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Gli scacchi nella letteratura poliziesca (VI)

Scritto da:  | 6 ottobre 2017 | 7 Commenti | Categoria: Libri, Scacchi e letteratura

Solo brevissimi accenni di un connubio assai ampio, sfruttando anche parti già scritte dal presente e da Mario Leoncini.
Parto con una citazione di Charles Simic (non c’entra nulla con l’argomento ma mi piace ricordarla) “Scrivere versi è giocare a scacchi”. Spiegazione “Sono diventato poeta perché da giovanissimo, subito dopo la guerra, ero un ottimo giocatore di scacchi. Vincevo contro gli adulti. Ho amato e amo gli scacchi. L’infinito riflettere, il decidere la mossa, la furbizia e anche il dolore della sconfitta, adoro tutto questo. Lavorando con le parole, scrivendo le poesie ho una simile sensazione.” Però…
A volte gli scacchi servono, sia come titolo, che per spiegare l’ambaradan del delitto come ne Il matto affogato di Elda Lanza, Salani 2013.
“Il matto affogato è uno degli scacchi matti più spettacolari, in cui il Re viene mattato da un solo pezzo avversario pur essendo circondato da pezzi amici: sono proprio questi ultimi infatti a impedire al monarca di sottrarsi al mortale scacco, ostruendo ogni via di fuga. E all’insegna del matto affogato saranno anche i due casi su cui si trova a indagare Max Gilardi, che ha rinunciato alla sua carriera di commissario a Milano per intraprendere quella di avvocato a Napoli. Ed è Napoli la vera protagonista del romanzo. Una Napoli volutamente dimenticata e faticosamente ritrovata, con tutte le sue contraddizioni, ma ricca di ricordi, di umori, di amici. E di un padre amato a stento. Questa città gli sta addosso come un vestito stretto, del quale poco a poco Max Gilardi, attraverso due delitti che lo coinvolgono, saprà liberarsi. Per ritornare a Napoli anche con il cuore, e con gli occhi di un uomo che si misura, senza condiscendenza, con la propria voglia di ricominciare a vivere.”
In Stanze sul mare di Nicholas Christopher in Ombre di AA.VV., Einaudi 2017, il protagonista Fabius “Teneva sempre una scacchiera sul bancone della cucina. Cucinando, giocava partite famose documentate nei manuali di scacchi. Alechine, Capablanca, Morphy.” (pag.89). Sia lui che la suocera Callera “Giocavano a scacchi e zappettavano insieme nell’orto.” (pag.90). Eccellente libro di racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper. I suoi “quadri non raccontano storie. Ma hanno la capacità di evocare in modo potente e irresistibile quelle racchiuse al loro interno in attesa di essere raccontate” scrive Lawrence Block nella sua introduzione. Inquietudine, brivido, attesa, sospensione. Storie di amori finiti, di ricordi dolorosi, di qualcosa che si voleva e non c’è stata. Storie di “mancanza”, cambi lenti di prospettiva o il colpo improvviso che non ti aspetti. In prima o in terza persona, al presente o al passato attraverso una tecnica sopraffina. C’è tutta la vita in questi racconti, c’è tutta la maledetta vita in queste vicende inquiete e inquietanti come i quadri di Edward Hopper.
In Sherlock Holmes- La soluzione sette per cento di Nicholas Meyer, Mondadori 2017, il dottor Watson, parlando di Vienna del 1891, “I caffè di Vienna erano più simili ai club di Londra. Erano il cuore della vita intellettuale e culturale, posti dove si poteva trascorrere piacevolmente un’intera giornata senza assaggiare nemmeno una goccia di caffè. Il Griensteidl aveva tavoli da biliardo, tavolini appartati per i giocatori di scacchi, giornali e libri.” (pag.91). Qui troviamo un Holmes diverso (non mancano, però, le sue micidiali deduzioni e travestimenti), preso dalla droga, che lotta, recalcitra, si infuria, delira, incuriosito, poi, dalla nuova disciplina di Freud per mezzo della quale scopriremo anche perché “si droghi, perché veda nel professor Moriarty il suo arcinemico, e come mai provi una diffidenza istintiva verso le donne” (Pachì).
Ne L’Alfiere mancante di Ross H. Spencer, Longanesi 1988, Kelly J. Deckard, Buzz per gli amici, investigatore in una Chicago di fine anni ’60, riceve l’incarico, da parte di un appassionato di scacchi, di ritrovare una persona scomparsa. Nella tasca di un suo vestito è rinvenuto un foglio in cui è disegnato un problema di scacchi che fornirà la chiave della ricerca.
Le indagini di Deckard partono dalla posizione di questo problema confrontata con quella ritrovata sulla scacchiera in casa dello scomparso. La situazione è ingarbugliata, perché si scopre che l’uomo che ha assunto Deckard vuole uccidere l’uomo che minaccia l’uomo che prova a proteggerlo dall’uomo che ha assunto Beckard (vedete un po’ voi). Comunque un Alfiere mancante gli salva la vita. Chiaro, no?

Nella ricostruzione dei movimenti di un pezzo è nascosta la combinazione per aprire una antica cassaforte in Il Talismano dei Dangerfield, di J.J. Connington (in realtà Alfred Walter Steward), I Capolavori dei Gialli Mondadori 1960. Inghilterra anni Trenta. La vicenda si svolge nel castello dei Dangerfield, Durante una notte di temporale viene rubato un prezioso talismano. Tutti gli ospiti sono sospettati. Una grande scacchiera sita nel salone e l’analisi di una posizione lasciata incompiuta da un avo e da un testamento enigma, svelano la soluzione del caso. La chiave della cripta di famiglia, contenente il tesoro dei Dangerfield, è data dai movimenti della Torre che portano al matto, mentre la scacchiera funge da serratura. Si scopre così che la cripta, oltre a grandi ricchezze, contiene anche il talismano originale. I Dangerfield, convinti di aver perso il talismano originale, ne stavano mostrando da molto tempo una copia, ingannando stuoli di creditori. Un bel commento qui.

In L’imperatore di Ocean Park di Stephen L. Carter, Mondadori 2002, Talcott Garland, professore universitario, torna dopo molti anni a Washington per i funerali del padre, un giudice di colore che negli ultimi anni aveva visto il suo prestigio infranto a causa dei suoi legami con un pericoloso criminale. La sorella di Talcott è convinta che il padre sia stato assassinato per qualcosa che era venuto a sapere. Cercando di capire che cosa sia realmente successo, Talcott si accorge ben presto di essere finito in un gioco pericoloso e due delitti lo convincono che la sua stessa vita sia in pericolo. La verità arriva da un problema di scacchi che aveva ossessionato suo padre: un “doppio Excelsior”, problema da specialisti che prevede, dopo una lunga marcia di un pedone bianco, una analoga marcia di un pedone nero. Quel problema era il tramite per capire che cosa l’avesse travolto. Nella vita reale un bianco e un nero s’erano inseguiti, sfidati, fronteggiati nel mettere sotto scacco lui: il re.

Ne Le ceneri della defunta di Hubert Monteilhet, Feltrinelli 1966, una dottoressa ebrea, Elisabetta Wolf, viene trovata morta in casa, uccisa dal gas: si tratta di un delitto. Tra le sue carte salta fuori un diario che il giudice istruttore consegna a Fabienne, la figlia. Il romanzo è portato avanti come diario post-mortem. Dalla lettura del medesimo si viene a sapere che nel 1943 Elisabetta, frequentando un circolo di scacchi, conosce Stanislao Pilgrin (Stan), se ne innamora e lo sposa. Stan si fa mantenere da Elisabetta e in questo modo può coltivare l’ambizione di diventare maestro internazionale. Tradita da qualcuno viene arrestata dalla gestapo e rinchiusa in un campo di concentramento dove, per sopravvivere, è costretta a prostituirsi.
Finita la guerra Elisabetta scopre che Stan si è messo con la figlia e che stanno cercando di impossessarsi della sua eredità. Si sottopone a una plastica facciale, facendosi cambiare i connotati, e si presenta ai due. In questo modo riesce a diventare l’amante di Stan e, per riaverlo in veste di moglie, ricorre a una partita a scacchi, durante la quale Stan comincia a insospettirsi della forza di gioco della donna. Per fugare i sospetti compie un sacrificio di Alfiere che richiede una difesa difficile e molto precisa, difesa che solo sua moglie poteva trovare. E quando Elisabetta risponde con le mosse giuste, la sua identità sarà finalmente svelata.

Una mano, una semplice mano non guidata dal cervello, può diventare assassina? È il tema sviluppato da Roberto R. Gravina ne L’altra mano, Due Alfieri 17, marzo-aprile 1981. Nel racconto si narra di come a Edward, che aveva perso la mano destra in un incidente automobilistico, venga riattaccata la mano di un grande maestro di scacchi, come questa mano a poco a poco lo costringa a partecipare ai tornei di scacchi e come muova i pezzi indipendentemente dal suo volere. Dopo l’iniziale euforia per le facili vittorie Edward comincia ad odiare il nobil giuoco e a pensare di come liberarsi della mano estranea.

Chiudo con Gambetti e delitti di Nino Grasso, Ediscere 2011.
“Tre racconti come tre fasi della partita scandiscono il cammino dei due protagonisti assoluti: il sovrintendente di polizia William Topcliffe ed il campione di scacchi russo Fedor Velimirov. Tre casi da risolvere in un’Inghilterra che rievoca la “golden age” del romanzo giallo, nella sonnolenta provincia del Devonshire, tra cianuro e vecchi merletti, sale da tè e maggiordomi inguantati, sedute spiritiche e lettere anonime. Niente di più lontano dai barbosi legal thriller o dai cruenti serial killer, imperversanti in libreria. Questo tuffo nel passato rappresenta uno splendido omaggio al giallo “cerebrale” alla Conan Doyle, dove ogni minima traccia di sangue o violenza è cancellata, cauterizzata, disinfettata nella sublimazione purificante del trionfo della logica scientifica, positivistica, diremmo quasi scacchistica. Quantunque Velimirov sia un avversatore di Tarrasch!”
Per ora mi fermo qui.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a Gli scacchi nella letteratura poliziesca (VI)

  1. avatar
    Uomo delle valli 7 ottobre 2017 at 18:50

    Grazie Fabio, interessantissimo come tutti gli altri della serie. ;)




    1
  2. avatar
    Zenone 9 ottobre 2017 at 17:18

    Lotti è sempre un faro per gli amanti del “Giallo” e degli scacchi!
    Grazie.




    0
  3. avatar
    Nino 11 ottobre 2017 at 08:02

    Formidabile! Mi unisco anch’io ai ringraziamenti.
    Lotti rappresenta davvero una miniera inesauribile in quanto a cultura poliziesca e l’abbinamento con gli scacchi è riuscitissimo. Auspico lunga vita a questa serie di riferimenti e recensioni.
    Nino




    0
  4. avatar
    Enrico Cecchelli 11 ottobre 2017 at 11:05

    Complimenti anche da parte mia giallista in disarmo!




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  5. avatar
    Fabio Lotti 11 ottobre 2017 at 15:09

    Grazie, ragazzi!




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  6. avatar
    Mongo 12 ottobre 2017 at 13:13

    Ciao Fabio, grazie per gli aggionamnti.




    0
  7. avatar
    Fabio Lotti 15 ottobre 2017 at 09:27

    Cari amici scacchisti-giallisti sono uscite le mie lunghine di ottobre http://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/le-lunghine-di-fabio-lotti/ praticamente uno sguardo divertito sul giallo in generale.




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