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il lamento del Re

Scritto da:  | 29 ottobre 2017 | 3 Commenti | Categoria: Racconti

Si fa presta a dire pazzo!
Lo so, lo so che mi considerate tale:avevo una bella regina e mi vado a mettere con Wilhelm, un pedone!
Come è potuto succedere? lei mi piaceva tanto: giovane, altera, elegante, biondissima…
Come sapeva scuotere i capelli! un’onda d’oro le danzava sulle spalle e accarezzava la profonda scollatura…
“Scollatura!?”, vi vedo che obiettate poco convinti ed invece sì, quando eravamo fidanzati esibiva delle vesti audaci. Naturalmente era intoccabile, dovevamo attendere le nozze consacratrici, le definiva così.
Non vi dico: tre anni ci sono voluti per confezionare quell’abito unico che lei tanto desiderava. non ne potevo più.
Finalmente, come piacque a Dio, fu pronto e ci fu la cerimonia infinita nella cattedrale ed il coro polifonico e le damigelle e la sfilata sotto una tempesta di petali e musica, musica ed ancora musica.
Il banchetto che seguì lo ricordo a mala pena perché, per tollerarne la lunghezza, mi dedicai a dei rossi eccezionali che tenevo in serbo da anni per il gran giorno.
Poi (era ora) ci ritrovammo nel talamo: un’adolescente spaventata ed un uomo pazzo di desiderio.
Lei era così regina, così bionda, unica…
Fu bello davvero, ne conservo un gran ricordo perché fu l’ultima volta che lei si comportò come una donna.
La mattina dopo l’attendevo nella sala del trono per ricere con lei l’omaggio dei vassalli ed ella si presentò costretta in un severo abito nero, abbottonato fin sotto il mento, il viso incorniciato da un velo pesante che ne mortificava la bellezza e la rendeva simile ad una suora di clausura, in fede mia piuttosto simpatica,che avevo conosciuto durante un saccheggio.
Da quel giorno fu la fine, non si parlava d’altro che di onore, dignità tattica e strategia.
Io volevo parlarle d’amore e lei imperterrita giù a lodare la mia potenza militare, il mio senso del dovere, il mio eroismo, i miei saccheggi e tutte le mie stragi.non ne ha mai dimenticata una e nemmeno io…purtroppo.
Come avrei voluto cancellare dalla mia mente le urla disperate dei feriti, le loro inutili suppliche, l’odore dolciastro del sangue misto alla terra,gli occhi vitrei dei cavalli eviscerati! Come sapete la muta sofferenza degli animali è così pietosa…
niente, dovevo ricordare tutto e vantarmene con quella donna crudele.
Io non sono come il giovane alfiere che ama questo genere di femmine guerriere, sono quasi vecchio e stanco della morte.
Cercavo in lei la giovinezza spensierata che non ho mai goduto, il piacere, l’allegria del riso.
Lei invece era felice solo sul campo di battaglia: una donna così delicata era capace di infuriare per ore ed ore, correndo su fragili scarpine e levando sopra il capo una spada spaventosa, degna di Orlando.
Una belva: là mozzava una testa, qui sventrava un cavallo, a destra finiva un nemico a manca risollevava un ferito e tutto mentre urlava senza fine, con la treccia pesante che frustava l’aria.
Quant’era bella nella battaglia! quando la sera rientrava nella tenda tutta eccitata dalla strage il suo abbraccio era quasi virile: mi baciava allora con ardore smanioso, ma sempre una ruga sottile le incideva la fronte ed avvertivo in lei un segreto dolore.
In verità la situazione non era simpatica.
A poco a poco mi sono rivolto altrove,trovavo piu’ piacevoli le torri, tracagnotte certo, ma quanto goderecce e spensierate! Avreste dovuto vedere con che allegria cedevano al mio assedio terribile era il destino degli incauti pedoni quando si abbandonavano a qualche commento ironico: le pazzerelle si sollevavano le gonnelle e gli franavano addosso schiacciandoli senza tante storie, senza dar loro il tempo di un ohibo’.
Cosa avrebbe fatto un’altra? Liti, discussioni, risse con le rivali, pianti, ricorsi al prete…
Ma lei no.
Una volta ne parlammo perché ero ubriaco e volevo farle perdere le staffe e lei mi fece un gran discorso sul fatto che io ero il re e tutte le dame non potevano che essere mie e che lei, la regina, non poteva certo considerarle rivali, in quanto insulsi e patetici oggetti di piacere.
Di fronte a tanta ostinazione,concepii l’idea di far crollare la sua cieca fedeltà e le misi accanto il valoroso ed innamoratissimo alfiere.
Anche quel disgraziato ha portato alla rovina ed alla morte: la perfida civetta si è lasciata adorare con degnazione,accettando tutti i suoi sacrifici come dovuti, rimirando le spaventose ferite che riceveva per difenderla in battaglia con ciglio asciutto, ma mai, mai gli ha concesso una carezza o uno sguardo d’amore…
Giocai a lungo questa partita e visto che era incrollabile decisi di sacrificarla: la mandai in difesa del miserrimo pedone Wilhelm e la feci catturare.
Per la pieta’ che mi ispirava il suo amore disperato feci sopprimere anche il bellissimo alfiere, tanto da un’esperienza del genere con mia moglie non si sarebbe mai ripreso.
Che dire? Mi terrò Wilhelm: è vigliacco, lo so! Ogni volta che gli ordino, tanto per ridere, di lasciare l’arrocco punta i piedi ed afferrra la coda del cavallo, poi mi guarda con gli occhi lacrimosi ed io rido e gli permetto di rientrare.
E’ così piacevolmente poco competitivo.
Si fa presto a dire pazzo.

avatar Scritto da: Patrizia Milani (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a il lamento del Re

  1. avatar
    Ramon 29 ottobre 2017 at 16:31

    Se Unica mi è piaciuto molto ho trovato questo ancora più bello, grazie Patrizia.




    1
  2. avatar
    Fabio Lotti 30 ottobre 2017 at 08:56

    Sempre felice di leggere racconti a tema scacchistico.




    1
  3. avatar
    fabrizio 30 ottobre 2017 at 09:49

    grazioso e surreale.




    2

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