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Un classico

Scritto da:  | 21 aprile 2017 | 9 Commenti | Categoria: Aperture, Partite commentate

L’articolo “Gioco di parola” di Piero Gambardella che verteva su un gambetto di Re, mi ha fatto venire in mente una mia vecchia partita.
Gli scacchi hanno qualcosa in comune con la musica e penso che per un concertista o per un cantante sia una particolare soddisfazione interpretare davanti al pubblico in un teatro prestigioso un pezzo classico, magari fuori repertorio da molti anni.
Anche negli scacchi esistono delle aperture classiche, certe comuni ed altre rare, e credo che, come musicisti e cantanti, tutti i giocatori a livello magistrale debbano almeno una volta nella vita misurarsi su questi classici, proporre la loro esecuzione personale del pezzo.
Naturalmente a scacchi è più difficile perché per entrare in una particolare apertura ci vuole anche la collaborazione dell’avversario e per me è stata una grande soddisfazione giocare in una partita di torneo un classico tra l’altro rarissimo, il gambetto Steinitz; pochi hanno avuto questa occasione nel corso della propria carriera.
Mi sono sempre chiesto come sia venuta a Steinitz l’idea di una diavoleria del genere.
Forse ha fatto una inversione di mosse giocando in fretta con un dilettante in una simultanea e dopo essersi preoccupato per quel che aveva combinato, ha scoperto che la variante non era poi cattiva come sembrava.
L’idea è che il bianco ha il “centro ideale”, che il Re in mezzo alla scacchiera è relativamente sicuro perché contornato dai propri pezzi e che è pronto al centro per il finale.
Tutto questo è sufficiente? Sicuramente no!
Però il gambetto non va preso sottogamba, Steinitz lo ha giocato vincendo contro Zukertort, credo in uno dei loro match mondiali. D’accordo erano altri tempi.
Tornando a noi, Torneo di Bratto 1983.
In novembre dovevo partecipare per la Cariplo al Campionato Italiano a squadre serie A e visto che sarei stato spesato e che in quell’anno non avevo ancora giocato una partita di torneo, mi sentii in dovere di fare un po’ di allenamento.
Iniziai il torneo alla grande con una brillante vittoria con Kovacevic uno dei professionisti slavi assiduo e regolarmente a premio nei festival italiani.
Nei due turni successivi fui subito ridimensionato con due sconfitte contro Rosino e Zier; poi seguì una serie di sei patte fino alla fine del torneo.
In fondo le patte non erano male perché sulla carta gli avversari, tra cui Krause MF, erano tutti più forti di me, ma non fui soddisfatto ne del mio gioco ne del risultato.
Al settimo turno incontrai Roques, un candidato maestro francese che non conoscevo.

Pascal Roques – Giancarlo Castiglioni, ½-½

Bratto 29 agosto 1983

1.e4 e5 2.Cc3 Cc6

Posizione dopo 2…Cc6

Contro la Viennese preferisco far uscire prima il cavallo di donna perché dopo Cf6 se il bianco vuole rientrare nel gambetto di Re perderei la possibilità di giocare la ricetta Fischer: d6 e g5 cercando di tenere il pedone sacrificato.

3.f4 exf4

Appunto, tutto secondo i piani.

4.d4

Posizione dopo 4.d4

Sorpresa! Conoscevo il gambetto Steinitz, ma non pensavo lo avrei mai giocato in torneo e non lo avevo certo studiato. Comunque ero fiducioso, una cosa del genere non può essere buona, contavo di trovare il seguito giusto sulla scacchiera. Non pensai minimamente di tentare qualche strada traversa per evitare la preparazione dell’avversario e pensai che fosse la volta buona per interrompere la sequenza di patte.

4…Dh4 5.Re2 d6 6.Cf3 Ag4 7.Axf4 0-0-0 8.Re3 Dh5 9.Ae2 f5

Posizione dopo 9…f5

Fin qui tutto seguendo quanto è ritenuto meglio dalla teoria. Non ci vuol molto a capire che il piano del nero deve essere aprire la posizione sul Re esposto del bianco e il sacrificio di pedone che ho giocato mi è sembrata la soluzione giusta.
Nelle note sul formulario avevo indicato la mossa come novità teorica e dal database ho verificato che era vero: esistono solo due altre partite successive, Caldwell Bisguier del 1987 e Kroff-Franzen del 1989 tutte e due vinte dal nero.
Nella Barle – Portish, Ljubiana 1975, era stato giocato invece 9…g5! con cui Portish ha ottenuto un leggero vantaggio, direi non decisivo; ha finito per vincere perché ha giocato meglio dell’avversario.
Anche così si sacrifica un pedone, ma in condizioni migliori perché l’alfiere g4 è cambiato con l’altro alfiere invece che con il cavallo; per contro 9…f5 è meno impegnativa perché il recupero del pedone sacrificato sembra più sicuro.

10.h3 Axf3 11.Axf3 Df7 12.exf5 Cge7 13.g4

Posizione dopo 13.g4

Curiosamente è il bianco a tenere il pedone f realizzando la catena dei 3 pedoni sul lato di Re; nel gambetto di Re è spesso il nero a farlo.

13…Te8

Un piccolo errore che rovina tutto. In fondo era ovvio che il Re bianco doveva spostarsi dalla colonna e, non c’era necessità di incoraggiarlo. Dovevo giocare subito 13…g6 con ottime possibilità di sfondare.

14.Rf2 g6 15.d5 Ce5 16.Axe5 dxe5 17.d6

Posizione dopo 17.d6

Adesso è chiaro quello che non era ovvio alla tredicesima mossa; era meglio avere la torre sulla colonna d per controllare questa spinta di pedone. Adesso il bianco sta meglio.

17…cxd6 18.Cb5 Cc6 19.Axc6

Posizione dopo 19.Axc6

C’era la brillante 19 Dxd6, ma è un colpo a vuoto dopo la risposta 19…Td8.
Meglio era 19 Dd5 su cui potrebbe seguire 19…De7; 20 f6 Dxf6; 21 Cxa7 Cxa7; 22 Dxb7+ con attacco pericoloso, ma probabile conclusione perpetuo.

19…bxc6 20.Cxd6 Axd6 21.Dxd6 gxf5 22.Dxc6 Rb8 23.Db5+ Ra8 ½-½

23…Ra8 patta

Patta per perpetuo. Anche prima c’erano diverse possibilità, ma la conclusione era sempre la stessa; chi dei due tentava di evitare il perpetuo avrebbe finito col perdere.

Peccato, una delle tante occasioni sprecate in questo torneo.

avatar Scritto da: Giancarlo Castiglioni (Qui gli altri suoi articoli)


9 Commenti a Un classico

  1. avatar
    Oleg 21 aprile 2017 at 14:54

    Assolutamente istruttivo come sempre. ;)




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    • avatar
      Luigi O. 21 aprile 2017 at 21:08

      Concordo con l’apprezzamento di Oleg e, se posso aggiungere, aspetto con piacere qualche nuovo ritratto di quelli che furono i Maestri di Milano o la copertura che solo Castiglioni riesce a fornire con le sue analisi di qualche interessante torneo del circuito. ;)




      0
      • avatar
        Giancarlo Castiglioni 23 aprile 2017 at 11:20

        Ho capito, mi adulate per farmi lavorare, una tecnica già sperimentata sul posto di lavoro.
        Gli ultimi due Maestri di Milano, Contedini e Bonfioli, sono da tempo iniziati e già a buon punto, poi mi sono impigrito e ho divagato, ma prometto che li finirò.
        Prima ho in programma un altro classico.
        Comunque grazie.




        2
  2. avatar
    Enrico Cecchelli 22 aprile 2017 at 09:26

    Complimenti per l’articolo. Il Gambetto Mason/Steinitz non è un’apertura così peregrina… E’ vero che a gioco corretto è destinata a soccombere, ma bisogna conoscere bene la teoria dell’impianto e sapersi destreggiare tra le tante linee di gioco. Ad esempio in origine il seguito più giocato era addirittura il sacrificio del Nero in c7 di pedone e Torre ( 1.e4, e5 2.f4,exf4 3.Cc3 Dh4+ 4.Re2,d5 5.Cxd5 Ag4+ 6.Cf3,Cc6 7.Cxc7+, Rd8 8.Cxa8, Ce5 come ad es nella Menvielle – Tatai del 1972 mi pare finita con la patta). L’impianto fu adottato anche da giocatori forti come la Spasski-Furman e diverse volte da Bronstein (ricordo le partite contro Alatotzev, Bykovsky), Keres, Horvath e da Macieja addirittura contro Karpov. Io stesso la adottai in alcuni tornei. L’effetto sorpresa di questa apertura, per un buon gambettista-tattico, avvezzo a tali rischiosi impianti, può essere molto gratificante, a mio avviso sino ad avversari di un rating tra 2200-2250.




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    The dark side of the moon 22 aprile 2017 at 22:07

    Prima di smettere cogli scacchi mi sono promesso di giocare almeno una partita di torneo dove aprirò con 1.e4
    Vedendo queste partite penso tuttavia di non poter smettere… :p




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  4. avatar
    Vanoni 25 aprile 2017 at 19:02

    Sarebbe interessante anche leggere qualcosa – a proposito di CM/M milanesi – riguardo Federico Braunberger e Sergio Luppi.




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    • avatar
      Yanez 25 aprile 2017 at 20:09

      I lavori di Giancarlo costano tempo ed energie, tutto gratis ovviamente. Sarebbe bello non limitarsi a chiedere sempre ma, almeno ogni tanto, rimboccarsi le maniche e dare una mano, giusto?




      0
      • avatar
        Vanoni 26 aprile 2017 at 18:20

        Non intendevo sollecitare delle analisi di partite. Avevo solo la curiosità di sapere se Luppi e Braunberger hanno abbandonato gli scacchi, oppure no.
        Ricordo che Sergio Luppi scrisse più di un libro di scacchi.
        Proprio con lui feci una meschina figura, credo fosse aprile/maggio del 1977 e mi trovavo nel primo chiostro dell’Università Cattolica di Milano. Allora frequentavo il 1° anno di giurisprudenza ed ero fuori dall’aula nella quale il prof. Luigi Lombardi Vallauri stava tenendo la sua lezione di Filosofia del diritto.
        Tra le persone radunate all’esterno, vidi Sergio Luppi.
        Lui non conosceva ovviamente me, ma io lo avevo visto giocare in alcuni tornei e letto i suoi libri (io sono del 1957, lui del 1942).
        Mi avvicinai per salutarlo e conoscerlo e, una volta esauriti i convenevoli scacchistici, lui mi chiese se, all’interno dell’aula, ci fosse il prof. Lombardi Vallauri.
        Io, con spiccata scelta di tempo, anziché limitarmi a rispondere affermativamente, aggiunsi anche che il professore era di una noiosità inenarrabile.
        Sergio non aggiunse nulla, ma … quello era il giorno in cui andava a proporsi al professore come assistente, tant’è che poi lo diventò davvero (almeno penso, perché lo vidi all’esame, dall’altra parte del tavolo).
        Per fortuna comunque sostenni poi l’esame con il professore.
        Tra l’altro, con gli occhi del sessantenne di oggi, il prof. Luigi Lombardi Vallauri non era affatto noioso. Anzi.
        Fu poi protagonista molti anni dopo (nel 1998) di un clamoroso allontanamento dalla Università Cattolica “a causa del suo insegnamento ritenuto eterodosso rispetto alla dottrina della Chiesa Cattolica” fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Lombardi_Vallauri




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          Giancarlo Castiglioni 26 aprile 2017 at 22:29

          Ho da tempo perso contatto con entrambi, per risponderti ho consultato un database.
          Luppi compare con 40 partite dal 1972 al torneo Crespi 2008.
          Lo score è un deludente 16,25%.
          Non l’ho mai frequentato al di fuori dei tornei o del circolo e lo ho incontrato diverse volte in partita ufficiale; contro di lui ho ottenuto sempre pessimi risultati, molte patte e almeno una sconfitta.
          Braunberger compare in 69 partite dal 1974 all’open di Corsico 1998.
          Lo score è un po’ migliore 31,88%.
          Negli anni ’80 andavo spesso a casa sua il sabato pomeriggio per giocare lampo e analizzare la nostre partite.
          Ha inserito una mia partita in un suo libro.
          Credo di averlo incontrato una sola volta in torneo con una sconfitta.




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