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il polacco vagabondo

Scritto da:  | 8 luglio 2018 | 7 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Nasce il 23 luglio 1837 a Varsavia. Il padre ha un’attività di barbiere e la madre manda avanti la casa tra non poche difficoltà, cosa non insolita nella Polonia zarista di quel tempo.

Il suo nome è Appolinary Wladyslaw Maczuski. Compie gli studi ed apprende i rudimenti degli scacchi sulle rive della Vistola, e verso i vent’anni decide di lasciare la Polonia per l’accogliente Parigi. Giunge nella capitale francese con molte speranze e pochi quattrini ed inizia a frequentare la Régence, presentandosi come “Ladislas Maczuski”.
Nel numero di aprile del mensile scacchistico La Régence viene descritto così: “Lavoratore instancabile (… ) in pochi mesi ha fatto immensi progressi e gioca ora alla pari con avversari che gli concedevano una Torre di vantaggio…”. L’autore di questo ritratto è Alphonse Delannoy, un insegnante che è quotidiano frequentatore del ritrovo scacchistico parigino e personaggio di spicco dello scacchismo francese; è stato redattore del Palaméde (il mensile scacchistico uscito negli anni tra il 1836 ed il 1847) e morirà a settantasette anni, nel 1883, nella belga Enghien. L’anno seguente Delannoy osserverà che il ventiquattrenne polacco “fa parte dei giocatori più abili”.
Riservato, educato, Maczuski incontrerà sempre difficoltà a sbarcare il lunario, ma nel frattempo proseguirà nell’attività scacchistica, rimediando qualche franco nel corso di sfide alla Régence. Una di tali sfide è contro il famoso romanziere russo Ivan Turgheniev, assiduo frequentatore del locale, ma di tale confronto “au premier à 11 parties” non si conosce l’esito finale, bensì unicamente un parziale pubblicato nel numero di settembre 1861 della Nouvelle Régence : tre vittorie di Maczuski, una del russo e due patte.
Una delle fonti di reddito del giovane polacco è l’esibizione nel gioco alla cieca in simultanea, generalmente contro quattro o sei avversari. Questo tipo di esibizione gli consentirà di mettere insieme il desinare con la cena anche quando, nel 1862, si recherà a Londra per misurarsi con parecchi giocatori che frequentano Simpson’s.
Rientra a Parigi verso la fine dell’anno e prosegue nelle sue esibizioni. Un manifesto annuncia che il 30 dicembre Maczuski “conduira huit parties simultanément et sans voir”. Il prezzo del biglietto per assistere all’esibizione è di cinque franchi ed il testo magnifica le imprese del polacco: ” Il 3 di questo mese ha giocato quattro partite battendo i quattro avversari, il 16 ne ha giocate sei vincendone tre, pattandone due e perdendone una, oggi ne promette otto, assolutamente come Morphy!”
Nel febbraio del 1863 Delannoy scrive di lui: ” (… ) L’abbiamo visto ripetere (… ) i meravigliosi risultati di Paulsen e Morphy nel gioco alla cieca (… ) Ha giocato diverse volte otto partite alla cieca al Caffé della Régence senza pretendere alcunché, cioé in mezzo al rumore, ai colpi dei pezzi, allo scricchiolìo del domino, al viavai dei camerieri (… ) Ha giocato queste partite con facilità, con successo e, ciò che appare prodigioso, con rapidità”.
Un mese dopo la pubblicazione di questo scritto compare alla Régence quello che, in quel periodo, è probabilmente il più forte giocatore del mondo: Ignatz Kolisch. Maczuski non perde l’occasione per lanciargli una sfida su quattro partite, ed il confronto si conclude con due vittorie per parte (per maggiori dettagli su questo match consiglio la lettura della magnifica biografia di Kolisch scritta dall’amico Fabrizio Zavatarelli), confermando la forza di gioco del polacco.

Maczuski prosegue nelle sue esibizioni alla cieca sia a Parigi che nel resto della Francia. Gioca anche contro dieci avversari, cosa che in quel periodo era stata realizzata soltanto da Louis Paulsen e Blackburne. A Lione conclude la prova con sette vittorie, due patte ed una sola sconfitta, poi si sposta a Marsiglia dove prende casa al numero 57 di rue Saint-Ferréol e si sposa. Trova un impiego nelle ferrovie, poi diventa agente di commercio ma non abbandona l’attività scacchistica animando con la sua presenza il locale circolo ospitato presso il Cercle Artistique.
Nell’aprile 1865 diviene caporedattore del Palaméde Français, la rivista fondata da Journoud ma da quest’ultimo abbandonata a causa di un dissidio con l’editore. Non sarà una collaborazione molto fortunata, visto che le pubblicazioni cesseranno alla fine dell’anno.
Divorzia e si sposa nuovamente nel 1869, sempre a Marsiglia. Le sue difficoltà economiche perdurano ma trova sempre il modo di risolverle. Il 15 dicembre 1872 giocherà sei partite alla cieca al circolo L’Athénée vincendole tutte, ed agli inizi del 1873 esce con la prima rivista scacchistica francese “non parigina”: Le Pion”. Pubblicazione sfortunata, in quanto cesserà le uscite dopo soli quattro numeri.
Sopravvive a stento fino al 1875 quando, grazie a contatti epistolari, parte per l’Italia dove diversi appassionati hanno organizzato per lui molte sedute di simultanea alla cieca contro quattro avversari, sedute che si protrarranno anche l’anno successivo. Ed è proprio il 31 maggio 1876 che ha luogo una partita che farà il giro di tutte le riviste scacchistiche, in quanto Maczuski annuncia il matto in 11 mosse. Il luogo è Ferrara e la seduta si svolge a casa di Zuffi, presidente del locale circolo; la vittima è ovviamente un socio, Mazzolani.

Nel 1877 ritroviamo il polacco a Parigi, dove riprende le esibizioni alla cieca e gioca un match alla settima vittoria contro il quotato Chamier. Il risultato finale non è noto, ma si sa che ad un certo punto Maczuski conduceva (+5 =1 -4). Se ne perdono le tracce fino al 1881, quando si sposta a Londra diventando un frequentatore del City of London Chess Club, dove gioca due match contro Henry Bird perdendo nettamente entrambi. Verso la fine del 1883 o agli inizi del 1884 Maczuski è nuovamente a Parigi. Il tempo e la vita densa di difficoltà hanno lasciato il segno, la sua forza di gioco sta scemando e le sue esibizioni sono sempre più originali. Nel 1888, ad esempio, nei locali del parigino Café de Madrid, gioca alla cieca in contemporanea una partita di scacchi e quattro partite di un gioco di carte molto in voga, la bésigue.
Nel 1892 un uomo d’affari venezuelano che alloggiava al Grand Hotel parigino e che era un discreto dilettante scacchistico venne presentato ad un individuo male in arnese il quale gli consegnò il proprio biglietto da visita che recitava: “Monsieur MACZUSKI – Professeur d’échecs”. Il cinquantacinquenne polacco impartì parecchie lezioni al sudamericano il quale, raccontando l’episodio alla rivista El Tablero, disse che il professeur, grazie al pagamento delle lezioni, riuscì ad acquistare un nuovo cappotto e ad ingrassare visibilmente. I due si persero di vista per qualche mese poichè il direttore dell’albergo scacciò Maczuski quando venne a sapere che quest’ultimo si faceva pagare, ma si riincontrarono in un café dove il titolare lasciava che il polacco esercitasse la sua attività. Il testo del biglietto da visita, tuttavia, era cambiato: “Monsieur APPOLINARY – Professeur d’échecs – La leçon: 4 francs – La partie: 2 francs”. Probabilmente Maczuski aveva deciso di usare il suo secondo nome per non “disonorare” il proprio cognome notissimo negli ambienti scacchistici.
Nel 1895, l’11 giugno, Maczuski ricompare ad Amiens. Nei locali del Café Diollot gioca, vincendo, una partita alla cieca contro un gruppo di giocatori locali in consultazione, ma la vera attrazione è una sua allieva, mademoiselle Stella, che si esibisce alla cieca dapprima nella soluzione del Problema delle Otto Regine, poi componendo la parola “Amiens” su sei scacchiere affiancate mediante successivi salti di Cavallo ed infine, sempre utilizzando il Cavallo, componendo sulla scacchiera le iniziali del presidente della repubblica Félix Faure (“FF”).
La rivista mensile La Stratégie, fondata da Jean-Louis Preti e diretta in quegli anni dal figlio Numa, riporta la cronaca di questa giornata nel numero uscito il 15 giugno e si tratta dell’ultima notizia riguardante le esibizioni scacchistiche di Maczuski. Il 22 agosto 1898 Maczuski muore a Nanterre all’ospizio per mendicanti di quella città.
avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a il polacco vagabondo

  1. avatar
    Fabio Lotti 8 luglio 2018 at 15:24

    Ottimo e abbondante. Una bella scoperta.

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  2. avatar
    Luca Monti 8 luglio 2018 at 17:08

    Bravo. Che altro aggiungere……

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  3. avatar
    The dark side of the moon 8 luglio 2018 at 18:45

    Fantastico come sempre.
    Posso chiederti dove trovi tutti questi dati?
    E’ qualcosa di incredibile….

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  4. avatar
    fabrizio 8 luglio 2018 at 22:12

    Eccellente ritratto di un giocatore semisconosciuto (almeno per me), ma certamente degno di esser ricordato.

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  5. avatar
    Uomo delle valli 9 luglio 2018 at 13:48

    Eccellente come sempre! ;)

  6. avatar
    Jas Fasola 10 luglio 2018 at 13:39

    Bello! Proprio un bel ritratto. Prima di andare in Francia si fece conoscere a Varsavia alla caffetteria “U Zuzi” (da Susanna”;) … altro che la Regence

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  7. avatar
    Enrico Cecchelli 10 luglio 2018 at 18:35

    Grande Paolo…… Questo personaggio proprio mi mancava . Grazie! Il solito magnifico articolo!

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