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Unica

Scritto da:  | 5 luglio 2017 | 6 Commenti | Categoria: Racconti

Una mano corta e pelosa afferrò saldamente la Regina alla vita e la depose senza troppi complimenti fuori dalla scacchiera.
Che sgomento! Sua Maestà sentì di arrossire, le girò la testa e così rimase per un po’ sul tavolino, ad occhi chiusi.
I pedoni caduti in precedenza tacevano imbarazzati, rivolgendole sguardi timorosi e carichi di compassione. Per loro la sconfitta era normale, destinati com’erano ad essere carne da macello, ma una regina perduta alla quindicesima mossa era dissennatezza, follia, quasi tradimento! Perché, perché era scesa in campo così presto? Perché il Re lo aveva permesso? Un eccesso di indulgenza per i capricci di quella donna che non sapeva stare al suo posto ed ecco che la partita era persa ed il loro sacrificio inutile! C’era di che adirarsi, ci sarebbe stato da lapidarla, ma chi mai tra loro avrebbe avuto il coraggio di affrontare la fredda luce di quegli occhi verdi e le aspre parole della superbissima?
Nessuno certo ed intanto lei se ne stava a rimirarsi le scarpine meravigliose e gli occhi belli brillavano… ma sì… brillavano di lacrime.
Lacrime?
La Regina piangeva.
Il Cavallo non resse più e le si avvicinò strofinandole il muso sulla spalla destra mentre la fissava con i grandi occhi mansueti.
La Regina lo respinse tutta stizzita e per sovrappiù gli appioppò una vigorosa frustata.
“Va via – inveì – mi manca solo di essere compatita da un ciuco! Se sono qui è solo perché l’ho voluto, sia chiaro!”
A quelle parole l’Alfiere, un giovane di rara e tenebrosa bellezza, si avvicinò avvolto nel suo mantello nero. Era pallido d’ira e mostrava sul corpo varie e tremende ferite.
“Perché mai, Regina, – chiese piuttosto risentito – sei stata così avventatamente spregiudicata nelle mosse, mentre con me sei sempre stata così accorta, prudente e controllata?
La mia passione è stata sempre respinta con alterigia ed ora fuggi per la scacchiera dietro al pedone Wilhelm e perdi regno, vita e dignità per niente: è inconcepibile…”
“Innanzi tutto, bifolco, ti ordino di darmi del voi come compete al mio rango” fu la sibilante risposta. Non era certo la prima volta che la Regina rimetteva al suo posto il giovane Alfiere: di solito egli, turbato dalla sua severità e segretamente felice per quel ritegno feroce, si rintanava in una casa d’angolo e taceva, ma ora sentiva che la morte era vicina e così…
“Non mi fermerai stavolta, Donna! E’ una vita che mi parli di dignità e di onore e calpesti come fosse cosa indegna il mio cuore innamorato! Perché, perché non mi vuoi neanche guardare? Il tuo Re è vecchio: ti sfrutta, ti manda avanti in battaglia lasciandosi coprire da te, una donna, mentre io più volte, considerandoti più cara della mia stessa vita, ti ho fatto scudo con il mio corpo. Guarda come sanguino in tutti i sensi: questo dolore viene da te, donna frivola e innamorata del potere. Sei senza cuore, o bellissima, ed io qui, ora e subito, voglio una spiegazione prima di morire”.
La Regina lo guardò, combattuta tra il desiderio di maltrattarlo e quello di civettare, ma qualcosa in lui la turbò e così, per una volta, decise di parlargli con una certa sincerità.
“Vedi, mio caro, tu sei molto giovane e non riesci a capire quanto sia importante per me essere una Regina. Certo io aiuto il Re sempre, combatto tanto ed in definitiva la gloria è sua che se ne sta nelle retrovie, ben coperto e riparato da tutti noi. Lo so che a volte può sembrare un vigliacco, ma non è così. Egli ha a cuore la salvezza della Patria, per questo io l’amo tanto: perché ha degli ideali più alti dei nostri e poi ti confesso che quando vedo il Re nemico cadergli davanti con la testa tagliata io provo un non so che…”
“Sei anche sanguinaria adesso!” sbottò tristemente l’Alfiere.
“Non te ne eri mai accorto? Mi piace il suo potere, il decidere la vita e la morte di tutti noi.”
“E la sua ricchezza no? Il suo bel mantello d’oro? La corona scintillante di diamanti? Sei una venduta.”
La Regina ebbe la tentazione di farlo frustare dai pedoni, ma lo vide prossimo alla morte e si frenò.
“Ma sì certo è bello che sia un uomo ricco. E’ tranquillizzante e poi senti: sarò anche vanitosa, ma è inebriante possedere abiti di incomparabile bellezza. Devi sapere, mio caro, che ho una veste nel castello che ho indossata solo per l’incoronazione! Quanto mi è cara! Per me è un oggetto sacro: è un velo d’oro sottilissimo, leggero come la spuma delle onde, tutto illuminato di minutissimi diamanti. Ci sono voluti tre anni di lavoro per produrre quell’oggetto unico che io sola ho indossato, una volta, e che perirà con me! Ci voglio essere sepolta. Capisci quello che intendo? Molte donne possono avere un vestito bellissimo, ma io, l’ho indossato in una cattedrale gotica, avanzando sotto una pioggia di petali bianchi, mentre un coro di voci purissime intonava un canto di gioia angelico e centinaia di sguardi fissavano la mia alta figura, il bel piedino accarezzato dalla spuma d’oro, lo strascico sinuoso come un’onda… Un poeta cantò la bellezza delle mie nude braccia e del mio seno rigoglioso con versi così appassionati che il Re, per onore, lo fece decapitare! Insomma, vedi, io mi sento unica per il Re, insostituibile e preziosa per la sua gloria”. “Unica!” la compatì l’Alfiere, sempre più geloso, scivolando a terra.
“Unica” – affermò perentoriamente la Regina – e sono sicura che anche tu, mio caro, mi ami per questo: perché sono preziosa e straordinaria per un altro!”
L’amante infelice reclinò tristemente il capo ed ammise.
“E’ vero, hai ragione: oltre che dalla tua bellezza divina ero sconvolto dall’invidia per quel sentimento esclusivo, tutto vostro. Muoio disperato perché sono nato Alfiere e mai ho potuto cambiare il mio stato e strapparti all’uomo che ti amava tanto. Ora però, per una volta, fammi felice, visto che sto morendo per causa tua:lascia che io abbandoni il capo sul tuo grembo mentre me ne vado. Non ti chiedo altro.”
La Regina, che segretamente un pochino lo amava, si sedette accanto al moribondo e lo prese tra le braccia. Come era bello e giovane! I suoi lineamenti erano così nobilmente virili e lo sguardo così azzurro, così azzurro…
L’Alfiere sentì che le forze lo stavano abbandonando e la fissò sentendosi infelicissimo nel lasciare la vita e lei, l’unica, la Regina e vide nella sua espressione un che di attonito, di incredulo quasi di disperato.
“Cielo, dunque mi amava!” pensò, ma poi seguendo il suo sguardo posò gli occhi sulla scacchiera e vide sull’ottava traversa il Re nero che baciava il pedone Wilhelm, ridicolmente imbellettato come una donna da circo, abbigliato con un sontuoso abito di velo d’oro che in fede gli stava veramente male perché egli era basso e tozzo. La scollatura era imbottita di stracci e grosse braccia nude e pelose portavano senza grazia una sconsiderata quantità di pesanti bracciali.
La gaia coppia aveva un che di viscido e bestiale e il Re sembrava perfettamente a suo agio. Un sorriso maligno si disegnò sul viso dell’Alfiere. “Wilhelm è la nuova Regina. Muoio felice!”

avatar Scritto da: Patrizia Milani (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a Unica

  1. avatar
    The dark side of the moon 5 luglio 2017 at 11:29

    Anche se preferisco i cavalli agli alfieri, l’alfiere del racconto merita rispetto ed ammirazione… :D
    Complimenti per la storia, mi è piaciuta.




    0
  2. avatar
    Martin 5 luglio 2017 at 17:47

    Grazie, Patrizia, per il bellissimo racconto…




    0
  3. avatar
    Luca Monti 6 luglio 2017 at 08:22

    Con piacere saluto l’autrice del bel lavoro e poi accade raramente ( anche in Solocacchi) leggere interventi femminili. Che sia il primo di una lunga serie!




    4
  4. avatar
    Fabio Lotti 6 luglio 2017 at 15:09

    Fa sempre piacere vedere qualcuno impegnato nei racconti di scacchi. Soprattutto se si tratta del gentile sesso.




    1
  5. avatar
    Uomo delle valli 6 luglio 2017 at 15:54

    Anche a me è piaciuto molto, complimenti.




    0
  6. avatar
    Patrizia Milani 8 luglio 2017 at 17:45

    Grazie a tutti per i gentili commenti




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