 2016 | 8 Commenti | Categoria: Teoria e Studio

chess-tips-12Negli ultimi tempi mi capita spesso di incontrare scacchisti che vengono da me e mi dicono: “Ale, io vorrei davvero migliorare a scacchi, è da mesi e mesi che ci provo, ma rimango sempre allo stesso livello. Eppure non capisco dove sbaglio…”

Ora, io a queste persone vorrei dire la pura verità, ma so per esperienza che la verità è dura da accettare. Così normalmente ciò che faccio è cercare di capire un po’ più in profondità il loro punto di vista, mostrare loro un punto di vista alternativo e motivarli nel trovare delle soluzioni alle loro esigenze.

Ma ora basta.
Mi sono stufato di dire le cose in modo “gentile e accogliente”.

Per cambiare è necessario che qualcuno ti dica le cose esattamente come stanno, senza mezzi termini. Questo ti permetterà di vederti, e vederti veramente può fare male, soprattutto se non ci sei abituato. Ma questo è l’unico modo che ho per darti una svegliata e fare in modo che tu possa cambiare la tua situazione…

Altrimenti rimarrai come sei sempre stato, continuerai a farti cullare da quelli che ti dicono che ad una certa età non si possono più raggiungere tutti i propri obiettivi, che non tutti hanno i talenti per riuscire e tu, continuando ad annuire in modo meccanico, te ne convincerai sempre di più.

Vediamo quindi i 10 motivi per cui non stai migliorando a scacchi:

chess-tips-151) Non sai studiare le aperture

Partiamo da una cosa semplice.
Quello che normalmente ti dicono sulle aperture è che è preferibile studiare le varianti principali perché essendo tali sono già state collaudate da tempo e non possono essere sbagliate. Poi, ti viene anche detto che le aperture meno giocate, come gambetti e quant’altro, non sono da prendere in considerazione. Alcuni le definiscono addirittura “aperture da bar”…

Ora, queste “aperture da bar” mi hanno permesso di ottenere risultati che altre aperture “profonde e intellettuali” non mi hanno mai permesso di ottenere.
Nel 2010, solo grazie al Gambetto Wings (1.e4 c5 2.b4) ho ottenuto risultati a dir poco sorprendenti. Te ne cito alcuni:

  • Patta con Fabiano Caruana (ELO 2710)
  • Vittoria con Illya Nyzhnyk (ELO 2538)
  • Patta con Negi Parimarjan (ELO 2596), in posizione vinta

Il punteggio ELO sopra riportato si riferisce a quel periodo lì. Allora avevo un punteggio ELO di circa 2300.

Con questo cosa voglio dirti, che devi giocare il Gambetto Wings???
Assolutamente no!
Con questo ti dico solo che le aperture vanno studiate in modo intelligente, e non a caso o seguendo principi accettati a livello generale.
Che senso ha studiare aperture con 13000 varianti perdendo una marea di tempo, quando potresti studiarti un’apertura secondaria che ti porterebbe risultati molto migliori?!
I vantaggi sono semplici da individuare: sorprendi l’avversario, hai meno da studiare e magari ti piace anche di più 🙂

Il mio consiglio: smetti di studiare quello che viene comunemente accettato e trova la TUA strada. Sii originale, brillante, fai ricerche, sforzati di capire cosa ti piace davvero e cosa può mettere in difficoltà l’avversario! Questo vuol dire studiare in modo intelligente!

chess-tips-022) Ti aspetti che i risultati arrivino subito

Questa è divertente.
Lavoro 1 mese insieme ad una persona, poi lui va a fare un torneo, gli va “male” e solo per quel risultato inzia a pensare che il lavoro che abbiamo fatto insieme non sia servito a niente e che lui non sia portato per gli scacchi.

Da un solo torneo, traiamo conclusioni generali e senza un minimo di logica.

I risultati di un lavoro non puoi vederli in 1 mese, ma nemmeno in 2 o in 3. Ti serve del tempo per digerire quello che è stato fatto.
Ricordati che tu oggi stai seminando quello che raccoglierai domani. Questo principio vale sempre in qualsiasi situazione. Quindi se non vedi risultati dopo 1-2 mesi, non puoi trarre in realtà nessuna conclusione: non hai atteso il tempo sufficiente.

E quant’è il tempo sufficiente?
Questo dipende da te. Ti posso solo dire che maggiore è l’intensità che metti in quello che fai, minore sarà il tempo per raggiungere i tuoi obiettivi.

chess-tips-133) Non sai gestire il tempo

Parlo del tempo alla scacchiera.
Quante volte ti è capitato di riflettere tanto per le prime 25 mosse della partita, per poi trovarti nella condizione di dover giocare 15 mosse in 2 minuti?

Poi capita che arrivato alla 38esima, ti ricordi che in quel torneo non c’è l’abbuono di 30 minuti! E lì allora sono dolori…

Che l’abbuono ci sia o che non ci sia, obiettivamente non ha senso andare a corto di tempo.
Tu puoi anche giocare benissimo le prime 25 mosse, ma se poi non hai tempo per scegliere quando si tratta di farlo, mi spieghi cosa hai ottenuto giocando bene all’inizio???

Il consiglio che ti posso dare è cercare sempre di avere più tempo dell’avversario. E se il tuo avversario è uno che va spesso a corto di tempo, conviene avere molto più tempo del tuo avversario!
Anziché cercare la mossa migliore del mondo, cerca mosse buone dal punto di vista pratico, e vedrai che non sprecherai più tempo in pensieri vaghi e ripetitivi, ma sarai efficace al punto giusto.

 

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4) Interpreti gli errori come fallimenti

Oddio, qui mi viene male…
Uno ha 4/4 in un torneo da 6 turni, perde la quinta partita e si demoralizza mandando tutto all’aria. Finisce con 4/6 e per una settimana continua a ripensare non alle prime 4 partite in cui era stato vittorioso, ma all’errore che ha fatto nella quinta e che lo ha “portato a buttare via il torneo”.

Punto numero 1: BASTA dire “ho buttato via il torneo” o cavolate simili.
Se non hai ancora imparato a farlo, inizia ora: ogni errore è frutto di un’opportunità. Opportunità per cosa? Per capire meglio quali sono i meccanismi che usi (che sono sempre gli stessi), studiarti e soprattutto imparare ad affrontare situazioni difficili.

Nel cammino per diventare uno scacchista forte, non puoi pensare che sia tutto facile.
Farai un sacco di errori. Ti demoralizzerai un sacco di volte. A tratti vorrai mollare.
E’ così e bisogna accettarlo, c’è poco da fare. Altrimenti, sarebbero tutti già Grandi Maestri… ma il motivo per cui non tutti sono giocatori forti è che i giocatori forti hanno affrontato innumerevoli difficoltà, tutti gli altri che ci hanno provato per un tempo, non ci sono riusciti in quel tempo e a quel punto si sono arresi.

Questo significa che se fai parte del secondo gruppo non hai possibilità di riuscire?
Ancora una volta, assolutamente no!
Ma inizia a vedere gli errori come opportunità, anziché, come forse hai fatto in passato, come limiti che ti impediscono di raggiungere quello che vuoi.

Ricordati che non è quasi mai importante il risultato che ottieni, ma il tipo di persona che diventi nel percorso che fai per ottenere il risultato che vuoi.

chess-tips-145) Inizi a vincere qualcosa, e ti senti onnipotente

Quante volte ti capita di vincere un torneo, sentirti migliorato e pensare di aver raggiunto un “livello superiore”, per poi sorprenderti al torneo dopo quando perdi con gente che avresti dovuto battere facilmente???

Il modo migliore per continuare a ottenere buoni risultati è dirti costantemente che non hai ottenuto niente.
Altrimenti, non appena pensi di aver ottenuto qualcosa, ti rilassi, molli la presa e ricadi… quante volte accade?

chess-tips-116) Ti dai un sacco di scuse

“Eh ma sono vecchio per ottenere buoni risultati, non ho più le potenzialità che avevo un tempo…”

Non è che non hai più le potenzialità che avevi un tempo, è che nel corso del tempo hai cristallizzato una serie di pensieri e di atteggiamenti che ti fanno credere di non essere più capace di riuscire.
La differenza principale tra uno scacchista giovane ed uno più “adulto” non è che quello giovane ha il cervello più fresco e ha più talento, ma è che lo scacchista giovane non ha ancora vissuto esperienze che lo hanno convinto che NON E’ POSSIBILE RIUSCIRE!!!

Il giovane è sognatore, è idealista, e questo spesso è visto come un male, perché così si “perde il contatto con la realtà”.

Hai perfettamente ragione, perché spesso accade che si perda il contatto con la realtà.
Eppure, questa perdita di contatto con la realtà permette a tantissime persone di ottenere risultati che forse non avrebbero mai ottenuto se fossero state più realiste!

Se ti “senti vecchio per gli scacchi” inizia a vedere gli scacchi stessi come un’opportunità.
Cerca tutto quello che c’è di buono in essi e quanto ti possano aiutare nella tua vita. Datti un obiettivo chiaro e definito e soprattutto dai tutto te stesso per raggiungerlo. Ma che sia chiaro… non esiste dirsi “non sono capace”, “non ho più le risorse che avevo prima” e balle varie. Anche perché, se la vedi così allora preparati, perché questa sarà la realtà che vivrai. E non è certo un belvedere.

Stesso discorso vale per tutti gli atri tipi di scuse… sono stanco, non ottengo risultati, mi mancano delle caratteristiche, ho provato e non ci sono riuscito… tutte scuse che ti costruisci per continuare a rimanere nella situazione in cui sei.

Se ti piace questa situazione, stacci pure, a me non cambia nulla.
Se invece vuoi cambiare, non volerlo e basta, ma fai uno sforzo in una direzione orientata!

Close up of a men's quadruple skulls rowing team, seconds after the start of their race7) Non fai squadra con nessuno

Questo è un punto su cui mi soffermo sempre ma che non coglie quasi nessuno.
Da solo puoi arrivare fino ad un certo punto. Non puoi pensare di raggiungere tutto quello che vuoi senza farti aiutare.

Se al tuo circolo, o tra i blog che frequenti via internet, o tra le persone che incontri ai tornei trovi qualcuno che ha obiettivi simili ai tuoi (molto banalmente, vuole migliorare il suo livello di gioco) e con cui ti senti in sintonia, perché non fare un’alleanza ed iniziare ad esempio a studiare insieme? 🙂

Questo beneficierà sia te che lui, perché avrete due cervelli che collaborano anziché uno che da solo deve fare tutto lo sforzo.
Potete incontrarvi (via skype ad esempio) per lavorare insieme su argomenti specifici, risolvere quiz, analizzare partite e posizioni. Potete anche motivarvi a vicenda nel vostro percorso di studio, come anche organizzarvi per partecipare a dei tornei insieme.

Le opzioni che hai sono infinite, quindi se pensi che questo possa esserti utile, inizia a cercare i tuoi alleati!
Scoprirai che ce ne sono molti più di quelli che immaginavi!

8) Non consideri il piano dell’avversario

Torniamo su un aspetto tecnico.
Dì la verità, quando analizzi una posizione sei abituato a pensare solo al tuo piano e molto meno al piano dell’avversario.

Lo dimostra il fatto che la maggior parte degli errori che commetti sono dovuti alla mancata considerazione di quello che lui poteva fare, anziché di quello che tu avresti potuto fare…

Del resto è normale, il nostro “sano” egoismo ci posiziona al centro del mondo, mentre tutto il resto ci ruota semplicemente attorno.
Come fare quindi per risolvere questo “problema”?

Durante la partite, fermati più volte e fatti la domanda: “qual è il piano dell’avversario? Cosa sta progettando? Quali sono le mie debolezze?”

chess-tips-089) Ti focalizzi solo sulla tecnica

Quando qualcuno inizia a parlarmi di scacchi, 99 volte su cento mi parla di cosa fare in mediogioco, dove studiare i finali, quali sono le aperture migliori, quali sono i principali elementi strategici da conoscere e così via…

Io sinceramente dopo un po’ mi annoio a parlare solo di questi aspetti, anche perché, già da tutto quello che abbiamo detto finora in quest’articolo, è chiaro che migliorare gli aspetti tecnici è solo la seconda cosa da fare, non la prima.
Se vuoi migliorare a scacchi, devi intanto iniziare ad avere la mentalità che ti permette di raggiungere i tuoi obiettivi, poi devi porti un obiettivo concreto e fare un piano per raggiungerlo. Solo a questo punto inizi a studiare cose tecniche, che ripeto, non sono la cosa fondamentale.

Se diamo un’occhiata al panorama scacchistico italiano e prendiamo in considerazione tutti i GM che ci sono attualmente, pensi davvero che quelle persone siano arrivate lì solo perché avevano qualche talento più degli altri?
Di certo quelle buone anime hanno tanti talenti, ma ciò che ha permesso loro di arrivare lì in alto è l’enorme impegno e dedizione con cui hanno ogni giorno studiato, approfondito e consolidato tutti gli aspetti del gioco.

Immagina gli ostacoli che hanno superato, le ore e ore di lavoro per poi scoprire che una variante non è buona, la competizione continua con persone del proprio livello… affrontare tutto questo ha permesso loro di consolidare una mentalalità utile al raggiungimento dei loro obiettivi.
Probailmente a tratti avranno pensato anche loro di non essere capaci, e che non ce l’avrebbero fatta, ma poi la loro volontà ha avuto il sopravvento. Ed ora non hanno più paura dei Grandi Maestri, tanto che ci sono diventati 🙂

chess-tips-0910) Dici che vuoi impegnarti, ma poi non ti impegni davvero

Ecco giunti al vero motivo per cui non ottieni risultati.
Tanti vogliono, sognano, sperano e desiderano, ma pochi fanno veramente le azioni necessarie per raggiungere ciò che vogliono.

Cosa è necessario fare?
Semplice: tirarsi su le maniche e mettersi al lavoro, con la consapevolezza che questo percorso porterà via tempo, energia e denaro.

Perché “denaro”?
Perché è necessario investire per formarsi. E non parlo di investimenti in libri che poi lasciamo ad invecchiare sugli scaffali della nostra libreria… parlo di formazione fatta insieme a qualcuno che ti sappia guidare dicendoti esattamente cosa fare per aiutarti ad ottenere ciò che vuoi.

Parliamoci chiaro: il 100% di coloro che hanno raggiunto livelli alti (a scacchi come in qualsiasi altra disciplina) hanno avuto una guida, un allenatore o un mentore. Qualcuno che abbia fatto fare loro i passi necessari per portarli dalla situazione in cui sono e che non vogliono, alla situazione che desiderano.

Altra cosa: un percorso di questo tipo NON E’ PER TUTTI!!!
Tra poco andrò a spiegarti il tipo di percorso che inizierò con alcuni dei giocatori che stanno leggendo queste righe, ma sappi fin da subito che non accetterò tutti. Non posso farlo.

Banalmente, non posso chiederti di pagarmi se so già che non farai un tubo di quello che ti dirò di fare. A me interessa lavorare con persone altamente motivate e seriamente intenzionate a fare un intenso lavoro scacchistico, per trasformare quello che adesso è solo desiderio e aspettativa in qualcosa di reale e tangibile.

chess-tips-10Il percorso pensato solo per i pochi che sceglieranno di iniziare sarà così strutturato:

1) Mi dirai quale obiettivo vuoi raggiungere e in quali tempistiche, in modo tale da strutturare un piano tornei per i prossimi 6 mesi (almeno) che sia coerente con l’obiettivo che hai.

2) Definiremo un piano di studio e di lavoro assegnato ogni 2 giorni e da completare in 2 giorni al massimo. Ciò significa che se oggi è lunedì e assegno il piano di lavoro, il lavoro stesso dovrà essere completato entro mercoledì al massimo, quando assegnerò un nuovo piano di lavoro per i successivi 2 giorni. E così via per le settimane successive.

3) Faremo 6 ore di lezione al mese, grazie alle quali approfondiremo molto in dettaglio gli aspetti del gioco per cui si mostrano le difficoltà maggiori. E’ importante comprendere fin d’ora che un allenatore non dev’essere tuo amico. Ma per aiutarti veramente, deve farti vedere tutti i tuoi punti deboli e in molti casi spiaccicarteli in faccia, altrimenti rischi di non vederli. Con questo non voglio dire che sarò scortese e irrispettoso, assolutamente! Con questo intendo che ti dirò esattamente le cose come stanno, in modo che tu faccia passi più veloci e in meno tempo.

4) Ci sentiremo dopo OGNI partita di torneo che giocherai. Questo è un aspetto spesso sottovalutato, ma che influisce molto sull’esito del lavoro. Il mio obiettivo è farti raggiungere i risultati che vuoi giusto? Bene, allora ci sentiamo dopo ogni partita, così ti tiro su se ti butti giù e ti metto in guardia se inizi a sognare troppo in grande 🙂

5) Fornirò tutto il materiale che ti serve per poter eseguire il lavoro assegnato nel migliore dei modi.

6) Avrai assistenza telefonica per tutte le esigenze. Questo significa che se un giorno c’è qualcosa che non capisci o che non sai fare, o hai dei dubbi o delle domande puoi chiamarmi qualsiasi sia l’orario (però ti avviso che alle 4.00 di mattina potrei non sentire lo squilo…) in modo che io possa aiutarti a fare chiarezza sui tuoi dubbi. Mi raccomando quindi, se hai necessaità chiamami.

SeparatoreRipeto ancora una volta: non accetto tutti, ma solo chi è stanco di andare al ritmo cui sta andando ora e vuole dare una svolta alla sua carriera scacchistica. Se non rientri in questa categoria, questo percorso non è per te.

Inoltre, non accetterò più di 3 persone, e il motivo è molto semplice. Se accettassi un numero troppo alto di persone, non riuscirei a gestirle tutte e ne risentirebbe l’efficacia del lavoro stesso.

Per qualsiasi ulteriore info relativa al percorso, contattami direttamente al 3805337172.

chess-tips-04Detto questo, è giunto il momento di salutarsi.
In genere alla fine di un articolo concludo dicendo cose come “spero che l’articolo ti sia piaciuto” e così via… in realtà, non possiamo dire che gli argomenti trattati siano stati divertenti… 🙂

Posso quasi sicuramente affermare però che gli argomenti trattati saranno utili per qualcuno. Mi auguro veramente che questo qualcuno sia tu e che al di là di qualsiasi percorso tu scelga di intraprendere o meno, spero prenderai le mie frasi nel modo giusto, cioè come spunti per capire dove puoi migliorare, piuttosto che come critiche.

O se vogliamo dirla in altri termini, spero che le userai come critiche costruttive 🙂

Un caro saluto a tutti gli amici di SoloScacchi, Alessandro

avatar Scritto da: IM Alessandro Bonafede (Qui gli altri suoi articoli)


8 Commenti a i 10 motivi per cui NON stai migliorando a scacchi

  1. avatar
    Enrico Cecchelli 11 novembre 2016 at 14:16

    Complimenti per l’articolo. Negli anni 80-90 Tivjakov era solito venire a vincere il torneo di Imperia forte del titolo di campione del Mondo juniores.
    Gli chiedemmo ingenuamente in Russia quanto tempo occorreva per portare un giocatore di livello 2° Nazionale al livello di un buon Maestro sui 2200 di Elo.
    Immediatamente dopo fatta la domanda ci mordemmo la lingua per l’apparente ingenuità della domanda ma proprio nel momento in cui ci aspettavamo la ridda
    di educati “dipende”… bisogna vedere… ecc. ecc., notammo invece che Sergej si fece serio per qualche istante e rispose : “5-6 mesi… forse meno”. Evidentemente
    i GM sanno qualcosa che può farci fare il salto di qualità ( come capitò a me per quanto riguarda i finali dopo aver letto il libro di Sheresevskj),e ci può aprire la mente
    a livello sia tecnico che mentale. Come dice l’autore è però fondamentale una guida, un allenatore altrimenti si rischia di commettere errori che possono cristallizzarsi
    ed essere difficili da eradicare. Come si evince dall’articolo se vogliamo conquistare qualcosa serve una dichiarazione di guerra che deve essere chiara, essenziale e senza tanti
    fronzoli. Ancora complimenti per la chiarezza dei concetti.




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    • avatar
      Jas Fasola 11 novembre 2016 at 18:50

      probabilmente Tiviakov si riferiva a se stesso




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        Martin 11 novembre 2016 at 20:54

        Mah… una volta ebbi una conversazione con una collega russa in merito al loro sistema scolastico e mi raccontò una cosa che mi colpì molto: che se a 22-23 anni non hai già una laurea sei “sospettato” di aver qualche problema mentale…
        Da qualunque punto di vista si consideri quest’opinione personalmente ho sempre nutrito rispetto profondo per la cultura di questo grande Paese, per gli scienziati, i letterati e gli artisti che hanno avuto…
        Per quanto riguarda gli scacchi è la storia che parla.
        Tanti anni addietro leggendo uno dei libri della celebre trilogia di Kotov, non ricordo quale dei tre esattamente, lessi un’altra riflessione che mi fece riflettere non poco… non posso citare testualmente perché appunto son passati degli anni, ma mi pare che Kotov affermasse che, se a vent’anni non eri già grande maestro, lui non consigliava a nessuno di dedicarsi seriamente agli scacchi…




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      • avatar
        Giancarlo Castiglioni 11 novembre 2016 at 21:14

        O forse voleva prendere in giro chi gli aveva fatto la domanda…
        Ricordo che all’inizio degli anni ’70 con Natalucci e altri giovani di allora discutemmo del tempo e dell’impegno necessario per arrivare al torneo magistrale partendo da zero.
        Ci trovammo d’accodo a valutare l’impegno paragonabile a quello per prendere una laurea e il tempo in 4 anni.
        Oggi avendo a disposizione PC, ampia documentazione e molti più tornei, i tempi si sono sicuramente accorciati, ma non credo l’impegno sia minore.




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          Martin 11 novembre 2016 at 21:36

          Diversi anni addietro, chiacchierando con Stuart Wagman, gli chiesi ingenuamente quanto avesse studiato gli scacchi nella sua vita e lui, molto spiritosamente mi rispose: “avrei potuto prendere non uno ma due PhD!”
          In un’altra occasione rivolsi la medesima domanda a Mario Grassi e la risposta, secca, fu: “Troppo!”




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            Joe Dawson 11 novembre 2016 at 21:41

            E fu da allora, immagino, che il vecchio Martin non fece più a nessun altro quella domanda 😉




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  2. avatar
    Nessuno 12 novembre 2016 at 00:48

    Dopo questo articolo e i vari commenti ho capito perché sono sempre rimasto una 2N abbastanza scarsa 😆




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  3. avatar
    Francesco Gabassi 21 dicembre 2016 at 18:04

    Chiaro, determinato e molto interessante.




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