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Davanti allo specchio

Scritto da:  | 1 luglio 2018 | 2 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Si guardò allo specchio. Fece un mezzo sorriso di approvazione. Era sempre un bell’uomo. Alto, slanciato, volto ben disegnato, occhio sicuro, ancora vivace. Forse una leggera ombra di malinconia o di stanchezza…
Era la sera del 7 marzo 1942. Doveva andare al circolo di scacchi di Manhattam. Doveva essere a puntino. Preciso, elegante. Come lo era sempre stato. Tanto da attirare l’attenzione di tutti. In particolare quella del gentil sesso. Il sorriso si fece più largo. Si avvicinò allo specchio, mosse la testa, si osservò compiaciuto, si mise a posto i capelli che erano già ben sistemati. Strizzò impercettibilmente l’occhio destro a se stesso. Le donne. Ah, le donne! Due spose e una sfilza continua di amanti. Donne e scacchi. Due grandi passioni. Si lisciò il mento con la mano. Gli scacchi…
Già, gli scacchi. Li aveva conosciuti presto. A quattro anni guardando giocare suo padre che, durante una partita effettuò una mossa irregolare di Cavallo. Lui gliela aveva fatto notare e si era beccato una bella strigliata. Se lo ricordava bene. Suo padre rosso di rabbia lo aveva sfidato e aveva perso diventando sempre più rosso…
Che fascino la scacchiera, i pezzi, le manovre, le prese, i movimenti! E che fascino Michail Cigorin e Wilhelm Steinitz che nel 1892 si combattevano proprio nella sua città, L’Avana! Lui, piccolino, li aveva visti, li aveva come dire, fatti suoi, li aveva incorporati dentro di sé. E poi, e poi c’era stato Pillsbury, sì proprio Pillsbury nel 1899 con una simultanea alla cieca che lo aveva impressionato. Mamma mia…Aveva deciso. La scacchiera sarebbe stata il suo campo di battaglia. Voleva primeggiare. Anzi, voleva essere il primo, il più bravo. Sorrise di nuovo ripensando a quando gli davano la Donna o la Torre di vantaggio…
Si riscosse, si ritrasse un attimo dallo specchio, si mise a posto la cravatta già perfettamente a posto. Aprì un poco la bocca. Denti perfetti. Bianchi, puliti e lucidati. Era ancora un bell’uomo. Ed era ancora un forte giocatore. Certo non come quello di una volta quando…quando…ma sì, quando aveva strapazzato quello spilungone di Frank Marshall nel 1909 praticamente senza conoscere la teoria delle aperture, senza consultare un libro, e aveva pure saputo ribattere vittoriosamente una novità che il Campione americano aveva tenuto in serbo per molti anni! Che botte gli aveva dato…Più tosto, più arcigno Lasker, il campione del mondo, che con quei baffetti e il sigaro puzzolente sembrava fosse uscito direttamente dall’inferno. Voleva soldi e soldi e proposte impossibili per l’incontro. Ma alla fine ce l’aveva fatta e lo aveva battuto. In soli quattordici partite. Sistemato anche lui. Che era stato costretto a riconoscere la sua superiorità. Pure un cieco lo avrebbe visto. Gonfiò il petto soddisfatto ammirandosi di traverso nello specchio. Anche in seguito tutti avrebbero riconosciuto la sua grandezza, la sua forza nelle posizioni semplici, il suo immenso talento strategico. Tutti lo avrebbero capito. Bastava guardarlo giocare. Aveva vinto e stravinto fino a quando…il sorriso si tramutò in una piccola, impercettibile smorfia. Fino a quando…fino a quando non aveva incontrato Alekhine, quel russo maledetto! Era il 1927, città Buenos Aires. Strinse le labbra, strinse inconsciamente il pugno della mano destra. Alekhine che si era permesso di commentare prima dell’incontro “Non so come potrò vincere sei partite con Capablanca ma non so nemmeno come potrà farlo lui”. Che sfrontatezza! Il match era stato duro, altalenante…si morse le labbra al ricordo della ventisettesima partita. Praticamente già vinta se non fosse stato per quella fottutissima mossa di Re che avrebbe potuto cambiare il corso del match. Se la ricordava, eccome se se la ricordava! Uno stramaledetto Re in f2 che aveva permesso ad Alekhine lo scacco perpetuo. Alla fine aveva prevalso il suo avversario. Forte certo, ma inferiore, ne era sicuro. E ogni volta che qualcuno accennava al suo nome gli prendeva una rabbia…
Quanto tempo era passato! Quanti ricordi si affollavano nella sua mente…Lo tormentava ancora il fatto che, per un motivo o per l’altro, non aveva potuto ottenere la rivincita. Maledetto russo! Aveva preferito incontrare Bogoljubov piuttosto di trovarsi di fronte ancora una volta lui…Codardo!


Fece uno sforzo per scacciare questo pensiero. L’espressione irata allo specchio non gli piaceva. Gli sciupava i tratti del suo bel volto. Allora ripensò agli studi, alla sua abilità nell’imparare le lingue, allo sport che praticava con passione. Ripensò agli applausi, ai trionfi, alle strette di mano, alle folle che lo osannavano…Ripensò alle donne che aveva amato, ai loro volti, ai loro corpi…Era stato fortunato, la vita gli aveva dato tanto. Si mise a posto la giacca già perfettamente a posto, uno sguardo alle scarpe lucidate a puntino, un tocco di profumo sul collo. Prima di uscire si guardò di nuovo allo specchio e sorrise.

Josè Raul Capablanca quella sera stessa fu colpito da un malore al circolo di scacchi di Manhattam. Il giorno dopo si spense all’ospedale per una emorragia cerebrale. Alekhine, il suo più forte rivale, scrisse che un genio come Capablanca non sarebbe mai più esistito.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


2 Commenti a Davanti allo specchio

  1. avatar
    Fabio Lotti 1 luglio 2018 at 09:43

    Un grazie per le belle foto e un appuntamento per gli amici scacchisti-giallisti qui http://theblogaroundthecorner.it/ con il pezzo di luglio.




    0
  2. avatar
    MaurizioD 9 luglio 2018 at 11:55

    Grazie,
    è sempre bello poter rimembrare un titano come Capablanca, nonostante si parli della sua morte.
    Lo stesso vale per il ritratto di Lasker, altra figura leggendaria.
    Ora mi aspetto qualcosa di simile per Alekhine;.)
    Certo che nell’arco di pochi anni morirono questi tre giganti degli scacchi.
    Chissà se oltre all’età sulla loro morte ha influito il duro periodo della seconda guerra mondiale.




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