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Brian Patrick Reilly

Scritto da:  | 22 settembre 2018 | 2 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Nasce il 12 dicembre 1901 a Mentone, da Alfred e Kate Legg, una coppia di benestanti che registrano il neonato sia al municipio francese che al vice-consolato britannico. Le origini della famiglia sono irlandesi; il padre di Alfred emigra in Inghilterra attorno al 1840 e trascorre a Bracknell, nel Berkshire, il resto dei suoi giorni.

Brian maneggia per la prima volta gli scacchi a circa cinque anni, durante un soggiorno estivo della famiglia a Peira-Cava, una stazione di soggiorno estiva sulle Alpi; un amico del padre gli insegna le regole e tutto sembra finire lì, ma verso i diciannove anni Brian è per un anno a Bracknell dove frequenta l’istituto Ranelagh e rimane incantato quando vede un altro allievo intagliare una scacchiera nel laboratorio scolastico. Da quel momento in poi gli scacchi entrano stabilmente nella sua vita.
Nel mese di luglio del 1920 Brian lascia l’Inghilterra e raggiunge i genitori in Svizzera poi, a settembre, terminato il periodo di vacanze, torna a Nizza in compagnia del padre A PIEDI (più di trecento chilometri attraverso le Alpi partendo da Evian) con una marcia di due settimane. Fu il preludio di un suo incarico dirigenziale nella ditta paterna (commercio di medicinali) e del suo apprendimento delle pratiche commerciali ed amministrative presso un istituto dove – e qui tornano gli scacchi – uno degli insegnanti portava il nome di Pierre Morra (che darà il proprio nome al gambetto anti-siciliana).
In quegli anni il Circolo Scacchistico di Nizza era tra i più agguerriti e meglio organizzati di Francia. Annoverava tra i suoi soci molti facoltosi uomini d’affari e tra loro Georges Renaud, di otto anni più anziano di Brian.

Nel luglio del 1923 la neonata Federazione Scacchistica francese organizza il primo Campionato nazionale a Parigi e Brian segue Renaud nella capitale in qualità di “secondo”. E’ in questa occasione che Brian incontra per la prima volta Alekhine, che segue la manifestazione come spettatore e che si congratulerà col suo amico Renaud, vincitore del torneo, con una stretta di mano dicendo: “Complimenti. Adesso devi imparare a giocare a scacchi”.
Reilly viene presentato ad Alekhine e sarà l’inizio di una cordiale amicizia che si rinsalderà qualche mese dopo quando il futuro campione mondiale giungerà a Nizza portando con sé il manoscritto di Le mie migliori partite 1908-1923 per sottoporlo a Renaud al fine di controllare la correttezza del testo in francese (Alekhine forse non ne avrebbe avuto bisogno, visto che aveva praticamente TRE madrelingue, russo, francese e tedesco). Il soggiorno di Alekhine fu estremamente utile a Brian: ogni pomeriggio Renaud ed Alekhine entravano al Circolo per rivedere le bozze, circondati immediatamente da un gruppetto di soci, per lo più giovani, che ascoltavano avidamente i commenti di entrambi, a volte addirittura intervenendo. Alekhine molte volte demoliva al volo alcune varianti proposte dai presenti, ma altre si soffermava su varianti interessanti.
Grazie anche a questa “scuola” Brian Reilly nel 1924 vince il Campionato cittadino ed inizia ad organizzare, con Renaud, il Campionato nazionale del 1925. Grazie ai loro sforzi si aggiunge alla manifestazione anche un torneo sussidiario e l’arbitraggio viene affidato ad Alekhine. Poi, nel febbraio 1927, Reilly esordisce in campo internazionale a Hyères, con un quinto posto. E’ notevolmente impegnato nella ditta di famiglia e coltiva gli scacchi unicamente presso il Circolo locale. Nel 1928 si sposa e nel 1929 nasce suo figlio Alfred Maurice che sarà sempre, in famiglia e per i conoscenti, “Freddy”.

Il 1930 fu l’anno del grande torneo internazionale di Sanremo. Approfittando della presenza in Riviera di tanti Grandi Maestri il dottor Telling, un americano abituato a trascorrere l’inverno in Costa Azzurra e membro del Circolo di Nizza, organizzò un torneo internazionale che venne vinto da Tartakower e nel quale Brian Reilly si classificò al 10° posto. L’esperienza si ripeté anche nel 1931 e questa volta, con un campo di concorrenti decisamente più modesto di quello dell’anno precedente, Reilly vinse davanti a Baratz e Rosselli del Turco. Subito dopo venne organizzato, presso il Palais de la Méditerranée, un cervellotico torneo in consultazione con la partecipazione di tre Grandi Maestri e due Maestri locali, Reilly e Monosson. Alekhine lo vinse, ma non si comprende quale “consultazione” potesse avvenire tra Flohr, Stoltz e gli altri, visto che sia il cecoslovacco che lo svedese non spiaccicavano una parola né di francese né di inglese.
Il disastro di Wall Street del 1929 aveva avuto scarso effetto sulla ditta dei Reilly, ma una terribile mazzata agli affari venne quando, nel settembre del 1931, l’Inghilterra abbandonò il Gold Standard, con l’effetto di far perdere alla sterlina il 30 % di valore nel giro di ventiquattro ore. La valuta britannica era alla base di ogni transazione commerciale dell’azienda che, nel giro di qualche anno, giunse sull’orlo del fallimento: nel 1934 il giro di affari fu un decimo di quello del 1930. Ciò non gli impedì di essere testimone alle nozze di Alekhine.
La crisi finanziaria della ditta non causò l’interruzione delle attività scacchistiche di Brian, che si dedicò molto al gioco per corrispondenza, fino a quando, nel 1935, venne invitato a far parte della squadra irlandese all’Olimpiade di Varsavia. In prima scacchiera ottenne un modesto 5,5 su 19 e, come lui stesso ebbe a dire, “ebbi il piacere di essere la prima vittima di Paul Keres al primo turno”. Si tolse tuttavia la soddisfazione di battere alcuni Maestri già affermati, come Grob, Mikenas e Fine.
Partecipò al torneo di Margate, vinto da Reshevsky, piazzandosi a metà classifica, poi si spostò in Spagna; a Barcellona ottenne un soddisfacente 5,5 su 9 ed a Rosas, che all’epoca era un piccolo villaggio di pescatori e non l’attuale stazione turistica, un 4 su 9. Nel ’37 fu ultimo nel quadrangolare di Nizza vinto da Alekhine e l’anno seguente giunse secondo, dopo Opocensky, al torneo internazionale di Nizza. Venne nuovamente invitato a far parte della squadra irlandese all’Olimpiade di Buenos Aires ma declinò l’invito in considerazione della preoccupante situazione internazionale.
Quando la guerra scoppiò la famiglia iniziò a pensare ad un veloce rientro in Inghilterra, ma gli unici mezzi di trasporto disponibili risultarono essere due piccole e sgangherate carboniere ancorate a Cannes. La moglie di Brian soffriva di problemi di respirazione ed il medico sconsigliò di sottoporre la donna a questo viaggio, cosicchè i Reilly decisero di stabilirsi in un piccolo villaggio dell’interno, anche perchè la zona era stata occupata dalle truppe italiane. Tuttavia la scarsità di cibo era tremenda e fino all’ottobre del 1942 la famiglia dovette adattarsi a condizioni di vita estremamente difficili. Quello fu anche l’anno della morte del padre di Brian.

Nel settembre del 1943 le truppe italiane evacuarono la zona che venne occupata dai tedeschi, ma fino al febbraio del ’44 i Reilly evitarono l’internamento che infine avvenne con trasferimenti per mezza Francia fino alla periferia di Parigi; anche in questi anni Brian riuscì a giocare qualche partita tenendosi, per così dire, in allenamento. Dopo la liberazione di Parigi la famiglia rientrò a Nizza per chiudere definitivamente l’attività e il 25 novembre del 1945, ricevuti i visti necessari, sbarcò in Inghilterra.
Brian riprese gradualmente i contatti con le conoscenze di anteguerra, iniziò a lavorare come traduttore e fino al 1949 la famiglia, pur attraversando periodi di crisi economica, riuscì a sbarcare il lunario.
Quello fu l’anno che cambiò la vita dei Reilly. Alexander scrisse a Brian chiedendogli se fosse interessato a rilevare la British Chess Magazine, lo storico periodico inglese che si trovava in cattive acque a causa della cattiva gestione effettuata da Jules Du Mont. I debiti della rivista ammontavano a circa 870 sterline – cifra notevole – e Brian, forte dell’esperienza gestionale della ditta di Nizza ed esaminata l’intera faccenda, decise di accettare, pur facendo presente ad Alexander di non avere il denaro necessario. Superato anche questo scoglio grazie ad un prestito Brian si gettò nel lavoro: alla scrivania per tutto il giorno, nessun moto, pasti casuali ed irregolari fino a quando, nel ’51, dovette essere ricoverato due volte in ospedale a causa di un collasso psicofisico ed una terza volte a causa delle vene varicose, ma nel frattempo la rivista era tornata in attivo ed iniziava a dare i primi utili.
L’Olimpiade del 1954 segnò il ritorno di Brian Reilly all’agonismo. Interpellato dalla Federazione irlandese per giocare in prima scacchiera ad Amsterdam, visto che la rivista stava andando molto bene, Brian accettò pur di alternarsi in prima scacchiera con la prima riserva e concluse con 2 punti e mezzo su nove possibili. Due anni dopo, a Mosca, sarà in seconda scacchiera (5 su 12), nel ’58 a Monaco sempre in seconda scacchiera (5 su 13) e così via ogni due anni fino alla sua ultima partecipazione a Lugano nel 1968.
Negli ultimi giorni del 1954 moriva uno dei più famosi problemisti britannici, Henry d’Oyly Bernard, ed il suo testamento contemplava un generoso lascito – 1000 sterline! – alla BCM e fu grazie a questa robusta iniezione di fondi che Brian poté acquistare nuovi impianti di stampa ed una macchina fotografica Leica, iniziando così a produrre libri, il primo dei quali venne dedicato al 22° Campionato URSS e commentato da Golombek.
Brian continuava a giocare per corrispondenza e nel 1958 venne invitato a Belfast per giocare al Campionato Irlandese, dove si piazzò al secondo posto dopo Heidenfeld. Conquistò il primo posto sia nel 1959 a Killarney che nel 1960 a Dublino.
Gli anni passavano e la casa editrice prosperava, grazie anche alla fattiva collaborazione di Freddy oltre che all’oculata gestione di Brian. Quando l’affitto dei locali di West Norwood fu prossimo alla scadenza e senza speranza di rinnovo, padre e figlio interessarono alla cosa sir Frederick Hoare (banchiere appassionato di scacchi), Vic Soanes (all’epoca presidente della Federazione britannica) e Harry Golombek, ottenendo un sostanzioso prestito che consentì alla BCM di trasferirsi nei nuovi locali di St. Leonards, nella zona sud di Londra dove la famiglia abitava a Clapham Common. Una nuova crisi avvenne nel 1970, quando lo stampatore rinunciò all’incarico e i Reilly dovettero provvedere in fretta e furia a trovare un’altra azienda disposta ad assumere l’incarico. Nel 1971 i fondi iniziarono a scarseggiare a causa dello sciopero dei lavoratori delle Poste che durò circa due mesi, tagliando fuori la casa editrice dai lettori, ma la ditta era sana e superò anche questo difficile momento.
Nel frattempo, nel 1970, Brian era stato presente all’Olimpiade di Siegen ma non come giocatore, bensì come delegato al Congresso della FIDE, e il match Fischer-Spasski del 1972 ampliò notevolmente il giro d’affari della BCM. Nell’aprile di quell’anno la moglie di Brian morì.
Padre e figlio lavoravano ormai in perfetto accordo impegnati sette giorni su sette in azienda, e negli Anni Settanta Freddy prese decisamente in mano le redini mentre Brian si limitò ad una generale supervisione. Nel 1975 i Reilly operarono una piccola rivoluzione passando, nei testi delle partite, alla notazione algebrica, pensando anche al passo successivo e cioè al ricorso ai simboli internazionali in luogo delle iniziali dei pezzi.
Nel 1980 Freddy stava organizzando una speciale pubblicazione celebrativa dei cento anni della rivista, fondata nel 1881. Da un anno e mezzo lavorava ad un lungo articolo destinato ad essere venduto al pubblico ma gratuito per gli abbonati, ma era destino che non dovesse vederlo stampato. Morì nel giugno del 1980 di un collasso cardiocircolatorio e Brian non poté fare altro che pubblicare lo scritto nel numero di dicembre.
L’età di Brian ed i problemi connessi alla gestione della casa editrice portarono, dopo la pubblicazione del numero di aprile del 1981, alla cessione dell’azienda, nella quale l’ormai ottantenne irlandese rimase comunque nel consiglio di amministrazione.
Brian Patrick Reilly morì il 29 dicembre del 1991 ad Hastings, dove si era recato per seguire il tradizionale torneo.
avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


2 Commenti a Brian Patrick Reilly

  1. avatar
    Fabio Lotti 23 settembre 2018 at 09:55

    Altro bel personaggio e altro grazie a Bagnoli.
    Riaprite il blog!

    • avatar
      fabrizio 24 settembre 2018 at 23:32

      Mi associo ai complimenti per Paolo ed alla richiesta di Fabio!!

      1

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