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Gli scacchi nella letteratura poliziesca (VIII)

Scritto da:  | 6 aprile 2018 | 3 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni, Libri, Scacchi e letteratura

Solo brevissimi accenni di un connubio assai ampio, sfruttando anche parti già scritte dal presente e da Mario Leoncini.
In Un messaggio dagli spiriti di Agatha Christie, Mondadori 2017, l’ispettore Narracott sta chiedendo informazioni sugli ultimi momenti di vita del capitano Joseph Trevelyan, che è stato ucciso, al signor Evans. Ebbene il capitano stava aspettando l’amico Burnaby Veniva sempre al venerdì, lui; giocavano a scacchi o facevano il cruciverba. Ma senza speranza che quello è un inverno terribile. Certo un libro da non perdere della Signora del giallo, con una seduta spiritica che annuncia l’assassinio del citato capitano, mille sospetti, mille colpi di scena in un paesaggio da brivido sotto la neve.
Nel libro Il letto d’ebano di Rufus Gillmore, Polillo 2008, sin dalla prima pagina veniamo a sapere che il detective dilettante Griffin Scott e il narratore Lopez sanno giocare a scacchi e intraprendono una partita addirittura su una scacchiera dipinta sul pavimento dello studio, iniziando con una Quattro Cavalli. Il detective sta perdendo quando arriva la notizia della morte di una donna famosa.
In Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson, Marsilio 2007, l’eroina della storia con la testa un po’ fuori posto fa conoscenza degli scacchi grazie al suo avvocato Mangiavano il prosciutto di Natale e giocavano a scacchi. Lei era del tutto disinteressata al gioco, ma da quando aveva imparato le regole non aveva mai perso una partita.
Ne L’ultimo custode di Carlo A. Martigli, Castelvecchi 2009, Franceschetto, figlio del papa Innocenzo VIII e Pico della Mirandola si trovano davanti e il secondo si chiese su quale assurda scacchiera stesse giocando la sua vita. Chi era veramente? Si era creduto una Torre che emanava una luce da lontano, ma forse era solo un misero pedone destinato ad andare avanti casella per casella.
In Chi ha rubato la testa di zio Tobias? di Jonatham Latimer, Mondadori 2009, citati gli scacchi pag.102 Nella stanza erano rimasti soltanto George Cuffin e il dottor Harvey che passavano il loro turno di guardia giocando a scacchi… Tre pagine dopo Nel frattempo il dottor Harvey aveva riconosciuto d’essere stato sconfitto e la partita a scacchi era terminata.
In Le ceneri non parlano di Bruno Fischer, Mondadori 2009 a pag.36-37 l’avvocato Ben Helm si mette a giocare a scacchi con Thayer Così cominciai la partita a scacchi, mentre intorno a noi regnavano il silenzio e l’afa che non aveva abbandonato il villino neppure al calar della notte. Poi Ben si prende uno scacco e per non perdere se ne va in camera da sua moglie. A pag. 90, il giovane Spike, parlando di un uomo ucciso, Eravamo amici- spiegò Spike- giocavamo sempre a scacchi insieme.
In Bambole pericolose di Barbara Baraldi, Mondadori 2010, una amica parlando ad Eva, protagonista principale, a proposito delle zanzare E così ogni volta che ne schiacci una conduci una specie di guerra psicologica. Tipo nel Settimo sigillo, dove il protagonista porta avanti una partita a scacchi con la Morte. Risposta Non capisco se mi stai prendendo in giro. Comunque gli scacchi sono un ottimo mezzo per aumentare autocontrollo ed elasticità mentale (pag.88).
Dall’ottimo blog di Lucius Etruscus. Dopo Il sacrificio dell’alfiere (2015) e La scacchiera d’oro (2016), Stefano Sala torna con un nuovo romanzo della Trilogia nera degli scacchi: Il pedone avvelenato. Gioacchino Greco, Le due torri 2018.
La trama.
La storia del maestro di scacchi Gioacchino Greco e gli intrecci sociopolitici di una Europa del 600 in pieno fermento culturale fanno da sfondo a questo noir storico. Sala ricostruisce il passato preso in prestito dalle fonti e dove la storia si rimescola con la leggenda e coglie lo spunto dalle notizie biografiche di Gioacchino Greco tesse il suo canovaccio legato alle arti pittoriche (Caravaggio), musicali (Salieri) e scacchistiche (Greco). Il romanzo attraversa i confini della Calabria e del Lazio per invadere la Francia, l’Inghilterra e la Spagna attraverso una scrittura articolata e veloce. Non esistono confini per la supremazia scacchistica di Gioacchino Greco se non quelli delle paure e delle angosce umane; accompagnato dalla sua triste ombra e da un losco prelato il maestro riporta grandi successi sulle scacchiere di mezza Europa, scoprendo che il più grande avversario è lui stesso che erge il suo cammino come missione di vita per la diffusione del nobil giuoco.

Dall’altrettanto eccellente blog di Sherlock Magazine diretto da Luigi Pachì (qui potete trovare molti miei articoli)

Questa settimana su Sherlockiana è il turno di una nuova autrice. Si tratta di  Irene Izzo che esordisce sulla nostra collana in ebook col racconto lungo Sherlock Holmes e la regina nera.
Inquietanti e inspiegabili spostamenti di oggetti avvengono in una stanza chiusa della villa di lord Wellington. Oscuri messaggi racchiusi nei pezzi di una enigmatica scacchiera che hanno nella regina nera il fulcro di una maledizione.
Due omicidi non ritenuti tali. Passione e morte intrecciate macabramente.

Una fotografia, che tra le altre cose ritrae la posizione di una partita a scacchi interrotta, permette di risolvere il caso presentato da Harry Kemelman ne L’ultima partita. L’unico testimone racconta che stava giocando a scacchi con l’amico, morto poco dopo, quando quest’ultimo si alza per andare ad aprire la porta. Sentito uno sparo, il testimone dice di essere andato a vedere che cosa fosse successo e di aver trovato l’amico privo di vita, riverso a terra con un revolver impugnato nella mano destra. Messo alle strette ammette di non ricordarsi di avere udito il suono del campanello, scusa usata dall’amico per allontanarsi dalla scacchiera. L’uomo è morto un paio d’ore prima dell’arrivo di un ispettore per indagare sui sabotaggi a un progetto dell’esercito cui i due giocatori di scacchi stavano lavorando. La conclusione sembra evidente: il defunto era il sabotatore e si è ucciso. Ma uno scacchista ha modo di vedere la fotografia della stanza dove i due giocavano. In base ad essa viene ricostruita la posizione sulla scacchiera al momento dell’allontanamento dei giocatori. Due particolari non quadrano: i pezzi catturati sono disposti tutti da una parte come se il defunto fosse mancino e inoltre sono mischiati. Mai sarebbero stati mischiati tutti assieme a meno che qualcuno non avesse disposto scacchi e scacchiera dopo il delitto. Si scopre così che, assassino e sabotatore, è il testimone.
Con L’ultima partita del signor Hancock, David Kaufman introduce il lettore in sentieri occulti dove Batchelder Hancock sembra aver fatto un patto con le forze del male per ottenere quel che più desidera dalla vita: diventare campione del mondo di scacchi.
Ma una volta scoperto, e sconfitto a scacchi dal padre del ragazzo che narra la vicenda, Hancock sarà da queste stesse forze abbandonato al suo destino e ucciso. Allora
[Mio padre] Distrusse la scacchiera e gli scacchi e ogni traccia del gioco, che proibì a me e alla signora Berger perfino di nominare. Anni più tardi ruppi la promessa e chiesi a mio padre perché, dopo la morte del signor Hancock, non avesse mai più giocato a scacchi. Di colpo rivissi la folle ambiguità collegata all’ultima partita del signor Hancock.
Innocente o no, la risposta fu: “Non posso. Avrei troppa paura di perdere”.

Martin Chronister, protagonista del Compagno di scacchi di Theodore Mathieson, è un perdente. Ogni settimana gioca a scacchi con Banning uscendone sconfitto e si convince di uscire sconfitto, battuto ancora dal suo compagno di scacchi, anche nel gioco dell’amore dato che pensa di aver perduto con lui anche la sua donna. Ma proprio quando ha predisposto tutto per uccidere il suo antagonista davanti alla scacchiera, semplicemente tirando uno spago opportunamente collegato al grilletto di un fucile, gioca la sua partita migliore e vince. “Hai giocato meglio stasera di quanto riuscirei mai a fare io” gli dice Banning sorridendo affettuoso e gli consegna una lettera della donna contesa da cui si capisce che Chronister è il preferito. Mai disperare…

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a Gli scacchi nella letteratura poliziesca (VIII)

  1. avatar
    patrizia debicke 6 aprile 2018 at 12:38

    Bello sempre affilato come una spada ;) ;) ;)




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  2. avatar
    Fabio Lotti 15 aprile 2018 at 09:42

    Per gli scacchisti-giallisti sono uscite le mie lunghine http://theblogaroundthecorner.it/




    0
  3. avatar
    Luca Monti 15 aprile 2018 at 19:59

    Un caro salutone al Mongo e Fabio Lotti.




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