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Florin, Bobby, Baires e altre chiacchiere

Scritto da:  | 23 ottobre 2017 | 19 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Riprendendo in mano un vecchio numero di Europe Echecs mi sono imbattuto nella biografia di Florin Gheorghiu, vero e proprio monumento della storia scacchistica rumena e di lì la curiosità si è ramificata in altri rivoli di interesse e ricerca che mi hanno portato fino al grande Bobby ed al suo mitico trionfo al grande torneo di Buenos Aires del 1970, passando per qualche altro curioso pettegolezzo.
Florin Gheorghiu nasce a Ploiesti, 60 chilometri da Bucarest, il 6 aprile del 1944. Apprende il gioco dal padre e partecipa a qualche torneo juniores della sua città.

I suoi progressi scacchistici sono rapidi, oserei dire fulminei, ed all’età di 15 anni è già tra i partecipanti della semifinale del campionato nazionale assoluto riuscendo addirittura a qualificarsi per la fase finale. Ancora più stupefacente, e con grande sorpresa di tutti gli addetti ai lavori e dello stesso Florin, che riesca addirittura ad aggiudicarsi il torneo ed il titoto di Campione della Romania a soli 16 anni! Vengono subito percepite le grandi potenzialità ed il talento del giovanissimo campione rumeno e per aiutarlo a progredire tecnicamente gli viene affiancato Radovici, uno dei migliori allenatori rumeni dell’epoca. In seguito lo seguirà anche Urseanu, l’allenatore della squadra nazionale, per accompagnarlo nel percorso del Campionato Mondiale Juniores che si aggiudicherà nel 1963 a Vrnjacka Banja sconfiggendo negli spareggi il cecoslovacco Janata. Già in precedenza, nel 1961, a L’Aia, aveva fallito per poco la grande impresa e con un pizzico di fortuna sarebbe riuscito nell’altra grande impresa di vincere per due volte consecutive il massimo titolo juniores, “performance” allora mai riuscita a nessuno.
In patria l’exploit del giovane Gheorghiu è accolto con grande entusiasmo essendo il primo titolo importante guadagnato da un rumeno a livello uinternazionale. Nonostante le grandi tradizioni scacchistiche la Romania non vedrà riconoscere altri titoli importanti a suoi giocatori fino a che nel 2005 Nisipeanu non si aggiudicherà il Campionato Europeo.
Ma la carriera scacchistica del giovane Gheorghiu non subisce battute d’arresto o rallentamenti, anzi, veloce e inarrestabile come un treno in corsa, le tappe si susseguono a ritmi serrati ed incalzanti: Campione della Romania 1960, Maestro Internazionale nel 1962, Campione del Mondo Junior 1963, Grande Maestro nel 1965 ed immediatamente dopo Maestro Emerito dello Sport, il massimo riconoscimento sportivo della sua nazione.

Una delle cose di cui Gheorghiu parla più frequentemente nelle interviste in circolazione è il suo rapporto con Fischer, di cui divenne un buon amico e per il quale maturò una grande stima. Come si sà non sono molti coloro che possono vantare risultati positivi contro il grande Bobby ed è quindi comprensibile che il campione rumeno ricordi con grande orgoglio il loro primo incontro alle Olimpiadi di L’Havana del 1966, partita che divenne poi celebre ed un prezioso biglietto da visita di Florin, oltre ad essere l’inizio dei loro buoni rapporti. Su Europe Echecs Georges Bertola riporta le parole di Gheorghiu: “Prima del nostro incontro Fischer era imbattuto e mentre Petrosjan, allora campione del mondo, per salvaguardare la propria percentuale evitava di giocare contro i giocatori più forti (Portisch, Najdorf, Gligoric ed io stesso), Bobby giocava contro tutti e con risultati fantastici (imbattuto con solo due patte). Io prima del turno feci sapere al capitano della squadra americana, Edmondson, che ero disposto a siglare una patta in qualsiasi momento perché desideravo che Fischer realizzasse la miglior prestazione sulla prima scacchiera (…sic!).
Il capitano mi rispose che Fisher non avrebbe mai accettato! Quindi giocammo ed il campione americano entrò in una delle mie preparazioni casalinghe. Io ero praticamente sicuro di vincere e gli proposi la patta giusto prima di entrare nella variante critica, ma Bobby rifiutò sull’istante. Vinsi grazie alla mia preparazione ma con sorpresa di tutti, dopo la partita nonostante la sconfitta, Bobby era sorridente e rilassato. Un vero gentleman…” I due futuri amici si incontrarono ancora diverse volte successivamente.

Lo scontro successivo fu a Vinkovci 1968 con una faticosa patta all’83° tratto dopo 18 ore di gioco e due aggiornamenti in un finale di Torre e Cavallo contro Torre.
La quarta ed ultima volta che Florin ed il suo amico si incontrarono alla scacchiera fu all’Olimpiade di Siegen 1970. La partita fu aggiornata in posizione vantaggiosa per Fischer ma Gheorghiu pensava che si potesse ancora salvare. La squadra rumena analizzò la partita per 4-5 ore e concluse infine che la patta era sicura. Florin andò finalmente a coricarsi ma riferì che durante la notte si svegliò con il presentimento che qualcosa era sfuggito nelle analisi della sera ed infatti verificando i vari seguiti si accorse che avrebbe perso in tutte le varianti a causa di un tempo. La sola possibilità sarebbe stata quella di sacrificare un pezzo in un finale di Alfieri e Cavalli. Florin riuscì effettivamente a salvare la partita e dopo le analisi Fischer si felicitò con lui ma prima di lasciare la scacchiera gli chiese quante ore aveva dedicato alla posizione per trovare quella risorsa. Gheorghiu rispose: “4 o 5 ore. E tu Bobby?” La sua risposta fu immediata: “Due o tre minuti perché era l’unica possibilità”. Era veramente un genio!

 

Buenos Aires 1970

La terza occasione (prima di Siegen quindi), di incrociare i pezzi, si verificò nel mitico torneo di Buenos Aires del 1970 e questo ci fornisce l’occasione di spendere qualche parola in più su quel torneo, al quale all’epoca fu dato poco risalto anche da parte della stampa specializzata, forse per il momento storico della nazione ospitante dove, riferisce Gheorghiu, c’erano soldati armati di mitra ad ogni angolo di strada. Il torneo fu un trionfo incredibile per l’americano che si aggiudicò il torneo imbattuto con 15 punti su 17, con 3,5 punti di vantaggio sul secondo classificato, Tukmakov, a fronte di avversari come Smyslov, Tukmakov, Reshevsky, Szabo, Gheorghiu, Bisguier, Najdorf, Panno, Mecking, Quinteros ed i migliori giocatori sudamericani.
Dopo 14 turni Bobby conduceva con 13 punti ed è impressionante guardare la tabella del torneo.


Esiste qualche perplessità ed un pò di confusione sull’ andamento dei primi due turni del torneo e sulle dichiarazioni di Gheorghiu ad Europe Echecs (n° 644 – Giugno 2014), dove il campione rumeno, intervistato, ricorda alcuni episodi del torneo di Buenos Aires del 1970: “Il torneo era qualcosa di veramente speciale, era stato organizzato appositamente per lui poiché Fischer in Argentina era una grande star. Bobby aveva richiesto condizioni speciali, modificare l’illuminazione, allontanare gli spettatori ecc. ed aveva ottenuto tutto quanto aveva richiesto. Non appena gli organizzatori esitavano, egli si rifiutava di recarsi nella sala del torneo. In questa maniera egli perse per forfait le prime due partite della competizione (?!). Se avesse perso per forfait anche la terza, come da regolamento, sarebbe stato escluso dal torneo. All’inizio del terzo turno gli organizzatori vennero da me per precisare che era mio diritto richiedere la vittoria per forfait poiché Fischer non era arrivato. Risposi che volevo assolutamente giocare contro di lui ( sul sito di E.E. è citato più ampiamente: “Egli non si era presentato per i primi due turni, doveva sistemare alcune formalità con l’Ambasciata Americana giungendo direttamente dalla Iugoslavia. Nel frattempo, su sua richiesta gli organizzatori avevano dovuto modificare l’illuminazione, cambiare la disposizione delle poltrone, ed egli aveva ottenuto tutto quello che desiderava. Prima dell’inizio del terzo turno Fischer aveva rassicurato gli organizzatori che tutto era in ordine e io avrei dovuto giocare contro di lui.. Dopo aver atteso per un ora Fischer non si era ancora presentato ed io mi recai dall’arbitro per capire cosa stava succedendo. L’arbitro mi disse che se Fischer non si fosse presentato per il terzo turno sarebbe stato escluso dal torneo. Io risposi che avrei giocato a qualunque ora, il giorno successivo o quando avesse voluto e che se mi fosse stata assegnata la vittoria a forfait non avrei siglato il modulo della partita. Il torneo era stato organizzato per lui e sarebbe stata una vera follia doverlo escludere” ). Fischer finalmente si presentò e giocammo. Dopo tutte quelle discussioni ero un po’ frastornato, giocai troppo passivamente e persi, ma grazie a ciò Bobby aveva potuto essere riammesso al torneo e fu un trionfo poiché egli si aggiudicò il torneo imbattuto (…e le due sconfitte?) con 3,5 punti di distacco sul 2°. Alla fine tutti furono soddisfatti: Bobby perché aveva vinto il torneo, gli organizzatori che avevano avuto il loro fantastico torneo ed io perché salvai il mio non avendo perso che contro Fischer. Bisogna aggiungere che egli giocò delle partite straordinarie!”

Eccoci ora alla versione di Bisguier su “Chess Life and Review” che punta maggiormente il dito su problemi organizzativi: “Come risultato di diversi malintesi tra Fischer, gli organizzatori e la compagnia aerea argentina, egli non arrivò prima che gli accompiamenti fossero già stati fatti e due turni fossero già stati completati.”
Infine, diamo la parola a Frank Brady, il biografo di Fischer, che fornisce una versione ancora leggermente diversa: “Bobby era stato invitato ad un forte torneo internazionale che si sarebbe tenuto a Buenos Aires dal 18 Luglio. Il 16 Bobby telegrafò agli organizzatori del torneo per comunicare che accettava di partecipare e chiese che gli fosse spedito immediatamente il biglietto aereo, come previsto dagli accordi. Il biglietto arrivò soltanto il 17, un Venerdì, e poichè Fischer non viaggiava mai di Venerdì e Sabato, trascorse tutto il Week-end ed egli non arrivò in Argentina che il 20, poche ore prima dell’inizio del 3° turno. Dopo qualche discussione preliminare sull’illuminazione e gli orari, prese posto per iniziare la sua prima partita contro il suo vincitore di L’Havana 1966, Gheorghiu” ( Bobby Fischer, Frank Brady, Payot 1993).
Infine la versione tratta da chessgames.com con un reportage delle fasi più salienti del torneo: “La tabella del torneo non mostra le difficoltà preliminari. Degli accordi, dei compromessi dovevano essere presi con Fischer, certamente il giocatore più richiesto del momento dai grandi tornei internazionali. Insorsero discussioni tra Fischer e gli organizzatori durante le varie fasi dei preparativi. Prima che ogni richiesta potesse essere accolta e i relativi biglietti aerei inviati a Fischer, arrivò la data di inizio del torneo e della disputa del primo turno di gioco che iniziò senza che l’americano fosse presente. Fischer arrivò poche ore prima dell’inizio del turzo turno di gioco ed anche questo fu posticipato per lui. Il risultato fu un grande numero di accoppiamenti cambiati, maggiori giorni di riposo per gli altri giocatori ed un prolungamento del torneo di diversi giorni. Ciò causò dei problemi a qualcuno degli altri partecipanti che aveva altri impegni da onorare. Ma con soddisfazione di tutti alla fine ogni difficoltà venne in qualche modo superata.
Una volta iniziato il torneo, fu subito chiaro a tutti che Fischer ne sarebbe stato il dominatore. Vincendo le prime due partite fu subito proiettato in testa al torneo poichè nessun altro era riuscito a fare altrettanto. Fischer non si fermò alle due vittorie iniziali inanellando un fantastico filotto di 6 vittorie consecutive prima di essere costretto alla patta dal veterano Najdorf. Successivamente riprese subito il suo cammino da schiacciasassi con un’ulteriore striscia di 5 vittorie filate tanto che dopo 12 turni guidava la classifica con un fantastico 11,5 – 12 !!. Dopo una seconda patta contro Mecking ed un altra vittoria il futuro campione del mondo aveva completato 14 turni raccogliendo 13 punti ed era già certo di essersi aggiudicato il primo premio con tre turni di anticipo. Solo a quel punto si concesse un momento di relax e pareggiò contro Smyslov e Reshevsky. Nel turno finale vinse ancora totalizzando lo stratosferico risultato di 13 vittorie mentre nessun altro partecipante aveva superato le 7 vittorie.
Al secondo posto si classificò il ventiquattrenne Tukmakov, una brillante prestazione per il russo che era giunto a Buenos Aires senza titolo e che acquisì la norma di GM, il solo giocatore dopo Fischer. Tuttavia poichè la FIDE concedeva un solo avanzamento per volta gli fu attribuito solo il titolo di IM. Il russo era partito male perdendo con Fischer nel turno iniziale ma sarà la sua unica sconfitta nel torneo.
Terzo fu Panno con 11 punti. Egli perse con i due capofila ma totalizzò 7 vittorie e 8 patte.
Appaiati all’ottavo posto i veterani Najdorf e Reshevsky ed il recente campione mondiale junior Gheorghiu. Ciascuno di loro ebbe un percorso diverso. Najdorf aveva giocato aggressivamente, forzava le sue posizioni e spesso ebbe partite inferiori dalle quali non sempre riuscì a cavarsi fuori. Così accadde nelle due sconfitte contro i suoi colleghi argentini Quinteros e Schweber. Reshevsky si rese conto che non poteva giocare alla morte in ogni partita e spesso fu propenso a concedere qualche rapida patta ma fu uno dei tre giocatori che terminarono imbattuti il torneo ( Fischer e Smyslov furono gli altri due ). Gheorghiu giocò anch’egli con regolarità, perse soltanto col vincitore ma fece troppe patte per poter ambire ad una classifica migliore. Smyslov ebbe forse il punteggio più curioso di tutti per un GM ed ex campione del mondo: sconfisse Szabo e pattò tutte le altre 16 partite. Qualcuna delle patte furono però delle vere battaglie come ad es contro Fischer, dove Smyslov diede sfoggio del suo grande talento difensivo, e contro Agdamus. Contro quest’ultimo Smyslov cercò con tutte le sue forze di aggiudicarsi il puno intero ma invano.”


A proposito di Smyslov e del noto istinto da killer del campione americano che notoriamente non amava i russi, citiamo ancora le parole di Gheorghiu da Europe Echecs: “Gli organizzatori avevano concesso a Fischer un premio di ingaggio di 2000 dollari quando il primo premio non era che di 1500 dollari. La cosa creò molta irritazione e disappunto nell’ex campione del mondo Smyslov che limitò la sua prestazione al minimo sindacale (“au service minimum” ). Nel penultimo turno, opposto a Fischer, che non poteva più essere raggiunto, propose patta col Bianco dopo una quindicina di mosse. Tutti, in sala, si aspettavano che Fischer avrebbe accettato una rapida patta… E’ incredibile, racconta ancora Gheorghiu, la sala del torneo era zeppa all’inverosimile, Bobby aveva già vinto il torneo e quando il russo propose la patta quasi offeso Fischer rispose: Io non accetto nessuna patta prima della quarantesima mossa! Lo obbligò a giocare 5 ore… ti rendi conto? Lo fece giocare fintanto che sulla scacchiera non ci fu più alcuna possibilità! Nessuno aveva mai visto niente di simile.”
I due più giovani partecipanti del torneo si fermarono a 8,5 punti. Per il diciassettenne Mecking il risultato fu deludente. Egli aveva sperato in una norma da GM ma non ci arrivò nemmeno vicino. Il brasiliano fu l’unico ad ottenere una posizione vantaggiosa contro Fischer ma non riuscì a vincere. Strappò il titolo di IM e finì alle spalle di 5 GM.
I giocatori che seguono in classifica, O’Kelly, Damjanovic, Bisguier e Szabo sono tutti in possesso del titolo di GM ma raramente giocarono all’altezza del loro rango. In particolare Szabo fu irriconoscibile, con sette sconfitte, più di qualunque altro concorrente ad eccezione dei due fanalini di coda. Bisguier spesso ottenne delle buone posizioni, ma una condotta errata portò soltanto a diverse sconfitte.
I 5 giocatori locali, che chiudono la classifica, hanno molta meno esperienza di tutti gli altri partecipanti in grandi competizioni internazionali. Tra di loro essi vinsero solo due partite contro chi li precedeva in classifica ( Schweber contro Najdorf e Rubinetti contro Bisguier).


Diamo nuovamente la parola a Gheorghiu riprendendo l’intervista di Europe Echecs: del 2014 : “Dopo il torneo Bobby ed io siamo rimasti per alcune simultanee programmate. La sera in albergo non avevamo molto da fare per ingannare il tempo e ho condiviso con Bobby un’esperienza incredibile. Egli mi ha chiesto di potergli dettare le note di una qualunque variante d’apertura di mia scelta. Gli ho proposto il gambetto Jenisch della Spagnola. Ho preso un foglio di carta e Bobby ha iniziato a dettare come una macchina, molto velocemente, senza avere la scacchiera davanti, tutta una serie di varianti e sottovarianti. Alla fine, con un gran sorriso, mi ha chiesto: “Immagino che vorrai senz’altro verificarle!” Dopo averlo fatto assieme riscontrammo che era tutto corretto! Successivamente in tono ironico mi ha proposto di giocare qualche blitz aggiungendo: ” Mi hanno detto che non giochi malaccio” Poi guardandomi dritto negli occhi con aria di sfida :” Quale cadenza?” Gli risposi : ” Non saprei, 5 minuti, 3 minuti… Bobby così interrogato replicò: ” Come 5 minuti, 3 minuti, così perdiamo il nostro tempo. Facciamo 2 minuti. ” Quindi giocammo una quindicina di partite e con mia grande sorpresa riuscii a resistere bene. Alla fine Bobby mi ha guardato con un gran sorriso e “Sì, non te la cavi male!” Per me fu un risultato straordinario poiché pochi giocatori potevano tenergli testa, in cadenza rapida era ancora più forte che in partita normale. Giocava come una macchina ad una velocità incredibile. Il risultato fu molto stretto, qualcosa come 8-7 in suo favore, ma la cosa più straordinaria fu constatare che era quasi sempre il Nero a prevalere poiché il Bianco non aveva il tempo di realizzare il suo vantaggio.”

Riprendiamo il racconto della brillante carriera del giovane Gheorghiu che abbiamo lasciato con il fresco titolo di GM del 1965. Dopo un 1°-2° posto con Matulovic a Belgrado 1965 ed un 1° posto a Bucarest 1967 (torneo però non particolarmente forte), arriva il suo primo grande successo internazionale ad Hastings 1967-68, il famoso “Torneo dell’Infamia” per utilizzare il termine di Michael Basman che ci racconta il seguente “fattaccio”.

Una sera, durante il torneo, Florin Gheorghiu, il grande maestro rumeno, mi invitò nella sua stanza. ” Michael, il governo rumeno mi ha fatto sapere che devo vincere un torneo internazionale oppure mi obbligheranno a prestare il servizio militare ed io potrei restare colpito in battaglia” Io restai agghiacciato da questa prospettiva e accettai di perdere la mia partita contro di lui per aiutarlo. ” Se tu desideri del denaro… “disse Gheorghiu. Ma io rifiutai il suo suggerimento. La partita ebbe luogo ed attorno al 12° tratto io commisi un grave errore posizionale che permise a Gheorghiu di vincere (la partita fu in seguito pubblicata come esempio di partita brillante). Questo fu il famoso “Infamous Hastings” , dove tutti e 4 i grandi maestri, Gheorghiu, Hort, Stein e Suetin, misteriosamente terminarono alla pari con 6 punti ciascuno, dividendosi di conseguenza tutti i premi in denaro. Frank Rohodes , del comitato organizzatore, ne fu disgustato. Totalmente ubriaco, arrivò sulla scena del torneo in occasione dell’ultimo turno, una miserabile patta in una manciata di mosse, e iniziò un lento, ironico applauso. ” Grande partita! Tremenda battaglia! Magnifica lotta!” iniziò a schernire, tra l’imbarazzo degli spettatori.
Alcuni anni dopo si scoprì che Gheorghiu aveva tentato di comperare anche Leon Piasetski per perdere una partita contro di lui. Il torneo incriminato è Orense 1977. Bisogna premettere che Piasetski proviene da una ricca famiglia ebrea di Montreal e non aveva quindi problemi economici. Una sera Piasetski sentì bussare alla sua porta, era Gheorghiu contro il quale avrebbe dovuto giocare il giorno seguente. Il GM rumeno iniziò spiegando quanto fosse importante per lui vincere il torneo e che avrebbe dovuto cominciare a vincere subito. Sulle prime Leon non fu sicuro di capire quello che stava succedendo ma la cosa si chiarì di colpo quando Gheorghiu aprì il portafoglio ed offrì al suo futuro avversario ben 5 dollari canadesi per il punto! Piasetski ne fu inorridito, prima di allora nessuno gli aveva offerto una tangente e se anche avesse potuto immaginarselo mai avrebbe potuto pensare che fosse per 5 dollari! E’ ben vero che il dollaro canadese vale più di quello americano e che in Romania 5 dollari erano una piccola fortuna, ma ciò non bastò a placare Piasetski che, indignato, cacciò fuori dalla stanza il campione rumeno e lo sconfisse convincentemente il giorno successivo in una Siciliana dopo averne denunciato la condotta ai giudici di gara. L’episodio è confermato anche da K. Spragget e da R. Keene. Quest’ultimo partecipava personalmente al torneo e rincarò addirittura la dose affermando che nel 1972 a Reykjavik aveva tentato di comprare anche lui!”

Il grande maestro rumeno in effetti non sembra essere ben visto dai suoi colleghi ed anche Mihai Suba nel suo splendido libro “Strategia Dinamica negli scacchi” non risparmia critiche al pluricampione rumeno. “Nel 1984 prima delle Olimpiadi di Salonicco, ci furono nuovamente discussioni per chi dovesse giocare in prima scacchiera nella squadra rumena. Nel 1982 avevo accettato la decisione della nostra federazione di giocare in seconda scacchiera. Il segretario mi aveva detto che Gheorghiu era in un pessimo stato psicologico e che allora non avrebbe retto allo shock. Egli ed il sig. Gheorghiu mi diedero la garanzia che avrei giocato in prima scacchiera nel 1984, a prescindere dai miei risultati e dal mio Elo. Che nel corso dei due anni seguenti migliorarono ancora, ma il segretario nel frattempo fu destituito, nonostante fosse una persona seria e lavoratrice. Gheorghiu si avvantaggiò pienamente della sua chance. Dimenticò tutte le promesse e generò difficoltà ed ostacoli. Questa volta però non ero disposto a cedere. Dopo lunghe e inutili discussioni, che agitarono l’intera squadra , l’allenatore decise l’ordine: 1º Suba, 2º Gheorghiu. Giocai bene e ottenemmo un ottimo 5° posto assoluto, tuttavia il problema si sarebbe ancora ripresentato prima di Dubai 1986.” M. Suba, Strategia dinamica, le Due Torri 2014.”

Numerosi i successi di Gheorghiu in carriera:
1°- 2° ( 2° ) Belgrado 1965, con Matulovic
1° Bucarest 1967
1°-4° ( 2° ) Hastings 1967-68, con Hort, Stein e Suetin (il torneo della combine)
1°-3° Reykjavic 1972, con Olaffsson e Hort
1° Orense 1973 imbattuto
1°-2° Torremolinios 1974 con Torre imbattuto
1°- 2° ( 1° ) Vratsa 1975 Zonale, con Matulovic, imbattuto
1° Netanya 1977 imbattuto
1° ( 1°-4°) Lone Pine 1979, con Gligoric, Liberzon e Hort, imbattuto (torneo molto forte)
1° Novi Sad 1979 imbattuto
1° Cienfuegos 1979 davanti a Geller e Svesnikov
1°-2° ( 2° ) Biel 1982, con Nunn, imbattuto
1°-4° ( 4° ) Timisoara 1987 imbattuto
1°-4° ( 2° ) Mendrisio Open 1987
1° Lenk 1990
1° Chiasso Open 1991

Altrettanto numerosi i suoi piazzamenti tra i quali Gheorghiu ricorda il 5° posto imbattuto nel fortissimo torneo di Mosca del 1981, a suo stesso dire il più forte torneo cui abbia mai partecipato (Karpov, Kasparov, Smyslov, Petrosjan, Polugaievsky, Portisch, Timman, Torre, Andersson, Smejkal, dove Geller terminò addirittura ultimo ). Ricordiamone alcuni

2° – 3° ( 2° ) Hastings 1964-65 dietro a Keres
3° Skopje 1970 torneo molto forte
2° Helsinkj 1972, Zonale
2° Varzavia 1979, Zonale , imbattuto
2° Bucarest 1966 dietro a Korcnoj, torneo molto forte
2°-7° Zurigo 1984

3 Volte Campione U.S.A. OPEN ( 1979, 80, 81), impresa riuscita in precedenza solo a Fischer.
9 Volte Campione Rumeno dal 1960 al 1987 ( prima volta a 16 anni)
14 Volte olimpionico dal 1962 al 1990 con la squadra rumena ( 10 volte prima scacchiera )
Ha disputato 9 ZONALI e 4 INTERZONALI

I suoi anni migliori, di massima forma, furono indubbiamente quelli dal 1978 al 1983 ed in quel periodo stazionava regolarmente tra i primi 10 della classifica mondiale con un punteggio ELO intorno ai 2600 e più, che corrisponderebbe ad un 2700 – 2750 dei giorni nostri. In quel periodo, iniziando già dagli anni 1971 – 72, scorrendo le classifiche dei tornei ai quali partecipò, possiamo renderci conto della sua forza osservando che raramente terminava più indietro del 4° – 5° posto e molto spesso imbattuto. Forse questa sua solidità, come capita un po’ anche ai giorni nostri ad alcuni giocatori di spicco, oltre ad essere un suo punto di forza rappresentò anche un limite. Infatti nella sua intervista per EE il campione rumeno parla con rammarico delle sue ambizioni a diventare candidato a disputare il titolo mondiale. Per un giocatore di vertice quale sicuramente era, non si poteva non considerarne la possibilità. Purtroppo però, pur avendo partecipato a 4 TORNEI INTERZONALI, non riuscì mai a qualificarsi per le fasi successive.

1973 Interzonale di Petropolis 14°
1976 Interzonale di Manila 10-13° in compagnia del nostro Mariotti. Riferisce di essere stato malato e di aver dovuto rimandare 3 partite.
1979 Interzonale di Riga 5° – 6°
1982 Interzonale di Mosca 12°

Gheorghiu colpevolizza in parte le condizioni in cui si viveva in Romania, allora nelle mani di Ceausescu. Egli sostiene ad esempio che dopo la loro partita al torneo di Montecarlo del 1968, Botvinnik gli propose di allenarlo, così come in seguito anche Fischer gli propose l’organizzazione di un match a Bucarest, ma la federazione rumena rifiutò entrambe le proposte per motivi economici. Inoltre sostiene che in quel periodo era uno dei pochi giocatori di punta a non potersi dedicare interamente agli scacchi in qualità di insegnante all’Università e giornalista di una grande testata oltre che della rivista scacchistica rumena (Gheorghiu conosce e parla ben 10 lingue ed era “lettore” in lingue alla Bucarest University ). La metà del suo tempo era quindi sottratto agli scacchi e alla sua preparazione.
L’Interzonale di Riga 1979 fu quello in cui era all’apice della sua forma. Un punto critico del torneo fu la sua partita contro Tal. In precedenza i due campioni si erano incontrati una trentina di volte e Gheorghiu aveva perso una sola volta…. Se avesse vinto contro Tal si sarebbe qualificato per il torneo dei Candidati, ma in una Siciliana equilibrata volle forzare e perse. Gheorghiu ammette che anche dopo la sconfitta le sue chances non erano del tutto svanite ma perse ancora contro l’ultimo in classifica, il brasiliano Trois che all’epoca “perdeva con tutti” ( cosi testualmente nell’articolo ), ma volendo vincere rapidamente sacrificai un pezzo maldestramente. Riferisce ancora Gheorghiu :” Occorre aggiungere che anche se non avessi fatto nulla, con un’ora di vantaggio sull’orologio dovevo vincere” . Su Chess Bases risulta invece che prima Gheorghiu perse con Trois al 12° turno e subito dopo, al 13° contro Tal. Dopo il 12° posto di Mosca 1982 comprese che non sarebbe mai riuscito a diventare campione del mondo.

Un’altro aneddoto che Gheorghiu racconta nella sua intervista riguarda Paul Keres. “Lo incontrai per la prima volta all’Olimpiade di Varna del 1962. Io dovevo assolutamente pareggiare per acquisire la terza e definitiva norma di MI mentre per l’U.R.S.S. quel 7° turno era uno scontro già quasi decisivo per la classifica finale. Keres sapeva che mi bastava la patta. Le cose però si complicarono quando Geller perse rapidamente da Soos e Spassky non riuscì ad andare oltre la patta con Ciocaltea. Nella restante partita Tal aveva una posizione superiore ma ancora tutta da vincere contro Gunsberg. Fu in quel preciso momento che arrivò la proposta di patta di Keres che naturalmente accettai al volo. La cosa creò tuttavia scandalo ed estrema irritazione presso la strada sovietica che accusò Keres di aver sabotato la vittoria della squadra ( l’incontro terminò comunque 2-2 ed alla fine l’U.R.S.S. vinse l’Olimpiade ).

Dopo qualche anno ci ritrovammo ad Hastings 64-65, io avevo la possibilità di vincere sacrificando un pezzo ma offrii la patta a Keres, cosa che permetteva a quest’ultimo di arrivare 1° da solo mentre invece vincendo potevo arrivare 1° – 2° a pari merito. In seguito, in hotel, Keres mi invitò a bere qualcosa assieme a lui e mi disse ” Non avete veramente visto che c’era un sacrificio vincente? Voi siete giovane e dovreste vedere queste combinazioni!”. Gli risposi .” Si, ho visto il sacrificio, ma qualche anno fa lei era uno dei più forti giocatori del mondo mentre io ero ancora uno sconosciuto e ciononostante mi ha offerto una patta per me molto importante. Credo che ora ci si possa considerare pari e d’ora innanzi potremo giocare normalmente”.


Spesso quando eravamo bambini i racconti finivano con la più o meno esplicita frase ” Morale della favola… “, che ci arricchiva di qualche valore o che dava la chiave di lettura per interpretare le vicende appena sentite. Dopo questo lungo racconto ho conosciuto più a fondo la carriera sportiva del grande campione rumeno ma personalmente non sono riuscito a farmi un’idea precisa delle sue doti umane e non riuscirei a chiudere il racconto con tale frase. Stridono infatti il suo altruismo ed il disinteresse di alcuni aneddoti come le due partite contro Fischer ( alle Olimpiadi e a Buenos Aires ) o contro Keres con il quale poteva dividere a suo dire il primo posto diversi anni prima dell’ “Infamous Hastings” rispetto agli episodi narrati da Marin o dei due tornei di Hastins ed Orense nei quali diventava così vitale primeggiare al punto di impiegare ..diciamo così, qualche scorciatoia! Il dibattito è aperto!

avatar Scritto da: Enrico Cecchelli (Qui gli altri suoi articoli)


19 Commenti a Florin, Bobby, Baires e altre chiacchiere

  1. avatar
    The dark side of the moon 23 ottobre 2017 at 09:44

    Bellissimo racconto!
    Mi rendo conto che per scrivere un pezzo come questo hai impiegato parecchio tempo, personalmente reputo i tuoi racconti tra i più belli in assoluto, ormai ci hai abituati troppo bene… dovresti scrivere con più frequenza
    Cosa dire di Gheorghiu?
    Credo che il contesto in cui ha vissuto la sua vita scacchistica ne abbia influenzato certi comportamenti, se fosse stato nei panni di Piasetski (proveniente da una ricca famiglia di un Paese diverso dalla Romania) per esempio, sono sicuro che certe sue “infamie” non sarebbero state commesse.
    Si è dimostrato tutt’altra persona quando le vicissitudini degli scacchi erano separate da quelle della vita.
    La patta offerta a Keres per riconoscenza alla patta precedente che Keres stesso aveva a lui offerto, o il comportamento avuto nei confronti di Fischer che va al di là della semplice sportività, ne sono testimonianza.
    A proposito di Fischer (questo però non c’entra niente con quanto scritto sopra), Bobby ne ha fatte di tutti i colori ma sulla scacchiera ha avuto sempre uno stile encomiabile.
    Questo è ciò che lo fa essere cosi amato da ogni appassionato di scacchi.
    Un po come tutti i grandi campioni, Maradona docet… ;)




    0
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    Felix 23 ottobre 2017 at 11:18

    Ribadito (ma ce n’era forse il bisogno?) che Soloscacchi è il meglio! ;)




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    fabrizio 23 ottobre 2017 at 14:51

    Grande Cecchelli! ;)




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      alfredo 27 ottobre 2017 at 21:48

      fuoriclasse




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    Martin 23 ottobre 2017 at 17:56

    Enrico, oltre che un carissimo amico, è uno storico come pochi. Pagine come questa meritano un attento studio e, spero, che il riscontro da parte del pubblico venga ad essere, almeno parzialmente, degno del lavoro e dell’impegno profuso.




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    Oleg 23 ottobre 2017 at 19:08

    Formidabile!




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    Uomo delle valli 23 ottobre 2017 at 22:24

    Avevo preso quando uscì il suo libro sul famoso torneo di Sanremo del 1930. Molto più ricco e approfondito di quello su Milano 1975. Ora questi articoli che sta pubblicando su Soloscacchi sono delle vere chicche. Davvero grazie.




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      alfredo 26 ottobre 2017 at 08:20

      Beh il libro di Luppi su Milano 75 è poco piu’ di un bollettino !




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    Calandrino 23 ottobre 2017 at 22:31

    Bellissimo articolo, mi unisco anch’io ai complimenti. Poi la prima foto sembra tratta da un film, particolarissima l’espressione di Gheorghiu adolescente e una vera rarità l’alfiere nero con la mitra chiara. Posso immaginare il collega bianco con l’analogo copricapo scuro. Non facile giocare senza confondersi.




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      Icilio Zoppas 26 ottobre 2017 at 17:42

      La mitra degli Alfieri (e talvolta anche il pomello sul capo della Donna) di colore opposto (scura per i pezzi bianchi, chiara per i pezzi neri) non era una rarità per i pezzi prodotti ad Est fino a qualche tempo fa. Lo stesso particolare d’altronde si può notare sui pezzi magnetici della scacchiera murale riprodotta in un’altra foto di questo bell’articolo.




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    Fabio Lotti 24 ottobre 2017 at 09:22

    Bellissimo pezzo!




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    Luca Monti 24 ottobre 2017 at 17:12

    Mi accodo e complimenti al Cecchelli.




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    Franco 24 ottobre 2017 at 18:32

    Prima leggo

    Solo a quel punto Fischer si concesse un momento di relax e pareggiò contro Smyslov e Reshevsky.

    Poi leggo

    Smyslov propose patta col Bianco dopo una quindicina di mosse. Tutti, in sala, si aspettavano che Fischer avrebbe accettato una rapida patta… E’ incredibile, racconta ancora Gheorghiu, la sala del torneo era zeppa all’inverosimile, Bobby aveva già vinto il torneo e quando il russo propose la patta quasi offeso Fischer rispose: Io non accetto nessuna patta prima della quarantesima mossa! Lo obbligò a giocare 5 ore

    e mi chiedo:
    fu davvero relax per Bobby giocare contro Smyslov ?

    Eppoi non credo che l’atteggiamento di Fischer contro Reshevsky fosse mai pacifico.
    La partita fu giocata aspramente e ad un certo momento Fischer forzò la patta in una posizione di apparente forza.

    Se poteva vincerla e non lo fece per assumersi rischi eccessivi, forse in quel caso si potrebbe parlare di atteggiamento remissivo.




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    Franco 24 ottobre 2017 at 18:50

    Interessante commento nella frase finale di Gheorghiu.

    “Fischer giocava come una macchina ad una velocità incredibile. Il risultato fu molto stretto, qualcosa come 8-7 in suo favore, ma la cosa più straordinaria fu constatare che era quasi sempre il Nero a prevalere poiché il Bianco non aveva il tempo di realizzare il suo vantaggio.”

    Il commento di Gheorghiu è interessante perché conferma una mia impressione precedente, ovvero che il cosiddetto Armaggedon a lampo è antisportivo.

    Il Bianco, costretto a vincere con il vantaggio quasi impercettibile di 1 minuto di tempo maggiore dell’avversario, non riesce ad avere tempo sufficiente per organizzare un piano adeguato per realizzare qualsiasi piccolo vantaggio. Se non ci riusciva nemmeno Bobby Fischer nel bullet figurarsi altri giocatori….

    Per non essere considerato antisportivo, l’Armaggedon dovrebbe essere calibrato con dei test statistici adeguati, dei quali la Fide non fornisce evidenza nella proposta “5 minuti vs 4 minuti”. Personalmente ho l’impressione che nel formato attuale il Nero consegua risultati molto migliori del bianco. Forse un maggiore equilibrio sportivo nell’Armaggedon si raggiungerebbe se al Bianco venissero concessi dei minuti in piu’, ad esempio 7 oppure 8 minuti al bianco contro i 5 del nero.

    Data l’importanza che l’Armaggedon ha raggiunto negli scacchi moderni (a volte decine di migliaia di Dollari di premi con il rischo addirittura di decidere il titolo mondiale nel gioco classico) sarebbe importante che qualcuno che avesse letto il commento di un grande maestro di vaglia come Gheorghiu si facesse promotore di una proposta di revisione del formato attuale affidando l’analisi ad un team di statistici, come ad esempio Jeff Sonas, per studiare il corretto rapporto di minutaggio al fine sulle frequenze attese per garantire un equilibrio teorico che compensi il vantaggio iniziale del tratto.

    Un saluto




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    Franco 26 ottobre 2017 at 10:33

    Apprezzo molto questo lungo pezzo perché ci permette di conoscere meglio il lato nascosto di Bobby Fischer.

    Un altro interessante contributo alla conoscenza di Fischer è dato da un libro recente di Timman, del 2016 (“I titani”, non conosco il titolo tradotto in italiano), nel quale Timman racconta della possibilità, a quel punto quasi insperata, di aver conosciuto Bobby Fischer quando era ancora al culmine della carriera e notorietà, cioè appena pochi anni dopo la conquista del titolo.

    Timman non ci giocò mai personalmente, avendo iniziato la carriera ad altissimo livello appena dopo il ritiro di Fischer ed ebbe l’occasione di conoscerlo a Bruxelles, riuscendo a trascinarlo – addirittura – in un night club per permettere a Bobby di divertirsi con delle ragazze.

    L’aspetto a mio avviso più interessante sul quale varrebbe la pena avviare una ricerca o indagine da parte dei più meticolosi e preparati contributori di questo sito sarebbe costituito dalla domanda rispetto alla quale Timman ha fornito importanti nuovi contributi in questo recentissimo libro con delle nuove posizioni discusse in quell’incontro.

    Quanto era sincero Bobby Fischer riguardo le sue affermazioni circa il fixing negli scacchi?
    Quanto era invece condizionato dalla sua avversione nata con il famoso Russian Pact di Curacao 62, pur essendo autenticamente sincero ?

    Esiste una ricostruzione tecnica come potrebbe avvenire, ad esempio, usando le tecniche di indagini forensi con l’ausilio dei piu’ moderni motori di ricerca e di psicologi che possano permettere di ricostruire i processi di pensiero umani negli scaccchi che ci possa permettere una risposta definitiva circa le posizioni che via via Bobby Fischer ha avanzato nel tempo dopo il suo ritiro come prove delle sue posizioni oltranziste circa il grande imbroglio avvenuto negli scacchi, in particolare le partite dei campionati del mondo ?

    Per quanto ininfluente sia il mio pensiero, io ho la sensazione che le prove portate avanti nel tempo da Bobby Fischer non siano state mai prese seriamente in considerazione, adducendo il pretesto che fosse matto e che nella cultura popolare i matti hanno sempre ragione, a prescindere dai fatti che non vengono mai analizzati scientificamente in tali contesti.

    Tanto per fare un esempio, nessuno ha mai chiarito se fossero plausibili o meno le accuse di Fischer perché Kasparov non abbia giocato Tb1 nella inglese della 24a partita del 1984.
    Trovo questo comportamento di avversione nei confronti di Fischer ingiustificato, perché Fischer ha prodotto diverse prove nel tempo del fixing, comprese quelle documentate nell’ultimo libro di Timman espresse in posizioni topiche di partite, che nessun analista scacchistico ha mai voluto prendere seriamente in considerazione.

    Qualche bravo scacchista di questo sito competente di questo gioco potrebbe raccoglierle e sviscerarle ad una ad una e darci la sua view se Bobby davvero credeva in questa ipotesi del fixing o del complotto oppure se mancassero gli elementi sostanziali a supporto tramite una ricostruzione di tutte le posizioni raccolte e contestate da Fischer ?

    Potrei certamente sbagliarmi perché non conosco la letteratura scacchistica che superficialmente, ma non mi pare di aver mai letto che né Karpov né Kasparov abbiano mai replicato nel merito dei processi di pensiero e sulle loro intenzionalità che avevano avuto nelle posizioni “dubbie” contestate da Fischer.

    Forse perché – ripeto – le accuse sono state sbrigate superficialmente con l’accreditamento del motto popolare che i matti hanno sempre ragione.

    Un saluto




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      Chess 7 novembre 2017 at 14:46

      Poni un ottimo interrogativo. Del resto Fischer non si e’ mai nascosto dietro a tanti giri di parole: diceva cio’ che pensava non solo sugli scacchi ma finanche in molti altri temi politici. E cosa succedeva? Succedeva che quando si avevano pochi argomenti per ribattere, lo si etichettava come pazzo o paranoico. Poi in alcuni casi la storia ha confermato quelle parole.




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    paolo bagnoli 26 ottobre 2017 at 17:55

    Mi insinuo timidamente tra i numerosi commenti soltanto per ricordare una frase ricorrente sulle labbra di Fischer nel corso dei due giorni trascorsi a Vinkovci in sua compagnia (1970) e che ho già citato in altre occasioni (cfr. qui). Ebbi l’impressione che egli avesse una specie di odio-ammirazione nei confronti di quelli che chiamava i “russians”, valutava la forza di un torneo in base al numero di “russians” presenti in tabellone (evidentemente gli altri come Portisch, Larsen, eccetera, contavano poco… ), e probabilmente le supposizioni – tutte legittime – sulla sua posizione andrebbero formulate partendo da questa “convinzione”.
    Forse sbaglio…




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    alfredo 27 ottobre 2017 at 21:47

    La mia impressioine è che onostante tutto Gheorgiu resti un po’ un ” mistero”
    Lo ho visto parecchie volte ( soprattutto in Svizzera . Non mi risulta abbia mai giocato in Italia)
    Carismatico direi con un’aria sempre molto assorta e concentrata .




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    Chess 7 novembre 2017 at 14:47

    Ottimo articolo, complimenti davvero. Si legge in un fiato.




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