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L’avventuriero

Scritto da:  | 17 giugno 2018 | 13 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi
Il Settecento, secolo di letterati e scienziati, di rivolgimenti politici e sociali, ma anche secolo di Beaumarchais, Casanova, Cagliostro, avventurieri senza scrupoli e dalla moralità molto elastica, un giorno agli onori della cronaca e con le tasche gonfie di quattrini ed il giorno seguente ricercati dalle polizie di mezza Europa.

Il personaggio del quale voglio parlare oggi è, a modo suo, un rappresentante di questa categoria. Nasce a Ville d’Avray – un sobborgo di Parigi – il 7 marzo 1780 ed il padre, maresciallo di campo di Luigi XVI ed esponente della nobiltà, gli impone una sequela di nomi: Alexandre Louis Honoré Lebreton che vanno a precedere il cognome Deschapelles. In famiglia verrà sempre chiamato Alexandre.

Vive con la famiglia a Versailles fino a quando la Rivoluzione provoca uno sconquasso in seno alla nobiltà. Alexandre viene inviato alla Scuola Militare di Brienne ed abbandonato subito dopo dalla famiglia che lascia la Francia disinteressandosi di lui anche a causa delle difficoltà sorte nelle comunicazioni. Sopravvive in qualche modo fino al 1794, anno in cui la Scuola viene chiusa, e non gli rimane che abbracciare la carriera militare negli eserciti rivoluzionari; a quattordici anni di età non è insolito che si possa vestire la divisa, e gli studi effettuati a Brienne procurano al giovane il grado di sottotenente di fanteria.

Viene inviato sul fronte tedesco e le due biografie (Walker e Saint-Amant) che gli vennero dedicate – ed alle quali ho attinto per la mia Storia degli Scacchi – menzionano la battaglia di Fleurus (26 giugno 1794) come luogo nel quale il giovane viene gravemente ferito. Errore. Il luogo è Ettlingen e la data il 9 luglio 1796, come egli stesso dichiara nella sua domanda di assegnazione della Legion d’Onore (che gli verrà assegnata otto anni dopo). In questa occasione guida i suoi uomini all’assalto di una batteria austriaca, la conquista e la difende fino a quando il nemico contrattacca con una carica di cavalleria ed Alexandre perde nello scontro la mano destra, tranciata da un colpo di sciabola.

La mutilazione lo costringe a passare ai servizi amministrativi militari. Rientra a Parigi dove incontra alcuni vecchi amici di famiglia che lo aiutano in vari modi poi, durante un periodo di licenza, entra casualmente al Café Morillon dove gioca – ovviamente a pagamento secondo gli usi dell’epoca – un allievo di Philidor, tale Bernard, considerato uno dei migliori professionisti francesi. Seguendo il racconto del Nostro, fedelmente riportato da Saint-Amant, apprendiamo che quello stesso giorno impara le regole del gioco, che il secondo giorno perde entrambe le partite giocate contro Bernard, e che il terzo giorno vince, contro lo stesso avversario, tutte le partite tranne una, anche offrendo all’avversario Pedone e due tratti (Walker, nella sua biografia di Deschapelles, racconta la stessa storia diluita tuttavia in quattro giorni… ).

“Da allora” racconta Deschapelles “non ho progredito e non avrei potuto farlo. Al massimo in tre sedute si deve apprendere degli scacchi tutto quello che c’è da sapere…”, affermazione che mette in luce un lato del suo carattere, una sconfinata autostima, che sarà una costante della sua vita.

Oltre gli scacchi, Deschapelles si rivela anche ottimo giocatore di whist e, nonostante la mutilazione, di bigliardo e la sua fama aumenta di pari passo con l’ascesa al potere di Napoleone, fino a quando, nel 1806, viene richiamato in servizio nell’esercito (ovviamente nei servizi amministrativi) ed aggregato al 6° Corpo d’Armata agli ordini del maresciallo Ney, il quale dimostrerà una particolare simpatia per il giovane mutilato.

Dopo la battaglia di Jena, durante un breve soggiorno a Berlino, Deschapelles incontra vittoriosamente i migliori giocatori di scacchi prussiani, ma di tali successi non restano prove tangibili a parte le narrazioni lasciate da lui stesso. La stampa britannica inizia a parlare di Deschapelles come del degno erede di Philidor, anche se il giovane Alexandre è insofferente del gioco alla pari, preferendo offrire all’avversario Pedone e due tratti, partita nella quale veniva giudicato imbattibile, oppure scegliendo la “partita dei Pedoni” nella quale si priva della Regina schierando otto Pedoni supplementari.

Nel 1809 Deschapelles è in Spagna nel corso delle campagne napoleoniche nella penisola iberica. Viene fatto prigioniero il 18 marzo di quell’anno ed inviato a Cadice dove viene recluso in uno dei famigerati pontoni (vascelli in disarmo trasformati in navi-prigione sulle quali i prigionieri sopravvivono a stento); il 1° marzo dell’anno seguente riesce ad evadere ed a raggiungere il Primo Corpo d’Armata del maresciallo Victor. La sua salute tuttavia è compromessa al punto tale da farlo rispedire immediatamente in Francia dove il maresciallo Ney riesce a fargli assegnare l’incarico civile di ispettore del monopolio dei tabacchi a Strasburgo, funzione che prevede un lauto stipendio di 25.000 franchi.

Dopo alcuni anni, in seguito alla sconfitta di Napoleone, dal suo bavero scompare il distintivo della Legion d’Onore che riapparirà soltanto nel corso dei Cento Giorni; per qualche tempo organizzerà un battaglione di volontari destinato “alla difesa della Patria”.

Nel 1816 lo stipendio gli viene ridotto a 8.000 franchi e dà le dimissioni, anche perchè deve occuparsi di un’impresa commerciale che ha appena avviato a San Pietroburgo ma a dirigere la quale ha designato persone inette che hanno condotto quasi al fallimento l’azienda. Raggiunge la capitale zarista, liquida l’impresa rimettendoci un bel po’ di quattrini, ma ottiene comunque dall’amministrazione imperiale la licenza per impiantare un’altra attività che si dimostrerà negli anni moderatamente redditizia.

Rientra a Parigi ed inizia a frequentare la Régence quasi a titolo professionistico, ma anche nella capitale francese non rinuncia ad investire quattrini: impianta in periferia una coltivazione di zucche e soprattutto di meloni, e tutta la città si precipiterà ad acquistare nelle melonaie di Deschapelles, i cui prodotti divengono quasi leggendari. Le sue finanze prosperano e sono frequenti i banchetti da lui allestiti per i frequentatori della Régence, come testimonia Saint-Amant, il quale descrive anche i monologhi di Deschapelles nel modo seguente: “… Alla minima parola, alla più lieve osservazione egli si interrompeva e non riprendeva fino a quando non si era ristabilito il silenzio. In generale non si discuteva con Deschapelles …”.

Sono questi gli anni in cui Alexandre Deschapelles viene unanimemente considerato il miglior giocatore di scacchi vivente. Il britannico Walker lo definirà “the chess king” e Saint-Amant non lesinava le lodi per il suo concittadino, il quale tuttavia stava assistendo alla rapida maturazione di un nuovo talento scacchistico, Labourdonnais. Quest’ultimo, nel 1833, dedicherà a Deschapelles il suo Nouveau Traité des Echecs, e non cesserà mai di definirlo “il mio maestro”.

Nell’aprile del 1821 giunge a Parigi, con la dichiarata intenzione di misurarsi con Deschapelles e Labourdonnais, John Cochrane, considerato il miglior giocatore britannico. Lo accompagna William Lewis, altro scacchista di vaglia e questa sarà l’occasione in cui avverrà una sorta di “passaggio di consegne” tra i due scacchisti francesi i quali si rinchiudono in compagnia di Cochrane in un albergo di Saint Cloud per dare vita ad una maratona di circa un mese consistente in un singolare incontro triangolare: Labourdonnais e Cochrane si incontrano alla pari, mentre Deschapelles offre Pedone e due tratti ad entrambi. Il risultato finale non è certo, ma molte cose inducono a concludere che Labourdonnais abbia vinto con entrambi e Cochrane sia stato da entrambi sconfitto.

L’inglese avanzò a Deschapelles una proposta consistente in un match a parità di forze ma nel quale il francese avrebbe dovuto vincere due terzi delle partite per aggiudicarsi la posta in palio. Saint-Amant testimonia che Deschapelles vinse il match ma che non riuscì a raggiungere il traguardo dei due terzi di vittorie. Di questo scontro sono note tre partite.

Lewis, a sua volta, incontrò Deschapelles a Parigi, col francese che gli accordava Pedone e tratto e le tre partite – anch’esse note – si conclusero con due patte ed una vittoria dell’inglese. La sede di gioco era il famoso Café Frascati, una gelateria di Montmartre frequentata oltre che dai golosi parigini, anche da uno stuolo di donnine allegre.

L’esito di questi incontri ebbe il risultato di allontanare Deschapelles dagli scacchi, vista la superiorità dimostrata da Labourdonnais. Continuava a farsi vedere alla Régence di tanto in tanto, e giocava senza posta in palio con Saint-Amant; quest’ultimo scrive che Deschapelles gli dava Pedone e due tratti di vantaggio e che l’esito finale di una trentina di partite fu di sostanziale parità.

Deschapelles, tuttavia, si stava interessando ad altri giochi, come il tric trac (antenato del backgammon) e la dama polacca e che rimaneva quasi insuperabile al bigliardo. Ciò che gli procurò una fama imperitura, tuttavia, fu la sua abilità nel whist (nel 1840 pubblicherà un trattato su questo gioco) che gli permise di vincere forti somme di denaro nelle sale da gioco parigine e di sbalordire giocatori e pubblico con la sua abilità di distribuire e reggere le carte con una mano sola.

Incontra la signorina Marie-Anne Caroline Lefebvre e se ne innamora. Resteranno uniti fino alla morte di lui, che redigerà un testamento lasciando alla compagna ogni suo avere ed esprimendo il desiderio di essere sepolto “da povero” e senza cerimonia religiosa.

Deschapelles non nascondeva i suoi sentimenti repubblicani e l’insurrezione del 1832 contro Luigi Filippo – quella descritta ne I miserabili di Hugo – lo vide protagonista, incarcerato e rilasciato poco dopo. E’ ancora in discussione, tuttavia, nonostante approfondite ricerche storiche, quale sia veramente stato il suo atteggiamento: autentico repubblicano oppure occulto sostenitore del ritorno di Carlo X sul trono o, peggio ancora, doppiogiochista ed informatore della Prefettura di Polizia?

La malattia che iniziò a compromettere la salute di Labourdonnais verso la metà degli Anni Trenta fu probabilmente il motivo per il quale Deschapelles si riavvicinò agli scacchi; nel 1836 lanciò una sfida ai giocatori inglesi offrendo a tutti Pedone e due tratti (come sappiamo il suo schema preferito) ma nessuno accettò.

Iniziò a scrivere un nuovo testo costituzionale in collaborazione con O’Reilly (“La loi du peuple”) e non abbandonò del tutto gli scacchi, visto che nel dicembre del 1842 giocò un match di cinque partite contro l’americano di origine prussiana John William Schulten di passaggio a Parigi. Lo scontro, nel quale Deschapelles offriva l’abituale vantaggio di Pedone e due tratti all’avversario, si concluse con due patte, due vittorie del francese ed una dell’americano. Considerando che Schulten veniva considerato un giocatore di alto livello si deve dire che con l’età Deschapelles non aveva perduto la sua maestria.

Continuava ad apparire di tanto in tanto alla Régence ed a praticare il whist. Aveva acquistato una casa al numero 29 di rue Poissonnière dove viveva con l’inseparabile compagna Caroline. Nel febbraio 1846 ebbe i primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla tomba, e scomparve dalla vita parigina fino al giorno del suo decesso, il 27 ottobre 1847. Nonostante avesse espresso, nel testamento, il desiderio che la notizia della sua morte non fosse pubblicata, i necrologi non mancarono.

Il numero di ottobre de Le Palamède uscì listato a lutto esordendo con questa frase: “Que les amateurs d’échecs de tous les pays se couvrent de deuil: M. Deschapelles est mort!!!” Nel numero successivo della rivista Saint-Amant pubblicò una lunga biografia dello scomparso.

The American Chess Magazine scrisse: “I circoli scacchistici parigini hanno subìto una grave perdita con la recente scomparsa di M. Deschapelles. Ci si può chiedere se sia vivente un eguale di questo eroe scomparso, ma crediamo che sia un fatto indiscutibile che nessuno sia mai stato a lui superiore”.

Il 5 novembre 1847 La Presse scriveva: “Il re del whist, M. Deschapelles, è morto qualche giorno fa dopo una lunga e dolorosa malattia”

Il 29 ottobre la salma venne inumata nella fossa comune del Père Lachaise per poi essere trasferita nella concessione funeraria di Caroline. Nel 1848 l’editore Giraldon pubblicherà il testo del modello di costituzione del quale abbiamo parlato.

avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


13 Commenti a L’avventuriero

  1. avatar
    Ramon 17 giugno 2018 at 08:18

    Applausi incondizionati! ;)




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    • avatar
      fabrizio 18 giugno 2018 at 13:08

      concordo!! ;)




      0
  2. avatar
    Fabio Lotti 17 giugno 2018 at 09:08

    Personaggio straordinario, ricco di interessi. Connubio scacchi-storia che mi ha sempre affascinato.




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  3. avatar
    Mongo 18 giugno 2018 at 10:28

    Mai avrei creduto di leggere la storia di questo Onorato Delle Cappelle!! =))
    Splendido articolo. Grazie Paolo. ;)




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  4. avatar
    The dark side of the moon 18 giugno 2018 at 11:50

    E’ stupefacente la partita riportata sopra contro John Cochrane che doveva essere anche lui un tattico (ma allora dovevi esserlo necessariamente….), il gambetto Cochrane contro la difesa russa la dice lunga sullo stile di gioco dell’inglese; nonostante tutto vedere come John fu demolito da Deschapelles sembra irreale.
    Un grazie a Bagnoli per questo suo bell’articolo!




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    Giancarlo Castiglioni 18 giugno 2018 at 13:24

    Vista al giorno d’oggi il livello della partita è veramente basso.
    Il concetto dello sviluppo dei pezzi sembra fosse nuovo per Chocrane.
    Oggi le partite con vantaggio sono in disuso, ma a Genova se ne giocò una a tempo lungo dove Cosulich diede a Bianchi il vantaggio di pedone e tratto.
    Cosulich mi raccontò che Bianchi doveva essersi ben preparato e che lui, in una siciliana mancando il pedone f in sostegno ad e6, si era trovato in difficoltà.
    Ma naturalmente alla fine Cosulich vinse.




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    • avatar
      alfredo 18 giugno 2018 at 21:26

      si … molto basso ai nnostri occhi
      e queste bizzarrie francamente non mi entusiasmano
      l’unica bizzarria che mi affascina è quella descritta da Bufalino nel suo a dir poco meraviglioso ” le menzogne della notte”




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  6. avatar
    Nagni Marco 18 giugno 2018 at 15:49

    Rimango sempre esterefatto dell’abilità di trovare tante notizie, tutti bravi,e complimenti al dottor Bagnoli in questa occasione!




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      paolo bagnoli 19 giugno 2018 at 22:32

      Dottore a chi?




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    alfredo 18 giugno 2018 at 21:23

    chi se la ricorda giocata in un torneo in tempi recenti ?
    io me la ricordo a un torneo di circa 40 anni fa giocata contro Toth ( obviusly , ai tempi la giocava solo lui ) da ui greco mi sembra .
    di recente non ne ho memoria pero’
    qualcuno si ricorda di una partita cosi’ giocata sa una giovane leva?




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    alfredo 18 giugno 2018 at 21:24

    scusate mi riferisce al cochrane della Russaa con Cx f7 alla terza




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    Giancarlo Castiglioni 19 giugno 2018 at 16:24

    Non conoscevo il gambetto Cochrane, ma lo ho studiato un po’ anche perché un mio allievo gioca la russa.
    Sui data base si trova che è stato giocato recentemente anche a livello grandi maestri.
    Per esempio Ivanchuk – Li 2016 in una partita rapid, Short – Shirov 2002.
    I risultati sono a favore del nero ma non in modo netto come mi sarei aspettato.
    L’enciclopedia dopo 4…Rxf7 5.d4 consiglia 5…g6 e conclude l’analisi con parità.
    In pratica 5…c5 ha dato buoni risultati, ma forse più per caso che per merito della mossa.
    Stochfish indica 5…Ae6 con parità.
    Mia conclusione: una apertura perfettamente giocabile.




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  10. avatar
    Enrico cecchelli 19 giugno 2018 at 17:49

    Grandissimo articolo di Super Paolo! Bellissimo personaggio è bella storia! Grazie Paolo.




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