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Indimenticabile Milja

Scritto da:  | 29 aprile 2017 | 10 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Milorad Vujovic nel ricordo di Gojko Laketic

Al recente Open Primavera di Genova abbiamo avuto l’onore e il piacere di avere tra i partecipanti un vecchio amico del Centurini, il maestro internazionale Gojko Laketic, col quale abbiamo rivissuto alcuni ricordi. Uno di questi è quello del maestro internazionale Milorad Vujovic, che il 14 marzo 2001 moriva a Pavia, nello stesso giorno in cui era nato, 68 anni prima, nella provincia serba del Kosovo. Muore d’infarto mentre va a trovare un suo amico, il professor Florio, con cui spesso giocava partite.
Una premessa: Laketic è un professionista serio e un amico degli scacchisti genovesi. Autoproduce libri didatticamente interessanti,  scritti in modo scorrevole, caratterizzati da grande chiarezza espositiva, utili per sviluppare il senso pratico indispensabile per gestire la partita e valutare la posizione. Ricordiamo “Il cambio Alfiere per Cavallo nella partita di scacchi”(2010), “Alfieri di colore contrario e pezzi pesanti” (2013) e “Il Centro Pedonale a dente di sega”. Da quest’ultimo libro, che considera i piani tipici di entrambi i giocatori di fronte ad una tipica  struttura pedonale,  prendiamo  spunto per questo articolo, proprio perché all’interno del testo abbiamo ritrovato il bel ricordo di Milorad Vujovic,  una figura nota  a molti di noi, direi  quasi un pezzo della nostra storia. Ne pubblichiamo alcuni stralci con l’autorizzazione dell’autore, insieme ai nostri ricordi dell’indimenticabile “Mitchko” (questa espressione è un nome maschile serbo con cui Milorad chiamava  tutti, con l’aria di dire “Amico, come va, facciamo una lampo?” )
Laketic ricorda che quando apprese della sua scomparsa,  stava partecipando al torneo week end del Centurini, nel marzo 2001. Proprio a me toccò dargli la triste notizia, che avevo appreso per telefono al Circolo. Era l’ultimo giorno del torneo, domenica. Quel pomeriggio  ricordammo Vujovic con un minuto di silenzio. Gojko era sconvolto.
Laketic: “Sono rimasto colpito da un fulmine improvviso. Corro fuori dal palazzo del circolo per accendere il cellulare. Chiamo il GM Lazic che negli ultimi mesi stava sempre con lui. Giocava un torneo nelle Marche. Avevo paura di chiedere direttamente della sorte di Milja. Alla fine  chiedo e lui sorpreso, risponde: “Tu non lo sai? E’ morto, è vero”. Sono ammutolito. Ho passato una notte terribile nell’albergo di Genova. Aspettavo la mattina per andare a Pavia per incontrare suo figlio Bane, che veniva dalla Serbia accompagnato dal GM Drazic per prendere la salma di Vujovic… Arrivo alla stazione di Pavia scendo e proprio in quel momento mi squilla il telefono… sullo schermo appare il nome di Vujovic… Che spavento! Era Drazic che voleva sapere dove fossi, chiamava dal telefonino di Milja, consegnato dal personale dell’ospedale”.
Così riportava il  notiziario mensile  del Circolo Centurini nel numero di marzo 2001:
“Nel corso del torneo week end di Primavera è giunta al Circolo la triste notizia della morte di Milorad Vujovic. Colpito da un attacco cardiaco, si è spento all’ospedale di Pavia lo scorso 14 marzo, proprio il giorno dopo il suo sessantottesimo compleanno. All’inizio del sesto turno di gioco Giorgio Di Liberto ha svolto una breve ma intensa commemorazione in ricordo del MI jugoslavo, a cui tutti i giocatori hanno dedicato un minuto di silenzio.
Tutti lo ricordiamo per la sua grande generosità, per la sua grande carica di umanità e simpatia, per il suo eterno sorriso bambino. E poi per quelle memorabili partite lampo, di cui era spettacolare protagonista, che terminavano il più delle volte con la stessa frase: “È caduta maestro”. Intere generazioni di scacchisti si sono formate sui suoi Informatori e sugli altri libri che vendeva.
Vujovic aveva imparato a giocare a scacchi relativamente tardi, all’età di 22 anni. In precedenza aveva tentato la fortuna nel calcio come portiere. Con i soldi che guadagnava in giro per il mondo manteneva la propria famiglia in Yugoslavia, a cui poteva garantire un’esistenza decorosa. Dichiarava sempre di considerare il più grande successo della sua carriera quello ottenuto a Strasburgo, dove si era classificato primo in un open con 248 partecipanti fra i quali GM del calibro di Matulovic, Janosevic e Raicevic. Alla domanda “qual è la partita che si ricorderà per tutta la vita?” aveva risposto: “Ho vinto contro forti grandi maestri come Flesch, Pinter, Ljubojevic, ma la mia miglior partita resta quella con Ferenc Portisch, fratello del più noto Lajos”.

Milorad Vujovic – Ferenc Portisch

Commenta Roberto Venturelli

1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. d4 exd4 4. Ac4 Cf6 5. 0-0 Cxe4 6. Te1 d5 7. Axd5 Dxd5 8. Cc3 Df5 9. Cxe4 Ae6 10. Ad2 10. Ag5 10. … Dd5 11. Ag5 h6 12. Af6! A partire da questa mossa il Bianco si impadronisce dell’iniziativa. 12. … Tg8 13. c4! Dxc4 Le complicazioni che scaturivano da 13. … dxc3 14. Axg7! avrebbero lasciato in vantaggio il Bianco. 14. Tc1 Dd5 15. Da4 Minaccia 16. Ce5. 15. … Dd7 Se 15. … Dxa2? 16. Cd6+! ed il Nero perde la Donna o prende Matto. 16. Db5 Cd8 17. Df5! Con il trasferimento della Donna sull’ala di Re la partita viene rapidamente decisa: ovviamente ora non si può catturare in f5, pena il Matto in d6 di Cavallo.

Posizione dopo 17.Df5!

17. … Ae7 18. Dh7 Rf8 19. Ce5 De8 20. Txc7! gxf6 21. Cd6? Un tocco di …umanità nella spietata esecuzione svolta da Vujovic! 21. Dxh6+ Tg7 22. Cg4! ed il Nero può abbandonare. 21. … Axd6? Restituendo immediatamente la gentilezza! 21. … Da4 ed il Bianco può forzare solo il perpetuo con 22. Dxh6+. 22. Dxh6+ Tg7 23. Cg6+! 1-0

Laketic conosce per la prima volta Vujovic nel 1983, giocando contro di lui in un match a squadre in Serbia. Poi insieme si vedono in parecchi tornei. “Abbiamo passato molte notti in treno, negli alberghi, nelle sale di gioco. Di sera lui mi raccontava tante storie del suo passato”.

Il carattere di Vujovic l’abbiamo conosciuto tutti: era un simpaticone, “ma quando parlava di lavoro e di business era molto serio e puntuale”. Era generoso. “A noi scacchisti della ex Yugoslavia offriva sempre da bere, non  permetteva mai a qualcuno di offrirgli qualcosa.”
Il paese principale della sua attività era l’Italia. Milja faceva migliaia di partite lampo per soldi contro diversi avversari, dando vantaggio di tempo. “Ho  visto la gente in fila per giocare una partita lampo contro Vujovic. A volte dava vantaggi spaventosi di tempo, tipo 5 minuti contro 40 secondi e per convincere gli avversari più scarsi aggiungeva vantaggi materiali, cioè lui senza la Donna e l’avversario senza la Torre, e altre combinazioni. Dicevano che andava in giro con un orologio truccato però io non ho mai avuto notizia di questo fatto, ma non escludo questa possibilità”.
L’altra attività era naturalmente  la vendita dei libri di scacchi. Chi fra non noi non ha mai comprato un Informatore da lui? Acquistava i libri  di scacchi a Bologna e poi riempiva un enorme valigione. “Dopo aver scelto tutto  quello che voleva prendere, cominciava a spogliarsi per tirare fuori i soldi dal taschino nascosto nelle mutande: dopo la sua morte, l’unica cosa che non è stata recuperata dal figlio erano i soldi nascosti nel taschino (circa  5-6 milioni di lire)”
Poi c’è la storia dei “cavalli”. “Il ‘cavallo di Vujovic’ era un giocatore forte che veniva spesato da lui, però doveva fare il “bravo” durante il torneo. Diversi  suoi “cavalli” sono oggi i giocatori più noti. Lui gli pagava l’albergo il viaggio, ecc; poi alla fine dividevano i premi che guadagnavano”.
Vujovic era un uomo intelligente, di una intelligenza naturale. Non era mai andato neanche un giorno a scuola, aveva imparato a scrivere e leggere da solo. “Mi raccontava quando lavorava in una fabbrica di zucchero in Serbia, in un magazzino in cui si pesava il raccolto di tonnellate di barbabietola: si meravigliavano di come lui facesse velocemente le somme senza carta e penna, a memoria”. Si vergognava a dire che non sapeva farle con la penna, poi imparò grazie alla sorella.
Il periodo di  Vujovic era l’epoca del socialismo in Yugoslavia. “Tutti coloro che volevano lavorare, trovavano lavoro per legge. Lui lavorava in una fabbrica di zucchero, in realtà solo sulla carta. Le sue assenze di diversi mesi, mentre stava in Italia, erano coperte da medici amici. A volte aveva lunghi permessi ai dirigenti della fabbrica come sportivo”.
Come scacchista, aveva una discreta forza nel gioco pratico, logico. Mai andato a  scuola di scacchi da qualcuno. Mai studiato gli scacchi profondamente. Impara a giocare abbastanza tardi. “Una volta mi diceva che secondo lui il suo gioco più forte era stato quando aveva 50 anni. Le sue lezioni si svolgevano cosi: faceva vedere un quiz dicendo che vinceva sempre lui con entrambi i colori e cosi via, lui e l’allievo si alternavano finché non si riusciva a vedere la soluzione completa”.
Portava pochi vestiti con sé per motivi pratici, comprava quello che gli serviva e poi lo buttava via, prendendo abiti nuovi. “Essendo spesso in viaggio, la città in cui si fermava nell’attesa tra due tornei era Torino. Lì aveva un caro amico, Mario Moretti, un architetto  che aveva un bar proprio nel centro della città. In un certo periodo ha messo a disposizione degli scacchisti una grande casa, proprio quando sono scoppiate le guerre in Yugoslavia, negli anni 91-92. Lì soggiornavano a volte 7-8 scacchisti e semiscacchisti raccolti da Milja e da Mario”.
Vujovic non stava male economicamente, anzi aveva anche una discreta somma di denaro depositata in banca, ma che nel periodo delle guerre e della crisi gli era stata sequestrata dal governo: successivamente tale denaro era stato recuperato dagli eredi.
“L’ultimo ricordo non potrò mai dimenticarlo. Eravamo a Porto San Giorgio per un torneo internazionale.  Era l’estate del 1991. Parlavamo di cose che stanno accadendo. Lui ad un certo punto mi dice: ‘Non mi preoccupo per me. Il mio tempo è passato. Ho al massimo altri dieci anni…’
I primi anni dopo la sua morte cercavo Milja in ogni torneo. Poi l’ho dimenticato come me stesso…”
avatar Scritto da: Marco Faggiani (Qui gli altri suoi articoli)


10 Commenti a Indimenticabile Milja

  1. avatar
    fabrizio 29 aprile 2017 at 10:10

    Bel ricordo di un personaggio simpatico e pittoresco, dotato di grande carica umana. Penso che pressoché tutti gli scacchisti italiani lo abbiano conosciuto o incrociato.




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    Luigi O. 29 aprile 2017 at 11:46

    Gran bel ricordo di un personaggio caro a tutti, che malinconia non saperlo più tra noi.




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    Enrico Cecchelli 29 aprile 2017 at 12:30

    Bellissimo articolo! Non sono mai troppe le occasioni per ricordare questo grande amico degli scacchisti italiani che lo serberanno sempre nel cuore. Grazie!




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  4. avatar
    Luca Monti 29 aprile 2017 at 18:07

    Buongiorno signor Marco Faggiani e grazie per la sua memoria che ne risveglia altre. Vorrei raccontarle un piccolo aneddoto che vissi di persona con Milorad Vuiovic. L’unica occasione nella quale mi avvicinai a lui, fu qui in Lombardia, a Lodi,nel 1987/88. Durante una pausa tra un turno e l’altro di un torneo, lui dietro ad un tavolo, proponendo ad ognuno libri, io invece alla perenne ricerca di giocatori che avessero disputato una partita con Esteban Canal. Sapevo da mie ricerche che Canal e Vujovic giocarono diverse volte a La Spezia, nel magistrale, a partire dal 1968 se ricordo bene. Purtroppo mancavo delle partite e sicuro come ero che fossero interessanti, a Lodi presi il poco coraggio che ho a due mani,e domandai lui se aveva custodito una memoria delle sfide. Lui mi guardò,pensando un attimo e disse testuale: “Mitchko, io giovane e Canal grande maestro,mie partite con lui così così.” E mentre diceva questo muoveva braccia e viso.Ricordo bene la sua mimica facciale che era fantastica, un volto mobile, espressivo, on occhi da guitto napoletano. Rimanenno in accordo che le partite me le avrebbe date in altra e successiva occasione che mai fu purtroppo. Comunque riusci egli nello scopo di vendermi un libro, rifiutarlo sarebbe stato da maleducato (e ingrato ) da parte mia. Sono trascorsi oramai trenta anni da allora e ne partite, nè Canal, nè Vujovic sono più. Dispiace,quelle 4 partite mi mancano davvero e sono certo esse avrebbero fatto degnamente parte della collezione di Esteban Canal.




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  5. avatar
    Pallino 30 aprile 2017 at 20:08

    Mi chiedo se un personaggio come Vujovic non avesse dovuto fare i conti con le strettezze della vita dove sarebbe arrivato: GM? 2600 di Elo??




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  6. avatar
    chess 2 maggio 2017 at 14:27

    Gran bel ricordo davvero. Lo vidi giocare piu’ volte in vari tornei e mi diede sin da subito la sensazione di una brava persona. Dei personaggi citati vorrei spendere una parola per il GM Drazic con cui passai alcune sere in sua compagnia a bere birra e a giocare lampo in occasione di un Festival a Melegnano. Una persona davvero simpatica e di ottima compagnia.




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  7. avatar
    Jas Fasola 2 maggio 2017 at 15:07

    Non ho trovato nessun nome serbo “Mitchko” nè qui http://www.20000-names.com/male_serbian_names.htm nè qui https://en.wiktionary.org/wiki/Appendix:Serbian_given_names#Male_names

    Forse si tratta di Мицко cioè Micko dal macedone.

    A me risulta un’altra storia. Quel “nome” fu scelto in quanto vicino sia a “amico” sia a “topo” (миш in serbo). Era insomma una allegra presa in giro. Non sono però assolutamente sicuro di questo.




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    • avatar
      lordste 3 maggio 2017 at 11:55

      Può darsi che sia un diminutivo (di Mihailo, o anche di Milorad/Miroslav)
      Un po’ come se in italiano uno ti chiamasse “Gino” o “Pino”…




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  8. avatar
    Giancarlo Castiglioni 9 maggio 2017 at 10:35

    Sono stato a lungo in dubbio se fosse opportuno scrivere, ma penso che chi non lo ha conosciuto abbia diritto di avere un quadro completo.
    Al di la della simpatia umana in Vujovic c’erano diverse cose che non mi piacevano.
    Prima di tutto il suo impegnarsi nel torneo solo fino a quando era in corsa per i premi, dopo di che o si ritirava o il suo punto era abbastanza apertamente in vendita.
    Gli concedo ampie attenuanti, doveva arrivare a fine mese, più che a lui do la colpa agli arbitri che lo lasciavano fare.
    Dall’articolo apprendo che più che un professionista, come credevo, era un dipendente assenteista e anche questo non mi piace.
    Gli concedo ampie attenuanti, applicava il detto comunista “Fingono di pagarci e noi fingiamo di lavorare”.
    Inoltre, in comune con molto Jugoslavi di allora, aveva a volte un atteggiamento irridente verso l’avversario più debole.
    Questo è un peccato veniale, ma senza attenuanti.
    Tengo a precisare che non ho mai avuto contrasti con lui e i nostri rapporti sono sempre stati buoni.




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  9. avatar
    Francesco 15 settembre 2017 at 10:07

    Io ne ho un altro di aneddoto…Porto San Giorgio…due giocatori open B litigano (molto seriamente) su una variante che entrambi ritengono vantaggiosa per i propri colori..nel mentre passa Vujovic che viene chiamato a sostegno della propria posizione….Vujovic guarda la scacchiera, riconosce l apertura (e il contesto) e fà….io ho vinto con il bianco e con il nero in questa posizione…applausi dai presenti e silenzio di entrambi i giocatori. Due punti esclamativi mitico Mitcko!




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