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Volo a vela

Scritto da:  | 11 gennaio 2017 | 12 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni

Conosciamo noi stessi solo fin dove
siamo stati messi alla prova”
(W. Szymborska)

volo-a-vela-15Il tema di questo piccolo pezzo potrà sorprendere, o destare perplessità, o sembrare solo un titolo ad effetto, o incuriosire. Il fatto è che probabilmente, di istituire un simile rapporto, quello tra gli scacchi e il volo a vela, non sarebbe potuto venire in mente a nessuno che non si trovasse nella singolare condizione (considerato il numero degli scacchisti e quello dei volovelisti) di praticare, o di aver praticato, abbastanza seriamente, sia l’una sia l’altra disciplina: una condizione, sottolineo, privilegiata, per la bellezza e la ricchezza di entrambe, che ti ammettono a mondi distaccati dalla comune esperienza umana.
In estrema e molto approssimativa sintesi (che gli amici volovelisti mi perdoneranno), utile per capire quanto sto per esporre, il volo a vela, detto anche volo veleggiato, è quello condotto a bordo di un velivolo sprovvisto di motore, ma dalle speciali caratteristiche aerodinamiche che gli conferiscono eccezionale efficienza. Gli scopi di un simile tipo di volo, esclusivamente sportivi, sono: restare in aria numerose ore, guadagnare più quota possibile e, per i più esperti, percorrere varie centinaia di chilometri di distanza, libera o secondo un percorso prefissato prima del decollo. Per far ciò, l’aliante sfrutta le correnti termiche generate dal riscaldamento del terreno e gli effetti del vento in relazione all’orografia. Le principali strategie di volo sono:

  • il volo termico, che consiste nel salire nelle colonne d’aria calda e poi compiere lunghe planate trasformando in distanza la quota fatta, fino a raggiungere la termica successiva e ripetere il ciclo;
  • il volo dinamico, grazie al quale si corre lungo i costoni montani investiti dal vento facendosi sostenere senza perdere quota.

Generalmente, in un volo si combinano in diversa misura, a seconda delle condizioni meteorologiche che si incontrano, entrambi i tipi.

volo-a-vela-05Quello che vorrei provare a far vedere è che tra scacchi e volo a vela, per strano che possa sembrare, esistono non poche, e non piccole, analogie, affinità, somiglianze, consonanze, correlazioni, o come le vogliamo chiamare. Sono due attività così diverse, eppure hanno tanto in comune. E i tratti che ne derivano, e che si possono mettere a confronto, sono di importanza rilevante per entrambe le discipline.
Naturalmente esiste tutta una serie di differenze, che è bene elencare subito, per far vedere come siano, pur se importanti, strutturalmente di minore rilievo, almeno a mio avviso: il giocatore di scacchi opera nel chiuso di una sala da torneo, il pilota en plein air; il primo è indipendente dal tempo atmosferico, il secondo ne dipende totalmente; l’uno, seduto su una sedia, non corre alcun rischio, l’altro, in continuo movimento e in scenari che mutano, è soggetto a un rischio potenziale elevato; l’uno contende con un avversario, l’altro contende con altri solo in alcuni tipi di competizioni, ma per lo più effettua un tipo di volo solitario in cui si misura con un obiettivo da raggiungere. Vediamo, però, meglio queste differenze. La prima è solo di contorno. Nella seconda, la situazione meteorologica è, come vedremo, il principale dei fattori che condizionano la strategia del pilota e diventa il contraltare delle forze in gioco sulla scacchiera. La terza è in sé valida, ma si attenua se consideriamo più pertinente ai casi che ci interessano l’accezione non di rischio per la persona ma di rischio sportivo (per il giocatore, fare una mossa o seguire un piano con una forte componente di azzardo, che, nel tentativo di forzare il gioco, può comportare la perdita della partita; per il pilota, fare una scelta, altrettanto azzardata, da cui può conseguire non completare il percorso che si era prefisso, o peggio). Anche la quarta si riduce, se concordiamo sul fatto che, sia per uno scacchista sia per un volovelista, il principale avversario che deve superare è lui stesso. Anzi, questa è una delle analogie più importanti: sia gli scacchi sia il volo a vela costringono a guardare dentro se stessi, a imparare a conoscersi, a studiare i propri limiti e i modi che ciascuno individualmente ha di «spingerli un po’ più in là», per usare le parole di Angelo D’Arrigo. E come? Per esempio, osservando il nostro modo di prendere le decisioni e cosa più le caratterizza: rapidità, esitazione, decisione, incertezza, calma, coraggio, ripetitività, inventiva, rinuncia (si pensi al fatto che nel momento della verità, delle scelte decisive, sia il giocatore di scacchi sia il pilota sono fondamentalmente soli)? Oppure con che grado di resilienza reagiamo alle frustrazioni; o quali pensieri riusciamo a concepire quando dubitiamo di noi stessi; o quanto conta per noi una motivazione forte rispetto alle difficoltà e ai potenziali rischi; o come gestiamo quei rischiosi momenti in cui ci accade di avere un eccesso di fiducia in noi stessi.

volo-a-vela-14Cominciamo ora con le somiglianze esteriori, o forse solo apparentemente esteriori, come la posizione di virtuale immobilità del pilota, seduto o disteso, e dello scacchista, che può rimanere tutta la partita davanti alla scacchiera. E la durata del tempo in cui questa situazione statica si prolunga è assolutamente comparabile: è infatti di alcune ore, sia per una partita sia per un volo di un certo impegno agonistico. Il parallelismo non è così banale: vuol dire che anche per il volo, come per gli scacchi, quello che conta non è tanto un atto fisico, come l’uso dei comandi per governare il velivolo (che a un certo punto diventa istintivo e automaticamente efficace), quanto l’attività intellettuale, la gestione mentale del tempo e della strategia. Ed è questo che costituisce la specificità del volo a vela rispetto al volo a motore. Lungo quelle ore si distribuisce, sia per il pilota che per il giocatore, un notevole e prolungato dispendio di energie psichiche e nervose: esse si riflettono sul fisico, che, se non debitamente allenato (a quel tipo di sforzo), subisce un calo di prestazioni, in momenti altrettanto decisivi per entrambi, dove si richiede il massimo di concentrazione e di efficacia delle proprie azioni, giacché per l’uno potrà pregiudicare il completamento del tema e, soprattutto, il ritorno sull’aeroporto di partenza, per l’altro l’esito fausto della partita.

volo-a-vela-02L’aspetto probabilmente fondamentale che hanno in comune gli scacchi e il volo a vela è che sono discipline fondate entrambe sulle scelte. L’insieme delle nozioni apprese, lo studio delle partite e dei voli fatti dai campioni o da altri, non sono altro che un bagaglio che deve esserci ma che non è utilizzabile per imitazione, bensì servirà a favorire la ricerca della scelta giusta ogni volta che ne giunga il momento. Ogni partita e ogni volo sono costruiti su una lunga serie di scelte, alcune più semplici, altre decisive e difficili perché da esse dipende il successo o l’insuccesso dell’intero piano complessivo. E, come dicevo prima, a mano a mano che le cose vanno avanti, nella partita e nel volo, le scelte diventano più delicate e irrevocabili.
Che tipo di scelte sono quelle dello scacchista e del volovelista? L’approccio mentale che ad esse presiede è, in entrambi i casi, quello della selezione, prima di tutto, di un piano, ovvero di una strategia generale, che per gli scacchi dipende dalle varianti d’apertura ma anche dalla personalità dell’avversario e dalla maggiore o minore aggressività che si vuole conferire al proprio gioco, per il pilota dalla stagione (quante ore di sole sono prevedibili) e dalle condizioni meteo del giorno, dal tipo e dalla lunghezza del percorso, dall’aliante con cui si vola. Nel corso dell’attuazione di tale piano ci si troverà, però, quasi di continuo a confrontarsi, su una scala più piccola, con il vaglio delle possibilità e con il calcolo delle varianti, cosa ben nota negli scacchi ma presente anche nell’applicazione di una strategia di volo (esempio: Ho bisogno di quota; mi conviene avvicinarmi al costone o dirigermi verso un cumulo più promettente ma più distante? E quale alternativa ho se la scelta che faccio fallisce?). In special modo interessante è che sia negli scacchi che nel volo a volte ci si basa su una sorta di teoria dei vantaggi. Al sacrificio combinativo o posizionale degli scacchi, per esempio, corrisponde nel volo l’abbandono di un’ascendenza sicura per una migliore, di cui però s’indovina solo l’esistenza secondo i principî generali e l’esperienza, oppure la decisione di continuare a seguire la dinamica del costone a quote più basse, rinunciando a perdere tempo con una deviazione di rotta per salire più in alto sotto i cumuli di valle, cosa che garantirebbe un volo più sicuro ma meno continuo e veloce. In entrambe le discipline si tratta di scelte esposte ai rischi legati alla giustezza del calcolo e all’assenza di imprevisti.
Oltre a questa capacità di valutare le alternative, un buon giocatore e un buon pilota devono sviluppare l’attitudine alle previsioni intuitive, soprattutto sotto quella peculiare forma che chiamiamo ‘senso del pericolo’ («Non mi fido, quindi questa mossa, pur attraente, non la faccio» / «Passare di lì, benché sia la cosa apparentemente più ovvia, non mi convince del tutto, quindi imbocco un’altra strada»). A questo proposito, si può aggiungere che l’azzardo fine a se stesso (cioè con una percentuale di rischio inversamente proporzionale alle possibilità di successo) è considerato un errore di prospettiva, e qualcosa di alieno dai sani principî dell’una e dell’altra disciplina, benché occasionalmente sia il giocatore di scacchi sia il volovelista sperimentino l’ebbrezza di mettere alla prova la loro fortuna.

volo-a-vela-13Al tema delle scelte è connesso almeno un corollario che vale per entrambe le discipline: quello che dice ‘meglio un cattivo piano che nessun piano’. Per un giocatore di scacchi e un volovelista, infatti, la cosa più grave e destinata all’insuccesso è giocare o volare senza idee, senza aver concepito un piano. Un piano, invece, anche se ad una verifica risulta sbagliato, può ispirarne un altro basato su diversi presupposti.
Quello che sia lo scacchista sia il pilota ricercano sono le linee invisibili di energia. La bravura dell’uno e dell’altro risiede spesso nel saper individuare, o intuire, le sottili linee, non discernibili dall’occhio, che collegano, non per forza in linea retta, due punti distanti della scacchiera o due zone del cielo. In un caso, si tratta dell’energia (anzi della potenziale sinergia) insita nella posizione reciproca di alcuni pezzi vantaggiosamente collocati e in quella sfavorevole dei pezzi dell’avversario: bisogna prenderne coscienza per concepire il piano giusto e fare la sequenza di mosse corretta. Nell’altro, abbiamo a che fare con linee di energia termodinamica derivanti dalle condizioni generali del tempo (documentate da specifiche previsioni meteo per il volo a vela) ma combinate ‒ è questo il difficile ‒ con quelle micrometeorologiche del luogo e del momento, che, se colte, ispireranno la scelta dell’opportuna strategia e conduzione del volo per raggiungere un certo punto del percorso, o viceversa fare ritorno da esso una volta raggiunto.

volo-a-vela-08Anche il concetto di tempo (non meteorologico) presenta molte affinità negli scacchi e nel volo. Di solito, sia il giocatore sia il pilota hanno sufficiente tempo per riflettere e prendere le decisioni che a loro sembrino configurare le migliori strategie, a breve e a lunga scadenza. Ma questo non vuol dire che ce ne sia sempre abbastanza per elaborare ciascun piano o per sottoporre ad approfondita verifica quello che sembra più promettente. Ci sono casi, non infrequenti, in cui lo scacchista è nella necessità di muovere velocemente (Zeitnot); così pure il volovelista può dover compiere delle scelte rapide, per esempio a causa di un repentino cambiamento delle condizioni meteo (l’arrivo di una copertura, un cambiamento di vento) o di situazioni impreviste (una discendenza prolungata, che sta dissipando la quota), ma anche quando non ha più quota per mantenersi in volo e deve scegliere in pochissimi minuti un campo di fortuna in cui atterrare (cioè effettuare un fuoricampo: un’evenienza che, benché sia sempre da tener in conto nel volo a vela sportivo, è tuttavia non sempre scevra di pericoli). Ad entrambi è richiesta l’attitudine, che si può consolidare con l’allenamento specifico e soprattutto con l’esperienza, a pensare e decidere in fretta, a volte in poche decine di secondi, e anche quando la posta in gioco è alta.

volo-a-vela-09Succede anche il contrario: lo scacchista e il volovelista possono dover applicare una tattica attendista. Per il primo si tratta delle cosiddette ‘mosse d’aspetto’; per il secondo di particolari situazioni meteo, come quando il passaggio di una copertura non estesa blocca solo temporaneamente l’attività termica e costringe il pilota a cercare di ‘parcheggiarsi’ nel punto meno sfavorevole, dove la perdita di quota sia la minima possibile, in attesa che il cielo sia di nuovo sgombro da nubi alte e rifioriscano le ascendenze.
Esistono, infine, analogie anche nell’evoluzione dei progressi di uno scacchista e di un volovelista. Entrambi cominciano mantenendosi nell’ambito di ciò che si vede, ciò che è evidente agli occhi e alla mente, e muovono gradualmente verso territori dove acquista efficacia ciò che non si vede, e che per ciò stesso esercita il fascino del mistero. Il giocatore passa dalla banalità delle mosse elementari dei pezzi, attraverso una serie complessa di fasi, all’universo sconosciuto che si cela in una scacchiera, quando la si sappia guardare. Il pilota, dopo che ha raggiunto la padronanza del pilotaggio, procede dai sicuri giri intorno al campo all’avventurarsi in nuovi scenari fuori dalla valle, in luoghi, pur vicini, ma da cui gli appare arduo e incerto il ritorno. La scoperta di tali nascoste possibilità riempie l’uno e l’altro di gioia, soddisfazione e fiducia nei propri mezzi. Raggiungere tali traguardi di competenza e di esperienza, tuttavia, richiede una speciale dedizione e un grandissimo investimento di tempo, e questa è la ragione per cui molti praticanti di entrambe le discipline si fermano alle soglie di questa fase e rinunciano ad andare oltre. Per chi prosegue nell’ascesa e continua ad impegnarsi con costanza e sacrificio, la migliore fonte di progressi, sia negli scacchi sia nel volo, è l’analisi dei propri processi decisionali, ma soprattutto di quelli viziati da manchevolezze: perché inducono alla ripetizione degli errori, ed è solo studiando la natura dei propri errori che uno può far crescere le sue abilità e di conseguenza le sue aspirazioni.

volo-a-vela-01Qualcuno dei punti che ho trattato potrà apparire forse poco convincente (in fondo ‒ mi obiettò, tra il serio e il faceto, un amico cui avevo chiesto di fare l’avvocato del diavolo ‒ alcune delle cose che hai detto si potrebbero applicare anche ad un analista finanziario), ma credo che sia l’insieme, a mio avviso di peso non trascurabile, di questi fattori a configurare questa profonda affinità identitaria che avverto dentro di me quando sono seduto a una scacchiera e quando sono sdraiato nell’abitacolo di un aliante.

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avatar Scritto da: Tristano Gargiulo (Qui gli altri suoi articoli)


12 Commenti a Volo a vela

  1. avatar
    Martin 11 gennaio 2017 at 19:53

    Davvero speciale, bravissimo Tristano! Un grande grazie!




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  2. avatar
    Dino 11 gennaio 2017 at 22:05

    Davvero interessante, anche a me è piaciuto moltissimo.
    Una curiosità da profano: in termini di tempo, iniziando da zero, quanto tempo ci vuole per arrivare a fare il primo volo in aliante? Immagino invece che, in termini di costi, non sia un passatempo proprio economico, giusto?




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      Tristano 14 gennaio 2017 at 12:38

      Scusa il ritardo nella risposta, ma ero fuori per lavoro. L’addestramento primario funziona così: si comincia con una serie di voli a doppio comando, cioè con l’istruttore dietro, fino a che si sono imparate tutte le manovre basiche (compreso lo stallo e la vite) e a padroneggiare decollo, traino (si viene trainati in quota da un aereo a motore, legati da un cavo) e atterraggio. Questo può durare da sei mesi a un anno a seconda della costanza e della regolarità con cui si va in aeroporto per fare una o più ‘missioni’. Poi si fa il primo volo da solista, e ti lascio immaginare che vale l’emozione di una vita. A questo punto si affronta la seconda parte del corso che comporta missioni alternate da solo e con l’istruttore fino a che sei pronto per l’esame di brevetto (nel frattempo si sono anche dovute studiare alcune materie per l’esame teorico). Si può arrivare al brevetto, se ci si impegna, in un anno, anno e mezzo. Il costo può ammontare globalmente a 3-4000 euro. Poi da brevettato non paghi più l’istruttore e un volo costa il traino (50-70 euro a seconda della quota a cui ti traina) più l’affitto dell’aliante (40-60 euro l’ora a seconda del tipo di aliante).




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        Dino 15 gennaio 2017 at 10:21

        Grazie per le informazioni. In effetti, facendo le debite proporzioni, non si tratta di un hobby particolarmente costoso: avrei detto ben di più. Il costo del brevetto costituisce, mi pare, una sorta di investimento iniziale, il resto si può affrontare secondo le possibilità a disposizione e nei modi che si preferiscono.
        In confronto, oserei dire, che costano di più gli scacchi: quasi 50 euro di quota annuale per la tessera agonistica (che ancora devo capire cosa mi dà), poi ogni torneo son circa 9 euro a partita (forfait compresi!). Be’… passano per essere un hobby economico ma, a conti fatti, mica poi tanto. Pazienza, da qualche parte si dice: ‘dove c’è gusto non c’è perdenza’, no?




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    fabrizio 11 gennaio 2017 at 23:16

    Ed io che avevo pensato di aver fatto, a suo tempo, un parallelo audace tra scacchi e ricerca dei funghi!! :( Grazie Tristano, bentornato e complimenti! ;)




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    Federico 12 gennaio 2017 at 18:59

    Avvincente, preciso e acutissimo: mi è sembrato un po’ di volare anch’io che non l’ho mai fatto =))




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      Tristano 14 gennaio 2017 at 12:56

      Grazie, grazie a tutti coloro che lo hanno apprezzato.




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  5. avatar
    Luca Monti 13 gennaio 2017 at 08:54

    Con piacere saluto il ritorno dell’autore in SoloScacchi. Per quanto possa sforzarmi io mai sono riuscito a correlare gli scacchi con altre attività umane.Fa piacere esistano persone che ci
    riescano anche con paragoni inusuali ed un tantino fantasiosi come quello di oggi.




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      Tristano 14 gennaio 2017 at 12:55

      Caro Luca, il piacere di essere ospitato in questo bellissimo blog è tutto mio e ringrazio il caro Martin (la cui impaginazione ha migliorato il mio originale, ci tengo a dirlo) e tutti voi che scrivete, leggete e commentate. Naturalmente l’accostamento che ho proposto forza un po’ il fascio di luce dei riflettori della mente su qualche elemento in particolare, come spesso avviene, per proporre una prospettiva diversa da cui guardare le cose. Anch’io sono convinto che non ci sia nulla di paragonabile agli scacchi tra le attività umane (come dicevamo qualche tempo fa con Pino Valenti, si resta scacchisti tutta la vita, anche se si è abbandonato il gioco attivo da decenni). Ma anche il volo a vela è qualcosa di unico: che però ha un parallelo ravvicinato nel volo degli uccelli, cioè ti dà la possibilità di entrare in un reame che all’uomo non è dato per caratteristiche di specie e a cui non ha avuto accesso per millenni. E anche questo non è poco.




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        Franco Trabattoni 15 gennaio 2017 at 00:54

        Tristano, anzitutto grazie per tuo bell’articolo (anche se a me il tuo hobby di oggi fa venire i brividi solo a pensarci). Quanto al fatto che si resta scacchisti per tutta la vita, forse ne hai parlato anche con Pino; ma di sicuro con me. Incidentalmente, complimenti anche per l’ultimo pezzo della Lorenzo valla a cui hai messo mano.




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          Tristano 15 gennaio 2017 at 01:32

          E’ vero, e mi fa piacere che te ne sia ricordato. A proposito, ormai mi capita sempre più spesso di parlare di te con comuni amici e colleghi (di recente con Mauro Bonazzi, Roberto Radice, Elisabetta Cattanei, Andrea Capra). Dobbiamo organizzare un altro incontro.
          A proposito di brividi, la foto dell’aliante in mezzo a un campo giallo recintato è quella fatta dopo un mio fuoricampo nel giugno di due anni fa. A caldo raccontai l’episodio agli amici di Fb. Te lo copio qui sotto, perché è abbastanza indicativo di un’esperienza di volo diciamo emozionante.

          Partito da Rieti in una giornata con una bella meteo per un volo che speravo di grande soddisfazione, ero invece deludentemente atterrato nell’aviosuperficie di Celano, nella pianura di Avezzano, 75 km a sud di Rieti. Mi ero fatto venire a prendere da un traino di Rieti contando di farvi ritorno in volo. Le cose, come vedrai se avrai la pazienza e la curiosità di leggere, sono andate ben diversamente…
          Una giornata avventurosa (parte seconda).
          Chi avesse creduto, a cominciare dal sottoscritto, che con l’arrivo del traino e il decollo da Celano, le emozioni di questa giornata fossero finite, era destinato a ricredersi di grosso. Mi accordo con il pilota del traino sulla frequenza da usare e su una alternativa, casomai avessimo avuto disturbi sulla frequenza prescelta (una delle cose più pericolose in un traino di trasferimento è che il pilota del traino e il pilota dell’aliante non riescano più a comunicare). Il decollo è una favola con quel vento frontale che mi alza l’ala posata a terra con un semplice colpetto di cloche. Si sale bene e penso che mi aspetta solo una mezzoretta di traino per fare i 70 km del ritorno e poi la giornata sarà archiviata, ma immagino che potrò anche sganciare ben prima se le condizioni lungo la strada saranno almeno discrete. Sotto qualche cumulo c’è un po’ di turbolenza ma anche qualche valore, il che mi fa ben sperare di poter sganciare al Salto o al Nuria e planare fino a casa. Ci eravamo accordati sui 120 km/h di velocità, perché a velocità più alte il CYAO è un po’ faticoso da controllare e il traino sarà lungo, ma quando vedo che lui tiene i 130, sento che non mi disturba e che arriveremo più in fretta. Quando però la velocità sale a 140, fatico un po’ a tenere la posizione e glielo dico. Lui toglie motore un po’ repentinamente e io mi accorgo che il cavo si è allentato e mi sto avvicinando alla sua coda. La cosa mi preoccupa un po’, estraggo i diruttori per rallentare la corsa dell’aliante e lo avverto. Ma non ci capiamo bene, lui dà di nuovo motore e l’effetto fionda è inevitabile. Il cavo è attaccato al gancio baricentrale e…si sgancia.
          E così il ritorno a casa è tutto da costruire di nuovo. Sono a 1700 m H di quota a 43 km dall’aeroporto e in queste condizioni (le sei e mezza di sera, copertura diffusa nella valle del Salto, costoni non assolati e vento o da nord o da nord-est) la planata con il CYAO non ce l’ho. Però penso anche che mi basta una piccola termica per fare 2-300 metri e arrivo a casa. Siccome non ha molto senso tornare indietro, vado avanti. Memore dell’insegnamento di Dino Di Vecchio (“Quando sei nei guai, è il costone che ti porta a casa” ), mi avvicino ai consueti costoni, che però sono in ombra e non danno niente: nel migliore dei casi sto tra zero e meno 1. In certi tratti non vado male, ma basta girare un anfratto infelice e perdo anche 50 metri in pochi secondi. Gli scenari diventano meno consueti. Il costone di Lama di Coltello non credo di averlo mai fatto così basso. Staffoli…lo vedo più in alto di me! I costoni trasversali che ho di fronte devo cominciare a far di calcolo se li passerò o ci dovrò girare attorno. Il Nuria è un gigante che si staglia alla mia destra. Continuo a perdere e il sole è ancora lontano. Ecco ci mancava anche questa…goccioline di pioggia che mi sporcano il profilo alare e addio efficienza. Viene presto il momento in cui mi accorgo di essere a quota e distanza in cui devo prendere una decisione. Ho 800 metri H, quindi 400 su Rieti, e ho ancora 12-13 km da fare. Le ali sono bagnate, la discendenza adesso è di meno 2. Le colline davanti sembrano montagne. Non esito, la decisione è sofferta ma non può essere che quella. Sono a tiro del campo di Cotilia, mentre davanti è un salto nel vuoto. E’ una decisione sofferta quella di optare per un secondo fuoricampo, per giunta molto più difficile del primo, ma è presa in 20-30 secondi. Il campo di Cotilia è un campo dove atterrare è difficile ma possibile. Non ha ingresso a zero, è in discesa, ha un palo in mezzo con i fili del telefono, devi fare la virata finale passando su case, alberi (non altissimi) e strada. E’ vitale non entrare alti né troppo veloci. Viro a destra abbandonando la rotta per Rieti, il carrello è già fuori, faccio un tratto di costone dalla parte dove farò la base (niente sottovento in questo circuito) e guardo il campo per l’ultima volta. Mentre viro di nuovo a destra per fare la base penso che ai ragazzi con cui volo, quando passo qui sopra, indico questo campo con questa frase: Se torni basso da sud, ti puoi salvare atterrando qui, ma è un fuoricampo difficile, non ti puoi permettere errori. Io spero di non essere mai costretto ad atterrarci”. Nonostante questo, sono tranquillo, il CYAO me lo sento bene in mano, la virata finale a sinistra su una casa a quota antenne TV, ok, già un po’ di diruttori sono fuori, appena passata la strada e gli alberi, tutto fuori, i diruttori del CYAO sono efficienti, forse sono un pizzico veloce ma va bene così, mi dà sicurezza. Non tocco perfettamente diritto, ma tocco a velocità giusta e non troppo avanti. E tiro a fondo i freni. I freni, la grande incognita del CYAO. Negli ultimi anni ho volato praticamente senza freni, e quanto temevo una eventualità come questa! Qualche settimana fa con Marco, lo specialista del club, ne abbiamo ordinati di nuovi, lui li ha sostituiti e questo volo era il primo con i freni nuovi. A Celano non ne ho avuto bisogno, qui faranno la differenza. Wow, frena! La velocità diminuisce nonostante la discesa. Alla fine, quando vedo che pochi metri di fronte a me c’è un piccolo sprofondo e che i freni non mi basteranno ad evitarlo, imbardo con delicatezza a sinistra. Ali parallele, cloche avanti e piede sinistro progressivamente, non bruscamente, dentro. L’aliante docilmente gira e si ferma. Una consolante sensazione di non aver fatto neanche un graffio all’amato CYAO mi pervade. Salto giù e gli do una pacca sul musetto. “Mi fido di te. Per questo non ti tradisco con alianti monoposto più moderni :) “. Scopro di essere di nuovo recintato vivo e mentre mi muovo verso la strada e cerco di arrampicarmi, con la coda dell’occhio vedo delle sagome in fondo al campo vicino all’aliante. Ci sono nell’ordine: carabinieri, protezione civile, medico con ambulanza. Mi diranno che qualcuno ha lanciato un allarme: è precipitato un aereo nel campo privato della signora Taldeitali. Alla fine con carabinieri e protezione civile si stabilisce un bel rapporto. Dicono che devono scrivere solo due righe di verbale, ma alla fine delle domande sanno tutto di me :) (“Lei ha una patente per pilotare questo velivolo? La posso vedere?” “Maresciallo, mi dispiace, non ce l’ho qui nell’aliante, ma gliela posso scannerizzare e mandare domani” “Non si disturbi. Se lei dice che ce l’ha, di un professore ci si può fidare” ). Alla fine, dopo l’arrivo del carrello con Franca, Pram, Nando e Carmen, ci aiuteranno anche a smontare l’aliante! La proprietaria del campo, dopo avermi detto a brutto muso: “Non glielo faccio portar via se non mi ripaga tutte le piantine di erba medica”, si rabbonisce di fronte all’offerta (consigliata da Nando) di una banconota da 50 euro. Ho imparato molto da questi due fuoricampo di oggi. E il volo a vela è bello anche perché puoi sempre contare sugli amici, che ti vengono a prendere anche se gli hai rovinato la serata!




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  6. avatar
    Luigi O. 13 gennaio 2017 at 08:57

    Bello, proprio bello ;)




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