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Storia di un quasi Grande Maestro

Scritto da:  | 17 gennaio 2018 | 11 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Nasce l’ 8 gennaio 1888 a Bakmut, in Ucraina, e non si può dire che sia nato sotto una buona stella, visto che in età infantile viene colpito dalla meningite che gli provoca una sordità profonda con conseguente mutismo. A ventuno anni, con 7 su 16, è decimo al Torneo Panrusso per Dilettanti di San Pietroburgo vinto da Alekhine poi, rientrato in Ucraina, partecipa nel gennaio 1910 al primo torneo della Russia Meridionale organizzato ad Odessa da List, e lo vince. Nel 1911 è sesto a San Pietroburgo e nel 1912 vince il Campionato cittadino di Odessa, per poi, l’anno successivo, piazzarsi terzo a San Pietroburgo nel torneo vinto da Aleksandr Evenson, un giocatore di notevole forza che, catturato dalle truppe di Denikin a Kiev, verrà poi fucilato a causa dei suoi trascorsi come membro dei tribunali militari dell’Armata Rossa (siamo nel 1921).

Queste prove sono quelle che segnano l’inizio della carriera di Boris Markovic Verlinski che riapparirà, dopo gli anni della Rivoluzione e della Guerra Civile, nel 1923 a Pietrogrado (San Pietroburgo terrà questo nome dal 1914 al 1924, fino al nuovo battesimo come Leningrado) e confermerà la sua forza di gioco dividendo il primo posto con Kutuzov e, in un torneo successivo, piazzandosi secondo dopo Aleksandr Sergeev.
Ha lasciato l’Ucraina trasferendosi in Russia, a Mosca, e nel 1924 partecipa in questa città al terzo Campionato Sovietico (vinto da Bogoljubov) ottenendo il decimo posto. Sempre quell’anno giocherà al quinto Campionato cittadino di Mosca dove sarà secondo dopo il vincitore Grigoriev.
E’ necessaria, a questo punto, una digressione per parlare del personaggio che sarà il monarca assoluto del movimento scacchistico sovietico per oltre un decennio: Nikolai Krilenko. Questo inquietante personaggio, che sarà anche ministro della giustizia dell’URSS, ebbe il merito di far crescere il movimento scacchistico sovietico con impressionante rapidità, convinto fermamente del fatto che gli scacchi dovessero essere non solo un gioco ma soprattutto uno strumento politico e propagandistico; quando Alekhine emigrò in Francia lo dichiarò “persona non grata”, favorì l’acquisizione della cittadinanza sovietica da parte di Flohr e Lilienthal ed ospitò per qualche tempo Lasker e moglie quando l’ex campione mondiale fu costretto a lasciare la Germania a causa delle persecuzioni antiebraiche.
Krilenko concepì un grande torneo internazionale da giocarsi a Mosca nel novembre e dicembre del 1925, un evento che avrebbe consentito ai migliori giocatori sovietici di confrontarsi con i migliori giocatori occidentali ed a tale scopo invitò tra gli altri Capablanca, campione mondiale in carica, il quale rispose positivamente all’invito.
Nel 1925 Verlinski giunse secondo al Campionato di Mosca e quarto , con 12 su 19, al quarto Campionato URSS giocato a Leningrado e vinto da Bogoljubov, per poi rientrare a Mosca e figurare nel tabellone del grande torneo internazionale. Destò sensazione la sua vittoria contro Capablanca, ma il suo piazzamento finale (9,5 su 20) al 12° posto non fu entusiasmante, anche se il suo stile di gioco confermò le sue notevolissime doti tattiche.

Nel 1926 fu primo ad Odessa nel Campionato Ucraino ed ottavo a Mosca nel campionato cittadino. Nel frattempo, Krilenko aveva deciso di creare il titolo di Grande Maestro dell’Unione Sovietica, che sarebbe stato conferito al vincitore del Campionato Sovietico, e tale titolo venne ufficializzato alla fine del 1927. Nel 1928 Verlinski vinse il Campionato di Mosca e non si giocò alcun Campionato Sovietico; questa manifestazione venne calendarizzata per il mese di settembre del 1929 ad Odessa, con una formula abbastanza cervellotica “a fasi” ma che vide schierato al via il fior fiore degli scacchi dell’URSS.
Verlinski risultò vincitore e divenne in tal modo il primo Grande Maestro dell’Unione Sovietica, ma ciò andava contro i piani propagandistici di Krilenko, il quale non vedeva di buon occhio il quarantunenne campione; ebreo, sordomuto, personaggio schivo, non poteva, nella visione di Krilenko, rappresentare l’“uomo nuovo” sovietico, mentre un diciottenne di Leningrado, Mikhail Botvinnik, in rapidissima ascesa, comunista ortodosso, poteva essere l’ideale.

Nel 1931 Krilenko venne accontentato. Dopo aver soppresso il titolo privandone in tal modo Verlinski, Botvinnik si rivelò il fortissimo giocatore che passerà alla storia degli scacchi moderni e Krilenko rimise in funzione il titolo, così da far divenire Mikhail Botvinnik il “primo” Grande Maestro dell’Unione Sovietica grazie alla vittoria nel Campionato dell’URSS. Non fu l’unica occasione nella quale Krilenko mise in atto la sua prepotenza, e ne parleremo in un’altra occasione.
Verlinski rallentò molto la sua attività agonistica: settimo a Mosca nel ’30 e terzo nel settimo Campionato URSS (novembre 1931) vinto da Botvinnik. Due anni dopo fu secondo al Quadrangolare di Mosca e dodicesimo al Campionato cittadino, poi scomparve dalle competizioni di alto livello fino al 1945, quando sconfisse nella semifinale del Campionato URSS un astro nascente di nome David Bronstein per poi registrare un modesto 5 su 16 al Campionato di Mosca.



Secondo i calcoli del cosiddetto “Elo storico” il picco di rendimento di Boris Verlinski si ebbe nel maggio del 1926 con 2627, che lo poneva al 16° posto del ranking mondiale. Nel 1950 la FIDE gli conferì il titolo di Maestro Internazionale, ma il 30 ottobre di quello stesso anno Boris Verlinski morì a Mosca.

avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


11 Commenti a Storia di un quasi Grande Maestro

  1. avatar
    Giancarlo Castiglioni 18 gennaio 2018 at 09:54

    Nikolai Vasilyevich Krylenko venne fucilato il 29 luglio 1938.
    Riabilitato nel 1955.




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      Mongo 25 gennaio 2018 at 11:49

      Krylenko fu anche ideatore e direttore dal 1924 sino alla propria morte della rivista scacchistica ’64’.




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    Luigi O. 18 gennaio 2018 at 11:28

    L’ennesimo gioiello della premiata oreficeria Bagnoli! ;)




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    Enrico Cecchelli 18 gennaio 2018 at 12:51

    Magnifico pezzo ! Complimenti per questo ritratto di un grandissimo campione!uno dei miei preferiti! Anch’egli partecipo’ all’ impulso al movimento scacchistico russo traducendo il libro del torneo di Sanremo 1930




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    Jas Fasola 18 gennaio 2018 at 20:17

    Camp. del 1929 vinto molto bene da Verlinsky. Però non solo lui fu maltrattato in quei tempi, alla finalissima a 4 doveva partecipare anche Izmailov, che però non potè ufficialmente in quanto gli erano finite le ferie e dovette tornare a lavorare. Sulla wikipedia russa invece gli storici ritengono che uno sconosciuto non avrebbe potuto entrare nell’elite.
    Botvinnik fu eliminato in semifinale.
    https://ru.wikipedia.org/wiki/Чемпионат_СССР_по_шахматам_1929




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      Enrico Cecchelli 19 gennaio 2018 at 13:44

      Sul suo magnifico libro sui campionati URSS Taimanov riporta una versione leggermente diversa e comunque non rilevante e cioè’ che Izmailov non poté’ prendere parte alla fase finale poiché’ doveva ” to take his final exams ” . Interessante invece che in quel campionato non erano previsti premi proprio per sottolineare il carattere dilettantistico della competizione senza ” professionisti”.




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    The dark side of the moon 19 gennaio 2018 at 09:05

    Gira e rigira, bisogna riconoscere che se l’Unione Sovietica non avesse fatto degli scacchi materia di propaganda, probabilmente oggi sarebbero un ricordo di un gioco esistito e scomparso dopo la seconda guerra mondiale.
    Gli scacchi, la danza e il circo erano la vetrina del comunismo, queste sono le parole con cui M. Tajmanov spiegò la sua “decadenza scacchistica” dopo il “cappotto” subito da Fischer.




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    Luca Monti 19 gennaio 2018 at 13:32

    Saluto Paolo Bagnoli,lui si GM ad honorem della ricerca storica.




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    Giancarlo Castiglioni 20 gennaio 2018 at 21:02

    Anche se sono fuori tema scrivo qui perché non ricordo dove avevamo iniziato il discorso di Alpha Zero e dei suoi mirabolanti risultati contro Stockfish.
    Io ero già perplesso e adesso che ho avuto il tempo di guardare le partite le mie perplessità sono aumentate.
    Da wikipedia ho scoperto che Stockfish girava su un hardware molto meno potente di Alpha zero, che era senza il suo libro di aperture e che era impostato per usare un tempo fisso per mossa.
    Ho provato ad analizzare una partita commentata con il mio Stochfish, sul mio PC a tempi rapidi ed ho scoperto qualche miglioramento rispetto a quanto giocato nel match e che quasi tutte le mosse brillanti in attacco erano correttamente individuate.
    Concludendo, il mio Stockfish è più forte di quello che ha giocato contro Alpha Zero.
    Intendiamoci, belle partite e risultato notevole.
    Peccato che per ragioni commerciali si sia preferito truccare un po’ le carte.




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      lordste 24 gennaio 2018 at 10:18

      Giancarlo, confermo in toto questa tua analisi. Le carte erano “truccate”, Stockfish è stato artificialmente “azzoppato” in maniera pesantissima.
      In più mi pare che non tutte le partite siano state pubblicate ma solo alcune (le vittorie più brillanti?)
      In conclusione, mi pare che, anche se i creatori di AlphaZero avessero avuto scopi solo puramente commerciali / dimostrativi, “giocare sporco” in questo modo potrebbe essere un boomerang per la loro credibilità




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        Giancarlo Castiglioni 25 gennaio 2018 at 09:48

        È il solito meccanismo dell’informazione: annuncio clamoroso in prima pagina, smentita in due righe nelle pagine centrali.
        Volevano il botto e lo hanno avuto.
        Io comincio a dubitare anche dell’apprendimento in 4 ore.
        Forse anche qui c’è stato qualche aiutino.
        Normale che i giornalisti ci abbiano creduto, ma per un giocatore di scacchi non era difficile vedere il bluff.
        Strano che nessuno lo abbia fatto prima.




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