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Eroi semidimenticati: Ossip Bernstein

Scritto da:  | 15 giugno 2017 | 7 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Il 20 settembre 1882, a Zitomir, città dello sterminato impero zarista, nasce Ossip Samoilovich Bernstein. La famiglia, di fede ebraica, appartiene alla media borghesia cittadina e non le mancano i mezzi per far compiere al giovane Ossip un normale corso di studi e per inviarlo in seguito in Germania, ad Heidelberg, dove lo attende una immancabile laurea in Giurisprudenza.
Ossip ha appreso, in età adolescenziale, il gioco degli scacchi e non rinuncia a coltivarlo nemmeno durante il suo corso di studi universitari. Nel giugno del 1902, a vent’anni non ancora compiuti, vince un torneo a Berlino e due mesi dopo si piazza secondo ad Hannover, per poi, a fine anno, rivincere a Berlino.

Il tedesco diventa la sua seconda lingua, visto che trascorre la maggior parte del tempo in Germania ed i suoi rientri in Russia sono sporadici; nel corso di uno di tali ritorni si reca a Kiev per partecipare al Torneo Panrusso nel quale si classifica al secondo posto dopo il vincitore Mikhail Cigorin.
Il suo nome inizia a circolare nell’ambiente scacchistico europeo; a cavallo del Capodanno 1904 è secondo a Berlino e dopo pochi mesi è quarto a Coburgo, ma ormai si avvicina la fine del corso universitario. Ossip riesce tuttavia ad ottenere un quarto posto a Barmen nel 1905, per poi conseguire la laurea a pieni voti l’anno seguente; i suoi interessi sono da tempo orientati verso la giurisprudenza finanziaria, un bagaglio di conoscenze che condizionerà tutta la sua esistenza. Nel 1906 trova anche il tempo di partecipare al torneo di Stoccolma (1° ex aequo con Schlechter) ed a quello di Ostenda (4°).
Sempre ad Ostenda, nel 1907, è primo con Rubinstein, poi decide che sia giunto il tempo di fare quattrini. Grazie alla sua preparazione e ad un giro di conoscenze “giuste” in breve tempo ammucchia una piccola fortuna, esercitando al contempo una attività di consulente legale in ambito bancario.
Ricompare comunque nel 1909 a San Pietroburgo con un quinto posto, poi, due anni dopo, è ottavo a San Sebastian per poi vincere il Campionato cittadino di Mosca. E’ in occasione del torneo tenutosi nella località balneare spagnola che Bernstein commette una gaffe che resterà famosa: saputo dell’invito rivolto allo “sconosciuto” Capablanca, Bernstein protesta con gli organizzatori del torneo i quali, ignorata la protesta, finiranno per attribuire a Capablanca il premio di bellezza per la partita contro… Bernstein.
I suoi impegni professionali lo trascinano in giro per mezza Europa, ma nel 1912 Bernstein gioca al Torneo Panrusso di Vilnius classificandosi al secondo posto. E’ in questo periodo probabilmente il giocatore russo più famoso; nel 1914, alla vigilia dello scoppio del primo conflitto mondiale, perde di misura un breve match con Capablanca a Mosca e si classifica sesto a San Pietroburgo.
Sicuramente Bernstein sottovaluta la portata della tragedia che, latente, sta per sconvolgere l’impero zarista. Quando, nel 1917, scoppia la Rivoluzione d’Ottobre, il suo patrimonio personale viene polverizzato dagli avvenimenti e l’unica alternativa che gli resta è quella di fuggire da quella che sta diventando l’Unione Sovietica. Ed ora non ci resta che seguire un racconto che lo stesso Bernstein farà una trentina d’anni dopo a Dake.
Bernstein si reca ad Odessa cercando una via di fuga, ma viene fermato dalla polizia rivoluzionaria, identificato e, dopo un processo sommario, condannato alla fucilazione in quanto “consulente bancario”.
Il comandante bolscevico della piazza di Odessa, scorrendo l’elenco dei condannati a morte, nota il nome di Ossip Bernstein. Alla vigilia dell’esecuzione lo fa convocare e gli chiede se lui è “quel” Bernstein, grande giocatore di scacchi; alla risposta affermativa del condannato lo mette davanti ad una scacchiera e gli offre la salvezza: se è veramente il famoso Bernstein non avrà difficoltà a vincere.


Bernstein vince con facilità ed il suo nome viene depennato dalla lista dei condannati e messo addirittura in libertà. Sarà così che riuscirà, attraverso varie vicissitudini, a rifugiarsi in Francia, dove lo ritroviamo nel 1922 quando gioca un breve match di allenamento con Alekhine (-1 =1). Nel frattempo ha ripreso la sua attività di consulente finanziario ed anche nella capitale francese riesce ad avere successo; in pochi anni acquisisce un consistente patrimonio, abbandonando completamente gli scacchi fino a quando, nel 1929, finisce travolto dalla crisi finanziaria che sconvolge il mondo. Salva il poco destinato alla sopravvivenza sua e della famiglia e nel 1930 disputa un piccolo torneo a Le Pont dove giunge secondo. Ottiene la cittadinanza francese e, per la terza volta, ricomincia ad accumulare denaro. Nel 1932 gioca a Berna (5°) e vince a Zurigo un match con Naegeli (+3 -1). Nel 1933, a Parigi, pareggia un match con Alekhine e nel 1934 è sesto a Zurigo.
I suoi viaggi tra Francia e Svizzera gli procurano nuovamente un patrimonio personale notevole ed allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Bernstein è sicuramente quello che si potrebbe definire una persona ricca.
Quando, però, i panzer di Hitler sfondano le linee francesi puntando su Parigi la famiglia Bernstein, vista anche la sua natura ebraica, raccoglie quanto può e fugge verso sud, nel tentativo di raggiungere il confine con la neutrale Spagna. L’attraversamento dei Pirenei verrà in seguito narrato dallo stesso Bernstein: un incubo durato tre giorni, con due notti passate all’addiaccio dormendo in rifugi di fortuna e col terrore di essere scoperti e rispediti a Parigi.
Bernstein tornerà nella capitale francese nel 1945 e riuscirà a recuperare una piccola parte dei suoi averi. Nel 1946 sarà invitato a Londra, dove si classificherà al secondo posto e quello stesso anno sarà quindicesimo al grande torneo di Groningen. Ha sessantaquattro anni, una autosufficienza economica dovuta anche ai contatti ripresi con le conoscenze di anteguerra, e scompare dalle classifiche internazionali. Nel 1954, tuttavia, la Federazione francese lo schiera in prima scacchiera all’Olimpiade; il risultato di +5 =5 -5, per il settantaduenne Bernstein, è tutt’altro che deludente ma l’exploit notevole di quello stesso anno è per Bernstein il secondo posto al torneo di Montevideo, dove distrugge in 37 mosse il fortissimo Najdorf.

Soffre di disturbi respiratori e verso la fine degli Anni Cinquanta viene ricoverato in un sanatorio dei Pirenei francesi, dove muore il 30 novembre del 1962.

avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a Eroi semidimenticati: Ossip Bernstein

  1. avatar
    piero 16 giugno 2017 at 12:28

    Una vita densa di avversità e di lotta…nella vita e negli scacchi. Grazie




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  2. avatar
    Lorenzo 16 giugno 2017 at 20:47

    Ancora una volta semplicemente grandioso, grande Paolo!




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  3. avatar
    Luigi O. 17 giugno 2017 at 13:24

    Bellissimo! Non c’è altro da aggiungere.




    0
  4. avatar
    Enrico Cecchelli 17 giugno 2017 at 23:35

    Molto bello ! Grande Paolo




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  5. avatar
    Fabio Lott 18 giugno 2017 at 10:39

    Come al solito un grazie sentito a Paolo.




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  6. avatar
    Luca Monti 18 giugno 2017 at 21:17

    Paolo,stai sempre più alzando l’asticella.Rispetto ad alcuni dei tuoi semi-dimenticati di un tempo,questi untimi, Duras,i due Johner e Bernstein sono popolarissimi divi.Un tempo con molto meno si entrava nel tuo Olimpo dei semi-dimenticati!




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    • avatar
      paolo bagnoli 18 giugno 2017 at 22:02

      Caro Luca, hai ragione, ma con un po’ di pazienza vedrai che arriveranno alcuni “totalmente” dimenticati




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