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Brevi considerazioni della Regina

Scritto da:  | 5 maggio 2018 | 4 Commenti | Categoria: Racconti, Scacchi in Rosa

La Regina avanzò sulla scena piuttosto corrucciata.
Mi sembra di comprendere che qui mi si accusa di essere una virago, una sposa noiosa e sanguinaria.
E’ proprio vero, il danno e la beffa.
Non è colpa mia se sono di nobilissima stirpe.Unica figlia di potentissimi sovrani sono cresciuta nella più alta considerazione del mio rango, sapendo di essere destinata al regno…
Poi ,quando nessuno lo aspettava più, nacque Edgardo, un moccioso repellente e malaticcio e visto che lui era un maschio mi trovai detronizzata. E’ impossibile descrivere quel che ho sofferto nel fare la riverenza a quel rospo,ma conoscevo il mio dovere di lealtà verso lo stato e così mi inchinavo in silenzio, trovando consolazione nel pensiero che avrei regnato su altre terre.
Per un antico patto tra famiglie ero infatti promessa in sposa, sin dalla nascita,al potente re Fosco in modo da fondare, grazie all’unione dei nostri regni, un vero impero.
L’inaspettata nascita rischiava di farmi rinchiudere in un convento, ma il mio promesso acceso dalle straordinarie descrizione della mia bellezza volle mantenere la parola e mi reclamò in sposa.
Io ne fui felice (non mi piaceva essere sottomessa ad un lattante) ed intorno ai dodici anni iniziai il mio viaggio verso lo sposo.
Fu divertente, il nostro grandioso corteo impiegò un anno a raggiungere il lontano e ricchissimo regno del mio signore.
Non arrivavo certo come una comune duchessa da quattro soldi: l’avanguardia era composta da mille tra i più nobili giovani signori,che montavano neri cavalli arabi, indomiti e focosi come loro.
Veniva poi, su grandi carri dorati, una moltitudine di musici che annunciava il mio arrivo, battendo su enormi tamburi, suonando grandi tube d’argento e piatti e cembali ed arpe, con grande effetto su quelle barbare popolazioni, perché quel regno era immenso, ma arretrato.
Seguivano poi mille carri con il mio corredo: vesti meravigliose, pellice senza fine, cofanetti di gioielli e profumi e spezie e droghe d’amore…
E serventi e paggi ed esotici animali (persino una giraffa), rare ceramiche dipinte di azzurro, statue antichissime, due obelischi ed una vecchia quercia che mi piaceva tanto, trasportata e nutrita da un esercito di giardinieri, e pavoni, ermellini, quaranta gatti bianchi e qualche pitone…
Al centro del corteo c’ero io, con le mie damigelle d’onore, trenta bellissime principesse etiopi, sottili come giunchi, simpatiche e svolazzanti come farfalle,nei loro variopinti abiti di seta.In ogni luogo ,tutte le sere, incredibili fuochi d’artificio annunciavano alla plebe la mia presenza.
Dopo qualche mese di viaggio,una certa inquietudine invase il mio animo: com’era il Re? Mi era stato descritto come un potentissimo sovrano,ma com’era il suo cuore? Era giovane o vecchio? Gentile o dissoluto?La vecchia balia non mi aveva accompagnata ed al momento della partenza mi aveva stretta sul cuore, esortandomi ad avere coraggio. “Figlia, ricordati che un giorno sarai Regina, avrai onori e responsabilità. Sopporta con animo forte le delusioni ed i dolori”-
Quelle parole che uscivano dal coro dell’euforia generale, i suoi occhi pieni di lacrime, la lieve carezza che la sua fragile mano osò sulla mia guancia, mi gelarono l’anima, mi fecero tremare di ansia.Volevo chiederle spiegazioni, ma l’orgoglio mi trattenne e così le dissi che ero certa che nessun dolore avrebbe potuto scalfire il mio cuore di ebano e le voltai le spalle con superbia.
Ora però stavo per conoscerlo.
Mi si spezzò il cuore: era alto, forte, barbuto. La voce tonante, lo sguardo severo, spesso triste.
Mangiatore vorace. Grande bevitore di vino rosso. Amava i giochi del popolino, con il quale era uso stare in gran confidenza.
Era vecchio.
Egli però mi amò da subito, lo vidi nei suoi occhi,sentivo in lui un sentimento profondo.
Io invece lo temevo,feci di tutto per rinviare le nozze,migliaia di capricci e di richieste impossibili: chiunque altro mi avrebbe mandato al diavolo, lui no mi assecondava in tutto.
Voleva compiacermi,era innamorato ma più mi blandiva più cresceva la mia irritazione, il mio odio verso chi mi aveva spinto fin lì.
L’unica cosa che mi piaceva era la sua gloria militare. Era un grande stratega, adorato dai suoi soldati perché contrariamente agli altri re ne proteggeva la vita con accanita passione.
Mi misi in testa di superarlo e mi dedicai con ardore agli studi delle arti militari ed alla pratica guerresca.
Passarono molte stagioni ed i cortigiani, spaventati dai lunghi rinvii che lasciavano il regno senza eredi, tramarono per celebrare le nozze e così giunse il giorno tanto temuto in cui dovetti legare per sempre il mio destino al suo.
Che strazio il banchetto: il Re rideva felice, mi abbracciava senza rispetto davanti alla corte,accettava le orribili battute oscene degli invitati con gran divertimento. Tutti erano felici, tranne me ed un giovane invitato: era principe del reame confinante,da sempre in guerra con il nostro che, per una strana consuetudine, era stato invitato al matrimonio del nemico.
Aveva accettato,fiducioso nella lealtà del re, e se ne stava con il suo piccolo seguito al tavolo d’onore.
Era triste e mi sembrava che mi guardasse con pietà.
Era bellissimo, quando ci accomiatammo dagli invitati mi baciò la mano con tenerezza.
Non voglio stare qui a raccontare la notte di nozze con quel pazzo ubriaco. Lui dice che ero tanto dolce e docile,ma è solo perchè la mia dignità di Regina me lo impediva che non sono fuggita per tutta la stanza. Avrei potuto ucciderlo con la massima facilità ma non sarebbe stato corretto.Venne l’alba e finalmente si addormentò ed io uscii sul verone. Iniziai a piangere piano piano ma nel silenzio assoluto mi sembrava che il mondo intero potesse ascoltare il mio pianto e lottavo per trattenermi quando una mano gentile si posò sulla mia spalla…
“Calmati-disse il giovane bellissimo-ci sono io: se vuoi posso ucciderlo”.
Ora non ditemi che sono strana ma queste parole mi fecero ridere pazzamente contro il suo farsetto celeste, tutta persa nel suo profumo di ragazzo.
Ci baciammo, con dolcezza prima e poi con crescente passione.

Bene, direte, la Regina prosegue degnamente la sua notte di nozze.
Macchè. Eravamo un pezzo avanti quando mi venne in mente che quello non era un comportamento degno di me, non ero mica una Torre,così mi strappai dalle sue braccia e tornai dal mio Re.
Dormiva quel beota.
Mi sono comunque molto pentita della mia lealtà verso il mio sire.
Il giovane principe partì il giorno dopo, molto deluso, complimentandosi con il Re per la saggezza della sua scelta.
Io non ho più avuto un giorno di pace: sempre tormentata dal rimpianto combattevo per farmi ammirare da lui.
Quanto al Re,che si crede un gran furbo, voglio farvi considerare che non potendo tradire la mia parola, ho fatto di tutto per disgustarlo.
L’Alfiere! Che piano puerile. Sono una Regina io, non posso nemmeno concepire l’idea di mettermi con uno così inferiore al mio rango.
Non potendo disertare ho fatto in modo di spingerlo a farmi catturare.
Il bello è che si crede un grande stratega!!!

avatar Scritto da: Patrizia Milani (Qui gli altri suoi articoli)


4 Commenti a Brevi considerazioni della Regina

  1. avatar
    Fabio Lotti 5 maggio 2018 at 09:19

    Chi, meglio di una donna, poteva comprendere i tormenti della Regina? Però, siamo sicuri che quel “pezzo avanti” fosse stato interrotto sul più bello?…




    0
    • avatar
      Patrizia 6 maggio 2018 at 14:12

      Sicurissima,la Regina è mooolto snob!




      2
  2. avatar
    The dark side of the moon 5 maggio 2018 at 22:34

    Le donne hanno indubbiamente una marcia in più…. ;)




    3
  3. avatar
    Pierpaolo 6 maggio 2018 at 18:54

    Bellissimo!




    0

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