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Meno valvole, meno disturbi

Scritto da:  | 4 febbraio 2017 | 34 Commenti | Categoria: Finali

ovvero: la busta

Poco tempo fa c’è stato un dibattito sul tema “gli scacchi non sono più quelli di una volta”.
Io sostenevo che molte cose sono invece migliorate, ma devo riconoscere che qualcosa si è perso ed una di queste cose sono le buste.
Oggi con i computer sospendere la partita sarebbe assurdo, impossibile tornarci, e le buste avevano anche molti inconvenienti; prima di tutto erano una seccatura per gli arbitri, che erano costretti ad un lavoro aggiuntivo per mettere le mosse in busta ed aprirle successivamente e a volte facevano notte fonda attendendo la fine di tutte le partite per fare degli accoppiamenti nel sistema svizzero.
Di conseguenza gli arbitri facevano il possibile per limitare il numero delle sospensioni, portando il controllo di tempo dalla 40ª mossa canonica alla 45ª o alla 50ª, facendo l’ultimo e certe volte anche il penultimo turno ad oltranza e qualche volta prevedendo la sospensione solo dopo il secondo controllo di tempo.
Anche tra i giocatori le buste non erano molto popolari; erano una fatica aggiuntiva, costringevano a mangiare in fretta se la ripresa era serale, o peggio a passare una notte in analisi se la ripresa era al mattino dopo.
Superato il controllo di tempo in posizione equilibrata, succedeva spesso che se non c’erano stringenti necessità di classifica si preferisse concordare il pareggio per evitare la sospensione.
Contro tutti questi inconvenienti, c’era il vantaggio che costringevano ad analizzare seriamente la posizione e soprattutto i finali.
Quasi tutti considerano noioso lo studio dei finali e si limitano ad uno studio superficiale sperando di non giocarli mai, ma quando la partita era sospesa con il punto in palio si era costretti a guardarli seriamente. Naturalmente alla ripresa, con la posizione studiata da entrambi i giocatori con i relativi assistenti, il finale era giocato con una precisione molto maggiore di quella che sarebbe stata senza la sospensione.
Questo autunno alla Scacchistica Milanese ho assistito ad un turno di un torneo open a cui partecipavano in maggioranza 1ª e 2ª nazionale e mentre in apertura e centro partita il livello mi era sembrato discreto, sono rimasto orripilato da quanto ho visto nei finali.
Un susseguirsi di errori gravi e spesso anche chi riusciva a sfruttare la sua superiorità sceglieva la strada più complicata.
Da quanto ricordo negli anni ’70 i giocatori di categoria nazionale trattavano meglio i finali e mi è venuto il dubbio che l’eliminazione delle partite sospese abbia avuto la sua parte nel peggioramento.
Quando si sospendeva una partita, tenendo presente il detto meglio soli che male accompagnati, era bene trovare qualcuno con cui analizzare la posizione; uno o due, non di più, altrimenti si rischiava troppa confusione.
Non tutti i forti giocatori erano anche bravi nelle analisi; qualcuno coglieva l’occasione per dare spettacolo esibendosi in brillanti sacrifici in varianti minori che non avevano la minima possibilità di essere giocate nella prosecuzione della partita; probabilmente se la partita fosse stata la loro si sarebbero comportati in modo differente.
Viceversa erano senza dubbio più di aiuto certi giocatori non fortissimi, ma capaci di analizzare in modo razionale e concreto.
Io per scegliere i collaboratori guardavo più all’amicizia che alla forza del giocatore, sopratutto perché erano più interessati al risultato della partita, ma anche per evitare il rischio di fuga di notizie verso il nemico.
Nelle sospensioni ho sempre ottenuto buoni risultati salvando diverse partite compromesse; non ricordo di aver subito sorprese, le impreviste erano mosse deboli dell’avversario.
La mossa in busta merita un discorso a parte; forse molti subivano il cambiamento di ritmo dopo il controllo di tempo, magari dopo uno zeitnot, forse c’era un rilassamento psicologico, fatto sta che capitava spesso che la mossa in busta fosse sbagliata.
Tra l’altro c’era anche il rischio di sbagliare a scrivere e se l’arbitro giudicava la mossa non ricostruibile si aveva partita persa.
Io non ricordo di aver mai messo in busta mosse deboli, ma per non rischiare preferivo lasciare la busta all’avversario.
Generalmente i maestri si prestavano volentieri ad aiutare chi aveva una partita sospesa e naturalmente assistendo alle analisi c’era molto da imparare.
A questo proposito voglio ricordare un episodio accaduto a La Spezia nel 1966, il primo festival a cui ho partecipato; il torneo andò abbastanza bene, arrivai terzo da solo con 6 punti mancando all’ultimo turno la promozione a seconda nazionale facendo patta contro Marco Albano, già nettamente più forte della categoria, che aveva dominato il torneo e finì a 7½ su 9.
Al sesto turno, dopo una partita con molti rivolgimenti di fronte su cui è meglio stendere un velo pietoso, arrivammo in questa posizione:
43 Txe6!

La posizione è vinta e ci sono altre mosse vincenti, ma volevo mostrare come avevo già assimilato il concetto della liquidazione. Preferisco dire che applicavo agli scacchi il motto “Meno valvole, meno disturbi” che mio padre aveva ricavato quando da ragazzo costruiva per gioco radio a galena. È un concetto molto utile che ho spesso applicato nella progettazione e gestione di impianti industriali, ma valido nei contesti più svariati.

43…fxe6; 44 Txe6 Tg7; 45 Te4 Rg8; 46 b4 46…Ta7

Posizione dopo 46…Ta7

il controllo di tempo era alla 45ª mossa e questa dovrebbe essere la mossa in busta. Non feci analisi approfondite, con Benso e Capece concludemmo giustamente che la partita era vinta senza problemi.

47 a5 Tb5; 48 Ad6 Td7; 49 c4

Posizione dopo 49.c4

naturalmente non è sbagliata, ma 49 Ac5 sarebbe stato meglio. Non ho pensato assolutamente che, come avevo dato la qualità io, potesse farlo anche il mio avversario.

49…Txa5; 50 bxa5 Txd6; 51 c5

Posizione dopo 51.c5

così siamo arrivati in un finale di torre; credo fosse la prima volta che ne giocavo uno e non avevo la minima idea di cosa dovessi fare, dovevo inventarmi tutto al momento. Il finale è semplice, ma non mancano le possibilità di sbagliare.
La mossa giocata va bene, ma la manovra Te8+-Tb8-Tb4 difendendo il pedone “a” lateralmente sarebbe stata meglio.

51…Td1+; 52 Rg2 Ta1; 53 Te8+?

Posizione dopo 53.Te8?

comincio a capire che ci sono dei problemi, provo a difendere i pedoni dal davanti; vinceva facilmente 53 c6 Txa5; 54 c7 Tc5; 55 Te8+ e promuove alla successiva.

53…Rf7; 54 Ta8 Tc1; 55 Tb8??

Posizione dopo 55.Tb8??

errore catastrofico. Mi sono chiesto: come faccio a tenere tutti e due i pedoni? Ho capito che difendere il pedone dal davanti non funziona e cerco di difenderlo dal fianco; avevo analizzato fino a 55 a6 Txc5; 56 a7 Ta5; ma non avevo visto 57 Th8 e vince. Così non si vinceva più.

55…Txc5; 56 Tb7+ Rg6; 57 a6 Ta5; 58 a7 58…Rf5??

Posizione dopo 58…Rf5??

per mia fortuna l’avversario mi restituisce il favore; qualsiasi altra mossa pareggiava.

59 Tb5+ Txb5; 60 a8=D Te5; 61 Df8+ 1-0

61…Df8+ e il Nero abbandona

Anche Zichichi aveva una partita sospesa e mentre pensava l’avversario ogni tanto faceva un giro per vedere le altre partite; quando passava vicino alla nostra aveva un’aria divertita.
Dopo aver vinto la sua partita, quando anche noi finimmo si avvicinò sorridente e cominciò dicendo: “No, no, ragazzi, così non va”.
Ci fece vedere come avremmo dovuto giocare il nostro finale e ci tenne una breve lezione pratica sui finali di torre.
Le torri vanno sempre tenute dietro i pedoni, sia per difendere i propri che per attaccare quelli avversari; come seconda opzione di fianco, se proprio non è possibile altrimenti, davanti.
Ci fece vedere che alla 53ª mossa la soluzione più pratica era 53 Tc4 Txa5; 54 c6 Ta8; 55 c7 Tc8; e adesso con la torre nera immobilizzata per bloccare il pedone mentre quella bianca può liberamente scorrazzare sulla colonna, basta avanzare il Re e si vince facilmente.
Concluse con una sentenza che in un finale di torre tutti i giocatori dovrebbero ricordare: “Le torri sono dei pezzi un pochino omosessuali; vanno sempre messe di dietro”.

avatar Scritto da: Giancarlo Castiglioni (Qui gli altri suoi articoli)


34 Commenti a Meno valvole, meno disturbi

  1. avatar
    Luigi O. 4 febbraio 2017 at 13:17

    Molto istruttivo, grazie.
    Sono questi gli articoli che più mi piacciono, come anche i suoi ricordi dei giocatori degli anni che furono.




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  2. avatar
    Zenone 4 febbraio 2017 at 13:41

    Per dei mediocri come me, si può imparare di più da questi spaccati di “vita scacchistica vissuta” che da decine di articoli con miriadi di varianti perché “Meno valvole, meno disturbi” !




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  3. avatar
    The dark side of the moon 4 febbraio 2017 at 14:40

    Ho capito male o nell’articolo avevi detto di aver pattato contro Albano?
    I finali di Torre sono stati una disgraza un pò per tutti.
    I miei primi finali non li voglio neanche ricordare, altrimenti dovrei vergognarmi.
    Me ne capitò uno qualche tempo fa dove avevo la Torre contro 5 pedoni dell’avversario: a gioco corretto sarebbe stato patto, capita poi che l’avversario commette un errore e alla fine senza avere visto la continuazione vincente ci accordiamo per la patta ripetendo le mosse.
    Però ci eravamo ridotti a giocare praticamente col solo incremento: avevamo circa 1 minuto a testa.




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      Martin 4 febbraio 2017 at 16:04

      Scusate, l’errore è stato mio, non di Giancarlo.
      Questa la classifica del torneo (come riportato ne La grande storia degli scacchi dell’amico Claudio):

      1°Albano (SP) 7½/9; 2°Arienti (Roma) 6½; 3°Castiglioni (MI) 6; 4°-8°Bella (SP), Bini (Signa), Comberti (TO), Pelacchi (SP), Pezzini (Viareggio) 5½; seguono 16 giocatori




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    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 4 febbraio 2017 at 16:08

      Ho pattato con Albano all’ultimo turno, ma non è stato un gran risultato.
      Marco aveva bisogno di ½ punto per essere matematicamente certo di vincere il torneo da solo, io di vincere per essere promosso.
      Non era certo preoccupato di incontrarmi e giocò il Dragone con il nero.
      Alla 16ª mossa, dopo parecchi cambi, in una posizione inferiore, gli proposi patta che lui accettò subito.




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    fabrizio 4 febbraio 2017 at 15:41

    Ricordi divertenti e istruttivi!




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    Giancarlo Castiglioni 4 febbraio 2017 at 15:46

    Avevo dimenticato di indicare il mio avversario nel finale pubblicato.
    Era Palmieri, anche lui di La Spezia, non Marco Albano, che già allora a 18 anni e prima sociale avrebbe sicuramente giocato meglio.
    Incontrai Albano nel nono e ultimo turno.
    Il torneo in cui giocavo era il “Sussidiario C” non “Classe E” come indicato accanto al diagramma della partita e che sarebbe il livello attuale corrispondente.
    Allora la terza nazionale non esisteva, fu introdotta nel ’69 ’70, e la denominazione dei tornei ufficiale era:
    – Principale: maestri e candidati
    – Sussidiario A: prime nazionali
    – Sussidiario B: seconde nazionali
    – Sussidiario C: categorie sociali ed inclassificati

    Già che siamo in argomento racconto come funzionavano le promozioni.
    Naturalmente non esisteva il punteggio elo, il passaggio di categoria fino a candidato si otteneva senza tante complicazioni con 6½ su 9 e il sistema funzionava benissimo.
    La promozione a maestro era con una formula che non mi sono mai preoccupato di conoscere, grosso modo era necessario realizzare il 50% con i maestri e l’80% con i candidati.
    La promozione era difficilissima, il che non è necessariamente un male.
    Nella formula tutti i maestri valevano 1 e tutti i candidati valevano 2.
    Questo provocava grandi sperequazioni perché un candidato neopromosso era considerato come uno che aveva giocato parecchi magistrali mancando di poco la promozione e peggio ancora il campione italiano valeva come un maestro che navigava stabilmente nella seconda metà della classifica.




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    Jas Fasola 4 febbraio 2017 at 19:53

    Tre cose.

    1) Partite in busta: poiché tanto le partite andavano in busta i finali non si studiavano. Una volta andati in busta c’era tempo per farlo.

    2) Oggi i finali le prime e seconde nazionali li giocano peggio di una volta? Forse perchè giravi tra le prime scacchiere e adesso vedi anche le altre.

    3) il finale mi sembra facilmente vinto anche dopo 55…. Txc5. E’ teorico, ci sono partite di diversi GM, anche di Karpov. Si spinge il pedone a fino in settima con la torre bianca in a8. Poi si avanza il pedone f fino in fondo. Il re nero non può prenderlo per Th8 Rxf7 Th7+. E’ invece patta con il pedone bianco sulle colonne g oppure h perchè il re nero lo può mangiare e non c’è il giochetto con Th8.




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      Giancarlo Castiglioni 4 febbraio 2017 at 23:49

      1) E quello che dicevo io, non si studiavano prima, ma quando c’era la partita in busta si era costretti a studiarli e seriamente perché c’era il punto in palio.

      2) La cosa è opinabile. Che giochino male adesso è certo lo ho visto recentemante, sono meno sicuro che una volta giocassero meglio.
      Mi sembra, da quanto ricordavo da partite di miei amici che giocavano in prima o seconda nazionale o da miei tornei open, ma posso sbagliarmi.

      3) La manovra che proponi sembra funzionare, ma non è tutto chiaro, ci sono gli scacchi laterali e il pedone nero h da fermare.
      Il mio programma non riesce a vincere e meno che mai ci sarei riuscito io.
      Se la posizione è vincente, l’errore sarebbe 58 a7 dopo di che non è più possibile trasferire la torre in a8 ed eseguire la manovra che suggerisci.




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        Tristano 6 febbraio 2017 at 22:42

        Mi permetto un’osservazione. Non studiare i finali perché si aspettava di andare in busta per farlo? Chi lo faceva, prendeva pochi punti (e mezzi punti) dalle partite sospese. Non si può analizzare una posizione di un finale senza sapere i principi di quel finale. Inoltre, alla ripresa, 50 volte su cento le analisi erano solo indicative e, a parte posizioni semplificate, dopo poche mosse subentrava di tutto: errori non previsti, posposizioni di mosse e così via, rami secondari dell’analisi. In altre parole, avevi analizzato ma te la dovevi giocare. Infine, sapere i principi di base dei vari tipi di finale serviva, PRIMA della sospensione, a orientare scelte strategiche e tattiche in vista della posizione risultante, significava sapere dove andare a parare. Studiare i finali e conoscerli meglio degli altri era un fortissimo investimento. Potevi pattare partite perse e vincere partite con vantaggio insufficiente a gioco corretto.




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          Jas Fasola 7 febbraio 2017 at 11:18

          “Studiare i finali e conoscerli meglio degli altri era un fortissimo investimento. Potevi pattare partite perse e vincere partite con vantaggio insufficiente a gioco corretto.”

          Questa frase va messa al presente, senza partite sospese.




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          Giancarlo Castiglioni 8 febbraio 2017 at 10:51

          Tutti convenivano che studiare i finali era cosa buona e giusta, ma pochi lo facevano, come adesso del resto.
          Con la sospensione quello del gruppo di analisi che sapeva i “principi base” del finale un po’ meglio degli altri, li spiegava.
          Con la partita da giocare tutti erano interessati e tutti imparavano qualcosa.
          Adesso con l’incremento bisogna arrangiarsi con i propri mezzi.
          Se la sera con la partita conclusa uno dicesse: “adesso vi spiego i principi base” tutti gli risponderebbero: “Ma no, giochiamo lampo”.




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            Jas Fasola 8 febbraio 2017 at 13:22

            Allora non c’erano i mezzi che ci sono adesso. Chi non studiava i finali nel secolo scorso era parzialmente giustificato, ora tra corsi e libri di scacchi non c’è alcuna giustificazione. Per chi impara e per il suo istruttore.




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              Giancarlo Castiglioni 8 febbraio 2017 at 20:46

              Non sono d’accordo.
              Ho provato a scavare nella mia biblioteca e ho trovato 4 libri sui finali, ma potrebbero essere di più.
              Keres, Paoli, Smislov e Grigorief.
              Naturalmente li ho letti solo in minima parte.
              Studiando sul Paoli il finale Torre+Alfiere contro Torre che Caruana non è riuscito a vincere, mi sono reso conto che i tablebase sono un aiuto più apparente che reale.
              L’aiuto è che ti dicono se il finale è vinto o patto, ma poi ti danno una delle mosse vincenti, senza spiegarti minimamente quale è il piano e perché quella è la mossa giusta.
              Quindi la documentazione c’era e per me nel campo dei finali è cambiato poco.
              Allora e adesso bisogna solo studiare.




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                Tristano 8 febbraio 2017 at 23:03

                Sicuro che non avevi anche i libri di Averbach, sia il piccolo aureo libriccino basico sia i volumi sui finali di alfiere e di cavallo?




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                  Giancarlo Castiglioni 9 febbraio 2017 at 12:38

                  No, mi ricordo di averli visti, ma non li ho comprati.




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                Jas Fasola 9 febbraio 2017 at 10:39

                Prova a cercare sul Paoli il finale della tua partita, con la regola di cui ho scritto.
                Per quanto riguarda il finale T+A vs T prova sempre a cercare sul Paoli i due metodi di difesa (Cochrane e scacco sulla seconda traversa) che trovi qui http://soloscacchi.altervista.org/?p=32485




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                • avatar
                  Giancarlo Castiglioni 9 febbraio 2017 at 13:22

                  Il finale della mia partita non c’é.
                  Su T+A contro T ci sono 10 pagine con i medodi di difesa, ma Cochrane non è mai citato.




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                  Jas Fasola 9 febbraio 2017 at 13:43

                  Sicuramente non c’è nemmeno la difesa sulla seconda traversa. L’ argomento è spiegato in un modo incomprensibile. Adesso anche wikipedia è molto meglio.
                  https://en.wikipedia.org/wiki/Rook_and_bishop_versus_rook_endgame
                  Però questo non vale per alcuni libri russi, che però non erano disponibili al grande pubblico (nemmeno al piccolo forse).

                  Per quanto riguarda le tablebases hai preso un caso molto difficile. In tante altre situazioni sono utili.




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  7. avatar
    Giancarlo Castiglioni 5 febbraio 2017 at 00:03

    P. S. Mi sono convinto la manovra che hai indicato è vincente, anche il mio programma dopo qualche incertezza alla fine ci riesce.




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    • avatar
      Jas Fasola 5 febbraio 2017 at 13:32

      Non so quale programma usi, ti consiglio se hai Fritz di mettere Stockfish, Komodo o Houdini. Ecco come fare per Stockfish, che è l’unico che mette le versioni aggiornate gratis sul web. Bisogna innanzitutto scaricare da https://stockfishchess.org/
      il file zippato, aprire il folder windows, tirare fuori la versione in bit che interessa e metterla da qualche parte stabilmente (se poi si sposta, Fritz non la troverà più).
      Aprire Fritz, andare su engine/motore e poi “create UCI engine”. A questo punto si cerca il file Stockfish si seleziona e il gioco è fatto. Andando su Fritz in Engine – change main engine lo trovi e selezioni.
      Stockfish di solito richiede un buon processore e un po’ di pazienza, se si vogliono avere buoni risultati ma con meno tempo c’è il vecchio Houdini 1.5 oppure Komodo 8




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  8. avatar
    marco bettalli 5 febbraio 2017 at 16:32

    Non voglio entrare nella discussione sulla conoscenza dei finali ieri e oggi, discussione inutile perché non è possibile portare dati certi a favore dell’una o dell’altra fazione. Ricorderò solo un piccolo episodio: metà anni 70, torneo forse di Imperia. Un buon maestro (non dirò il nome nemmeno sotto tortura) gioca molte inutili mosse e poi non esita a sospendere un finale di T+P contro T, con il re da ore saldamente sulla casa di arrivo del pedone. Gli chiedo gentilmente, con la sfrontatezza tipica dei ragazzi, il motivo di tanto accanimento, visto che il finale è ovviamente patto, e lui mi guarda con faccia strana e fa: “davvero?” e – vi giuro – non vi era alcuna ombra di ironia nella sua voce…




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    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 5 febbraio 2017 at 22:57

      La cosa mi sorprende fino ad un certo punto.
      Credo che diversi maestri di allora avessero conoscenze piuttosto rudimentali sulla teoria dei finali.
      Magari li giocavano bene, ma per pratica o inventandoli sulla scacchiera, non perchè li avessero studiati.
      Non ho visto la partita, ma ricodo un campionato italiano a squadre al Ciocco in cui Natalucci pareggiò con Paoli un finale di torre decisamente perso.




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  9. avatar
    Uomo delle valli 5 febbraio 2017 at 19:10

    Proprio bello. Mi piacciono troppo questi ‘spaccati’ di carriera scacchistica. Non vedo l’ora di leggere il prossimo ;)




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  10. avatar
    Mongo 5 febbraio 2017 at 19:19

    Bellissima quella delle torri gay di Zichichi. =))
    Un grazie all’amico Jas Fasola per le chicche su come aggiornare il motore del mio vecchio Fritz aggratis!!! :(




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  11. avatar
    Romeo 5 febbraio 2017 at 19:33

    Se non sbaglio dopo 55…Txc5 la posizione è da tablebase, giusto?




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  12. avatar
    lordste 6 febbraio 2017 at 10:27

    Curioso però. Castiglioni, lei sostiene che in passato i giocatori di livello anche medio basso sapessero giocare meglio i finali, grazie al maggior tempo di riflessione e alle buste.
    Però subito dopo ci posta un finale in cui bianco e nero ne combinano “una più del Bertoldo” (come si dice a Bergamo)…

    Secondo me sia in passato che ora c’era chi i finali li sapeva giocare e chi no. l’unica differenza è che ora, con l’incremento, ci sono meno partite “buttate via” per il tempo




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  13. avatar
    Giancarlo Castiglioni 6 febbraio 2017 at 11:28

    Rivedendo la mia partita anche a me sono venuti dei dubbi, bisogna tener presente che per tutti e due era il primo torneo.
    Io credo di giocare i finali meglio della media del mio livello e mi sono servite molto le analisi dalle partite sospese mie e di miei amici, ma forse più ancora ho imparato dalla partecipazione per qualche anno alla gara di soluzione studi sull’Italia Scacchistica.
    Spedire la soluzione obbligava a fare analisi scritte, cosa che adesso non fa più nessuno.




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  14. avatar
    Jas Fasola 23 febbraio 2017 at 11:26

    Finale di torri abbastanza comune, si è verificato anche ieri https://www.chessbomb.com/arena/2017-sharjah-fide-grand-prix/05-Grischuk_Alexander-Eljanov_Pavel




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  15. avatar
    Giancarlo Castiglioni 23 febbraio 2017 at 11:48

    Però a quanto sostiene stokfish, che condivido, il finale è stato abbandonato in posizione pari!




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  16. avatar
    Jas Fasola 23 febbraio 2017 at 13:09

    L’ultima mossa giocata è stata Rc3 come nelle note di Chessbomb. A fine partita si posiziona il re al centro per registrare la partita e questo cambia l’ultima mossa




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  17. avatar
    Giancarlo Castiglioni 23 febbraio 2017 at 14:41

    Mi sembrava strano!
    Rc3 evita la promozione del pedone g con scacco.




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  18. avatar
    Giancarlo Castiglioni 27 febbraio 2017 at 12:42

    @ Jas
    Ti dovevo una risposta su come Paoli tratta i finali di A+T contro T rispetto alla voce su Wikipedia.
    Il confronto non è semplice, lo ho fatto qualche giorno dopo e poi ho dimenticato di scriverti.
    La difesa Cochrane è a pag 172, ma non è chiamata così, è indicata come “seconda classe”.
    La difesa sulla seconda traversa non è riportata.
    La posizione Szen è a pag 174 ed è indicata come “quarta classe”.
    La seconda posizione Lolli è a pag 169 senza un nome.
    Anche a me il trattamento su Wikipedia sembra più chiaro.




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