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Souvenir de Tunis

Scritto da:  | 1 luglio 2017 | 27 Commenti | Categoria: C'era una volta, Partite commentate, Personaggi, Stranieri

Tunisi, 1979… probabilmente fu una delle solite iniziative promozionali del conte dal Verme (che infatti trovammo in sala torneo, mentre intratteneva con eleganza funzionari e diplomatici che erano venuti ad assistere alla cerimonia di apertura). Idea buffa; un quadrangolare a girone doppio con Urss, Italia, e due squadre tunisine. Non ho tutti i dati sottomano perché l’Italia Scacchistica che contiene il breve reportage è dispersa da qualche parte nella mia vecchia casa. Ricordo l’anno, che era il 1979: Ricordo che i russi avevano, nell’ordine Yusupov, Kupreichik, Bagirov e A. Petrosjan. I tunisini (prima squadra) avevano i loro due mastri internazionali, nell’ordine di scacchiera Bouaziz (che per molti anni fu l’incontrastato leader scacchistico di tutta l’Africa) e Belkadi. Di noi italiani, per quanto mi sforzi, riesco a ricordare solo tre nomi: Renato Cappello, in prima scacchiera, poi io, e in terza Giacomo Vallifuoco. Chi giocava in quarta? E chi se lo ricorda?
Non so se per un ritardo o per una incauta programmazione del viaggio, poiché c’era pochissimo tempo siamo stati catapultati direttamente dall’aereoporto alla sala torneo: stanco, affamato, e soprattutto senza la minima idea dell’avversario che mi sarebbe toccato, mi trovo improvvisamente seduto di fronte alla faccia di ghiaccio di Viktor Kupreichik. “Andiamo bene”, mi sono detto; “e adesso che cosa faccio?” Ebbene, ecco la partita. Tutti hanno i motori di ricerca, per cui mi farete la grazia di accettare che i mei commenti siano solo folcloristici. Del resto, non penserete davvero che sguinzagli Stockfish dietro a una partita di sapore preistorico, giocata come si usava allora alla “viva il parroco” (io ero un grande esperto di questa specialità, ma anche tanti altri discreti giocatori non erano da meno)?

Viktor Kupreichik vs Franco Trabattoni, 0-1
Tunisi, 1979

1.e4, c5; 2.Cf3, Cc6; 3.d4, cd4; 4.Cxd4, Cf6; 5.Cc3, d6

Posizione dopo 5…d6

Questa mossa richiede una spiegazione. Stufo di prendere matto giocando prima la Najdorf e poi il Dragone, e tuttavia non volendo rinunciare alla Siciliana perché del gioco posizionale (o peggio difensivo) non ho mai capito niente, mi ero detto: proviamo questa. Non perché l’avessi studiata, per carità (non ho mai studiato seriamente le aperture: mi sembrava una cosa terribilmente noiosa; poi quando mi è venuta voglia di farlo non avevo tempo; e ora che fra poco oltre alla voglia potrei avere anche il tempo, mi chiedo a che scopo… ). L’aveva studiata a fondo, invece, il mio amico Ruggero Ratti, con cui tutti i sabati pomeriggio che il buon dio mandava sulla terra ci rovinavamo di lampo, accaniti e incazzati come se ci stessimo giocando le chiavi di casa. Bene, poiché lui giocava questa cosa col Nero e a me dava molto fastidio, ho pensato: vuoi vedere che se riesco a giocare più o meno come lui evito almeno di fare la figura dello scemo? (Ratti come analista di aperture era davvero notevole; alcune novità teoriche di quegli anni io le conoscevo già, prima che comparissero sull’Informatore, perché me le aveva mostrate lui… ). Questo per dire come poteva essere approssimativo, negli anni ’70, un giocatore che come me era nel giro della nazionale (ed anche relativamente giovane: avevo 23 anni).

6.Ag5

accidenti, ho pensato, quella che conosco meno: io a Ratti giocavo sistematicamente 6.Ac4

6…e6; 7.Dd2, a6; 8.0-0-0, Ad7;

Posizione dopo 8…Ad7

questa era l’ultima furbata dell’epoca, contro la più usuale 8…Ae7

9.f3, Ae7; 10. h4

e chi l’ha mai vista? e qual è il piano?

10…Dc7; 11. g4, 0-0-0;

Posizione dopo 11.0-0-0

no, di là non arrocco

12.Ae3, Ce5; 13.Df2, Ae8;

Posizione dopo 13…Ae8

Il Bianco minaccia semplicemente di sbattermi addosso tutti i pedoni sul lato di re, indebolendo e6: avendo giocato una mossa dopo l’altra, così tanto per tirar fuori i pezzi (“ma lo sapete a che ora mi sono alzato io stamattina?” ), ora sono già costretto a fare le contorsioni.

14.Ae2, Rb8; 15.Rb1, Cc4; 16.A:c4, D:c4; 17.Cb3, Cd7; 18.Ag5, f6??;

Posizione dopo 18…f6??

Orrore: non riesco proprio a capire perché ho giocato questa mostruosità posizionale. Ricordo vagamente che sul momento la ritenevo forzata. Mah..

19.Af4, Ce5; 20.Ah2, Dc7; 21.a4, Cc4; 22.Ag1, b6; 23. f4.

Ed eccomi alle corde. Grazie all’incauta spinta in f6, con f5 il bianco acquista un vantaggio posizionale immenso.

23…Af7, 24.f5, h5; 25.Cd4, Tc8;

Posizione dopo 25…Tc8

Minacciando C:b2.

26.Td3, Ce5;

Secondo il vecchio principio: almeno si muore a pancia piena.

27.fxe6, Cxd3, 28.cxd3, Ag6; 29.Cd5, Db7; 30.Cf5, A:f5; 31.g:f5.

Posizione dopo 31.gxf5

Ma che bella posizione! non vi pare? Che diavolo faccio? Abbandono? Ci starebbe. Ma no, mi sono detto. Facciamo almeno un modesto tentativo di fare quello che allora mi riusciva meglio: buttarla in rissa, e vedere chi si becca l’ultimo bidone. Pronti? Via!

31…b5; 32.a:b5, Tc5!; 33.Dg2.

Se 33.b:a6, allora 33…D:a6; 34. C:e7, Dxd3+

33…T:b5; 34.Ad4, Tc8; 35.Tg1

Posizione dopo 35.Tg1

se 35.D:g7, segue Txd5: marameo

35…Tb3; 36.D:g7, Db5;

L’Alfiere in e7? non esiste più già da parecchie mosse

37.Dg3, Txd3; 38.Df2, Db3;

Posizione dopo 38…Db3

Minaccio il perpetuo con Td1, Dd1 e Da4. E forse il bianco avrebbe dovuto prenderlo

39.De2?, Txd4; 40.C:e7, Ta4!; 41.C:c8, Da2+; 42.Rc2, Tc4+; 43.Rd1, Db1+; 44.Rd2, Dc2+; 45.Re1, T:e4; 46.Tg2, Dc1+; 47.Rf2; T:e2+; 48.R:e2, Dc2+; 49.Rf1, D:f5+; 50.Tf2, Dh3+

50…Dh3+ e il Bianco abbandona

Dopodiché il bianco fa sparire il terrificante cavallo, ora diventato così innocuo.

0-1

Ricordo che mi sono alzato dal tavolo un po’ frastornato, senza riuscire a capire bene che cosa fosse successo. Non tanto per aver vinto con Kupreichik (dio mio, può succedere), ma soprattutto perché non mi era chiaro come avessi potuto sopravvivere in una posizione così disastrosa. Fino a poche mosse prima della fine non avevo affatto capito di avere vinto, e credevo che all’improvviso sarebbe saltata fuori qualche micidiale continuazione non vista (da me) e argutamente preparata (da lui). Invece, mossa dopo possa, non succedeva niente, e lui perdeva materiale…

Inutile dire che nella partita di ritorno Victor mi ha massacrato. Ma questa non ve la faccio vedere.

avatar Scritto da: FM Franco Trabattoni (Qui gli altri suoi articoli)


27 Commenti a Souvenir de Tunis

  1. avatar
    Ramon 1 luglio 2017 at 10:53

    Bellissimo ricordo, grazie Franco!

    Ecco il reportage pubblicato all’epoca su L’Italia Scacchistica di cui ringraziamo l’amico Claudio Sericano per il tempestivo invio.




    3
  2. avatar
    Tux 1 luglio 2017 at 12:36

    Da leccarsi i baffi, grazie di cuore, proprio bello.




    0
  3. avatar
    The dark side of the moon 1 luglio 2017 at 13:40

    Concordo, mi sono piaciti anche i divertenti commenti della partita e l’ottimo aggiornamento di Ramon.




    0
  4. avatar
    Luigi O. 1 luglio 2017 at 17:28

    Bellissimo tuffo nel passato, emozionante e gradevolissimo.
    Nel confronto col reportage scritto all’epoca e pubblicato su l’Italia Scacchistica ho apprezzato ancor più quanto scritto nell’immediato e quanto a valle di quasi quattro decenni.
    Ecco, solo una domanda: ora immagino che sia sufficiente scriver il proprio pezzo con Word e mandarlo per posta elettronica. In quegli anni come si faceva? A macchina, a mano o come? Poi si metteva tutto in una busta da lettera col suo francobollo, immagino…
    Quanta nostalgia…




    0
    • avatar
      Franco Trabattoni 2 luglio 2017 at 11:00

      Esattamente così (io scrivevo a macchina).




      1
      • avatar
        Martin 2 luglio 2017 at 17:04

        Un lavoraccio, vero? ;)
        Grazie, Franco, per questa ennesima perla lucente di emozioni e particolarità che ci hai donato…




        0
  5. avatar
    Luca Cardola 1 luglio 2017 at 18:22

    Io quel numero dell’Italia Scacchistica ce l’ho… E mi ricordo anche di quando lessi l’articolo… Era veramente un’altra epoca….




    1
  6. avatar
    Jas Fasola 1 luglio 2017 at 19:28

    Due anni prima, nel 1977, c’era stato anche un altro quadrangolare o qualcosa del genere in Tunisia, con il match Zichichi-Suetin.




    0
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      alfredo 3 luglio 2017 at 10:37

      non fu un match ma una partita Zichichi vinse un bel finale d alfiere in quella che io reputo essere una delle sue partite migliori .Zichichi ha una notevolissima collezione di scalpi di GM . Mi piacerebbe che fossero raccolte le sue partite migliori .
      Ricordo che ancora a Biel nel 94 nel torneo B in cui giocavano Suetin e Zichichi rianalizzarono quel finale .




      0
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        alfredo 3 luglio 2017 at 10:45

        mi correggo
        fu proprio un match su 2 sole partite
        la partita fu questa
        http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1135094
        triste notizia . è morto a soli 60 anni il m malaniuk che ricordo piu’ di 20 anni fa al semilampo di longo e frequentatore e anche vincitore di open in italia




        0
  7. avatar
    Giancarlo Castiglioni 2 luglio 2017 at 08:43

    Incredibile che nel ’79 Kupreichik e Jusupov fossero solo maestri internazionali!
    Il titolo di grande maestro di allora aveva un valore molto superiore dell’attuale.




    0
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      Jas Fasola 2 luglio 2017 at 10:55

      Tutti e due sono diventati GM nel 1980, Jussupow a 20 anni Kupreichik a 31.




      0
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    Elliott Erwitt‎ 2 luglio 2017 at 10:45

    Molto suggestivo.
    Faccio solo fatica a capire perché dopo 31.gxf5 la posizione del Nero appaia così disperata.
    Una domanda sincera a cui chiedo una risposta sincera: non è vero che hai pensato di abbandonare? Un vero fighter come il Trab non lo avrebbe mai fatto, è solo per aggiungere un pizzico di simpatica teatralità al già stupendo pezzo, giusto? ;)




    0
  9. avatar
    Franco Trabattoni 2 luglio 2017 at 11:08

    Beh, la massa intangibile di pedoni bianchi al centro, un cavallo eterno in d5, l’Alfierpedone in e7, il pedone in g7 gravemente debole sono quattro handicap piuttosto gravi. Per il resto hai ragione. Non ho pensato di abbandonare. Ho detto solo che ci poteva stare, data la posizione. Un commentatore di oggi probabilmente avebbe scritto: “L’abbandono sembra prematuro, ma in realtà alla luce delle seguenti varianti (e giù badilate di Stockfish) è pienamente giustificato, ecc. ecc.” Grazie per l’apprezzamento




    2
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    Giancarlo Castiglioni 2 luglio 2017 at 19:04

    Già vista più volte la situazione psicologica alla 31ª mossa.
    Posizione vinta, tempo a disposizione, avversario in zeitnot chiaramente disperato.
    Solo che la posizione non è vinta in modo così chiaro, ci vuole ancora un piccolo sforzo.
    Basta fare un paio di mosse sempre vincenti(33.Dg2 ; 35.Tg1), ma che danno qualche possibilità all’avversario e una mossa sbagliata (36.Dxg7) che tutto torna in discussione.
    A questo punto “Ma come, devo lasciarmi dare il perpetuo? Non è possibile, la partita è vinta.” Segue 39.De2? e la frittata è fatta.
    Ho guardato la partita con Stockfish e direi che regge bene la prova.
    Kupreichik ha giocato molto bene con il suo stile da schiacciasassi.
    Tu hai già fatto molto tenendo in piedi la partita fino alla fine.
    Anche il tuo 18. …f6 che avevi criticato è la mossa migliore.
    Complimenti, una vittoria meritata.




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    alfredo 3 luglio 2017 at 10:46

    una delizia




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    Liscio e basso 4 luglio 2017 at 08:37

    Fantastico Franco!
    Avrei anch’io una domanda. Oggettivamente in quegli anni eri tra i primi quattro o cinque migliori giocatori in Italia.
    Dove saresti arrivato se ti fossi dedicato interamente solo agli scacchi? :)




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    • avatar
      alfredo 6 luglio 2017 at 17:30

      Rispondo io.
      Dopo Toth e Mariotti che, sostanzialmente a mio modo di vedere si equivalevano, nel 1978 c’era il Trab!




      0
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        Franco Trabattoni 20 luglio 2017 at 02:10

        Ragazzi, rieccomi: troppo buoni, davvero. Renato Cappello, per prendermi in giro, diceva che facevo le mosse buone a caso, e questo non era del tutto sbagliato (più che di “caso” io avrei parlato di “intuito”; mentre altri amici usavano espressioni decisamente più crude). La verità è che io mi ero accorto molto presto che tra gli scacchisti miei amici e coetanei o quasi ce n’erano parecchi che avevano chiaramente più talento di me (ma i nomi non ve li faccio). E considerando che noi italiani non eravamo proprio tra le élite mondiali, non era davvero un buon segno. Meglio dunque lasciare il dubbio su che cosa avrei potuto fare se avessi continuato…




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          Giancarlo Castiglioni 20 luglio 2017 at 08:15

          I nomi li faccio io: sicuramente Ratti, ma forse anche Passoni.




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            Franco 26 luglio 2017 at 16:30

            Franco:
            La verità è che io mi ero accorto molto presto che tra gli scacchisti miei amici e coetanei o quasi ce n’erano parecchi che avevano chiaramente più talento di me (ma i nomi non ve li faccio).

            Se permettete anche a me di aggiungere qualche nome buttato a caso di talento irrealizzato dell’epoca di Franco, gli anni 70, sicuramente il pensiero va ad un giocatore poco conosciuto, il prof. Franco Rupeni, ma di assoluto spessore agonistico. Dicevano che i suoi limiti tecnici nella conduzione dei finali di Torre erano talmente impressionanti che ci si poteva scambiare la scacchiera e riuscire a condurre la vittoria con entrambi i colori.
            In compenso era un ottimo finalista in tutti gli altri tipi di finale, a condizione che fosse riuscito a mantenere le Regine nel corso della partita. Nei finali di soli pedoni, dove era necessario unicamente il calcolo matematico, il prof. Rupeni era una forza della natura.

            Ma piu’ stupefacenti ancora erano le sue carenze di studio nelle aperture, dove cercava di improvvisare fin dalla seconda o terza mossa, in accordo alle teorie del suo concittadino il maestro Giuseppe Laco di Gorizia, il quale ha da sempre sostenuto che la partita di scacchi inizia dalla prima mossa (o dalla seconda, se la prima fosse conosciuta nei libri).

            Negli anni d’oro di fine anni 70 Franco Rupeni riusciva a supplire alla mancanza assoluta di conoscenza dei finali di torre e di aperture (contenute nei libri che per principio non ha mai voluto aprire) con il suo mirabile talento combinativo e la sua fantasia nella conduzione di attacchi che nascevano dal nulla, come il solo Mariotti – credo – in quegli anni era capace di fare.

            Non avendo mai avuto voglia di studiare la teoria delle aperture, come gia’ fatto presente, l’inevitabile per Franco Rupeni arrivo’ quando nei vari campionati italiani tutti iniziavano a dotarsi di floppy flessibili di Chessbase su Armstrad … e dopo Agnano 1981 si rese conto che gli scacchisti italiani imparavano ad allenarsi contro le aperture di giocatori specifici e non piu’ alla ricerca di aperture consone al proprio stile di gioco.

            Triste :(

            L’appiattimento tecnico dei giocatori italiani inizio in quegli anni e si sviluppo negli anni 90 con l’arrivo dei motori di gioco come Friz, Mchess e Chessgenius. Giocatori come Laco e Rupeni rimasero gli ultimi esempi degli scacchi romantici di un tempo in una nuova era di completa omologazione.

            Un caro saluto




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              Giancarlo Castiglioni 28 luglio 2017 at 00:12

              Ricordo Rupeni che era certamente un forte giocatore.
              Alla fine degli anni ’70 lo incontrai casualmente in treno da Trieste a Milano e mi fece vedere la partita che aveva vinto poco prima con Toth.
              Per gli scacchisti inesperti, (gli altri lo sanno) quando un maestro dice in perfetta buona fede che non studia la teoria, non va preso alla lettera.
              Intende dire che la conosce meno della media degli altri maestri; è probabilmente vero, ma le sue conoscenze sono comunque notevoli.
              Un altro che diceva di non studiare la teoria era Hubner, nell’anno che passò a Milano.
              A una nostra domanda rispose candidamente: “Io gioco mosse naturali”.
              Poco dopo il discorso cadde su una variante dell’Est Indiana e lui ci mostrò rapidamente come la aveva giocata contro Petrosian, Gligoric e un paio di altri grandi maestri.
              Rimanemmo tutti esterefatti, lui non si accorse minimamente di essersi contraddetto.




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              • avatar
                Jas Fasola 28 luglio 2017 at 10:10

                Dal sito Fide si vede che Rupeni gioca ancora e bene.




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        Franco 26 luglio 2017 at 16:04

        Nel 1978, assieme a a Toth e Mariotti c’era un certo Stefano Tatai.
        Assieme al Trab, che scopro ora scrittore con un bellissimo humour leggero, c’era il trittico Cappello Cosulich e Taruffi, in rigoroso ordine alfabetico.
        Scorrendo il calendario di qualche anno ancora, sarebbero arrivati Messa, i fratelli Vallifuoco, Passerotti, Belotti e soprattutto un talento indimenticato di cui si e’ sempre parlato poco, l’ingegner Sanna che e’ arrivato cosi’ in alto pur dedicando cosi’ poco tempo alla nobile arte.

        Un saluto




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  13. avatar
    Enrico Cecchelli 4 luglio 2017 at 09:46

    Bellissimo pezzo e bei tempi. Ricordo quel l’articolo e quando eri effettivamente nella top ten dei nostri portacolori.




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  14. avatar
    Liscio e basso 10 luglio 2017 at 21:03

    Ma questo Ciuffoletti dopo aver fermato Petrosian che fine ha fatto? Gioca ancora?




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    • avatar
      Franco Trabattoni 20 luglio 2017 at 02:11

      Se non sbaglio Ciuffoletti ha giocato quest’anno ad Acqui Terme i campionati rapid.




      0

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